Puzza di vecchio!

puzza di vecchioAncora a qualche giorno di distanza, la puzza di vecchio che arriva dalla piazza della CGIL e della parte a sinistra del PD mi fa male.

Mi fa male allo stomaco e ancora di piu’ alla testa, perche’ non la capisco. Non capisco come sia possibile andare ancora in giro a parlare di difesa del lavoro quando di lavoro non se ne vede piu’ nemmeno l’ombra. Che cosa difendere?

Ma non si vuole capire che sto benedetto mondo e’ cambiato e che se non cambiamo anche noi con lui finiamo male?

Non si vuole capire che i sindacati non hanno mai combinato nulla negli ultimi 40 anni e che funzionavano forse, in un mondo in cui avevano senso: dal dopoguerra alla fine anni 70.

Non si vuole capire che usando le stesse parole di sempre, antiche di decenni come: lotta di classe, padrone, comunismo, ecc ecc, si sta fuori dalla realta’ piu’ di quanto gia’ la nostra povera Italia non lo sia?

Non si vuole capire, o forse si qualcuno l’ha capito. L’ha capito votando alle europee e anche alle primarie. Renzi non ha cambiato le sue idee sui sindacati, sul posto fisso, sul lavoro in generale, non vedo perche’ non indignarsi prima difronte al nuovo despota invece che adesso.

Ora che la manifestazione di Roma e’ finita e le urla della Camusso e di Landini spariranno presto, speriamo sparisca con loro anche questo odore di passato che e’ duro a morire e che e’ compartecipe della situazione in cui ci troviamo.

Abbiamo bisogno di un sindacato che usi parole nuove, non di 40 anni fa e che soprattutto sappia difendere il lavoro e non il parassitismo, sappia difendere la crescita del lavoro e non il suo declino lento e inesorabile, sappia difendere chi vuole lavorare e non ha lavoro, sappia difendere l’Italia e non il suo fantasma.

Allo stesso, aspettiamo quantomeno le scuse del ministro dell’interno per il comportamento vergognoso della polizia contro i manifestanti dell’AST di Terni; anche questo un atteggiamento che puzza di vecchio e che fa male, al cuore pero’, non piu’ alla testa.

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L’albore della Terza Repubblica: cosa dovrebbe fare il PD, lo stallo del PDL e il M5S

rock in the parlamentoLe forze politiche ora in parlamento, espressione del paese, non sono riuscite a trovarsi d’accordo se non sul passato, non per preservare poteri e poltrone grazie a strani complotti architettati chissà dove, ma perché le urne hanno consegnato all’Italia una situazione non chiara, torbida e salmastra.

In una situazione dove vi sono 3 forze politiche principali, 2 solide che non si sognerebbero mai di comunicare l’una con l’altra come PDL e M5S ed una fortemente divisa al suo interno sul cosa fare e con chi, il risultato non poteva essere altro che un ritorno a Napolitano per non aggravare una situazione già drammatica.

In molti parlano di una vergogna per la mancata convergenza tra PD e 5 stelle, quando all’interno dello stesso PD le anime sono le più disparate e inoltre non si sa come mai se prima Grillo aveva detto di no ad un governo col PD, dopo l’elezione di Rodotà avrebbe dovuto convergere per la guida del paese!

Non si è avuto un governo Grillo e PD per diverse ragioni: in primo luogo perché anche il movimento 5 stelle deve rendere conto ai suoi elettori e un posizionamento politico non di protesta sarebbe stato forse troppo per un movimento che ancora deve diventare partito e poi perchè l’accozzaglia del PD è sempre stata troppo varia: ex PCI, ex DC, ex PSI. Il Partito Democratico ha inglobato per anni i partiti e i mali della prima repubblica, che sono stati tenuti assieme solo da due persone, Silvio Berlusconi e Romano Prodi che riusciva appunto a fare governi con Mastella e con Bertinotti assieme.

Oggi sembra che la base chiassosa del PD avrebbe voluto a tutti i costi un patto con i grillini grazie ad un Rodotà presidente, ma anche queste sono solo supposizioni. Rodotà non è stato votato dal PD per le forti opposizioni “Cattoliche” interne al partito che, ragionando appunto come la vecchia politica, voleva qualcuno dei “suoi” in una carica importante, avendo perso sia camera che senato.

Da questo quadro confuso salta fuori un altro elemento che di sicuro non armonizza: l’amato o odiato Matteo Renzi che non riesce a creare opinioni ibride sulla sua figura. Amato da chi vede in lui l’unica via d’uscita per il Partito Democratico e odiato da chi non riesce a dire altro che dovrebbe andare nel PDL. Inoltre dai cattolici del PD Renzi è visto come un pericoloso riformista, che vuole separare in toto la fede dalla cosa pubblica, come ha detto chiaramente nell’intervista dalla Bignardi mentre si faceva il nome di Prodi per il Quirinale. Il suo ruolo di “Cattolico Moderno” non è da sottolvalutare per chi fa politica con il modello di Paolo VI piuttosto che col modello più comunicativo e vicino alle persone di Papa Francesco. Proprio per questo suo ruolo divisorio delle diverse anime di partito ex PC ed ex DC, il PD dovrebbe rifondarsi su Renzi, le anime di sinistra confluirebbero in SEL, quelle cattoliche nell’UDC e forse riusciremmo ad avere una sinsitra europea riformista unita senza veti incrociati. Non ho la più pallida idea di quanti voti potrebbe prendere questo PD 2.0, ma probabilmente attingerebbe un po’ dai 5 stelle delusi da un Grillo sempre in barricata, da una base solida riformista del PD odierno e da chi ha votato PDL ma non ne può più di Berlusconi.

Prima non era il tempo di Renzi, forse ora che i nodi sono venuti al pettine in modo così doloroso si può veramente rifondare, senza le ombre pesanti della prima repubblica sul groppone.

In tutto questo Berlusconi sembra essere quello che nel breve periodo ha vinto su tutti i fronti: quello politico, quello personale, quello interno al partito! Il PDL e il M5S escono da tutto questo caos più solidi che mai! Ora devono cominciare a temere il governo che verrà perché, se portasse avanti le riforme promosse dal consiglio dei saggi di Napolitano: riforme istituzionali volte ad un presidenzialismo, un taglio delle tasse ed il taglio dei costi della politica si ritroverebbero senza più carte da giocare.

Il movimento di Grillo si salverà vista la necessità che ha il paese di volti nuovi, ma non vedo come il PDL possa soddisfare questa necessità essendo sempre più un partito persona, dove una volta venuto a mancare Berlusconi probabilmente si sgretolerà su se stesso. Non c’è un Renzi nel PDL. I maligni potrebbero dire che Renzi sarebbe la perfetta nuova guida per il PDL, ma non ci credo e invece vedo Renzi un uomo di sinistra, riformista e moderno; che poi una certa sinistra nostalgica questo lo assimili all’essere di destra è sintomatico del perché il PD si sia spaccato e del perché un partito di centro sinistra in questo paese non è mai risucito ad essere al potere in modo incisivo.

Il bene che viene della situazione ingarbugliata in cui ci troviamo è che forse è la volta buona che la vecchia politica ci può regalare una via per la terza repubblica, facendo il suo canto del cigno, votando e promuovendo quelle riforme che da troppo tempo sono necessarie, per poi andare a votare con un vero sguardo nuovo verso il futuro, diverso per composizione partitica dei partecipanti all’agone politico e per prospettive del paese: una sinistra forte, un centro sinistra riformista, un Movimento 5 Stelle diverso da tutto il resto e un centrodestra a cui non saprei che ruolo affidare.

Il male lo vedo solo nell’ennesima perdita di tempo possibile, nel riuscire anche questa volta a non fare nulla, nell’essere fermi come una statua di sale. Allora si che la condanna sarebbe definitiva e non vorrei vedere fra un anno un vero “Mini Golpe” necessario perché finalmente l’Italia si risvegli, nel modo peggiore possibile, dal torpore in cui è caduta, con una soluzione che in passato ci ha fatto tanto male.

Comunque vada sarà un successo – Bravi tutti …

tsunami

Stremato dalle tante, troppe tribune politiche, sondaggi, dichiarazioni, appelli, interviste, tavole di confronto, numero di seggi, camera, senato, regioni, cado in un sonno profondo ed antico.

Apro gli occhi lentamente, con difficoltà. La mia testa pesante su una fredda superficie di marmo, sembra il tavolo di un obitorio. Cosa ci faccio in questo posto? Davanti ai miei occhi un volantino ingiallito recita “La Daccò Travel & Restaurant offre una settimana All Inclusive in resort caraibico per politici italioti (tutti), stremati dalle fatiche della campagna elettorale”. Non capisco, non ho le forze per capire. Ripiombo in un nuovo sonno, ancora più profondo e remoto nella coscienza.

Riapro gli occhi. Questa volta sono riverso, per metà all’ombra di un platano, su una spiaggia calda e bianca. Mi alzo e vedo sagome danzanti, sento musica in lontananza e profumo di cucina italiota. Sembra una festa.

Mi avvicino, ma nessuno mi scorge. Faccio segni, ma nessuno mi nota. Urlo, ma dalle mie corde non esce alcun suono. Resto attonito, immobile, muto. Comincio a distinguere le figure danzanti e mi pare di riconoscerle. Bersani? Impossibile. Monti? Oh mio Dio! Alfano? Casini? Rutelli? Di Pietro? Ci sono tutti.

Chiaro!!! Eccoli tutti insieme sulle dorate spiagge di di un isolotto tropicale, lontani dalle fatiche elettorali, lontani dal clamore, lontani dai giornalisti e dalle loro noiose domande, sempre le stesse, su cosa fare-non-fare-dire-fare-baciare-lettera-testamento.

Sdraiato su un lettino, sotto l’ombra di una palma, trovo Monti che a dispetto del cognome, non sembra disdegnare affatto il caldo clima tropicale e il soave e lento sciabordare delle ondine caraibiche. Abbandonata la divisa d’ordinanza, eccolo sereno in pantofole in seta Hermès, bermudino due dita sopra il ginocchio e camicia blu navy con riga bianca, rigorosamente a manica lunga, leggermente aperta sul torace (la classe non è acqua, nemmeno in vacanza).

Faccio qualche metro e mi ritrovo nel vortice dei danzatori che si dimenano al ritmo di tamburi caraibici. Tra giovani mulatti a torso nudo, mi si apre davanti agli occhi una visione di pace e amore cosmico (Love, love, love): Vendola, Giovanardi e la Binetti avvinghiati come serpenti, ballano sudati, saltano e sorridono di gusto.

Continuo frastornato e trovo Bersani in un angolino al riparo dai raggi solari a grigliare orate per tutti e Fini ad attizzargli la fiamma (il primo amore non si scorda mai).

E ancora nugoli di politici con fare rilassato. Diliberto che versa da bere a La Russa. Cicchitto che si allontana con D’Alema sotto braccio (gli inciuci non vanno mai in vacanza). Anche Fiorito, Zambetti, Cuffaro?!

Ecco che spunta anche Bruno Vespa, vestito da cameriere coloniale, con un vassoio di Mojito e Margarita. Dietro di lui, Floris con il vassoio delle pizzette e Lucia Annunziata con un cesto di frutta tropicale.

In mezzo al mare, vedo su una canoa Ingroia che cerca di pescare qualcosa di grosso, ma più si affanna e meno tira. Con lui, Giannino, che cerca di pescare il master-pesce, specie misteriosa avvistata al largo della costa di Chicago.

Mi allontano dalla folla e trovo una capanna dalla base circolare al cui interno scorgo un capo tribù sorridente, tanto sorridente, tutto vestito con doppiopetto in piume di pavone. Ai suoi lati vedo amazzoni adulanti, tutte in fila per il rito dell’accoppiamento. Si è Lui. Non poteva che essere Lui. Dall’espressione compiaciuta non sembrerebbe che le elezioni siano andate male per lui.

Continuo a non capire. Cosa ci faccio io su un’isola con tutti i politici italioti? E soprattutto cosa ci fanno loro tutti insieme a festeggiare? Non dovrebbero esserci state da poco le elezioni? Non si stavano azzannando come cani idrofobi fino a qualche minuto fa?

Ad un certo punto il vecchio shamano Giorgio, in lacrime, chiama tutti a radunarsi per il momento solenne. Tutti accorrono verso una pira gigante ed io sospinto dalla massa non posso che seguirli nell’incedere.

Riesco a leggere uno striscione in caratteri antichi, “Comunque vada sarà un successo – Bravi tutti”. Non capisco.

Tutti, ormai, sono in cerchio intorno al grande rogo, all’interno del quale stanno per dare fuoco ad una giovane vergine dai fianchi rotondi e dai lunghi capelli. Mi sembra di riconoscerla, ma non ne sono certo.

Mi avvicino e sento parlare sotto voce. Dicono sia una certa Italia. Dicono abbia cercato di resistere alle prepotenze dei signorotti che volevano violarla.

Sgrano gli occhi. Stanno per dare fuoco all’Italia, dopo averla saccheggiata, vilipesa, dilaniata, mentre l’Italia assiste inerme allo scempio. Grido, mi dimeno, ma nessuno se ne cura.

Intanto mi pare di sentire urla provenire da lontano, ma ancora una volta non se ne cura nessuno. Del resto, sono tutti intorno al fuoco, di chi sarebbero queste urla? Ingroia, in mezzo al mare!! Mi allontano di qualche passo e lo vedo sbracciarsi sulla canoa. Dietro di lui, dal profondo dell’oceano, si è alzata un’onda grande quanto una montagna. Si avvicina veloce con fragore assordante. Mi giro verso la pira, ma nessuno sembra accorgersene. Cade sulla mia fronte una goccia di fredda pioggia.

Mi giro ancora verso il mare, ormai Ingroia e Giannino sono stati travolti dall’onda. Bloccato nei movimenti non riesco a scappare, mentre alle spalle sento il vociare dei politici italioti che di nulla si preoccupano. Sulla cresta dell’onda scorgo la sagoma di un surfer: è tutto vestito di bianco, con un saio lungo come un profeta, porta la barba lunga ed i capelli incolti. Sento ancora la risata diabolica. È Grillo!!! Ecco che arriva l’onda che travolge tutti!!!

Apro gli occhi. Sono sul divano di casa.

Accendo la radio e scopro che hanno vinto in due: Grillo e Berlusconi; hanno perso sempre gli stessi (ma loro sono felici così). Dopo la pubblicità, un celebre pezzo di Lucio Battisti …

Ancora tu, non mi sorprendi lo sai,

Ancora tu, ma non dovevamo vederci più …

Ebbene si, ancora Lui! Con il suo carico di menzogne, sorrisi implasticati, proclami televisivi, barzellette ha fatto incetta di voti nei bassifondi della popolazione, andando a toccare le corde più viscerali del popolo Italiota (a questo punto, la maiuscola è d’obbligo: una fetta di popolazione così larga, così tenace, così attaccata ai propri interessi deve essere rispettata).

Per tutti quelli che ci hanno creduto, che hanno sperato fosse la volta buona per voltare pagina, sorry, tutto da rifare.

Resta l’amarezza: la stessa amarezza di una finale dei mondiali persa ai rigori.

Mi sento orfano

L'Indio

A ormai 2 giorni dalle elezioni mi sento Orfano.

Orfano di un sogno che avevo accarezzato, quello di riuscire ad entrare finalmente nella terza repubblica.

Terza repubblica per modo di pensare, bipolarismo europeo/americano con due ali destra e sinistra che potessero essere destra e sinistra davvero.

Mi sento orfano di un’idea moderna di Italia, di una socialdemocrazia capace forse di portarci fuori da questa empasse che da troppi anni ci divora.

Orfano di un leader credibile, giovane e che potesse radunare sotto di lui tante persone con uno sguardo nuovo.

Quale sguardo nuovo: uno sguardo riformatore, senza legami col passato, senza essere legati a doppio filo coi sindacati, vecchi anche loro, con un’apertura al mercato “liberale” ed un’attenzione al lavoro “socialista”. Giovane quanto basta per poter pensare a politiche di lungo periodo, senza doversi rifugiare nella ricerca del consenso a tutti i costi. Un leader laico e cattolico, che sappia guardare a temi economici e sociali allo stesso tempo, parlare di chiesa ed omosessualità, di scuola e asili, prospettive, inserendo il tutto in un contesto competitivo mondiale dal quale non ci possiamo sottrarre.

Un sano realista senza legami scomodi col passato, sia di destra che di sinistra, che ha provato ad arginare la deriva antipolitica, invece di alimentarla come abbiamo visto durante questa campagna elettorale.

Un leader che promuoveva le unioni civili per gli omosessuali, che sposava la causa dell’impatto zero e che voleva rottamare la vecchia politica, rinnovare il mercato del lavoro e il lavoro nella pubblica amministrazione…tutte cose che non gli hanno lasciato fare. Una modernità che si spingeva fino al parlare anche con la parte avversa demonizzata, ma con posizioni che parte del paese ritiene sensate e che certi politici, solo perché vengono dall’altra parte del fiume, non ritengono nemmeno degne di essere ascoltate.

La modernità in questo paese è una cosa che si rifugge. Si preferisce sempre il soldo di cacio puzzolente ma che non porta cambiamento che ricercare il nuovo, il diverso per crescere assieme.

Ci sarebbero stati meno grillini persi nel voto. La rottamazione, il dimezzamento dei parlamentari e l’addio alla vecchia politica erano il suo cavallo di battaglia; Monti non si sarebbe candidato aspettando con calma di diventare presidente della repubblica e forse Berlusconi non si sarebbe mai rialzato dallo stato comatoso in cui era caduto, perché non ce l’avrebbe fatta a confrontarsi con uno che funziona come lui sul piccolo schermo, che ha l’età di suo figlio Piersilvio e che non può chiamare comunista.

Avremmo avuto anche una sinistra vera con Vendola più Ingroia: nessun magna magna tipico italiano, ma una vera formazione di vecchio stampo comunista con le lotte giuste del proprio schieramento; e l’italia ne avrebbe solo giovato invece di avere solo urla e schiamazzi.

I mercati sarebbero stati più tranquilli senza ombra di dubbio: le alternative sono Bersani ma con Vendola e Berlusconi col rimborso dell’IMU; Monti non lo considero papabile al governo.

E invece ora ci ritroviamo nello stesso schifo di sempre, a navigare a vista, a non sapere chi vincerà:  abbiamo le proposte di un pazzo a destra, e di un partito di sinistra che di moderno non ha niente ma che ha come al solito il tentacolo estremo che crea instablità e non permetterà un rinnovamento nel lavoro e nelle relazioni sindacali, abbiamo un comico urlatore che raccoglie consensi ogni giorno che passa (e ci mancherebbe altro che non li raccogliesse vista la situazione) e abbiamo i soliti mille partitini che con l’attuale legge elettorale hanno il senso di una foglia di basilico in un sugo all’arrabbiata.

Per tutto questo grazie agli elettori delle Primarie PD tifosi di Bersani.

Bastona il Ricco per affamare il Povero – Strategia del consenso della sinistra 2.0

PAPERONE

Cari Italioti,

la campagna elettorale è ormai giunta al chilometro finale (o alla canna del gas, se preferite).

In quanto Italioti, assistiamo rapiti ed inermi allo spettacolo teatrale del “chi-la-spara-più-grossa” (e se non è grossa deve almeno essere diversa): spettatori solo all’apparenza non paganti – e qui il riferimento non è ancora al Canone RAI – di una farsa sapientemente messa in scena, con centinaia di figuranti, e dal finale per nulla scontato.

Tra le tante battute ad effetto (tutte accolte dal sonoro plauso del pubblico italiota), ricette miracolose (qui il plauso diventa giubilo) e cospirazioni giudiziarie (qui partono anche i lanci di monetine), ciò che qui vogliamo approfondire con voi, cari italioti, è il tanto discusso tema elettorale “Patrimoniale si, patrimoniale forse, patrimoniale assolutamente no”.

Ma cos’è la Patrimoniale? Chi ne sostiene l’applicazione? E, soprattutto, quali gli effetti?

In soldoni (l’espressione scelta non è casuale), la Patrimoniale è un’imposta che colpisce, o dovrebbe colpire, il patrimonio, mobiliare-immobiliare-finanziario, delle persone fisiche. Ovviamente, nel paese in cui l’evasione è un mestiere (ca. 18% del PIL – 120 miliardi di euro l’anno) il condizionale è d’obbligo.

Giusto per darvi qualche esempio, l’IMU è un’imposta patrimoniale che colpisce i gli immobili; il prelievo forzoso sui conti correnti (tanto caro al Governo Amato … così poco amato) è un’imposta patrimoniale sulle disponibilità finanziarie in forma di depositi su C/C; infine, il bollo auto è un’imposta patrimoniale sugli autoveicoli (patrimonio mobiliare, a meno che non abbiate una Fiat Regata, nel qual caso sarebbe più corretto parlare di patrimonio storico, certamente non artistico), al pari dell’imposta sulle imbarcazioni e al Canone RAI.

Come potete notare, cari italioti, la vostra esposizione alle imposte patrimoniali è praticamente universale.

Quanto al secondo quesito, “Chi ne sostiene l’applicazione”, il ricorso alle imposte patrimoniali è stato storicamente uno dei pilastri (non sempre sbandierato) delle politiche economiche di sinistra. Giusto per non allontanarci troppo nella dimensione spazio-temporale, si tengano a mente (a) il 75% di aliquota fiscale per le persone fisiche con reddito superiore ad 1 mln di Euro introdotto dal governo socialista francese Hollande (ancorché non qualificabile strettamente come imposta patrimoniale) e (b) l’uscita sinistra (o se vi pare, mal-destra) del più sinistrorso uomo politico della sinistra italiota, che pure è uomo colto, “I ricchi vadano al diavolo”.

Per certo, ai fornelli della destra italiota non si sente odore di ricetta Patrimoniale (figurarsi se Master-Porc è così scemo da darsi una mazzata sui maroni!! A lui i maroni non servono certo in cucina … eventualmente, solo in Lombardia). Sempre per rimanere sul recente-vicino, basti pensare alla vigorosa, stoica opposizione dei PDLecchini all’introduzione della Patrimoniale nella manovra “Salva Italia, salva freschezza, salve Regina” del governo degli eletti (non che lo siano stati tecnicamente, ma tant’è …).

Infine, andiamo ad analizzare quali sono gli effetti di una Patrimoniale.

Ma prima di addentrarci negli effetti, ci preme ricordarvi, smemorati italioti, la ratio ultima e nobile di questa imposta, ovvero il prelievo di ricchezza dai ceti abbienti (maledetti) per favorire la redistribuzione verso i ceti meno agiati.

Bene, ora siamo pronti per esaminare le conseguenze derivanti dall’applicazione di una patrimoniale, pari all’1% del patrimonio mobiliare e finanziario, ipotizzando due scenari: il primo è lo SceMario (non è un refuso) che possiamo definire “Scolastico”; il secondo è lo Scenario Italiota. In entrambi i casi, faremo uso di un cittadino italiano abbastanza ricco & famoso, come ad esempio il CONTRIBUENTE MISTERIOSO (non è mai carino parlare dei soldi degli altri), con un patrimonio di 100 mln di Euro (ne converrete sia abbastanza ricco e maledetto).

Nello SceMario Scolastico, a fronte della notizia dell’introduzione da parte del Governo Italiota dell’imposta patrimoniale, il CONTRIBUENTE MISTERIOSO non batte ciglio e, fedele alla gesucristiana visione del porgi-l’altra-guancia, versa all’erario 1 mln di Euro (100 mln x 1%). Col milione di Euro riscosso, il Governo Italiota comprerà tantissimi rotoli di carta igienica per i bambini delle elementari (anche di quelli colorati che tanto piacciono ai bambini), pagherà sussidi di disoccupazione agli operai vittime di licenziamenti, investirà in ricerca, permettendo a tanti giovani ricercatori emigrati di rientrare in patria, e tutti vissero felici & contenti.

Ma vi pare credibile come scenario? No. Evidentemente, no. Proprio per questo l’abbiamo chiamato SceMario Scolastico. Siamo in Italia, cari Italioti, non sui libri universitari.

Andiamo dunque allo Scenario Italiota. Avuto il lontano e vago sentore di una possibile vittoria elettorale della sinistra bolscevica (e quindi di una probabile applicazione della Patrimoniale), il CONTRIBUENTE MISTERIOSO ha sicuramente messo in atto una delle seguenti strategie difensive: (a) intestare tutte le proprietà al cugino cieco-sordo-muto nullatenente bielorusso (chi non ha un cugino in Bielorussia?); (b) prelevare dai conti bancari italioti e portare tutto in Svizzera; (c) trovare un cardinale amico degli amici (di quelli che non si possono nominare) e portare tutto nella Città del Vaticano; (d) trasferire la propria residenza in Russia, dall’amico Putin.

Di tutte queste ipotesi, prediamo come esempio l’ultima, come nel caso di Gérard Xavier Marcel Depardieu.

Il nostro povero CONTRIBUENTE MISTERIOSO, con le lacrime (di coccodrillo) agli occhi, fatte le valigie (anch’esse di coccodrillo) e caricate nella modesta Range Rover, si appresta dunque ad abbandonare mestamente il suolo italiota, vittima di un fisco vessatorio ed opprimente. Egli non cenerà più nel ristorante toscano prediletto (il cui titolare per far fronte alla perdita del migliore cliente licenzierà uno dei lavapiatti). Egli non ballerà più nel locale tanto amato della movida milanese (il cui gestore non avrà più bisogno dell’addetto alla sicurezza). Egli non attraccherà più nei porticcioli della Sardegna (che non avranno quindi bisogno di addetti alla manutenzione). Egli non percorrerà più le vie dello shopping in cerca della borsa Prada da 2 mila Euro per la propria amata (… e ci sarà bisogno di sempre meno commesse, operai, artigiani, addetti al trasporto, contabili, ecc. ecc). Alla fine non ci sarà bisogno nemmeno di voi, stupidi italioti sinistrorsi.

Siamo in Italia, signori. Se tutti pagassero onestamente le tasse, ci sarebbe forse bisogno di una Patrimoniale? E quand’anche si decidesse di introdurla, i destinatari non troverebbero forse un modo per aggirarne l’applicazione?

Fatti due conti, quella Patrimoniale che sui libri viene definita come una forma di redistribuzione della ricchezza, finirebbe per essere un ulteriore strumento per affamare quelli che la sinistra sostiene di difendere, i poveri. Ed è qui che casca l’asino. Forse è una strategia? Finché ci saranno poveri, servirà sempre qualcuno che ne prenda in cura gli interessi (lo si facesse veramente …). Eccola la strategia della nostra sinistra 2.0 (o meglio, 0.2): bastona zero ricchi e affama due poveri.

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