Più di ciò che siamo

più di ciò che siamo

Non sogniamo più.

E’ ormai un dato di fatto.

Ormai la crisi non è solo economica, ma è prevalentemente di valori e prospettive, di visioni, di slanci.

O, per meglio dire, la crisi economica deriva da una crisi di identità e di sogni, da una mancanza di appartenenza. La crisi economica stessa ha successivamente  alimentato questi buchi nell’animo delle persone, per farci sprofondare ancora di più in questo circolo vizioso dal quale non riusciamo ad uscire.

Non ci rendiamo conto che siamo arrivati a richiedere alla nostra vita la mera soddisfazione di bisogni primari:  lavoro, scuola, sanità, casa.

Spesso chi non trova soddisfatte le suddette categorie diventa ogni giorno più triste, rassegnato; nemmeno incazzato. Oppure sì, incazzato, ma di quell’incazzatura che si trasforma solo in frustrazione, che tira fuori il peggio dell’essere umano: estremismi di destra e sinistra, razzismi, ideologie e populismi.

Il problema però è che non solo chi non arriva alla fine del mese e non ha una famiglia a cui badare perde fiducia nell’ uomo e in un mondo diverso, ma anche chi sta bene economicamente e la famiglia ce l’ha.

Nella mia seppur breve esperienza lavorativa, l’unica forza che faceva andare avanti molte persone che ho incontrato era la loro famiglia. Lavoravano perché avevano dei figli da mantenere e quello era il loro motore. A meno di essere tra i fortunati che hanno il lavoro che hanno sempre sognato, spesso questo è l’unico motivo che ti spinge ogni mattina ad entrare nel tritacarne quotidiano. Allo stesso tempo però le stesse persone vivevano doppie vite: avevano amanti ed erano distrutte dentro. Ma perché tutto questo? Perché questa infelicità che sembra inseguirci in continuazione a cui non riusciamo a scampare?

Perché le persone non sanno più volare. Appena uno raggiunge una più o meno solida tenuta economica pensa alla vacanza, alla macchina più figa, alle bevute con gli amici, alle belle ragazze… Tutte cose vane, che non rimangono.

Siamo pieni di persone autorealizzatesi: sul lavoro, affettivamente, con un bella famiglia, una casa… Ma che dopotutto non si bastano mai ed entrano in crisi o in depressione.

Non può bastare essere diventati un qualcuno se non si ha un fine più alto. Non può essere il sogno della vita di un uomo avere un lavoro e una famiglia, avere sicurezza economica per poter andare in vacanza e uscire a cena.

Senza uno slancio l’uomo muore. Senza nuove idee l’uomo muore. Senza nuove battaglie l’uomo muore.

Vivere di cose vuote, che non apportano nessun valore e nessun arricchimento della persona, porta l’animo umano a morire, anche se si ha la fortuna di avere lavoro e famiglia.

La famiglia non è sicuramente una cosa vuota, è l’unità sociale di base da cui deve partire tutto il resto, ma se non c’è nulla che va oltre, anche quella muore. Non può essere l’origine e il fine.

Non si può solo chiedere alla politica, bisogna anche dare alla politica perché la situazione migliori e cresca. Bisogna dare in modo attivo alla società.

Tutto questo era il pane dell’Italia ed è svanito.

Ma la colpa non è nostra, è dell’ingranaggio stesso in cui viviamo, è la più grande colpa della società “evoluta” in cui  siamo cresciuti e che non vogliamo, o non riusciamo, ad abbandonare.

Vivere di cose vane e senza partecipazione è l’eredità che ci hanno lasciato decenni di crescita economica, di benessere e di estremismi. L’Italia è sempre stato un paese ricco di lotte e ideali, che si è assopito dopo la dura parentesi del terrorismo e degli anni di piombo in generale. È negli anni ’80 che siamo entrati nel circolo vizioso, in un relativismo dilagante, non potendo più sopportare la violenza di pochi che è riuscita a rovinare la passione politica e sociale di molti. Abbiamo iniziato tutti a farci degli shampoo; ci siamo concentrati su quale prodotto fosse meglio usare… ”son convinto che sia meglio quello giallo senza… canfora”, senza guardare più al di là, non capendo che la realtà è là fuori,oltre la doccia di casa, e ne abbiamo perso il contatto.

Ed ecco i risultati: l’abbandono di qualsiasi forma di appartenenza politica e non da parte dei giovani e il menefreghismo imperante che si traduce in un’ottica drammatica di breve periodo. La stessa ottica che ruba il futuro al singolo e alla lunga l’Italia, ed è ormai un’epidemia dilagante che pervade la nazione in tutte le sue forme:

  • La politica, che non fa altro che promettere risultati nei prossimi 2 anni senza indicare una via vera e solida
  • La cattiva imprenditoria che non ha investito negli anni per crescere, ma ha solo arricchito se stessa, spesso non rinunciando alla macchina nuova e alla casa più bella
  • Gli studenti a cui tutto deve essere riconosciuto e che non si riconoscono doveri
  • I professori, bravi per natura e contrari a ogni valutazione
  • Gli impiegati e gli operai, tutti sempre con diritti acquisiti intoccabili e inscalfibili che non capiscono che ormai si è tutti sulla stessa barca, lavoratore e datore di lavoro

Per combattere tutto questo cosa serve? Una nuova rivoluzione?

Serve un nuovo sogno, una nuova via, un nuovo leader che sappia unire, che sappia fare una politica che porti a benefici e sacrifici per tutti, che indichi una nuova aggregazione, una nuova sintesi dopo il disfacimento di tutti questi anni. Un nuovo punto di riferimento che guardi al mondo e non all’Italia, che guardi al sistema lavoro per intero e non solo alle singole parti, che riparta dall’educazione dei ragazzi e dalla scuola, perché da essa dipende tutto.

Chi verrà? Non vedo nessuno all’orizzonte. Nessun Berlinguer, nessun Moro. Ma nemmeno nessun Obama. E sono triste.

Noi Italiani abbiamo bisogno di eroi sempre, tutti i giorni purtroppo. Alla faccia di Brecht che chiamava “Beato” il Paese che non ne ha bisogno.

Non essendoci nessuno all’orizzonte allora tocca a noi, ma avere un ideale è faticoso. Vivere di slanci è impegnativo e richiede costanza, quella costanza che solo i sogni ti mettono nel cuore. Costanza significa sacrificio, il padre di ogni grande impresa. Solo col tempo e con il sudore della fronte si riesce e si può provare a essere più di ciò che siamo.

La crisi spegne i sogni dei giovani e li incentiva a contare solo su se stessi?

help-key“In altalena fra la paura per il futuro, irto di molte più difficoltà rispetto a quelle incontrate dai genitori (per il 17% degli adolescenti), al punto da temere di non farcela (6%) – e un certo ottimismo proprio dell’età, che fa pensare loro che la riuscita nella vita dipenda da loro stessi (37%).”

Una triste realtà sui tagli a cultura, istruzione…e sogni!

http://it.fashionmag.com/news/Le-rinunce-dei-giovani-in-tempo-di-crisi-tagli-a-vestiti-sport-gite-e-vacanze,331008.html#.UZsxUXwaySM

Di cosa abbiamo bisogno?

Chaplin-Il-grande-dittatoredi sognare

di libertà

di amore

di sentirci amati

di un futuro

di leader

E’ tremenda l’attualità di questo pezzo. In assenza di sogni viene fuori la bruttezza dell’uomo, il suo essere animale, ecco che allora i grandi uomini si fanno avanti, per dare sogni di grandezza.

Buon inizio settimana a tutti

Giovane e donna: sono il nuovo Parlamento

Ancora frustrato dalle elezioni? Stai gia’ espatriando?

Sappi che avremo il Parlamento più giovane e donna della storia repubblicana.

I nuovi deputati eletti saranno rispettivamente in media 10 anni piu’ giovani di quelli del precedente governo, cosi’ come  i senatori eletti (5 anni piu’ giovani). E non solo!!! Uno su tre sara’  donna.

Fini non sara’ in Parlamento, come del resto Rocco Buttiglione, Francesco Storace, Antonio Di Pietro ed Ingroia, Raffaele Lombardo, Gianfranco Micciche’, Lorenzo Cesa, Franco Marini ed Italo Bocchino, ma anche Marco Pannella ed Emma Bonino. La Lega si ferma sotto il 4%.

Marta Grande, 25 anni, grillina, potrebbe essere la tua sorellina minore, ma e’ l’immagine di questo nuovo Parlamento: giovane, bello, piu’ femminile ed ingovernabile (speriamo ancora per poco).

Berlusconi non ha vinto le elezioni (anche se per pochissimo) e nel frattempo Bersani offre la camera al Movimento 5 Stelle e chiarisce che rimarra’ al timone del PD fino al prossimo congresso del 2013, quando probabilmente sara’ tempo di Renzi.

Non volevamo un rinnovamento? Ringiovanire il parlamento e avere piu’ donne? E’ iniziata una nuova era? Ci voleva?

Non siamo ancora un paese per giovani, l’età media dei deputati e’ di 45 anni e dei senatori di 53 anni, ma forse e’ il primo passo del cammino.

Cordiali Saluti agli onorevoli uscenti,

In bocca al lupo a Marta Grande, al nostro nuovo, giovane ed irrequieto Parlamento ed a tutti gli Italiani.

Fonti:

– Camera e Senato: E’ una donna su tre

http://www.corriere.it/politica/speciali/2013/elezioni/notizie/26-febbraio-parlamento-giovane-eta-media-48-anni_cac989ae-8024-11e2-b0f8-b0cda815bb62.shtml

– E’ il parlamento piu’ giovane – boom di donne:

http://www.ilmessaggero.it/speciale_elezioni/parlamento_pi_giovane_della_storia_boom_eletti_donne/notizie/254587.shtml

– Bersani:

http://www.corriere.it/politica/speciali/2013/elezioni/notizie/26-febbraio-bersani_8dc898c2-802b-11e2-b0f8-b0cda815bb62.shtml

– I grandi esclusi:

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=40525&typeb=0&Da-Fini-a-Di-Pietro-i-grandi-esclusi-dal-Parlamento

– Non e’ un paese per giovani

http://www.fanpage.it/in-italia-la-classe-dirigente-piu-vecchia-d-europa/

Mi sento orfano

L'Indio

A ormai 2 giorni dalle elezioni mi sento Orfano.

Orfano di un sogno che avevo accarezzato, quello di riuscire ad entrare finalmente nella terza repubblica.

Terza repubblica per modo di pensare, bipolarismo europeo/americano con due ali destra e sinistra che potessero essere destra e sinistra davvero.

Mi sento orfano di un’idea moderna di Italia, di una socialdemocrazia capace forse di portarci fuori da questa empasse che da troppi anni ci divora.

Orfano di un leader credibile, giovane e che potesse radunare sotto di lui tante persone con uno sguardo nuovo.

Quale sguardo nuovo: uno sguardo riformatore, senza legami col passato, senza essere legati a doppio filo coi sindacati, vecchi anche loro, con un’apertura al mercato “liberale” ed un’attenzione al lavoro “socialista”. Giovane quanto basta per poter pensare a politiche di lungo periodo, senza doversi rifugiare nella ricerca del consenso a tutti i costi. Un leader laico e cattolico, che sappia guardare a temi economici e sociali allo stesso tempo, parlare di chiesa ed omosessualità, di scuola e asili, prospettive, inserendo il tutto in un contesto competitivo mondiale dal quale non ci possiamo sottrarre.

Un sano realista senza legami scomodi col passato, sia di destra che di sinistra, che ha provato ad arginare la deriva antipolitica, invece di alimentarla come abbiamo visto durante questa campagna elettorale.

Un leader che promuoveva le unioni civili per gli omosessuali, che sposava la causa dell’impatto zero e che voleva rottamare la vecchia politica, rinnovare il mercato del lavoro e il lavoro nella pubblica amministrazione…tutte cose che non gli hanno lasciato fare. Una modernità che si spingeva fino al parlare anche con la parte avversa demonizzata, ma con posizioni che parte del paese ritiene sensate e che certi politici, solo perché vengono dall’altra parte del fiume, non ritengono nemmeno degne di essere ascoltate.

La modernità in questo paese è una cosa che si rifugge. Si preferisce sempre il soldo di cacio puzzolente ma che non porta cambiamento che ricercare il nuovo, il diverso per crescere assieme.

Ci sarebbero stati meno grillini persi nel voto. La rottamazione, il dimezzamento dei parlamentari e l’addio alla vecchia politica erano il suo cavallo di battaglia; Monti non si sarebbe candidato aspettando con calma di diventare presidente della repubblica e forse Berlusconi non si sarebbe mai rialzato dallo stato comatoso in cui era caduto, perché non ce l’avrebbe fatta a confrontarsi con uno che funziona come lui sul piccolo schermo, che ha l’età di suo figlio Piersilvio e che non può chiamare comunista.

Avremmo avuto anche una sinistra vera con Vendola più Ingroia: nessun magna magna tipico italiano, ma una vera formazione di vecchio stampo comunista con le lotte giuste del proprio schieramento; e l’italia ne avrebbe solo giovato invece di avere solo urla e schiamazzi.

I mercati sarebbero stati più tranquilli senza ombra di dubbio: le alternative sono Bersani ma con Vendola e Berlusconi col rimborso dell’IMU; Monti non lo considero papabile al governo.

E invece ora ci ritroviamo nello stesso schifo di sempre, a navigare a vista, a non sapere chi vincerà:  abbiamo le proposte di un pazzo a destra, e di un partito di sinistra che di moderno non ha niente ma che ha come al solito il tentacolo estremo che crea instablità e non permetterà un rinnovamento nel lavoro e nelle relazioni sindacali, abbiamo un comico urlatore che raccoglie consensi ogni giorno che passa (e ci mancherebbe altro che non li raccogliesse vista la situazione) e abbiamo i soliti mille partitini che con l’attuale legge elettorale hanno il senso di una foglia di basilico in un sugo all’arrabbiata.

Per tutto questo grazie agli elettori delle Primarie PD tifosi di Bersani.

Il sole Italiano e le ali di cera di Nino

Keep calm and stay choosy

Nino ha 8 anni. La sua testa e’ piena di sogni. Immagino. Li realizzera’? Continuera’ a sognare dopo la dura presa di coscienza della realta’ italiana e al suo primo ingresso nel mondo del lavoro? Ce la faranno i suoi sogni a sopravvivere tra il dont’ be choosy, il precariato, il boom dei NEET (not in education, employment or training), i cervelli in fuga, la bulimia politica e la quasi totale assenza di misure per i giovani nei programmi dei candidate premier? Stiamo creando le prossime generazioni di Italiani d’eccellenza? O una generazione di italioti senza sogni e senza obiettivi?

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