BRICS, Assassini Politici, Magris – Maturità cosa ci vuoi dire?

tracce-tema-maturita-2013Pur essendo tutti assorti dalla condanna di Berlusconi in primo grado, oggi voglio soffermarmi su un problema ben più grave, che ci sta facendo perdere generazioni di ragazzi, anche grazie alle due decadi passate a pensare ai problemi dei nostri politici invece che a quelli della nostra Italia.

Settimana scorsa è cominciata la maturità. Per me tanti anni sono passati, ormai 11 e come tutti gli anni, per sentirmi un po’ più giovane e ricordare i bei tempi andati, ho letto le tracce dei temi proposte ai ragazzi dell’ultimo anno delle scuole superiori.

Il pensiero è corso subito ai banchi fianco a fianco e al caldo infernale, tipicamente milanese, del Giugno 2002. Mentre scrivo mi viene in mente Venditti “…e si che Milano quel giorno era Jamaica, con quelle palme immense sulle strade vuote a 41 all’ombra ” e la malinconia sale ancora di più.

Leggendo le tracce mi è venuta in mente subito una cosa: che bei temi! Ma cavolo quanto sono difficili però.

Qui secondo me ci è scappato lo zampino di qualcuno che, al ministero dell’istruzione, ha voluto comunicare qualcosa di nuovo.

Ci si è soffermati troppo poco sui giornali a capire come i titoli proposti siano stati un segnale, volontario o involontario, al paese e alla scuola, rispetto a ciò che il mondo chiede oggi ai giovani che vogliono cresce ed emergere: una chiave di lettura critica della realtà!

Dai BRICS agli assassini politici al brano di Magris, erano tutti temi molto attuali; troppo attuali e di respiro globale per la nostra scuola italiota.

Sarebbero stati complicati e troppo innovativi anche per la maggior parte degli adulti che hanno fatto la maturità molti anni fa. Io stesso dopo aver letto le tracce sono rimasto affascinato, un po’ in difficoltà e in cuor mio mi sono detto: ma io cosa scriverei se fossi un maturando oggi? Probabilmente avrei protestato, come va di moda, contro il mondo e contro l’ingiustizia verso gli studenti.

Mi frulla in testa una strana teoria del complotto, finalmente in senso positivo: non è che queste tracce sono il segnale che i nostri politici hanno capito dove si deve andare, ma non il come?

Il dato di fatto è che non vi è un cambiamento reale dei contenuti  e dei programmi scolastici dalla riforma Gentile del 1923.

In un mondo che è cambiato, direi abbastanza da allora, che non vi sia mai stato un cambiamento radicale dei programmi è abbastanza insensato e sconvolgente. Tutto è lasciato alle capacità dei professori. Ai nostri studenti è richiesto di sapere tutto su Giolitti e la Santa Alleanza e più o meno nulla su Andreotti, Moro, Togliatti e la comunità europea.

Si passa più tempo a studiare argomenti, sicuramente fondamentali per la formazione della persona, che si perdono di vista gli elementi con i quali un ragazzo possa capire quello che gli sta succedendo intorno, magari interpretarlo e reagire nel modo che ritiene più adeguato.

Senza preparare studenti capaci di leggere il mondo e se stessi, la scuola italiota aiuta solo la formazione di pecoroni, che seguono il pensiero di chi urla più forte o seguono la massa, che si sposta dove fa più comodo.

Essendo stata strutturata la scuola italiana in epoca Fascista, non mi stupisce che sia così; mi stupisce invece che non sia stato fatto nulla per cambiarla.

Nella scuola non si lascia spazio a un pensiero proprio. Gli studenti che già lo hanno grazie alla famiglia, attività extrascolastiche o professori illuminati buon per lui, ma tutti gli altri? Una scuola di un paese civile e democratico dovrebbe dare a tutti gli strumenti per capire dove ci si trova per agire di conseguenza cercando di seguire proprie ispirazioni e capacità. La nostra scuola è forse l’antitesi di questo.

Chi di noi ha avuto la fortuna di avere buoni professori che stimolassero il pensiero e il discernimento dovrebbe ringraziare Dio o quanto meno il fato se a Dio non ci crede.

Personalmente non chiedo tanto; una riforma che renda obbligatorio un paio d’ore alla settimana la lettura di quotidiani e portasse il ‘900  al centro del programma formativo delle scuole; questo mi basterebbe. Non entro nel merito delle scuole professionali e di avviamento al lavoro perché non è questa la ragione di questo post, ma ci sarebbe da dire molto anche su questo.

Io attendo godot e la primavera intanto, tarda ad arrivare.

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Più di ciò che siamo

più di ciò che siamo

Non sogniamo più.

E’ ormai un dato di fatto.

Ormai la crisi non è solo economica, ma è prevalentemente di valori e prospettive, di visioni, di slanci.

O, per meglio dire, la crisi economica deriva da una crisi di identità e di sogni, da una mancanza di appartenenza. La crisi economica stessa ha successivamente  alimentato questi buchi nell’animo delle persone, per farci sprofondare ancora di più in questo circolo vizioso dal quale non riusciamo ad uscire.

Non ci rendiamo conto che siamo arrivati a richiedere alla nostra vita la mera soddisfazione di bisogni primari:  lavoro, scuola, sanità, casa.

Spesso chi non trova soddisfatte le suddette categorie diventa ogni giorno più triste, rassegnato; nemmeno incazzato. Oppure sì, incazzato, ma di quell’incazzatura che si trasforma solo in frustrazione, che tira fuori il peggio dell’essere umano: estremismi di destra e sinistra, razzismi, ideologie e populismi.

Il problema però è che non solo chi non arriva alla fine del mese e non ha una famiglia a cui badare perde fiducia nell’ uomo e in un mondo diverso, ma anche chi sta bene economicamente e la famiglia ce l’ha.

Nella mia seppur breve esperienza lavorativa, l’unica forza che faceva andare avanti molte persone che ho incontrato era la loro famiglia. Lavoravano perché avevano dei figli da mantenere e quello era il loro motore. A meno di essere tra i fortunati che hanno il lavoro che hanno sempre sognato, spesso questo è l’unico motivo che ti spinge ogni mattina ad entrare nel tritacarne quotidiano. Allo stesso tempo però le stesse persone vivevano doppie vite: avevano amanti ed erano distrutte dentro. Ma perché tutto questo? Perché questa infelicità che sembra inseguirci in continuazione a cui non riusciamo a scampare?

Perché le persone non sanno più volare. Appena uno raggiunge una più o meno solida tenuta economica pensa alla vacanza, alla macchina più figa, alle bevute con gli amici, alle belle ragazze… Tutte cose vane, che non rimangono.

Siamo pieni di persone autorealizzatesi: sul lavoro, affettivamente, con un bella famiglia, una casa… Ma che dopotutto non si bastano mai ed entrano in crisi o in depressione.

Non può bastare essere diventati un qualcuno se non si ha un fine più alto. Non può essere il sogno della vita di un uomo avere un lavoro e una famiglia, avere sicurezza economica per poter andare in vacanza e uscire a cena.

Senza uno slancio l’uomo muore. Senza nuove idee l’uomo muore. Senza nuove battaglie l’uomo muore.

Vivere di cose vuote, che non apportano nessun valore e nessun arricchimento della persona, porta l’animo umano a morire, anche se si ha la fortuna di avere lavoro e famiglia.

La famiglia non è sicuramente una cosa vuota, è l’unità sociale di base da cui deve partire tutto il resto, ma se non c’è nulla che va oltre, anche quella muore. Non può essere l’origine e il fine.

Non si può solo chiedere alla politica, bisogna anche dare alla politica perché la situazione migliori e cresca. Bisogna dare in modo attivo alla società.

Tutto questo era il pane dell’Italia ed è svanito.

Ma la colpa non è nostra, è dell’ingranaggio stesso in cui viviamo, è la più grande colpa della società “evoluta” in cui  siamo cresciuti e che non vogliamo, o non riusciamo, ad abbandonare.

Vivere di cose vane e senza partecipazione è l’eredità che ci hanno lasciato decenni di crescita economica, di benessere e di estremismi. L’Italia è sempre stato un paese ricco di lotte e ideali, che si è assopito dopo la dura parentesi del terrorismo e degli anni di piombo in generale. È negli anni ’80 che siamo entrati nel circolo vizioso, in un relativismo dilagante, non potendo più sopportare la violenza di pochi che è riuscita a rovinare la passione politica e sociale di molti. Abbiamo iniziato tutti a farci degli shampoo; ci siamo concentrati su quale prodotto fosse meglio usare… ”son convinto che sia meglio quello giallo senza… canfora”, senza guardare più al di là, non capendo che la realtà è là fuori,oltre la doccia di casa, e ne abbiamo perso il contatto.

Ed ecco i risultati: l’abbandono di qualsiasi forma di appartenenza politica e non da parte dei giovani e il menefreghismo imperante che si traduce in un’ottica drammatica di breve periodo. La stessa ottica che ruba il futuro al singolo e alla lunga l’Italia, ed è ormai un’epidemia dilagante che pervade la nazione in tutte le sue forme:

  • La politica, che non fa altro che promettere risultati nei prossimi 2 anni senza indicare una via vera e solida
  • La cattiva imprenditoria che non ha investito negli anni per crescere, ma ha solo arricchito se stessa, spesso non rinunciando alla macchina nuova e alla casa più bella
  • Gli studenti a cui tutto deve essere riconosciuto e che non si riconoscono doveri
  • I professori, bravi per natura e contrari a ogni valutazione
  • Gli impiegati e gli operai, tutti sempre con diritti acquisiti intoccabili e inscalfibili che non capiscono che ormai si è tutti sulla stessa barca, lavoratore e datore di lavoro

Per combattere tutto questo cosa serve? Una nuova rivoluzione?

Serve un nuovo sogno, una nuova via, un nuovo leader che sappia unire, che sappia fare una politica che porti a benefici e sacrifici per tutti, che indichi una nuova aggregazione, una nuova sintesi dopo il disfacimento di tutti questi anni. Un nuovo punto di riferimento che guardi al mondo e non all’Italia, che guardi al sistema lavoro per intero e non solo alle singole parti, che riparta dall’educazione dei ragazzi e dalla scuola, perché da essa dipende tutto.

Chi verrà? Non vedo nessuno all’orizzonte. Nessun Berlinguer, nessun Moro. Ma nemmeno nessun Obama. E sono triste.

Noi Italiani abbiamo bisogno di eroi sempre, tutti i giorni purtroppo. Alla faccia di Brecht che chiamava “Beato” il Paese che non ne ha bisogno.

Non essendoci nessuno all’orizzonte allora tocca a noi, ma avere un ideale è faticoso. Vivere di slanci è impegnativo e richiede costanza, quella costanza che solo i sogni ti mettono nel cuore. Costanza significa sacrificio, il padre di ogni grande impresa. Solo col tempo e con il sudore della fronte si riesce e si può provare a essere più di ciò che siamo.

COME STELLE NELLA NOTTE

stelle-nella-notteVi siete mai fermati a pensare quale possa essere il punto di vista di un 17enne sulla crisi e tutto il resto? Il pezzo di seguito, secondo classificato al Secondo Concorso Giornalistco Roberto Romualdo, e’ stato scritto proprio da un 17enne, e lo riproponiamo qui con il permesso speciale dell’autore, per ricordarci che i giovani, quelli giovani davvero, sono ancora capaci di sognare…

COME STELLE NELLA NOTTE

Nati abbastanza presto per ricordarci l’Italia nel boom del benessere. Attualmente abbastanza coscienti per comprendere ciò che ci accade intorno. In grado di fare un paragone oggettivo tra la situazione in cui viviamo oggi e quella in cui abbiamo vissuto la nostra infanzia. Queste sono le caratteristiche che ci distinguono dalle generazioni precedenti. Nati a cavallo tra il secondo e il terzo millennio, ci ritroviamo a dover fronteggiare una situazione di cui non abbiamo colpe e, malgrado questo, ci sforziamo di non abbatterci. Tutti sono a conoscenza degli effetti della crisi economica e molti, nonostante le difficoltà, cercano di fare qualcosa per tutelare il nostro futuro. Ciò deve stimolarci affinché sfruttiamo al meglio le possibilità che ci vengono offerte. Piangersi addosso e incolpare le generazioni precedenti non serve a niente. Dobbiamo sfruttare al meglio i mezzi che abbiamo a disposizione, in modo da essere i primi a pensare al nostro futuro. Nel proprio piccolo ognuno di noi, contribuirà necessariamente al miglioramento della situazione attuale, avendo infatti toccato il fondo, o essendo vicini a farlo, non potremo che risalire. Noi saremo i protagonisti di questa risalita. Tutto ciò che di positivo riusciremo a fare ci porterà una notevole gratificazione date le condizioni in cui ci troviamo e la scarsa fiducia che molti adulti hanno in noi. Ci troviamo così a dover scegliere tra farsi trascinare nella crisi (economica e morale), dando ragione a chi si mostra scettico nei nostri confronti, oppure darsi da fare per riuscire a smentire questi ultimi approfittando delle possibilità che ci sono concesse da chi invece crede in noi. Senza rendercene conto subiamo l’azione di circostanze che con il tempo e la maturità accresceranno in noi una serie di forti motivazioni e stimoli che ci spingeranno a reagire per cambiare le cose. Immersi nel buio della notte in cui viviamo, noi giovani rappresentiamo le uniche stelle ancora visibili.

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