Puzza di vecchio!

puzza di vecchioAncora a qualche giorno di distanza, la puzza di vecchio che arriva dalla piazza della CGIL e della parte a sinistra del PD mi fa male.

Mi fa male allo stomaco e ancora di piu’ alla testa, perche’ non la capisco. Non capisco come sia possibile andare ancora in giro a parlare di difesa del lavoro quando di lavoro non se ne vede piu’ nemmeno l’ombra. Che cosa difendere?

Ma non si vuole capire che sto benedetto mondo e’ cambiato e che se non cambiamo anche noi con lui finiamo male?

Non si vuole capire che i sindacati non hanno mai combinato nulla negli ultimi 40 anni e che funzionavano forse, in un mondo in cui avevano senso: dal dopoguerra alla fine anni 70.

Non si vuole capire che usando le stesse parole di sempre, antiche di decenni come: lotta di classe, padrone, comunismo, ecc ecc, si sta fuori dalla realta’ piu’ di quanto gia’ la nostra povera Italia non lo sia?

Non si vuole capire, o forse si qualcuno l’ha capito. L’ha capito votando alle europee e anche alle primarie. Renzi non ha cambiato le sue idee sui sindacati, sul posto fisso, sul lavoro in generale, non vedo perche’ non indignarsi prima difronte al nuovo despota invece che adesso.

Ora che la manifestazione di Roma e’ finita e le urla della Camusso e di Landini spariranno presto, speriamo sparisca con loro anche questo odore di passato che e’ duro a morire e che e’ compartecipe della situazione in cui ci troviamo.

Abbiamo bisogno di un sindacato che usi parole nuove, non di 40 anni fa e che soprattutto sappia difendere il lavoro e non il parassitismo, sappia difendere la crescita del lavoro e non il suo declino lento e inesorabile, sappia difendere chi vuole lavorare e non ha lavoro, sappia difendere l’Italia e non il suo fantasma.

Allo stesso, aspettiamo quantomeno le scuse del ministro dell’interno per il comportamento vergognoso della polizia contro i manifestanti dell’AST di Terni; anche questo un atteggiamento che puzza di vecchio e che fa male, al cuore pero’, non piu’ alla testa.

No ‘Ndrangheta … no Expo-party

expo

Senza ‘Ndrangheta, non c’è possibilità alcuna di portare a termine i lavori dell’Expo. C’è voluto tempo, ma alla fine l’opinione pubblica ha capito l’antifona. Certo, sarebbe molto più sensato ed educativo bloccare tutti i lavori, mandare tante lettere di scuse ai paesi che si apprestavano a partecipare all’evento (oltre 130 paesi, distribuiti nei 5 continenti: dall’Afghanistan allo Zimbawe): “Scusate, abbiamo scherzato”, con tanto di faccina che ride :). In fondo siamo o non siamo Italioti?! Gli altri paesi capirebbero.

Li abbiamo abituati alle nostre burla fin dalla seconda guerra mondiale: prima fascisti con i nazisti, poi antifascisti e con i partigiani; li abbiamo fatti ridere con le corna nelle foto di rito; li abbiamo anche infastiditi, con le telefonate al momento del saluto di benvenuto, ma è noto che l’amico germano non spicca in flessibilità e humor; li abbiamo derisi al telefono, appellando capi di stato come “culone inchiavabili”, ma qui la politica non c’entra (“U pilu è pilu”). Certo che capirebbero! Italiots do it better!

Sì, sarebbe molto più sensato, soprattutto leggendo il tema di Expo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.

Ma ai nostri politici quello che è sensato non piace: c’è la possibilità di ammodernare una ferrovia esistente? Meglio costruirne un’altra! C’è la possibilità di cambiare la destinazione d’uso di immobili esistenti? Meglio costruirne altri, poi venderli e poi riprenderli in affitto a prezzo salato! Ai nostri politici piace ciò che consente di foraggiare caste di lobbisti, costruttori, palazzinari, mafiosi.

Inoltre, ai nostri politici piacciono le vetrine internazionali.

Piace agli amici della Lega che guardano all’Expo come una manifestazione Salvi(ni)fica che consentirà al popolo padano di fare un sacco di sghei ed esibire al mondo tutto le virtù autoctone “Ora, labora et se passa un mafioso, girati dall’altro lato”.

Piace al Sindaco di Milano che con l’Expo può sistemare strade, quartieri e qualche fognatura che salta.

Piace a Matteo il Magnifico, padre della Patria e prima ancora della Leopolda. Secondo voci di corridoio, il Magnifico, per l’occasione, starebbe prendendo lezioni di inglese, onde non fare figure barbine con l’idioma italichese.

Ma per garantire a tutti costoro la giusta fetta di Expo mediatico, mercantile, favoreggiante e scambista, si consegnerebbe il Pianeta (quello da Nutrire) a coloro che il pianeta l’hanno stuprato, avvelenato, saccheggiato, insanguinato e barbaramente costruito, senza alcuna logica di utilità, se non quella propria.

Energia per la vita a chi ha solo portato morte; cultura agli ignoranti; bellezza ai mostri dell’umanità.

Questo è il nostro Expo: l’esposizione della mala-politica al servizio del mal-affare.

Questo gli altri paesi lo capirebbero meno.

Ma senza l’organizzazione certosina delle mafie, sarebbero forse i nostri politici in grado di portare a termine Expo? Probabilmente non saprebbero nemmeno da dove cominciare.

E quindi “Lodiamo le mafie” che tanto prendono, ma qualcosa danno!

Una nuova destra

salvini

La nuova destra italiana non e’ una destra berlusconiana: ruffiana e figlia dell’immobilismo della prima Repubblica.

La destra di Berlusconi si e’ dissolta a cause delle sue 1.000 promesse non mantenute: dalla riforma giustizia, all’articolo 18.

Tutte queste riforme le sta provando a fare Renzi, con un sostegno popolare ben largo, similare a quello del primo Berlusconi, a riprova che ormai le persone non votano piu’ un partito ma un’idea chiara di paese (si vedano le ultime Europee).

La nuova destra e’ molto piu’ simile a una Lega nord allargata, senza piu’ il feticcio della difesa della padania, ma con il nuovo mito della difesa del sacro suolo nazionale italiota.

Difendiamoci contro:

  • l’immigrazione in generale che ruba lavoro
  • le politiche europeiste atlantiste e diventiamo i nuovi amici di Putin
  • qualsiasi cosa che il governo promuove, anche se era nel programma della mia coalizione fino a qualche anno fa
  • l’euro
  • etc etc

A destra si parla ben poco di lavoro, quello lo si demanda al governo. A destra non si espongono sulla correttezza o no del job act, probabilmente perche’ sono d’accordo anche loro. Nella nuova destra parlano di valori che colpiscono alla pancia le persone.

Chi e’ l’artefice di tutto questo? Fitto? Qualche resuscitato del PDL? No, Matteo Salvini.

La pancia che si vuole colpire per prendere voti e’ quella delle persone che hanno paura, delle persone poco informate e delle persone che non votano PD perche’ pensano che sia di sinistra e che mai voterebbero M5S perche’ sono un ammasso di comunisti (anche se, ho sempre avuto personalmente l’impressione che un bel manipolo di camerati si nasconda tra di loro).

Forse a destra e’ proprio Salvini ad aver imparato la lezione del M5S: il populismo a prescindere ti fa prendere un bel po’ di voti.

Stimolare la paura del diverso per aver voti e’ una tecnica antica, ma prolifica. Se a questo aggiungiamo l’idea anticasta che la Lega si porta dietro, anche se e’ stata lei al governo con Silvio per tanti anni, Il bacino elettorale e’ piu’ o meno lo stesso di Grillo: persone scontente con poca capacita’ di analisi, che non si rivolgono a sinistra per la protezione dei propri interessi (perche’ non c’e’ nessuno), ma ritornano ad un vecchio fascismo sociale per la protezione del proprio orticello.

Salvini cerca i voti spaventati dei pochi operai rimasti, dei tanti Grillini delusi e dagli irriducibili che PD non lo voterebbero mai.

In tutto questo, l’assenza di una sinistra vera da votare si fa sentire: chi la voterebbe per la difesa dei propri interessi non trova nessuno e allora l’elettore passa sopra a qualche sparata razzista per vedere protetto il suo piccolo mondo.

Anche fratelli d’italia fara’ naturalmente parte del nuovo MSI, che andra’ nascendo sulle ceneri della Lega e di una destra che e’ stata in gran parte assorbita da Renzi.

Aspettiamo tutti che la sinistra, quella vera, ritrovi il modo di organizzarsi e di fare politica in modo sensato, per tornare finalmente a come eravamo abituati: MSI, DC, PC con il M5S che forse avra’ esaurito il suo lascito, perso di qua e di la tra estrema DX ed estrema SX, con un PD destinato a governare per I prossimi lustri: sempre che Renzi non affondi come Berlusconi travolto da troiette di alto bordo e dal non aver mai fatto nulla di concreto.

Renzi: uno stupido?

Renzi-LettaUna battuta che girava su FB in questi giorni, che recitava più o meno così, mi fa riflettere: “ ti svegli e sei perplesso quando ricordi che l’ultimo presidente del consiglio eletto democraticamente dai cittadini è stato Berlusconi.”

Renzi ha annullato la democrazia? Il PD non sa cosa sia la democrazia? È un suicidio? Che cosa diavolo sta accadendo? Non può essere la solita manovra di palazzo, per di più guidata da chi ha sempre condannato le “Manovre di Palazzo”!

Non sono mai stato “dietrologista”, Napolitano che fa il colpo di stato con Monti è uno scenario divertente da film, veritiero, ma sempre da film rimane.

Ieri sera ero disorientato: “Ma come, lui che si è sempre detto contrario a queste cose? Proprio lui che con la vecchia politica voleva chiudere? Perché non aspettare e vincere un domani una volta portata a casa la legge elettorale? Perché?”

Tuttavia una maggioranza schiacciante all’interno del partito, riguardo alle dimissioni di Letta e alla salita al governo di Renzi, non accade per caso.

Due indizi su tutti: le elezioni europee e la necessita’ di una fiducia per il Governo.

Le elezioni europee possono, se il PD vince, dare una legittimazione ex-post a Renzi, che inoltre andrebbe a presiedere il semestre europeo. Magari con questo riesce pure a riportare a casa i Marò e farebbe felici tutti.

Se incassa la fiducia con un programma aggressivo (abolizione senato, legge elettorale, riforma province, privatizzazioni…), avrà vinto lui. Se non lo attuerà per resistenze di chi gli ha votato la fiducia, sarà stata colpa degli altri.

Dopodiché, alle elezioni, sia che si vada subito per la non fiducia, sia che si vada quando lo faranno cadere, avrà ottime probabilità di vincere.

È l’unico che ci poteva mettere la faccia e scontentare un po’ di partiti e parlamentari vari, Alfano su tutti, perché è forse l’ultimo appiglio per provare in corsa a cambiare le cose.

L’unico sbaglio sarebbe quello di non essere “iperaggressivo” nel programma e nelle persone che presenterà come componenti del nuovo governo. È chiara l’intenzione del PD di superare le larghe intese che non hanno portato a nulla e di venire al momento delle azioni, come ha sempre sostenuto il suo nuovo segretario. Il rischio era di spegnersi e far rientrare Berlusconi in auge.

In poche parole Renzi si salva se fa il Renzi, cioè se porta una programma definito e deciso che scontenti tanti, come quello che avrebbero potuto mettere in piedi PD e Movimento 5 Stelle se Grillo non avesse posto un veto miope e radicale, non se fa il Letta accomodante e buono per tutte le stagioni.

Il paradigma renziano

RenziSono anni che non si fa nulla. Né a destra né a sinistra in Italia.

Berlusconi non era un uomo di destra, era Berlusconi. L’altra parte non ha capito il cambiamento in atto e la condanna è stata l’onda lunga del vecchio PC che diceva cose sensate negli anni 60 e 70. I socialisti si sono fatti fuori da soli e la DC…inutile parlarne.

La verità è che siamo un paese profondamente inefficiente. Questa inefficienza poteva andare bene fino agli inizi degli anni 90. Veniva coperta dalla proverbiale fantasia italiana, dal debito pubblico e dallo stampaggio della moneta. Peccato che mentre siamo rimasti con la mente a tangentopoli e al PC, nel mondo siano esplose un po’ di cose: il Sud del mondo, il debito pubblico per tappare i buchi e la non crescita, e inoltre, la bomba Euro che ci ha obbligati ad essere competitivi senza poter contare sulla nostra cara svalutazione.

Mentre cambiava il mondo, l’uomo che si era ripromesso di ammodernare l’Italia ci prendeva in giro proteggendo solo gli interessi propri. Dall’altra parte, la vecchia nomenclatura di sinistra a cui vertice mettiamo il caro D’Alema, era troppo legata a modelli antichi per capire che il mondo stava voltando pagina. Se aggiungiamo all’inefficienza tipica italiana, l’inefficienza di un sistema bicamerale perfetto, una giustizia elefantiaca e un apparato statale marcio, la frittata è fatta. Figuriamoci dopo vent’anni di immobilismo.

La verità è che non ci sono più ricette di destra o di sinistra, ma ricette di buon senso.

Il buon senso non è al di qua o al di là dal muro, tanto più che il muro è caduto grazie a Dio, ma deve essere una cosa comune a tutti.

La democrazia è inefficiente e la Cina ce lo dimostra tutti i giorni. Noi amanti del poter scegliere, per mantenere il passo e non morire di disoccupazione, dovremmo pensare di modificare il sistema degli apparati parlamentari per renderli più diretti, più decisionali, più veloci. Il proporzionale? Sì, è corretto e fa esprimere tutti, ma uccide la tempestività delle decisioni e la stabilità. Inoltre, Ci dobbiamo mettere in testa che non siamo tedeschi. Noi ci prendiamo a pugni in parlamento, non ci confrontiamo con chi la pensa diversamente da noi per arrivare ad un compromesso, ci scanniamo e tutto rimane come è.

Ed ecco il fiorire di Grillo!

Renzi si inserisce in questo contesto. Non può essere legato a vetusti paradigmi di destra o sinistra, non ci è nato dentro. Non è berlusconiano se no sarebbe già stato eletto con la maggioranza dei voti alle scorse elezioni.

È uno che dice quello che la maggior parte delle persone pensa e non è ne di destra ne di sinistra è una persona di buon senso.

Le libertà e i diritti civili arriveranno anche loro, ma non si può chiedere ad un futuro candidato a primo ministro di giocarsi l’elettorato cattolico. Dopo 20 anni di egemonia culturale che ci ha portato dove siamo verrà il cambiamento anche in Italia, perché se no si muore. L’ha capito anche la Chiesa che per non morire ha eletto Papa Francesco! Speriamo lo capisca anche l’Italia, che non si guardi sempre indietro cercando qualcosa che non c’è più, invocando politiche di destra o sinistra. Le cose da fare per crescere, per tornare a dare lavoro ai giovani ed investire in scuola e ricerca, sono chiare. Stavolta non c’è partito o ideologia che tenga.

Ecco la rivoluzione renziana: il fare cose normali, ma farle, cercando di aggirare i blocchi intrinsechi alla nostra marcia struttura statale e i feudi che proteggono le rendite di posizione che affamano, nel vero senso della parola, tante persone.

Se poi non è simpatico, è un paraculo, si veste col chiodo e per vincere va su Chi e alla presentazione del libro di Vespa, ben venga; per chi crede di appartenere a un popolo di intellettuali, ricordiamoci che il 50% degli italiani non legge più di un libro all’anno, che la classifica dei programmi visti in TV premia le ricette della Parodi e che l’elettorato è fatto anche dalla signora Maria che si aggrappa a Sentieri, Vivere e la nota maratona del pomeriggio di rete 4.

 

Un anno fa iniziava l’avventura di Italioti.

Grazie a tutti i lettori innanzitutto e ai collaboratori di questo Blog.

Si è cercato di lanciare un blog politico e sociale aperto alle idee di tutti gli schieramenti, nel quale chi avesse voglia di mettersi in gioco e di mettere le proprie idee in discussione potesse farlo. L’impostazione è piaciuta, e le oltre 22.000 visualizzazioni nonché le svariate collaborazioni da quando siamo nati sono un bel segnale e il più bel regalo per noi.

Dobbiamo e possiamo ancora crescere tanto. Il cammino è lungo e faticoso ma per questo forse è la strada buona.

Siamo qua per tutti i nostri lettori e per chiunque cerchi uno spazio per condividere le proprie idee e dare spunti, per far rinascere ogni giorno un po’ di più quell’italiano sopito sotto la coltre Italiota che sembra essere calata inesorabilmente sulla nostra amata Italia.

 

Grazie a tutti

Il Team di Italioti

 

Il paese della libertà

festa della libertàPersonalmente trovo che sia giusto che molta gente abbia festeggiato per la decadenza di Berlusconi.

Sono altrettanto convinto che sia sbagliato che molti lo rimpiangano.

Non è ancora abbastanza però. Di questi 20 anni solo la metà sono stati governati da Berlusconi e ancora tanti di coloro che hanno reso possibile lo sfacelo del nostro paese sono ancora li in bella mostra.

Berlusconi diciamo che ha incarnato quello che di peggio è stata l’Italia: qualunquista, populista, senza ideali, senza ragione e solo dedita al piacere. Il tanto vituperato bunga bunga è stato solo lo specchio del paese, una giostra su cui tutti avrebbero voluto salire; anche il più integralista di sinistra se fosse passato per caso davanti alla villa di Arcore e gli avessero assicurato che nessuno lo sarebbe venuto a sapere, ne avrebbe preso parte.

La sentenza, che sia politica o no, ha dato una mano a questo paese, fossilizzato sulla figura di una sola persona, sia a destra che a sinistra, che ha ucciso il libero pensiero politico ed economico. La libertà è stata uccisa da Berlusconi, inteso come idea, l’unica bandiera per tutti i partiti, che fosse da distruggere o incensare.

È paradossale il Giornale che parla di fine della libertà quando di libertà: in economia, nel diritto, nella concorrenza, nella selezione delle persone, nelle manovre finanziarie e chi più ne ha più ne metta, in Italia non se ne è mai vista, nemmeno quando promessa.

Forse dovrebbero intitolare tutti i giornali: libertà finalmente sei tornata fra noi. La libertà di pensiero che gli italiani hanno delegato per tutto questo tempo ai salotti della politica invece di pensare a quello che stava succedendo nel paese, facendosi annebbiare la vista da squallidi teatrini e promesse mai mantenute.

Forza ora, questo è solo l’inizio, può essere la svolta per cambiare qualcosa, per muoversi e dare una vera ripulita. Di questo cambiamento secondo me dobbiamo dare atto al Movimento 5 Stelle, senza il quale non so quanto la vecchia politica avrebbe spinto per il voto palese e la decandenza di Berlusconi.

Abbiamo finito il turno in prigione, è ora di ripassare dal via per cominciare a ricostruire un Italia che avrà sempre i suoi difetti, però almeno che sia nuova e proiettata al futuro, non al presente imperante e privo di vita che ha dominato fin ora.

Ritorna la parola Libertà che ironia della sorte era forse la preferita di Berlusconi. Dobbiamo essere in grado di onorarla questa parola e renderla davvero vita per intravedere un futuro diverso. 

L’indifferente di oggi

l'indifferenteScrivere. Cosa scrivere?

Sono diversi giorni che mi tormento sul fatto di non avere più un’ispirazione. Apparentemente le parole sono fuggite dalla mia penna e non riesco nemmeno a focalizzare un mezzo argomento politico che mi possa interessare.

E sì che ce ne sarebbero.

Ci sarebbe la Bindi eletta all’antimafia, Renzi e “la Leopolda”, Silvio che vuole di nuovo rompere tutto, il povero ragazzo italiano linciato in Inghilterra, ecc…

Ma cavolo non mi viene nulla. Sono diventato apatico a questo genere di notizie. Già scrissi un articolo del similare qualche mese fa, sul come non mi interessasse più nulla e chiesi alla fine, citando Gaber, di riportarmi nella realtà! Nessuno mi ha aiutato da allora.

Ecco che mi chiedo come fare.

Risuona in me una parola che non mi lascia in pace: realtà!

Che cosa è la realtà? Quella che conta davvero dico.

La realtà è quella che ho descritto sopra dei vari politici? Quelli credo che siano solo accadimenti che ci scalfiscono la vita giusto per qualche minuto mentre scorriamo il corriere.it.

Il pericolo però è che facendosi anestetizzare passo passo, nulla di quello che vediamo sia reputato più degno di nota per le nostre vite.

Che cosa fare? Che cavolo è che può far tornare a me quella voglia che non c’è più? Quella voglia di puntare il dito, indignarsi e schifarsi per tutto quello che c’è intorno e di agire?

Forse la partecipazione è la medicina. L’unica medicina che forse è anche l’unica cosa vera.

E se fosse la realtà ad essere partecipazione e non la libertà?

Fare politica è partecipare in uno dei sui più sublimi significati. Impegnare il proprio tempo per un’idea di mondo che abbiamo in testa. Fare politica è impegnarsi attivamente in una struttura democratica per muovere mozioni, influenzando chi può decidere e in ultima analisi approvare leggi. Fare politica è un modo vero e concreto per cambiare le cose, o quanto meno provarci. Essere “la base” significa provare ad influire con le proprie istanze e richieste sulla direzione del paese.

Credo che fare politica dall’esterno invece, sia come fare l’amore con una bambola gonfiabile.

Fare politica è innanzitutto scegliere che prodotti comprare, quali giornali leggere, cosa guardare in Tv. Ma non basta, bisogna osare il passo successivo: la politica dell’azione. Non basta la vita del buon cittadino qualunque, politica è mettere le mani nella merda per cercare di toglierla da dove sta.
Fortunatamente siamo ancora in una democrazia, coi suoi modi, ma sempre democrazia, che ci dà la possibilità di associarci con chi ci pare come da carta costituzionale.

Sarebbe bello che tutti in Italia avessero la tessera di un partito.

Essere partigiani significa combattere e credere che anche io posso fare la mia parte. Chi non è partigiano, lentamente muore di ignavia.

Le partecipazioni “tanto per” a qualche manifestazione, o qualche firma sotto la solita petizione lasciano il tempo che trovano. È arrivato il momento di militare, di credere e agire per qualcosa che sta andando in merda completamente e grazie alla più classica delle ragioni: il menefreghismo degli italioti. Il nostro menefreghismo, che si vede nei dati: delle affluenze elettorali, degli abbandoni scolastici, del chi non cerca più lavoro, delle aziende che chiudono e chi più ne ha più ne metta!

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.” Gramsci

Il nostro essere indifferenti e individualisti di oggi ci ha portato dove siamo ora! Agiamo, diamoci una mossa, militiamo! Che sia a destra o sinistra poco importa, l’importante è agire, essere di parte!

I Tonti Contano

img1024-700_dettaglio2_Camera-governo-LettaUna colomba, due colombe, tre colombe…”Oh, ragazzi sto giro basta. Non facciamo cazzate, ok? Tutti d’accordo? Dai conta, quanti siamo? 20? 30? 40? Continua, continua a contare”.

Un…due…tre…5 Stelle! Grillo si attacca come una Cozza allo scoglio contro “o Purpo” (il polipo) Napoletano che non vuole s-Collarsi…

“Solo un pazzo puo’ avviare un’attivita’ in Italia” scrive Grillo. Occhio alle parole perche’ se dice pazzo richiama inevitabilmente qualcuno alla memoria, se mai ci fosse bisogno di qualche altro trigger oltre a quelli quotidiani. Lui di attivita’ ne ha avviate ben piu’ di una in Italia. E forse a scapito di tanti altri.

Letta intanto non ha letto il post di Grillo perche’ circondato da mattei che gli Renzano intorno senza pace. “Questo matrimonio non s’ha da fare, ne’ domani, ne’ mai”.  Ma in questo frangente cosi delicato e ad alta tensione da quella parte sembrano compatti.

Vorrei scrivere di piu’, vorrei fare un po’ di valutazione critica, un’analisi di quello che sta succedendo…ma un’analisi, per essere tale, presuppone la scomposizione dell’oggetto in questione nelle sue parti costituenti, per poi identificarle e descriverle prima singolarmente e poi in relazione con l’esterno, e tra di loro.

Ma se provo a scomporre il garbuglio politico italiano di questa mattina mi trovo in mano un gomitolo marrone che puzza anche un po’ di merda….e allora l’analisi non mi riesce. Ci vorrebbe piu’ tempo, piu’ calma, piu’ distacco… ma certe volte, come si fa? Sara’ che sono un po’ sfiduciata

Stiamo a vedere che succede oggi.

Io, me ne frego!

non-me-ne-frega-un-cazzoIo me ne frego dell’Egitto e dei fratelli musulmani, del dissidente kazako, della Siria, di Snowden e l’asilo politico, di Berlusconi che sarà o no condannato, del PD che si fa l’ennesimo autogol, del Papa che finalmente fa il Papa e pure della Kyenge e di Calderoli.

Me ne frego di scrivere su questi temi, sulla loro immensa importanza per il destino di tutti noi.

Me ne frego anche della disoccupazione, delle aziende che falliscono perché lo stato non paga, delle morti bianche calate del 10%, della crisi che non finisce più.

Basta!

Sono anestetizzato.

Ce l’hanno fatta.

Mi hanno reso insensibile.

Me ne frego di tutto questo che mi capita intorno.

Mi interessa di più ormai di un cucciolo di panda appena nato che di Renzi ha deciso di candidarsi alla segreteria del PD.

L’unica voglia è di rifugiarmi in me stesso per riscoprire quello che c’è fuori, ma senza fretta, con una tisana o una grappa a fianco e la pioggia fuori che ritma il tempo.

In questo bagno di individualismo e cinismo però sento Gaber, sempre lui, che ci vede più lontano…per parafrasarlo: Cari amici, riportatemi nella realtà!

http://www.youtube.com/watch?v=LQd4S01SVoQ

The Matthew Renzi Experience

renziexperience

Era l’autunno del 2011 quando Justin Timberlake si fece fotografare nei panni di Presidente degli Stati Uniti, per la promozione di un dimenticabile film con Amanda Seyfried. In quello stesso periodo dichiarò che la pausa che si prendeva dal mondo discografico sarebbe proseguita a tempo indeterminato.

Quasi due anni sono trascorsi, l’attore è tornato a cantare e a vendere come se non fosse passata una settimana – un giorno qualcuno dovrà pur scrivere un saggio sul perché a dominare il mondo sono rimasti solo i Justin, da Vernon a Bieber. Nel frattempo dall’altro lato dell’oceano, nelle province dell’impero, un sindaco aspirante leader proclamantesi sindaco è alle ennesime prove tecniche di guida del partito, o quel che resta di esso. Non si concia tuttavia da leader del mondo libero, bensì da biker del mondo occidentale.

In apparente contrasto con l’americano che canta Suit And Tie, l’inno della giacca e della cravatta, il Matthew Renzi del 2012 diventa Fonzie, l’uomo che non deve chiedere scusa, in una giacca di pelle che per quanto ne sappiamo potrebbe essere firmata Diesel – non foss’altro perché Renzo Rosso  già fu arbiter elegantiarum di Roberto Formigoni.

Due uomini di spettacolo in apparenza così diversi, l’uno il negativo dell’altro, eppure dal percorso così simile.

Occorre ricordare infatti che Justin Timberlake iniziò la propria carriera in quella fabbrica di talento che era il Mickey Mouse Club, a metà degli anni ’90, proprio quando il Matthew comprava le vocali alla Ruota della Fortuna di Mike. D’altronde, il piglio televisivo è qualcosa di innato, non importa se sei nato in Florida o a Rignano.

Ma il successo arriva dopo, in una band di giovanotti che infiammano i cuori della gente teledipendente, gli ‘N Sync per l’uno e il tridente Renzi-Civati-Serracchiani per l’altro. Quando le boyband si sciolgono, è sempre dura dover scegliere su chi puntare. C’è chi scommette su Robbie Williams, chi su Pippo Civati, e non tutti possono vincere.

Chi ha scelto di seguire Justin dal primo giorno ci ha visto lungo. Lo scorso marzo infatti, a soli 31 anni, Timberlake è entrato nella ristretta cerchia dei 5 timers, gli ospiti che hanno presentato per almeno cinque volte il Saturday Night Live, un’istituzione per la televisione americana e un’icona per il mondo dell’intrattenimento. Il Matthew purtroppo in questo non può competere. Nelle sue 5 apparizioni alle Invasioni Barbariche ha pur sempre dimostrato di avere i tempi giusti, ma non ha mai potuto contare su spalle comiche più a fuoco di Daria Bignardi.

Tuttavia il vero capolavoro di carisma del cantante americano sta nelle sue partecipazioni estemporanee allo show notturno di Jimmy Fallon, in cui si diletta a ripercorrere la storia del rap sulle basi gentilmente offerte da The Roots.  All’ultimo giro il conduttore e l’ospite hanno riproposto tra le altre tracce anche Lose Yourself di Eminem, il rapper che dieci anni fa poteva permettersi il lusso di umiliare a parole e a video le popstar teenager senz’anima. Ma, si sa, la vendetta è un piatto che va gustato freddo; come nella tradizione fiorentina JT guarda e passa e, nel 2013, si fa disinvolto interprete di un “Ma ve lo ricordate quando pensavamo che Eminem contasse qualcosa?”. Fatte le dovute proporzioni, MR si sta godendo in egual misura le settimane in cui gli antichi avversari interni lo definiscono una risorsa e gli permettono di fare l’Harlem Shake sul PD.

Justin Timberlake non è il miglior cantante in circolazione, ma in The 20/20 Experience offre una musica pop ben ancorata al presente, più che al futuro, reinterpreta senza rottamare suoni retrò che una produzione orchestrale gli permette di manipolare. In bilico tra fiati, archi e digitale, porta a casa il risultato a colpi di falsetto. Quest’estate sarà in tour con Jay Z e sarà uno spettacolo.

Il Matthew non è il miglior politico in circolazione, ma nell’esperienza 20/13 corre dietro alla cultura popolare di ieri e di oggi, forse ha anche smesso di rottamare. In bilico tra DC e online, risolve l’impasse con la battuta. Questa primavera è stato ospite di Maria De Filippi ed è stato glorioso.

Renzi come Fonzie insegue il miraggio del mainstream, a pochi centimetri dal salto dello squalo. Vuole comunicare con tutti a vari livelli, parlare ai giovani e ai fan degli anni ’90, mescolare alto e basso, Dick In A Box e Let The Groove Get In. Justin Timberlake è stato abbastanza umile e intelligente da saper mescolare carte e incrociare carriere in modo credibile. Il Matthew farà lo stesso.

Forse funzionerà. D’altro canto, tra chi vuole incoronare Justin Bieber a padrone dell’universo e chi Beppe Grillo, esisterà pure un’alternativa.

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