Dove C’è Bergoglio C’è Casa

UntitledLa proclamazione di Papa Francesco è evento notevole perché ha saputo generare, più che commozione, sorpresa e curiosità in un pubblico laico e annoiato che non riesce a rinunciare al gusto proibito per le luci dello spettacolo e gli eventi di costume.

L’elezione di un monarca assoluto senza ricorso al televoto – un lusso che solo poche selezionate istituzioni possono ancora permettersi – diventa spunto di riflessione per domandarsi come mai la Chiesa Cattolica sia l’unica impresa italiana a funzionare oggi, il solo export locale a richiamare una certa attenzione o, altrimenti detto, la funzione marketing più efficace da oltre due millenni.

Li avevamo lasciati imbastire una dipartita in elicottero che richiamava la grandiosità dei giochi olimpici di Londra, li ritroviamo con un ininterrotto senso dello spettacolo fatto di attesa protratta, fumo negli occhi, improvvisate mascotte ornitologiche. Il pubblico resta con il fiato sospeso, aspetta il payoff «habemus papam» con la stessa concentrazione che si riserva al ciclico «and the winner is…». Il tutto con lo svantaggio di sapere già che abito indosserà, questo vincitore. A Hollywood lo studio dei dettagli per ottenere tali effetti si paga a caro prezzo.

Non è chiaro perché, a questo punto, non si sappia applicare la medesima cura cinematografica, non dico al Festival di Venezia, ma almeno a Sanremo. Dove si spezza la filiera del talento produttivo? Dove si perde il piglio imprenditoriale? Il confine vaticano non può essere così portentoso.

La verità è che la Chiesa Cattolica è davvero un’azienda che potrebbe insegnare a produrre risultati. È sufficiente dare un’occhiata all’evoluzione del mercato religioso nello scorso secolo per rendersi conto di come l’identificazione di un’opportunità internazionale abbia guidato le scelte di investimento del pontificato. Il business si è progressivamente spostato fuori dall’Europa, mercato stagnante di fatto e di spirito, e i primi a capirlo sono stati quei cardinali che da più di 30 anni eleggono un CEO straniero a curare gli interessi della Romana Chiesa.

Il conclave dimostra un senso per gli affari che, distillato in dosi omeopatiche nella dirigenza Barilla, avrebbe reso i carboidrati l’unico alimento legalmente accettato nei due emisferi. Dietologi francesi avrebbero venduto milioni di libri sull’alimentazione a base di fette biscottate.

L’elezione di un papa argentino a un mese dal parto di Belén svela le abilità di un instancabile ufficio stampa. Un pontefice di Buenos Aires il giorno dopo la doppietta di Messi in Champions League significa avere un’ottima comprensione delle dinamiche di Twitter.  Chi, d’altronde, non ha pensato che la cancellazione dell’account di Benedetto XVI fosse l’estrema dimostrazione di una inadeguatezza dell’amministratore delegato di fronte alle nuove tecnologie? Serve qualcuno capace di raccogliere la sfida di un consumatore che è passato in pochi anni dalla fiaccola all’ipad.

Il nuovo CEO pare essere un bravo comunicatore. Ha scelto di chiamarsi Francesco, con un evidente richiamo al voto di povertà esattamente in linea con i chiari di luna cui ci stiamo abituando. Vogliamo l’abolizione dei rimborsi elettorali e, mentre politici e commentatori si affannano a spiegarci quanto questo non risolva i problemi della nazione, arriva un anziano signore pronto a suggerire, con solo una parola, l’intenzione di rinunciare ai beni terreni. I giornali già titolano sul papa che prende i mezzi pubblici e cucina da solo per sé e per i poveri. Come i nuovi cittadini, già onorevoli, potrebbe decidere di farsi chiamare babbo.

Un’azienda che si sviluppa sempre di più verso l’estero e che ha negli anni dimostrato una certa solidità finanziaria. Da secoli affronta e supera scandali, etici ed economici. Le ombre che già si delineano sul passato del Cardinal Bergoglio sono destinate a sparire. Merito di un’attività di lobbying instancabile che, fosse perseguita con lo stesso zelo dalla Ferrero a Bruxelles, oggi Nutella sarebbe prescritta come colluttorio.

Ormai di papato non si muore neanche più. Quando non producono risultati, si dimettono, come nelle multinazionali dei paesi seri. Indulgenza plenaria e si torna a lavorare.

L’illusione che anche altre aziende possano operare in modo così dinamico resta interdetta nel momento in cui, nonostante l’inno di Mameli accompagni con una certa insistenza la cerimonia, ci rendiamo conto che non stiamo parlando di un’azienda italiana.

Annunci

Francesco I – la Primavera della Chiesa

San_Francesco

“Nella Chiesa si imporrà il modo di S. Francesco, che sapeva di Dio più cose di tutti i dotti poiché egli lo amava di più.” J. Ratzinger

Una profezia!

Basterebbe questa frase di Benedetto XVI per questo post.

Un nome scelto fuori dalla tradizione, che impone gesti semplici, che vuole portare uno stile nuovo.

Francesco I si è mostrato al mondo e ha detto: “Buonasera”. Un Papa che chiede la benedizione, che prega con le sue persone, con le preghiere che si insegnano ai bambini, il Padre Nostro e L’Ave Maria!

Sarà un inizio nuovo. O la Chiesa si rinnova ora o come tutte le istituzioni umane, anche le più durature,  è destinata a finire.

Vogliamo in questo post lasciare spazio alla speranza, senza intaccare il tutto con passati legati a rapporti con le dittature militari del Sudamerica, dei desaparecidos ecc ecc, vi saranno post ad hoc per questo, non perché abbiamo le fette di salame sugli occhi, ma semplicemente perché non abbiamo verificato nessuna fonte che possa dire una cosa e l’altra e perché stasera vogliamo sperare.

Sperare nel Papa delle persone povere di BuenosAires, dei barrios argentini. Un Gesuita, il primo gesuita alla guida della Chiesa e questo vuol dire moltissimo. Il Cardinal Martini era un gesuita, come lo è questo nuovo Papa e questo è un segno.

Una persona compassionevole Padre Bergoglio, una persona che va verso gli ultimi.

I poveri al centro! Potrebbe essere questo finalmente il vero passaggio della Chiesa, la vera innovazione, che era li pronta per essere colta, pronta per essere riportata al cuore del messaggio evangelico. Ecco cosa ci ha regalato Papa Ratzinger. Ci vuole l’esempio, l’esempio di Francesco d’Assisi; speriamo che la Chiesa faccia suoi gli esempi del Santo, secoli dopo.

Che si ritorni al Vaticano II e che si torni ad una dimensione di Chiesa servile, un senso del servizio da parte di chi è ai vertici, attraverso la semplicità mostrata fin dalla sua prima uscita oltre che dal suo nome, quel nome semplice, spirituale, di quel santo che rischiava di essere scomunicato per aver fatto chiamato la povertà sua sorella.

Sarà una primavera questo Papa, lo si avverte anche solo grazie alle parole di benvenuto e grazie al ricordo di Francesco, un uomo semplice, un uomo con tutte le sue debolezze che partendo proprio da quelle ha creato la sua forza, tramite la Chiesa, tramite la Gente che fanno la Chiesa e soprattutto tramite gli ultimi, portandoli alla “Perfetta Letizia”.

“Guardate l’umiltà di Dio,
e aprite davanti a Lui i vostri cuori;
umiliatevi anche voi,
perché Egli vi esalti.
Nulla, dunque, di voi
tenete per voi,
affinché vi accolga tutti
Colui che a voi si dà tutto.”  Fonti Francescane

 

Papa Francesco: l’argentino gesuita Bergoglio

Nostri Cari Italioti,

Che lo vogliate o no, e’ una pagina di storia! E’ stato eletto il nuovo Papa Francesco, l’argentino gesuita Jorge Mario Bergoglio.

E’ il primo sudamericano, il primo non europeo ed il primo gesuita. Que te vaya bien Papa Francesco!

E la chiesa si rinnova…

benedetto

E se questa volta decidessero di Rinnovarsi veramente, di Risorgere davvero vicino all’uomo e alla donna di tutti i giorni?

Ascoltate le parole pungenti di Giorgio Gaber e diteci la vostra!

[Read more…]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: