Giovani Talenti

lettaFinalmente abbiamo un governo, finalmente abbiamo un governo di giovani, finalmente abbiamo la diversità del nostro bellissimo popolo rappresentata dai nostri governanti, finalmente un governo eletto dal pop…ehm no , finalmente un governo che non e’ stato impos…no, nemmeno cosi’, finalmente niente inciuci di palaz…niente, non c’e’ verso, quel Letta li’ non mi convice per niente, fosse solo per il fatto che il Sole 24 ore si e’ premurato di sottolineare che Letta e’ andato alla messa prima di fare questo e dopo che ha fatto quello (il Sole 24 ore, non l‘Avvenire… http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-27/nuovo-governo-oggi-giornata-094439.shtml?uuid=AbAeKyqH) no comment.

Oggi non ho voglia di parlare di questo, per qualche motivo questo governo Letta non mi smuove nemmeno un po’, potrei lanciarmi in qualche dietrologia solo per il gusto di far arricciare il naso a qualche amico della redazione (come se ne avessimo una) ma mi sembrerebbe fatica sprecata e di energie da sprecare oggi proprio non ne ho.

Sara’ il fatto che Letta e’ andato alla messa, ma quello che mi smuove oggi non e’ la politica dei presunti giovani, quello che mi smuove oggi sono le parole di papa Francesco, proprio a me che sono in crisi mistica ormai da un po’ di anni, quelle parole che ha rivolto ai giovani durante l’udienza generale del 24 aprile partendo dalla parabola dei talenti:

«Ho visto che ci sono molti giovani: è vero? Ci sono molti giovani? Dove sono? […]A voi, che siete all’inizio del cammino della vita, chiedo: Avete pensato ai talenti che Dio vi ha dato? Avete pensato a come potete metterli a servizio degli altri? Non sotterrate i talenti! Scommettete su ideali grandi, quegli ideali che allargano il cuore, quegli ideali di servizio che renderanno fecondi i vostri talenti […] La vita non ci è data perché la conserviamo gelosamente per noi stessi, ma ci è data perché la doniamo. Cari giovani, abbiate un animo grande! Non abbiate paura di sognare cose grandi!»

Nella testa di molti miei coetanei queste parole hanno immediatamente richiamato il famoso discorso di Steve Jobs agli studenti di Stanford nel 2005 (“Stay hungry, stay foolish…”), sono parole che non ti aspetti dal Papa, parole che sono rivolte a tutti i giovani, ma che a ognuno sembra che siano dirette solo a lui, che ti fanno sentire speciale solo per il fatto di averle sentite, ti ispirano, ti motivano, ti spingono in quella che in un attimo ti sembra diventare l’unica direzione giusta possibile, forse l’unica direzione possibile e basta, e ti chiedi come hai fatto a non capirlo prima, e una volta che l’hai capito poi…come fai ad andare in un’altra direzione??? Non puoi, mentiresti a te stesso, nasconderesti i tuoi talenti…

A tutti i giovani talenti italioti consiglio la visione del video di seguito dal minuto 5:30 al minuto 9.30

L’albore della Terza Repubblica: cosa dovrebbe fare il PD, lo stallo del PDL e il M5S

rock in the parlamentoLe forze politiche ora in parlamento, espressione del paese, non sono riuscite a trovarsi d’accordo se non sul passato, non per preservare poteri e poltrone grazie a strani complotti architettati chissà dove, ma perché le urne hanno consegnato all’Italia una situazione non chiara, torbida e salmastra.

In una situazione dove vi sono 3 forze politiche principali, 2 solide che non si sognerebbero mai di comunicare l’una con l’altra come PDL e M5S ed una fortemente divisa al suo interno sul cosa fare e con chi, il risultato non poteva essere altro che un ritorno a Napolitano per non aggravare una situazione già drammatica.

In molti parlano di una vergogna per la mancata convergenza tra PD e 5 stelle, quando all’interno dello stesso PD le anime sono le più disparate e inoltre non si sa come mai se prima Grillo aveva detto di no ad un governo col PD, dopo l’elezione di Rodotà avrebbe dovuto convergere per la guida del paese!

Non si è avuto un governo Grillo e PD per diverse ragioni: in primo luogo perché anche il movimento 5 stelle deve rendere conto ai suoi elettori e un posizionamento politico non di protesta sarebbe stato forse troppo per un movimento che ancora deve diventare partito e poi perchè l’accozzaglia del PD è sempre stata troppo varia: ex PCI, ex DC, ex PSI. Il Partito Democratico ha inglobato per anni i partiti e i mali della prima repubblica, che sono stati tenuti assieme solo da due persone, Silvio Berlusconi e Romano Prodi che riusciva appunto a fare governi con Mastella e con Bertinotti assieme.

Oggi sembra che la base chiassosa del PD avrebbe voluto a tutti i costi un patto con i grillini grazie ad un Rodotà presidente, ma anche queste sono solo supposizioni. Rodotà non è stato votato dal PD per le forti opposizioni “Cattoliche” interne al partito che, ragionando appunto come la vecchia politica, voleva qualcuno dei “suoi” in una carica importante, avendo perso sia camera che senato.

Da questo quadro confuso salta fuori un altro elemento che di sicuro non armonizza: l’amato o odiato Matteo Renzi che non riesce a creare opinioni ibride sulla sua figura. Amato da chi vede in lui l’unica via d’uscita per il Partito Democratico e odiato da chi non riesce a dire altro che dovrebbe andare nel PDL. Inoltre dai cattolici del PD Renzi è visto come un pericoloso riformista, che vuole separare in toto la fede dalla cosa pubblica, come ha detto chiaramente nell’intervista dalla Bignardi mentre si faceva il nome di Prodi per il Quirinale. Il suo ruolo di “Cattolico Moderno” non è da sottolvalutare per chi fa politica con il modello di Paolo VI piuttosto che col modello più comunicativo e vicino alle persone di Papa Francesco. Proprio per questo suo ruolo divisorio delle diverse anime di partito ex PC ed ex DC, il PD dovrebbe rifondarsi su Renzi, le anime di sinistra confluirebbero in SEL, quelle cattoliche nell’UDC e forse riusciremmo ad avere una sinsitra europea riformista unita senza veti incrociati. Non ho la più pallida idea di quanti voti potrebbe prendere questo PD 2.0, ma probabilmente attingerebbe un po’ dai 5 stelle delusi da un Grillo sempre in barricata, da una base solida riformista del PD odierno e da chi ha votato PDL ma non ne può più di Berlusconi.

Prima non era il tempo di Renzi, forse ora che i nodi sono venuti al pettine in modo così doloroso si può veramente rifondare, senza le ombre pesanti della prima repubblica sul groppone.

In tutto questo Berlusconi sembra essere quello che nel breve periodo ha vinto su tutti i fronti: quello politico, quello personale, quello interno al partito! Il PDL e il M5S escono da tutto questo caos più solidi che mai! Ora devono cominciare a temere il governo che verrà perché, se portasse avanti le riforme promosse dal consiglio dei saggi di Napolitano: riforme istituzionali volte ad un presidenzialismo, un taglio delle tasse ed il taglio dei costi della politica si ritroverebbero senza più carte da giocare.

Il movimento di Grillo si salverà vista la necessità che ha il paese di volti nuovi, ma non vedo come il PDL possa soddisfare questa necessità essendo sempre più un partito persona, dove una volta venuto a mancare Berlusconi probabilmente si sgretolerà su se stesso. Non c’è un Renzi nel PDL. I maligni potrebbero dire che Renzi sarebbe la perfetta nuova guida per il PDL, ma non ci credo e invece vedo Renzi un uomo di sinistra, riformista e moderno; che poi una certa sinistra nostalgica questo lo assimili all’essere di destra è sintomatico del perché il PD si sia spaccato e del perché un partito di centro sinistra in questo paese non è mai risucito ad essere al potere in modo incisivo.

Il bene che viene della situazione ingarbugliata in cui ci troviamo è che forse è la volta buona che la vecchia politica ci può regalare una via per la terza repubblica, facendo il suo canto del cigno, votando e promuovendo quelle riforme che da troppo tempo sono necessarie, per poi andare a votare con un vero sguardo nuovo verso il futuro, diverso per composizione partitica dei partecipanti all’agone politico e per prospettive del paese: una sinistra forte, un centro sinistra riformista, un Movimento 5 Stelle diverso da tutto il resto e un centrodestra a cui non saprei che ruolo affidare.

Il male lo vedo solo nell’ennesima perdita di tempo possibile, nel riuscire anche questa volta a non fare nulla, nell’essere fermi come una statua di sale. Allora si che la condanna sarebbe definitiva e non vorrei vedere fra un anno un vero “Mini Golpe” necessario perché finalmente l’Italia si risvegli, nel modo peggiore possibile, dal torpore in cui è caduta, con una soluzione che in passato ci ha fatto tanto male.

Dove C’è Bergoglio C’è Casa

UntitledLa proclamazione di Papa Francesco è evento notevole perché ha saputo generare, più che commozione, sorpresa e curiosità in un pubblico laico e annoiato che non riesce a rinunciare al gusto proibito per le luci dello spettacolo e gli eventi di costume.

L’elezione di un monarca assoluto senza ricorso al televoto – un lusso che solo poche selezionate istituzioni possono ancora permettersi – diventa spunto di riflessione per domandarsi come mai la Chiesa Cattolica sia l’unica impresa italiana a funzionare oggi, il solo export locale a richiamare una certa attenzione o, altrimenti detto, la funzione marketing più efficace da oltre due millenni.

Li avevamo lasciati imbastire una dipartita in elicottero che richiamava la grandiosità dei giochi olimpici di Londra, li ritroviamo con un ininterrotto senso dello spettacolo fatto di attesa protratta, fumo negli occhi, improvvisate mascotte ornitologiche. Il pubblico resta con il fiato sospeso, aspetta il payoff «habemus papam» con la stessa concentrazione che si riserva al ciclico «and the winner is…». Il tutto con lo svantaggio di sapere già che abito indosserà, questo vincitore. A Hollywood lo studio dei dettagli per ottenere tali effetti si paga a caro prezzo.

Non è chiaro perché, a questo punto, non si sappia applicare la medesima cura cinematografica, non dico al Festival di Venezia, ma almeno a Sanremo. Dove si spezza la filiera del talento produttivo? Dove si perde il piglio imprenditoriale? Il confine vaticano non può essere così portentoso.

La verità è che la Chiesa Cattolica è davvero un’azienda che potrebbe insegnare a produrre risultati. È sufficiente dare un’occhiata all’evoluzione del mercato religioso nello scorso secolo per rendersi conto di come l’identificazione di un’opportunità internazionale abbia guidato le scelte di investimento del pontificato. Il business si è progressivamente spostato fuori dall’Europa, mercato stagnante di fatto e di spirito, e i primi a capirlo sono stati quei cardinali che da più di 30 anni eleggono un CEO straniero a curare gli interessi della Romana Chiesa.

Il conclave dimostra un senso per gli affari che, distillato in dosi omeopatiche nella dirigenza Barilla, avrebbe reso i carboidrati l’unico alimento legalmente accettato nei due emisferi. Dietologi francesi avrebbero venduto milioni di libri sull’alimentazione a base di fette biscottate.

L’elezione di un papa argentino a un mese dal parto di Belén svela le abilità di un instancabile ufficio stampa. Un pontefice di Buenos Aires il giorno dopo la doppietta di Messi in Champions League significa avere un’ottima comprensione delle dinamiche di Twitter.  Chi, d’altronde, non ha pensato che la cancellazione dell’account di Benedetto XVI fosse l’estrema dimostrazione di una inadeguatezza dell’amministratore delegato di fronte alle nuove tecnologie? Serve qualcuno capace di raccogliere la sfida di un consumatore che è passato in pochi anni dalla fiaccola all’ipad.

Il nuovo CEO pare essere un bravo comunicatore. Ha scelto di chiamarsi Francesco, con un evidente richiamo al voto di povertà esattamente in linea con i chiari di luna cui ci stiamo abituando. Vogliamo l’abolizione dei rimborsi elettorali e, mentre politici e commentatori si affannano a spiegarci quanto questo non risolva i problemi della nazione, arriva un anziano signore pronto a suggerire, con solo una parola, l’intenzione di rinunciare ai beni terreni. I giornali già titolano sul papa che prende i mezzi pubblici e cucina da solo per sé e per i poveri. Come i nuovi cittadini, già onorevoli, potrebbe decidere di farsi chiamare babbo.

Un’azienda che si sviluppa sempre di più verso l’estero e che ha negli anni dimostrato una certa solidità finanziaria. Da secoli affronta e supera scandali, etici ed economici. Le ombre che già si delineano sul passato del Cardinal Bergoglio sono destinate a sparire. Merito di un’attività di lobbying instancabile che, fosse perseguita con lo stesso zelo dalla Ferrero a Bruxelles, oggi Nutella sarebbe prescritta come colluttorio.

Ormai di papato non si muore neanche più. Quando non producono risultati, si dimettono, come nelle multinazionali dei paesi seri. Indulgenza plenaria e si torna a lavorare.

L’illusione che anche altre aziende possano operare in modo così dinamico resta interdetta nel momento in cui, nonostante l’inno di Mameli accompagni con una certa insistenza la cerimonia, ci rendiamo conto che non stiamo parlando di un’azienda italiana.

Francesco I – la Primavera della Chiesa

San_Francesco

“Nella Chiesa si imporrà il modo di S. Francesco, che sapeva di Dio più cose di tutti i dotti poiché egli lo amava di più.” J. Ratzinger

Una profezia!

Basterebbe questa frase di Benedetto XVI per questo post.

Un nome scelto fuori dalla tradizione, che impone gesti semplici, che vuole portare uno stile nuovo.

Francesco I si è mostrato al mondo e ha detto: “Buonasera”. Un Papa che chiede la benedizione, che prega con le sue persone, con le preghiere che si insegnano ai bambini, il Padre Nostro e L’Ave Maria!

Sarà un inizio nuovo. O la Chiesa si rinnova ora o come tutte le istituzioni umane, anche le più durature,  è destinata a finire.

Vogliamo in questo post lasciare spazio alla speranza, senza intaccare il tutto con passati legati a rapporti con le dittature militari del Sudamerica, dei desaparecidos ecc ecc, vi saranno post ad hoc per questo, non perché abbiamo le fette di salame sugli occhi, ma semplicemente perché non abbiamo verificato nessuna fonte che possa dire una cosa e l’altra e perché stasera vogliamo sperare.

Sperare nel Papa delle persone povere di BuenosAires, dei barrios argentini. Un Gesuita, il primo gesuita alla guida della Chiesa e questo vuol dire moltissimo. Il Cardinal Martini era un gesuita, come lo è questo nuovo Papa e questo è un segno.

Una persona compassionevole Padre Bergoglio, una persona che va verso gli ultimi.

I poveri al centro! Potrebbe essere questo finalmente il vero passaggio della Chiesa, la vera innovazione, che era li pronta per essere colta, pronta per essere riportata al cuore del messaggio evangelico. Ecco cosa ci ha regalato Papa Ratzinger. Ci vuole l’esempio, l’esempio di Francesco d’Assisi; speriamo che la Chiesa faccia suoi gli esempi del Santo, secoli dopo.

Che si ritorni al Vaticano II e che si torni ad una dimensione di Chiesa servile, un senso del servizio da parte di chi è ai vertici, attraverso la semplicità mostrata fin dalla sua prima uscita oltre che dal suo nome, quel nome semplice, spirituale, di quel santo che rischiava di essere scomunicato per aver fatto chiamato la povertà sua sorella.

Sarà una primavera questo Papa, lo si avverte anche solo grazie alle parole di benvenuto e grazie al ricordo di Francesco, un uomo semplice, un uomo con tutte le sue debolezze che partendo proprio da quelle ha creato la sua forza, tramite la Chiesa, tramite la Gente che fanno la Chiesa e soprattutto tramite gli ultimi, portandoli alla “Perfetta Letizia”.

“Guardate l’umiltà di Dio,
e aprite davanti a Lui i vostri cuori;
umiliatevi anche voi,
perché Egli vi esalti.
Nulla, dunque, di voi
tenete per voi,
affinché vi accolga tutti
Colui che a voi si dà tutto.”  Fonti Francescane

 

Papa Francesco: l’argentino gesuita Bergoglio

Nostri Cari Italioti,

Che lo vogliate o no, e’ una pagina di storia! E’ stato eletto il nuovo Papa Francesco, l’argentino gesuita Jorge Mario Bergoglio.

E’ il primo sudamericano, il primo non europeo ed il primo gesuita. Que te vaya bien Papa Francesco!

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