Un Paese da salvare

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“L’espressione Mani Pulite designa una stagione degli anni novanta caratterizzata da una serie di indagini giudiziarie condotte a livello nazionale nei confronti di esponenti della politica, dell’economia e delle istituzioni italiane. Le indagini portarono alla luce un sistema di corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti ai livelli più alti del mondo politico e finanziario italiano detto Tangentopoli. Furono coinvolti ministri, deputati, senatori, imprenditori, perfino ex Presidenti del Consiglio.” (Fonte: Wikipedia).

Una descrizione, quella di Wikipedia, che potrebbe dipingere in parte il quadro italiano al giorno d’oggi, se non fosse che non è ancora stata coniata una espressione che classifichi questo secondo periodo storico di cui siamo protagonisti.
Mentre si pensa a scendere in campo contro la magistratura e si legittima il pagamento di tangenti in qualità di “condizione di necessità se si ha da trattare con qualche regime o Paese del terzo mondo”, ci sfugge di vista il vero motivo per cui bisognerebbe manifestare: non contro la magistratura, ma contro chi il nostro Paese lo sta corrodendo, in nome della politica, delle istituzioni, delle lobby.

Sì, perché a 20 anni dall’inchiesta che ha travolto l’Italia, la sua classe politica, le istituzioni, l’industria e i partiti, modificando gli equilibri tra grandi e piccoli gruppi di imprese, condannando a raffica manager e imprenditori, ci troviamo purtroppo in una situazione similare.

In un rapporto de Il Sole 24 Ore, realizzato incrociando i dati di Guardia di Finanza, agenzia investigativa Kroll e ultime cronache finanziarie, emerge che le società italiane attualmente sotto inchiesta delle Procure valgono in Borsa circa 150 miliardi di Euro, metà del valore globale di Piazza Affari.
Un dato che fa guadagnare all’Italia il secondo posto nella classifica dei Paesi più corrotti d’Europa (dopo la Grecia) e il settantesimo posto in quella della Banca Mondiale per la facilità di fare impresa.

La cronaca delle ultime settimane porta alla mente lo spettro dell’illegalità radicata, quella del 1992, con la sostanziale differenza che l’Italia è oggi reduce da un fase depressiva, una crescita zero e una pesante recessione. Fardelli non poco pesanti da sopportare.

C’è MPS, su cui gravano molteplici accuse tra cui l’acquisizione di Antonveneta dal Banco di Santander dietro pagamento di presunte tangenti, la stipula di derivati per “magheggi” di bilancio, la percentuale (il 5% su ogni operazione) pagata sottobanco a dirigenti che si occupavano del business bancario. Il tutto sotto il benestare della Fondazione controllante, di nomina PD, e piccole sviste di Consob e Banca d’Italia.

C’è Finmeccanica, sul cui Presidente grava l’accusa di corruzione internazionale, peculato e concussione per la vendita di elicotteri AgustaWestland all’India a seguito di tangenti. Sotto l’ala protettiva della Lega, che spinge per la nomina di Orsi in qualità di Presidente di Finmeccanica, ma ora ritratta. Ritratta anche il vecchio governo tecnico, che di fronte a un “palese imbarazzo per la condotta di Orsi”, sembra aver peccato di impasse decisionale nella sostituzione del presidente della statale Finmeccanica, quando in una intercettazione Supermario dichiara “non gli stringo la mano, capirà che si deve dimettere”. Della serie: se mio figlio ruba non gli dico bravo, almeno non lo farà più. O se il mio ex Presidente del Consiglio ha più reati che calciatori nella sua squadra di calcio non gli stringo la mano, capirà che non si deve ricandidare.

C’è Saipem (controllata Eni), con l’indagine sulle presunte tangenti (quasi 200 milioni di Euro) dell’AD Scaroni per gli appalti in Algeria tramite una società di Hong Kong che fungeva da “collettore di mazzette”.
Spunta anche un oscuro caso di collocamento lampo del 2,3% di quota di Saipem ad opera di BlackRock (il più grande gestore di fondi globale) precedente al profit warning che ha affondato il titolo in borsa lo scorso gennaio.

Ci sono i prestiti BPM concessi a numerosi esponenti delle forze politiche di centro-destra e relativi amici e parenti (La Russa, Santanchè, Brambilla, Romani) dall’ex-Presidente Ponzellini, in un periodo in cui chiedere un mutuo è più difficile che trovare lavoro.

Ci sono una serie di scandali che stanno corrodendo il nostro Paese, ridicolizzandolo sulle pagine dei giornali mondiali, echeggiando a un mani pulite bis che non ci fa onore.
Il colpevole è uno solo: questa incessante commistione Stato, Politica, Industria che è radicata nel DNA italiano e che fatica ad andarsene. Il conflitto di interesse sembra far parte della nostra economia, divenendo il filo conduttore della nostra Italia.

Il conto delle contaminazioni tra politica, pubblico e privato è salato, e non è a carico dei responsabili.
Finmeccanica, Mps, Saipem seminano punti percentuali in borsa, perdono contratti a livello internazionale, diminuiscono la propria competitività a favore della concorrenza: il prezzo lo pagano i dipendenti, con il posto di lavoro, e il nostro Paese, con la rispettabilità. Con i ringraziamenti di studi legali e banche d’affari, che si leccano le dita.

Dove sta il ruolo della politica, o meglio, dove dovrebbe essere?
La politica al giorno d’oggi non pone regole, ma assiste tacitamente al declino, intervenendo silenziosamente per portare l‘acqua al mulino più opportuno.
Il suo compito dovrebbe essere quello di essere imparziale e creare un contesto giuridico ed economico ottimale per il corretto svolgimento dell’attività d’impresa. Purtroppo non è così.
Se la storia italiana è caratterizzata da questo forte legame tra la politica e l’industria, forse è giunto il momento di cambiare.
Non per visioni economiche, non per schieramento politico sinistra-assistenzialismo-Stato versus destra-libero mercato-privato: il distacco è una necessità, per porre fine al perenne magna magna che ci affligge.

La nostra Italia ha bisogno di due attori fondamentali per riemergere.
In primo luogo i cittadini, con la volontà e l’intenzione di cambiare la propria visione dell’interesse comune.
L’illegalità, la corruzione, le tangenti, i falsi in bilancio, le truffe, le bugie, le condanne penali dei politici dobbiamo cominciare a vederle come un male, come un cancro che distrugge la nostra società. Non dobbiamo continuare a premiarle e sostenerle, nascondendoci dietro a un banale “uno vale l’altro”. No, uno non vale l’altro.
In secondo luogo il nuovo governo, con una riforma del sistema politico che vada a pulire quel marcio che c’è sotto, che limiti i conflitti di interesse, che punisca chi fa i propri interessi a danno di molti, in primis a discapito del nostro Paese.

L’inesistenza di un solo grande vincitore in queste elezioni può forse rappresentare una speranza per noi cittadini: il grande compromesso cui si deve scendere per arrivare a un governo potrebbe far camminare tutti su un filo spinato, ponendo più attenzione al giudizio dei cittadini sul proprio operato.
Dopo tante belle parole spese in campagna elettorale sulla necessità di riforme, di legalità, di revisione dei contorti sistemi politici, ci auguriamo che qualcuno passi ai fatti.
Per far sì che questa “tangentopoli eterna” diventi solo un lontano ricordo.

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Elezioni 2013: Alea iacta est

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La lettera di un nostro lettore sulle Elezioni politiche 2013

Sono uno di quei trentenni generalmente poco interessati alla vita politica. Nel corso degli anni ho sempre pensato che se mandi a Roma delle persone a rappresentarti pagandoli profumatamente e dando loro privilegi para-feudali poi questi signori devono lavorare senza chiederti ulteriore attenzione. Se paghi l’idraulico per aggiustarti il lavandino non esiste che poi devi metterti tu a cambiarti i tubi perché lui non lo fa.

In aggiunta, visti gli ultimi (almeno) dieci anni della vita politica dell’italica nazione, ho perso pure il gusto per il momento della delega, non esercitando il famigerato diritto-dovere con le scuse più fantasiose (devo lavorare/mal di gola/weekend al mare/c’è la motogp/etc.).

Questa volta però è stato diverso. Ho sentito qualcosa che mi ha spinto a prendere un treno e tornare sotto la Lanterna (Genova, ndr) esclusivamente per contribuire a definire il futuro del nostro Paese.

Ho votato Fermare il Declino, in maniera convinta e non turandomi il naso. Mi è piaciuto il programma, bella la campagna elettorale, bello il modo di reagire al mini-casino di Giannino (sta cosa del master oggettivamente è una cavolata rispetto a quello a cui siamo abituati). Questa è la mia idea, ma ci sono buone ragioni che possono portare a votare (quasi) tutti i partiti in lizza. Tanto probabilmente il quadro politico che uscirà da queste elezioni sará così instabile che dovranno fare qualche Grosse Koalition oppure si dovrà tornare alle urne tra sei mesi.

Il punto però non è questo. Sinceramente che vinca uno della triade Berlusconi-Monti-Bersani piuttosto che si attui la rivolta della società civile con Grillo, Ingroia o Fare a me, personalmente, non importa.

Nessuno di questi ha la bacchetta magica per risolvere il grande casino in cui ci troviamo. Se parti da Milano e vai a Venezia in autostrada vedi che un capannone ogni tre o quattro è in vendita o cerca affittuari. A Genova chiudono i battenti qualcosa come 30 imprese al GIORNO. Ho amici che fanno tre lavori per portare a casa uno stipendio cumulato che non si avvicina by far a quello che i loro studi lasciavano ragionevolmente presupporre. Conosco gente che deve rimandare il matrimonio perchè non riesce ad ottenere un mutuo per la casa o a pagare un affitto per un focolare di dimensiono “familiari”.

A me sembrano cose inaudite, non me ne frega un cazzo se Giannino è un “dadaista” e si inventa le lauree (sempre che poi non ci faccia i concorsi con sta balla), se MPS è del PD o se quella la è la nipote di Mubarack o no. Qui siamo nella merda fino alle narici, quella vera che puzza. Per mettere la situazione in sicurezza ci vogliono 15 anni di LAVORO, perchè bisogna cambiare pezzi dello Stato che sono incrostati da decenni. Chiunque vada su deve L-A-V-O-R-A-R-E davvero stavolta.

Detto questo, il cambiamento deve iniziare da noi, che dobbiamo imparare a stare addosso ai “cari” rappresentanti. Chiunque di noi, se potesse guadagnare un sacco, essere trattato come un maraja e non lavorare un solo giorno all’anno farebbe qualsiasi cosa per mantenere il proprio status. Non diciamo cazzate, anche io andrei subito a Roma ad attaccarmi alla greppia come fanno gli altri da cinquant’anni e chi dice “io no!” proprio intellettualmente onesto non lo è. Quindi un po’ di interesse per la Res Publica se lo deve far venire anche chi come me si preoccupa solo del suo particulare, stando in campana per vedere se chi ci amministra fa effettivamente quello per cui è stato chiamato e pagato. Non si può più fare come chi non segue il calcio ma nel mese dei mondiali sputa sentenze sul modulo della nazionale, altrimenti finisce che usciamo al girone eliminatorio. Ho iniziato oggi, sparandomi 4 ore di treno solo per votare. Credo lo stiano facendo molti altri visto che per la prima volta ho fatto coda al seggio.

Già siamo la prima generazione ad essere meno ricca delle precedenti, cerchiamo di non essere anche la più tonta..

Per ora non ci resta che aspettare, staremo a vedere.

Cordialitá.

RADIO ITALIOTA – i pensieri degli elettori ad una settimana dal voto

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Come un bambino speciale, uno di quei” bambini della mezzanotte”, qualche giorno fa ho cominciato a sentire delle strane voci.

Angeli? Fantasmi? Dio? No, niente di tutto questo! Già mi ero immedesimato nel nuovo Messia, quando ad un certo punto ho capito che il dono era molto più potente. L’ apparato uditivo poteva sintonizzarsi con chiunque avessi voluto. Meno male. Non voglio nemmeno immaginare il guaio se fosse stata veramente la chiamata del Signore!

Dopo i primi sbigottimenti, grazie a questa radio incorporata, sono riuscito in questi giorni a viaggiare in lungo e in largo: nei pensieri di un contadino del Maharastra, negli occhi di un pastore dell’uttarkhand e di un pescatore del Kerala, fino ad arrivare a banchieri, avvocati e imprenditori di Mumbai.

Avendo però questo dono magico, ho deciso di sintonizzarmi con casa mia, la nostra Italia. Certo era più complicato perché la distanza diciamo che fa la sua parte, ma una volta riuscito eccomi: nei pensieri reconditi di una casalinga alcolizzata di Milano, nelle perversioni di una vecchia segretaria di uno studio notarile,nel cuore colmo di amarezza dell’ennesimo ricercatore escluso dalla borsa di studio perché il raccomandato era arrivato prima di lui, nelle sinapsi di un operaio in cassa integrazione deluso dalla vita e degli occhi di suo figlio che chiuso nel silenzio remuginava una piccola vendetta sociale, già alla tenera età che si ha in terza elementare, quando si dovrebbe pensare solo a far volare il proprio aquilone  nel freddo cielo invernale di Udine.

È a quel punto, che tornandomi in mente che le elezioni sono fra meno di una settimana,  ho deciso di connettermi con i desideri elettorali dei miei concittadini; volevo capire come pensavano gli elettori di tutti gli schieramenti e mi sono messo a girare all’impazata la manovella delle frequenze per trovare”ragionamenti“ chiari,  che mi facessero capire quale può essere il pensiero che spinge a votare per quello o quell’altro schieramento.

Qua di seguito vi riporto solo alcuni di questi flussi di pensiero, i più categorici, netti, senza sfumature: gli elettori convinti!

Partiamo:

Mario 50 anni impiegato, vota Berlusconi: “cazzo Monti mi ha ucciso di tasse e non mi frega ninte che se non lo avesse fatto saremmo finiti come la Grecia, tanto io ce la facevo lo stesso a stare in piedi. Hanno messo le mani nelle mie tasche e sperano che li rivoti? A sinistra mai e poi mai! Silvio, lui si che ha capito come far girare l’economia davvero. Mi ridà i 1.000 euro di IMU, certo vuole il condono con cui sono d’accordo, ma non si può aver tutto!

Marialuisa 40 anni donna delle pulizie, vota Bersani: “ alla fine per chi voto domenica? Ho sempre votato a sinistra e monti proprio non mi va giù. Lui è liberista, è colpa sua se mio marito è un esodato, se lo hanno messo alla porta. Il PD con Vendola sicuramente farà qualcosa per noi povera classe media che non riesce nemmeno a comprare i libri per mandare i fligli a scuola.

Luigi 25 anni Studente, vota Grillo: “ Monti? Fanculo! PDL e Pdmenoele? Fanculo! Giannino? Fanculo pure lui, poi come cazzo si veste! Ingroia? Magistrato simbolo del potere! Cambiare, bisgona cambiare tutto dal basso, dalla base. Non si può più fare la rivoluzione come una volta quindi bisogna femrare tutto: No Tav, No Euro, No Parlamento, No Politica!

Marco 35 anni impiegato, vota Monti: “ Super Mario è l’uinica scelta. Non ci sono più alternative. Ci si poteva aspettare di più da un governo tecnico, ma c’era un’emergenza vera, seria, da affrontare subito, se no altro che esodati e disoccupazione giovanile alle stelle, sarebbe stato tutto il paese ad essere in panne col 30% fisso di disoccupazione, altro che il 12% di ora, grazie a Dio c’è stato monti. E poi è l’unico credibile in Europa. Il PD ha in seno Vendola…se solo avesse messo Renzi…ma lasciamo stare.

Laura 28 anni lavoratrice a progetto, vota Ingroia: “cavolo perché il PD si inciucia con Monti? Io quello non lo posso vedere; fa il saccente, ci ha ridotto in brandelli a furia di tasse e a noi lavoratori lo ha solo messo in quel posto. No, meglio puntare a sinistra con decisione, Rivoluzione Civile sembra darmi giuste garanzie:difende il lavoro, i deboli come me, vuole tassare i grandi patrimoni per abbassare le tasse a noi precari. Si è la scelta giusta.

Giuseppe 70 anni pensionato, vota Lega: “…” omissis per pudore!

Elisa 30 anni impiegata, vota Giannino: “ a me piace da morire Giannino, è diverso, è brillante, è un vero liberista. Spazio al merito, spazio alle donne. Finalmente un candidato moderno, nuovo e che non urla come Grillo. Finalmente qualcuno da votare. Certo il voto non so se è proprio utile, al senato poi…sta cazzo di legge elettorale! Quasi quasi voto Giannino alla camera e Monti al senato, anche se Casini e Fini…ma perché non si sono messi insieme con Giannino?! Cazzo di dementi.

 

La lista era infinita, ho ascoltato di tutto: ragazzi di 18 anni eccitatii per il primo voto, ex militanti del PC che ora si trovano senza più un riferimento, il contadino delle valli trentine, il pescatore siciliano, l’operaio dell’Ilva, il cassiere del Monte dei Paschi, l’imprenditore lombardo, la massaia delle Marche… Un arlecchino improbabile è il nostro paese. L’insoddisfazione regna ovunque e per tutti sembrano esserci diverse soluzioni.

Io credo che se fossi vissuto qualche decennio fa avrei trovato persone più risolute, coscienti della situazione reale di uno Stato che sembra essere ormai l’ombra di se stesso e i partiti lo stanno dimostrando. Ci vorrebbe un’iniezione da cavallo e tutti propinano l’aspirina! Oddio c’è anche chi promette a tutti cocaina per vedere le cose rosee, positive e con energia, ma poi si finisce che tutto un’illusione e bisognerebbe anche disintossicarsi dopo un po’…ma vedendo i sondaggi nel nostro paese sembra esservi una strana malattia.

Sembra che in Italia, dopo anni di droghe, non si voglia vedere la realtà, perché fa troppo male. Si ricerca sempre e comunque lo stupefacente che faccia star bene adesso. Proprio come per quel bambino, i cui pensieri che ascoltavo ieri andavano alla scatola di colla da annusare, per annebbiare la sua mente, non sentire la fame e scacciare una realtà di fango,spazzatura e topi che ti camminano sui piedi.

Mi corico, vado a sognare. Stasera mi sintonizzo sui pensieri di uno scalatore che sta arrivando alla sua prima cima. Sento il cuore, batte a mille per la mancanza d’ossigeno  e l’emozione. Gli mancheranno 10 passi per vedere coi suoi occhi un sogno realizzato, l’alba su quello che per lui è il tetto del mondo. Il tetto del mondo che per noi italiani è il nostro paese. E noi sembriamo non aver più le energie, la costanza e la forza per  vedere nuovamente il sole sorgere.

Viaggio tra i candidati alle elezioni

IL PD, BERSANI E LE PICCOLE SCARAMUCCE ELETTORALI – PARTE SECONDA

bersaniParlavamo dunque di uno scenario perfetto, di proposte condivisibili e di credibilità che crollano rischiando di compromettere mesi e mesi di battaglie politiche per il centro sinistra. In cosa consistono queste minacce per la vittoria del PD che si nascondono dietro alle sigle CGIL e MPS ?

In realtà altro non sono che l’incarnazione di una forte contraddizione tra le parole e i fatti. La posta in gioco è alta, e le tematiche toccate sono delicate e fondamentali: il lavoro e le banche.

Il primo scoglio che il PD deve affrontare è il legame con il sindacato in tema di mercato del lavoro. Bersani dichiara più volte: “Il primo passo da compiere è un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull’impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari.”

Giusto, giustissimo. In un periodo in cui la disoccupazione supera l’11% (record dal 2004 ad oggi), un incentivo fiscale per agevolare l’ingresso e la permanenza nel mercato del lavoro sarebbe un toccasana per lo scenario italiano. Se poi lo si affianca alla previsione di un contrasto della precarietà, alla promessa di un sostegno alla ricerca e innovazione delle imprese e dell’occupazione femminile con particolare riferimento al Sud, si può parlare di un’ottima base di partenza per un programma politico da definirsi serio.

L’ultimo battibecco politico Monti-Bersani si incentra però sull’appoggio al piano lanciato dalla CGIL in tema di impiego: 60 miliardi stanziati, con l’obiettivo di portare la disoccupazione al 7% nei prossimi 3 anni, usufruendo di finanziamenti pubblici e non. Il fine ultimo è un incremento del PIL del 3%.

Il piano prevede l’assunzione statale di 175 mila giovani per un investimento pari a 10 miliardi di euro, proponendo una compartecipazione al debito pubblico dei Paesi europei alla Bce.

Condannato dall’opposizione per l’ennesimo appoggio al sindacato e per l’incentivo di una manovra che porterebbe a un nuovo aumento della spesa pubblica, Bersani risponde con un: “Noi abbiamo un problema in Italia che è il lavoro, non divaghiamo”.

Uno schieramento che rischia di costare voti al PD: la differenza da un governo Monti si gioca tra una democrazia centrista del Professore che prescinde dal veto di qualsiasi organizzazione sociale, sindacati in primis, a un governo di centro sinistra che non vuole compromettere lo storico legame con la CGIL.

Le proposte sindacali partono dall’incasso di 40 miliardi di euro recuperati dall’evasione e dall’introduzione di una nuova patrimoniale, l’Imposta strutturale sulle Grandi Ricchezze, e arrivano alla socializzazione del debito pubblico dei Paesi europei alla Bce, per una “concessione” di 318 miliardi all’Italia che ridurrebbe il rapporto debito/pil al 99%.

Non importa aver sottovalutato il fatto di dover modificare lo statuto della Banca centrale europea e alcuni trattati ad esso correlati. E non importa dover attingere al patrimonio di fondazioni bancarie, cassa depositi, fondi pensione. Non importa programmare  20 miliardi di tagli agli sprechi nella PA. Non importa, perché se si è abituati ad avere un appoggio al governo, tutto si può fare.

Costerà caro al PD questo legame, in un epoca in cui si parla di flessibilità del lavoro e rilancio dei giovani? Se l’immagine che Bersani ha cercato di impostare negli ultimi mesi è quella del vento del cambiamento con Renzi, fallita in partenza con le primarie, adesso sta calpestando questo sogno, confermando l’attaccamento storico al sindacato.

Ma parliamo del secondo macigno piombato sulla testa di Bersani. Parliamo di legalità, trasparenza, Parliamo di MPS.

Questo scandalo che mina alla Banca ma anche alla Politica, in puro stile italiota. I punti cardine dell’inchiesta sono:

  • l’acquisizione di Antonveneta nel 2007 per 9,7 miliardi di Euro dal Banco di Santander. Non sono molto chiari quei 2 miliardi e rotti di plusvalenza in un mese realizzata da Santander, e spunta la parola tangenti.
  • la gestione di due derivati stipulati post acquisizione, per rendere rosei i bilanci della banca. Quel piccolo problema del falso in bilancio potrebbe essere stato sottovalutato.
  • il premio del 5% ad alcuni dirigenti dell’area finanza di Mps, la “banda del 5%” appunto, famosa per prendere questa percentuale su ogni operazione.

Piccoli problemi di manipolazione del mercato, conti presso la banca vaticana su cui transitavano somme  legate all’acquisto di Antonveneta da parte di Mps, aggiotaggio, omesso controllo in relazione a presunte inefficienze di Consob e Bankitalia.

Storie di operazioni finanziarie sospette, di dirigenti che muovono milioni di euro sdraiati su una spiaggia di Miami, anziché a Siena, di una Consob che avrebbe dovuto indagare, di 800 milioni di perdite in parte nascoste nel bilancio della banca, di intermediari fittizi.

Storie di un governatore della Banca d’Italia, Draghi, che avrebbe dovuto vigilare sul sistema del credito del nostro Paese.

Storie di Fondazioni che fino all’anno scorso detenevano più del 50% delle azioni di MPS, avendo un controllo diretto sulla Banca. Con membri di nomina politica, eletti dal comune di Siena, Provincia, dalla Regione Toscana, dall’Università, dall’Arcidiocesi. Quella politica che coincide con il partito che da mezzo secolo governa Siena. Quel partito che ora fa orecchie da mercante.

Bersani risponde alle accuse di Berlusconi con un: “Non accetto che ci faccia la predica gente che ha abolito il falso in bilancio: che noi reintrodurremo subito”. E replica a Tremonti: “Quando ero al governo, dietro le mie porte c’erano le banche che urlavano: dietro quelle di Tremonti non le ho sentite urlare mai”.

Certo, le banche stanno zitte, se ci guadagnano.

Quanto può costare questo scandalo al PD?

Basterà sbandierare battaglie parlamentari sul nodo dei derivati, proporre una Tobin tax alle transazioni finanziarie e proporre  leggi sull’istituzione di una commissione d’inchiesta sulla finanza? A voglia a dichiarare che “le fondazioni non possono avere una posizione predominate in una banca” e “se vado al governo si esce da qualsiasi controllo della Fondazione sulla banca.” Aggiungiamoci anche un “non siamo mica qui a smacchiare i Giaguari!”

Sconcertata dall’ennesima dimostrazione che anche in politica “chi predica bene, razzola male”, decido di proseguire nella lettura del prossimo programma elettorale.

Chissà quale altro racconto noir, quale altra storia di misteri, intrecci, raggiri la politica ha in serbo per me!

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