Quanti Joele ancora?

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A 19 anni si ha voglia di assaporare il mondo con avidità, di imparare le lingue, conoscere i piaceri del sesso e i fumi dell’alcol. A 19 anni si ha voglia di raccontare agli amici del paesino le esperienze vissute.

A 19 anni chi va all’estero per fare il cameriere è un uomo, quando tanti coetanei ciondolano a casa a non fare nulla, in attesa che papi alzi la cornetta per chiamare l’amico politico/questore/professore/primario.

A 19 anni si vuole scappare dal vuoto economico ed esistenziale che questo paese offre a chi ha 19 anni.

A 19 anni per le stesse ragioni si può trovare la morte. È una morte ingiusta, vigliacca.

È una morte figlia della crisi economica, della disoccupazione, delle paure verso lo straniero, verso il diverso che dilagano in tutta Europa. È una morte che lascia l’amaro in bocca.

La polizia inglese ha arrestato nove ragazzi per l’omicidio. Ma in ogni omicidio, si sa, c’è un esecutore e c’è un mandante. Spesso queste due figure criminali coincidono. Spesso no. Nel caso del povero ragazzo, certamente non coincidono.

La polizia inglese ha arrestato gli esecutori materiali del delitto, ma per arrestare i mandanti servirebbe un mandato di cattura internazionale. I mandanti vivono in Italia e sono da decenni ai vertici delle istituzioni del paese.

I mandanti hanno illuso il popolo italiota, lo hanno indebitato, lo hanno narcotizzato e, approfittando dello stato di incapacità, lo hanno denudato, tramortito e violentato.

I mandanti vedevano solo i ristoranti pieni, ma non vedevano i capannoni del nordest abbandonati.

I mandanti hanno circuito la generazione dei nostri padri e rubato le speranze alla nostra.

“Questa è una sconfitta dello stato”

cucchiCosì dice l’avvocato di Stefano Cucchi nella dichiarazione post sentenza.

Un caso indecente, inaccettabile per chi pensa di vivere in un paese libero, dove a 70 anni dal fascismo un cittadino crede di poter vivere con la garanzia che se sbaglia non verrà massacrato e infine ucciso da coloro i quali lo dovrebbero proteggere, che dovrebbero proteggere i cittadini tutti.

Non mi ero mai occupato pienamente di questo fatto di cronaca, ma ora non se ne può fare a meno. Non si può fare a meno di constatare che il cancro dell’italia sono forse le istituzioni in generale: non solo i politici, ma tutti gli apparati che si proteggono tra di loro e che sono a tutti gli effetti inattaccabili dai cittadini.

In un paese falcidiato da una povertà economica e spirituale, se chi deve proteggere anche solo quel lieve lumicino di speranza che rimane ci butta sopra secchiate d’acqua, significa proprio che siamo arrivati ad un punto di non ritorno.

Da ieri le nostre leggi non possono più essere quelle dello stato, ma quelle  fondamentali dell’essere umano, anche se contrarie a quelle del paese in cui viviamo.

Lo so, sono discorsi utopistici, sogni. Ma forse ci sono rimasti solo quelli e ieri hanno fatto un altro passo per ucciderli.

Grazie Stefano per averci fatto capire ancora di più da che parte stare.

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