Il sole splende a Belgrado

Belgrado

Nella lunga attesa del verdetto della sentenza del processo Mediaset, il Cavaliere si affidava al “fattore C” come riportato dalle pagine del Corriere ieri. Quello stesso fattore che aveva fatto si che i sogni della Stella Rossa di Belgrado, in vantaggio di un gol e con un uomo in più, si infrangessero contro un fitto banco di nebbia e permettessero al Milan di tornare in campo da zero il giorno dopo.

Oggi il sole splende a Belgrado. Nessuno ridarà l’onore perduto di una probabile vittoria tanto alla Stella Rossa quanto all’Italia, ma la Cassazione non ha rinviato l’incontro ed ha confermato la condanna.

Un anno di domiciliari non sembra poi una fine tremenda se si prendono in considerazione Arcore, qualche bottiglia di prosecco, il cagnolino Dudù e qualche amico/a pronto a fare compagnia. Di questo poco ci importa. Non crediamo abbia nessun impatto sulle nostre vite personali.

Che cosa succederà adesso? Quali saranno le ripercussioni sulla stabilità del governo di larghe intese? Il Paese ha bisogno di riforme radicali per riprendere il cammino della crescita ed è ancora una volta troppo ripiegato sulle questioni interne per rispondere ad una perdita di competitività e credibilità internazionale.

All’uomo Silvio come al nostro Paese auguriamo la migliore sorte possibile.

Il cielo su Roma resta comunque abbastanza nuvoloso ed incerto e ci chiediamo quando finalmente possa risplendere il sole.

I pensieri monchi

silvioMi viene da ridere. Ridere come sempre per la superficialità dei commenti che si leggono su fb e twitter.

La foto qua a fianco vale più di mille parole.

Proprio per pudore uno prima di sparare sentenze varie dovrebbe far passare un po’ di tempo e riflettere.

Invece abbiamo:

chi stappa bottiglie di champagne e chi dice a chi stappa di godere solo delle disgrazie altrui

chi finalmente dice che il sistema ha funzionato e non si rende conto che il sistema, proprio perché ci ha messo tanto, forse non funziona

chi sostiene che la giustizia non va cambiata perché finalmente ha dimostrato che la legge è uguale per tutti, ma forse va proprio cambiata perché non è vero, soprattutto per chi giudica

chi parla di libertà infranta e rubata da una massoneria giudiziaria ma non si rende conto che se lui avesse fatto le stesse cose avrebbero buttato via la chiave da tempo

chi pensa che tutto cambi, ma non si rende conto che non cambierà nulla

chi pensa che la dignità di uno stato non sia definita dal proprio rappresentante e chi pensa che sia solo quello

chi pensava che essere derisi da due capi di stato a noi vicini fosse vergognoso e chi pensava che fosse una prova del ritrovato vigore dell’Italia

chi continua a sostenere che se uno è seguito da milioni di persone allora debba essere al di sopra della legge e chi sostiene che invece deve essere uguale a tutti gli altri: forse c’è qualcosa che non va in tutte e 2 le visioni

chi dice che bisogna cambiare le cose e che forse finalmente cambieranno, ma in 20 anni di cui la metà al governo, non ha fatto nulla

chi non capisce che questo può essere l’ennesimo tornare indietro e chi pensa sia la svolta vera per guardare avanti.

Di sicuro non ho citato tutte le categorie possibili.

In questo turbinio di pensieri che vengono buttati giù tanto per scrivere qualcosa, continuo a pensare che troppe persone debbano esprimersi per difendere una loro identità, delle loro idee, senza mai però approfondire abbastanza, senza mai andare oltre il tifo per la propria squadra. Questo atteggiamento adolescenziale non lo sopporto più.

Non sopporto più i pensieri monchi di cui ci ricopriamo. Sono fuorvianti, buoni allo stadio e non oltre.

Ora sembra che tutto debba cambiare e prendere un’accelerata improvvisa. Invece ho un oscuro presagio, proprio perché noi Italioti non siamo capaci di pensiero, ma solo di sensazioni su cui basiamo tutto il resto.

Siamo stati fermi per 20 anni sia a destra che a sinistra per la stessa persona e ora cosa dovrebbe cambiare?

Stiamo andando avanti, stiamo procedendo a lunghi passi…a me sembra di tornare un pochino indietro: Forza Italia, ce la puoi fare.

 

Agghiurnò – Il fresco profumo di libertà

BORSELLINORicordare Paolo Borsellino ogni anno trascorso da quel torrido 19 luglio 1992 mi provoca un senso di costrizione e di infiacchimento pari alla sensazione che segue ad una folata di scirocco nell’ora canicolare.

È come se la coscienza subisse un istantaneo processo di desertificazione, non vedesse alcuna oasi ove abbeverarsi, temesse l’arrivo da un momento all’altro da dietro una duna di un predone senza scrupoli a depredarla dei propri averi.

A ventun anni dall’eccidio, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone vengono costantemente evocati dalla politica, dalla magistratura, dal ceto intellettuale come martiri esemplari di una lotta alla mafia, secondo alcuni rimasta senza validi condottieri, secondo altri valorosamente proseguita.

Rifuggo volutamente dalle camarille e dalle faide costantemente innescate tra esponenti dei tre poteri dello Stato e tra questi ultimi ed alcuni giornalisti, troppo spesso più che cronisti polemisti, aventi ad oggetto le indagini nei confronti di uomini delle istituzioni ed  il ruolo dell’azione penale nei confronti della azione politica.

Sull’argomento Paolo Borsellino tenne una lectio magistralis che avrebbe dovuto (o dovrebbe) gettare le basi per una sana comunità politica che si monda da sé delle mele marce senza aspettare o temere l’azione penale, così come  per una equilibrata conduzione di un processo penale nei confronti di un uomo o di un’intera classe  politica, il cui obiettivo deve essere l’accertamento scrupoloso di una verità processuale non il disvelamento di una verità fattuale seppur in assenza di riscontri probatori.

Trovo riprovevole l’utilizzo nella dialettica politica della storia umana, professionale dei Martiri del 1992, al fine di supportare la propria semplicistica, distorta, superficiale visione manichea della società italiana.

Trovo odioso spendere la notorietà acquisita per la conduzione di processi talvolta maldestramente instaurati al fine di accertare eventuali connessioni tra mafia e politica (e troppe volte celebrati in arene televisive) per intraprendere carriere politiche, neanche fossimo negli Stati Uniti dove chi inquisisce può naturalmente mirare al Congresso o al Senato.

Si dovrebbe ritrovare la lucidità, l’equilibrio, la compostezza del ragionamento e dell’eloquio di Paolo Borsellino. Ma anche la sua tenacia, fermezza, il suo rigore morale di uomo e di magistrato.

La sua pacatezza, la sua prudenza, la sua parsimonia verbale non era ignavia, indifferenza, ignoranza dei fatti su cui rispondeva: era professionalità di un integerrimo ed acuto servitore della Legge prima che dello Stato.

Borsellino, semmai, aveva quella capacità – si direbbe a Palermo – di chi “parra muoddo ed impiccica duro”, di chi misura le parole, di chi non pronuncia giudizi affrettati, di chi non dice di sapere anche se non ha le prove come qualche suo incauto allievo, ma di chi inchioda con fermezza le risultanze processuali di cui è arbitro inquirente.

Questa lunga intervista, che ai polemisti delle manette potrà sembrare interessante ma noiosa per l’astensione borselliniana dalle facili battute allusive a retroscena inquirenti o a supposizioni investigative non ancora suffragate, ne è la testimonianza più alta.

Paolo Borsellino, come ogni buon siciliano, sapeva anche tirare fuori la rabbia, la grinta di chi non sopporta i soprusi, le ingiustizie, le bassezze, soprattutto laddove provengano dalle proprie file.

Borsellino si mostrò valorosamente lontano da calcolati equilibrismi istituzionali o da sudditanze alla casta sacerdotale rappresentata da quel CSM – Sinedrio, che ostacolò Giovanni Falcone come capo dell’ufficio Istruzione della procura di Palermo, l’ultima volta appena 24 giorni prima di essere ucciso.

Seppe affrontare e ricomporre lo strappo con Leonardo Sciascia, autore di un editoriale sul Corriere della Sera (10 gennaio 1987) complesso e troppe volte strumentalizzato da opposte fazioni che” retorica aiutando e spirito critico mancando” vedevano nella lotta alla mafia la salvezza o la dannazione della Sicilia senza cogliere il monito dell’intellettuale di Racalmuto di avversare la mafia con il diritto ed il riscatto delle coscienze e non con le emozioni e con strategie improvvisate all’occorrenza, rifuggendo dal qualunquismo.

Il suo disincanto rispetto all’ineluttabile destino di morte che lo attendeva, la sua disperazione per la morte dell’amico e collega Giovanni, l’angoscia per la solitudine in cui era stato emarginato da alcuni dei suoi stessi colleghi e dalle cosiddette Istituzioni vigliacche se non colluse, l’ansia di non riuscire a completare il suo operato, l’amarezza di sentirsi tradito da persone che credeva sodali, la pena per il futuro sciagurato dei suoi adorati familiari, non gli hanno tuttavia impedito di lasciare un monito a tutte le persone di buona volontà, in special modo alle giovani generazioni: un messaggio di speranza che dovrebbe essere scolpito su pietra in ogni piazza, , tribunale, scuola, università, bottega, ufficio, centro commerciale, autostrada, in ogni luogo di incontro di uomini, esigenze, bisogni, in ogni città, in ogni latitudine.

Caro Giudice Borsellino non smetteremo mai di cercare la bellezza del fresco profumo di libertà, di rifiutare il puzzo del compromesso morale, di fare il tifo per chi come Lei, Giovanni Falcone, tutti i martiri di mafia hanno smosso le coscienze nella nostra terra bellissima e disgraziata.

Per questo ricordare la Sua morte rappresenta un Agghiurnò in alcun modo eclissabile.

Nota a margine: dal 6 maggio 2012 campeggia sul prospetto del Palazzo di Giustizia di Milano – quasi fosse una vela da far gonfiare con il vento della Giustizia – un poster commemorativo di 200 metri quadri che ritrae i giudici Falcone e Borsellino in una delle tante pose che testimoniano il loro forte sodalizio umano e professionale. A margine anche i nomi degli agenti delle scorte e della dottoressa Francesca Morvillo.

Ogni volta che vedo il poster penso che dovrebbe essercene un altro almeno dal 20 luglio 1992 su un’altra mole piuttosto simile, il Palazzo di Giustizia di Palermo. E con una punta di malizia e non poco rammarico ritengo tale omissione l’ennesima grave scortesia che la magistratura palermitana ha riservato ai Martiri del ’92.

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ezDriver: auto di livello a portata di App

I cervelli non fuggono: si allontanano solamente per prendere meglio la mira e centrare l’obiettivo nel Bel Paese.

Tommaso e Giovanni, due brillanti giovani italiani, ne sono la prova.

Le prime esperienze di lavoro all’estero, il master a Londra e lo stage da cui prendono spunto per l’idea imprenditoriale. Così nasce ezDriver, il servizio di prenotazione di auto NCC (noleggio con conducente) comodo e a costi accessibili, disponibile da sito internet o tramite smartphone: le parole chiave sono tariffa fissa, pagamento on line, qualità, servizio di lusso. Attualmente operativo a Milano e Torino, ha un potenziale di sviluppo in Italia elevatissimo.

 Come funziona?

“Semplice. Basta installare l’App, registrarsi sul proprio smartphone ed il gioco è fatto! Dal sito è possibile prenotare il servizio per l’ora ed il giorno desiderato: un’auto di lusso passerà a prendervi ed il pagamento sarà automatico sulla carta di credito pre registrata, alle tariffe specificate.

Dal proprio smartphone, scaricando l’App dedicata (disponibile nell’itunes store o in Google Play) e registrando il proprio profilo (nome utente, password, email, telefono, carta di credito), si può facilmente accedere al servizio. Basta inserire luogo di partenza e destinazione, cliccare su “prenota ora” e l’autista più vicino arriverà in pochi minuti.”

Dove nasce l’idea?

“Nasce da una esperienza lavorativa in California presso Uber, società che offre autisti privati con le stesse caratteristiche di ezDriver, solo un po’ più esteso…a livello internazionale! Perché non far tesoro delle innovazioni estere, quando possono rappresentare una grandissima opportunità nel proprio Paese? Così abbiamo pensato di portare il progetto in Italia”.

Un’idea americana in Italia: tutto il mondo è Paese o ci sono delle difficoltà?

“Le difficoltà sono culturali e finanziare principalmente. E sono strettamente collegate. Si parte dal diverso approccio nei confronti delle start up: In Silicon Valley il capital raising è più facile, c’è una maggiore propensione culturale al finanziamento del rischio di impresa e di conseguenza delle nuove idee di business. In Italia c’è invece la tendenza a finanziare il prodotto finito più che l’idea, anche se questa è interessante. Hai un progetto, fai un business plan, cerchi dei finanziatori, ma questi chiedono garanzie per stimarne il successo, vogliono certezze. E le certezze nelle start up non si hanno, non sarebbero start up! E’ un gatto che si morde la coda.

A questo ostacolo culturale si aggiunge la scarsità di finanziatori. In USA c’è una vasta rete di business angel (privati che investono in imprese), venture capitalist (finanziatori che si dedicano a settori ad elevato potenziale di sviluppo) o fondi. In Italia le cose sono molto diverse.”

Ma una start up a chi si rivolge per finanziarsi in Italia?

“Si parte da sé con l’idea di tirar su un finanziamento minimo. L’ alternativa è la banca, ma se non hai revenues e garanzie non hai praticamente accesso al credito. Esistono anche diversi bandi di banche e Regioni, ma sono abbastanza “complicati” e burocratici con procedure di iscrizione lunghe e con rimborsi a consuntivo. L’orizzonte temporale dei finanziamenti è troppo elevato. Le  Università sono invece un valido sostegno, nei limiti dei fondi di cui dispongono, ovviamente.”

Ostacoli finanziari e culturali quindi…ma dal punto di vista legislativo siamo in pari con gli imprenditori internazionali?

“Non proprio. A Londra o a Dublino, ad esempio, non hai costi per avviare una nuova impresa e in un giorno svolgi tutte le pratiche burocratiche. Senza considerare i costi dei notai, nettamente inferiori alle tariffe italiane. E soprattutto esistono degli “scheme”, dove se investi in start up locali il tuo investimento viene detassato. Un accenno all’abbattimento delle barriere burocratiche c’è stato con il progetto “agenda digitale” del governo Monti, che introduceva la detassazione degli investimenti delle start up innovative.

Sulla base dei principi dell’Agenda digitale europea, mirava ad incentivare l’innovazione tecnologica come strumento per rilanciare la crescita e lo sviluppo nazionale. Doveva essere notificata con decreto attuativo per perfezionarla operativamente…Ma non è mai stato fatto. In pratica ad oggi con 45 euro dal commercialista sei una start up innovativa…ma poi ti danno una pacca sulla spalla e via!”

Chi vi appoggia?

“Lavoriamo presso il Poli Hub, l’incubatore di start up del Politecnico di Milano, dedicato a rendere efficiente e rapido il processo di valutazione, nascita, finanziamento e crescita di start-up e spin-off tecnologici ad alto potenziale e di respiro internazionale. Ti presenti con il business plan e decidono se ammetterti o meno. Il sostegno prevede una parte di co-working (open space dove affittano per un canone mensile uno spazio e ti danno consulenza sulla parte procedurale o di networking) ed il supporto di una società di consulenza ulteriore che ha un network relazionale forte.

La struttura offre seminari, workshop, incontri con imprenditori di successo e top manager di aziende operanti in settori hi-tech e nel panorama del Venture Capital, e ha l’obiettivo di fungere da incubatore e acceleratore delle idee di business, nonché condividere il know-how e le esperienze.”.

A che punto siete con la notorietà?

“Abbiamo partecipato alla fiera delle start up ed al suo concorso, girando un video con Billy Costacurta disponibile anche sulla nostra pagina facebook e abbiamo lanciato il servizio a Milano, con un evento di presentazione presso il Bobino Club, con copertura stampa. Questa in particolare è venuta da sé: la concorrenza ha cominciato a parlare di noi, i giornalisti hanno cominciato a interessarsi al nostro business, i tassisti e le società di NCC non l’hanno presa bene…Quindi abbiamo contattato noi i giornali per “presentarci” e chiarire come funziona il nostro business.”

Il servizio è davvero una minaccia per i taxi?

“No, assolutamente. Si tratta di due servizi diversi. Principalmente per la tipologia di auto e per il costo, leggermente superiore alla tariffa taxi, come caratteristico delle auto NCC. La tariffa inoltre è definita in anticipo con l’utente, è kilometrica.”

Qui giungono i problemi normativi e le scaramucce con la categoria taxi e NCC. Quali sono i temi di discussione?

“L’accusa che si rivolge al servizio è quella di non rispettare le leggi che in teoria separano i taxi dalle auto NCC. Le contestazioni sono principalmente 3:

1)NCC “si rivolge all’utenza specifica che avanza, presso la sede del vettore, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio” (quadro 21/92 per la disciplina degli “autoservizi pubblici non di linea”) e “Lo stazionamento dei mezzi avviene all’interno delle rimesse o presso i pontili di attracco”. In pratica, non possono sostare sul suolo pubblico in attesa di commesse. I taxi si rivolgono invece a una utenza indifferenziata con sosta in luogo pubblico. EzDriver consente di usufruire di auto di lusso in qualunque punto di Milano.

2) Per legge, il noleggio dell’auto NCC deve essere richiesto dal passeggero e non da un intermediario: attualmente l’App di EzDriver è considerato un intermediario, sebbene non lo sia per l’appunto.

3) Le tariffe applicate sono concordate preventivamente. Lo smartphone in pratica fa da tassametro, che è esclusiva del taxi e che deve essere omologato.”

Quali problemi sono sorti?

“I problemi sono diversi: i vigili hanno ritirato il libretto di circolazione ad alcuni autisti di Uber, che ora non vogliono più offrire il servizio neppure a ezDriver. Il servizio funziona sfruttando i tempi morti degli autisti NCC, che nel momento in cui non hanno clienti attivano il satellitare e risultano disponibili per i clienti di ezDriver. Ma senza libretto….non possono lavorare nemmeno da soli! In secondo luogo sono arrivate le minacce e gli scontri “duri” da parte dei tassisti agli autisti che offrono il servizio.”

Ci sono soluzioni per realizzare il vostro sogno?

“Si stanno cercando. Da un lato si cerca un accordo con il sindacato dei conducenti, per essere sicuri di operare nei limiti di legge con loro e di non sovrapporsi al servizio taxi. Dall’altro l’obiettivo sfidante del futuro è quello di includere anche il servizio taxi nell’App: se vuoi un’auto subito prenoti un taxi, se vuoi un’autista con auto di lusso selezioni un NCC. Siamo quindi in attesa di discutere i punti con il comune di Milano: Uber, nostro competitor che ha subito gli stessi attacchi, ha fatto un petizione on line per sensibilizzare Pisapia sulla questione, per dimostrare che il modello opera legalmente.

ll servizio di ezDriver ha l’obiettivo di allargare il mercato NCC, permettendo agli autisti di rendersi disponibili nei tempi morti. Per le problematiche, con riferimento alla questione “intermediario”, il rapporto è pur sempre tra NCC e cliente, l’App è solamente un tool..”

Obiettivo sfidante, progetto eccellente…avete tutto l’appoggio di italioti.it ! E vi auguriamo di trovare presto finanziatori e partner per sponsorizzare la vostra idea di business.

Pubblico di italioti.it, fatevi avanti!
Un grazie sincero a Tommaso e Giovanni per questa intervista.

La Legge in Italia e’ come l’onore delle puttane*

pop_art_by_raissaportela-d4t1q1xNon di quelle che paghi per strada, che il piu’ delle volte non ti sorridono per scelta. Ma di quelle che affollano la vita di tutti i giorni.

No, nessun brutto risveglio stamattina, ne’ yogurt scaduto! Ma ne ho sentite troppe di storiacce amici, di sicuro anche voi, e allora ecco qui, bando all’ipocrisia. E non venite a dirmi che sto esagerando. Curzio Malaparte provocava cosi* ne Il Battibecco del 1949. Voi nel 2013 quando digitate corriere.it o altri quotidiani e leggete della sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha confermato la condanna di SB per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset, che cosa pensate?

a) Fiat lux
b) Non fare oggi cio’ che puoi rimandare a domani
c) Ha ragione Vasco, e’ tutto un equilibrio sopra la follia
d) Parleranno mica di questo i ministri in ritiro in Val d’Orcia?
e) Nessuna delle precedenti

Ci piace ricordare che l’inchiesta e’ iniziata nel Giugno 2001. Aspettate, allora Maggio 2013 meno Giugno 2001 uguale…12 anni e 1 mese! In 12 anni e 1 mese da neonati si inizia a camminare, parlare, andare a scuola e limonare (nell’1 mese finale). Accidenti, tempus fugit.
MA il dado non e’ mica tratto. La sentenza deve ancora passare in Cassazione. Senatore a vita e via allora come dice Grillo? Ah, lunedì riprende il processo Ruby, nel quale SB è accusato di concussione e prostituzione minorile. “Salvo legittimi impedimenti o altri colpi di scena” (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-05-08/sentenza-mediaset-ecco-cosa-194540.shtml?uuid=AbHxyEuH).

Goethe nel 1829 parlando dei suoi viaggi in Italia diceva: “L’Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade, ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole. C’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina; […]e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé. Bello è il paese! Ma Faustina, ahimè, più non ritrovo.” Secondo me “Faustina” invece, con quello che rappresenta, il nostro bel Paese, nel senso originario del termine, con i suoi paesaggi, la sua storia, la sua cultura, c’e’ ancora.

Ma questo articolo di che parla?! “E lasciatemi divertire!”

Un minuto di silenzio

luttoParlamentari in marcia verso il tribunale per salvare un ex Presidente del Consiglio da un processo. Quel politico su cui gravano le accuse peggiori, quali prostituzione minorile, concussione aggravata, corruzione, diffamazione, compravendita di diritti televisivi, falsa testimonianza…e ho perso il conto.

E’ un atto gravissimo. Chi ci rappresenta non crede nelle istituzioni?
Oggi l’Italia è in lutto per la morte di quel senso di giustizia e legalità.
Preghiamo qualsiasi Dio, in base al nostro credo, perchè ci salvi da questo vuoto di coscienza.
Strofiniamoci gli occhi, per svegliarci da questo incubo.
Chi dovrebbe rappresentarci sostiene l’illegalità: non si concentra sulla formazione di un nuovo governo, sulla crisi che sgretola economicamente il nostro Paese e moralmente i nostri connazionali.
Marcia a sostegno di chi un processo lo evita da anni, per una congiuntivite curata in una suite da 200 metri quadri.
Speriamo sia solo un brutto sogno, da cui presto ci sveglieremo!
Così quella sostanziosa fetta di elettori a suo sostegno può finalmente dire ” Lo sapevo che era solo un incubo…ho fatto bene a votarlo di nuovo!!!”.
In fondo, l’illegalità è solo un punto di vista.
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