No ‘Ndrangheta … no Expo-party

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Senza ‘Ndrangheta, non c’è possibilità alcuna di portare a termine i lavori dell’Expo. C’è voluto tempo, ma alla fine l’opinione pubblica ha capito l’antifona. Certo, sarebbe molto più sensato ed educativo bloccare tutti i lavori, mandare tante lettere di scuse ai paesi che si apprestavano a partecipare all’evento (oltre 130 paesi, distribuiti nei 5 continenti: dall’Afghanistan allo Zimbawe): “Scusate, abbiamo scherzato”, con tanto di faccina che ride :). In fondo siamo o non siamo Italioti?! Gli altri paesi capirebbero.

Li abbiamo abituati alle nostre burla fin dalla seconda guerra mondiale: prima fascisti con i nazisti, poi antifascisti e con i partigiani; li abbiamo fatti ridere con le corna nelle foto di rito; li abbiamo anche infastiditi, con le telefonate al momento del saluto di benvenuto, ma è noto che l’amico germano non spicca in flessibilità e humor; li abbiamo derisi al telefono, appellando capi di stato come “culone inchiavabili”, ma qui la politica non c’entra (“U pilu è pilu”). Certo che capirebbero! Italiots do it better!

Sì, sarebbe molto più sensato, soprattutto leggendo il tema di Expo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.

Ma ai nostri politici quello che è sensato non piace: c’è la possibilità di ammodernare una ferrovia esistente? Meglio costruirne un’altra! C’è la possibilità di cambiare la destinazione d’uso di immobili esistenti? Meglio costruirne altri, poi venderli e poi riprenderli in affitto a prezzo salato! Ai nostri politici piace ciò che consente di foraggiare caste di lobbisti, costruttori, palazzinari, mafiosi.

Inoltre, ai nostri politici piacciono le vetrine internazionali.

Piace agli amici della Lega che guardano all’Expo come una manifestazione Salvi(ni)fica che consentirà al popolo padano di fare un sacco di sghei ed esibire al mondo tutto le virtù autoctone “Ora, labora et se passa un mafioso, girati dall’altro lato”.

Piace al Sindaco di Milano che con l’Expo può sistemare strade, quartieri e qualche fognatura che salta.

Piace a Matteo il Magnifico, padre della Patria e prima ancora della Leopolda. Secondo voci di corridoio, il Magnifico, per l’occasione, starebbe prendendo lezioni di inglese, onde non fare figure barbine con l’idioma italichese.

Ma per garantire a tutti costoro la giusta fetta di Expo mediatico, mercantile, favoreggiante e scambista, si consegnerebbe il Pianeta (quello da Nutrire) a coloro che il pianeta l’hanno stuprato, avvelenato, saccheggiato, insanguinato e barbaramente costruito, senza alcuna logica di utilità, se non quella propria.

Energia per la vita a chi ha solo portato morte; cultura agli ignoranti; bellezza ai mostri dell’umanità.

Questo è il nostro Expo: l’esposizione della mala-politica al servizio del mal-affare.

Questo gli altri paesi lo capirebbero meno.

Ma senza l’organizzazione certosina delle mafie, sarebbero forse i nostri politici in grado di portare a termine Expo? Probabilmente non saprebbero nemmeno da dove cominciare.

E quindi “Lodiamo le mafie” che tanto prendono, ma qualcosa danno!

Facce di Bronzo …

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La decisione è presa: i Bronzi resteranno in Calabria. Le barricate locali, a distanza di 31 anni dai moti di Reggio, alzate a tutela quel patrimonio dell’umanità che sono i Bronzi hanno prevalso sul tentato ratto, astutamente architettato dal Governatore Maroni (Lombardia) e dal suo ciarliero consigliere d’arte Sgarbi.

A fronte del penoso stato dei treni che collegano la punta dello stivale al resto del territorio Italiota (rimasti fermi a quelli raccontati ne “Il Treno del Sole”, ma nessuno se ne cura) e del cattivo stato delle articolazioni dei Bronzi, che dopo i secoli passati sul fondale marino, soffrirebbero di reumatismi cronici, la commissione istituita dal Ministro Franceschini (Beni Culturali) ha, infatti, sentenziato l’intrasportabilità delle statue.

È dunque servita una richiesta arrivata dall’invasore longobardo, da 1.251 km di distanza (fonte Google Maps), a riaccendere l’interesse ipocrita di una città e di un’intera comunità verso l’opera d’arte che maggiormente le rappresenta nel mondo.

Ipocrita, come la reazione dei mariti (cornuti) che apprendono di tradimenti ed abbandoni delle mogli, dopo anni di confinamento a fornelli & pannolini.

Se avessero avuto un’anima e la forza per andarsene, i Bronzi se ne sarebbero andati con le loro gambe anchilosate, sputando davanti a tutte le porte di professorini e professoroni che, indignati, hanno protestato negli ultimi mesi.

Se ne sarebbero andati, essi stessi indignati, per essere stati confinati troppo a lungo in un sotto scala del Consiglio Regionale (Palazzo Campanella), quali ferri vecchi, per aver atteso oltre il lecito una sede degna del loro spessore artistico.

Ma non sarebbero andati a prostituirsi alla corte di critici d’arte che s’infiammano con la stessa foga davanti a Madonne col Bambino e tette di veline (anch’esse opere d’arte?!); avrebbero bensì preso una nave, come i migranti calabresi di inizio secolo, per raggiungere le sponde atlantiche di Nova Iork, dove sarebbero stati accolti con onore all’interno di quella meraviglia che è il MET, olimpo dell’arte umana.

Con i proventi dei milioni di visitatori del MET (5,7 milioni nel 2011, fonte Il Sole 24 Ore), la cittadina dello stretto, ferita per l’abbandono, avrebbe potuto dare il giusto spazio alle migliaia di reperti della Magna Grecia, relegati in buona parte in magazzini non visitabili.

Invece sono rimasti lì nella loro triste sede ad essere visitati da poche centinaia di curiosi all’anno, sotto la supervisione di amministratori incapaci, di politici ignoranti e di calabresi disinteressati.

Se Maometto non va alla montagna … l’importante è che resti a casa!

Brancaleone l’Italiota – Parte prima

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Una rivisitazione delle avventure di Brancaleone da Norcia nel contesto dello scenario politico Italiota …

La Scoperta Della Pergamena

Abacuc (anziano notaio) – “Conferiamo allo possessore di questa pergamena la proprietà della città e della rocca di Aurocastro nelle Puglie, e le vigne e gli armenti e tutte le ricchezze annesse. Lo Cavaliere feudatario facie grande giuramento di saggiamente governare la città ed eliminare lo nero periglio che vien dallo mare col novo vento delle primavere, quando …”

Mangold (scudiero) – Me ve digo: trovemo uno Cavaliere si, ma non vendemoghe la pergamena. Andemo con lui a capà terra e foido e tute robe. Che esso sia nostro duce e noi sua schiera, Ma prima farà giuramento che spartirà con noi tutta ‘a roba.

Taccone (ragazzino) – Giusto!

Pecoro (robusto villano) – Sie, ma per faciere questa abbisogna si uno Cavaliere, fiero, di bona figura, ma che ave fame de beni e de tere, insomma, uno Cavaliere senza denaro, malconcio come noi altri.

L’Incontro con Brancaleone

Abacuc (anziano notaio) – Noi avessimo questa pergamena da uno grande e nobile Cavaliero che ce la dette in punto di morte. Ora noi offriamo a te, Cavaliere ardito e sanza macchia (Mangold: e sanza palanche) la ventura di prendere possesso del ricco Feudo e della Rocca di Aurocastro, al patto che tu fai gran giuramento di spartire ogni ricchezza e ogni bene con tutti noi.

Brancaleone da Norcia – Voi sapete chi io sia?

Pecoro (robusto villano) – None.

Brancaleone da Norcia – Lo mio nome – Stare attenti! – Lo mio nome est Brancaleone da Norcia. […] quindi sgombrate, omeni da poco, voi e lo vostro misero Feudo.

Abacuc (anziano notaio) – Vigneti, bestiame e mare pescoso da facere a mezzo!

Brancaleone da Norcia – Ed inoltre, ponilo bene a mente, vecchio, Brancaleone da Norcia non fece mai a mezzo con nessuno. Mai!

* * *

E come l’eroe di Monicelli (notate bene l’attualità dell’opera del 1966), lo nostro stimato et internazionalmente riverito Brancaleone fece a mezzo. E con omeni da poco si mise in combutta per la conquista del ricco e dal mare pescoso Feudo Italiota, che oggi chiameremmo senza alcun indugio “Eurocastro”.

Adesso, cari nostri pallidi Italioti, procuratevi un paio di occhiali speciali – come quelli che vi danno al cinema per i film in 3D – ed osservate attentamente i personaggi della commedia monicelliana: non vi ricordano tanto quel guazzabuglio di parlamentari di lungo corso (Casini, Fini & Co.), i quali lontani dall’egida del Cavaliere ardito e sanza macchia non sarebbero mai riusciti anche solo ad avvicinarsi alla tanto desiderata Aurocastro?

E l’iniziale atteggiamento del fiero Brancaleone non vi ricorda forse quel primo Monti, tanto orgoglioso della sua distanza rispetto a cotanta barbarie del politicume italiota (“omeni da poco”)?

Cosa è successo al Brancaleone dei nostri giorni di tale portata da fargli cambiare così repentinamente rotta?

Non sembrava egli così determinato nelle intenzioni di rimanere terzo spettatore della zuffa elettorale?

Il Brancaleone di Monicelli cede, infatti, alle lusinghe dei tre villani solo dopo aver malamente perso la possibilità di avere in sposa la figlia del signore locale (Ulrico), complice un destriero (Aquilante) che decide di non assecondare i comandi del padrone e rifugge il combattimento (mica scemo Aquilante!).

Ma torniamo al nostro Brancaleone Italiota. Non aveva egli altri prestigiosi (ed altrettanto pescosi) incarichi nazionali ed internazionali da ricoprire? Non aveva egli certa la possibilità di accedere alle stanze del Quirinale senza colpo ferire? O gli era forse così ripugnante l’idea di spogliarsi di un’armatura che non gli appartiene e calzare magnifiche pantofole da Magnifico Presidente, ritirandosi così a meritato riposo?

Ai più questo rimane un mistero. Ma non sarebbe il primo né l’ultimo dei misteri del paese Italiota.

Ed eccoli che tutti insieme, Brancaleone Italiota in prima fila e villani a seguito, marciare verso la tanto agognata Aurocastro. Sono ovunque, a tutti gli orari, in cielo, in terra et in ogni altro loco (non dimentichiamo, infatti, che avendo i nostri valorosi ricevuto la benedizione papale, sono diventati uni e trini). Sono determinati, ostentano la sicurezza del buon padre di famiglia (che con la casa in fiamme si affanna a salvare le uova dal frigo) e, all’occorrenza, sfoderano lingue taglienti come spade.

I nostri crociati si apprestano infatti a fare Guerra Santa contro lo nero periglio che vien dallo mare.

Vi starete domandando, nostri piccoli e stupidi (certo non brutti) lettori Italioti: ma chi sono li nemici di questa Guerra Santa? Su quali fidi scudieri potrà fare affidamento Brancaleone Italiota? E soprattutto, per quale ricco bottino? Ma andiamo per ordine.

Lo Nero Periglio

Quanto ai nemici, essi sono numerosi e feroci. Sono barbari che vengono da terre lontane. Essi parlano idiomi ignoti, sono litigiosi e usi a tradizioni antiche. Facendo uso della necessaria semplificazione, questi possono essere raggruppati sotto tre principali vessilli, ai lati dei quali agisce una tribù solitaria di cani sciolti.

La schiera più numerosa et temuta è quella che viene da levante. Essi sono li Rossi Comunisti guidati dallo duce romagnolo. Narrano le cronache antiche che egli non ride mai, anche se non pochi lo videro versare lacrime davanti al cantore di questi grigi tempi, lo storico Bruneum Vespa, noto come lingua lunga (et usata), il quale innanzi all’evento non si attardò a commissionarne un calco di pregiata fattura. Codesti Rossi sono infimi peccatori: tanti sono li golosi (è noto a tutti che i comunisti sono soliti mangiare bambini, specie se bianchi e battezzati), quanto li sodomiti (essi hanno l’ardir d’affermare che persone dello stesso genere possano copulare et godere et creare una famiglia). Essi sono litigiosi e mai domi: tanto deve lottare lo duce rosso per chetarne le avide mire e le sodomiti lingue.

La seconda fazione, meno numerosa, ma più sanguinaria, est quella comandata dal vegliardo duce Silvio Magno, detto chioma fluente, che per fattezze ed ambizioni ricorda il corso Napoleone. Essi vengono dal ponente e sono dediti a pratiche antiche, come lo jus primae noctis. Si dice inoltre che il vecchio regnante si nutra di sangue di vergini (!) marocchine per vivere di eterno vigore.

Essi non sono meno peccatori degli altri (anco se, fatto strano, per decenni ebbero a

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godere di protezione papale): lussuriosi, millantatori ed avidi popolano le loro fila, ma tutti uniti e proni al volere del duce Silvio Magno. Essi fecero fratellanza con i Lanzichenecchi della Padania, guidati dal nano Marone (foto), succeduto di recente al vecchio e storico alleato di Silvio Magno, Umberto Duro Augello, che di negher e teroni fece strage, li primi nello mare di Lampedusa e li secondi al vallo padano.

La terza legione nemica non ha origini radicate come le altre, ma più lunghe rispetto a quelle che i più si attendevano. Questa è la legione che porta nel vessillo cinque stelle ed è guidata dal predicatore Savonarola Grillo, che gira in lungo e largo il Feudo Italiota denunciando il mal costume imperante delli uni e delli altri. Tanto temuto è codesto predicatore, sia dal nostro Brancaleone Italiota (vedi post Italiota del 12 gennaio) sia dai suoi nemici, che prima o poi, come il frate dominicano Girolamo, verrà scomunicato, impiccato e arso, in quanto “eretico, scismatico e per aver predicato cose nuove”.

ImageInfine, a completare le schiere nemiche del nostro Brancaleone Italiota vi è la tribù dei cani sciolti. Essi furono in tempi antichi (!) magistrati ed acerrimi avversari di Silvio Magno. Tra le loro fila si nasconde Tonino l’egiziano (foto), non per provenienza, ma per geroglifico idioma, che di grandi possedimenti et multilocali fece incetta. Oggi, dismesse le sacre toghe, prendono arme contro tutti e non risparmiano la lama a nessuno.

Su codesti infedeli dovrà avere la meglio il nostro Brancaleone Italiota per espugnare la valle di Aurocastro.

Egli è tuttavia parso piuttosto mite, di svizzera belligeranza e per nulla incline alle masse: non dimenticate, piccoli Italioti dalla corta memoria, che il nostro eroe non subì graffio, né proferì offesa, nella pur sanguinosa (per il volgo) e breve parentesi governativa. Sarà allora il nostro eroe in grado di offendere i contendenti nella battaglia imminente? O forse egli confida ancora nella storica masochista remissione del popolo Italiota? In fondo, fu così con barbari, saraceni, normanni, spagnoli, francesi, austriaci, fasci-nazisti, titini, americani, mafiosi, sempre con il beneplacito dello Stato Pontificio. Perché questa volta la storia non dovrebbe ripetersi? In questo forse confida, in cuor suo, Brancaleone Italiota?

Nelle prossime due puntate della saga del nostro eroe, tratteremo de “Li fidi scudieri” (martedì 29 gennaio) e de “Lo ricco bottino” (mercoledì 30 gennaio) … seguiteci infedeli Italioti …

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