Questo non è un paese per pecore …

Luppo de loopy

Questo non è un paese per pecore, questo è un paese di pecore. La pecora notoriamente è un animale mansueto, vive in gruppo, pascola serenamente, viene munta e una o più volte all’anno viene portata dal barbiere. Con un po’ di fantasia (nemmeno tanta a dirla tutta), non ravvisate qualche somiglianza con il profilo dell’Italiota animale? L’animale Italiota inizia la giornata con cappuccio & cornetto, giornale e/o gratta & perdi, arriva al lavoro e manda subito qualche mail sul fantacalcio, pausa caffè, pausa pranzo (pausa da che?), passeggiata a Villa Borghese, rientro in ufficio – e uff – organizza il weekend fuori porta, aperitivo, partitina a tennis, cena a casa con amici. Quando poi gioca l’Italia, silenzio, il deserto dei tartari. Alle 16.57, l’animale Italiota è pronto ai tornelli con il badge in mano. Tutto può attendere, ma l’inno nazionale no. Fine settimana dal barbiere per il necessario aggiornamento sul pettegolezzo di quartiere. Quanto alla mungitura, ci hanno pensato ultimamente la Fornero e il Gran Professore Mario Monti, Brancaleone da Norcia dei nostri giorni. Il tutto mentre gli altri paesi fanno le rivoluzioni, fanno il ’68, fanno le primavere, fanno ostaggio dirigenti di multinazionali alla sola minaccia di licenziamenti. Ma in fondo, forse è proprio quella capacità di divincolarci dai problemi (senza affrontarli, ovviamente) e di vivere bene che tutto il mondo ci invidia, la Grande Ignavia. Qualcuno prima o poi di occuperà di questi benedetti problemi, ma intanto domenica si va a sciare. Quel qualcuno lo cerchiamo nel sindaco, nell’amministratore, nel politico di turno. Cerchiamo il cane pastore che ci guidi nel pascolo, osservandoci dall’alto di un colle (sia esso il Quirinale o altro promontorio), controllando che non si vada a finire nei pericoli. Basta una ringhiata, un latrato e tutti a correre in riga verso la retta via, verso nuovi pascoli. Evidentemente le pecore non sono dotate di una vista acuta, o forse semplicemente non hanno una adeguata conoscenza del regno animale, se continuano a scambiare lupi (non Maurizio, ministro delle infrastrutture) per cani pastori. Solo per ricordarne alcuni, le nostre candide pecore italiote hanno seguito negli ultimi anni pastori maremmani, pastori filo-tedeschi, pastori a pelo raso-ma-rifatto, finanche mastini napolitani, ignare del fatto i lupi non le avrebbero condotte verso sicuri pascoli, ma a sicura morte. Ci mancava solo il lupo idrofobo che giorno e notte non trova pace e ulula ai quattro venti. Ed eccolo che il lupo maremmano cala la maschera ed attacca in diretta TV i tre porcellini, CGIL, CISL e UIL, rei di non aver fatto negli anni una proposta per il bene dei lavoratori che rappresentano. Proposte, effettivamente, non se ne sono viste, ma nel frattempo hanno riempito i banchi parlamentari (dall’ormai anche ex parlamentare Fausto Bertinotti al morbido Savino Pezzotta, dalla scoppiettante Renata Polverini al traghettatore di partiti Wilem Epifani): who’s next? Ed ancora lui, il lupo maremmano, visita tutte le scuole dei giovani cappuccetti rossi, da nord a sud, intonando canzoncine e raccontando favolette (e la nonna? È a protestare tra gli esodati). È vero, è solo un’operazione lungimirante! Se cominci a raccontare favole ai bambini fin da piccoli … questi, da grandi, non avranno alcun problema a credere: si vedano i casi di successo della chiesa con il catechismo e di Berlusconi con il Drive-in. Il tutto, nell’attesa di un giovane lupo di destra … quello vecchio ormai non ha nemmeno le zanne per la pastina da ospedale. Che i tempi siano maturi per una Lupa?

This is Italy …

This is Italy

“This is Italy”, dice quasi soddisfatta (sic!) una signora di mezza età nella stazione di Milano.

Lo dice all’interno di una conversazione con un gruppo di turisti mediorientali circa i cronici ritardi che caratterizzano il sistema di trasporti verde-bianco-rosso. Effettivamente, immagino non sia piacevole per un turista straniero guardare il tabellone luminoso indicare 70 minuti di ritardo, per un treno che complessivamente prevede 150 minuti di corsa.

La questione, tuttavia, non è se il ritardo sia piacevole o meno (Non lo è!), ne’ tantomeno se sia possibile imbattersi, un sabato mattina, in un ritardo di superiore ad un’ora: può capitare, suvvia. Di tanto in tanto, anche i treni nipponici, dalla svizzera puntualità, possono registrare qualche inconveniente.

I problemi sono di natura diversa, seppur allineati nell’effetto (il disagio alle migliaia di viaggiatori, nostrani o stranieri, che riempiono quotidianamente le nostre stazioni. I problemi sono TRE.

UNO: è una questione di prevedibilità. È nota al mondo intero la capacità italica di gestire le emergenze, dai terremoti alle alluvioni, siamo i numeri UNI (per l’appunto). Certo, ogni tanto ci si mette la famiglia Bertolaso. Ogni tanto qualcuno si rallegra per un terremoto che distrugge intere città, in modo da poterle ricostruire con appalti taroccati, non curante della distruzione di vite umane, quelle dei morti e quelle dei vivi (ma come direbbe Lucarelli, questa è un’altra storia).

Ma perché continuare a gestire il sistema dei trasporti – tra i più facilmente pianificabili – sulla base di modalità emergenziali? Pianificare, caro Sig. Moretti, non significa eliminare le emergenze, ma studiare i problemi (specie quelli ricorrenti), trovare soluzioni durature (non mettere una toppa), effettuare o mettere in cantiere investimenti, se il caso lo richiede, preparare le persone e programmare interventi correttivi.

A breve si ripeterà la classica nevicata di dicembre, quella che ogni anno blocca mezza Italia (l’altra mezza non fa notizia, e anche se si bloccasse, nessuno se ne lamenterebbe). Una nevicata importante, per l’Italia, ma niente a che vedere con le tormente siberiane o con le bufere di New York. Mi chiedo, Le chiedo: è mai possibile che non si riesca a gestire una nevicata? Chiamiamo Fiorito (Batman, per le cronache), lui con i suoi SUV ci potrebbe venire incontro. La aspettiamo al varco.

DUE: è una questione di responsabilità. Quando la gestione di un processo (aggregazioni di attività finalizzate al raggiungimento di uno stesso obiettivo), semplice o complesso che sia, non funziona, ci dovrebbe essere sempre un responsabile (in Italia, in condizionale è necessario). Se le manutenzioni su reti e mezzi non sono state effettuate, il responsabile è il capo manutentore. Se le mancano le attrezzature per effettuare le manutenzioni, il responsabile è il direttore acquisti. Se a mancare sono i fondi (Euro, Sig. Moretti) per l’acquisto delle attrezzature per la manutenzione, il responsabile è il direttore finanziario. Se un responsabile non si trova, il responsabile è lei, Sig. Moretti. Spesso l’abbiamo vista in TV con la sua arroganza, quella che hanno quelli bravi (non discutiamo infatti le sue capacità), quelli che fanno funzionare le cose, quelli che mettono i conti a posto, dopo decenni di dissesti “politically driven”. Ogni tanto, tuttavia, sarebbe gradito un atto di umiltà, una presa di responsabilità verso tutti i viaggiatori che ogni giorno le permettono di mettere i conti a posto, nonostante i disagi. Responsabilità appunto.

TRE: è una questione di fastidio personale, di tante persone intendo. Di tutte le persone che viaggiano, con i disagi del viaggio in sé e con quelli del fumo passivo. Da anni ormai nei treni non è più possibile fumare. E non sarebbe possibile fumare nemmeno nelle stazioni, come da apposita segnaletica (la foto sotto si riferisce alla stazione centrale di Milano).

no smoking

Ma provate ad entrare in una stazione e noterete una coltre di fumo a darvi il benvenuto. Provate a scendere da un qualsiasi treno senza imbattervi nel fumatore, anch’egli sceso dal vostro stesso treno, che sul binario accende TRE sigarette insieme. Ed eccoci ancora una volta a parlare di prevedibilità e responsabilità.

Esistono i fumatori? (SI)

Esistono fumatori tra i viaggiatori? (SI)

Esistono fumatori, viaggiatori, che nell’attesa di un treno (in ritardo) o appena scesi da un treno (in ritardo) avrebbero voglia di accendere una sigaretta, non ci fossero quei divieti? (SI)

Esistono fumatori, viaggiatori, italioti che nonostante i divieti (“che tanto non controlla nessuno”) accendono una o più sigarette? (SI).

Quindi, caro Sig. Moretti, caro Ministro dei Trasporti (Lupi), cara Ministro della Salute (Lorenzini), è cosi difficile pensare a delle aree dedicate per fumatori (chiuse, magari) e far si che i controlli siano (i.e. esistano), siano continui, siano efficaci? Non sarebbe forse una grande conquista di civiltà?

Prevedibilità (mancanza), responsabilità (assoluta assenza) e fastidio (costante), come verde, bianco e rosso, TRE elementi caratterizzanti di un’Italia che … “Vabbuò“!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: