E se fosse una scelta obbligata?

Renzi BerlusconiStiamo perdendo tempo come dice Renzi o non è vero, come replica Napolitano?

Stiamo sicuramente vedendo come il PD si stia sfaldando su se stesso, come ha fatto tempo fa perdendo le elezioni e la faccia anche con Walter Veltroni, che molti vedevano come innovatore e l’apparato non gli ha permesso di sopravvivere.

Stiamo assistendo a una scelta sempre più forzata, da parte della sinistra: scendere a patti con Berlusconi, e tutto questo perché Grillo non ne ha voluto sapere.

Pensiamo che il 30% del Paese ha comunque votato PDL e Lega. PDL e Lega come quasi tutti pensano, anche tra chi li ha rivotati, ci hanno portato nella situazione in cui siamo ora: niente riforme economiche, niente liberalizzazioni, niente riforme costituzionali, una legge elettorale definita da porci dai loro stessi creatori e leggi ad personam che non si contano. Il problema di fondo è comunque che il 30% è tanto e se il paese vuole questo
, come non prenderne coscienza fino in fondo!

Come detto prima, si è provato con Grillo con il quale il PD ha più punti in comune che con il PDL, ma i 5 stelle, anche se si stanno dividendo al loro interno, non ne vogliono sapere.

Mettersi con il PDL per Bersani è una “bestiata” e chi scrive la pensa allo stesso modo, ma non vi sono altre alternative vista la chiusura di Grillo. Andare al voto con Renzi non supportato dall’interno partito, sarebbe l’ennesimo suicidio che vedrebbe naufragare, forse per l’ultima volta, il nostro centro sinistra e rimarremmo in mano a Berlusconi e co, ancora.

Ecco che lancio una riflessione al PD: posto che il 5 stelle non ci sta, meglio un duetto con Berlusconi oggi o un Berlusconi da solo domani? Alla fine io mi accontenterei della situazione meno peggiore, in attesa che si formi un centro sinistra compatto attorno a Renzi. Senza un PD unito, anche se Renzi dovesse vincere le prossime primarie, sarebbe meglio lasciar perdere le elezioni che sarebbero sicuramente perse.

Siccome siamo in continua campagna elettorale, vi lancio un’ultima provocazione: le letture dantesche di Benigni, su Raidue, attirano sempre meno spettatori. La sesta puntata si è fermata a 747.000 ascoltatori pari al 2.52% di share. Su Rai1 “Che Dio ci aiuti 2”, con la Ricci, ha fatto 7.271.000 telespettatori e uno share del 24,12%…

Capisco che Dante sia magari una bella rottura di palle, però non lamentiamoci dei risultati elettorali perfavore, ma degli italioti di cui è pieno il paese!

…E sempre allegri bisogna stare – Arrivederci Enzo

jannaccie noiiii vilaaaaaaan…chi saranno mai i contadini di oggi?

Arrivederci Enzo, grazie della tua genialità!

C’era una Vodka il declino

bere per fermare il declinoI can’t get no, satisfaction…

Scrivo così questa mattina, perchè alla fine è un po’ come ci potremmo sentire dopo queste consultazioni.

E voi vi chiederete: ma che cazzo di soddisfazione è?

La soddisfazione che ci stiamo avvicinando piano piano al declino, quello vero e quella che sento oggi è una sana voglia di autodistruzione, così da poter ricominciare a costruire.

Siamo arrivati in uno di quei periodi storici in cui, sempre per citare i Rolling Stone, vedo “tutto nero, tutto nero intorno a me.”

Non ci resta che sorridere un po’ perché “si muore un po’ per poter vivere” e poi infondo non abbiamo più nulla da perdere. Anche un bel non governo, come in Belgio per un paio d’anni, e le leggi portate avanti dal solo potere legislativo a questo punto che problema possono darci?

Vorrei qua sotto riprendere un po’ di frasi geniali della fantastica pagina facebook: “Bere per Dimenticare il Declino”, perché infondo non vedo altre alternative.

Basta vuoti! Di governo

Non c’è nessuno che governa, ci resta solo l’Amaro Averna

Boldrini paga gli shottini

Ci offrono la camera? Noi vogliamo la cantina!

Tagliato il rating dell’Italia: B evi  B evi B evi di +

Meno corrotti, più corretti!

E infine, un consiglio economico per gli amici di Monte Dei Paschi: no ai derivati, scegli i distillati!

Grazie Movimento 5 Stelle

GRAZIE-1 (1)Quasi tutti non lo sopportano, quasi tutti lo considerano un male per il paese, ma secondo me un grazie al movimento 5 stelle lo dobbiamo dare tutti quanti noi che chiediamo rinnovamento!

Un grazie perché senza di loro, senza il loro essere: chiusi, integralisti, fascisti, comunisti, ignoranti ecc ecc, come si è sentito da tutte le parti nel post elezioni, i nostri cari politici non sarebbero mai entrati in crisi e tutto sarebbe sempre stato come prima, con le varie promesse di cambiamento mai mantenute.

Bene ora è diverso e per questo devo dire grazie a Grillo e ai suoi seguaci: che non stimo, che non apprezzo, ma che ringrazio, per aver messo un po’ di fiato sul collo a quelle persone che ci stanno governando male da troppo tempo.

Questo è forse l’unico merito che vedo nel Movimento 5 stelle, che poi a 5 stelle ha poco altro secondo me. La responsabilità che ricoprono è enorme e se fosse usata bene sarebbe prorompente. Cambiare le istituzioni per cambiare il paese: questo sarebbe meraviglioso e il PD credo che sta volta sarebbe anche disposto a farlo, perchè ha bisogno come il pane di rinnovamento, ma purtroppo il caro DUX stellato non riesce a vedere al di là del suo naso. Il comico genovese continua a dire che sono tutti uguali, francamente non so come faccia e, a meno di cambiamenti repentini dell’ultimo momento, butterà all’aria una possibilità enorme di cambiamento, che se cogliesse, tutto il paese gli sarebbe riconoscente: dalla sinistra che, come detto prima, o rinnova o muore, a chi ha votato PDL ma non ne può più di Berlusconi. Forse Grillo potrebbe essere veramente il grande traghettatore verso la terza repubblica, ma haimè, pur avendo passato lo stretto di Messina a nuoto, sembra non aver mai saputo guidare nemmeno un pedalò!

N.B L’articolo è un’opinione dell’autore. Non si vuole con esso esprimere l’opinione di tutti i partecipanti all’avventura di Italioti.it

Eppolitica: Tv e media nelle elezioni politiche italiane

elezioni-2013-social-networkQueste ultime elezioni italiane, ci hanno dato parecchi spunti di riflessione.

Oltre ai classici: la legge elettorale è una immondezza e bisogna cambiarla, in parlamento sono finiti degli idioti e cosa farà ora Napolitano, abbiamo una new entry: I nuovi media versus I vecchi media!!

Dei primi punti non voglio parlarne perché sono o troppo noiosi e/o troppo semplici da risolvere. Mi vorrei invece dilungare qualche minuto in più su la vera partita che si è giocata in Italia nelle scorse elezioni. Con tutte le semplificazioni del caso direi che i contendenti erano fondamentalmente quattro:

Il PD – che ha usato i giornali (e qualche programma televisivo)

Il PDL – che ha basato tutta la campagna elettorale sull’uso spansmodico della TV

Il M5S – che ha basato tutto sul web e solo sul web

Monti – un mix fra TV, giornali e settimanali (penso che gli mancasse un’apparizione su donna moderna…)

Certo potrei anche citare i contenuti ma ritengo che siano una cosa minore rispetto  al mezzo usato per distribuirli. Ancora una volta vorrei precisare che stiamo riflettendo su una delle dimensioni del problema e che una moltitudine di chiavi di lettura possono essere aggiunte allo schema di ragionamento.

Inizierei con qualche statistica:

  • 58% delle famiglie italiane ha un pc
  • 54% delle famiglie italiane ha una connessione internet (32 milioni di utenti)
  • 90% degli italiani (da 11 a 74 anni) ha un telefono cellulare ed il 40% ha uno smartphone
  • Circa il 10-15% degli italiani legge il giornale (qui difficile trovare statistiche precise)
  • Direi che il numero di TV per famiglia è comunque molto vicino al 90-100% (anche qui difficile trovare statistiche adeguate)

Quindi se è vero che tutti hanno una TV e che pochi leggono il giornale, moltissimi hanno accesso ad internet (fisso o mobile) con il quale informarsi e a differenza degli altri due primi mezzi di interagire con altri. Un’altra dimensione che vorrei anche che si tenesse a mente è quanto tempo si passa su internet (notizie, ricerche, social media) rispetto a quanto si guarda la TV e si legge un giornale.

Ok, tante belle cose e quindi? Cosa c’entra tutto questo con le elezioni? Beh forse nulla niente, forse tantissimo. Vediamo se riesco a provare a capire un po il fenomeno.

Berlusconi per garantire ai suoi di prendere il 30% dei voti e’ bastato usare massivamente la TV. Super presenzialista con qualche slogan da uomo di marketing (vi restituisco l’IMU e piu pelu per tutti) e’ riuscito a mobilizzare tutti quelli che avrebbero votato Renzi se il PD gliene avesse dato la possibilità.

Grillo ha invece usato la rete. Non ha dovuto fare granché a pensarci bene. Ha creato una piattaforma sul quale diffondere informazioni avere dei dibattiti e presentare proposte (m  quanto e’ simile a facebook questa cosa….). Non solo ha parlato lui, ma hanno “bloggato” in migliaia e fra loro udite udite anche qualche esperto di fama internazionale (gli stessi che il PD ed il PDL non hanno nessuna credibilità per poterli attrarre).

Bersani e Monti hanno invece usato un po di TV e fondamentalmente mobilitato I giornali. Direi che mi sembra abbastanza accurato dire che i giornali (quelli non di Silvio) erano equamente ripartiti fra lui e Monti.

Ma allora cosa e’ successo? Direi che molto grossolanamente questo è il riassunto:

  • Gli italiani che guardano la TV voglio messaggi semplici (direi banali) facili da capire e che non hanno bisogno ne di approfondimento ne di contro verifiche (i.e. IMU)
  • Gli italiani che navigano su internet stavolta si sono mobilitati ed hanno in grossa parte (o tutti) votato il M5S.
  • Pochi italiani leggono i giornali ed ancora meno si fanno influenzare da loro.

Risultato: Bersani e Monti hanno sostanzialmente parlato sono ai loro elettori, Berlusconi e Grillo hanno parlato al Paese.

Spendiamo due parole aggiuntive su Grillo ed il M5S. Grillo (oramai sempre meno comico) ha pochissimo di politico ma dalla sua ha una enorme capacità di leadership. Vorrei ricordare che in più di una occasione ha portato in piazza più di un milione di persone, numeri che i sindacati si sognano. Ma la cosa che davvero lo distingue e’ che,  a differenza dell’altro “grande” leader in Italia, lui  non lo ha fatto (almeno non che io sia riuscito a percepirlo) per cercare di mantenere la sua posizione di privilegio ma lo ha fatto perchè (almeno credo) e’ un cittadino libero con delle opinioni, al quale piace informarsi e dibattere su qualsiasi tema. Ovviamente questo e’ il modello che rappresenta internet e chi lo usa per cui il suo 25% ci dovrebbe stupire molto poco.

Curioso di sentire le vostre opinioni a riguardo…

Sources: http://www.newmediatrendwatch.com/markets-by-country/10-europe/70-italy, Wikipedia, http://www.newspaperinnovation.com/index.php/2011/05/16/circulation-readership-in-italy/,

Postato per Stefano

Grillini: Vite Parlamentarie

Se solo un mese fa il destino mostrava tutta la propria crudeltà nell’accostare al weekend elettorale italiano la ben più seria consegna dei premi Oscar, ancora oggi  si gode l’ironia di uno stallo alla messicana in Parlamento che deve molto a un’acclamata sceneggiatura di Quentin Tarantino.

Ormai è da decenni che l’irrilevanza politica del paese va di pari passo con l’irrilevanza cinematografica di Roma, senza pretese di rapporto causa-effetto. Le conseguenze tangibili nel 2013 sono un voto di protesta che, data una manifesta incapacità di determinare gli eventi, cerca almeno di spaventare i mercati internazionali e  un’assenza allarmante e prolungata dell’Italia dalle cerimonie di premiazione del cinema che conta, se non fosse per certi abiti che meriterebbero una critica ben più profonda di quella interna al PD.

C’era un tempo in cui i film italiani arrivavano automaticamente a nomination per l’Oscar. Era un mondo diverso, probabilmente con una minor competizione internazionale, ma che viveva di registi e di sceneggiature capaci di descrivere il passato, catturare il presente, prevedere l’Italia del futuro. Oggi ci sono pochi prodotti italiani di buona fattura, confezionati con un certo rigore e con una storia da raccontare. Anche a guardare i rari film che tentano di alzare la testa resta sempre il dubbio che i fasti della commedia all’italiana, quella che delineava una società prima ancora che esistesse, siano irrimediabilmente persi.

Fino a qualche mese fa avrei applicato il medesimo, dolente giudizio alla migliore opera italiana della scorsa stagione, Reality di Matteo Garrone. Insomma, come fa uno dei registi più bravi della propria generazione a essere in ritardo di dieci anni sul paese? Perché fa uscire nel 2012 un film sul Grande Fratello, in onda dal 2000 e ormai più che sorpassato?

Oggi invece comprendo appieno la grandezza di Garrone e la pochezza del mio giudizio affrettato. Reality è la storia di una padre di famiglia che si mette in testa di entrare nella casa, di diventare qualcuno, di essere pronto al pubblico scrutinio, di averne gli strumenti. Più sembra allontanarsi il miraggio, più il protagonista è pronto a ostentare il sacrificio, a regalare i beni di famiglia ai poveri per dimostrare a chiunque lo osservi di essere un uomo onesto, quindi valido. L’obiettivo è arrivare a Roma.

Reality descrive con mesi di anticipo le dinamiche di autocertificazione ai tempi della nuova democrazia diretta. Il Grande Fratello è un trucco, l’espediente per spiegarci senza ferirci che siamo un popolo di CT della nazionale al bar, di commentatori politici su Twitter e, finalmente, di onorevoli cittadini in Parlamento.

Dove finisce il cinema inizia il nuovo docureality dei grillini. A dicembre sono iniziate le audizioni, a marzo è scattata la presentazione dei protagonisti. In assemblea a Roma c’erano tutti: il simpaticone e la gatta morta, il guerriero e l’occhio della madre.  Sfidano il sistema portando il proprio cavallo di battaglia. Alcuni hanno tecnica e altri espressività. Molti sono stati eletti dopo aver sperimentato sulla propria pelle disfatte elettorali in altri partiti. Come i ragazzi che, rimasti senza contratto dopo aver partecipato ad Amici, si riciclano a X Factor, certi di una maggiore meritocrazia. Dicono no a inquisiti e indagati con la stessa perentorietà con cui l’Isola dei Famosi precludeva la partecipazione tra i non famosi a chi già aveva lavorato in TV. Uno vale uno, ma solo fino a cinque sms per sessione di voto.

Nel fine settimana appena trascorso è iniziata la diretta. Ci sono state le prime lacrime, le prime discussioni, i primi eliminati. Non ci resta che attendere i primi amori. Come Garrone e a differenza mia, i neoeletti hanno una buona consapevolezza del ruolo che li attende, sono pronti per il Grande Fratello: «La realtà è che vivere e lavorare dentro a Montecitorio è estramamente estraniante. Si tratta di un palazzo in cui dentro hai tutto, in cui ti senti veramente un principe perché sei servito, riverito, non ti manca niente. Dall’agenzia viaggi al barbiere, dalle poste alla banca. Potresti vivere lì dentro per anni e non aver necessità di uscire».

Al momento, tuttavia, l’unico parallelismo evidente tra il palazzo e la casa di cinecittà è questa ansia da infiltrati così pressante per Beppe Grillo & Produzioni e così poco interessante per noi spettatori.

Grillini: Vite Parlamentarie è iniziato. Come le ginnaste prima di loro, i nuovi protagonisti sono immaturi ma compensano con l’impegno. Speriamo che dalle atlete che li hanno preceduti imparino a dialogare su Twitter sia con i fan sia con i detrattori.

P.S. Per chi non ha problemi di spoiler, Reality si chiude con il buon padre di famiglia che riesce a entrare negli agognati studi di cinecittà. Ci viene finalmente permesso di vedere cosa succede nel buio dietro le quinte. Sarebbe bello, un giorno, provare la stessa esperienza nelle segrete stanze di Gianroberto Casaleggio.

Le prime parole di Laura Boldrini Nuova presidente della Camera per gli Italioti


laura_boldrini_2011

«La politica deve tornare ad essere una speranza, un servizio, una passione».

«Stiamo iniziando un viaggio, oggi iniziamo un viaggio, cerchero’ di portare assieme a ciascuno di voi, con cura ed umilta’ la richiesta di cambiamento che alla politica ogni richiedono tutti gli Italiani, soprattutto i nostri figli.»

[Read more…]

Grillo il Marchese, ovvero: perché io sono io e voi non siete…

il marchese del Grillo

 

L’odore del potere, al movimento 5 Stelle, credo sia iniziato a piacer da subito.

Abbiamo fin ora nel dopo elezioni 2 dati di fatto importanti:

Gli 8 punti di Bersani appaiono responsabili e indirizzati ad un cambiamento.

I proclami dei parlamentari a 5 stelle sono sempre più paradossali e si sta portando la situazione al ridicolo.

Mi chiedo, ormai in continuazione, come mai i Grillini non si “accontentino” delle proposte del PD, che sembrano già portare ad un cambiamento epocale.

E se Il 5 stelle non scendesse a patti, perchè una volta ottenute le riforme sulla pubblica amministrazione tanto agognate, buona parte dei suoi elettori non li rivoterebbe più?

Lo scenario è il seguente: un “movimento” nato per riformare rifiuta la fiducia ad un governo che propone molti deii loro stessi punti, tra cui: l’annullamento delle provincie, dimezzamento dei parlamentari, diritti civili alle coppie omosessuali, legge sulla corruzione, incandidabilità e ineliggibilità sui doppi incarichi, economia verde ecc ecc.

Il pensiero maligno nasce perché il ragionamento politico che vi è dietro mi sembra chiaro come spiegato 2 paragrafi prima: “…buona parte dei miei mi ha votato per le riforme proposte dal PD e se ora le facciamo e poi si torna a votare, non avrò mai lo stesso potere, la stessa percentuale, i miei elettori si sposteranno su chi ha più esperienza per governare!”

E allora dico che il movimento 5 stelle sta diventando come tutti gli altri partiti che ha sempre biasimato.

Oggi tutti noi, non abbiamo bisogno di rivoluzioni, abbiamo bisogno di evoluzioni.

Abbiamo bisogno di un De Gasperi, di un Togliatti, di un Moro o un Berlinguer, non di un neo Mussolini o un nuovo Stalin che decidono cosa è meglio per tutti.

L’antifona per i grillini potrebbe essere: chi troppo vuole nulla stringe!

Il rischio è che anche la nostra povera Italia alla fine non stringa nulla, bloccata come sempre dagli egoismi di pochi, senza alcuna lungimiranza, che si profetano come i novelli martiri della nazione e non si accorgono che, con questi atteggiamenti tipici da adolescenti, si posizionano proprio come chi hanno sempre criticato.

Politica è dialogo. Il 5 stelle non è più un gruppo extraparlamentare; una volta entrati in parlamento devono fare il meglio per il paese e da Italiano oggi vedo il bene del paese in un accordo con il PD: non un inciucio, ma politica su punti comuni, riforme costituzionali e la riforma elettorale…ma ormai mi sa tanto che l’odore del potere ha dato la testa anche ai neoparlamentari in felpa, maglietta e scarpe da ginnastica, che in questo modo finiscono per assomigliare sempre più a chi è sempre in doppiopetto, con le scarpe lucidate, la cravatta blu e il profumo per coprire l’odore di marcio che vi è dietro l’immagine del buon padre di famiglia.

Giovane e donna: sono il nuovo Parlamento

Ancora frustrato dalle elezioni? Stai gia’ espatriando?

Sappi che avremo il Parlamento più giovane e donna della storia repubblicana.

I nuovi deputati eletti saranno rispettivamente in media 10 anni piu’ giovani di quelli del precedente governo, cosi’ come  i senatori eletti (5 anni piu’ giovani). E non solo!!! Uno su tre sara’  donna.

Fini non sara’ in Parlamento, come del resto Rocco Buttiglione, Francesco Storace, Antonio Di Pietro ed Ingroia, Raffaele Lombardo, Gianfranco Micciche’, Lorenzo Cesa, Franco Marini ed Italo Bocchino, ma anche Marco Pannella ed Emma Bonino. La Lega si ferma sotto il 4%.

Marta Grande, 25 anni, grillina, potrebbe essere la tua sorellina minore, ma e’ l’immagine di questo nuovo Parlamento: giovane, bello, piu’ femminile ed ingovernabile (speriamo ancora per poco).

Berlusconi non ha vinto le elezioni (anche se per pochissimo) e nel frattempo Bersani offre la camera al Movimento 5 Stelle e chiarisce che rimarra’ al timone del PD fino al prossimo congresso del 2013, quando probabilmente sara’ tempo di Renzi.

Non volevamo un rinnovamento? Ringiovanire il parlamento e avere piu’ donne? E’ iniziata una nuova era? Ci voleva?

Non siamo ancora un paese per giovani, l’età media dei deputati e’ di 45 anni e dei senatori di 53 anni, ma forse e’ il primo passo del cammino.

Cordiali Saluti agli onorevoli uscenti,

In bocca al lupo a Marta Grande, al nostro nuovo, giovane ed irrequieto Parlamento ed a tutti gli Italiani.

Fonti:

– Camera e Senato: E’ una donna su tre

http://www.corriere.it/politica/speciali/2013/elezioni/notizie/26-febbraio-parlamento-giovane-eta-media-48-anni_cac989ae-8024-11e2-b0f8-b0cda815bb62.shtml

– E’ il parlamento piu’ giovane – boom di donne:

http://www.ilmessaggero.it/speciale_elezioni/parlamento_pi_giovane_della_storia_boom_eletti_donne/notizie/254587.shtml

– Bersani:

http://www.corriere.it/politica/speciali/2013/elezioni/notizie/26-febbraio-bersani_8dc898c2-802b-11e2-b0f8-b0cda815bb62.shtml

– I grandi esclusi:

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=40525&typeb=0&Da-Fini-a-Di-Pietro-i-grandi-esclusi-dal-Parlamento

– Non e’ un paese per giovani

http://www.fanpage.it/in-italia-la-classe-dirigente-piu-vecchia-d-europa/

Comunque vada sarà un successo – Bravi tutti …

tsunami

Stremato dalle tante, troppe tribune politiche, sondaggi, dichiarazioni, appelli, interviste, tavole di confronto, numero di seggi, camera, senato, regioni, cado in un sonno profondo ed antico.

Apro gli occhi lentamente, con difficoltà. La mia testa pesante su una fredda superficie di marmo, sembra il tavolo di un obitorio. Cosa ci faccio in questo posto? Davanti ai miei occhi un volantino ingiallito recita “La Daccò Travel & Restaurant offre una settimana All Inclusive in resort caraibico per politici italioti (tutti), stremati dalle fatiche della campagna elettorale”. Non capisco, non ho le forze per capire. Ripiombo in un nuovo sonno, ancora più profondo e remoto nella coscienza.

Riapro gli occhi. Questa volta sono riverso, per metà all’ombra di un platano, su una spiaggia calda e bianca. Mi alzo e vedo sagome danzanti, sento musica in lontananza e profumo di cucina italiota. Sembra una festa.

Mi avvicino, ma nessuno mi scorge. Faccio segni, ma nessuno mi nota. Urlo, ma dalle mie corde non esce alcun suono. Resto attonito, immobile, muto. Comincio a distinguere le figure danzanti e mi pare di riconoscerle. Bersani? Impossibile. Monti? Oh mio Dio! Alfano? Casini? Rutelli? Di Pietro? Ci sono tutti.

Chiaro!!! Eccoli tutti insieme sulle dorate spiagge di di un isolotto tropicale, lontani dalle fatiche elettorali, lontani dal clamore, lontani dai giornalisti e dalle loro noiose domande, sempre le stesse, su cosa fare-non-fare-dire-fare-baciare-lettera-testamento.

Sdraiato su un lettino, sotto l’ombra di una palma, trovo Monti che a dispetto del cognome, non sembra disdegnare affatto il caldo clima tropicale e il soave e lento sciabordare delle ondine caraibiche. Abbandonata la divisa d’ordinanza, eccolo sereno in pantofole in seta Hermès, bermudino due dita sopra il ginocchio e camicia blu navy con riga bianca, rigorosamente a manica lunga, leggermente aperta sul torace (la classe non è acqua, nemmeno in vacanza).

Faccio qualche metro e mi ritrovo nel vortice dei danzatori che si dimenano al ritmo di tamburi caraibici. Tra giovani mulatti a torso nudo, mi si apre davanti agli occhi una visione di pace e amore cosmico (Love, love, love): Vendola, Giovanardi e la Binetti avvinghiati come serpenti, ballano sudati, saltano e sorridono di gusto.

Continuo frastornato e trovo Bersani in un angolino al riparo dai raggi solari a grigliare orate per tutti e Fini ad attizzargli la fiamma (il primo amore non si scorda mai).

E ancora nugoli di politici con fare rilassato. Diliberto che versa da bere a La Russa. Cicchitto che si allontana con D’Alema sotto braccio (gli inciuci non vanno mai in vacanza). Anche Fiorito, Zambetti, Cuffaro?!

Ecco che spunta anche Bruno Vespa, vestito da cameriere coloniale, con un vassoio di Mojito e Margarita. Dietro di lui, Floris con il vassoio delle pizzette e Lucia Annunziata con un cesto di frutta tropicale.

In mezzo al mare, vedo su una canoa Ingroia che cerca di pescare qualcosa di grosso, ma più si affanna e meno tira. Con lui, Giannino, che cerca di pescare il master-pesce, specie misteriosa avvistata al largo della costa di Chicago.

Mi allontano dalla folla e trovo una capanna dalla base circolare al cui interno scorgo un capo tribù sorridente, tanto sorridente, tutto vestito con doppiopetto in piume di pavone. Ai suoi lati vedo amazzoni adulanti, tutte in fila per il rito dell’accoppiamento. Si è Lui. Non poteva che essere Lui. Dall’espressione compiaciuta non sembrerebbe che le elezioni siano andate male per lui.

Continuo a non capire. Cosa ci faccio io su un’isola con tutti i politici italioti? E soprattutto cosa ci fanno loro tutti insieme a festeggiare? Non dovrebbero esserci state da poco le elezioni? Non si stavano azzannando come cani idrofobi fino a qualche minuto fa?

Ad un certo punto il vecchio shamano Giorgio, in lacrime, chiama tutti a radunarsi per il momento solenne. Tutti accorrono verso una pira gigante ed io sospinto dalla massa non posso che seguirli nell’incedere.

Riesco a leggere uno striscione in caratteri antichi, “Comunque vada sarà un successo – Bravi tutti”. Non capisco.

Tutti, ormai, sono in cerchio intorno al grande rogo, all’interno del quale stanno per dare fuoco ad una giovane vergine dai fianchi rotondi e dai lunghi capelli. Mi sembra di riconoscerla, ma non ne sono certo.

Mi avvicino e sento parlare sotto voce. Dicono sia una certa Italia. Dicono abbia cercato di resistere alle prepotenze dei signorotti che volevano violarla.

Sgrano gli occhi. Stanno per dare fuoco all’Italia, dopo averla saccheggiata, vilipesa, dilaniata, mentre l’Italia assiste inerme allo scempio. Grido, mi dimeno, ma nessuno se ne cura.

Intanto mi pare di sentire urla provenire da lontano, ma ancora una volta non se ne cura nessuno. Del resto, sono tutti intorno al fuoco, di chi sarebbero queste urla? Ingroia, in mezzo al mare!! Mi allontano di qualche passo e lo vedo sbracciarsi sulla canoa. Dietro di lui, dal profondo dell’oceano, si è alzata un’onda grande quanto una montagna. Si avvicina veloce con fragore assordante. Mi giro verso la pira, ma nessuno sembra accorgersene. Cade sulla mia fronte una goccia di fredda pioggia.

Mi giro ancora verso il mare, ormai Ingroia e Giannino sono stati travolti dall’onda. Bloccato nei movimenti non riesco a scappare, mentre alle spalle sento il vociare dei politici italioti che di nulla si preoccupano. Sulla cresta dell’onda scorgo la sagoma di un surfer: è tutto vestito di bianco, con un saio lungo come un profeta, porta la barba lunga ed i capelli incolti. Sento ancora la risata diabolica. È Grillo!!! Ecco che arriva l’onda che travolge tutti!!!

Apro gli occhi. Sono sul divano di casa.

Accendo la radio e scopro che hanno vinto in due: Grillo e Berlusconi; hanno perso sempre gli stessi (ma loro sono felici così). Dopo la pubblicità, un celebre pezzo di Lucio Battisti …

Ancora tu, non mi sorprendi lo sai,

Ancora tu, ma non dovevamo vederci più …

Ebbene si, ancora Lui! Con il suo carico di menzogne, sorrisi implasticati, proclami televisivi, barzellette ha fatto incetta di voti nei bassifondi della popolazione, andando a toccare le corde più viscerali del popolo Italiota (a questo punto, la maiuscola è d’obbligo: una fetta di popolazione così larga, così tenace, così attaccata ai propri interessi deve essere rispettata).

Per tutti quelli che ci hanno creduto, che hanno sperato fosse la volta buona per voltare pagina, sorry, tutto da rifare.

Resta l’amarezza: la stessa amarezza di una finale dei mondiali persa ai rigori.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: