La guerra dei migranti

>>>ANSA/PAPA A LAMPEDUSA: FARA' APPELLO A PRENDERSI CURA DEI MIGRANTI

Signore e signori mettetevi comodi. Adagiate i vostri morbidi culi sui vostri divani e accendete la TV. La guerra dei migranti è già iniziata, ma le prime repliche sono gratis per tutti. Non perdete tempo.

Ancora i barconi affondati sono solo nell’ordine delle decine, almeno quelli noti. Poco importa se tanti non sono stati conteggiati dalle cronache italiote e giacciono arenati in fondo al mare col loro carico di disperati. Presto centinaia, migliaia di barconi cercheranno invano di raggiungere le coste del bel paese (non il formaggio) e noi saremo lì con le nostre vedette, con i nostri fari e le nostre potenti telecamere a filmare, AZIONE, mentre coleranno a picco.

Moltissime sono le zattere pronte a salpare dai porti libici ed egiziani: arche di disperati, senzadio, che fuggono dai tamburi dell’ISIS, nella speranza, vana, di approdare alle dolci note delle arpe italiote. Ma quei tempi sono un ricordo, storia, trapassato remoto.

Ah poveri illusi, non sanno che nel suolo italiota è iniziata la guerra dei migranti e per loro, migranti appunto, non è contemplata nessuna pietà: in guerra vige la legge marziale, quindi peggio per loro.

Peggio se portatori sani, ma più probabilmente malsani, di ebola.

Il rischio concreto è che venga contaminato il nostro mare (o mare nostrum), per Giove, e i nostri pargoli in piscina debbano essere portati. Per non parlare del nostro pescato: sogliole come mine cariche di virus africogeni.

Ma i signori della guerra non lo permetteranno. Loro si faranno carico della purezza della razza italiota. Che nessun nero venga inserito nelle liste di disoccupazione tricolore: chi vuole gli ammortizzatori se li porti da casa; chi vuole sanità, vada altrove; chi vuole istruzione, cominci con l’auto-istruzione e per i migliori anche l’autodistruzione.

I signori della guerra sono stati chiari: le opportunità noi le abbiamo finite con il socialismo degli anni ’80. Ora sono cazzi per tutti. E se c’è uno che deve mangiare tra un nero infetto e un purosangue italiota, la scelta è fatta senza nemmeno scomodare i sondaggisti.

La guerra tra la Lega di Salvini il giovane, quello delle felpe, alleato per l’occasione ai nostalgici del ventennio  di Casa Pound, da un lato, ed il MoViMento di Gianbeppe, Gianroberto e dei Giangiovani meravigliosi, dall’altro, è all’ultimo colpo, all’ultima sparata. Ne vedremo delle belle, cari italioti. La posta in palio è altissima: il voto dei milioni di bigotti, retrogradi, fascisti che popolano il suolo italiota.

Primo a farne le spese è stato Angelino, lo sterminatore di finocchi, che da duce di mare nostrum ha portato a casa nostram un mare di immigrati clandestini e malati, ma una dura reazione è già nell’aere.

I cannoni sono stati puntati: a breve i primi colpi.

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Il paradigma renziano

RenziSono anni che non si fa nulla. Né a destra né a sinistra in Italia.

Berlusconi non era un uomo di destra, era Berlusconi. L’altra parte non ha capito il cambiamento in atto e la condanna è stata l’onda lunga del vecchio PC che diceva cose sensate negli anni 60 e 70. I socialisti si sono fatti fuori da soli e la DC…inutile parlarne.

La verità è che siamo un paese profondamente inefficiente. Questa inefficienza poteva andare bene fino agli inizi degli anni 90. Veniva coperta dalla proverbiale fantasia italiana, dal debito pubblico e dallo stampaggio della moneta. Peccato che mentre siamo rimasti con la mente a tangentopoli e al PC, nel mondo siano esplose un po’ di cose: il Sud del mondo, il debito pubblico per tappare i buchi e la non crescita, e inoltre, la bomba Euro che ci ha obbligati ad essere competitivi senza poter contare sulla nostra cara svalutazione.

Mentre cambiava il mondo, l’uomo che si era ripromesso di ammodernare l’Italia ci prendeva in giro proteggendo solo gli interessi propri. Dall’altra parte, la vecchia nomenclatura di sinistra a cui vertice mettiamo il caro D’Alema, era troppo legata a modelli antichi per capire che il mondo stava voltando pagina. Se aggiungiamo all’inefficienza tipica italiana, l’inefficienza di un sistema bicamerale perfetto, una giustizia elefantiaca e un apparato statale marcio, la frittata è fatta. Figuriamoci dopo vent’anni di immobilismo.

La verità è che non ci sono più ricette di destra o di sinistra, ma ricette di buon senso.

Il buon senso non è al di qua o al di là dal muro, tanto più che il muro è caduto grazie a Dio, ma deve essere una cosa comune a tutti.

La democrazia è inefficiente e la Cina ce lo dimostra tutti i giorni. Noi amanti del poter scegliere, per mantenere il passo e non morire di disoccupazione, dovremmo pensare di modificare il sistema degli apparati parlamentari per renderli più diretti, più decisionali, più veloci. Il proporzionale? Sì, è corretto e fa esprimere tutti, ma uccide la tempestività delle decisioni e la stabilità. Inoltre, Ci dobbiamo mettere in testa che non siamo tedeschi. Noi ci prendiamo a pugni in parlamento, non ci confrontiamo con chi la pensa diversamente da noi per arrivare ad un compromesso, ci scanniamo e tutto rimane come è.

Ed ecco il fiorire di Grillo!

Renzi si inserisce in questo contesto. Non può essere legato a vetusti paradigmi di destra o sinistra, non ci è nato dentro. Non è berlusconiano se no sarebbe già stato eletto con la maggioranza dei voti alle scorse elezioni.

È uno che dice quello che la maggior parte delle persone pensa e non è ne di destra ne di sinistra è una persona di buon senso.

Le libertà e i diritti civili arriveranno anche loro, ma non si può chiedere ad un futuro candidato a primo ministro di giocarsi l’elettorato cattolico. Dopo 20 anni di egemonia culturale che ci ha portato dove siamo verrà il cambiamento anche in Italia, perché se no si muore. L’ha capito anche la Chiesa che per non morire ha eletto Papa Francesco! Speriamo lo capisca anche l’Italia, che non si guardi sempre indietro cercando qualcosa che non c’è più, invocando politiche di destra o sinistra. Le cose da fare per crescere, per tornare a dare lavoro ai giovani ed investire in scuola e ricerca, sono chiare. Stavolta non c’è partito o ideologia che tenga.

Ecco la rivoluzione renziana: il fare cose normali, ma farle, cercando di aggirare i blocchi intrinsechi alla nostra marcia struttura statale e i feudi che proteggono le rendite di posizione che affamano, nel vero senso della parola, tante persone.

Se poi non è simpatico, è un paraculo, si veste col chiodo e per vincere va su Chi e alla presentazione del libro di Vespa, ben venga; per chi crede di appartenere a un popolo di intellettuali, ricordiamoci che il 50% degli italiani non legge più di un libro all’anno, che la classifica dei programmi visti in TV premia le ricette della Parodi e che l’elettorato è fatto anche dalla signora Maria che si aggrappa a Sentieri, Vivere e la nota maratona del pomeriggio di rete 4.

 

Un anno fa iniziava l’avventura di Italioti.

Grazie a tutti i lettori innanzitutto e ai collaboratori di questo Blog.

Si è cercato di lanciare un blog politico e sociale aperto alle idee di tutti gli schieramenti, nel quale chi avesse voglia di mettersi in gioco e di mettere le proprie idee in discussione potesse farlo. L’impostazione è piaciuta, e le oltre 22.000 visualizzazioni nonché le svariate collaborazioni da quando siamo nati sono un bel segnale e il più bel regalo per noi.

Dobbiamo e possiamo ancora crescere tanto. Il cammino è lungo e faticoso ma per questo forse è la strada buona.

Siamo qua per tutti i nostri lettori e per chiunque cerchi uno spazio per condividere le proprie idee e dare spunti, per far rinascere ogni giorno un po’ di più quell’italiano sopito sotto la coltre Italiota che sembra essere calata inesorabilmente sulla nostra amata Italia.

 

Grazie a tutti

Il Team di Italioti

 

I Tonti Contano

img1024-700_dettaglio2_Camera-governo-LettaUna colomba, due colombe, tre colombe…”Oh, ragazzi sto giro basta. Non facciamo cazzate, ok? Tutti d’accordo? Dai conta, quanti siamo? 20? 30? 40? Continua, continua a contare”.

Un…due…tre…5 Stelle! Grillo si attacca come una Cozza allo scoglio contro “o Purpo” (il polipo) Napoletano che non vuole s-Collarsi…

“Solo un pazzo puo’ avviare un’attivita’ in Italia” scrive Grillo. Occhio alle parole perche’ se dice pazzo richiama inevitabilmente qualcuno alla memoria, se mai ci fosse bisogno di qualche altro trigger oltre a quelli quotidiani. Lui di attivita’ ne ha avviate ben piu’ di una in Italia. E forse a scapito di tanti altri.

Letta intanto non ha letto il post di Grillo perche’ circondato da mattei che gli Renzano intorno senza pace. “Questo matrimonio non s’ha da fare, ne’ domani, ne’ mai”.  Ma in questo frangente cosi delicato e ad alta tensione da quella parte sembrano compatti.

Vorrei scrivere di piu’, vorrei fare un po’ di valutazione critica, un’analisi di quello che sta succedendo…ma un’analisi, per essere tale, presuppone la scomposizione dell’oggetto in questione nelle sue parti costituenti, per poi identificarle e descriverle prima singolarmente e poi in relazione con l’esterno, e tra di loro.

Ma se provo a scomporre il garbuglio politico italiano di questa mattina mi trovo in mano un gomitolo marrone che puzza anche un po’ di merda….e allora l’analisi non mi riesce. Ci vorrebbe piu’ tempo, piu’ calma, piu’ distacco… ma certe volte, come si fa? Sara’ che sono un po’ sfiduciata

Stiamo a vedere che succede oggi.

1943-2013: Ritorno al futuro?

governo-donneAll’indomani dell’8 Settembre 1943 veniva creato a Roma il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) con lo scopo di guidare l’Italia attraverso i momenti più duri della lotta per la Liberazione. Il 24 Aprile 2013, 70 anni dopo, il Presidente della Repubblica affida ad Enrico Letta l’incarico di riunire in un governo di servizio le forze politiche tradizionali per traghettare il pease fuori dall’attuale stallo.

E’ stata una recente dichiarazione di Vendola a darmi uno spunto per scrivere queste righe. Siamo tutti costantemente alle prese con un senso di frustrazione e immobilità di fronte all’incompetenza dei nostri politici e alla pesantezza della crisi che l’Italia sta vivendo in questi anni. Per cambiare, però, c’è bisogno che qualcuno metta sul tavolo qualcosa di diverso, anche se forse non proprio nuovo.

Vendola si è premurato di sottolineare, la settimana scorsa, come non si possano veramente fare parallelismi tra il nascente governo Letta ed il CLN degli anni ’40: i fascisti non c’erano nel CLN, ci ha ricordato il governatore. Ebbene, a guardare da vicino il nuovo esecutivo, non sembra ci siano fascisti neanche qui.

Per quanto mi riguarda però, trovo più interessante sapere chi invece nel CLN c’era. C’erano il Partito Comunista (Amendola e Scoccimarro) ed il Partito Socialista (Nenni e Romita), ma anche il Partito d’Azione (La Malfa e Fenoaltea) e la Democrazia Cristiana (De Gasperi), Democrazia del Lavoro (Ruini) e perfino il conte Alessandro Casati in rappresentanza del Partito Liberale di Benedetto Croce. E la riunione fondativa si tenne sotto la presidenza di Ivanoe Bonomi, il socialista riformista che era stato già Primo Ministro nel 1921 (subito dopo Giolitti, per intenderci).

Insomma, si trattava di un misto tra il vecchio e il nuovo, di personalità politiche di lunghissimo corso e di più giovani leader. Quello di cui l’Italia aveva bisogno era di unità, di lavorare tutti assieme (anche, se vogliamo, per evitare di pugnalarsi alle spalle) e di una collettiva assunzione di responsabilità nella lotta alla dittatura. Nessuno poteva tirarsi fuori.

Più fonti hanno sottolineato negli ultimi giorni come questo sia il primo esecutivo dal 1947 che vede destra e sinistra assieme sui banchi del governo. E’ difficile, soprattutto per una generazione come la nostra, fare paragoni con una guerra, ed una lotta, che ormai pochi hanno vissuto di persona. Allo stesso tempo, è anche difficile negare come questi ultimi anni di crisi emergano tra i periodi più drammatici vissuti dal nostro paese dai tempi del dopoguerra.

Quello che si ritrova nel nuovo governo è lo spirito del CLN, l’idea dell’organo di governo di emergenza che si incaricò di guidare il paese attraverso la Liberazione dall’occupazione.

Quale momento, se non questo, per mettere da parte la lotta senza quartiere degli ultimi 20 anni? L’opportunità per il centro, la destra e la sinistra di fermarsi un attimo, lavorando insieme, e cercare di capirsi anziché odiarsi per forza? Sembra una sciocchezza, ma in fondo stiamo tutti remando sulla stessa barca italiota.

Il CLN non divenne il nuovo sistema di governo della nascente democrazia italiana, ma rappresentò un momento cruciale nel passaggio per la creazione della Repubblica. Allo stesso modo, non credo che questo governo sia nato per durare 5 anni e poi presentarsi come coalizione unita per vincere le future elezioni. Questa dovrebbe essere più una pausa di riflessione, un’amministrazione in cui i partiti del vecchio sistema (con protagonisti vecchi e nuovi) si assumano la responsabilità di risollevare il paese e gettare le basi per un percorso nuovo.

Con una nota di incoraggiamento c’è anche da dire che, rispetto al CLN, in questo governo un terzo dei ministri sono donne, due di queste portano un valore aggiunto internazionale al governo, il Premier ed il suo vice hanno meno di cinquant’anni, qualche ministro è anche più giovane.

Insomma, miracoli non se ne possono fare, ma un po’ di speranza credo ce la dobbiamo come favore. In tanti, durante la campagna elettorale, hanno inneggiato al cambiamento: certo, c’è sempre l’opzione della rivoluzione, ma questo tentativo sembra (almeno a me) un modo serio di provarci. Non sarà facile, ma l’abbiamo già fatto in tempi andati e possiamo provarci ancora.

Volevo anche cogliere l’occasione della larga fiducia delle Camere al nuovo governo per stuzzicare un po’ Grillo, che si lamenta dei suoi otto milioni di elettori disprezzati. Gli elettori sono tutti uguali, online e offline, anche quelli che hanno votato per il PD, persino quelli che hanno votato per Berlusconi. Il parlamento sarà ora il luogo del confronto dove le voci di tutti, maggioranza e opposizione, vecchi e nuovi partiti, dovranno contribuire a salvare l’Italia.

Io stavolta cerco di essere ottimista, e quindi, mi fermo qui.

Caro Enrico, Auguri! Ci vediamo al traguardo.

L’albore della Terza Repubblica: cosa dovrebbe fare il PD, lo stallo del PDL e il M5S

rock in the parlamentoLe forze politiche ora in parlamento, espressione del paese, non sono riuscite a trovarsi d’accordo se non sul passato, non per preservare poteri e poltrone grazie a strani complotti architettati chissà dove, ma perché le urne hanno consegnato all’Italia una situazione non chiara, torbida e salmastra.

In una situazione dove vi sono 3 forze politiche principali, 2 solide che non si sognerebbero mai di comunicare l’una con l’altra come PDL e M5S ed una fortemente divisa al suo interno sul cosa fare e con chi, il risultato non poteva essere altro che un ritorno a Napolitano per non aggravare una situazione già drammatica.

In molti parlano di una vergogna per la mancata convergenza tra PD e 5 stelle, quando all’interno dello stesso PD le anime sono le più disparate e inoltre non si sa come mai se prima Grillo aveva detto di no ad un governo col PD, dopo l’elezione di Rodotà avrebbe dovuto convergere per la guida del paese!

Non si è avuto un governo Grillo e PD per diverse ragioni: in primo luogo perché anche il movimento 5 stelle deve rendere conto ai suoi elettori e un posizionamento politico non di protesta sarebbe stato forse troppo per un movimento che ancora deve diventare partito e poi perchè l’accozzaglia del PD è sempre stata troppo varia: ex PCI, ex DC, ex PSI. Il Partito Democratico ha inglobato per anni i partiti e i mali della prima repubblica, che sono stati tenuti assieme solo da due persone, Silvio Berlusconi e Romano Prodi che riusciva appunto a fare governi con Mastella e con Bertinotti assieme.

Oggi sembra che la base chiassosa del PD avrebbe voluto a tutti i costi un patto con i grillini grazie ad un Rodotà presidente, ma anche queste sono solo supposizioni. Rodotà non è stato votato dal PD per le forti opposizioni “Cattoliche” interne al partito che, ragionando appunto come la vecchia politica, voleva qualcuno dei “suoi” in una carica importante, avendo perso sia camera che senato.

Da questo quadro confuso salta fuori un altro elemento che di sicuro non armonizza: l’amato o odiato Matteo Renzi che non riesce a creare opinioni ibride sulla sua figura. Amato da chi vede in lui l’unica via d’uscita per il Partito Democratico e odiato da chi non riesce a dire altro che dovrebbe andare nel PDL. Inoltre dai cattolici del PD Renzi è visto come un pericoloso riformista, che vuole separare in toto la fede dalla cosa pubblica, come ha detto chiaramente nell’intervista dalla Bignardi mentre si faceva il nome di Prodi per il Quirinale. Il suo ruolo di “Cattolico Moderno” non è da sottolvalutare per chi fa politica con il modello di Paolo VI piuttosto che col modello più comunicativo e vicino alle persone di Papa Francesco. Proprio per questo suo ruolo divisorio delle diverse anime di partito ex PC ed ex DC, il PD dovrebbe rifondarsi su Renzi, le anime di sinistra confluirebbero in SEL, quelle cattoliche nell’UDC e forse riusciremmo ad avere una sinsitra europea riformista unita senza veti incrociati. Non ho la più pallida idea di quanti voti potrebbe prendere questo PD 2.0, ma probabilmente attingerebbe un po’ dai 5 stelle delusi da un Grillo sempre in barricata, da una base solida riformista del PD odierno e da chi ha votato PDL ma non ne può più di Berlusconi.

Prima non era il tempo di Renzi, forse ora che i nodi sono venuti al pettine in modo così doloroso si può veramente rifondare, senza le ombre pesanti della prima repubblica sul groppone.

In tutto questo Berlusconi sembra essere quello che nel breve periodo ha vinto su tutti i fronti: quello politico, quello personale, quello interno al partito! Il PDL e il M5S escono da tutto questo caos più solidi che mai! Ora devono cominciare a temere il governo che verrà perché, se portasse avanti le riforme promosse dal consiglio dei saggi di Napolitano: riforme istituzionali volte ad un presidenzialismo, un taglio delle tasse ed il taglio dei costi della politica si ritroverebbero senza più carte da giocare.

Il movimento di Grillo si salverà vista la necessità che ha il paese di volti nuovi, ma non vedo come il PDL possa soddisfare questa necessità essendo sempre più un partito persona, dove una volta venuto a mancare Berlusconi probabilmente si sgretolerà su se stesso. Non c’è un Renzi nel PDL. I maligni potrebbero dire che Renzi sarebbe la perfetta nuova guida per il PDL, ma non ci credo e invece vedo Renzi un uomo di sinistra, riformista e moderno; che poi una certa sinistra nostalgica questo lo assimili all’essere di destra è sintomatico del perché il PD si sia spaccato e del perché un partito di centro sinistra in questo paese non è mai risucito ad essere al potere in modo incisivo.

Il bene che viene della situazione ingarbugliata in cui ci troviamo è che forse è la volta buona che la vecchia politica ci può regalare una via per la terza repubblica, facendo il suo canto del cigno, votando e promuovendo quelle riforme che da troppo tempo sono necessarie, per poi andare a votare con un vero sguardo nuovo verso il futuro, diverso per composizione partitica dei partecipanti all’agone politico e per prospettive del paese: una sinistra forte, un centro sinistra riformista, un Movimento 5 Stelle diverso da tutto il resto e un centrodestra a cui non saprei che ruolo affidare.

Il male lo vedo solo nell’ennesima perdita di tempo possibile, nel riuscire anche questa volta a non fare nulla, nell’essere fermi come una statua di sale. Allora si che la condanna sarebbe definitiva e non vorrei vedere fra un anno un vero “Mini Golpe” necessario perché finalmente l’Italia si risvegli, nel modo peggiore possibile, dal torpore in cui è caduta, con una soluzione che in passato ci ha fatto tanto male.

Buonanotte Italia

Un vuoto: decisionale, di potere, di idee.
Un vuoto totale.

Un Presidente della Repubblica rieletto per cause di forza maggiore, un partito storico come il PD che si sgretola, un Movimento 5 Stelle che, seppur stella nascente dello scenario politico italiano, più che gridare allo scandalo non sa fare, un Berlusconi ventennale che continua il tira e molla di promesse e compromessi.
E’ l’Italia indebolita, indecisa, priva di comando.
E’ un’Italia che sembra assopita, che fortunatamente dorme come in preda ad una anestesia, per non sentire il dolore.
Si, fortunatamente: in questo vuoto totale che fa seguito a un governo tecnico imposto, a una sinistra che si sfalda e si rinnega, a una destra che non ha piu’ coerenza e a un centro che non esiste, solo un indolenzimento di idee può evitare lo sbaraglio di un Paese.
C’è chi grida al colpo di Stato come se stesse ancora parlando e recitando da un palco della RAI in prima serata, senza pensare al vero peso delle parole.

Se l’Italia non fosse indolenzita, sarebbe un rischio grosso, grave, pericoloso.
Le coscienze vanno stimolate e incanalate costruttivamente, non scosse solamente per creare confusione.

Ma l’Italia dorme, si lamenta, accenna a svegliarsi per poi ricadere in un sonno leggero e disturbato.
La speranza è quella che si svegli guarita, in salute e pronta a ripartire.
I nuovi partiti ed i vecchi, insieme ai loro innovatori, risveglino il nostro Paese con dei programmi, delle azioni, degli accordi, delle coalizioni.
L’Italia che non è al governo non dorme, forse è solo annoiata e stanca, perchè il vecchio è come il nuovo.
Chi lascia la strada vecchia per la nuova, in Italia, sa quello che lascia…ma non trova nulla.

Quirinale: il PD ago della bilancia e il disfacimento della nazione

foto-quirinaleValgono di più i voti di Berlusconi o quelli di Grillo?

Mi porrei questa domanda fossi Pierluigi Bersani, dopo l’apertura evidente dei  5 stelle ad una convergenza sul capo dello stato.

È chiaro che l’accordo col PDL salvaguardi buona parte del paese, deludendo però un’altra parte consistente: chi ha votato grillo e chi non lo ha votato perché pensava che il PD fosse più affidabile, quindi a tutti gli effetti tuoi elettori.

Un dato di fatto è che la sinistra ha passato anni a dire qualsiasi cosa contro Berlusconi e proprio ora fa l’accordo con il Diavolo in persona che secondo il PD ci ha portato a questa catastrofe? Quale è il senso?

Potevo capire una strategia di questo tipo una volta ricevuto il rifiuto del  5 stelle per un governo, ma ora che senso ha? Si mette Grillo dalla parte della ragione e Berlusconi non fa altro che aumentare il suo elettorato ogni giorno che passa.

Il PD sta sbagliando qualsiasi cosa è sbagliabile: i tempi, i nomi (Amato, D’Alema, Marini), gli alleati, le strategie, ecc ecc.

Vi è la sensazione di uno sfaldamento interno al partito che non è arrestabile. Il suicidio sarebbe anche in vista delle prossime elezioni: un accordo con il PDL, non perché sia sbagliato in sé ma sono sbagliati i tempi ripeto, porterebbe voti su voti nelle prossime elezioni dal Partito Democratico proprio a Grillo, che come un abile stratega ha ribaltato la posizione di responsabilità, mettendo il PD davanti ad una scelta che se non accetterà sarà il solo a rimetterci.

Parliamoci chiaro: la convergenza su Rodotà non mi sembra sia fantapolitica. Non vedo grandi difficoltà nel Partito Democratico a votare Rodotà! Sarebbe una figura seria, istituzionale e che è anche lontana da quel concetto di casta di cui la gente ne ha piene le scatole.Giustamente il PD, quale raffinato intenditore dei subbugli del paese, propone il vecchio apparato: il tesoriere di Craxi e il Baffetto ex PCI, PDS, PD che ormai va anche bene a Berlusconi! Ma ci rendiamo conto?!

Sono amareggiato da Bersani e da come il PD si stia accartocciando su se stesso, rifiutando idee, nomi e facce nuove, rifiutando il paese che pensano di governare e che pian piano gli sta voltando le spalle.

Manca poco alle votazioni e vedo ancora un barlume di speranza, ma una volta che si sarà spento anche quello, non vedo proprio che cosa potrà essere della nostra povera Italia.

Brecht diceva: “Beato il paese che non ha bisogno di eroi”. Noi purtroppo ne abbiamo bisogno, e anche tanti.

Guerra di logoramento

guerra-logoramento

Un paio di settimane fa, a distanza di un mese circa dalle elezioni, avrei scritto un post su come il PD si trovasse di fatto sotto scacco matto, impossibilitato a formare un governo, assediato dall’inflessibilita’ di Grillo da una parte e dal suicidio politico che sarebbe stato l’inciucio con Berlusconi dall’altra. Un Grillo lucido, conscio del peso acquisito nello scacchiere della politica italiana sembrava avere le carte in regola per fare il bello ed il cattivo tempo nonostante le elezioni non le avesse vinte lui…

Adesso invece si prospetta uno scenario un po’ diverso, abbiamo parlato la settimana scorsa di stallo alla messicana, ma mi sorge il dubbio che non si tratti proprio di uno stallo, sembra un qualcosa di piu’ complesso di un semplice stallo, direi piu’ una guerra di logoramento. Vista come uno stallo non e’ chiaro come la situazione possa evolvere e la soluzione sembra imprevedibile, ma se la vediamo come una guerra di logormanto il discorso assume delle sfumature un po’ diverse…

La guerra di logoramento e’ una strategia che mira a consumare le risorse materiali nonche’ il morale del nemico per obbligarlo alla trattativa oppure per strappargli l’iniziativa. La guerra di logoramento viene combattuta fra eserciti che non sono in grado di prevalere l’uno sull’altro attraverso scontri decisivi, oppure da un esercito in forte minoranza, di numero o di risorse, contro un nemico piu’ potente (Wikipedia).

Vista sotto quest’ottica la situazione appare molto piu’ chiara, ed appare molto piu’ chiaramente chi saranno i vincitori e chi saranno i vinti, d’altronde non era molto difficile intuirlo miei cari italioti, i numeri parlano chiaro, come sempre.

I vincitori siete voi (noi) italioti in primis, 59% del popolo italiota che avete votato per lo status quo (PD + PDL), e lo status quo avrete. Loro (PD + PDL) ce l’avevano messa tutta per perdere: accantonamento delle nuove leve (Renzi, Alfano), riconferma dei dinosauri alla guida delle rispettive coalizioni, scandali finanziari in piena campagna elettorale (MPS), offese all’intelligenza dell’italiano medio o presa d’atto di quella dell’italiota (restituzione dell’IMU), tutto inutile, il popolo italiota li ha rivoluti a tutti i costi, e li riavra’.

Grillo e’ il grande sconfitto, nonostante tutto il vantaggio concesso dagli avversari non e’ riuscito a sfondare, quel 25% che inizialmente e’ sembrato un risultato al di la’ di ogni piu’ rosea aspettativa di tutto il suo movimento, si sta rivelando per quello che e’, una vittoria di Pirro. Finito l’entusiasmo iniziale comincia lo scontro con la dura realta’ della guerra di logoramento, i bizantinismi dei processi istituzionali, la stampa di regime, un paio di colpi bassi ben assestati, qualche franco tiratore e le forze vengono a mancare, la stanchezza inizia a farsi sentire, diventa piu’ facile fare degli errori, ed il nemico e’ li’, pronto ad approfittarne, come in ogni guerra di logoramento…se lo chiedete a me, e’ fin troppo chiaro chi ha vinto queste elezioni. Godetevi la vittoria miei cari italioti. Io, per il momento, me ne resto in Australia.

Da Severgnini a Cartesio: Fate presto! Come uscire dallo stallo alla messicana

StalloSono passati ormai 46 giorni dalle elezioni e la politica italiana si trova in uno stallo alla messicana. Beppe Severgnini rievoca Sergio Leone (1966) ne “Il Buono, il brutto ed il cattivo” ed il celebre triello (duello a tre) per descriverla efficacemente. Una sequenza infinita in cui i tre si guardano, si studiano e il primo che arriverá alla pistola, sparerá! Difficile discernere chi fra Berlusconi, Bersani e Grillo sia il buono, ma finché nessuno si muove non succede niente.

Guardate i tre minuti di Beppe Severgnini, cliccando il link qui sotto:

http://video.corriere.it/italia-stallo-torre-controllo-fate-presto-/24324b7c-a03a-11e2-b85a-0540f7c490c5

Per noi, miei cari Italioti, i nostri politici sono come viaggiatori smarriti in una foresta…Come uscirne?

La soluzione che deriverebbe dal Discorso sul Metodo di Cartesio sarebbe quella di formare un governo (una qualsiasi delle opzioni) e farlo durare perché l’Italia ha bisogno di scelte, di azioni, di una guida. Anche qualsiasi.

Ecco con le parole del filosofo e matematico francese:

“Imitare in questo i viaggiatori che, trovandosi smarriti in una foresta, non devono vagare, aggirandosi ora da una parte ora dall’altra, né tanto meno fermarsi in un posto, ma camminare sempre diritto, per quanto è possibile in una direzione, e non cambiarla senza un buon motivo, neanche se l’avessero scelta, all’inizio, solo per caso: in questo modo, infatti, se non vanno proprio dove desiderano, arriveranno alla fine almeno in qualche luogo dove è probabile che si trovino meglio che nel bel mezzo di una foresta. Così, dal momento che spesso le azioni, nella vita, non consentono nessun indugio, è una verità assai certa che, quando non è in nostro potere discernere le opinioni più vere, dobbiamo seguire le più probabili; e inoltre, che se le une non ci paiono più probabili delle altre, pure dobbiamo sceglierne una, e considerarla in seguito non più come dubbia, in riferimento alla pratica, ma come verissima e certissima, perché è tale la ragione della nostra scelta”.

Da Discorso sul metodo, parte terza: Qualche regola della morale tratta dal metodo

Sergio Leone, Il Buono, il brutto ed il cattivo – la scena del triello alla Messicana:

Una drammatica metafora calcistica di cosa sta succedendo

pd-pdl-pacmanokLa partita la vedo così: una squadra composta dalla vecchia politica con numero 10 Berlusconi, Bersani di punta, una difesa a 4 composta dalla granitica vecchia scuola PD e un centrocampo anch’esso a 4 composto dai colonnelli PDL; il più classico dei classici 4-4-2 all’italiana.

L’altra squadra, quella dei giovani, capitanata da Matteo Renzi fantassita, sarebbe composta da nomi nuovi del PD, un regista esperto in demolizioni delle tattiche avversarie come Salvatore Grillo e un po’ di uomini del 5 stelle per un 3-5-2 più moderno e dinamico.

Grazie al mio spirito calcistico che mi porta a visualizzare questa sfida atipica, con vecchio PD e PDL dalla stessa parte e nuovo PD e 5 stelle dall’altra, comincio a capire cosa stia succedendo.

Mi succede come quando ero al liceo, dove per focalizzare chi erano i vari filosofi con le loro teorie gli davo un ruolo ben specifico: Marx stopper, Nietzsche fantasista con Shopenhauer a supporto e Kant centrocampista alla Pirlo. Ecco ora si, riesco a focalizzare la grande presa per il culo che i grandi vecchi stanno cercando di tirarci.

Se in realtà Berlusconi volesse “a tutti i costi” l’accordo con il PD perché sa che se si va al voto con Renzi la prende in quel posto? E se il PD cercasse Berlusconi perché se si va al voto con Renzi la vecchia nomenclatura di sinistra se la prenderebbe in quel posto anche lei?

È solo un semplice ragionamento di tattica calcistico-politica, che però mi intriga molto, mi da da pensare!

Sembra un grande passo avanti il governissimo PD più PDL, ma in realtà è la più classica delle porcate all’italiana: far sembrare che cambi tutto per non cambiare niente.

Finirà che la squadra dei giovani prenderà un bel gol in fuorigioco di 3 metri al novantaduesimo. Si lascerà fuori dalla stanza dei bottoni buona parte del paese che chiede un cambiamento vero, che voterebbe Renzi, Grillo e la parte del PD disposta a cambiare e fare di questo paese qualcosa di moderno, innovativo e in cui un giovane possa dirsi orgoglioso di viverci.

Napolitano ha cercato con i 10 saggi di prendere tempo per fare riforme istituzionali per andare al voto con calma in autunno, o per per permettere alle vecchie nomenclature di mettersi d’accordo?

Vincerà ancora la vecchia squadra allenata da Trapattoni o Nereo Rocco, invece che quella nuova allenata da Conte o Mourinho, con buona pace per la champions che continueremo a non vincere per manifesta incapacità di cambiare.

 

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