La fine della guerra e il miracolo

fine guerraL’Italia é uscita fuori dalla guerra. I nostri ragazzi sono salvi, sono all’estero. Niente morti o quasi, né feriti. Gli effetti di questo immaginario conflitto dureranno, ma abbiamo ancora la nostra immensa bellezza e la nostra vita davanti.

Durissimo è il messaggio di Confindustria oggi. Dal 2007 abbiamo perso quasi il 10% del nostro prodotto interno lordo. Le persone alle quali manca, totalmente o parzialmente, il lavoro sono oggi 7,3 milioni – il doppio di sei anni fa. I segnali di ripresa sono molto deboli. La situazione è, quindi, stata paragonata a una vera e propria guerra.

I forconi, la fiducia, i movimenti, le ristrutturazioni e le rottamazioni sono una manifestazione della fragilità economica, sociale e politica in cui versa il Paese. Venderemo ancora le nostre aziende. Programmiamo la vendita di tutto o parte delle nostre azioni in STM, Enav, Fincantieri, forse Eni.

La guerra è guerra e fa male. Rovina famiglie e intere generazioni. Noi non l’abbiamo combattuta, ma solo subita. Se la nostra classe politica sia stata al fronte, neutrale o inerme non sta a me dirlo.

Guardiamo al positivo, come sempre. Almeno noi, miei cari Italioti.

I nostri giovani sono salvi. Molti di questi sono emigrati sotto le immaginarie bombe economiche e continuano a portare alto l’onore della Patria. Uno schizzo di Giorgio Pirolo, 34 anni, ha generato Chery QQ tra le auto più vendute in Cina. I nostri designers e illustratori sono fra i migliori al mondo e vivono all’estero. E tanti altri fanno bene senza far rumore. Chi è rimasto in patria, è un eroe. Sono riusciti a vivere sotto le bombe e come i nostri vecchi avranno tanto da raccontare ai loro figli.

La nostra classe politica si è ringiovanita parecchio. Il nostro Parlamento è fra i più giovani della nostra storia e ha il più alto numero di donne mai avuto. I movimenti/partiti nati dalla “guerra” sono giovani e donna. Potrete amarli o odiarli, ma questo è un dato di fatto.

I nostri monumenti sono salvi. La Grande Bellezza di questo Paese è intatta o quasi. Sono salvi, sono lì pronti ad accogliere i milioni di turisti che una volta ancora vorranno vedere Roma, Venezia, Firenze e persino la bizzarra torre di Pisa, che pende, ma non crolla. Un po’ come l’Italia tutta forse. La Puglia, la Sardegna, la Sicilia ci sono invidiate all’estero per la loro immensa bellezza.

Arriverà il momento del nuovo miracolo italiano?

I miracoli sono sull’uscio di casa, nei vostri uffici, nelle nostre fabbriche, nelle nostre menti e nella nostra forza. I miracoli sono fatti di sudore, stanchezza e creatività. Sono forgiati dalle mani di chi non dice “basta”, ma trova il modo. Nascono fra le mani rugose di chi si arrangia e ce la fa, di chi si sacrifica, piange (purtroppo) e tira avanti. Nascono dagli occhi sognanti di una donna, dolce e caparbia. Nascono dalle spalle forti di chi in Italia è arrivato solo 3 anni fa e adesso si sente a casa. I miracoli nascono dai nostri vecchi, dalla loro saggezza e dalla memoria di un’Italia vincente.

I miracoli italiani, il calcio insegna, sono nella profonda essenza del nostro essere Italiani, nell’abilità di dare il meglio quando si è in basso, di vincere e stravincere quando si é in dieci. E oggi si siamo in 10. Sì, a -10% del Pil dal 2007. E’ ora di ricominciare a vincere.

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ezDriver: auto di livello a portata di App

I cervelli non fuggono: si allontanano solamente per prendere meglio la mira e centrare l’obiettivo nel Bel Paese.

Tommaso e Giovanni, due brillanti giovani italiani, ne sono la prova.

Le prime esperienze di lavoro all’estero, il master a Londra e lo stage da cui prendono spunto per l’idea imprenditoriale. Così nasce ezDriver, il servizio di prenotazione di auto NCC (noleggio con conducente) comodo e a costi accessibili, disponibile da sito internet o tramite smartphone: le parole chiave sono tariffa fissa, pagamento on line, qualità, servizio di lusso. Attualmente operativo a Milano e Torino, ha un potenziale di sviluppo in Italia elevatissimo.

 Come funziona?

“Semplice. Basta installare l’App, registrarsi sul proprio smartphone ed il gioco è fatto! Dal sito è possibile prenotare il servizio per l’ora ed il giorno desiderato: un’auto di lusso passerà a prendervi ed il pagamento sarà automatico sulla carta di credito pre registrata, alle tariffe specificate.

Dal proprio smartphone, scaricando l’App dedicata (disponibile nell’itunes store o in Google Play) e registrando il proprio profilo (nome utente, password, email, telefono, carta di credito), si può facilmente accedere al servizio. Basta inserire luogo di partenza e destinazione, cliccare su “prenota ora” e l’autista più vicino arriverà in pochi minuti.”

Dove nasce l’idea?

“Nasce da una esperienza lavorativa in California presso Uber, società che offre autisti privati con le stesse caratteristiche di ezDriver, solo un po’ più esteso…a livello internazionale! Perché non far tesoro delle innovazioni estere, quando possono rappresentare una grandissima opportunità nel proprio Paese? Così abbiamo pensato di portare il progetto in Italia”.

Un’idea americana in Italia: tutto il mondo è Paese o ci sono delle difficoltà?

“Le difficoltà sono culturali e finanziare principalmente. E sono strettamente collegate. Si parte dal diverso approccio nei confronti delle start up: In Silicon Valley il capital raising è più facile, c’è una maggiore propensione culturale al finanziamento del rischio di impresa e di conseguenza delle nuove idee di business. In Italia c’è invece la tendenza a finanziare il prodotto finito più che l’idea, anche se questa è interessante. Hai un progetto, fai un business plan, cerchi dei finanziatori, ma questi chiedono garanzie per stimarne il successo, vogliono certezze. E le certezze nelle start up non si hanno, non sarebbero start up! E’ un gatto che si morde la coda.

A questo ostacolo culturale si aggiunge la scarsità di finanziatori. In USA c’è una vasta rete di business angel (privati che investono in imprese), venture capitalist (finanziatori che si dedicano a settori ad elevato potenziale di sviluppo) o fondi. In Italia le cose sono molto diverse.”

Ma una start up a chi si rivolge per finanziarsi in Italia?

“Si parte da sé con l’idea di tirar su un finanziamento minimo. L’ alternativa è la banca, ma se non hai revenues e garanzie non hai praticamente accesso al credito. Esistono anche diversi bandi di banche e Regioni, ma sono abbastanza “complicati” e burocratici con procedure di iscrizione lunghe e con rimborsi a consuntivo. L’orizzonte temporale dei finanziamenti è troppo elevato. Le  Università sono invece un valido sostegno, nei limiti dei fondi di cui dispongono, ovviamente.”

Ostacoli finanziari e culturali quindi…ma dal punto di vista legislativo siamo in pari con gli imprenditori internazionali?

“Non proprio. A Londra o a Dublino, ad esempio, non hai costi per avviare una nuova impresa e in un giorno svolgi tutte le pratiche burocratiche. Senza considerare i costi dei notai, nettamente inferiori alle tariffe italiane. E soprattutto esistono degli “scheme”, dove se investi in start up locali il tuo investimento viene detassato. Un accenno all’abbattimento delle barriere burocratiche c’è stato con il progetto “agenda digitale” del governo Monti, che introduceva la detassazione degli investimenti delle start up innovative.

Sulla base dei principi dell’Agenda digitale europea, mirava ad incentivare l’innovazione tecnologica come strumento per rilanciare la crescita e lo sviluppo nazionale. Doveva essere notificata con decreto attuativo per perfezionarla operativamente…Ma non è mai stato fatto. In pratica ad oggi con 45 euro dal commercialista sei una start up innovativa…ma poi ti danno una pacca sulla spalla e via!”

Chi vi appoggia?

“Lavoriamo presso il Poli Hub, l’incubatore di start up del Politecnico di Milano, dedicato a rendere efficiente e rapido il processo di valutazione, nascita, finanziamento e crescita di start-up e spin-off tecnologici ad alto potenziale e di respiro internazionale. Ti presenti con il business plan e decidono se ammetterti o meno. Il sostegno prevede una parte di co-working (open space dove affittano per un canone mensile uno spazio e ti danno consulenza sulla parte procedurale o di networking) ed il supporto di una società di consulenza ulteriore che ha un network relazionale forte.

La struttura offre seminari, workshop, incontri con imprenditori di successo e top manager di aziende operanti in settori hi-tech e nel panorama del Venture Capital, e ha l’obiettivo di fungere da incubatore e acceleratore delle idee di business, nonché condividere il know-how e le esperienze.”.

A che punto siete con la notorietà?

“Abbiamo partecipato alla fiera delle start up ed al suo concorso, girando un video con Billy Costacurta disponibile anche sulla nostra pagina facebook e abbiamo lanciato il servizio a Milano, con un evento di presentazione presso il Bobino Club, con copertura stampa. Questa in particolare è venuta da sé: la concorrenza ha cominciato a parlare di noi, i giornalisti hanno cominciato a interessarsi al nostro business, i tassisti e le società di NCC non l’hanno presa bene…Quindi abbiamo contattato noi i giornali per “presentarci” e chiarire come funziona il nostro business.”

Il servizio è davvero una minaccia per i taxi?

“No, assolutamente. Si tratta di due servizi diversi. Principalmente per la tipologia di auto e per il costo, leggermente superiore alla tariffa taxi, come caratteristico delle auto NCC. La tariffa inoltre è definita in anticipo con l’utente, è kilometrica.”

Qui giungono i problemi normativi e le scaramucce con la categoria taxi e NCC. Quali sono i temi di discussione?

“L’accusa che si rivolge al servizio è quella di non rispettare le leggi che in teoria separano i taxi dalle auto NCC. Le contestazioni sono principalmente 3:

1)NCC “si rivolge all’utenza specifica che avanza, presso la sede del vettore, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio” (quadro 21/92 per la disciplina degli “autoservizi pubblici non di linea”) e “Lo stazionamento dei mezzi avviene all’interno delle rimesse o presso i pontili di attracco”. In pratica, non possono sostare sul suolo pubblico in attesa di commesse. I taxi si rivolgono invece a una utenza indifferenziata con sosta in luogo pubblico. EzDriver consente di usufruire di auto di lusso in qualunque punto di Milano.

2) Per legge, il noleggio dell’auto NCC deve essere richiesto dal passeggero e non da un intermediario: attualmente l’App di EzDriver è considerato un intermediario, sebbene non lo sia per l’appunto.

3) Le tariffe applicate sono concordate preventivamente. Lo smartphone in pratica fa da tassametro, che è esclusiva del taxi e che deve essere omologato.”

Quali problemi sono sorti?

“I problemi sono diversi: i vigili hanno ritirato il libretto di circolazione ad alcuni autisti di Uber, che ora non vogliono più offrire il servizio neppure a ezDriver. Il servizio funziona sfruttando i tempi morti degli autisti NCC, che nel momento in cui non hanno clienti attivano il satellitare e risultano disponibili per i clienti di ezDriver. Ma senza libretto….non possono lavorare nemmeno da soli! In secondo luogo sono arrivate le minacce e gli scontri “duri” da parte dei tassisti agli autisti che offrono il servizio.”

Ci sono soluzioni per realizzare il vostro sogno?

“Si stanno cercando. Da un lato si cerca un accordo con il sindacato dei conducenti, per essere sicuri di operare nei limiti di legge con loro e di non sovrapporsi al servizio taxi. Dall’altro l’obiettivo sfidante del futuro è quello di includere anche il servizio taxi nell’App: se vuoi un’auto subito prenoti un taxi, se vuoi un’autista con auto di lusso selezioni un NCC. Siamo quindi in attesa di discutere i punti con il comune di Milano: Uber, nostro competitor che ha subito gli stessi attacchi, ha fatto un petizione on line per sensibilizzare Pisapia sulla questione, per dimostrare che il modello opera legalmente.

ll servizio di ezDriver ha l’obiettivo di allargare il mercato NCC, permettendo agli autisti di rendersi disponibili nei tempi morti. Per le problematiche, con riferimento alla questione “intermediario”, il rapporto è pur sempre tra NCC e cliente, l’App è solamente un tool..”

Obiettivo sfidante, progetto eccellente…avete tutto l’appoggio di italioti.it ! E vi auguriamo di trovare presto finanziatori e partner per sponsorizzare la vostra idea di business.

Pubblico di italioti.it, fatevi avanti!
Un grazie sincero a Tommaso e Giovanni per questa intervista.

Piccola Generazione Elastico

flexibility

Elastico:
è ripresa dal greco: [elater] persona o cosa che spinge avanti, da [elaunein] tirare o spingere.
L’essere elastico consiste nel reagire alle deformazioni e alle forze subìte senza rompersi, tendendo a recuperare la forma originaria: in questa formula rientrano tanto gli elastici che vengono scoccati tendendoli al dito quanto i titanici sommovimenti tellurici che rispondono all’esplosione del terremoto.
da: http://unaparolaalgiorno.it/significato/E/elastico

Piccola Generazione Elastico
Piccola e non giovane perché fino a 30 anni possiamo ancora darci tante scuse, perché la formazione non finisce mai, perché si può sempre posticipare il momento dello sporcarsi le mani.
Piccola perché facciamo figli solo se siamo sicuri di avere l’apriscatole nel cassetto della cucina, ma abbiamo buone intenzioni; vogliamo solo proteggere il figlio che verrà da questo acquazzone di precarietà.

Voi credete che finirà? Di piovere, dico.
Piccola Generazione Elastico?
Presenti! Siamo noi, capaci o costretti ad andare via, lontano, nell’ Estero che ha sempre il color del Rosa per chi resta a casa, ma chi vi sta conosce anche l’amaro.
Elastici perché capaci di percorrere molte latitudini e longitudini da casa e tentare, ognuno a suo disperato e tenero modo, di ricostruire casa ovunque.
Cerchi di non romperti mai, piccola generazione Elastico, ma di allungarti, di essere accomodante,
di aver sempre un argomento nella terra che hai scelto o che ti è capitata, che scacci malinconia e solitudine con i social network.
Piccola Generazione Elastico
Spesso figlia di padri e madri che sono riusciti a costruire vita e successi attorno al pilastro della Sicurezza lavorativa, che studiavi tranquilla perché non c’era fretta, perché ti avevano promesso che avevi il Diritto a desiderare il mondo, – eccome! – e ti avevano strizzato l’occhio.
Piccola Generazione Elastico,
che non sarà mai uno sciatore da discesa, ma staffettista su una lunghezza da maratona, per cosa hai fretta? Ma dove corri? Hai idea di dove vai?
Animale d’adattamento,
Affascinante e Spaventosa,
ti sradicano, ti riambienti, parti, stai,
apri gli orizzonti a più non posso, capisci tanti punti di vista ma fai fatica ad amarne uno,
a trovare la tua visione di mondo.
Piccola Generazione Elastico,
Ti hanno sempre raccomandato Sii flessibile, Sii mobile, Sii competitivo!
Più che stanca a furia di estenderti, sei stressata.
In questo mondo di non contatto, di distanze, capisci che qualcuno ti ha rubato l’emozione che dava la terra, la natura, con quelle mani morbide fresche di manicure, così lontane dalla verità delle mani nodose dei nonni.
Piccola Generazione Elastico,
Sveglia!
Siamo noi i prossimi padri. Noi, le prossime madri.
Se non possiamo cambiare un ingranaggio sociale incancrenito, cerchiamo almeno di guardare nelle nostre mura.
Se non posso cambiare lo Stato, tenterò con la mia Città. Se la città non mi ascolterà, tenterò con il villaggio. Se nemmeno il villaggio mi starà a sentire, tenterò con mia moglie.
E se pure lei si sarà ammalata, toccherà cominciare col proprio peggior nemico.

Smettila di allungarti inutilmente, Piccolo Elastico, perderai il tuo slancio.
O addirittura, ti strapperai.
E un elastico col nodo non è una corda. Vien buono solo per tenere insieme vecchie scatole dove nessuno nasconde niente.

Innamorati di una buona idea.
E lascia che la tua vita da elastico altro non sia che il lancio di questa nelle stelle.
Almeno il tuo tenderti non sarà stato vano.

“ Quel che è grande nell’uomo è che egli è un ponte e non un fine:
quel che si può amare nell’uomo è che egli è un passaggio e un trapasso.
Io amo coloro che non sanno vivere se non come quelli che vanno in rovina,
perché essi sono quelli che vanno oltre”
Così parlo Zaharushtra, F. Nietzsche

La crisi spegne i sogni dei giovani e li incentiva a contare solo su se stessi?

help-key“In altalena fra la paura per il futuro, irto di molte più difficoltà rispetto a quelle incontrate dai genitori (per il 17% degli adolescenti), al punto da temere di non farcela (6%) – e un certo ottimismo proprio dell’età, che fa pensare loro che la riuscita nella vita dipenda da loro stessi (37%).”

Una triste realtà sui tagli a cultura, istruzione…e sogni!

http://it.fashionmag.com/news/Le-rinunce-dei-giovani-in-tempo-di-crisi-tagli-a-vestiti-sport-gite-e-vacanze,331008.html#.UZsxUXwaySM

Di cosa abbiamo bisogno?

Chaplin-Il-grande-dittatoredi sognare

di libertà

di amore

di sentirci amati

di un futuro

di leader

E’ tremenda l’attualità di questo pezzo. In assenza di sogni viene fuori la bruttezza dell’uomo, il suo essere animale, ecco che allora i grandi uomini si fanno avanti, per dare sogni di grandezza.

Buon inizio settimana a tutti

COME STELLE NELLA NOTTE

stelle-nella-notteVi siete mai fermati a pensare quale possa essere il punto di vista di un 17enne sulla crisi e tutto il resto? Il pezzo di seguito, secondo classificato al Secondo Concorso Giornalistco Roberto Romualdo, e’ stato scritto proprio da un 17enne, e lo riproponiamo qui con il permesso speciale dell’autore, per ricordarci che i giovani, quelli giovani davvero, sono ancora capaci di sognare…

COME STELLE NELLA NOTTE

Nati abbastanza presto per ricordarci l’Italia nel boom del benessere. Attualmente abbastanza coscienti per comprendere ciò che ci accade intorno. In grado di fare un paragone oggettivo tra la situazione in cui viviamo oggi e quella in cui abbiamo vissuto la nostra infanzia. Queste sono le caratteristiche che ci distinguono dalle generazioni precedenti. Nati a cavallo tra il secondo e il terzo millennio, ci ritroviamo a dover fronteggiare una situazione di cui non abbiamo colpe e, malgrado questo, ci sforziamo di non abbatterci. Tutti sono a conoscenza degli effetti della crisi economica e molti, nonostante le difficoltà, cercano di fare qualcosa per tutelare il nostro futuro. Ciò deve stimolarci affinché sfruttiamo al meglio le possibilità che ci vengono offerte. Piangersi addosso e incolpare le generazioni precedenti non serve a niente. Dobbiamo sfruttare al meglio i mezzi che abbiamo a disposizione, in modo da essere i primi a pensare al nostro futuro. Nel proprio piccolo ognuno di noi, contribuirà necessariamente al miglioramento della situazione attuale, avendo infatti toccato il fondo, o essendo vicini a farlo, non potremo che risalire. Noi saremo i protagonisti di questa risalita. Tutto ciò che di positivo riusciremo a fare ci porterà una notevole gratificazione date le condizioni in cui ci troviamo e la scarsa fiducia che molti adulti hanno in noi. Ci troviamo così a dover scegliere tra farsi trascinare nella crisi (economica e morale), dando ragione a chi si mostra scettico nei nostri confronti, oppure darsi da fare per riuscire a smentire questi ultimi approfittando delle possibilità che ci sono concesse da chi invece crede in noi. Senza rendercene conto subiamo l’azione di circostanze che con il tempo e la maturità accresceranno in noi una serie di forti motivazioni e stimoli che ci spingeranno a reagire per cambiare le cose. Immersi nel buio della notte in cui viviamo, noi giovani rappresentiamo le uniche stelle ancora visibili.

Giovani Talenti

lettaFinalmente abbiamo un governo, finalmente abbiamo un governo di giovani, finalmente abbiamo la diversità del nostro bellissimo popolo rappresentata dai nostri governanti, finalmente un governo eletto dal pop…ehm no , finalmente un governo che non e’ stato impos…no, nemmeno cosi’, finalmente niente inciuci di palaz…niente, non c’e’ verso, quel Letta li’ non mi convice per niente, fosse solo per il fatto che il Sole 24 ore si e’ premurato di sottolineare che Letta e’ andato alla messa prima di fare questo e dopo che ha fatto quello (il Sole 24 ore, non l‘Avvenire… http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-27/nuovo-governo-oggi-giornata-094439.shtml?uuid=AbAeKyqH) no comment.

Oggi non ho voglia di parlare di questo, per qualche motivo questo governo Letta non mi smuove nemmeno un po’, potrei lanciarmi in qualche dietrologia solo per il gusto di far arricciare il naso a qualche amico della redazione (come se ne avessimo una) ma mi sembrerebbe fatica sprecata e di energie da sprecare oggi proprio non ne ho.

Sara’ il fatto che Letta e’ andato alla messa, ma quello che mi smuove oggi non e’ la politica dei presunti giovani, quello che mi smuove oggi sono le parole di papa Francesco, proprio a me che sono in crisi mistica ormai da un po’ di anni, quelle parole che ha rivolto ai giovani durante l’udienza generale del 24 aprile partendo dalla parabola dei talenti:

«Ho visto che ci sono molti giovani: è vero? Ci sono molti giovani? Dove sono? […]A voi, che siete all’inizio del cammino della vita, chiedo: Avete pensato ai talenti che Dio vi ha dato? Avete pensato a come potete metterli a servizio degli altri? Non sotterrate i talenti! Scommettete su ideali grandi, quegli ideali che allargano il cuore, quegli ideali di servizio che renderanno fecondi i vostri talenti […] La vita non ci è data perché la conserviamo gelosamente per noi stessi, ma ci è data perché la doniamo. Cari giovani, abbiate un animo grande! Non abbiate paura di sognare cose grandi!»

Nella testa di molti miei coetanei queste parole hanno immediatamente richiamato il famoso discorso di Steve Jobs agli studenti di Stanford nel 2005 (“Stay hungry, stay foolish…”), sono parole che non ti aspetti dal Papa, parole che sono rivolte a tutti i giovani, ma che a ognuno sembra che siano dirette solo a lui, che ti fanno sentire speciale solo per il fatto di averle sentite, ti ispirano, ti motivano, ti spingono in quella che in un attimo ti sembra diventare l’unica direzione giusta possibile, forse l’unica direzione possibile e basta, e ti chiedi come hai fatto a non capirlo prima, e una volta che l’hai capito poi…come fai ad andare in un’altra direzione??? Non puoi, mentiresti a te stesso, nasconderesti i tuoi talenti…

A tutti i giovani talenti italioti consiglio la visione del video di seguito dal minuto 5:30 al minuto 9.30

Appello ai giovani (Sandro Pertini)

…finche’ vita sara’ in me saro’ a vostro fianco nelle vostre lotte, giovani  che mi ascoltate, lottero’ sempre al vostro fianco nelle vostre lotte per la pace nel mondo, per la liberta’ e per la giustizia sociale…

A poche settimane dall’elezione del nuovo presidente della Repubblica Italiana, le parole di Sandro Pertini per noi, giovani italiani.

Accendiamo il futuro

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Il diavolo veste griffato, fa slide, è un mago di excel, non arriva a fine mese.

Se hai più amici sul Milano Roma del lunedì mattina che al parchetto, se guardando la TV la sera vorresti allineare i titoli a destra, se accumuli 20 e più ore di straordinari non retribuiti al mese, se porti il pranzo da casa per risparmiare e lo giustifichi come “dieta”, se hai il frigo pieno di buste di bresaola e petti di pollo che almeno mangi proteine nella speranza che ti faccia muscolo perché non hai tempo per andare in palestra, allora sei un giovane italiano in carriera (forse).

In Italia, in un momento storico in cui trovare un impiego è un problema reale, non ci si può permettere di lamentarsi del proprio lavoro. Le analisi macroeconomiche e dell’occupazione parlano chiaro: 18 mesi di fila di contrazione del PIL a fine 2012, trainato anche dalla decrescita europea, perdita di 1,5 milioni di posti di lavoro dal 2007 a oggi e stima di una possibile inversione di tendenza non prima del 2014, sempre che siano attuate riforme, liberalizzazioni, cambiamenti strutturali. E poi c’era la marmotta che incartava la cioccolata….

Uno scenario poco promettente, in poche parole!

È alzando gli occhi dal Sole24Ore.com per salutare la nonna al telefono che mi scatta una riflessione.

Nonna: “Quando torni a Milano la prossima volta?”

Io: “Venerdì”

Nonna: “Come siete fortunati voi oggi, con tutti questi trasporti per tornare a casa. Io quando mi sono trasferita a Milano negli anni ’60, tornavo a casa una volta l’anno, d’estate, in macchina, quando chiudeva la fabbrica. Mica c’era l’autostrada sugli Appennini…ci mettevamo un giorno intero di guida! Però scrivevo una lettera alla settimana alla mia famiglia! Sai, non c’erano i telefoni!”.

Siamo davvero così sfortunati?

I giovani hanno sempre incontrato difficoltà, nei secoli dei secoli. Se prima eravamo un popolo di emigrati, senza smartphone, aerei e TAV per tornare a casa, al giorno d’oggi siamo una generazione che fatica ad arrivare a fine mese, a farsi valere, a fare carriera, pur godendo di condizioni socio politiche anni luce migliori rispetto al passato. Fuggiamo all’estero, non basta più il Nord delle grandi fabbriche.

Nell’ultimo rapporto del Censis in tema di Welfare si legge che  “I giovani sono una generazione che, sulla paura delle ridotte tutele e di un welfare che non copre i bisogni sociali che più li preoccupano, costruisce una parte importante della propria percezione sociale della vita.”. Il nostro futuro è frenato dal pessimismo, tradotto in parole povere.

Ragazzi, siamo senza speranza? NO!

Siamo la prima generazione che non migliorerà rispetto ai propri genitori? DIPENDE, FORSE ECONOMICAMENTE.

Ma a quando risalgono i tempi d’oro dei giovani italiani? Qualcuno lo sa?

Agli anni ’50 e ’60, con la fame del dopoguerra, le grandi migrazioni, i turni in fabbrica di 15 ore al giorno?

Agli anni di piombo, con la tensione alle stelle e un clima socio politico allarmante?

Agli anni ’80 e ’90, dove tangentopoli corrodeva l’anima politica e industriale, sfociando nel ’92 con uno scandalo che ha fatto tremare Stato, Politica e Privato?

La verità è che nonni e genitori il futuro se lo sono dovuti creare, proprio come noi: questo saper fare è la più grande eredità che ci lasceranno. La capacità di continuare, rinnovarsi, non lasciarsi intimidire.

Ieri c’erano povertà, un Paese distrutto dalla guerra, un bassissimo livello di scolarizzazione.Siamo diventati un Paese industrializzato, abbiamo esportato le nostre eccellenze, siamo seduti al tavolo del G8.

Oggi affrontiamo di nuovo difficoltà enormi, con disoccupazione alta, un mercato del lavoro rigido, una formazione che vede sempre più spesso ridurre gli incentivi e siamo in competizione con i giovani di altri 4 continenti.

Ma abbiamo, dobbiamo avere dalla nostra parte, la voglia di costruire, di non arrenderci, di continuare nonostante tutto, di ricrearci, di insistere per creare le condizioni migliori per il nostro futuro. Seguendo le orme di nonni e genitori.

È sicuramente difficile, può sembrare utopia. Ma è una ricetta necessaria per accenderlo il nostro futuro.

Non saranno le accuse di essere bamboccioni (Padoa Schioppa 2007), l’Italia peggiore perché precaria (Brunetta 2011), sfigati (Martone 2012), choosy (Fornero 2012) e alla ricerca della monotonia del posto fisso (Monti 2012) a scoraggiarci. La visione dei giovani deve essere quella del futuro: se non sono i nostri politici a darci fiducia, dobbiamo farlo noi stessi.

Non avremo mai un posto fisso (è una riforma impostaci), saremo degli sfigati senza pensione (è un’altra riforma impostaci), faremo lavori atipici per ripagare quel debito pubblico che nei decenni precedenti è stato accumulato (non da noi). Ma ce la faremo, forti di quel carisma e di quella volontà che ci caratterizzano da generazioni.

Mi torna in mente il passo di un libro stupendo, un inno alla speranza, un invito a crederci, che ogni giovane dovrebbe leggere: Cosa tiene accese le stelle, di Mario Calabresi.

“Sono arrivato alla fine di un viaggio cominciato per reazione alle lettere che ricevo ogni giorno dai lettori, per il bisogno di capire se il declino e il pessimismo siano una condizione a cui non possiamo più sottrarci, per capire se sotto la superficie della paura o del cinismo esistano ancora energie fresche, speranze di cambiamento e passioni da far emergere. Per rendermi conto se, nonostante il Paese scivoli ogni giorno un po’ più in basso, ci siano conquiste da riconoscere e nostalgie da ridimensionare.

Ho trovato le mie risposte e, nonostante queste due ore di lezione di fisica, dico al Professor Bignami che per me le stelle si sono accese per guidare il cammino degli uomini, la loro fantasia, i loro sogni, per insegnarci a non tenere la testa bassa, nemmeno quando è buio”.

Declino e pessimismo, paura e cinismo sono una minaccia: in questo buio economico non dobbiamo arrenderci, ma guardare al futuro per costruirlo. Lasciamoci guidare dalle stelle, illuminiamo i nostri sogni, procediamo a testa alta. Nonostante le difficoltà e i limiti imposti, per dimostrare che oggi come ieri non ci arrendiamo, nemmeno quando è buio.

Non siamo la generazione della resistenza, non vogliamo essere quella della desistenza, ma saremo quella dell’insistenza nel volere accendere il nostro futuro!

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