Ma non era meglio morire di freddo …

Ma non era meglio morire di freddo

Dopo 45 anni la storia è sempre la stessa. Dalla primavera di Praga, ne sono cambiate di cose. O forse no? È caduto il muro di Berlino, abbiamo festeggiato la fine della Guerra Fredda (forse non era una fine, ma solo una pausa di riflessione) e abbiamo osannato un presidente nero alla guida della nazione più potente del mondo. Ma appena le cose si mettono storte, ecco che la (pre)potenza militare russa torna in campo. A Praga i carri armati non nascondevano la falce e il martello, adesso entrano in Crimea mascherati e senza targa. Che qualcuno possa ancora pensare si tratti di carri e militari del Costa Rica?

Allora la minaccia era quella delle armi, oggi è quella del gas e del petrolio che mandano avanti le nostre economie.

Ma possiamo forse appellarci al senso democratico di un intero popolo, quello russo, nato sotto la dittatura comunista, cresciuto nello sfascio valoriale post crollo dell’Unione Sovietica e invecchiato sotto la l’arroganza mafiosa di spietati oligarchi (ex gerarchi del partito)? Probabilmente no.

Un po’ come spiegare al popolo italiota il principio di equità sociale della tassazione, dopo 20 anni di Berlusconismo. Fatica sprecata.

Ma dove comincia e dove finisce la possibilità di un popolo di determinare il proprio destino?

Il destino degli abitanti di Crimea deve essere deciso in Germania? Negli Stati Uniti o in Francia? O, come è giusto che sia, deve essere determinato in loco?

Dobbiamo pensare veramente che ai governi di mezza Europa interessi del destino del popolo di Crimea? O forse quello che interessa è tutelare gli interessi della gente di Germania, Francia, Italia, in termini di afflusso di risorse energetiche, per riscaldare i rispettivi flaccidi deretani?

Possiamo quindi scaricare le responsabilità di quanto sta accadendo su un governo anti-democratico guidato da un ex agente del servizio segreto russo?

Sarebbe facile, ma ingiusto, sicuramente semplicistico e assolutorio.

Faremmo forse meglio a chiederci chi, all’interno dei democratici paesi europei, ha permesso alla Russia di acquisire il potere ricattatorio che oggi sventola sotto ai nostri nasi occidentali?

Quali capi di governo hanno firmato i patti col diavolo, sulla base di accordi miliardari che hanno rimpinguato le avide tasche di amici e amici degli amici?

Solo in Italia c’è più di uno che non dovrebbe avere la coscienza a posto, ammesso che una coscienza l’abbia ancora. Non sarebbe interessante sapere cosa pensi Silvio Berlusconi dell’invasione di Crimea da parte dell’amico fraterno, con cui tanti letti si sono scambiati (e tanto decantati dalla Daddario)?

Ma sarebbe altrettanto interessante scomodare il parere del prof. Prodi, o per non andare molto lontano tra i vicini europei, dell’ex cancelliere tedesco Schröder o dell’ex primo ministro britannico Tony Blair.

La scomoda verità è che dovremmo chiedere spiegazioni a costoro per quanto fatto nei periodi in cui ci hanno, più o meno indegnamente, rappresentato.

Dovremmo chiedere loro perché negli anni intercorsi dalla caduta del muro di Berlino ad oggi non hanno intrapreso fortemente delle politiche energetiche che consentissero ai paesi europei di affrancarsi dal ricatto di Mosca.

Ma la verità è scomoda per definizione e se i caloriferi non partono, con la verità non ci si scalda.

Sarà la vergogna a farci divampare le pingue guance, ma sarebbe stato meglio morire dal freddo.

Per il momento tutti tranquilli, è arrivata la primavera. È entrata nelle case della gente, per le strade, nei parchi, sui balconi. Le facce distese della gente per strada e la diminuzione dei clacson ne costituisce prova tangibile.

Se Giovanardi sapesse l’effetto benefico che la primavera comporta sull’umore delle persone, proporrebbe certamente una legge proibizionista, senza alcuna distinzione tra primavere leggere e primavere pesanti.

La primavera tarda ad arrivare

proteste-in-siriaCome mi spiace che in Siria non ci sia il petrolio.

Come sono schifato dal vedere speculare sulla vita di tante persone; gli speculatori di tutti i tipi, quelli che per ragioni politico ideologiche sostengono una o l’altra parte, l’imperialismo USA o la “saggia” Russia.

Tutto questo mi fa schifo.

Fatico a capire perché alla comunità internazionale, tutti i paesi nessuno escluso, non gliene freghi mai un cazzo della vita della gente, e sono li proprio per questo. I giochi di forza stile guerra fredda dovrebbero essere finiti, terminati da più di 20 anni e invece no, ancora non si capisce.

Un mondo con Assad faceva molto più comodo all’occidente e a Israele di una Siria destabilizzata e in mano a gruppi islamici di varia provenienza, per questo il tutto ha ancora meno senso, non ha un senso politico, logico e strategico. Lo stesso per la Russia e l’Iran.

La situazione ora è profondamente diversa da quelle passate: diversa dall’Iraq, dall’Afganistan e dall’ex Jugoslavia.

Iraq e Afghanistan sono state guerre insensate, americane: una per pura speculazione economica, l’altra per vendetta.

In Siria c’è già una guerra civile in atto che andava fermata molto prima, come sarebbe dovuto essere in Bosnia.

Non ha senso parlare di chi ha armato chi, se i ribelli sono al soldo dell’occidente e dell’Arabia e la Siria protetta da Russia, Cina e Iran. Il punto vero su cui riflettere dovrebbe essere solo la sofferenza delle persone.

Una comunità internazionale che si rispetti e un occidente che porta la bandiera della giustizia in giro per il mondo, non so con quale coraggio, avrebbe dovuto intervenire subito, dopo la prima settimana di sparatorie, senza attendere anni e intervenire quando tutto è già crollato. E per cosa ora? Per aggiungere dolore ad altro dolore. In questo si mi ricorda la Bosnia: non intervenire nel ‘92 ha portato a genocidi indicibili e alla distruzione; non parlo solo di una città, “Sarajevo”, e di interi villaggi, ma dell’identità stessa per cui l’Europa Unita era nata. Ora con la Siria sta succedendo la stessa cosa, però in scala mondiale. Tutto questo dovrebbe sancire definitivmente l’inutilità e l’insensatezza della Nazioni Unite. Non che ci servissero altre prove!

…e tutto questo per sete di potere e il piacere di giocare a risiko, come al solito!

“La primavera intanto, tarda ad arrivare”

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