La fine della guerra e il miracolo

fine guerraL’Italia é uscita fuori dalla guerra. I nostri ragazzi sono salvi, sono all’estero. Niente morti o quasi, né feriti. Gli effetti di questo immaginario conflitto dureranno, ma abbiamo ancora la nostra immensa bellezza e la nostra vita davanti.

Durissimo è il messaggio di Confindustria oggi. Dal 2007 abbiamo perso quasi il 10% del nostro prodotto interno lordo. Le persone alle quali manca, totalmente o parzialmente, il lavoro sono oggi 7,3 milioni – il doppio di sei anni fa. I segnali di ripresa sono molto deboli. La situazione è, quindi, stata paragonata a una vera e propria guerra.

I forconi, la fiducia, i movimenti, le ristrutturazioni e le rottamazioni sono una manifestazione della fragilità economica, sociale e politica in cui versa il Paese. Venderemo ancora le nostre aziende. Programmiamo la vendita di tutto o parte delle nostre azioni in STM, Enav, Fincantieri, forse Eni.

La guerra è guerra e fa male. Rovina famiglie e intere generazioni. Noi non l’abbiamo combattuta, ma solo subita. Se la nostra classe politica sia stata al fronte, neutrale o inerme non sta a me dirlo.

Guardiamo al positivo, come sempre. Almeno noi, miei cari Italioti.

I nostri giovani sono salvi. Molti di questi sono emigrati sotto le immaginarie bombe economiche e continuano a portare alto l’onore della Patria. Uno schizzo di Giorgio Pirolo, 34 anni, ha generato Chery QQ tra le auto più vendute in Cina. I nostri designers e illustratori sono fra i migliori al mondo e vivono all’estero. E tanti altri fanno bene senza far rumore. Chi è rimasto in patria, è un eroe. Sono riusciti a vivere sotto le bombe e come i nostri vecchi avranno tanto da raccontare ai loro figli.

La nostra classe politica si è ringiovanita parecchio. Il nostro Parlamento è fra i più giovani della nostra storia e ha il più alto numero di donne mai avuto. I movimenti/partiti nati dalla “guerra” sono giovani e donna. Potrete amarli o odiarli, ma questo è un dato di fatto.

I nostri monumenti sono salvi. La Grande Bellezza di questo Paese è intatta o quasi. Sono salvi, sono lì pronti ad accogliere i milioni di turisti che una volta ancora vorranno vedere Roma, Venezia, Firenze e persino la bizzarra torre di Pisa, che pende, ma non crolla. Un po’ come l’Italia tutta forse. La Puglia, la Sardegna, la Sicilia ci sono invidiate all’estero per la loro immensa bellezza.

Arriverà il momento del nuovo miracolo italiano?

I miracoli sono sull’uscio di casa, nei vostri uffici, nelle nostre fabbriche, nelle nostre menti e nella nostra forza. I miracoli sono fatti di sudore, stanchezza e creatività. Sono forgiati dalle mani di chi non dice “basta”, ma trova il modo. Nascono fra le mani rugose di chi si arrangia e ce la fa, di chi si sacrifica, piange (purtroppo) e tira avanti. Nascono dagli occhi sognanti di una donna, dolce e caparbia. Nascono dalle spalle forti di chi in Italia è arrivato solo 3 anni fa e adesso si sente a casa. I miracoli nascono dai nostri vecchi, dalla loro saggezza e dalla memoria di un’Italia vincente.

I miracoli italiani, il calcio insegna, sono nella profonda essenza del nostro essere Italiani, nell’abilità di dare il meglio quando si è in basso, di vincere e stravincere quando si é in dieci. E oggi si siamo in 10. Sì, a -10% del Pil dal 2007. E’ ora di ricominciare a vincere.

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Il paradigma renziano

RenziSono anni che non si fa nulla. Né a destra né a sinistra in Italia.

Berlusconi non era un uomo di destra, era Berlusconi. L’altra parte non ha capito il cambiamento in atto e la condanna è stata l’onda lunga del vecchio PC che diceva cose sensate negli anni 60 e 70. I socialisti si sono fatti fuori da soli e la DC…inutile parlarne.

La verità è che siamo un paese profondamente inefficiente. Questa inefficienza poteva andare bene fino agli inizi degli anni 90. Veniva coperta dalla proverbiale fantasia italiana, dal debito pubblico e dallo stampaggio della moneta. Peccato che mentre siamo rimasti con la mente a tangentopoli e al PC, nel mondo siano esplose un po’ di cose: il Sud del mondo, il debito pubblico per tappare i buchi e la non crescita, e inoltre, la bomba Euro che ci ha obbligati ad essere competitivi senza poter contare sulla nostra cara svalutazione.

Mentre cambiava il mondo, l’uomo che si era ripromesso di ammodernare l’Italia ci prendeva in giro proteggendo solo gli interessi propri. Dall’altra parte, la vecchia nomenclatura di sinistra a cui vertice mettiamo il caro D’Alema, era troppo legata a modelli antichi per capire che il mondo stava voltando pagina. Se aggiungiamo all’inefficienza tipica italiana, l’inefficienza di un sistema bicamerale perfetto, una giustizia elefantiaca e un apparato statale marcio, la frittata è fatta. Figuriamoci dopo vent’anni di immobilismo.

La verità è che non ci sono più ricette di destra o di sinistra, ma ricette di buon senso.

Il buon senso non è al di qua o al di là dal muro, tanto più che il muro è caduto grazie a Dio, ma deve essere una cosa comune a tutti.

La democrazia è inefficiente e la Cina ce lo dimostra tutti i giorni. Noi amanti del poter scegliere, per mantenere il passo e non morire di disoccupazione, dovremmo pensare di modificare il sistema degli apparati parlamentari per renderli più diretti, più decisionali, più veloci. Il proporzionale? Sì, è corretto e fa esprimere tutti, ma uccide la tempestività delle decisioni e la stabilità. Inoltre, Ci dobbiamo mettere in testa che non siamo tedeschi. Noi ci prendiamo a pugni in parlamento, non ci confrontiamo con chi la pensa diversamente da noi per arrivare ad un compromesso, ci scanniamo e tutto rimane come è.

Ed ecco il fiorire di Grillo!

Renzi si inserisce in questo contesto. Non può essere legato a vetusti paradigmi di destra o sinistra, non ci è nato dentro. Non è berlusconiano se no sarebbe già stato eletto con la maggioranza dei voti alle scorse elezioni.

È uno che dice quello che la maggior parte delle persone pensa e non è ne di destra ne di sinistra è una persona di buon senso.

Le libertà e i diritti civili arriveranno anche loro, ma non si può chiedere ad un futuro candidato a primo ministro di giocarsi l’elettorato cattolico. Dopo 20 anni di egemonia culturale che ci ha portato dove siamo verrà il cambiamento anche in Italia, perché se no si muore. L’ha capito anche la Chiesa che per non morire ha eletto Papa Francesco! Speriamo lo capisca anche l’Italia, che non si guardi sempre indietro cercando qualcosa che non c’è più, invocando politiche di destra o sinistra. Le cose da fare per crescere, per tornare a dare lavoro ai giovani ed investire in scuola e ricerca, sono chiare. Stavolta non c’è partito o ideologia che tenga.

Ecco la rivoluzione renziana: il fare cose normali, ma farle, cercando di aggirare i blocchi intrinsechi alla nostra marcia struttura statale e i feudi che proteggono le rendite di posizione che affamano, nel vero senso della parola, tante persone.

Se poi non è simpatico, è un paraculo, si veste col chiodo e per vincere va su Chi e alla presentazione del libro di Vespa, ben venga; per chi crede di appartenere a un popolo di intellettuali, ricordiamoci che il 50% degli italiani non legge più di un libro all’anno, che la classifica dei programmi visti in TV premia le ricette della Parodi e che l’elettorato è fatto anche dalla signora Maria che si aggrappa a Sentieri, Vivere e la nota maratona del pomeriggio di rete 4.

 

Un anno fa iniziava l’avventura di Italioti.

Grazie a tutti i lettori innanzitutto e ai collaboratori di questo Blog.

Si è cercato di lanciare un blog politico e sociale aperto alle idee di tutti gli schieramenti, nel quale chi avesse voglia di mettersi in gioco e di mettere le proprie idee in discussione potesse farlo. L’impostazione è piaciuta, e le oltre 22.000 visualizzazioni nonché le svariate collaborazioni da quando siamo nati sono un bel segnale e il più bel regalo per noi.

Dobbiamo e possiamo ancora crescere tanto. Il cammino è lungo e faticoso ma per questo forse è la strada buona.

Siamo qua per tutti i nostri lettori e per chiunque cerchi uno spazio per condividere le proprie idee e dare spunti, per far rinascere ogni giorno un po’ di più quell’italiano sopito sotto la coltre Italiota che sembra essere calata inesorabilmente sulla nostra amata Italia.

 

Grazie a tutti

Il Team di Italioti

 

Quando l’ottimismo vola…in picchiata!

grafico-crisiLasciate ogni speranza voi che entrate….che uscite…che rimanete.
Una dura realta’ che non deve spingerci a desistere!

Resistere non basta più, serve il cambiamento

Politica monetaria for dummies – Meglio un uovo oggi e la gallina pure

uovo-oggi-gallina-domaniPost scritto da carlaus (postato da italiota).

Uno degli episodi più importanti della recente crisi economica americana, che poi ha contribuito a destabilizzare il sistema bancario europeo (via via fino a disturbare il sonno della politica nostrana), è  stato rappresentato dallo straordinario accumulo di debiti ipotecari nei bilanci delle grandi banche statunitensi.

Ci saranno spazi più adeguati per descrivere la catena di eventi che ha portato da questa situazione al collasso generale che tutti conosciamo, ma la domanda a cui bisogna rispondere prima di tutto è la seguente:  qual è stata la causa di un così imponente errore di calcolo da parte di un sistema finanziario sofisticato come quello d’oltreoceano?

Si sono sentite tante risposte facili a questa domanda. Si è detto (e questo è piaciuto molto ai nostri politici, e non solo) la mancanza di regolamentazioni, l’ingordigia dei banchieri, la speculazione selvaggia. A me sembra, però, che queste siano delle risposte facili (anche se forse non del tutto fuori pista). Da un lato, perché si fermano ad individuare dei capri espiatori già invisi all’opinione pubblica, dall’altro perché, se ci si pensa bene, non spiegano certo a fondo i meccanismi economici che ci hanno condotto a questa situazione.

L’economia funziona, come molte altre cose nella vita degli individui, sulla base di incentivi. Ma cos’è che ha incentivato gli investimenti immobiliari selvaggi, i prestiti facili, i subprime rischiosissimi e l’impennata dei prezzi delle case nella periferia americana?

Ebbene, tornando al nostro vecchio e impolverato libro di teoria monetaria, potremmo renderci conto che la risposta segue il ragionamento di una vecchia domanda popolare: è meglio un uovo oggi o una gallina domani? Sorprendentemente, la risposta a quest’ottima domanda è che dipende dal tasso di interesse. Non quello del mutuo, e men che meno quelli sui Titoli di Stato. Il tasso più rilevante è quello che non si vede sui tabelloni della borsa o sui siti di confronto, ma nelle intenzioni e azioni degli individui.

Alcuni economisti, attenti al comportamento dei singoli soggetti, hanno chiamato questo tasso “tasso di preferenza intertemporale”: questo non è altro che la ricompensa richiesta da ciascuno per rinunciare a qualcosa oggi e riceverlo domani. Ed è quello che facciamo ogni qual volta prestiamo qualcosa a qualcuno, o acquistiamo un investimento, aspettandoci un qualcosa in cambio.

Il principio fondamentale che regola questo processo è che, per un certo numero di ragioni (tra cui l’incertezza),  detenere un bene oggi è preferibile alla promessa di ricevere lo stesso bene domani. Basti pensare al rischio che i ciprioti hanno corso mettendo i loro risparmi nelle mani del sistema bancario locale…

Su questa semplice conclusione si può costruire tutta la teoria del tasso di interesse, ed avviare un’indagine nelle ragioni che conducono il sistema di mercato verso una recessione.

Se pensiamo ad un semplice sistema economico privo di moneta, questo filo di pensiero si tradurrà semplicemente nel fatto che beni futuri verranno scambiati ad uno sconto rispetto ad identici beni presenti. Ad esempio, io posso rinunciare al mio uovo oggi solo se in cambio (e ricordiamo che questo potrebbe alla fine non verificarsi) riceverò una gallina domani. Si parla qui chiaramente di un tasso di interesse molto alto!

Questo tasso di interesse esiste sul mercato ed e’ in continuo movimento: alcuni economisti l’hanno definito “tasso naturale”. Le decisioni dei differenti attori del mercato tra consumo presente e risparmio (consumo futuro) determinano questo tasso; maggiore il risparmio, minore il tasso e viceversa. Finché i tassi che vediamo ogni giorno in televisione rimangono in linea con il tasso naturale, le distorsioni nel sistema sono ridotte al minimo.

Ma cosa crea, nella realtà, una divergenza?

Come ben sappiamo, nel sistema economico moderno, i beni vengono di solito scambiati contro moneta e non contro altri beni. La moneta e’ divenuta il veicolo di tutte le transazioni di natura economica , e a sua volta influenza il funzionamento del sistema: a causa della presenza della moneta, i tassi di interesse sul mercato non riflettono necessariamente il tasso naturale perché sono influenzati dalle variazioni artificiali nella quantità di denaro in circolazione.

E l’offerta di moneta, come sappiamo, viene controllata dalle banche centrali al fine proprio di condizionare i tassi di interesse ed influenzare l’economia reale.

All’inizio degli anni 2000, la Federal Reserve americana ridusse i tassi di interesse al loro minimo storico per contrastare gli effetti della bolla dot com e dell’11 Settembre sull’economia degli States. La riduzione dei tassi che seguì ebbe un duplice effetto: da un lato fu accompagnata da un significativo incremento nella quantità di moneta in circolazione, dall’altro ridusse il rendimento di svariati investimenti tradizionali, che scese in linea con il tasso di riferimento.

Ed è qui che troviamo due forti incentivi come conseguenza di questa riduzione dei tassi di mercato rispetto al tasso naturale: primo, i maggiori fondi disponibili sono stati assorbiti dagli attori di mercato desiderosi di indebitarsi a tassi più bassi di quelli precedenti e, secondo, i fondi dei risparmiatori intenzionati a prestare al più alto tasso naturale sono andati in cerca di investimenti meno tradizionali. In molti casi, la disponibilità illimitata di denaro dei maggiori istituti finanziari era tale da spingerli ad erogare credito a chiunque lo richiedesse.

Tutto questo è stato evidente nel fenomeno dei mutui subprime, nell’incremento dei prezzi del real estate americano e, più in generale, nella crescita dei profitti bancari durante lo stesso periodo. È per questo che bisogna sempre ricordarsi degli incentivi che spingono gli attori ad agire, e di come le banche (grazie alla divergenza tra tassi di mercato ed intenzioni degli individui) siano state messe nell’invidiabile condizione di indebitarsi a costo zero e comprare l’uovo e la gallina nello stesso giorno.

È probabile che questa non sia la prima volta che leggete questa versione dei fatti; non si tratta di un ragionamento poi tanto fuori dal mondo. Eppure non è quello preferito dagli economisti da best seller né, se è per questo, dalla Federal Reserve. Il problema è che, se procediamo in questa direzione di analisi della crisi, le nostre prossime tappe non lasciano ben sperare sulla direzione delle politiche attualmente messe in atto.

Il sogno di Italo – E tu che Italia sogni?

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Una lettura delle evoluzioni economiche e sociali dell’ultimo ventennio Italiano (1992-2012) ed il sogno di un’Italia diversa per il prossimo ventennio

“Italo, re degli Enotri, da lui in seguito presero il nome di Itali e Italìa l’estrema propaggine delle coste europee delimitata a Nord dai golfi, di lui dicono che abbia fatto degli Enotri, da nomadi che erano degli agricoltori stabili, e che abbia imposto loro nuove leggi, istituendo tra l’altro per primo i sissizi. Per questa ragione ancora oggi alcune delle popolazioni che discendono da lui praticano i sissizi e osservano alcune sue leggi”

(Aristotele, Politica, VII, 10, 2-3)

Dall’alto, fra le nuvole mi dirigo a pie’ sospinto verso la terra che un giorno, tanto tempo fa, dominai. 30 secoli or sono, unii lande distanti, popoli di dialetti diversi sotto un unico regno, trasformai la mia gente persuadendo gli uni con la dolcezza e convincendo gli altri con la forza. Istitui’ i sissizi, “gli schiticchi”, delle belle mangiate pubbliche per creare di un popolo disperse una comunita’ di patrioti. Buon vino scorse nei nostri bicchieri. Amai queste coste profondamente come gli occhi della donna che sposai e queste enormi montagne come le spalle forti dei miei due figli. Sono Italo. Italo degli Enotri o degli Itali se cosi’ preferite chiamarmi. Italia e’ la mia terra.

Prologo
Corro, inciampo fra le nuvole, ho sentore che qualcosa non procede per il verso giusto e mi sento obbligato a scendere dal mio iperuranio per tornare in quelli che un tempo furono i miei domini. La mia terra e’ in fiamme forse? Attaccata dai nemici? In preda alla distruzione forse? Non so, fermarmi a guardare bene mi aiutera’ a capire cosa e’ successo dalla mia ultima visita nel 1992. Mi sembra ieri. A quei tempi ci recammo sul luogo con Wolfgang Goethe e Roberto Rossellini ci fece da Cicerone. Il primo volle per forza portarmi in Sicilia in quanto a suo parere «l’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna ed e’ in Sicilia che si trova la chiave di tutto». Il secondo, Il vecchio Rossellini, invece, sorrideva a stento mostrandoci cosa stesse succedendo fra la Grande Crisi finanziaria, le scommesse speculative su una debolissima lira, il debito pubblico raddoppiato dal 60% al 120% del prodotto interno lordo in soli dieci anni, la Fine della Prima Repubblica, Tangentopoli ed il crollo della fiducia nei partiti. I miei Italiani avevano perso le speranze, alcuni di essi da Itali divennero Italioti. Cosi’ anche oggi porto Wolfgang al mio fianco e mi appresto a raggiungere Roberto sul luogo per il loro ennesimo viaggio in Italia.

 

L’Apocalisse – In Italia: Italo incontra Roberto Rossellini

Italo: Eccomi arrivato. “Roberto, allora? Cosa succede?”

Roberto: “Beh, caro il mio Italo, come nel 1992 quando mi venisti a trovare, l’Italia vive una grave crisi di carattere finanziario, con serie ripercussioni sul sistema economico e sulle condizioni di vita della popolazione.

Il rapporto fra debito pubblico e PIL non si e’ ridotto piu’ di tanto nonostante l’alleggerimento dei tassi di interesse sul debito dovuto all’ingresso nella moneta unica, le manovre fiscali e le grandi privatizzazioni delle grandi aziende statali Telecom, Enel Eni, INA e SME (e con questa Motta, Alemagna, La Valle degli Orti, L’Antica gelateria del corso, La Cremeria e anche parte dei beni di Gigi). La spesa pubblica direttamete legata alla produzione dei servizi in funzione del prodotto interno lordo ha continuato a crescere, come del resto il costo della macchina dello stato. Dall’inizio della crisi finanziaria nel 2008, poi, il prodotto interno lordo e’ sceso del 7% e dalla creazione dell’euro il costo del lavoro e’ cresciuto del 30% in piu’ sulla media euro.

Tra il 1992 e il 2011 le attività terziarie hanno aumentato la loro incidenza sul valore aggiunto del 7%, passando dal 66,5% al 73,4%. Il calo del peso del settore industriale è quasi interamente imputabile all’industria manifatturiera. In Italia non si produce piu’. In Italia si pensa. Si serve. E se per produrre ci vogliono 2 braccia, per pensare ci vuole 1 testa. Cosi’ analogamente, i posti di lavoro si sono ridotti. Il lavoro e’ cambiato. E’ nato il lavoro precario e il 50% dei contratti di lavoro sono diventati a tempo determinato. Precari. Il 34% dei giovani italiani (15-24 anni), forse troppo choosy, non lavora – in Sicilia uno su due non lavora e spesso l’altro lavora a Roma, Milano o all’estero, anche se mantiene la residenza in Sicilia.

Figli? No, non se ne fanno. E come fai? Non lavori e fai figli? E come li campi? In Italia nel 1992 c’erano 56,4 milioni di cittadini italiani e nel 2012 ce ne sono 55,7 milioni. Ne muoiono piu’ di quelli che ne nascono (tasso di crescita naturale negativa) e quelli che non muoiono, invecchiano. Piu’ vecchi, piu’ spesa pubblica previdenziale, sanitaria e assistenziale. Ma non ti preoccupare mio caro, sulle tue terre nel 2012 c’e’ piu’ gente del 1992 grazie all’immigrazione. In 20 anni hai potuto accogliere altri 3,7 milioni di stranieri. Molti rumeni (22%), poi albanesi (10%), marocchini (10%), cinesi (5%) ed ucraini (4%). Sono i nuovi Italiani, amano la tua terra quanto te e amano il tuo popolo come tu hai amato tua moglie. Si sposano con cittadini italiani e nel 2008 1 matrimonio su 6 e’ stato un matrimonio fra un italiano e uno straniero. Amano, ma molti non li amano e la politica sull’immigrazione e’ fra le piu’ dure e criticate d’Europa.

Una cosa non e’ cambiata, pero’! Indovina??? I parlamentari! Passeggiando per Roma alle 10-10.30, incontrerai Pisanu (39 anni, in parlamento), La Malfa, Matteoli, Berselli, Colucci, Fini, Casini e Vizzini nei pressi della Camera dei Deputati o del Senato. 32 deputati e 42 senatori hanno oltre 20 anni di incarichi. Italo, te li ricordi?”

Italo: “Beh, benvenuti ai nuovi Italiani. Mi sembra l’unica buona notizia, ma scusami, fermati un attimo, ma per il resto mi sembra un’apocalisse. Come e’ stato possibile tutto questo? Il mio popolo non se ne e’ accorto? Un processo di impoverimento lungo 20 anni e non se ne e’ accorto nessuno? Non si sono ribellati? Non hanno protestato? E l’elezioni? Almeno hanno votato?” – Scappa la prima lacrima sul volto del povero Italo.

Roberto: “Bah, si’. Di votare hanno votato. Quando arrivasti nel 1992, c’era Andreotti! Te lo ricordi? Il 2 maggio 2003 è stato giudicato e condannato dalla Corte d’Appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Il reato commesso non era però più perseguibile per sopravvenuta prescrizione e quindi si è dichiarato il non luogo a procedere nei suoi confronti il 15 ottobre del 2004. Giulio a 94 anni ed e’ ancora in Parlamento, senatore a vita, ma ogni tanto ci fa preoccupare con qualche colpo di tosse. Ma poi ci sono stati anche due Amato, due governi Prodi, due D’Alema, un Dini, un Ciampi e un Monti. Ah, quasi dimenticavo anche 4 Berlusconi”.

Italo: “Quindi mi stai dicendo che in 20 anni ci sono stati 14 governi??? E 4 governi Berlusconi??? Quante generazioni? Il nonno, il padre e i figli??? Come ai miei tempi.”

Roberto: “No, no, solo uno. Silvio Berlusconi che dal 1994 al 2011 ha governato per quattro governi. 3341 giorni su 6678 giorni di governo negli ultimi 20 anni. Per un totale del 49% del tempo di questo ventennio in cui tu, Italo, non sei stato qui.”

Italo: “Silvio, l’imprenditore di successo delle televisioni, dell’editoria, della finanza, etc. etc.??? Beh, quello era bravo. E come mai e’ successa questa apocalisse allora???”

Roberto: ”Non so. Avra’ perso la mano”.

Italo: “E gli Italiani? Lo hanno votato ancora? Si sono indignati? Hanno votato? Hanno spinto al cambiamento?”

Roberto: ”Bah, si’. Un po’. Molti si sono lamentati, hanno piagnucolato e poi hanno cambiato canale. Italioti si chiamano. Figurati che in Sicilia alle ultime elezioni ha votato solo il 47% degli elettori e adesso Silvio Berlusconi forse si ricandida.”

Italo sbigottito:” Ma chiddici? Babbiii? Picchi un cinni futti nenti? (Why don’t they care?) Basta, basta, altrimenti fai piangere e mi fai piangere anche il povero Goethe”

Goethe ripensa all’amata Sicilia e intanto singhiozzando si fa forza: “Gli Italiani reagiranno, ne sono sicuro. Come in ogni momento di necessita’ tireranno fuori il meglio di se’ stessi e sceglieranno la loro nuova classe politica con coscienza del futuro”.

Il vecchio poeta si asciuga le lacrime, Italo e’ disperato.

 

Il sogno di un’Italia diversa per il prossimo ventennio

Sulla via del ritorno, Italo e’ addolorato. Un pugno in gola, avrebbe la voglia di gridare cosi’ forte da svegliare tutti gli Italiani e soprattutto tutti gli Italioti. Purtroppo e’ lontano, sulle nuvole. Licenzia allora i suoi compagni di viaggio, Goethe ed il vecchio regista Rossellini e rientra verso l’iperuranio. Stanco delle fatiche si adagia sopra una nuvoletta soffice, soffice, si addormenta ed inizia a sognare…

Sogna un’Italia nuova.

Sogna un’Italia, repubblica fondata sul lavoro, in cui con braccia e testa il suo popolo recupera la propria produttivita’, il proprio lavoro stabile ed i propri sogni, la propria nobilta’ e la propria dignita’.

Sogna un’Italia dove i giovani lavorano e non sono costretti a partire, a migrare dalle regioni piu’ povere per lavorare.

Sogna un’Italia dove nasce l’amore, nascono piu’ figli, le famiglie sono piu’ protette e piu’ internazionali. Un’Italia dove se ti comporti bene, sei onesto e lavori, sei straniero solo per 1 minuto e al massimo per 5 anni.

Sogna un’Italia dove e’ bello vivere ed invecchiare.

Sogna un’Italia dove politico e condannato non sono sinonimi, ma contrari. Dove politico e mafioso sono contrari. Dove si fa il politico perche’ si ama la propria terra, tutta. Si, proprio come Italo.

Sogna un’Italia che crede nel cambiamento. Un’Italia che e‘ cosciente, impegnata a cambiare ed e’ coerente.

Sogna un’Italia che e’ contenta di essere Italia. Una ed una sola Italia.

…E tu, mio caro lettore, che Italia sogni?

 

Fonti:
– Istat, Rapporto Annuale 2012, Capitolo 2. VENTI ANNI DI ECONOMIA E SOCIETÀ: L’ITALIA TRA LA CRISI DEL 1992 E LE ATTUALI DIFFICOLTÀ, http://www.istat.it/it/files/2012/05/Capitolo_2.pdf
– Banca d’Italia, Aspetti della politica economia italiana dalla crisi del 1992 a quella del 2008-2009,  http://www.bancaditalia.it/interventi/altri_int/2010/rossi-050310/Rossi_050310.pdf
– Lorenzo Bini Smaghi, Out with the Old – Italians need more than old politics, Lorenzo Bini Smaghi calls for a new Italy, Ft.com, 18/01/2013, clicca qui
– Onorevoli in Parlamento: http://www.corriere.it/politica/12_agosto_16/parlamentari-matusalemme-classifica_49db78a2-e790-11e1-99a7-5bcc98b17274.shtml
– Ministero dell’Economia e delle Finanze, La Spesa dello Stato dall’Unita’ di Italia,  http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Servizio-s/Studi-e-do/La-spesa-dello-stato/La_spesa_dello_Stato_dall_unit_d_Italia.pdf
– Durata Governi Berlusconi: http://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Berlusconi
– Governi cronologia: http://cronologia.leonardo.it/governi2.htm
– Privatizzazioni industriali in Italia degli anni 90’: http://it.wikipedia.org/wiki/Privatizzazione#Le_privatizzazioni_industriali_in_Italia
– Il Sole 24 ore, Giovani, nuova impennata della disoccupazione: 33,9% nel secondo trimestre 2012, record dal 1993, 31/08/2012, http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-31/giovani-nuova-impennata-disoccupazione-102823.shtml?uuid=AbVZHFWG
– Cinquantamila Giorni, Giulio Andreotti, Corriere.it  http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=GiulioAndreottiVita

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