La fine della guerra e il miracolo

fine guerraL’Italia é uscita fuori dalla guerra. I nostri ragazzi sono salvi, sono all’estero. Niente morti o quasi, né feriti. Gli effetti di questo immaginario conflitto dureranno, ma abbiamo ancora la nostra immensa bellezza e la nostra vita davanti.

Durissimo è il messaggio di Confindustria oggi. Dal 2007 abbiamo perso quasi il 10% del nostro prodotto interno lordo. Le persone alle quali manca, totalmente o parzialmente, il lavoro sono oggi 7,3 milioni – il doppio di sei anni fa. I segnali di ripresa sono molto deboli. La situazione è, quindi, stata paragonata a una vera e propria guerra.

I forconi, la fiducia, i movimenti, le ristrutturazioni e le rottamazioni sono una manifestazione della fragilità economica, sociale e politica in cui versa il Paese. Venderemo ancora le nostre aziende. Programmiamo la vendita di tutto o parte delle nostre azioni in STM, Enav, Fincantieri, forse Eni.

La guerra è guerra e fa male. Rovina famiglie e intere generazioni. Noi non l’abbiamo combattuta, ma solo subita. Se la nostra classe politica sia stata al fronte, neutrale o inerme non sta a me dirlo.

Guardiamo al positivo, come sempre. Almeno noi, miei cari Italioti.

I nostri giovani sono salvi. Molti di questi sono emigrati sotto le immaginarie bombe economiche e continuano a portare alto l’onore della Patria. Uno schizzo di Giorgio Pirolo, 34 anni, ha generato Chery QQ tra le auto più vendute in Cina. I nostri designers e illustratori sono fra i migliori al mondo e vivono all’estero. E tanti altri fanno bene senza far rumore. Chi è rimasto in patria, è un eroe. Sono riusciti a vivere sotto le bombe e come i nostri vecchi avranno tanto da raccontare ai loro figli.

La nostra classe politica si è ringiovanita parecchio. Il nostro Parlamento è fra i più giovani della nostra storia e ha il più alto numero di donne mai avuto. I movimenti/partiti nati dalla “guerra” sono giovani e donna. Potrete amarli o odiarli, ma questo è un dato di fatto.

I nostri monumenti sono salvi. La Grande Bellezza di questo Paese è intatta o quasi. Sono salvi, sono lì pronti ad accogliere i milioni di turisti che una volta ancora vorranno vedere Roma, Venezia, Firenze e persino la bizzarra torre di Pisa, che pende, ma non crolla. Un po’ come l’Italia tutta forse. La Puglia, la Sardegna, la Sicilia ci sono invidiate all’estero per la loro immensa bellezza.

Arriverà il momento del nuovo miracolo italiano?

I miracoli sono sull’uscio di casa, nei vostri uffici, nelle nostre fabbriche, nelle nostre menti e nella nostra forza. I miracoli sono fatti di sudore, stanchezza e creatività. Sono forgiati dalle mani di chi non dice “basta”, ma trova il modo. Nascono fra le mani rugose di chi si arrangia e ce la fa, di chi si sacrifica, piange (purtroppo) e tira avanti. Nascono dagli occhi sognanti di una donna, dolce e caparbia. Nascono dalle spalle forti di chi in Italia è arrivato solo 3 anni fa e adesso si sente a casa. I miracoli nascono dai nostri vecchi, dalla loro saggezza e dalla memoria di un’Italia vincente.

I miracoli italiani, il calcio insegna, sono nella profonda essenza del nostro essere Italiani, nell’abilità di dare il meglio quando si è in basso, di vincere e stravincere quando si é in dieci. E oggi si siamo in 10. Sì, a -10% del Pil dal 2007. E’ ora di ricominciare a vincere.

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Quando l’ottimismo vola…in picchiata!

grafico-crisiLasciate ogni speranza voi che entrate….che uscite…che rimanete.
Una dura realta’ che non deve spingerci a desistere!

Resistere non basta più, serve il cambiamento

COME STELLE NELLA NOTTE

stelle-nella-notteVi siete mai fermati a pensare quale possa essere il punto di vista di un 17enne sulla crisi e tutto il resto? Il pezzo di seguito, secondo classificato al Secondo Concorso Giornalistco Roberto Romualdo, e’ stato scritto proprio da un 17enne, e lo riproponiamo qui con il permesso speciale dell’autore, per ricordarci che i giovani, quelli giovani davvero, sono ancora capaci di sognare…

COME STELLE NELLA NOTTE

Nati abbastanza presto per ricordarci l’Italia nel boom del benessere. Attualmente abbastanza coscienti per comprendere ciò che ci accade intorno. In grado di fare un paragone oggettivo tra la situazione in cui viviamo oggi e quella in cui abbiamo vissuto la nostra infanzia. Queste sono le caratteristiche che ci distinguono dalle generazioni precedenti. Nati a cavallo tra il secondo e il terzo millennio, ci ritroviamo a dover fronteggiare una situazione di cui non abbiamo colpe e, malgrado questo, ci sforziamo di non abbatterci. Tutti sono a conoscenza degli effetti della crisi economica e molti, nonostante le difficoltà, cercano di fare qualcosa per tutelare il nostro futuro. Ciò deve stimolarci affinché sfruttiamo al meglio le possibilità che ci vengono offerte. Piangersi addosso e incolpare le generazioni precedenti non serve a niente. Dobbiamo sfruttare al meglio i mezzi che abbiamo a disposizione, in modo da essere i primi a pensare al nostro futuro. Nel proprio piccolo ognuno di noi, contribuirà necessariamente al miglioramento della situazione attuale, avendo infatti toccato il fondo, o essendo vicini a farlo, non potremo che risalire. Noi saremo i protagonisti di questa risalita. Tutto ciò che di positivo riusciremo a fare ci porterà una notevole gratificazione date le condizioni in cui ci troviamo e la scarsa fiducia che molti adulti hanno in noi. Ci troviamo così a dover scegliere tra farsi trascinare nella crisi (economica e morale), dando ragione a chi si mostra scettico nei nostri confronti, oppure darsi da fare per riuscire a smentire questi ultimi approfittando delle possibilità che ci sono concesse da chi invece crede in noi. Senza rendercene conto subiamo l’azione di circostanze che con il tempo e la maturità accresceranno in noi una serie di forti motivazioni e stimoli che ci spingeranno a reagire per cambiare le cose. Immersi nel buio della notte in cui viviamo, noi giovani rappresentiamo le uniche stelle ancora visibili.

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