Una nuova destra

salvini

La nuova destra italiana non e’ una destra berlusconiana: ruffiana e figlia dell’immobilismo della prima Repubblica.

La destra di Berlusconi si e’ dissolta a cause delle sue 1.000 promesse non mantenute: dalla riforma giustizia, all’articolo 18.

Tutte queste riforme le sta provando a fare Renzi, con un sostegno popolare ben largo, similare a quello del primo Berlusconi, a riprova che ormai le persone non votano piu’ un partito ma un’idea chiara di paese (si vedano le ultime Europee).

La nuova destra e’ molto piu’ simile a una Lega nord allargata, senza piu’ il feticcio della difesa della padania, ma con il nuovo mito della difesa del sacro suolo nazionale italiota.

Difendiamoci contro:

  • l’immigrazione in generale che ruba lavoro
  • le politiche europeiste atlantiste e diventiamo i nuovi amici di Putin
  • qualsiasi cosa che il governo promuove, anche se era nel programma della mia coalizione fino a qualche anno fa
  • l’euro
  • etc etc

A destra si parla ben poco di lavoro, quello lo si demanda al governo. A destra non si espongono sulla correttezza o no del job act, probabilmente perche’ sono d’accordo anche loro. Nella nuova destra parlano di valori che colpiscono alla pancia le persone.

Chi e’ l’artefice di tutto questo? Fitto? Qualche resuscitato del PDL? No, Matteo Salvini.

La pancia che si vuole colpire per prendere voti e’ quella delle persone che hanno paura, delle persone poco informate e delle persone che non votano PD perche’ pensano che sia di sinistra e che mai voterebbero M5S perche’ sono un ammasso di comunisti (anche se, ho sempre avuto personalmente l’impressione che un bel manipolo di camerati si nasconda tra di loro).

Forse a destra e’ proprio Salvini ad aver imparato la lezione del M5S: il populismo a prescindere ti fa prendere un bel po’ di voti.

Stimolare la paura del diverso per aver voti e’ una tecnica antica, ma prolifica. Se a questo aggiungiamo l’idea anticasta che la Lega si porta dietro, anche se e’ stata lei al governo con Silvio per tanti anni, Il bacino elettorale e’ piu’ o meno lo stesso di Grillo: persone scontente con poca capacita’ di analisi, che non si rivolgono a sinistra per la protezione dei propri interessi (perche’ non c’e’ nessuno), ma ritornano ad un vecchio fascismo sociale per la protezione del proprio orticello.

Salvini cerca i voti spaventati dei pochi operai rimasti, dei tanti Grillini delusi e dagli irriducibili che PD non lo voterebbero mai.

In tutto questo, l’assenza di una sinistra vera da votare si fa sentire: chi la voterebbe per la difesa dei propri interessi non trova nessuno e allora l’elettore passa sopra a qualche sparata razzista per vedere protetto il suo piccolo mondo.

Anche fratelli d’italia fara’ naturalmente parte del nuovo MSI, che andra’ nascendo sulle ceneri della Lega e di una destra che e’ stata in gran parte assorbita da Renzi.

Aspettiamo tutti che la sinistra, quella vera, ritrovi il modo di organizzarsi e di fare politica in modo sensato, per tornare finalmente a come eravamo abituati: MSI, DC, PC con il M5S che forse avra’ esaurito il suo lascito, perso di qua e di la tra estrema DX ed estrema SX, con un PD destinato a governare per I prossimi lustri: sempre che Renzi non affondi come Berlusconi travolto da troiette di alto bordo e dal non aver mai fatto nulla di concreto.

L’albore della Terza Repubblica: cosa dovrebbe fare il PD, lo stallo del PDL e il M5S

rock in the parlamentoLe forze politiche ora in parlamento, espressione del paese, non sono riuscite a trovarsi d’accordo se non sul passato, non per preservare poteri e poltrone grazie a strani complotti architettati chissà dove, ma perché le urne hanno consegnato all’Italia una situazione non chiara, torbida e salmastra.

In una situazione dove vi sono 3 forze politiche principali, 2 solide che non si sognerebbero mai di comunicare l’una con l’altra come PDL e M5S ed una fortemente divisa al suo interno sul cosa fare e con chi, il risultato non poteva essere altro che un ritorno a Napolitano per non aggravare una situazione già drammatica.

In molti parlano di una vergogna per la mancata convergenza tra PD e 5 stelle, quando all’interno dello stesso PD le anime sono le più disparate e inoltre non si sa come mai se prima Grillo aveva detto di no ad un governo col PD, dopo l’elezione di Rodotà avrebbe dovuto convergere per la guida del paese!

Non si è avuto un governo Grillo e PD per diverse ragioni: in primo luogo perché anche il movimento 5 stelle deve rendere conto ai suoi elettori e un posizionamento politico non di protesta sarebbe stato forse troppo per un movimento che ancora deve diventare partito e poi perchè l’accozzaglia del PD è sempre stata troppo varia: ex PCI, ex DC, ex PSI. Il Partito Democratico ha inglobato per anni i partiti e i mali della prima repubblica, che sono stati tenuti assieme solo da due persone, Silvio Berlusconi e Romano Prodi che riusciva appunto a fare governi con Mastella e con Bertinotti assieme.

Oggi sembra che la base chiassosa del PD avrebbe voluto a tutti i costi un patto con i grillini grazie ad un Rodotà presidente, ma anche queste sono solo supposizioni. Rodotà non è stato votato dal PD per le forti opposizioni “Cattoliche” interne al partito che, ragionando appunto come la vecchia politica, voleva qualcuno dei “suoi” in una carica importante, avendo perso sia camera che senato.

Da questo quadro confuso salta fuori un altro elemento che di sicuro non armonizza: l’amato o odiato Matteo Renzi che non riesce a creare opinioni ibride sulla sua figura. Amato da chi vede in lui l’unica via d’uscita per il Partito Democratico e odiato da chi non riesce a dire altro che dovrebbe andare nel PDL. Inoltre dai cattolici del PD Renzi è visto come un pericoloso riformista, che vuole separare in toto la fede dalla cosa pubblica, come ha detto chiaramente nell’intervista dalla Bignardi mentre si faceva il nome di Prodi per il Quirinale. Il suo ruolo di “Cattolico Moderno” non è da sottolvalutare per chi fa politica con il modello di Paolo VI piuttosto che col modello più comunicativo e vicino alle persone di Papa Francesco. Proprio per questo suo ruolo divisorio delle diverse anime di partito ex PC ed ex DC, il PD dovrebbe rifondarsi su Renzi, le anime di sinistra confluirebbero in SEL, quelle cattoliche nell’UDC e forse riusciremmo ad avere una sinsitra europea riformista unita senza veti incrociati. Non ho la più pallida idea di quanti voti potrebbe prendere questo PD 2.0, ma probabilmente attingerebbe un po’ dai 5 stelle delusi da un Grillo sempre in barricata, da una base solida riformista del PD odierno e da chi ha votato PDL ma non ne può più di Berlusconi.

Prima non era il tempo di Renzi, forse ora che i nodi sono venuti al pettine in modo così doloroso si può veramente rifondare, senza le ombre pesanti della prima repubblica sul groppone.

In tutto questo Berlusconi sembra essere quello che nel breve periodo ha vinto su tutti i fronti: quello politico, quello personale, quello interno al partito! Il PDL e il M5S escono da tutto questo caos più solidi che mai! Ora devono cominciare a temere il governo che verrà perché, se portasse avanti le riforme promosse dal consiglio dei saggi di Napolitano: riforme istituzionali volte ad un presidenzialismo, un taglio delle tasse ed il taglio dei costi della politica si ritroverebbero senza più carte da giocare.

Il movimento di Grillo si salverà vista la necessità che ha il paese di volti nuovi, ma non vedo come il PDL possa soddisfare questa necessità essendo sempre più un partito persona, dove una volta venuto a mancare Berlusconi probabilmente si sgretolerà su se stesso. Non c’è un Renzi nel PDL. I maligni potrebbero dire che Renzi sarebbe la perfetta nuova guida per il PDL, ma non ci credo e invece vedo Renzi un uomo di sinistra, riformista e moderno; che poi una certa sinistra nostalgica questo lo assimili all’essere di destra è sintomatico del perché il PD si sia spaccato e del perché un partito di centro sinistra in questo paese non è mai risucito ad essere al potere in modo incisivo.

Il bene che viene della situazione ingarbugliata in cui ci troviamo è che forse è la volta buona che la vecchia politica ci può regalare una via per la terza repubblica, facendo il suo canto del cigno, votando e promuovendo quelle riforme che da troppo tempo sono necessarie, per poi andare a votare con un vero sguardo nuovo verso il futuro, diverso per composizione partitica dei partecipanti all’agone politico e per prospettive del paese: una sinistra forte, un centro sinistra riformista, un Movimento 5 Stelle diverso da tutto il resto e un centrodestra a cui non saprei che ruolo affidare.

Il male lo vedo solo nell’ennesima perdita di tempo possibile, nel riuscire anche questa volta a non fare nulla, nell’essere fermi come una statua di sale. Allora si che la condanna sarebbe definitiva e non vorrei vedere fra un anno un vero “Mini Golpe” necessario perché finalmente l’Italia si risvegli, nel modo peggiore possibile, dal torpore in cui è caduta, con una soluzione che in passato ci ha fatto tanto male.

Salviamo, il nostro paese da noi stessi! – I Marò e l’ennesima pessima figura dell’Italia

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A una settimana più o meno dall’annuncio che i Marò rimarranno in Italia, mi vengono in mente alcune considerazioni:

  • che abbiamo fatto l’ennesima figura di merda internazionale
  • che secondo alcuni abbiamo fatto bene a “tirare fuori le palle” e mi viene molta tristezza
  • che in India il diritto internazionale è molto aleatorio
  • che non ci si cura mai dei veri bisogni delle persone

Per analizzare la questione però, serve un sano distacco, senza essere tifosi dell’una o dell’altra parte come sempre accade in Italia, ma analizzando quello che è bene per l’Italia e per i suoi cittadini.

La domanda è una: il nostro caro ministro degli esteri, ancora per poco, che interessi ha fatto dicendo che i Marò rimarranno in Italia?

Si sono sentite 2 antifone fin ora: “cavolo è un nostro diritto, erano in acque internazionali, che si fottano gli inidiani.”

Oppure: “ha solo ragione l’India c’è un accordo firmato, non ci si può rimangiare la parola una volta data”.

Personalmente, vivendo in India, sono molto più vicino alla seconda affermazione e con calma nelle prossime righe cerco di sviscerare il mio punto di vista.

il pensiero dell’italiano che vive in India, vi giuro tutti quelli che conosco, è: ma come cazzo si fa a trattenere i Marò in Italia dopo aver “promesso” di rimandarli indietro?

La nostra credibilità internazionale già era uno schifo, ora è anche peggio!

Cerco di fare un discorso senza tirare in mezzo destra, sinistra, centro, hanno ucciso o non hanno ucciso, l’India è nel giusto o nello sbagliato, se erano acque internazionali o di pertinenza indiana ecc ecc..

Assumiamo che i 2 militari italiani abbiano agito nel giusto e che tutto è, legislativamente parlando, dalla loro parte.

Assumiamo anche che i 2 marò siano stati fatti attraccare in India con l’inganno per essere arrestati.

A questo punto e non dopo, un governo responsabile forte delle sue ragioni di giustizia, avrebbe dovuto fare un atto di forza diplomatico: richiamare l’ambasciatore, sospendere i visti ecc ecc. per far valere le sue ragioni.

Invece lo stato italiano lascia che sia, in favore dei buoni rapporti bilaterali Italo indiani.

Dopo qualche mese in cui tutti eravamo preoccupatissimi della situazione dei 2 nostri militari trattati malissimo nelle più profonde celle dello stato del Kerala, lo stato indiano ci rimanda indietro i 2 fucilieri per be 2 volte: una a Natale e l’ultima per votare, con un’apertura niente male per 2 persone accusate del’omicidio di 2 pescatori. La prima volta l’Italia si comporta come da accordi presi, rimanda indietro i Marò; la seconda volta dopo aver ottenuto la fiducia, visti i fatti precedenti, decide che è meglio tenersi i 2 militari a casa.

La domanda mi sorge spontanea? Ma perché? Perché lo stato Italiano deve far valere le sue ragioni? Perché non esiste che 2 militari italiani debbano essere processati in un paese come l’India? Noi, dico noi italiani, che ne facciamo una questione di prinicipio o di diritto?

La situazione era ormai definita, una volta scelta la linea morbida all’inizio perché decidere di non mantenerla? qual è il senso di trattenerli in Italia ora? Una manovra politica? Nemmeno perché le elezioni sono già state fatte. Allora quale può essere la ragione se non la stupidità?

Stupidità, perché se partiamo dalla domanda iniziale del post:  che interessi ha fatto il governo quando ha deciso di non rimandare indietro i marò, la risposta non è sicuramente, l’interesse degli italiani.

Il bene per gli italiani non è sicuramente quello di avere i marò a casa. Chi fa affari nel subcontinente, chi aspetta un bambino in adozione, chi è carcerato in attesa di giudizio e chi semplicemente ci vive in India avrà un sacco di noie e problemi. Hanno addirittura intimato all’ambasciatore di non muoversi dal paese; rischia il carcere perché ha firmato una dichiarazione giurata in nome nostro, del popolo italiano, che i 2 militari sarebbero tornati indietro!

Il rischio di un uso politico, contro il governo di Delhi da parte di forze nazionalistiche e di opposizione, contro gli italiani è un rischio sensibile.

Dal punto di vista economico il consumatore indiano, che solitamente è abbastanza nazionalista, se dovrà comprare un prodotto lo comprerà sicuramente non italiano: le nostre fabbriche venderanno meno, ci sarà meno produzione, meno bisogno di lavoratori ecc ecc ecc.

Ringrazio il governo, che di qualunque colore sia non si smentisce mai,  per le sue qualità nel ricercare sempre il bene dei suoi cittadini, almeno di quelli che dell’orgoglio di una prova di “forza” internazionale in questo momento non ne capiscono proprio la necessità, ma gli sembra di tornare a discorsi infantili su chi ha ragione, invece di fare il paese adulto e guardare a qual è la necessità vera delle persone.

Da italiano che vive e lavora in India per cercare di esportare il bello del nostro paese mi viene solo da dire: che tristezza.

 

Mi sento orfano

L'Indio

A ormai 2 giorni dalle elezioni mi sento Orfano.

Orfano di un sogno che avevo accarezzato, quello di riuscire ad entrare finalmente nella terza repubblica.

Terza repubblica per modo di pensare, bipolarismo europeo/americano con due ali destra e sinistra che potessero essere destra e sinistra davvero.

Mi sento orfano di un’idea moderna di Italia, di una socialdemocrazia capace forse di portarci fuori da questa empasse che da troppi anni ci divora.

Orfano di un leader credibile, giovane e che potesse radunare sotto di lui tante persone con uno sguardo nuovo.

Quale sguardo nuovo: uno sguardo riformatore, senza legami col passato, senza essere legati a doppio filo coi sindacati, vecchi anche loro, con un’apertura al mercato “liberale” ed un’attenzione al lavoro “socialista”. Giovane quanto basta per poter pensare a politiche di lungo periodo, senza doversi rifugiare nella ricerca del consenso a tutti i costi. Un leader laico e cattolico, che sappia guardare a temi economici e sociali allo stesso tempo, parlare di chiesa ed omosessualità, di scuola e asili, prospettive, inserendo il tutto in un contesto competitivo mondiale dal quale non ci possiamo sottrarre.

Un sano realista senza legami scomodi col passato, sia di destra che di sinistra, che ha provato ad arginare la deriva antipolitica, invece di alimentarla come abbiamo visto durante questa campagna elettorale.

Un leader che promuoveva le unioni civili per gli omosessuali, che sposava la causa dell’impatto zero e che voleva rottamare la vecchia politica, rinnovare il mercato del lavoro e il lavoro nella pubblica amministrazione…tutte cose che non gli hanno lasciato fare. Una modernità che si spingeva fino al parlare anche con la parte avversa demonizzata, ma con posizioni che parte del paese ritiene sensate e che certi politici, solo perché vengono dall’altra parte del fiume, non ritengono nemmeno degne di essere ascoltate.

La modernità in questo paese è una cosa che si rifugge. Si preferisce sempre il soldo di cacio puzzolente ma che non porta cambiamento che ricercare il nuovo, il diverso per crescere assieme.

Ci sarebbero stati meno grillini persi nel voto. La rottamazione, il dimezzamento dei parlamentari e l’addio alla vecchia politica erano il suo cavallo di battaglia; Monti non si sarebbe candidato aspettando con calma di diventare presidente della repubblica e forse Berlusconi non si sarebbe mai rialzato dallo stato comatoso in cui era caduto, perché non ce l’avrebbe fatta a confrontarsi con uno che funziona come lui sul piccolo schermo, che ha l’età di suo figlio Piersilvio e che non può chiamare comunista.

Avremmo avuto anche una sinistra vera con Vendola più Ingroia: nessun magna magna tipico italiano, ma una vera formazione di vecchio stampo comunista con le lotte giuste del proprio schieramento; e l’italia ne avrebbe solo giovato invece di avere solo urla e schiamazzi.

I mercati sarebbero stati più tranquilli senza ombra di dubbio: le alternative sono Bersani ma con Vendola e Berlusconi col rimborso dell’IMU; Monti non lo considero papabile al governo.

E invece ora ci ritroviamo nello stesso schifo di sempre, a navigare a vista, a non sapere chi vincerà:  abbiamo le proposte di un pazzo a destra, e di un partito di sinistra che di moderno non ha niente ma che ha come al solito il tentacolo estremo che crea instablità e non permetterà un rinnovamento nel lavoro e nelle relazioni sindacali, abbiamo un comico urlatore che raccoglie consensi ogni giorno che passa (e ci mancherebbe altro che non li raccogliesse vista la situazione) e abbiamo i soliti mille partitini che con l’attuale legge elettorale hanno il senso di una foglia di basilico in un sugo all’arrabbiata.

Per tutto questo grazie agli elettori delle Primarie PD tifosi di Bersani.

La speranza non è nè di destra nè di sinistra

strade

Non so se sarà il primo o l’ultimo dei miei articoli per il blog di Italioti ma voglio da subito evidenziare una mia attitudine: fare domande. Sono un curioso per eccellenza! Ne pongo in continuazione a me stesso e agli altri e vorrei tenere in questo articolo lo stesso approccio.  Vorrei andare anche oltre cercando di darmi e darvi delle risposte in modo semplice, con l’obiettivo di “renderci piu’ consapevoli di come potrebbe essere l’Italia se solo ci si mettesse in gioco”.

Iniziamo. Chi sono? Alessio, 30 anni appena compiuti, giramondo per lavoro i 3 anni dopo la laurea e da altri 3 anni con fissa dimora a Milano. Ho avuto il privilegio di vivere in diversi paesi (Olanda, Francia, Inghilterra e Stati Uniti) e di aver visitato parecchie città nel mondo.

Vorrei con questo articolo cercare di semplificare i modelli di politica di destra e sinistra utilizzando 4 campi di politica economica e suggerire degli spunti di discussione su cosa potrebbe essere meglio per l’Italia in quegli ambiti.
Partiamo dal primo punto, cerchiamo di semplificare i modelli di approccio economico storico delle due fazioni. Per semplicità userò solo 4 ambiti economici:

                 tabella

Mercato del lavoro

Spero e mi aspetto che la maggior parte delle persone riconosca che in Italia abbiamo bisogno di un mercato del lavoro con una migliore flessibilità.

Questo articolo di Emiliano Mandrone su lavoce.info aiuta a capirne il dettaglio. La sintesi è che vi sono due tipi di flessibilità: la flessibilità “buona” che è quella organizzativa e permette di venire in contro alle esigenze aziendali (Es. Lavoro notturno, festivo, straordinario) e la felssibiltià “cattiva” cioè quella contrattuale (contratti atipici) spesso priva di motivazione da parte dell’azienda se non la convezienza economica. Purtroppo un approccio tale non è stato mai sviluppato in Italia,  perchè quando si sono fatti dei passi avanti da una parte ne sono arrivati 5 indietro dall’altra. Tutto questo per favorire il compromesso, cosi’ da perderci tutti. La mia opinione è che la concertazione è  uno dei piu’ grossi mali dell’Italia!!! È giusto che si interagisca con le parti sociali per capire i punti di vista di tutti e che si cerchi un compromesso ma solo per avere il meglio da una decisione. Questo non va confuso con quello che si fa in Italia, che senza l’accordo di tutti si usa la strategia del “non-decidere” che ha portato l’Italia a rimanere fermi nell’ultimo ventennio.

Questo approccio di che tipo è? Sulla carta dovrebbe essere di destra. Per la sinistra/sindacati già soltanto parlare di lavoro notturno e festivo è ancora, purtroppo, un po’ eretico. In Italia la corrente di pensiero “Renziana” e “Montiana” è forse l’unica che secondo me si avvicina a questo approccio.

Sempre lavoce.info con l’articolo di T. Boeri e P. Graibaldi  sostiene che la riforma Fornero/Monti è incompiuta. Vero, verissimo ma vorrei tanto che si riuscisse a fare un altro “trova le differenze” su come è entrato il decreto Forneo in parlamento e su come è uscito.

Ma tu non ti metti in gioco da Italiano? Certo! E vorrei lanciare la mia prima proposta/provocazione perchè oltre alla flessibile organizzativa  non abbiamo anche una flessibiltà intergenerazionale, mi spiego:

Lavoro da 5 anni (sono sicuro che puo’ valere anche per una persona che lavora da 10) e una delle cose che ho riscontrato, è la quantità di ferie arretrate che mi ritrovo in busta paga e cosi’ è lo stesso per tanti miei colleghi e amici. E allora mi sono chiesto… non saranno troppe le ferie contrattuali?

Per esempio, perchè invece le ferie non posso aumentare in funzione dell’età? Facciamo alcune assunzioni:

  • Quando si è giovani si ha piu’ energia e meno bisogno di riposare
  • Quando si è piu’ giovani si ha meno bisogno di tempo da dedicare alla propria famiglia perchè magari non si è ne sposati ne si hanno figli
  • Quando si è all’inizio della carriera lavorativa si cerca una maggiore retribuzione perchè in valore nominale è sicuramente piu’ bassa e anche “solo” 100 euro in piu’ al mese fanno comodo.

Allora perchè non diamo meno ferie quando si è piu’ giovani e si danno piu’ soldi in busta paga? perchè andando avanti con l’età, o anche attraverso il cambiamento del proprio status (una moglie, un figlio), non si possono aumentare i giorni di ferie e permesso invece dell’aumento di stipendio in modo da poter dedicare piu’ tempo alla famiglia?

Se ora mi avessero detto di poter convertire le mie ferie arretrate in stipendio, senza incorrere in una elevata tassazione, l’avrei fatto immediatamente. Ovviamente, mi rendo conto che lasciare completa liberta’ d’opzione possa portare al rischio di incorrere in soprusi da parte del datore di lavoro, che puo’ mettere nelle “condizioni” il dipendente di scegliere cio’ che è piu’ conveniente per l’imprenditore. Secondo me con i giusti accorgimenti legislativi si potrebbero aiutare i giovani nei primi stadi della vita lavorativa. Sarebbe interessante ricevere i vostri commenti e capire se altre persone hanno scritto in materia per vedere i possibili effetti negativi di un tale approccio.

Perimetro statale

Spero e mi aspetto che la maggior parte delle persone sia d’accordo nel considerare il perimetro statale italiano troppo ampio. Il mio criterio di valutazione è: quando lo stato non è piu’ in grado di gestire una organizzazione cosi’ ampia in modo efficiente ed efficace?

Lo stato dovrebbe cercare di svolgere solo attività che il mercato non è in grado di gestire e sostituirsi per le sue mancanze. Lo stato dovrebbe anche evitare di fare l’imprenditore. Sono due ruoli diversi e ognuno deve fare il suo!

Questo approccio di che tipo è? Questo approccio è sicuramente piu’ di destra che di sinistra, la quale probabilmente vorrebbe aumentare il perimetro statale.

Voglio comunque definire meglio cosa intendo e porto un esempio di quando lo stato invece dovrebbe intervenire: la gestione del bene primario per eccellenza, l’ Acqua.

Acqua pubblica o acqua privata? è uscito da poco un articolo sul corriere.it di Riccardi e Pagano sui risparmi  che a Parigi hanno ottenuto, da due anni a questa parte, passando da un sistema privato ad uno pubblico (35 Milioni di risparmi e 8% di abbasamento delle tariffe). Il risultato è stato ottenuto perchè con l’acqua privata si sono creati due monopoli e nessuna concorrenza. Il mercato in questo caso ha fallito ed è dovuto intervenire lo Stato per sostituirsi. Allo stesso modo è incomprensibile come in alcune regioni del sud Italia, per esempio la Calabria (e parlo con cognizione di causa), tutt’ora in estate vi siano problemi con l’approvvigionamento dell’acqua. Qualcuno non mi venga a dire che è perchè mancano le fonti, perchè altrimenti a Las Vegas o Dubai che cosa dovrebbero fare?

In Italia il perimetro statale deve essere ripensato, diminuito sfruttando le migliori pratiche che ci sono nel mondo. C’è qualcuno che ha già sbagliato prima di noi e purtroppo gli italioti non sanno imparare dagli errori degli altri. La prima cosa a cui guardare sono i servizi pubblici e non tanto perchè debbano diventare privati o meno, ma perchè non devono piu’ essere rifugi per politici falliti!

Pressione Fiscale & Welfare

Spero e mi aspetto che la maggior parte delle persone siano d’accordo sul fatto che la pressione fiscale è il controaltare del welfare: ad una elevata pressione fiscale dovrebbe corrispondere un elevato livello di Welfare e viceversa.

In questo momento in Italia abbiamo un elevata tassazione dovuta a due fattori:

  1. un importante welfare (diciamo su modello europeo di un economia sociale di mercato) anche se con grossi problemi sia di efficienza che di efficacia
  2. un’ elevata evasione fiscale

Partiamo dalla tassazione considerando che il fisco dovrebbe avere tre obbiettivi primari:

  1. coprire i costi derivanti dalla struttura dello stato
  2. perequazione sociale
  3. incentivazione di comportamenti da parte della comunità

Sicuramente in Italia i traguardi sopra descritti non sono stati raggiunti in pieno. Il governo dei tecnici, nell’ultimo anno, ha cercato di ottenere la copertura del bilancio con un aumento delle tasse, dovuto principalmetne ad un’emergenza dichiarata, che la diminuzione di costi (spesa pubblica) non sarebbe riuscita a conseguire in cosi’ breve tempo.

La seconda e la terza finalità invece hanno molta strada prima di potersi considerare realizzate. Si potrebbe fare un elenco infinito sulle cose che si potrebbero attuare. Sicuramente italioti.it cerca e cercherà di fare la sua parte nel proporre qualcosa, per ora mi limito ad evidenziare due azioni concrete, una per ogni scopo:

  1. migliorare lo strumento dell’ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) che potrebbe portare anche ad una riduzione della spesa pubblica. Non è giusto che una persona con un conto in banca di milioni di euro paghi solo il ticket sanitario (50 euro) per un esame come la risonanza magnetica che ne costa allo stato 350; se puo’ permetterselo paga tutta la spesa. È giusto invece che chi non può permettersi i 50€ di ticket non debba pagare l’esame e che sia tutto a carico dello stato. Questo indicatore ha pero’ tutt’ora dei limiti che vanno migliorati, per esempio da un grande peso alla liquidità in banca e meno al casa di proprietà. Secondo me con gli opportuni investimenti per migliorarlo si otterrebero enormi risultati.
  2. Attuare il Piano Giavazzi per la riallocazione degli incentivi alle imprese in modo da ridurre il cuneo fiscale.  Cos’è il piano Giavazzi?  In sintesi, si propone di ripensare i trasferimenti alle imprese seguendo due criteri:
  1. Solo in caso di evidenti fallimenti di mercato e quindi in cui l’intervento dello stato è strettamente necessario
  2. Quando i costi indiretti (amminstrativi o derivanti dalla distorsione degli incentivi) non superino i benefici del trasferimento stesso.

L’assunzione di base, giustificata da analisi macroeconomiche, è che una riduzione della spesa non produttiva compensata da un riduzione della pressione fiscale, porterebbe un vantaggio in termini di crescita, con un aumento del PIL del 1.5% nell’arco di 2 anni, assumendo un taglio degli incentivi di 10 Miliardi di Euro all’anno.

Questo approccio di che tipo è? Forse questo è sia di destra che di sinistra o forse è proprio la sintesi dell’approccio di destra e di sinistra: Vogliamo chiamarlo Centro? Vogliamo chiamarlo senso civico? Vogliamo chiamarla scelta civica?

Quindi è meglio una politica di destra o sinistra? Probabilmente non ha piu’ senso cercare di fare un esercizio del genere ma cercare di guardare l’idee da un altro punto di vista e cioè cosa potrebbe rendere l’Italia un paese migliore. Spero di aver chiarito dove si dovrebbe concentrare l’attenzione della nostra classe dirigente una volta terminato questo circo che chiamano campagna elettorare. Solo 4 punti non mille e alcuni di questi sarebbero a costo zero o addirittura con effetti positivi sul bilancio pubblico.

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