L’indifferente di oggi

l'indifferenteScrivere. Cosa scrivere?

Sono diversi giorni che mi tormento sul fatto di non avere più un’ispirazione. Apparentemente le parole sono fuggite dalla mia penna e non riesco nemmeno a focalizzare un mezzo argomento politico che mi possa interessare.

E sì che ce ne sarebbero.

Ci sarebbe la Bindi eletta all’antimafia, Renzi e “la Leopolda”, Silvio che vuole di nuovo rompere tutto, il povero ragazzo italiano linciato in Inghilterra, ecc…

Ma cavolo non mi viene nulla. Sono diventato apatico a questo genere di notizie. Già scrissi un articolo del similare qualche mese fa, sul come non mi interessasse più nulla e chiesi alla fine, citando Gaber, di riportarmi nella realtà! Nessuno mi ha aiutato da allora.

Ecco che mi chiedo come fare.

Risuona in me una parola che non mi lascia in pace: realtà!

Che cosa è la realtà? Quella che conta davvero dico.

La realtà è quella che ho descritto sopra dei vari politici? Quelli credo che siano solo accadimenti che ci scalfiscono la vita giusto per qualche minuto mentre scorriamo il corriere.it.

Il pericolo però è che facendosi anestetizzare passo passo, nulla di quello che vediamo sia reputato più degno di nota per le nostre vite.

Che cosa fare? Che cavolo è che può far tornare a me quella voglia che non c’è più? Quella voglia di puntare il dito, indignarsi e schifarsi per tutto quello che c’è intorno e di agire?

Forse la partecipazione è la medicina. L’unica medicina che forse è anche l’unica cosa vera.

E se fosse la realtà ad essere partecipazione e non la libertà?

Fare politica è partecipare in uno dei sui più sublimi significati. Impegnare il proprio tempo per un’idea di mondo che abbiamo in testa. Fare politica è impegnarsi attivamente in una struttura democratica per muovere mozioni, influenzando chi può decidere e in ultima analisi approvare leggi. Fare politica è un modo vero e concreto per cambiare le cose, o quanto meno provarci. Essere “la base” significa provare ad influire con le proprie istanze e richieste sulla direzione del paese.

Credo che fare politica dall’esterno invece, sia come fare l’amore con una bambola gonfiabile.

Fare politica è innanzitutto scegliere che prodotti comprare, quali giornali leggere, cosa guardare in Tv. Ma non basta, bisogna osare il passo successivo: la politica dell’azione. Non basta la vita del buon cittadino qualunque, politica è mettere le mani nella merda per cercare di toglierla da dove sta.
Fortunatamente siamo ancora in una democrazia, coi suoi modi, ma sempre democrazia, che ci dà la possibilità di associarci con chi ci pare come da carta costituzionale.

Sarebbe bello che tutti in Italia avessero la tessera di un partito.

Essere partigiani significa combattere e credere che anche io posso fare la mia parte. Chi non è partigiano, lentamente muore di ignavia.

Le partecipazioni “tanto per” a qualche manifestazione, o qualche firma sotto la solita petizione lasciano il tempo che trovano. È arrivato il momento di militare, di credere e agire per qualcosa che sta andando in merda completamente e grazie alla più classica delle ragioni: il menefreghismo degli italioti. Il nostro menefreghismo, che si vede nei dati: delle affluenze elettorali, degli abbandoni scolastici, del chi non cerca più lavoro, delle aziende che chiudono e chi più ne ha più ne metta!

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.” Gramsci

Il nostro essere indifferenti e individualisti di oggi ci ha portato dove siamo ora! Agiamo, diamoci una mossa, militiamo! Che sia a destra o sinistra poco importa, l’importante è agire, essere di parte!

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Non diro’ A

Diro’ B. Come B……..oni. State boni.

Prevedibile? Abbastanza.

La tanto attesa calda stagione sembra quasi voglia farsi aspettare canta Carmen Consoli, invece la tanto attesa sentenza finalmente e’ arrivata. E proprio quando tutti stanno per staccare la presa del pc e scollegare il cervello in vista delle meritate ferie d’agosto, delle code al casello e di un Apollo o un Icaro all’Autogrill (“prendiamo anche un caffe’ e un gratta & vinci grazie”), la Cassazione si esprime.

D’Annunzio sosteneva che l’attesa del piacere e’ essa stessa piacere. Ora…provate a spiegarglielo voi alle orde di Perugini schierati all’alba in superstrada con carrarm-auto munite di ombrelloni a righe bianche e blu e borsa frigo catarifrangente…

…o ai consulenti intrappolati in giacca e cravatta per circa 253 giorni all’anno (69% se includiamo anche il casual Friday che di casual spesso ha solo la sbornia serale) nell’altalena di sbalzi termici tra aria cond

izionata di aerei e uffici (se funziona) e afa brodosa di grandi citta’ presto deserte…

Ma allora non e’ che l’attesa del dispiacere e’ essa stessa dispiacere? No. Non per tutti. C’e’ chi intanto giusto per non restare con le mani in mano durante quei 2..3…12 anni “scende” in politica e “sale” ai vertici di governo per avere accesso alla console decisionale che gli permettera’ di modificare alcune leggi di importanza capitale per l’esito di vicende che la/lo riguardano da vicino.

E infatti al di la’ del merito in se’ della vicenda e della sua conclusione PROVVISORIA c’e’ da riflettere sulla sua declinazione pratica: 4 anni confermati, di cui 3 coperti da indulto -> 1 ai domiciliari e/o servizi sociali. Tutto sommato, si e’ sottratto abbastanza. Mentre si rinvia all’autunno la decisione in merito all’interdizione dai pubblici uffici. “Autunno, gia’ lo sentimmo venire, nel vento d’agosto”

Interessante e’ la riflessione sulla prosecuzione della carriera politica di B. e le relative implicazioni per la stabilita’ del governo. L’articolo 1 della legge Severino n.235 del 31/12/2012 stabilisce che “non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore […] coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione” .

Segue l’articolo 3 della stessa legge che dice: “qualora una causa di incandidabilità di cui all’articolo 1 sopravvenga o sia accertata nel corso del mandato elettivo, la Camera di appartenenza delibera ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione”, il quale a sua volta ci dice che “ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità”. Le sentenze definiti

ve di condanna dell’articolo 1 quindi, se emesse nei confronti di deputati o senatori in carica, sono immediatamente comunicate alla Camera di rispettiva appartenenza.

Sara’ dunque compito del Senato ora pronunciarsi sull’argomento, avendo a disposizione due opzioni:

1)        L’accoglimento della sentenza della Cassazione -> estromossione dal Senato

2)        “Uno scontro istituzionale tra Parlamento e Magistratura di proporzioni non definibili” (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-08-01/governo-rischia-195042.shtml?video&uuid=AbtxVUJI&mccorr=AbcFcZJI).

E queste cose il governo le sa bene. E sa che quello che succedera’ nei prossimi giorni, mentre noi saremo intenti ad arrossarci la faccia, sara’ una prova della sostenibilita’ dell’attuale grande coalizione. Countdown to showtime started. E c’e’ chi dice: andiamo dritti al voto. E chi invece: calmi, stiamo calmi.

E voi. Che dite??

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Il giorno della vergogna

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Sentire un ex-ministro, attuale vice presidente del Senato della Repubblica, che parla di orango riferendosi ad una sua collega ministro, nonché concittadina ed essere umano mi fa provare una forma di vergogna profonda e frustrante.

Da tempo ci siamo abituati alle uscite settimanali di “chi vuol esser leghista”, gioco a premi in cui vince chi riesce ad essere più volgare, becero, bestemmiatore, rozzo, infamante degli altri concorrenti (partecipare è semplice, basta inviare alla redazione in via Bellerio un busta contenente 3 foto-tessera ed una lista di cazzate argomentate sulla superiorità della stirpe padana).

Da tempo, troppo, non ci indigniamo più.

Siamo, infatti, di fronte all’ennesima riprova che la libertà di espressione dovrebbe essere accompagnata da un forte sistema sanzionatorio. Soprattutto quando chi abusa di questa grandissima conquista delle democrazie è un rappresentante delle istituzioni di questo Paese.

Qui non chiediamo le dimissioni del vice presidente Calderoli, che sono sempre un atto volontario, ma la revoca del mandato di rappresentanza del Popolo Italiano.

Per non confondere i piani della discussione, qui non si parla di essere più o meno d’accordo con le politiche di gestione dell’immigrazione (cavallo di battaglia del Leghismo), ma dell’inviolabile tutela dei diritti umani, sancita dalla costituzione, e della parità degli uomini davanti allo Stato e davanti a Gesù Cristo.

Se non avremo il coraggio di scendere in piazza (vedi anche “Chi è il gorilla?“) per chiedere la revoca del mandato parlamentare al Sig. Calderoli de Berghem, dovremo anche accettare che i nostri figli pensino che sia lecito insultare un uomo, una donna, solo per il fatto di essere nero, o giallo, o rosso.

E chi deciderà il colore giusto? E chi ci assicura che un giorno il colore sbagliato non sia quello bianco? Per poi passare al peso, alla calvizie, alla balbuzie, alla miopia …!

Cosa risponderemo alla domanda dei nostri figli “E voi cosa avete fatto?!”

Ecco, quello sarà il giorno della vergogna. Il giorno il cui dovremo abbassare lo sguardo e rifugiarci dietro un “Vabbè è stata una sparata di un leghista”.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare

Bertolt Brecht

Chi e’ il Gorilla?

Gorilla, scimmie, orangotango, primati ed altri animali più o meno divertenti hanno animato la scena politica italiana in questi ultimi giorni. Purtroppo la vicenda Calderoli-Kyenge ha aggiunto un’altra pagina indegna all’enorme fascicolo della Brutta Italia.

Con sottile ironia, le note del vecchio caro Faber e del baffuto George Brassens descrivono l’arrivo in un piccolo paesino di un gorilla. Alla luce delle dichiarazioni oltraggiose del Vicepresidente del Senato della Repubblica Italiana – Roberto Calderoli – sul Ministro Kyenge, l’Italia vista da lontano sembra proprio un piccolo paesino dove il razzismo, il populismo, l’ignoranza e l’assenza totale di ogni rispetto per la diversità la fanno da padrone.

Brassens e de Andre’ attaccano il giudice simbolo della presunzione umana di dare giudizi ed infliggere punizioni e l’ipocrisia della gente per bene confrontata con questo elemento di novita’ (il Gorilla/l’Orangotango).

E se nella metafora, il giudice fosse Roberto Calderoli, le comari fossimo noi, miei cari?

Si, quest’oggi miei cari, non scendendo in piazza, non chiedendo le dimissioni di Calderoli e non ribellandoci a tanta ignoranza e grettezza, noi non siamo diversi dalle comari del rione del paesino.

Non scendendo in piazza e non chiedendo le dimissioni di Calderoli, noi non abbiamo diritto a guardare in faccia i nostri compatrioti che come il Ministro Cecile Kyenge hanno sognato l’integrazione, hanno sognato una Italia matura, diversa, bella e multicolore.

Non scendendo in piazza, non abbiamo diritto a guardare in faccia i nostri vicini di casa che sono nati o diventati Italiani quanto noi.

Non scendendo in piazza, noi accettiamo un’Italia mediocre, populista, gretta e fuori dal mondo.

Non scendendo in piazza, noi Italioti diciamo che

“in fondo a noi il razzismo ci va bene…”

che tanto si sa che quelli della lega sono cosi’…”

“che poi se ci sono meno immigrati alla fine non e’ cosi’ male…”

“che poi si, la Kyenge e’ un po’ bruttina…meglio avere una bella Carfagna che la Kyenge, no?”

“che del resto la Kyenge e’ Congolese, mica Italiana”

Gretti! Idioti! Italioti!

Noi in Italia Gorilla ed Orangotango non ne vogliamo piu’. E cosi’ come non vogliamo piu’ nessun gorilla/orangotango, non vogliamo piu’ nessuna comare e nessun giudice. Fuori dalla metafora, non possiamo permettere che questo accada nuovamente. Non possiamo permettere che qualunque cittadino italiano o straniero debba sentirsi ineguale e sentire la propria dignita’ sociale messa in pericolo.

In Italia, non si deve permettere a nessuno, indipendentemente della propria carica politica o posizione sociale, di violare i principi fondamentali alla base della nostra costituzione: la dignita’ sociale e l’eguaglianza.

Io sogno un’Italia bella, nuova, multicolore ed integrata. Tu?

resizer

Diseducazione civica

Ragazzi, dai. Ma che siamo in un film di Nanni Moretti?! Il Papa che si dimette, i parlamentari che dormono in aula, poi d’un tratto applaudono 30 volte in un discorso di 40 minuti pronunciato da un ormai stanco Presidente della Repubblica Italiota. Primo Presidente ad essere eletto per un secondo mandato.

“Non mi far vedere…che tortura, che tortura questa campagna elettorale. Speriamo che finisca presto. D’Alema reagisci, rispondi, dì qualcosa! E dai!… Dai, rispondi! D’Alema dì qualcosa, reagisci…dai!… Non ti far mettere in mezzo sulla giustizia proprio da Berlusconi! D’Alema, dì una cosa di sinistra, dì una cosa anche non di sinistra, di civiltà, D’Alema dì una cosa, dì qualcosa, reagisci!”. Nel 1998 con il film Aprile Moretti ricordava cosi la sera del 28 marzo 1994. Nel 2013 cambiano forse un paio di personaggi ma il copione e’ sempre lo stesso.

Tranquilli, non voglio lamentare sull’argomento, penso ne abbiamo tutti pieni i Maroni. Vorrei condividere invece una riflessione che mi e’ sorta in questi giorni, se me lo permettete: ma…il Presidente della Repubblica…ITALIANA? “Da dove veniamo? Chi Siamo? Dove andiamo?”

gauguin_da_dove_veniamo

La Costituzione italiana entrata in vigore l’1 gennaio del 1948 sostiene che il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato  e rappresenta l’unità nazionale. Il Presidente e’ inoltre al vertice della tradizionale tripartizione dei poteri dello Stato. E la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giuridico) è uno dei principi fondamentali dello stato di diritto. Nelle moderne democrazie:

  • la funzione legislativa è attribuita al parlamento,
  • la funzione amministrativa al governo,
  • la funzione giurisdizionale ai giudici.

Ok, questo lo sapevamo. L’idea che la separazione del potere sovrano tra più soggetti sia un modo efficace per prevenire abusi è molto antica. Platone, Aristotele e la Grecia classica identificavano nel governo misto la risposta democratica a forme di potere “puro”, in cui tutti i poteri erano concentrati in un unico soggetto. Roma antica era un esempio di governo misto, dove il potere era diviso tra istituzioni democratiche (i comizi), aristocratiche (il Senato) e monarchiche (i consoli).

La moderna teoria della separazione dei poteri si puo’ invece attribuire a Montesquieu. Monty per gli amici. Nel 1748 il filosofo francese pubblica “Lo Spirito delle leggi” e pone a fondamento della sua teoria l’idea che “Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti […]. Perché non si possa abusare del potere occorre che […] il potere arresti il potere”. Individua allora tre poteri o funzioni dello Stato: legislativo, esecutivo e giudiziario. E rieccoci.

Nel modello di Monty il potere legislativo e quello esecutivo si condizionano e si limitano a vicenda, infatti: “Il potere esecutivo […] deve prender parte alla legislazione con la sua facoltà d’impedire di spogliarsi delle sue prerogative. Ma se il potere legislativo prende parte all’esecuzione, il potere esecutivo sarà ugualmente perduto. Se il monarca prendesse parte alla legislazione con la facoltà di statuire, non vi sarebbe più libertà. Ma siccome è necessario che abbia parte nella legislazione per difendersi, bisogna che vi partecipi con la sua facoltà d’impedire. […] Ecco dunque la costituzione fondamentale del governo di cui stiamo parlando. Il corpo legislativo essendo composto di due parti, l’una terrà legata l’altra con la mutua facoltà d’impedire. Tutte e due saranno vincolate dal potere esecutivo, che lo sarà a sua volta da quello legislativo. Questi tre poteri dovrebbero rimanere in stato di riposo, o di inazione. Ma siccome, per il necessario movimento delle cose, sono costretti ad andare avanti, saranno costretti ad andare avanti di concerto.” Quanto al potere giudiziario, deve essere sottoposto solo alla legge, di cui deve attuare alla lettera i contenuti.

I rapporti tra potere legislativo ed esecutivo teorizzati da Monty caratterizzano le moderne forme di governo. La Costituzione degli Stati Uniti d’America sostituisce al monarca un Presidente elettivo e alla camera nobiliare il Senato, rappresentativo degli stati federati. Emerge così la repubblica presidenziale. Ancor più stretti sono i rapporti tra potere esecutivo e legislativo nelle forme di governo parlamentari (monarchiche o repubblicane): qui il governo deve mantenere la fiducia del parlamento giacché, laddove la perdesse, si dovrebbe dimettere; d’altra parte, il potere esecutivo ha la possibilità di sciogliere il parlamento. La teoria di Monty ha avuto un successo indiscutibile nella storia moderna. Eppure non mancano le critiche all’individuazione considerata arbitraria delle tre funzioni statali. A questo riguardo interessante evoluzione e’ la teoria dei cinque yuàn attualmente in vigore a Taiwan. Questa teoria integra la tradizione occidentale con elementi propri della cultura cinese, affiancando agli yuàn legislativo, esecutivo e giudiziario, lo yuàn di controllo, incaricato di controllare l’operato del governo, e lo yuàn di esame, incaricato della selezione meritocratica dei pubblici funzionari. Interessante.

Ma torniamo a noi. L’articolo 83 della Costituzione recita che “il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. Gli elettori sono anche chiamati “grandi elettori”…non suona quasi ironico l’epiteto di “grandi” oggi?

La carica dura sette anni, ciò impedisce che un Presidente possa essere rieletto dalle stesse Camere, con mandato quinquennale, e contribuisce a svincolarlo da eccessivi legami politici con l’organo che lo vota. Sulla base della tripartizione insegnataci da Monty, tra i poteri espressamente previsti per il Capo dello Stato ci sono:

  • inviare messaggi alle Camere (art.87) e convocarle in via straordinaria (art.62);
  • scioglierle salvo che negli ultimi sei mesi di mandato (art.88);
  • indire le elezioni e fissare la prima riunione delle nuove Camere (art.87);
  • promulgare le leggi approvate in Parlamento entro un mese, (art.73);
  • emanare i decreti-legge, i decreti legislativi e i regolamenti adottati dal governo (art.87);
  • indire i referendum (art.87);
  • nominare il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri (art.92);
  • accogliere il giuramento del governo e le eventuali dimissioni (art.93);
  • presiedere il Consiglio Superiore della Magistratura (art.104);
  • nominare un terzo dei componenti della Corte costituzionale (art.135).

“The King can do no wrong”

Attenzione. L’articolo 90 della Costituzione chiarisce che il Presidente non è responsabile per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne per alto tradimento o attentato alla Costituzione. La paura fa 90. L’assenza di responsabilità, principio che discende dall’irresponsabilità regia nata con le monarchie costituzionali (nota sotto la formula: the King can do no wrong, “il Re non può sbagliare”), gli consente di poter adempiere alle sue funzioni di garante delle istituzioni stando al di sopra delle parti.

Nella prassi ogni Presidente ha interpretato in modo diverso il proprio ruolo e la propria sfera di influenza, con maggiore o minore attivismo. In generale la potenziale rilevanza del suo incarico è emersa soprattutto nei momenti di crisi dei partiti e delle maggioranze di governo, rimanendo più in ombra nelle fasi di stabilità politica. Ma resta il fatto che quella del Capo dello Stato e’ una carica dal ‘potere neutro’, “al di sopra delle parti, fuori della mischia politica, non è una finzione, è la garanzia di moderazione e di unità nazionale posta consapevolmente nella nostra Costituzione “. Ce lo dice Re-Giorgio, Napolitano.

“Eh sì, il nostro Paese deve riflettere su se stesso. Sì, in questo periodo c’è un gran parlare a proposito di Resistenza, delle ragioni dei partigiani ma anche delle ragioni dei fascisti, sì, i morti da una parte e i morti da un’altra… Come per reazione il 25 aprile, l’anniversario della Liberazione dall’occupazione nazista, a Milano c’è una grande manifestazione e decido di andare a filmarla. Ma piove sempre e riesco a inquadrare solamente ombrelli… ombrelli e ombrelli”. Ragazzi, dai. Chiudiamo questi ombrelli, che un po’ d’acqua non ci fa male, poi tanto esce il Sole…non solo in edicola.

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