L’albore della Terza Repubblica: cosa dovrebbe fare il PD, lo stallo del PDL e il M5S

rock in the parlamentoLe forze politiche ora in parlamento, espressione del paese, non sono riuscite a trovarsi d’accordo se non sul passato, non per preservare poteri e poltrone grazie a strani complotti architettati chissà dove, ma perché le urne hanno consegnato all’Italia una situazione non chiara, torbida e salmastra.

In una situazione dove vi sono 3 forze politiche principali, 2 solide che non si sognerebbero mai di comunicare l’una con l’altra come PDL e M5S ed una fortemente divisa al suo interno sul cosa fare e con chi, il risultato non poteva essere altro che un ritorno a Napolitano per non aggravare una situazione già drammatica.

In molti parlano di una vergogna per la mancata convergenza tra PD e 5 stelle, quando all’interno dello stesso PD le anime sono le più disparate e inoltre non si sa come mai se prima Grillo aveva detto di no ad un governo col PD, dopo l’elezione di Rodotà avrebbe dovuto convergere per la guida del paese!

Non si è avuto un governo Grillo e PD per diverse ragioni: in primo luogo perché anche il movimento 5 stelle deve rendere conto ai suoi elettori e un posizionamento politico non di protesta sarebbe stato forse troppo per un movimento che ancora deve diventare partito e poi perchè l’accozzaglia del PD è sempre stata troppo varia: ex PCI, ex DC, ex PSI. Il Partito Democratico ha inglobato per anni i partiti e i mali della prima repubblica, che sono stati tenuti assieme solo da due persone, Silvio Berlusconi e Romano Prodi che riusciva appunto a fare governi con Mastella e con Bertinotti assieme.

Oggi sembra che la base chiassosa del PD avrebbe voluto a tutti i costi un patto con i grillini grazie ad un Rodotà presidente, ma anche queste sono solo supposizioni. Rodotà non è stato votato dal PD per le forti opposizioni “Cattoliche” interne al partito che, ragionando appunto come la vecchia politica, voleva qualcuno dei “suoi” in una carica importante, avendo perso sia camera che senato.

Da questo quadro confuso salta fuori un altro elemento che di sicuro non armonizza: l’amato o odiato Matteo Renzi che non riesce a creare opinioni ibride sulla sua figura. Amato da chi vede in lui l’unica via d’uscita per il Partito Democratico e odiato da chi non riesce a dire altro che dovrebbe andare nel PDL. Inoltre dai cattolici del PD Renzi è visto come un pericoloso riformista, che vuole separare in toto la fede dalla cosa pubblica, come ha detto chiaramente nell’intervista dalla Bignardi mentre si faceva il nome di Prodi per il Quirinale. Il suo ruolo di “Cattolico Moderno” non è da sottolvalutare per chi fa politica con il modello di Paolo VI piuttosto che col modello più comunicativo e vicino alle persone di Papa Francesco. Proprio per questo suo ruolo divisorio delle diverse anime di partito ex PC ed ex DC, il PD dovrebbe rifondarsi su Renzi, le anime di sinistra confluirebbero in SEL, quelle cattoliche nell’UDC e forse riusciremmo ad avere una sinsitra europea riformista unita senza veti incrociati. Non ho la più pallida idea di quanti voti potrebbe prendere questo PD 2.0, ma probabilmente attingerebbe un po’ dai 5 stelle delusi da un Grillo sempre in barricata, da una base solida riformista del PD odierno e da chi ha votato PDL ma non ne può più di Berlusconi.

Prima non era il tempo di Renzi, forse ora che i nodi sono venuti al pettine in modo così doloroso si può veramente rifondare, senza le ombre pesanti della prima repubblica sul groppone.

In tutto questo Berlusconi sembra essere quello che nel breve periodo ha vinto su tutti i fronti: quello politico, quello personale, quello interno al partito! Il PDL e il M5S escono da tutto questo caos più solidi che mai! Ora devono cominciare a temere il governo che verrà perché, se portasse avanti le riforme promosse dal consiglio dei saggi di Napolitano: riforme istituzionali volte ad un presidenzialismo, un taglio delle tasse ed il taglio dei costi della politica si ritroverebbero senza più carte da giocare.

Il movimento di Grillo si salverà vista la necessità che ha il paese di volti nuovi, ma non vedo come il PDL possa soddisfare questa necessità essendo sempre più un partito persona, dove una volta venuto a mancare Berlusconi probabilmente si sgretolerà su se stesso. Non c’è un Renzi nel PDL. I maligni potrebbero dire che Renzi sarebbe la perfetta nuova guida per il PDL, ma non ci credo e invece vedo Renzi un uomo di sinistra, riformista e moderno; che poi una certa sinistra nostalgica questo lo assimili all’essere di destra è sintomatico del perché il PD si sia spaccato e del perché un partito di centro sinistra in questo paese non è mai risucito ad essere al potere in modo incisivo.

Il bene che viene della situazione ingarbugliata in cui ci troviamo è che forse è la volta buona che la vecchia politica ci può regalare una via per la terza repubblica, facendo il suo canto del cigno, votando e promuovendo quelle riforme che da troppo tempo sono necessarie, per poi andare a votare con un vero sguardo nuovo verso il futuro, diverso per composizione partitica dei partecipanti all’agone politico e per prospettive del paese: una sinistra forte, un centro sinistra riformista, un Movimento 5 Stelle diverso da tutto il resto e un centrodestra a cui non saprei che ruolo affidare.

Il male lo vedo solo nell’ennesima perdita di tempo possibile, nel riuscire anche questa volta a non fare nulla, nell’essere fermi come una statua di sale. Allora si che la condanna sarebbe definitiva e non vorrei vedere fra un anno un vero “Mini Golpe” necessario perché finalmente l’Italia si risvegli, nel modo peggiore possibile, dal torpore in cui è caduta, con una soluzione che in passato ci ha fatto tanto male.

Brancaleone l’Italiota – Parte seconda

brancaleone 2v

Dopo aver trattato brevemente del nostro Brancaleone e dei suoi acerrimi nemici (Leggi)… ci apprestiamo, cari Italioti, a conoscere meglio i suoi compagni di ventura

LI FIDI SCUDIERI

Chi sono i fidi scudieri al fianco del condottiero dal grigio pelo nella battaglia per il Chigio Palazzo?

Alla destra del nostro eroe, cavalca fiero Pier Ferdinando il Bello, tra i primi e più fedeli sostenitori di Brancaleone Italiota.

Egli è presente nelle maestose stanze della politica Italiota fin dal lontano A.D. 1983, quando figurava tra i più stretti collaboratori di Arnaldo Forlani (lo stesso dello storico processo ENIMONT dell’era tangentopolis, il quale ebbe a dire di se stesso: “Parlo senza dir niente? Potrei farlo per ore”). E come il suo maestro, anche Pier Ferdinando il Bello parla in pubblico da trenta lunghi anni senza nulla dire (provate, insulsi Italioti, a fare memoria di una sola idea – non necessariamente politica – degna di menzione, pronunciata dal valente crociato).

Da sempre fervido credente della cristiana famiglia. Verrebbe da chiedergli: “Quale?”. La prima? La seconda? O la famigghia? Con riferimento a quest’ultima, non dimenticate che Pier Ferdinando il Bello si è inoltre distinto nel tempo per il sacro valore dell’amicizia. Noto è infatti quanto egli fosse amico del nobile siculo Totò Cuffaro (si, proprio lui, u Zi Totò “Vasa Vasa” (kiss kiss) – attualmente domiciliato presso il carcere di Rebibbia per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio). Pier il Bello riponeva tanta stima nell’amico.

Ancor più a destra, rispetto al nostro duce, troviamo Giovan Franco del Feudo di Montecarlo. Costui ebbe nella sua vita un percorso tanto travagliato che quando il nostro Brancaleone Italiota ne venne a conoscenza, mosso a lacrima bancaria, volle averlo al suo fianco per affidargli (almeno) un altro mandato parlamentare.

Anch’egli fu eletto per la prima volta alla Camera nell’AD 1983 (proprio come Pier Ferdinando il Bello). Fu segretario del Movimento Sociale Italiano (1987), fortemente voluto dal mentore Giorgio Almirante, salvo essere qualche anno dopo (1995) tra coloro che a Fiuggi ne propiziarono lo scioglimento per dare vita ad una nuova creatura politica, Alleanza Nazionale, di cui venne nominato presidente. Giovan Franco decise quindi (1993) di conquistare l’Urbe (niente marcia questa volta, solo come sindaco), ma venne sconfitto dall’unico uomo sulla terra ad essergli innanzi sul trono dei voltagabbana, Francesco Rutello oculo bello. Allora Giovan Franco di Montecarlo decise di stringere patto con Silvio Magno, insieme a Pietro Ferdinando il Bello, per la conquista del governo. Ma è cosa nota che a Giovan Franco piacciono gli scioglimenti, così prima (2008) avallò la fusione, non paritetica ma patetica, di Alleanza Nazionale nel Popolo della Libertà, poi (2010) ruppe la storica alleanza con Silvio Magno, rimandando la Libertà del popolo al Futuro.

Non vi sembra di vederli i Tre dell’Avemaria – Brancaleone Italiota, Pier Ferdinando il Bello e Giovan Franco di Montecarlo – incedere spediti verso la meta, col sole alto nel cielo ed il vento alle spalle.

A questo punto della nostra storia, non vi viene forse da domandarvi, inermi Italioti, cosa accomuna i valorosi scudieri al nostro Brancaleone Italiota (oltre alla meta, si intende)?

I primi hanno così tanto in comune che potreste insultare l’uno e voltarsi l’altro.
Entrambi sono dei baby-boomers, poi diventati grandi-bloomers.

Entrambi sono cresciuti sotto l’ala protettrice di celebri protagonisti della vita politica italiota.

Entrambi sono entrati in parlamento nel lontanissimo 1983 ed ivi sono rimasti per 5 lustri di luna, 8 Legislature (la metà del numero totale di Legislazioni della Repubblica Italiota, post Assemblea Costituente), 10.780 giorni di Parlamento (dura la vita!).

Arrivano i nostriV

Entrambi hanno avuto come stella polare il DPF, non il Documento di Programmazione Finanziaria, ma il motto Dio, Patria & Famiglia. Non discutiamo certo del rapporto con il Principale, ma in quanto a Patria & Famiglia, i nostri eroi avrebbero potuto fare di meglio. Sulla Patria, di essi non residua traccia, eccezion fatta per una leggina sulle cannette (Legge Fini-Giovanardi) ed una sui neri perigli (Legge Bossi-Fini). Sulla famiglia, per la serie predica bene & razzola come te pare, entrambi hanno contratto duplice matrimonio (nonostante nostra Santa Romana Chiesa).

Entrambi sono stati al fianco del duce Silvio Magno, salvo abbandonarlo a cammino intrapreso. Per primo Pier Ferdinando il Bello, non certo per idee politiche divergenti (si sa che il nulla converge per definizione con se stesso), quanto per una differente visione estetica della figura presidenziale, ed infine Giovan Franco di Montecarlo, reo di aver cospirato per la successione al trono.

Ma il nostro Brancaleone Italiota cosa ha a che spartire con i due più vicini scudieri? Egli che è tanto stimato, apprezzato ed applaudito nei reami vicini et lontani al Feudo Italiota?

Nulla. Diversamente, non sarebbe stato il fiero Cavaliere, di bona figura, tanto ambito dai primi due.

Proprio la distanza del nostro Brancaleone Italiota dagli scudieri, tralasciando un manierismo di facciata, è l’elemento che inquieta maggiormente. I protagonisti di questa commedia Italiota avranno, infatti, incontrato le loro difficoltà nel trovare dei tratti comuni da usare come canovaccio per la campagna elettorale. Se anche un uomo illuminato come Brancaleone, dalle esperienze internazionali, presidente dell’avanguardia universitaria nostrana, arriva a dichiarare che “la famiglia è formata da un uomo e una donna ed è giusto che i figli crescano con madre e padre”, vuol dire che siamo al post-frutta.
Peccato l’aver tralasciato lo Spirito Santo in questo quadretto idilliaco.

Ma dobbiamo veramente pensare che Brancaleone Italiota creda in questa visione? Se un uomo che ha girato il mondo, sedendosi a tavola con individui dalle estrazioni e provenienze più disparate, arriva a simili conclusioni, bene signori, qui non si discute di politica Italiota, ma di antropologia (l’involuzione della specie).

Ma noi non ci crediamo.

Nella prossima ed ultima puntata della saga del nostro eroe (domani mercoledì 30 gennaio) scopriremo perché un uomo così saggio decida di facere a mezzo con omeni da poco e per quale ricco bottino …

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