Forza Italia Remix

CARTELLI BERLUSCONI FORZA ITALIAIo un po’ lo capisco, Silvio. Chi non vorrebbe tornare al 1994? A un secolo confortevole che ormai conoscevamo bene. A un anno così sbiadito da sembrare memorabile.

La nostalgia funziona così, mischia un po’ tutti gli anni tra di loro e alla fine indugia su quei ricordi che rivalutano intere stagioni.

Nel 1994 tutto sembrava possibile. Il Parma poteva vincere la Supercoppa Europea, Aleandro Baldi e Andrea Bocelli trionfavano a Sanremo, Matteo Renzi girava la Ruota della Fortuna, dove Paola Barale era ancora la sosia di Madonna.

Brenda lasciava Beverly Hills e chiudeva ogni triangolo. Il Postino di Troisi usciva nei cinema e ancora in America non sospettavano che di lì a poco avrebbero smesso di guardare film italiani. Noi, del resto, non sospettavamo che perdendo un Troisi ci avremmo guadagnato una Maria Grazia Cucinotta.

RaiTre mandava in onda Tunnel, RaiUno Beato Tra Le Donne. Chissà come sono invecchiati male i vari concorrenti. Scommetto che l’esercito di spintarelle tornerebbe volentieri al 1994, a quei mesi di spensieratezza e fisici tonici.

Nel 2013 abbiamo invece l’esercito di Silvio, che si raduna a piazza del plebiscito per hashtaggare, che il Signore li perdoni, la #guerracivile. La mancanza di lucidità è evidente, se anni di Festivalbar non hanno insegnato loro che nulla di televisivo può avvenire in agosto.

Nel 1994 c’era Corona, quella vera, con The Rhythm Of The Night. C’era un tempo in cui gli italiani vendevano dischi. E neanche pochi, fuori dai propri confini. Si ballava Sweet Dreams de La Bouche e sulle coste romagnole si diffondeva l’archetipo della vita bassa.

Ambra era Ambra e cantava T’Appartengo. Tra le tante mancanze della Fininvest, quella che più merita condanna e pubblico ludibrio è forse la decisione di rimuovere i contenuti Mediaset da Youtube. Altro che frode fiscale.

Giorgio Faletti presentava Signor Tenente, Jovanotti scriveva Serenata Rap. I più insospettabili sembravano destinati a fare grandi cose.

Nel 1994 il Milan vinceva lo scudetto e Silvio Berlusconi entrava in politica.

Nel 2013 torna Forza Italia. Silvio torna, come se fosse mai stato via, mentre di Ice MC e Alexia non c’è traccia.

E mentre voi siete in vacanza, a Milano spuntano cartelli «Ancora in campo per l’Italia». Ancora in campo. Come se Baggio decidesse di tornare sul prato del Rose Bowl e calciare quel rigore. Perché adesso sì che lo segnerebbe.

Il sole splende a Belgrado

Belgrado

Nella lunga attesa del verdetto della sentenza del processo Mediaset, il Cavaliere si affidava al “fattore C” come riportato dalle pagine del Corriere ieri. Quello stesso fattore che aveva fatto si che i sogni della Stella Rossa di Belgrado, in vantaggio di un gol e con un uomo in più, si infrangessero contro un fitto banco di nebbia e permettessero al Milan di tornare in campo da zero il giorno dopo.

Oggi il sole splende a Belgrado. Nessuno ridarà l’onore perduto di una probabile vittoria tanto alla Stella Rossa quanto all’Italia, ma la Cassazione non ha rinviato l’incontro ed ha confermato la condanna.

Un anno di domiciliari non sembra poi una fine tremenda se si prendono in considerazione Arcore, qualche bottiglia di prosecco, il cagnolino Dudù e qualche amico/a pronto a fare compagnia. Di questo poco ci importa. Non crediamo abbia nessun impatto sulle nostre vite personali.

Che cosa succederà adesso? Quali saranno le ripercussioni sulla stabilità del governo di larghe intese? Il Paese ha bisogno di riforme radicali per riprendere il cammino della crescita ed è ancora una volta troppo ripiegato sulle questioni interne per rispondere ad una perdita di competitività e credibilità internazionale.

All’uomo Silvio come al nostro Paese auguriamo la migliore sorte possibile.

Il cielo su Roma resta comunque abbastanza nuvoloso ed incerto e ci chiediamo quando finalmente possa risplendere il sole.

I pensieri monchi

silvioMi viene da ridere. Ridere come sempre per la superficialità dei commenti che si leggono su fb e twitter.

La foto qua a fianco vale più di mille parole.

Proprio per pudore uno prima di sparare sentenze varie dovrebbe far passare un po’ di tempo e riflettere.

Invece abbiamo:

chi stappa bottiglie di champagne e chi dice a chi stappa di godere solo delle disgrazie altrui

chi finalmente dice che il sistema ha funzionato e non si rende conto che il sistema, proprio perché ci ha messo tanto, forse non funziona

chi sostiene che la giustizia non va cambiata perché finalmente ha dimostrato che la legge è uguale per tutti, ma forse va proprio cambiata perché non è vero, soprattutto per chi giudica

chi parla di libertà infranta e rubata da una massoneria giudiziaria ma non si rende conto che se lui avesse fatto le stesse cose avrebbero buttato via la chiave da tempo

chi pensa che tutto cambi, ma non si rende conto che non cambierà nulla

chi pensa che la dignità di uno stato non sia definita dal proprio rappresentante e chi pensa che sia solo quello

chi pensava che essere derisi da due capi di stato a noi vicini fosse vergognoso e chi pensava che fosse una prova del ritrovato vigore dell’Italia

chi continua a sostenere che se uno è seguito da milioni di persone allora debba essere al di sopra della legge e chi sostiene che invece deve essere uguale a tutti gli altri: forse c’è qualcosa che non va in tutte e 2 le visioni

chi dice che bisogna cambiare le cose e che forse finalmente cambieranno, ma in 20 anni di cui la metà al governo, non ha fatto nulla

chi non capisce che questo può essere l’ennesimo tornare indietro e chi pensa sia la svolta vera per guardare avanti.

Di sicuro non ho citato tutte le categorie possibili.

In questo turbinio di pensieri che vengono buttati giù tanto per scrivere qualcosa, continuo a pensare che troppe persone debbano esprimersi per difendere una loro identità, delle loro idee, senza mai però approfondire abbastanza, senza mai andare oltre il tifo per la propria squadra. Questo atteggiamento adolescenziale non lo sopporto più.

Non sopporto più i pensieri monchi di cui ci ricopriamo. Sono fuorvianti, buoni allo stadio e non oltre.

Ora sembra che tutto debba cambiare e prendere un’accelerata improvvisa. Invece ho un oscuro presagio, proprio perché noi Italioti non siamo capaci di pensiero, ma solo di sensazioni su cui basiamo tutto il resto.

Siamo stati fermi per 20 anni sia a destra che a sinistra per la stessa persona e ora cosa dovrebbe cambiare?

Stiamo andando avanti, stiamo procedendo a lunghi passi…a me sembra di tornare un pochino indietro: Forza Italia, ce la puoi fare.

 

Il Popolo dei Fessi …

I-3-fessi

L’Italia è il Paese – unico al mondo – dove tutti hanno ragione.

Hanno ragione gli Auto-Ferro-Tramvieri che scioperano per la tutela dei propri diritti sindacali, soprattutto se lo fanno di venerdì pomeriggio e se qualcuno si incazza … pazienza!

Hanno ragione i Pendolari che si incazzano quando di venerdì trovano lo sciopero dei mezzi e non riescono a tornare a casa.

Hanno ragione i turisti che, oltre a trovare lo sciopero, si trovano a pagare un ticket di XX Euro al giorno per muoversi a Venezia.

Hanno ragione i veneziani ad imprecare contro le orde di turisti che affollano, sporcano e disturbano.

Hanno ragione gli albergatori, i ristoratori, i venditori di orribili maschere e ninnoli, che senza i turisti non avrebbero da mangiare.

Hanno ragione i pensionati che non ce la fanno ad arrivare a fine mese.

Hanno ragione gli esodati che in pensione ci vorrebbero anche andare ma non possono.

Ha ragione la Fornero, tra una lacrima e l’altra, che era necessario portare a termine quello che intere classi di politici non hanno avuto il coraggio di iniziare.

Hanno ragione i ferrovieri che un tempo andavano in pensione a 45 anni, tanto le regole lo permettevano.

Hanno ragione i giovani, che ormai il loro futuro se lo sono mangiato i genitori ed i nonni e riprendono la valigia di cartone dei nonni per andare via.

Hanno ragione gli imprenditori, che in Italia non si può più investire.

Hanno ragione i giornalisti che per 50 anni hanno assecondato e glorificato classi dirigenziali di inetti e raccomandati, che alla fine anche loro tengono famiglia.

Hanno ragione i forestali del meridione, tanti, troppi, inutili, che al sud il lavoro non si trova. Come non si trova mai chi appicca i fuochi che devastano intere aree boschive.

Hanno ragione i tifosi, che se la domenica si va allo stadio, tutto è lecito: spaccare, sporcare, insultare, ammazzare. L’importante è essere in Gruppo.

Hanno ragione i mafiosi, che senza di loro il sud sarebbe stato senza uno Stato.

Ha ragione Luca Zaia, che queste previsioni del meteo stanno rovinando il turismo del nord ed i prossimi saranno quelli dell’oroscopo.

Hanno ragione i tassisti, che basta che non si tocchino le licenze, va tutto bene.

Ha ragione Berlusconi, che alla fine i ristoranti e gli aerei sono sempre pieni

Hanno ragione i politici italioti “che in due giorni questo paese non lo si può cambiare”.

Hanno ragione gli Italioti tutti che di due giorni in questo paese ne sono passati fin troppi senza che nulla cambiasse (se non in peggio) e tanti ancora ne passeranno.

Hanno ragione anche quelli che alla manifestazione non ci vanno, che se c’è il bel tempo si va al mare.

Aveva ragione Mike Bongiorno, che “Allegriaaaaaa”.

Cari Italioti, giacché avete tutti ragione e – si sa – la ragione è dei fessi, siete tutti dei fessi!!!

Il Grande Gatsby Da Arcore

arco

B: «C’è qualcosa di profondamente disturbante, in questo film.»

A: «A parte che è brutto, dici?»

B: «A parte quello intendo. Ma non sono sicuro di riuscire a spiegarlo.»

A: «Puoi sempre provare.»

B: «A me sembra una grande metafora dell’Italia.»

A: «No.»

B: «Ma se non mi lasci elaborare…»

A: «No, non riuscirai a piegare il paradigma del sogno americano alle tue esigenze didascaliche.»

B: «Uff. Va bene. Però Gatsby è Silvio.»

A: «Sì, come no. E l’Italia è ferma agli anni ’20?»

B: «Be’, adesso sei tu didascalica. La mia, almeno, era una forzatura.»

A: «…»

B: «Seguimi. Abbiamo visto due ore abbondanti di feste sfrenate, vizi e spettacoli d’amoralità varia. Chiamale cene eleganti e hai un abbozzo di una serata ad Arcore.»

A: «Arcore sarebbe la West Egg degli arricchiti e dei parvenu?»

B: «Be’, è pur sempre Brianza.»

A: «E dici che la villa è quella.»

B: «Mettici le gare di burlesque e non noterai la differenza.»

A: «E il misterioso Gatsby…?»

B: «È il misterioso Berlusconi. E le sue fortune sono oggetto di instancabile scrutinio.»

A: «Le sue di chi?»

B: «Inizi a confonderli anche tu?»

A: «Scemo. Che poi nel film non lasciano spazio all’immaginazione, quanto alle origini della sua ricchezza.»

B: «Ancora al film, stai a pensare? Ascolta Leonardo Di Caprio, sono tutte bugie, quelle che circolano sul suo conto. L’unica verità è che Gatsby è un gentiluomo, che ha imparato le buone maniere su una nave da crociera.»

A: «In barca, vorrai dire.»

B: «Sì, scusa.»

A: «E, sempre in questo tuo adattamento, Nick chi sarebbe?»

B: «Vedi, c’è questo sindaco di Firenze che è stato invitato ad Arcore una volta e ancora glielo rinfacciano. Ma sai, era giovane e inesperto, ancora non sapeva quanto corruttibile fosse il cuore umano.»

A: «A proposito, ma nel libro non stava con Jordan?»

B: «Che nel film invece è Nicole Minetti. Quel broncio sfrontato, quello stile nell’indossare gli abiti da sera come fossero tute da ginnastica…»

A: «Ma piantala.»

B: «Pensa un po’ quello che vuoi, ma la mia sceneggiatura è una bomba. Dalla prosperità agli eccessi dell’era berlusconiana in un’Italia sull’orlo della crisi.»

A: «Orlo?»

B: «Non hai visto le scene ambientate a New York? I ristoranti erano tutti pieni.»

A: «Ma tu l’hai studiato, no, il simbolismo della grande città che corrode gli animi più fragili? La decadenza morale che investe tutti i personaggi?»

B: «Sì, succede la stessa cosa a Roma.»

A: «A Roma?»

B: «Ma sì, ci stanno questi parlamentari di provincia che all’inizio pensavano di poter fare a meno dei soldi, invece adesso…»

A: «Adesso cosa?»

B: «Niente, adesso li vogliono.»

A: «E anche a Roma c’è la old money degli aristocratici contro la new money imprenditoriale?»

B: «No, ormai in Italia chiunque abbia du’ spicci è considerato casta.»

A: «Vi manca tutto un filone quindi.»

B: «Ma secondo me Silvio ci ha provato, a posizionarsi come nuovo ricco cui manca il gusto, ma ha tanto cuore. Elargiva soldi alle ragazzine per generosità. Però non ha funzionato.»

A: «E Daisy?»

B: «Cosa?»

A: «Ci sarà pure una Daisy in questa storia.»

B: «Ma sai che secondo me è proprio l’assenza di una Daisy a essere costata il posto all’ultimo avvocato?»

A: «Cioè l’avrebbe licenziato perché non gli ha permesso di amare?»

B: «Tutto quello che ha fatto, l’ha fatto per amore. Questa doveva essere la linea difensiva. L’ha licenziato perché non ha mai letto Fitzgerald.»

A: «Mentre il nuovo avvocato l’ha letto?»

B: «Il  nuovo avvocato può andare al cinema e recuperare il tempo perduto. Dategli una Daisy e risolleverà il mondo.»

A: «Be’, oddio, non è che finisca proprio bene, per Gatsby.»

B: «50 milioni al botteghino, 90 anni dopo l’uscita del libro? Lascia stare, Silvio ci metterebbe subito la firma. Considerato che l’altra sera ha fatto il 5% su Canale 5.»

La Legge in Italia e’ come l’onore delle puttane*

pop_art_by_raissaportela-d4t1q1xNon di quelle che paghi per strada, che il piu’ delle volte non ti sorridono per scelta. Ma di quelle che affollano la vita di tutti i giorni.

No, nessun brutto risveglio stamattina, ne’ yogurt scaduto! Ma ne ho sentite troppe di storiacce amici, di sicuro anche voi, e allora ecco qui, bando all’ipocrisia. E non venite a dirmi che sto esagerando. Curzio Malaparte provocava cosi* ne Il Battibecco del 1949. Voi nel 2013 quando digitate corriere.it o altri quotidiani e leggete della sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha confermato la condanna di SB per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset, che cosa pensate?

a) Fiat lux
b) Non fare oggi cio’ che puoi rimandare a domani
c) Ha ragione Vasco, e’ tutto un equilibrio sopra la follia
d) Parleranno mica di questo i ministri in ritiro in Val d’Orcia?
e) Nessuna delle precedenti

Ci piace ricordare che l’inchiesta e’ iniziata nel Giugno 2001. Aspettate, allora Maggio 2013 meno Giugno 2001 uguale…12 anni e 1 mese! In 12 anni e 1 mese da neonati si inizia a camminare, parlare, andare a scuola e limonare (nell’1 mese finale). Accidenti, tempus fugit.
MA il dado non e’ mica tratto. La sentenza deve ancora passare in Cassazione. Senatore a vita e via allora come dice Grillo? Ah, lunedì riprende il processo Ruby, nel quale SB è accusato di concussione e prostituzione minorile. “Salvo legittimi impedimenti o altri colpi di scena” (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-05-08/sentenza-mediaset-ecco-cosa-194540.shtml?uuid=AbHxyEuH).

Goethe nel 1829 parlando dei suoi viaggi in Italia diceva: “L’Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade, ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole. C’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina; […]e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé. Bello è il paese! Ma Faustina, ahimè, più non ritrovo.” Secondo me “Faustina” invece, con quello che rappresenta, il nostro bel Paese, nel senso originario del termine, con i suoi paesaggi, la sua storia, la sua cultura, c’e’ ancora.

Ma questo articolo di che parla?! “E lasciatemi divertire!”

1943-2013: Ritorno al futuro?

governo-donneAll’indomani dell’8 Settembre 1943 veniva creato a Roma il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) con lo scopo di guidare l’Italia attraverso i momenti più duri della lotta per la Liberazione. Il 24 Aprile 2013, 70 anni dopo, il Presidente della Repubblica affida ad Enrico Letta l’incarico di riunire in un governo di servizio le forze politiche tradizionali per traghettare il pease fuori dall’attuale stallo.

E’ stata una recente dichiarazione di Vendola a darmi uno spunto per scrivere queste righe. Siamo tutti costantemente alle prese con un senso di frustrazione e immobilità di fronte all’incompetenza dei nostri politici e alla pesantezza della crisi che l’Italia sta vivendo in questi anni. Per cambiare, però, c’è bisogno che qualcuno metta sul tavolo qualcosa di diverso, anche se forse non proprio nuovo.

Vendola si è premurato di sottolineare, la settimana scorsa, come non si possano veramente fare parallelismi tra il nascente governo Letta ed il CLN degli anni ’40: i fascisti non c’erano nel CLN, ci ha ricordato il governatore. Ebbene, a guardare da vicino il nuovo esecutivo, non sembra ci siano fascisti neanche qui.

Per quanto mi riguarda però, trovo più interessante sapere chi invece nel CLN c’era. C’erano il Partito Comunista (Amendola e Scoccimarro) ed il Partito Socialista (Nenni e Romita), ma anche il Partito d’Azione (La Malfa e Fenoaltea) e la Democrazia Cristiana (De Gasperi), Democrazia del Lavoro (Ruini) e perfino il conte Alessandro Casati in rappresentanza del Partito Liberale di Benedetto Croce. E la riunione fondativa si tenne sotto la presidenza di Ivanoe Bonomi, il socialista riformista che era stato già Primo Ministro nel 1921 (subito dopo Giolitti, per intenderci).

Insomma, si trattava di un misto tra il vecchio e il nuovo, di personalità politiche di lunghissimo corso e di più giovani leader. Quello di cui l’Italia aveva bisogno era di unità, di lavorare tutti assieme (anche, se vogliamo, per evitare di pugnalarsi alle spalle) e di una collettiva assunzione di responsabilità nella lotta alla dittatura. Nessuno poteva tirarsi fuori.

Più fonti hanno sottolineato negli ultimi giorni come questo sia il primo esecutivo dal 1947 che vede destra e sinistra assieme sui banchi del governo. E’ difficile, soprattutto per una generazione come la nostra, fare paragoni con una guerra, ed una lotta, che ormai pochi hanno vissuto di persona. Allo stesso tempo, è anche difficile negare come questi ultimi anni di crisi emergano tra i periodi più drammatici vissuti dal nostro paese dai tempi del dopoguerra.

Quello che si ritrova nel nuovo governo è lo spirito del CLN, l’idea dell’organo di governo di emergenza che si incaricò di guidare il paese attraverso la Liberazione dall’occupazione.

Quale momento, se non questo, per mettere da parte la lotta senza quartiere degli ultimi 20 anni? L’opportunità per il centro, la destra e la sinistra di fermarsi un attimo, lavorando insieme, e cercare di capirsi anziché odiarsi per forza? Sembra una sciocchezza, ma in fondo stiamo tutti remando sulla stessa barca italiota.

Il CLN non divenne il nuovo sistema di governo della nascente democrazia italiana, ma rappresentò un momento cruciale nel passaggio per la creazione della Repubblica. Allo stesso modo, non credo che questo governo sia nato per durare 5 anni e poi presentarsi come coalizione unita per vincere le future elezioni. Questa dovrebbe essere più una pausa di riflessione, un’amministrazione in cui i partiti del vecchio sistema (con protagonisti vecchi e nuovi) si assumano la responsabilità di risollevare il paese e gettare le basi per un percorso nuovo.

Con una nota di incoraggiamento c’è anche da dire che, rispetto al CLN, in questo governo un terzo dei ministri sono donne, due di queste portano un valore aggiunto internazionale al governo, il Premier ed il suo vice hanno meno di cinquant’anni, qualche ministro è anche più giovane.

Insomma, miracoli non se ne possono fare, ma un po’ di speranza credo ce la dobbiamo come favore. In tanti, durante la campagna elettorale, hanno inneggiato al cambiamento: certo, c’è sempre l’opzione della rivoluzione, ma questo tentativo sembra (almeno a me) un modo serio di provarci. Non sarà facile, ma l’abbiamo già fatto in tempi andati e possiamo provarci ancora.

Volevo anche cogliere l’occasione della larga fiducia delle Camere al nuovo governo per stuzzicare un po’ Grillo, che si lamenta dei suoi otto milioni di elettori disprezzati. Gli elettori sono tutti uguali, online e offline, anche quelli che hanno votato per il PD, persino quelli che hanno votato per Berlusconi. Il parlamento sarà ora il luogo del confronto dove le voci di tutti, maggioranza e opposizione, vecchi e nuovi partiti, dovranno contribuire a salvare l’Italia.

Io stavolta cerco di essere ottimista, e quindi, mi fermo qui.

Caro Enrico, Auguri! Ci vediamo al traguardo.

Lettera mai Letta …

IL GOVERNISSIMO

Caro Enrico, nipote di Gianni,

gli Italioti tutti ti ringraziano per l’abnorme peso che ti sei caricato sulle spalle: quello di concludere nel peggiore dei modi possibili questa triste e desolante Seconda Repubblica con un Governissimo, che di issimo ha pochissimo. La storia prima o poi te ne darà atto, forse.

In vista dell’improbo compito di riunire sotto lo stesso tetto il peggio del peggio dei mostri che la politica italiota ha allevato negli ultimi 30 anni, ci prendiamo la licenza di fornirti alcuni suggerimenti sulla lista di nomi da presentare al Parlamento per la fiducia.

Prima di entrare nel merito degli imperituri mostri, diffida da nobili tecnici dal doppio cognome, da professori, da membri illuminati della società civile: abbiamo già dato e ancora avremo da dare, ammesso che qualcosa da dare ci rimanga. Piuttosto ripiega sulla società incivile, quella rozza, ignorante, che parla solo all’indicativo (quando non si incarta anche su quello), quella che la domenica non va in chiesa, ma non rinuncia ad un salto al centro scommesse che non-si-sa-mai, quella che vive nelle brutture di periferia a 15 piani che i vostri amici palazzinari hanno tirato su. In questa troverai chi potrà parlarti delle difficoltà a ri-trovare lavoro a 60 anni, dei salti mortali che si fanno per fare la spesa, pagare le bollette, mandare i figli a scuola, estinguere la rata del mutuo, avere il mutuo.

Partiamo da quelli che ti saranno più vicini.

Come vice premier ti suggeriamo il Senatore a (lunga) vita Giulio Andreotti. Lui ne ha viste, sentite, toccate, baciate più di tutti. Chi meglio di lui potrà consigliarti le politiche cerchiobottiste di cui necessiterai per accontentare gli Uni e gli Altri? Valuta, inoltre, quel giovanotto di Massimo D’Alema, formidabile ideatore di inciuci, abilissimo traghettatore di governi deceduti.

Ai trasporti Scajola. Certamente avrà un progetto per l’aeroporto di Albenga, tanto vitale per gli spostamenti del popolo Italiota. Abbi solo l’accortezza di nominarlo a sua insaputa.

Agli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata. Siamo consci che questo nome va contro la nostra stessa precedente raccomandazione, ma dopo la brillante gestione del caso Marò-India, non potevamo che confermarlo nell’incarico.

Alla Giustizia Lui. Quello che non possiamo nominare (ma tu sei autorizzato a nominarlo), quello che paga all’ex moglie 3 milioni al mese. Così si sistema una volta per tutte. Non serve forse al paese una bella riforma della giustizia che preveda la prescrizione immediata per i reati di corruzione, di evasione fiscale, di sfruttamento delle nipoti di Capi di Stato internazionali (anche ex capi vanno bene)?

Alla Difesa Ignazio Larussa. Chi meglio di lui potrebbe imbastire velocemente una difesa del popolo Italiota da un imminente attacco dei barbari d’Abissinia?

Agli Interni Rosy Bindy, chi più di lei è attaccata alla gestione delle cose interne. Libera da impegni nel PD potrà certamente continuare a dedicarsi a questo paese.

Alle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri. Nei momenti difficili, con la stampa alle calcagna, il grande censuratore potrebbe tornarti utilissimo.

Al Turismo Emilio Riva (ex presidente ILVA). Chi più di lui ha contribuito ad inquinare i suoli, le acque e l’aria del Bel Paese Italiota? Ne converrai che egli ha tutte le carte in regola per sviluppare il turismo. Il modello-Taranto per tutta l’Italia!

Ai Beni Culturali Mario Borghezio e non abbiamo bisogno di aggiungere altro. In alternativa anche Domenico Scilipoti non sarebbe male.

Al Lavoro Sergio Marchionne. Tra tutti, egli è l’unico che ti può supportare nel problema della disoccupazione. Egli non verserebbe certo lacrime nell’annunciare licenziamenti.

All’Istruzione Roberto Cota, dove lo trovi uno che propone agli studenti delle Università piemontesi provenienti da altre regioni di farsi pagare le tasse universitarie dalle proprie regioni? Illuminato. Come se gli Stati Uniti chiedessero all’India, alla Cina, all’Italia il rimborso dei costi sostenuti dal sistema per i ricercatori indiani, cinesi, italioti.

All’Economia hai veramente l’imbarazzo della scelta, da Amato a Tre(Monti) hanno tutti dimostrato il loro valore. Ti lasciamo libero da qualunque condizionamento, consci del fatto che peggio di così è veramente difficile fare.

Caro Enrico, in conclusione, ti confermiamo la nostra immutata sfiducia per i giorni a seguire. Riponiamo le nostre speranze nelle tue abilità da tessitore, che certamente ti consentiranno confezionare un vestito di finissima fattura per coprire la vergogna a cui stiamo assistendo.

Non farti vincere dalle paure per le fatiche future: non avranno un lungo decorso.

Alle prossime elezioni nessuno di voi andrà in Parlamento ed avrete tutto il tempo per riposare e riflettere sui tanti, grandi errori commessi nella mala-gestione di questo paese.

Con poca stima ed ancor meno affetto

Zurzolov

L’albore della Terza Repubblica: cosa dovrebbe fare il PD, lo stallo del PDL e il M5S

rock in the parlamentoLe forze politiche ora in parlamento, espressione del paese, non sono riuscite a trovarsi d’accordo se non sul passato, non per preservare poteri e poltrone grazie a strani complotti architettati chissà dove, ma perché le urne hanno consegnato all’Italia una situazione non chiara, torbida e salmastra.

In una situazione dove vi sono 3 forze politiche principali, 2 solide che non si sognerebbero mai di comunicare l’una con l’altra come PDL e M5S ed una fortemente divisa al suo interno sul cosa fare e con chi, il risultato non poteva essere altro che un ritorno a Napolitano per non aggravare una situazione già drammatica.

In molti parlano di una vergogna per la mancata convergenza tra PD e 5 stelle, quando all’interno dello stesso PD le anime sono le più disparate e inoltre non si sa come mai se prima Grillo aveva detto di no ad un governo col PD, dopo l’elezione di Rodotà avrebbe dovuto convergere per la guida del paese!

Non si è avuto un governo Grillo e PD per diverse ragioni: in primo luogo perché anche il movimento 5 stelle deve rendere conto ai suoi elettori e un posizionamento politico non di protesta sarebbe stato forse troppo per un movimento che ancora deve diventare partito e poi perchè l’accozzaglia del PD è sempre stata troppo varia: ex PCI, ex DC, ex PSI. Il Partito Democratico ha inglobato per anni i partiti e i mali della prima repubblica, che sono stati tenuti assieme solo da due persone, Silvio Berlusconi e Romano Prodi che riusciva appunto a fare governi con Mastella e con Bertinotti assieme.

Oggi sembra che la base chiassosa del PD avrebbe voluto a tutti i costi un patto con i grillini grazie ad un Rodotà presidente, ma anche queste sono solo supposizioni. Rodotà non è stato votato dal PD per le forti opposizioni “Cattoliche” interne al partito che, ragionando appunto come la vecchia politica, voleva qualcuno dei “suoi” in una carica importante, avendo perso sia camera che senato.

Da questo quadro confuso salta fuori un altro elemento che di sicuro non armonizza: l’amato o odiato Matteo Renzi che non riesce a creare opinioni ibride sulla sua figura. Amato da chi vede in lui l’unica via d’uscita per il Partito Democratico e odiato da chi non riesce a dire altro che dovrebbe andare nel PDL. Inoltre dai cattolici del PD Renzi è visto come un pericoloso riformista, che vuole separare in toto la fede dalla cosa pubblica, come ha detto chiaramente nell’intervista dalla Bignardi mentre si faceva il nome di Prodi per il Quirinale. Il suo ruolo di “Cattolico Moderno” non è da sottolvalutare per chi fa politica con il modello di Paolo VI piuttosto che col modello più comunicativo e vicino alle persone di Papa Francesco. Proprio per questo suo ruolo divisorio delle diverse anime di partito ex PC ed ex DC, il PD dovrebbe rifondarsi su Renzi, le anime di sinistra confluirebbero in SEL, quelle cattoliche nell’UDC e forse riusciremmo ad avere una sinsitra europea riformista unita senza veti incrociati. Non ho la più pallida idea di quanti voti potrebbe prendere questo PD 2.0, ma probabilmente attingerebbe un po’ dai 5 stelle delusi da un Grillo sempre in barricata, da una base solida riformista del PD odierno e da chi ha votato PDL ma non ne può più di Berlusconi.

Prima non era il tempo di Renzi, forse ora che i nodi sono venuti al pettine in modo così doloroso si può veramente rifondare, senza le ombre pesanti della prima repubblica sul groppone.

In tutto questo Berlusconi sembra essere quello che nel breve periodo ha vinto su tutti i fronti: quello politico, quello personale, quello interno al partito! Il PDL e il M5S escono da tutto questo caos più solidi che mai! Ora devono cominciare a temere il governo che verrà perché, se portasse avanti le riforme promosse dal consiglio dei saggi di Napolitano: riforme istituzionali volte ad un presidenzialismo, un taglio delle tasse ed il taglio dei costi della politica si ritroverebbero senza più carte da giocare.

Il movimento di Grillo si salverà vista la necessità che ha il paese di volti nuovi, ma non vedo come il PDL possa soddisfare questa necessità essendo sempre più un partito persona, dove una volta venuto a mancare Berlusconi probabilmente si sgretolerà su se stesso. Non c’è un Renzi nel PDL. I maligni potrebbero dire che Renzi sarebbe la perfetta nuova guida per il PDL, ma non ci credo e invece vedo Renzi un uomo di sinistra, riformista e moderno; che poi una certa sinistra nostalgica questo lo assimili all’essere di destra è sintomatico del perché il PD si sia spaccato e del perché un partito di centro sinistra in questo paese non è mai risucito ad essere al potere in modo incisivo.

Il bene che viene della situazione ingarbugliata in cui ci troviamo è che forse è la volta buona che la vecchia politica ci può regalare una via per la terza repubblica, facendo il suo canto del cigno, votando e promuovendo quelle riforme che da troppo tempo sono necessarie, per poi andare a votare con un vero sguardo nuovo verso il futuro, diverso per composizione partitica dei partecipanti all’agone politico e per prospettive del paese: una sinistra forte, un centro sinistra riformista, un Movimento 5 Stelle diverso da tutto il resto e un centrodestra a cui non saprei che ruolo affidare.

Il male lo vedo solo nell’ennesima perdita di tempo possibile, nel riuscire anche questa volta a non fare nulla, nell’essere fermi come una statua di sale. Allora si che la condanna sarebbe definitiva e non vorrei vedere fra un anno un vero “Mini Golpe” necessario perché finalmente l’Italia si risvegli, nel modo peggiore possibile, dal torpore in cui è caduta, con una soluzione che in passato ci ha fatto tanto male.

Quirinale: il PD ago della bilancia e il disfacimento della nazione

foto-quirinaleValgono di più i voti di Berlusconi o quelli di Grillo?

Mi porrei questa domanda fossi Pierluigi Bersani, dopo l’apertura evidente dei  5 stelle ad una convergenza sul capo dello stato.

È chiaro che l’accordo col PDL salvaguardi buona parte del paese, deludendo però un’altra parte consistente: chi ha votato grillo e chi non lo ha votato perché pensava che il PD fosse più affidabile, quindi a tutti gli effetti tuoi elettori.

Un dato di fatto è che la sinistra ha passato anni a dire qualsiasi cosa contro Berlusconi e proprio ora fa l’accordo con il Diavolo in persona che secondo il PD ci ha portato a questa catastrofe? Quale è il senso?

Potevo capire una strategia di questo tipo una volta ricevuto il rifiuto del  5 stelle per un governo, ma ora che senso ha? Si mette Grillo dalla parte della ragione e Berlusconi non fa altro che aumentare il suo elettorato ogni giorno che passa.

Il PD sta sbagliando qualsiasi cosa è sbagliabile: i tempi, i nomi (Amato, D’Alema, Marini), gli alleati, le strategie, ecc ecc.

Vi è la sensazione di uno sfaldamento interno al partito che non è arrestabile. Il suicidio sarebbe anche in vista delle prossime elezioni: un accordo con il PDL, non perché sia sbagliato in sé ma sono sbagliati i tempi ripeto, porterebbe voti su voti nelle prossime elezioni dal Partito Democratico proprio a Grillo, che come un abile stratega ha ribaltato la posizione di responsabilità, mettendo il PD davanti ad una scelta che se non accetterà sarà il solo a rimetterci.

Parliamoci chiaro: la convergenza su Rodotà non mi sembra sia fantapolitica. Non vedo grandi difficoltà nel Partito Democratico a votare Rodotà! Sarebbe una figura seria, istituzionale e che è anche lontana da quel concetto di casta di cui la gente ne ha piene le scatole.Giustamente il PD, quale raffinato intenditore dei subbugli del paese, propone il vecchio apparato: il tesoriere di Craxi e il Baffetto ex PCI, PDS, PD che ormai va anche bene a Berlusconi! Ma ci rendiamo conto?!

Sono amareggiato da Bersani e da come il PD si stia accartocciando su se stesso, rifiutando idee, nomi e facce nuove, rifiutando il paese che pensano di governare e che pian piano gli sta voltando le spalle.

Manca poco alle votazioni e vedo ancora un barlume di speranza, ma una volta che si sarà spento anche quello, non vedo proprio che cosa potrà essere della nostra povera Italia.

Brecht diceva: “Beato il paese che non ha bisogno di eroi”. Noi purtroppo ne abbiamo bisogno, e anche tanti.

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