Una nuova destra

salvini

La nuova destra italiana non e’ una destra berlusconiana: ruffiana e figlia dell’immobilismo della prima Repubblica.

La destra di Berlusconi si e’ dissolta a cause delle sue 1.000 promesse non mantenute: dalla riforma giustizia, all’articolo 18.

Tutte queste riforme le sta provando a fare Renzi, con un sostegno popolare ben largo, similare a quello del primo Berlusconi, a riprova che ormai le persone non votano piu’ un partito ma un’idea chiara di paese (si vedano le ultime Europee).

La nuova destra e’ molto piu’ simile a una Lega nord allargata, senza piu’ il feticcio della difesa della padania, ma con il nuovo mito della difesa del sacro suolo nazionale italiota.

Difendiamoci contro:

  • l’immigrazione in generale che ruba lavoro
  • le politiche europeiste atlantiste e diventiamo i nuovi amici di Putin
  • qualsiasi cosa che il governo promuove, anche se era nel programma della mia coalizione fino a qualche anno fa
  • l’euro
  • etc etc

A destra si parla ben poco di lavoro, quello lo si demanda al governo. A destra non si espongono sulla correttezza o no del job act, probabilmente perche’ sono d’accordo anche loro. Nella nuova destra parlano di valori che colpiscono alla pancia le persone.

Chi e’ l’artefice di tutto questo? Fitto? Qualche resuscitato del PDL? No, Matteo Salvini.

La pancia che si vuole colpire per prendere voti e’ quella delle persone che hanno paura, delle persone poco informate e delle persone che non votano PD perche’ pensano che sia di sinistra e che mai voterebbero M5S perche’ sono un ammasso di comunisti (anche se, ho sempre avuto personalmente l’impressione che un bel manipolo di camerati si nasconda tra di loro).

Forse a destra e’ proprio Salvini ad aver imparato la lezione del M5S: il populismo a prescindere ti fa prendere un bel po’ di voti.

Stimolare la paura del diverso per aver voti e’ una tecnica antica, ma prolifica. Se a questo aggiungiamo l’idea anticasta che la Lega si porta dietro, anche se e’ stata lei al governo con Silvio per tanti anni, Il bacino elettorale e’ piu’ o meno lo stesso di Grillo: persone scontente con poca capacita’ di analisi, che non si rivolgono a sinistra per la protezione dei propri interessi (perche’ non c’e’ nessuno), ma ritornano ad un vecchio fascismo sociale per la protezione del proprio orticello.

Salvini cerca i voti spaventati dei pochi operai rimasti, dei tanti Grillini delusi e dagli irriducibili che PD non lo voterebbero mai.

In tutto questo, l’assenza di una sinistra vera da votare si fa sentire: chi la voterebbe per la difesa dei propri interessi non trova nessuno e allora l’elettore passa sopra a qualche sparata razzista per vedere protetto il suo piccolo mondo.

Anche fratelli d’italia fara’ naturalmente parte del nuovo MSI, che andra’ nascendo sulle ceneri della Lega e di una destra che e’ stata in gran parte assorbita da Renzi.

Aspettiamo tutti che la sinistra, quella vera, ritrovi il modo di organizzarsi e di fare politica in modo sensato, per tornare finalmente a come eravamo abituati: MSI, DC, PC con il M5S che forse avra’ esaurito il suo lascito, perso di qua e di la tra estrema DX ed estrema SX, con un PD destinato a governare per I prossimi lustri: sempre che Renzi non affondi come Berlusconi travolto da troiette di alto bordo e dal non aver mai fatto nulla di concreto.

Ma non era meglio morire di freddo …

Ma non era meglio morire di freddo

Dopo 45 anni la storia è sempre la stessa. Dalla primavera di Praga, ne sono cambiate di cose. O forse no? È caduto il muro di Berlino, abbiamo festeggiato la fine della Guerra Fredda (forse non era una fine, ma solo una pausa di riflessione) e abbiamo osannato un presidente nero alla guida della nazione più potente del mondo. Ma appena le cose si mettono storte, ecco che la (pre)potenza militare russa torna in campo. A Praga i carri armati non nascondevano la falce e il martello, adesso entrano in Crimea mascherati e senza targa. Che qualcuno possa ancora pensare si tratti di carri e militari del Costa Rica?

Allora la minaccia era quella delle armi, oggi è quella del gas e del petrolio che mandano avanti le nostre economie.

Ma possiamo forse appellarci al senso democratico di un intero popolo, quello russo, nato sotto la dittatura comunista, cresciuto nello sfascio valoriale post crollo dell’Unione Sovietica e invecchiato sotto la l’arroganza mafiosa di spietati oligarchi (ex gerarchi del partito)? Probabilmente no.

Un po’ come spiegare al popolo italiota il principio di equità sociale della tassazione, dopo 20 anni di Berlusconismo. Fatica sprecata.

Ma dove comincia e dove finisce la possibilità di un popolo di determinare il proprio destino?

Il destino degli abitanti di Crimea deve essere deciso in Germania? Negli Stati Uniti o in Francia? O, come è giusto che sia, deve essere determinato in loco?

Dobbiamo pensare veramente che ai governi di mezza Europa interessi del destino del popolo di Crimea? O forse quello che interessa è tutelare gli interessi della gente di Germania, Francia, Italia, in termini di afflusso di risorse energetiche, per riscaldare i rispettivi flaccidi deretani?

Possiamo quindi scaricare le responsabilità di quanto sta accadendo su un governo anti-democratico guidato da un ex agente del servizio segreto russo?

Sarebbe facile, ma ingiusto, sicuramente semplicistico e assolutorio.

Faremmo forse meglio a chiederci chi, all’interno dei democratici paesi europei, ha permesso alla Russia di acquisire il potere ricattatorio che oggi sventola sotto ai nostri nasi occidentali?

Quali capi di governo hanno firmato i patti col diavolo, sulla base di accordi miliardari che hanno rimpinguato le avide tasche di amici e amici degli amici?

Solo in Italia c’è più di uno che non dovrebbe avere la coscienza a posto, ammesso che una coscienza l’abbia ancora. Non sarebbe interessante sapere cosa pensi Silvio Berlusconi dell’invasione di Crimea da parte dell’amico fraterno, con cui tanti letti si sono scambiati (e tanto decantati dalla Daddario)?

Ma sarebbe altrettanto interessante scomodare il parere del prof. Prodi, o per non andare molto lontano tra i vicini europei, dell’ex cancelliere tedesco Schröder o dell’ex primo ministro britannico Tony Blair.

La scomoda verità è che dovremmo chiedere spiegazioni a costoro per quanto fatto nei periodi in cui ci hanno, più o meno indegnamente, rappresentato.

Dovremmo chiedere loro perché negli anni intercorsi dalla caduta del muro di Berlino ad oggi non hanno intrapreso fortemente delle politiche energetiche che consentissero ai paesi europei di affrancarsi dal ricatto di Mosca.

Ma la verità è scomoda per definizione e se i caloriferi non partono, con la verità non ci si scalda.

Sarà la vergogna a farci divampare le pingue guance, ma sarebbe stato meglio morire dal freddo.

Per il momento tutti tranquilli, è arrivata la primavera. È entrata nelle case della gente, per le strade, nei parchi, sui balconi. Le facce distese della gente per strada e la diminuzione dei clacson ne costituisce prova tangibile.

Se Giovanardi sapesse l’effetto benefico che la primavera comporta sull’umore delle persone, proporrebbe certamente una legge proibizionista, senza alcuna distinzione tra primavere leggere e primavere pesanti.

Questo non è un paese per pecore …

Luppo de loopy

Questo non è un paese per pecore, questo è un paese di pecore. La pecora notoriamente è un animale mansueto, vive in gruppo, pascola serenamente, viene munta e una o più volte all’anno viene portata dal barbiere. Con un po’ di fantasia (nemmeno tanta a dirla tutta), non ravvisate qualche somiglianza con il profilo dell’Italiota animale? L’animale Italiota inizia la giornata con cappuccio & cornetto, giornale e/o gratta & perdi, arriva al lavoro e manda subito qualche mail sul fantacalcio, pausa caffè, pausa pranzo (pausa da che?), passeggiata a Villa Borghese, rientro in ufficio – e uff – organizza il weekend fuori porta, aperitivo, partitina a tennis, cena a casa con amici. Quando poi gioca l’Italia, silenzio, il deserto dei tartari. Alle 16.57, l’animale Italiota è pronto ai tornelli con il badge in mano. Tutto può attendere, ma l’inno nazionale no. Fine settimana dal barbiere per il necessario aggiornamento sul pettegolezzo di quartiere. Quanto alla mungitura, ci hanno pensato ultimamente la Fornero e il Gran Professore Mario Monti, Brancaleone da Norcia dei nostri giorni. Il tutto mentre gli altri paesi fanno le rivoluzioni, fanno il ’68, fanno le primavere, fanno ostaggio dirigenti di multinazionali alla sola minaccia di licenziamenti. Ma in fondo, forse è proprio quella capacità di divincolarci dai problemi (senza affrontarli, ovviamente) e di vivere bene che tutto il mondo ci invidia, la Grande Ignavia. Qualcuno prima o poi di occuperà di questi benedetti problemi, ma intanto domenica si va a sciare. Quel qualcuno lo cerchiamo nel sindaco, nell’amministratore, nel politico di turno. Cerchiamo il cane pastore che ci guidi nel pascolo, osservandoci dall’alto di un colle (sia esso il Quirinale o altro promontorio), controllando che non si vada a finire nei pericoli. Basta una ringhiata, un latrato e tutti a correre in riga verso la retta via, verso nuovi pascoli. Evidentemente le pecore non sono dotate di una vista acuta, o forse semplicemente non hanno una adeguata conoscenza del regno animale, se continuano a scambiare lupi (non Maurizio, ministro delle infrastrutture) per cani pastori. Solo per ricordarne alcuni, le nostre candide pecore italiote hanno seguito negli ultimi anni pastori maremmani, pastori filo-tedeschi, pastori a pelo raso-ma-rifatto, finanche mastini napolitani, ignare del fatto i lupi non le avrebbero condotte verso sicuri pascoli, ma a sicura morte. Ci mancava solo il lupo idrofobo che giorno e notte non trova pace e ulula ai quattro venti. Ed eccolo che il lupo maremmano cala la maschera ed attacca in diretta TV i tre porcellini, CGIL, CISL e UIL, rei di non aver fatto negli anni una proposta per il bene dei lavoratori che rappresentano. Proposte, effettivamente, non se ne sono viste, ma nel frattempo hanno riempito i banchi parlamentari (dall’ormai anche ex parlamentare Fausto Bertinotti al morbido Savino Pezzotta, dalla scoppiettante Renata Polverini al traghettatore di partiti Wilem Epifani): who’s next? Ed ancora lui, il lupo maremmano, visita tutte le scuole dei giovani cappuccetti rossi, da nord a sud, intonando canzoncine e raccontando favolette (e la nonna? È a protestare tra gli esodati). È vero, è solo un’operazione lungimirante! Se cominci a raccontare favole ai bambini fin da piccoli … questi, da grandi, non avranno alcun problema a credere: si vedano i casi di successo della chiesa con il catechismo e di Berlusconi con il Drive-in. Il tutto, nell’attesa di un giovane lupo di destra … quello vecchio ormai non ha nemmeno le zanne per la pastina da ospedale. Che i tempi siano maturi per una Lupa?

Renzi: uno stupido?

Renzi-LettaUna battuta che girava su FB in questi giorni, che recitava più o meno così, mi fa riflettere: “ ti svegli e sei perplesso quando ricordi che l’ultimo presidente del consiglio eletto democraticamente dai cittadini è stato Berlusconi.”

Renzi ha annullato la democrazia? Il PD non sa cosa sia la democrazia? È un suicidio? Che cosa diavolo sta accadendo? Non può essere la solita manovra di palazzo, per di più guidata da chi ha sempre condannato le “Manovre di Palazzo”!

Non sono mai stato “dietrologista”, Napolitano che fa il colpo di stato con Monti è uno scenario divertente da film, veritiero, ma sempre da film rimane.

Ieri sera ero disorientato: “Ma come, lui che si è sempre detto contrario a queste cose? Proprio lui che con la vecchia politica voleva chiudere? Perché non aspettare e vincere un domani una volta portata a casa la legge elettorale? Perché?”

Tuttavia una maggioranza schiacciante all’interno del partito, riguardo alle dimissioni di Letta e alla salita al governo di Renzi, non accade per caso.

Due indizi su tutti: le elezioni europee e la necessita’ di una fiducia per il Governo.

Le elezioni europee possono, se il PD vince, dare una legittimazione ex-post a Renzi, che inoltre andrebbe a presiedere il semestre europeo. Magari con questo riesce pure a riportare a casa i Marò e farebbe felici tutti.

Se incassa la fiducia con un programma aggressivo (abolizione senato, legge elettorale, riforma province, privatizzazioni…), avrà vinto lui. Se non lo attuerà per resistenze di chi gli ha votato la fiducia, sarà stata colpa degli altri.

Dopodiché, alle elezioni, sia che si vada subito per la non fiducia, sia che si vada quando lo faranno cadere, avrà ottime probabilità di vincere.

È l’unico che ci poteva mettere la faccia e scontentare un po’ di partiti e parlamentari vari, Alfano su tutti, perché è forse l’ultimo appiglio per provare in corsa a cambiare le cose.

L’unico sbaglio sarebbe quello di non essere “iperaggressivo” nel programma e nelle persone che presenterà come componenti del nuovo governo. È chiara l’intenzione del PD di superare le larghe intese che non hanno portato a nulla e di venire al momento delle azioni, come ha sempre sostenuto il suo nuovo segretario. Il rischio era di spegnersi e far rientrare Berlusconi in auge.

In poche parole Renzi si salva se fa il Renzi, cioè se porta una programma definito e deciso che scontenti tanti, come quello che avrebbero potuto mettere in piedi PD e Movimento 5 Stelle se Grillo non avesse posto un veto miope e radicale, non se fa il Letta accomodante e buono per tutte le stagioni.

Il paese della libertà

festa della libertàPersonalmente trovo che sia giusto che molta gente abbia festeggiato per la decadenza di Berlusconi.

Sono altrettanto convinto che sia sbagliato che molti lo rimpiangano.

Non è ancora abbastanza però. Di questi 20 anni solo la metà sono stati governati da Berlusconi e ancora tanti di coloro che hanno reso possibile lo sfacelo del nostro paese sono ancora li in bella mostra.

Berlusconi diciamo che ha incarnato quello che di peggio è stata l’Italia: qualunquista, populista, senza ideali, senza ragione e solo dedita al piacere. Il tanto vituperato bunga bunga è stato solo lo specchio del paese, una giostra su cui tutti avrebbero voluto salire; anche il più integralista di sinistra se fosse passato per caso davanti alla villa di Arcore e gli avessero assicurato che nessuno lo sarebbe venuto a sapere, ne avrebbe preso parte.

La sentenza, che sia politica o no, ha dato una mano a questo paese, fossilizzato sulla figura di una sola persona, sia a destra che a sinistra, che ha ucciso il libero pensiero politico ed economico. La libertà è stata uccisa da Berlusconi, inteso come idea, l’unica bandiera per tutti i partiti, che fosse da distruggere o incensare.

È paradossale il Giornale che parla di fine della libertà quando di libertà: in economia, nel diritto, nella concorrenza, nella selezione delle persone, nelle manovre finanziarie e chi più ne ha più ne metta, in Italia non se ne è mai vista, nemmeno quando promessa.

Forse dovrebbero intitolare tutti i giornali: libertà finalmente sei tornata fra noi. La libertà di pensiero che gli italiani hanno delegato per tutto questo tempo ai salotti della politica invece di pensare a quello che stava succedendo nel paese, facendosi annebbiare la vista da squallidi teatrini e promesse mai mantenute.

Forza ora, questo è solo l’inizio, può essere la svolta per cambiare qualcosa, per muoversi e dare una vera ripulita. Di questo cambiamento secondo me dobbiamo dare atto al Movimento 5 Stelle, senza il quale non so quanto la vecchia politica avrebbe spinto per il voto palese e la decandenza di Berlusconi.

Abbiamo finito il turno in prigione, è ora di ripassare dal via per cominciare a ricostruire un Italia che avrà sempre i suoi difetti, però almeno che sia nuova e proiettata al futuro, non al presente imperante e privo di vita che ha dominato fin ora.

Ritorna la parola Libertà che ironia della sorte era forse la preferita di Berlusconi. Dobbiamo essere in grado di onorarla questa parola e renderla davvero vita per intravedere un futuro diverso. 

Inversione a U

esterij-258Il colpo di scena dell’altro giorno non e’ passato inosservato all’estero. Molte delle piu’ prestigiose e affermate testate di tutta Europa hanno riportato in prima pagina la notizia del dietro front di Silvio Berlusconi. La BBC, emittente pubblica britannica, ha persino trasmesso la notizia della fiducia al governo come “breaking news”.

La stampa estera l’ha definita “U-turn”. La fighissima inversione a U. Quella che la teoria di scuola guida ammette solo se adeguatamente segnalata e seguendo passaggi ben precisi. Quella che la pratica italiana invece, smentendo la teoria, battezza non appena si trovi uno spazio, praticabile o impraticabile. Quello spazio l’altro ieri e’ stato il Senato. Strada particolarmente affollata, in piena ora di punta, per cui non si e’ trattato di una manovra facile, e lo si e’ visto sul volto tirato del Cav. Ma e’ riuscita magistralmente. Scusate, ogni richiamo ai magistrati e’ puramente casuale.

L’inversione a U, una di quelle “selvaggiate” che ci piacciono tanto in Italia. La BBC ha parlato di “umiliante inversione di marcia”, il Financial Times di “drammatica marcia indietro”, il Guardian di “salvare la faccia ma perdere influenza”, Le Monde di “ultimo colpo di scena di Berlusconi”, Le Figaro di “voltafaccia”, il New York Times di “marcia indietro”, necessaria dopo un confronto con “un’inattesa ribellione” interna al partito. Un momento topico.

A rispolverare i manuali di scuola guida si scopre che l’inversione a U in realta’ non e’ l’unica tipologia di inversione di marcia, ma e’ la più semplice. Basta accostare l’auto sul margine destro della strada (dopo aver ovviamente guardato lo specchietto e segnalato l’intenzione di accostarsi). Ingranare la prima marcia. Guardare dallo specchietto sinistro e poi girarsi “per controllare di avere la strada libera e che nessuno stia sopraggiungendo da dietro”….Infine mettere la freccia sinistra e effettuare un percorso a U finché non ci si ritrova nella corsia di marcia opposta.

Fino a li ovviamente non ci si e’ spinti. Altra inversione di marcia piu’ elaborata pero’ e’ la cosidetta inversione ‘a tre tempi’, necessaria quando la carreggiata delle intese non è sufficientemente larga per una semplice inversione a U. Si accosta l’auto sul margine destro della strada e si mette la prima. Si controlla che la strada sia libera, si mette la freccia sinistra. Per poi procedere girando velocemente il volante tutto a sinistra. Quando si sta quasi per arrivare al margine della carreggiata, bisogna controsterzare girando il più possibile il volante a destra, molto velocemente. Fatto questo si mette la retromarcia, si retrocede, si controsterza di nuovo e via. La manovra dell’altro giorno somiglia forse di piu’ all’inversione a tre tempi dunque.

Nell’eseguire le manovre di inversione le mani devono andare veloci sul volante, ma la macchina deve andare piano. Piu’ lentamente va la macchina, piu’ la monovra sara’ semplice da eseguire. Ma se la strada che stai percorrendo e’ a senso unico, l’inversione di marcia non si puo’ fare.

Anche gli stolti allora cambiano idea? O forse stolto non e’? Non lo e’. E’ falco, ma falco a meta’.

“Il falco va, senza catene. Sfugge gli sguardi, sa che conviene. E indifferente, sorvola gia’ tutte le accuse, boschi e citta’. Io che son falco, falco a meta’”.

 

 

 

 

 

S come Sadico

berlusconi-sadicoEsco dall’ufficio al termine di una giornata di lavoro inconcludente, sono circa le 19.30 a Sydney, e non ho voglia di andare in palestra stasera. Mi fiondo in metro con l’unico pensiero di arrivare a casa il prima possibile, ma quando arrivo al binario il tabellone e’ spietato: prossimo treno tra 11 minuti. Con un gesto meccanico tiro fuori il mio nuovo fighissimo smartphone dalla tasca interna della giacca e meccanicamente vado sul sito de La Stampa. Dopo i 5 minuti di lobotomia che tipicamente seguono ogni uscita dall’ufficio dopo una giornata di merda che si rispetti finalmente realizzo che e’ arrivato il gran momento, la verifica di governo e’ ormai prossima. Passo il viaggio in treno a scorrere la telecronaca minuto per minuto degli ultimi avvenimenti. Si parte da ieri sera con Alfano che va a Palazzo Grazioli, Silvio rimane fermo sulle sue posizioni nonostante sia ormai chiara la spaccatura che ne sarebbe scaturita, Angelino ci riprova di prima mattina, nella sperannza che il sonno abbia portato consiglio al Cavaliere e che i falchi si siano allontanati con il diradarsi delle tenebre…sicuramente qualcosa e’ successo nella puntatina mattutina, visto che gia’ prima di entrare in aula si parlava di una possibile apertura di Silvio e che Angelino ha fatto pure tardi ed e’ arrivato in aula quando Letta aveva gia’ iniziato a parlare…

Arrivo a casa assetato di aggiornamenti, non faccio in tempo ad accendere la luce che gia’ sono in posizione sul divano e accendo il mio nuovo fighissimo laptop, ho voglia di corriere.it, sullo smartphone riesco a leggere solo  LaStampa perche’ il Corriere mi fa vedere solo i titoli dannazione, dalle ultime Ansa sembra che l’apertura del Cav sia gia’ naufragata cazzo, stavolta la cosa si fa seria, sta a vedere che stavolta succede qualcosa perfino in Italia…

Bando alle ciance, c’e’ la diretta video su sito del Corriere, altro che note Ansa, questa non me la perdo per niente al mondo…faccio partire la diretta video, che culo, proprio all’inizio delle dichiarazioni di voto!

Un paio di senatori irrilevanti mi danno il tempo di scaldarmi gli avanzi della cena di ieri e mettermi comodo per godermi lo spettacolo. Il  fervore degli interventi dei primi senatori irrilevanti e’ soffocato dal tono piatto della voce del presidente del Senato Grasso che annuncia l’intervento successivo finche’ si arriva finalmente agli interventi di rilievo. Prima Monti ci ricorda il buon lavoro fatto da questo governo che ha tagliato un miliardo e piu’ di spesa pubblica confrontandolo con il suo governo che di miliardi ne aveva tagliati dieci, dopo che Silvio e la sinistra non avevano fatto altro che spendere e spandere come se non ci fosse un domani nei due decenni precedenti, e non mancando di ricordare che qualsiasi alternativa a questo governo ci portera’ automaticamente al commissariamento europeo nonche’ a versare altre lacrime e sangue di piu di piu’ anche di quelle che ci ha fatto versare lui che ha aumentato le tasse solo per creare le condizioni per poi abbassarle povero cristo. Conclude Monti confermando la fiducia al governo e ricordando un simpatico aneddoto di quando Silvio gli chiese di guidare un governo di moderati e lui rispose, ironia della sorte, che forse non era la cosa migliore in quel momento (non ricordo esattamente quale fosse il momento in questione) e che avrebbe visto bene un governo di larghe intese guidato da Letta e Alfano. Gli ci scappa pure un risolino dei suoi nel raccontare l’aneddoto devo dire abbastanza imbarazzante.

Non importa, dopo l’intervento di Monti e’ ormai chiaro che qui si sta facendo la storia. Nonostante la supermega connessione internet iperveloce con la fibra ottica la rava e la fava nonche’ il mio laptop nuovo superfigo, l’immagine video non e’ nitida, sembra di guardare un filmato d’archivio, uno di quelli dei primi anni ’90  per intenderci, e la senzazione che si stia facendo la storia e’ sempre piu’ palpabile, stavolta qualcosa succede, me lo sento, questa e’ la volta buona.

Tocca alla senatrice Paola Taverna del Movimento 5 Stelle sostituire l’assente Vito Crimi. Finalmente ho modo di vederli all’opera questi pivelli della politica. Tanto fervore, poca oratoria, si puo’ migliorare Paola, ma l’impegno comunque c’e’ ed e’ apprezzabile, quanto basta per tenere alte le aspettative su cio’ che sta per seguire, quando cioe’ prende la parola…

…Silvio Berlusconi?? Cazzomerda, non mi aspettavo che spuntasse cosi’ all’improvviso, senza preavviso, dopo una Paola Taverna  qualsiasi…e ora checcazzo dice? Breve, conciso, non fa una piega, bello come il sole anche se evidentemente provato da una notte insonne, tutti pendono dalle sue labbra, nessuno escluso, e lui lo sa, come un sadico si gode ogni secondo del breve intervento in cui conferma a sorpresa la Sua fiducia al governo Letta, solo un mezzo sorriso in chiusura tradisce il compiacimento per l’orgasmo appena provato nell’avere ancora una volta, forse l’ultima, violentato l’Italia.

I tempi sono maturi – Favola dark contemporanea

I tempi sono maturi

Un leader di partito si sveglia una mattina e impone le dimissioni ai Ministri del Governo eletti sotto il proprio vessillo.

Un Ministro del Governo si sveglia una mattina, riceve una telefonata, e rassegna le dimissioni.

Più Ministri del Governo si svegliano una mattina, la stessa mattina, e rassegnati rassegnano le dimissioni.

Passa qualche giorno, un ministro dimissionario si sveglia una mattina e pensa che forse di dimettersi non avrebbe tanta voglia.

La stessa mattina, altri  ministri dimissionari, al risveglio, si rendono conto che non hanno proprio voglia di dimettersi.

Qualche mattina dopo, un leader di partito si sveglia e vota la fiducia al Governo.

Non è più tempo per fare analisi politiche. Ci è rimasto solo il tempo per fare un corso di lingua, preparare la valigia di cartone e scappare da questo paese criminale, fatto di gente disposta a tutto e a tutto assuefatta. Via da questo paese marcio fin dalle sue fondamenta. Via da questa ipocrisia, via da questa mafia, via da questo letargo.

Se non ora quando?

Silviamo il Silviabile

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Postumi di una calda, torrida, tardiva estate. In TV ancora il nulla assoluto. I bar lentamente riaprono. Al TG si susseguono i consigli per mantenere l’abbronzatura e rimettersi in forma mangiando frutta e verdura (possibilmente di stagione).

Come ogni anno, ci sono stati incendi dolosi nelle regioni del sud che hanno ridotto il patrimonio boschivo nazionale. Cosa che invece non si è mai ridotta è il numero dei forestali piazzati da governatori e politici ladroni per dare il contentino ad amici, partenti e conoscenti.

Come ogni anno, centinaia di animali sono stati abbandonati per le strade.

Come ogni anno, paparazzi hanno documentato boto-culi & boto-tette per saziare l’ormone italico che è noto schizzare nei mesi di calura.

Come ogni anno gli anziani sono stati invitati a frequentare quel bruttume dei centri commerciali per poter godere del refrigerio del banco surgelati e chi se ne frega se oltre a fresco i poveri malcapitati si sono portati a casa una buona dose di depressione e solitudine esistenziale.  Proposte di musei gratis, attività nei parchi per gli over 60 sono ancora fantascienza in questo paese di Schettini.

Ma l’anziano su cui si è concentrata l’attenzione nazionale è sempre LUI. Il boto-anziano. Quello dalle grandi orecchie aerodinamiche. L’amico della nipote di Mubarack, di Dell’Utri, Mangano & compagnia cantante (qui il riferimento ad Apicella è solo casuale). Il fidanzatino dell’ex-ragazza dal Calippo d’oro, ora badante più pagata d’Italia.

LUI che non molla. LUI che sale sul palco, circondato da giullari, dame di corte e cavalieri senza scrupolo – egli stesso cavaliere tra i cavalieri – osannato da orde di manifestanti (non chiaro se con regolare contratto di lavoro o meno). LUI che è pronto ad andare in carcere o in alternativa a tornare in campo per il bene di questo Paese. LUI che ha deciso che il bene di questo Paese è perseguibile unicamente per la via della riforma della giustizia e della sua non decadenza da Senatore.

La riforma della giustizia – vera priorità del paese – certo risolverebbe tanti problemi di questo paese.

Milioni di disoccupati, non più assillati da giudici comunisti, potrebbero dedicarsi alle attività lavorative.

Centinaia di piccole e medie imprese nuovamente incoraggiate da una giustizia non giustizialista riprenderebbero ad alzare le saracinesche (per lungo tempo calate).

Grandi imprese troverebbero un paese non più atrofizzato da sindacati tanto (troppo) vicini ai partiti politici, non più orfano (da un ventennio) di una vera politica industriale, e riprenderebbero ad investire in Italia.

Orde di immigrati, clandestini e nullafacenti dalla pelle scura, smetterebbero di approdare nel Paese della stirpe Padana con il solo fine di delinquere, certi di trovare un sistema giudiziario veloce, efficiente e rimpatriante.

Milioni di contribuenti comincerebbero a pagare le tasse, a riportare in Italia i fondi esteri, a denunciare (anziché sottacere ed incoraggiare) i loro concittadini evasori, timorosi della potente dura-lex-sed-lex.

Il patrimonio storico-culturale rifiorirebbe sotto l’ala protettrice della nuova giustizia: gli ecomostri verrebbero abbattuti simultaneamente in mondo-visione con un grandioso effetto scenico. La sensibilità dei cittadini al bene comune sarebbe commovente e citata come esempio in ogni paese del mondo: “Italians do it better”.

La mafia verrebbe sconfitta.

Anche la Salerno Reggio Calabria verrebbe ultimata. Ci sarebbero finalmente le risorse per costruire il ponte tra Reggio e Messina, ma anche uno da Palermo a Cagliari, e ancora uno a forma di ferro di cavallo – prodigio dell’ingegneria italica – tra Trieste e Genova.

Il tutto strettamente connesso alla sua non decadenza da Senatore della Repubblica.

Una sua decadenza rischierebbe di far (ri)piombare il paese in una crisi nera.

Una crisi economica, politica, istituzionale.

Come se non avessimo già un tasso di disoccupazione giovanile al 40%. Come se non avessimo già una totale e profonda sfiducia dei cittadini nei riguardi di politici e governanti. Come se non avessimo già un sistema istituzionale ingessato dietro logiche di potere di gerarchi e burocrati, non in grado di seguire il passo del progresso.

E dunque di quale crisi staremmo parlando? Quale nera crisi dovremmo evitare garantendo all’Onorevole Cavaliere Silvio Berlusconi una immunità di natura divina? La crisi di Governo? Di un Governo nato sotto le peggiori aspettative, grazie al sovvertimento ed alla manipolazione della volontà dei cittadini: umiliazione del libero voto.

E allora crisi sia. Ben venga la crisi. Accogliamola come il più salvifico dei rimedi al decadimento morale ed etico in cui siamo sprofondati. Uno stato di assuefazione in cui nulla ci scandalizza, nulla ci turba, nulla è fattibile perché il peggio è sempre dietro l’angolo.

Che la crisi abbia inizio. Chiudiamo una volta per tutte con barzellettai, comici e buffoni.

Evitiamo la crisi morale.

 

Back to reality

Agosto in Italia è simbolo di vacanza, di viaggi, di mare, di sole, di mete sconosciute, di facce abbronzate (e arrossate n.d.a.), di facebook invaso da check-in e foto con le due dita oblique (qualcuno me le deve spiegare poi…), di spensieratezza, di distacco da quel quotidiano che ci attanaglia.
Ad agosto non c’è la crisi: ad agosto c’è il sogno, il “ricomincio a settembre” che è diventato tradizione dai tempi dei nonni che lavoravano in fabbrica.
Terra di emigrati ed emigranti, ad agosto tutto tace in Italia, anche per chi rimane nelle grigie città ma segue la scia di tutti gli italiani che staccano il cervello per “rigenerarsi”.

Mi sono rigenerata anche io, ho voluto staccare per qualche settimana.
Una meta sconosciuta, una realtà totalmente distaccata dalla nostra, un viaggio alla scoperta di nuove culture.
Ma come tutte le cose belle (e brutte), prima o poi si arriva ad una fine.
Questa fine per l’italiano medio si chiama volo-con-scalo-dalla-durata-totale-che-varia-dalle-12-alle-26-ore, che tu sia andato in Marocco, in India o in Australia.

Mi ritrovo così seduta nella lounge Skyteam, e mentre attendo il momento del secondo check-in, decido di approcciare le news sfogliando l’Herald Tribune, edizione week end.
Heathrow, caffè bollente, lounge ordinata e pulita, una piccola oasi di benessere nel malessere di un infinito viaggio intercontinentale.

Ho voglia di riprendere il contatto con la realtà, quella della mia amata informazione europea, fatta di spread, banche e governi in bilico, famiglie reali che crescono, frodi fiscali che spuntano e poi scompaiono nuovamente.

Leggo la prima pagina, per una breve overview di ogni Paese: la tragica notizia di un Egitto in piena rivolta, la situazione oltre oceano del gigante cinese che affronta una crisi del credito, i conflitti in Rwanda, la morte dell’avvocato internazionale che per anni ha difeso criminali politici, dittatori e terroristi facendola franca per 88 anni.
Drammi e questioni serie in prima pagina.
In italia tutto bene allora!
Rifletto ogni volta su quanto siamo fortunati a vivere in un Paese lontano da guerre, genocidi, bombe, rivolte.
Mentre sto per voltare pagina il mio occhio cade su un piccolo trafiletto e di sfuggita legge un ” Berl…”.

No. Basta. Non può essere. Riguarderà il prossimo processo. Sai, magari è anche ora di giudicarlo per tutto quello che ha fatto…la prostituzione minorile non era un reato, tra i tanti?!
Mi incuriosisco e torno alla pagina precedente.
E rimango basita “Aerial ad blitz for Berlusconi”.
Voglio capire: siamo nella merda, indebitati, con un tasso di disoccupazione superiore alla media europea, con la crisi che galoppa, le grandi fabbriche italiane in cassa integrazione, gli esodati, i pensionati da 500 Euro al mese, la mafia (che c’è ancora), un governo che per l’ennesima volta è frutto di un compromesso…e c’è chi pensa a organizzare blitz aerei con striscioni a supporto di un uomo che è palesemente in torto, ci ha governato, ed e’ stato processato per una sola della miriade di infrazioni giudiziarie che ha compiuto?!

Rileggo bene “…small planes flew over crowded beaches, towing banners saying “Forza Silvio, Forza Italia” or “Go Silvio, Go Italy” in disagreement with what Mr Berlusconi’s supporter call a politically motivated convition”.
Ho capito bene allora.
Per i nemici dell’inglese, “piccoli aerei sorvolano spiagge sventolando striscioni “Forza Silvio, Forza Italia” o “Go Silvio, Go Italy”.
Vogliamo dire che non ha commesso fronde fiscale?! Ma è palese!!
E noi vogliamo essere ancora rappresentati da un evasore?

Ragazzi, ma mettiamo striscioni per i disoccupati, le ragazze madri, gli orfani, gli esodati, le persone affette da malattie gravi, la ricerca scientifica, la tutela dell’ambiente in cui viviamo e che per anni abbiamo avvelenato (e stiamo avvelenando) in nome dell’occupazione.

Ma stiamo scherzando? Attonita, mi avvio al check in, è ormai l’ora di imbarcarsi.
Volo Alitalia: speriamo di non trainare nessuno striscione pro-Silvio da Londra a Milano.

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