10 buoni motivi per andare a votare

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1) Perché è gratis. Per quale motivo fai la fila se regalano t-shirt in discoteca, mentre non dovresti farla quando ti stai regalando una scelta sul tuo futuro?

2) Perché lo fanno tutti. Se compri le Hogan perché van di moda (saranno mica belle?!), puoi anche andare a votare perché lo fanno tutti. È sicuramente una scelta più sensata (lo sarebbe anche comprare un paio di Converse).

3) Perché è un diritto. Abbiamo lottato secoli per poter essere liberi di votare senza distinzioni sociali e di sesso, per eleggere il nostro parlamento, per essere uguali, per poter esprimere il nostro consenso. Esercitiamolo questo diritto, per rispetto di chi in passato si è battuto per noi e di chi oggi è ancora soffocato da dittature, e darebbe qualsiasi cosa per far sentire la sua voce.

4) Perché è una dimostrazione di responsabilità. Nei confronti di te stesso, degli altri, del tuo futuro. Se tanti non vanno a votare, le scelte sono rimesse al volere di pochi. La democrazia è invece l‘espressione del volere di molti.

5) Perché se non voti, non fai un dispetto a nessuno, se non a te stesso per non aver espresso una preferenza. Nelle elezioni politiche, a differenza dei referendum, non c’è un quorum: il tuo astensionismo non penalizza nessuno, favorisce solo gli altri elettori.

5) Perché ti guadagni il diritto di lamentarti. È facile criticare le scelte degli altri…quando si è deciso di non scegliere. Esprimi il tuo volere, perdi, ti lamenti.

6) Perché non sono tutti uguali. Programmi diversi, candidati diversi, intenzioni diverse, storie diverse. Nessuno avrà la bacchetta magica, né soddisferà tutti i nostri bisogni, ma qualcuno di sicuro rispecchierà il nostro pensiero personale meglio di altri. Scegliamo, una volta tanto che ne abbiamo la possibilità!

7) Perché l’ultimo governo è stato tecnico, e quindi ci è stato imposto, nel bene o nel male in base alla libera interpretazione personale. Non vogliamo più imposizioni, vogliamo esprimerci.

8) Personalmente, perché non voglio un altro governo di veline, favori sessuali, festini, battute infelici, prime pagine ironiche del’Economist sul mio Paese. Voto per scegliere di non averlo.

9) Perché è la massima espressione della nostra libertà!

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione

10) Perché partecipiamo al nostro futuro.

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Riflessioni sul voto (f)utile: Giannino-Grillo-Monti-Ingroia e il resto e’ noia

il-pirla-e-il-voto-utileQuesto post e’ rivolto a tutti gli “indecisi” e a tutti quelli che ancora una volta, nonostante tutto, stanno seriamente pensando di ridare il loro voto alle coalizioni del PD o del PDL.

Abbiamo gia’ parlato in questo blog di astensionismo (Autodafe’ e le 5 C) e dell’assoluta necessita’ di andare a votare. Ora, data la comprensibile disaffezione degli italiani/italioti verso la (classe) politica, si capisce come questo rappresenti gia’ di per se’ uno sforzo non indifferente. Purtroppo pero’ per l’italiano/italiota che scelga di adempiere al suo dovere civico e fare quindi il grande passo di presentarsi alle urne, si pone subito un altro dilemma, se possibile anche piu’ complesso del precedente e sintetizzabile nei termini che seguono:

e ora dove la metto questa c***o di crocetta??

A parte le facili ironie, non si puo’ negare che, specie in queste elezioni, le idee siano confuse come non mai e che una parte dell’elettorato molto ampia (gli ultimi sondaggi parlano del 30% circa ma secondo me sono molti di piu’) sia composta ancora da “indecisi”.

Ecco alcuni esempi di indecisi:

“Uff…certo se le primarie le avesse vinte Renzi adesso la scelta sarebbe molto piu’ facile, io vorrei votare a sinistra ma Bersani si porta dietro tutti i dinosauri, e poi c’e’ anche quello li’ con l’orecchino…a questo punto meglio Monti, almeno e’ una persona seria”

“A me questo Monti non mi convince, da quando e’ arrivato lui al governo ha soltanto aumentato le tasse…allora era meglio Berlusconi, almeno lui togliera’ l’IMU e non ci mettera’ la patrimoniale”

“Bersani fara’ l’inciucio con Monti, io non lo voto per principio, tanto vale votare direttamente per Monti…anche Monti pero’ fara’ l’inciucio con Bersani, non voto nemmeno lui, quasi quasi voto per Grillo”

“Io Monti non lo voto, figurati se do il mio voto a Fini e Casini, Montezemolo tra l’altro mi sta anche sulle palle, ma allora chi voto??”

“Certo la Lega ormai e’ andata e Berlusconi pure, sta a vedere che mi tocca votare quel voltagabbana di Fini…no Fini mai, piuttosto non voto”

“Per me sono tutti dei ladri, io non voto”

“…”

Insomma, gli indecisi esprimono per lo piu’ la dissaffezione della gente verso la classe politica che ha governato per 20 anni questo paese e se molti di loro opteranno per l’astensione, resta comunque una fetta significativa dell’elettorato decisiva per l’esito finale delle elezioni (ed in particolare per il premio di maggioranza al senato).

E’ logico che tutti gli schieramenti in gioco concentreranno gli sforzi dell’ultima fase della campagna elettorale proprio per accaparrarsi i voti degli indecisi (gli altri per definizione hanno gia’ deciso, quindi non ci sara’ bisogno di ulteriori sforzi).

Ora, come si fa ad accaparrarsi il voto di un indeciso? Quello che succede nelle presidenziali USA ad esempio e’ che l’ultima fase di campagna elettorale vede i due candidati impegnati in una corsa verso il centro proprio per prendersi gli indecisi dopo una prima fase in cui hanno consolidato l’elettorato “di parte”. Il concetto del cosidetto voto utile negli USA non esiste, due partiti punto e basta, o di qua o di la’. Purtroppo per il PD ed il PDL pero’, le cose in italia non funzionano esattamente cosi’, dopo un po’ di bipolarismo infatti sono finalmente tornati in auge i democristiani, poi ci sono i comunisti che ci riprovano, senza contare quelle spine nei fianchi della societa’ civile che rischiano addirittura di entrare in parlamento. Fu cosi che PD e PDL si ritrovarono a combattere la battaglia degli indecisi su piu’ fronti, al centro, di lato, di sopra e anche di sotto, tutti a cercare di sottrarre voti preziosi per ottenere l’ambito premio di maggioranza.

Sembra una lotta disperata, senza via d’uscita, una battaglia che vede tuttavia PD e PDL uniti nell’obiettivo comune di resistere, resistere resistere manco fossero sul Piave. E’ questa comunione di intenti la vera chiave di lettura di queste elezioni, ovvero la seconda repubblica che combatte per la propria autoprocrastinazione, PD e PDL contro tutti.

La posta in gioco e’ troppo alta per lasciare spazio al fair play, cosa c’e’ di piu’ facile per intercettare i voti degli indecisi che un bell’invito al “voto utile”? Vuoi garantire finalmente la governabilita’ di questo paese per fare finalmente le riforme ed uscire dalla crisi? Vota PD e PDL! Vorrai mica disperdere il tuo voto nei partitini/movimenti che poi faranno ostruzionismo su ogni provvedimento impedendo le riforme che noi ci impegniamo a fare da subito (ma che per cause di forza maggiore non siamo riusciti a fare in 20 anni di governo)?

Bersani ci ha gia’ provato (vedi video), Silvio ancora no perche’ era impegnato a risollevarsi dalle ceneri, ma adesso che grazie all’aiuto del PD c’e’ finalmente riuscito (o pensate veramente che la puntata di Santoro non sia stata programmata a tavolino per farlo risalire nei sondaggi?) vedrete che anche lui non resistera’ alla tentazione.

Ora questo appello vale non solo per gli indecisi, ma anche tutti quelli che invece sono gia’ decisi a votare PD o PDL. Ma io dico, ma veramente? Ma stiamo scherzando? Ma allora siamo un popolo di cornuti e contenti, e’ questo quello che mi state dicendo?

Ma se scoprite che il/la vostro/a fidanzato/a moglie/marito vi ha tradito per 20 anni e ve lo ha fatto proprio sotto i vostri occhi, voi continuate a dargli fiducia? Stavolta sara’ diverso? No, ma adesso ha capito dove ha sbagliato e sono sicuro/a che cambiera’? Qualcuno mi puo’ spiegare come votare PD o PDL si discosti da questo paragone?

Cari italioti, stavolta non avete scuse per farvi prendere per i fondelli di nuovo, o almeno, non avete scuse per farvi prendere per i fondelli dai soliti noti, almeno provate a cambiare visto che stavolta la scelta ce l’avete!

La seconda repubblica e’ finita, diteglielo a quei signori che vogliono farvi credere che PD e PDL siano ancora le uniche alternative possibili, non e’ piu’ cosi. Le alternative ci sono, non saranno perfette, potranno non piacere,  avranno anche loro qualche dinosauro al loro interno (Fini, Casini su tutti), ma almeno e’ legittimo riconoscergli il beneficio del dubbio! Iniziamo a dare un segnale a chi ormai il beneficio del dubbio non ce l’ha piu’, ovvero chi ha governato per 20 anni, e  mostriamo ai dinosauri l’unica via che devono percorrere, quella di casa. Avete paura che se non date il vostro voto alla vostra coalizione “di fiducia” aiuterete la parte avversaria? Non temete, non c’e’ nessuna parte avversaria…PD e PDL sono due facce della stessa porcaglia.

La mia personale visione del voto utile e’ molto semplice: tutti i voti sono utili per mandare a casa i dinosauri, basta ultime chances, il tempo a disposizione e’ finito, e’ ora di  andare a casa a godersi (purtroppo) il vitalizio.

Le alternative come dicevo ci sono e ci sono sia di qua che di la’:

Sei di destra? Sei un democristiano nostalgico? Vota Monti

Sei solo parecchio incazzato e non te ne frega niente dei contenuti basta non vedere piu’ le solite facce?  Vota Grillo

Sei un comunista? Vota Ingroia

Sei un intellettualoide? Vota Giannino

Ce n’e’ per tutti i gusti, stavolta non avete scuse miei cari italioti!

Qualunque voto non dato a PD e PDL e’ un voto utile, e’ un segnale  ai dinosauri che inevitabilmente torneranno comunque in parlamento, vuol dire: “con voi facciamo i conti al prossimo giro”

Giannino, Grillo, Monti e Ingroia, potranno non piacere, avranno anche questi i loro lati negativi e qualche dinosauro al loro interno, ma almeno sono delle facce nuove (chi piu’ chi meno), almeno hanno ripulito le liste (chi piu’ chi meno), almeno hanno fatto qualcosa per meritarsi il beneficio del dubbio insomma, tutto il resto e’ noia…

Il sogno di Italo – E tu che Italia sogni?

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Una lettura delle evoluzioni economiche e sociali dell’ultimo ventennio Italiano (1992-2012) ed il sogno di un’Italia diversa per il prossimo ventennio

“Italo, re degli Enotri, da lui in seguito presero il nome di Itali e Italìa l’estrema propaggine delle coste europee delimitata a Nord dai golfi, di lui dicono che abbia fatto degli Enotri, da nomadi che erano degli agricoltori stabili, e che abbia imposto loro nuove leggi, istituendo tra l’altro per primo i sissizi. Per questa ragione ancora oggi alcune delle popolazioni che discendono da lui praticano i sissizi e osservano alcune sue leggi”

(Aristotele, Politica, VII, 10, 2-3)

Dall’alto, fra le nuvole mi dirigo a pie’ sospinto verso la terra che un giorno, tanto tempo fa, dominai. 30 secoli or sono, unii lande distanti, popoli di dialetti diversi sotto un unico regno, trasformai la mia gente persuadendo gli uni con la dolcezza e convincendo gli altri con la forza. Istitui’ i sissizi, “gli schiticchi”, delle belle mangiate pubbliche per creare di un popolo disperse una comunita’ di patrioti. Buon vino scorse nei nostri bicchieri. Amai queste coste profondamente come gli occhi della donna che sposai e queste enormi montagne come le spalle forti dei miei due figli. Sono Italo. Italo degli Enotri o degli Itali se cosi’ preferite chiamarmi. Italia e’ la mia terra.

Prologo
Corro, inciampo fra le nuvole, ho sentore che qualcosa non procede per il verso giusto e mi sento obbligato a scendere dal mio iperuranio per tornare in quelli che un tempo furono i miei domini. La mia terra e’ in fiamme forse? Attaccata dai nemici? In preda alla distruzione forse? Non so, fermarmi a guardare bene mi aiutera’ a capire cosa e’ successo dalla mia ultima visita nel 1992. Mi sembra ieri. A quei tempi ci recammo sul luogo con Wolfgang Goethe e Roberto Rossellini ci fece da Cicerone. Il primo volle per forza portarmi in Sicilia in quanto a suo parere «l’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna ed e’ in Sicilia che si trova la chiave di tutto». Il secondo, Il vecchio Rossellini, invece, sorrideva a stento mostrandoci cosa stesse succedendo fra la Grande Crisi finanziaria, le scommesse speculative su una debolissima lira, il debito pubblico raddoppiato dal 60% al 120% del prodotto interno lordo in soli dieci anni, la Fine della Prima Repubblica, Tangentopoli ed il crollo della fiducia nei partiti. I miei Italiani avevano perso le speranze, alcuni di essi da Itali divennero Italioti. Cosi’ anche oggi porto Wolfgang al mio fianco e mi appresto a raggiungere Roberto sul luogo per il loro ennesimo viaggio in Italia.

 

L’Apocalisse – In Italia: Italo incontra Roberto Rossellini

Italo: Eccomi arrivato. “Roberto, allora? Cosa succede?”

Roberto: “Beh, caro il mio Italo, come nel 1992 quando mi venisti a trovare, l’Italia vive una grave crisi di carattere finanziario, con serie ripercussioni sul sistema economico e sulle condizioni di vita della popolazione.

Il rapporto fra debito pubblico e PIL non si e’ ridotto piu’ di tanto nonostante l’alleggerimento dei tassi di interesse sul debito dovuto all’ingresso nella moneta unica, le manovre fiscali e le grandi privatizzazioni delle grandi aziende statali Telecom, Enel Eni, INA e SME (e con questa Motta, Alemagna, La Valle degli Orti, L’Antica gelateria del corso, La Cremeria e anche parte dei beni di Gigi). La spesa pubblica direttamete legata alla produzione dei servizi in funzione del prodotto interno lordo ha continuato a crescere, come del resto il costo della macchina dello stato. Dall’inizio della crisi finanziaria nel 2008, poi, il prodotto interno lordo e’ sceso del 7% e dalla creazione dell’euro il costo del lavoro e’ cresciuto del 30% in piu’ sulla media euro.

Tra il 1992 e il 2011 le attività terziarie hanno aumentato la loro incidenza sul valore aggiunto del 7%, passando dal 66,5% al 73,4%. Il calo del peso del settore industriale è quasi interamente imputabile all’industria manifatturiera. In Italia non si produce piu’. In Italia si pensa. Si serve. E se per produrre ci vogliono 2 braccia, per pensare ci vuole 1 testa. Cosi’ analogamente, i posti di lavoro si sono ridotti. Il lavoro e’ cambiato. E’ nato il lavoro precario e il 50% dei contratti di lavoro sono diventati a tempo determinato. Precari. Il 34% dei giovani italiani (15-24 anni), forse troppo choosy, non lavora – in Sicilia uno su due non lavora e spesso l’altro lavora a Roma, Milano o all’estero, anche se mantiene la residenza in Sicilia.

Figli? No, non se ne fanno. E come fai? Non lavori e fai figli? E come li campi? In Italia nel 1992 c’erano 56,4 milioni di cittadini italiani e nel 2012 ce ne sono 55,7 milioni. Ne muoiono piu’ di quelli che ne nascono (tasso di crescita naturale negativa) e quelli che non muoiono, invecchiano. Piu’ vecchi, piu’ spesa pubblica previdenziale, sanitaria e assistenziale. Ma non ti preoccupare mio caro, sulle tue terre nel 2012 c’e’ piu’ gente del 1992 grazie all’immigrazione. In 20 anni hai potuto accogliere altri 3,7 milioni di stranieri. Molti rumeni (22%), poi albanesi (10%), marocchini (10%), cinesi (5%) ed ucraini (4%). Sono i nuovi Italiani, amano la tua terra quanto te e amano il tuo popolo come tu hai amato tua moglie. Si sposano con cittadini italiani e nel 2008 1 matrimonio su 6 e’ stato un matrimonio fra un italiano e uno straniero. Amano, ma molti non li amano e la politica sull’immigrazione e’ fra le piu’ dure e criticate d’Europa.

Una cosa non e’ cambiata, pero’! Indovina??? I parlamentari! Passeggiando per Roma alle 10-10.30, incontrerai Pisanu (39 anni, in parlamento), La Malfa, Matteoli, Berselli, Colucci, Fini, Casini e Vizzini nei pressi della Camera dei Deputati o del Senato. 32 deputati e 42 senatori hanno oltre 20 anni di incarichi. Italo, te li ricordi?”

Italo: “Beh, benvenuti ai nuovi Italiani. Mi sembra l’unica buona notizia, ma scusami, fermati un attimo, ma per il resto mi sembra un’apocalisse. Come e’ stato possibile tutto questo? Il mio popolo non se ne e’ accorto? Un processo di impoverimento lungo 20 anni e non se ne e’ accorto nessuno? Non si sono ribellati? Non hanno protestato? E l’elezioni? Almeno hanno votato?” – Scappa la prima lacrima sul volto del povero Italo.

Roberto: “Bah, si’. Di votare hanno votato. Quando arrivasti nel 1992, c’era Andreotti! Te lo ricordi? Il 2 maggio 2003 è stato giudicato e condannato dalla Corte d’Appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Il reato commesso non era però più perseguibile per sopravvenuta prescrizione e quindi si è dichiarato il non luogo a procedere nei suoi confronti il 15 ottobre del 2004. Giulio a 94 anni ed e’ ancora in Parlamento, senatore a vita, ma ogni tanto ci fa preoccupare con qualche colpo di tosse. Ma poi ci sono stati anche due Amato, due governi Prodi, due D’Alema, un Dini, un Ciampi e un Monti. Ah, quasi dimenticavo anche 4 Berlusconi”.

Italo: “Quindi mi stai dicendo che in 20 anni ci sono stati 14 governi??? E 4 governi Berlusconi??? Quante generazioni? Il nonno, il padre e i figli??? Come ai miei tempi.”

Roberto: “No, no, solo uno. Silvio Berlusconi che dal 1994 al 2011 ha governato per quattro governi. 3341 giorni su 6678 giorni di governo negli ultimi 20 anni. Per un totale del 49% del tempo di questo ventennio in cui tu, Italo, non sei stato qui.”

Italo: “Silvio, l’imprenditore di successo delle televisioni, dell’editoria, della finanza, etc. etc.??? Beh, quello era bravo. E come mai e’ successa questa apocalisse allora???”

Roberto: ”Non so. Avra’ perso la mano”.

Italo: “E gli Italiani? Lo hanno votato ancora? Si sono indignati? Hanno votato? Hanno spinto al cambiamento?”

Roberto: ”Bah, si’. Un po’. Molti si sono lamentati, hanno piagnucolato e poi hanno cambiato canale. Italioti si chiamano. Figurati che in Sicilia alle ultime elezioni ha votato solo il 47% degli elettori e adesso Silvio Berlusconi forse si ricandida.”

Italo sbigottito:” Ma chiddici? Babbiii? Picchi un cinni futti nenti? (Why don’t they care?) Basta, basta, altrimenti fai piangere e mi fai piangere anche il povero Goethe”

Goethe ripensa all’amata Sicilia e intanto singhiozzando si fa forza: “Gli Italiani reagiranno, ne sono sicuro. Come in ogni momento di necessita’ tireranno fuori il meglio di se’ stessi e sceglieranno la loro nuova classe politica con coscienza del futuro”.

Il vecchio poeta si asciuga le lacrime, Italo e’ disperato.

 

Il sogno di un’Italia diversa per il prossimo ventennio

Sulla via del ritorno, Italo e’ addolorato. Un pugno in gola, avrebbe la voglia di gridare cosi’ forte da svegliare tutti gli Italiani e soprattutto tutti gli Italioti. Purtroppo e’ lontano, sulle nuvole. Licenzia allora i suoi compagni di viaggio, Goethe ed il vecchio regista Rossellini e rientra verso l’iperuranio. Stanco delle fatiche si adagia sopra una nuvoletta soffice, soffice, si addormenta ed inizia a sognare…

Sogna un’Italia nuova.

Sogna un’Italia, repubblica fondata sul lavoro, in cui con braccia e testa il suo popolo recupera la propria produttivita’, il proprio lavoro stabile ed i propri sogni, la propria nobilta’ e la propria dignita’.

Sogna un’Italia dove i giovani lavorano e non sono costretti a partire, a migrare dalle regioni piu’ povere per lavorare.

Sogna un’Italia dove nasce l’amore, nascono piu’ figli, le famiglie sono piu’ protette e piu’ internazionali. Un’Italia dove se ti comporti bene, sei onesto e lavori, sei straniero solo per 1 minuto e al massimo per 5 anni.

Sogna un’Italia dove e’ bello vivere ed invecchiare.

Sogna un’Italia dove politico e condannato non sono sinonimi, ma contrari. Dove politico e mafioso sono contrari. Dove si fa il politico perche’ si ama la propria terra, tutta. Si, proprio come Italo.

Sogna un’Italia che crede nel cambiamento. Un’Italia che e‘ cosciente, impegnata a cambiare ed e’ coerente.

Sogna un’Italia che e’ contenta di essere Italia. Una ed una sola Italia.

…E tu, mio caro lettore, che Italia sogni?

 

Fonti:
– Istat, Rapporto Annuale 2012, Capitolo 2. VENTI ANNI DI ECONOMIA E SOCIETÀ: L’ITALIA TRA LA CRISI DEL 1992 E LE ATTUALI DIFFICOLTÀ, http://www.istat.it/it/files/2012/05/Capitolo_2.pdf
– Banca d’Italia, Aspetti della politica economia italiana dalla crisi del 1992 a quella del 2008-2009,  http://www.bancaditalia.it/interventi/altri_int/2010/rossi-050310/Rossi_050310.pdf
– Lorenzo Bini Smaghi, Out with the Old – Italians need more than old politics, Lorenzo Bini Smaghi calls for a new Italy, Ft.com, 18/01/2013, clicca qui
– Onorevoli in Parlamento: http://www.corriere.it/politica/12_agosto_16/parlamentari-matusalemme-classifica_49db78a2-e790-11e1-99a7-5bcc98b17274.shtml
– Ministero dell’Economia e delle Finanze, La Spesa dello Stato dall’Unita’ di Italia,  http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Servizio-s/Studi-e-do/La-spesa-dello-stato/La_spesa_dello_Stato_dall_unit_d_Italia.pdf
– Durata Governi Berlusconi: http://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Berlusconi
– Governi cronologia: http://cronologia.leonardo.it/governi2.htm
– Privatizzazioni industriali in Italia degli anni 90’: http://it.wikipedia.org/wiki/Privatizzazione#Le_privatizzazioni_industriali_in_Italia
– Il Sole 24 ore, Giovani, nuova impennata della disoccupazione: 33,9% nel secondo trimestre 2012, record dal 1993, 31/08/2012, http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-31/giovani-nuova-impennata-disoccupazione-102823.shtml?uuid=AbVZHFWG
– Cinquantamila Giorni, Giulio Andreotti, Corriere.it  http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=GiulioAndreottiVita

Autodafé e le 5 C

basta_non_voto_NUna preghiera che nasce dall’analisi del 2012 della politica Italiana e l’astensionismo Siciliano

Eccomi. Sono Alessandro. Sono il terzo. Sono un 29enne che vive a Londra da più 2 anni, e che fra studio e lavoro ha vissuto a Milano, Barcellona, Istanbul, Roma, Parma, Melbourne e Parigi. Sono Siciliano, un Siciliano inquieto e vi scrivo da Palermo, dove ritorno a ricaricare le batterie, quando il fish and chips mi sfianca e ho bisogno di sole, vitamina C e iodio.

Scrivo per fare un autodafé del 2012, dando una personale lettura dell’astensionismo in Sicilia nel 2012.  Come tutti gli autodafé anche questo è composto da:

(i)           Una messa (in metafora un breve excursus dei fatti del 2012 e dell’astensionismo in Sicilia)

(ii)          Una processione pubblica dei colpevoli e la lettura della loro sentenza (in metafora l’identificazione delle cause)

(iii)         Ed infine una preghiera per il 2013.

A differenza degli autodafé dell’Inquisizione Spagnola, lo scopo non è né la tortura né l’esecuzione al rogo di nessun partito o esponente politico. L’obiettivo unico è piuttosto in una prospettiva apolitica e in chiave ironica e provocatoria di proporre il rogo e la tortura degli Italioti e della parte di noi stessi che rende opaca e asfittica la bellezza del nostro essere Italiani.

La Messa

All’alba del 2013 molteplici fonti d’informazione compilano bilanci dei fatti del 2012, con Google Zeitgeist in testa. Si torna indietro per un attimo sul 2012 prima di archiviarlo nella cantina delle nostre memorie storiche sempre più povere nonostante i miliardi di terabytes fra clouds e servers installati in giro per il mondo.

Fermatevi. Fermatevi per un attimo a pensare agli eventi del 2012. Pensate a cosa vi direbbe il vostro pc torturato ogni mattina dalla lettura del Corriere.it, della Repubblica, Il Giornale, Financial times, The Guardian, The Telegraph, Sole24ore e altri.

Il 2012 è stato l’anno del governo Monti e di suo nipote chiamato Spread all’asilo. E’ stato l’anno della riforma pensionistica, del decreto liberalizzazioni Monti, dell’IMU, della spending review, dell’accorpamento delle province, della riforma del lavoro e dell’articolo 18 e degli esodati. E’ stato l’anno in cui il posto fisso per tutta la vita è stato definito monotono, delle lacrime della Fornero e dell’invito a non essere “choosy” proprio a pochi mesi della morte di chi ci invitava a “Stay Hungry and Stay Foolish”. E’ stato l’anno degli scandali. Dalla Lega Nord a Fiorito, Lusi e Belsito, dalla Sanità nella Regione Lombardia alla Polverini per la Regione Lazio: tutto in un anno.

E’ stato l’anno delle dimissioni di Monti non più supportato dal Pdl, la proposta di Berlusconi a Monti di guidare il centro-destra alle elezioni ed il successivo ping-pong di battute fra il Professore e l’Imprenditore. Mentre il primo si propone a guida di un’alleanza di centro con l’Agenda Monti, il secondo ribatte secco punto su punto fra D’Urso e Giletti (che si riscoprono giornalisti) ed annuncia la sua nuova fiamma, mentre si accinge a pagare 100.000 euro al giorno alla sua ex-moglie. E infine i magistrati anti-mafia Ingroia e Grasso ingrossano le file di chi scende o sale in politica. Con zampone e lenticchie, tutto sembra essere culminato nella formazione almeno embrionale degli schieramenti politici per l’elezioni politiche del 2013 e dei piani di back-up con acquisti di case e resorts bipartisan tutti rigorosamente a Malindi in Kenya, la nuova Costa Smeralda lontana dai lidi italiani.

Insomma si apre davanti a noi un panorama fra caos, assurdità ed il tipico colore velatamente folkloristico della politica italiana.

E’ stato un anno in cui il girone infernale degli italioti si è affollato sempre di più. E’ stato il trionfo dell’inequivocabile disaffezione degli italiani alla politica e della quasi totale perdita di tolleranza per l’attuale classe politica.

E’ stato l’anno del boom del Movimento Cinque Stelle, dell’impeto rottamatore di Matteo Renzi e del trionfo dell’astensionismo nelle elezioni amministrative in Sicilia.

E’ proprio su quest’ultimo fenomeno che voglio concludere “la messa” prima di proseguire con “la processione pubblica dei colpevoli e della loro sentenza”.

Negli ultimi 11 anni in Sicilia si è votato quattro volte per eleggere il Presidente e l’assemblea regionale. In tre occasioni si è votato nella sola giornata di domenica: (i) maggio 2001; (ii) maggio 2006 e (iii) ottobre 2012. Si votò anche nell’aprile 2008, ma in due giornate e in concomitanza con le elezioni politiche. Per evitare distorsioni, non considereremmo quest’ultima elezione nella nostra analisi dell’astensionismo in Sicilia.

Considerando le tre occasioni di cui sopra si assiste ad un crollo dei votanti in percentuale sugli aventi diritto: da 63,47% del maggio 2001, a 59,16% nel maggio 2006 fino al 47,42% dell’ottobre 2012. A prescindere dell’esito politico delle consultazioni, solo circa 2 milioni di elettori sono andati alle urne sui 4,3 milioni di aventi diritto.

Ci sono quindi 2,3 milioni di Italioti in Sicilia? Quali sono le cause dell’astensionismo?

La processione pubblica dei colpevoli e della loro sentenza

 

L’astensionismo siciliano e quel -16% di elettori alle urne (Vs. 2001) è stato da molti definito un giallo, quindi al di là della provocazione è lungi da me processare dei colpevoli e trarre delle sentenze. Quel che farò è analizzare possibili cause in forma di ipotesi tutte fra loro connesse e a volte parzialmente sovrapposte e chiedervi di testare, criticare, dibattere ed arricchire queste parole.

(i)           L’ipotesi del “Non voto, non sento e non parlo”. Mafia è la prima parola associata alla Sicilia per molti in Italia ed all’estero, quindi è un’ipotesi che va smarcata subito. Questa ipotesi legherebbe il fenomeno dell’astensionismo all’affiliazione mafiosa. Se ne fa portavoce Antonio Ingroia che sostiene la plausibilità dell’astensionismo del voto di mafia, e che questo possa essere un avvertimento ‘politico’ ai possibili interlocutori. Senza fare riferimenti a partiti, Ingroia sostiene che questo possa creare premesse per nuovi discorsi ed eventualmente nuovi patti a Mafiopolis. Avvalla quest’ipotesi anche l’Espresso che pubblica un interessante dato. Su 7.050 detenuti nell’Isola avrebbero votato solo in 46 e si tratta di carcerati comuni e non di mafia. Cosa strana è. Visto che in carcere si è sempre votato. In ogni caso questo spiegherebbe solo circa lo 0,2% degli astenuti, ma potrebbe essere la punta di un iceberg.

(ii)          L’ipotesi del “un minni futti chiù nenti” (I don’t care anymore). Questa ipotesi proviene dal New York Times dall’articolo di Elisabetta Povoledo che attribuisce l’astensionismo nelle elezioni regionali in Sicilia come un segnale inequivocabile della disaffezione degli italiani per la classe politica. Prosegue inoltre commentando che la bassa affluenza alle urne e il successo del movimento di protesta suggerisce che la tolleranza degli italiani verso la classe politica è crollata.

(iii)        L’ipotesi del “no, io non posso scendere”. Strettamente collegata con l’ipotesi di cui sopra, l’ipotesi del “no, io non posso scendere” si riferisce all’impossibilità per ragioni economiche dei siciliani lavoratori fuori sede a rientrare in Sicilia per le elezioni. Il fenomeno dell’emigrazione informale dalla Sicilia coinvolge tutti quelli che lavorano in altre città d’Italia o estere e che formalmente sono ancora residenti in Sicilia. La magnitudo di questo fenomeno è difficile da quantificare, ma facilissima da percepire se vi trovaste per le vie del centro storico a Palermo in un qualunque sabato dell’anno e in un weekend durante le feste natalizie. In quest’ultimo caso vi trovereste travolti da un fiume di ragazzi 20-35enni che vivono altrove e che guadagnano fuori dalla Sicilia. 200€ di biglietto aereo per votare? “No, io non posso scendere”. E non mi riferisco allo scendere in politica, ma allo “scendere in Sicilia” – Sicilianismo, inteso come andare a Sud.

(iv)        Fattore Gattopardo. Chi crede che i Siciliani siano in maggioranza degli Italioti crede nel cosiddetto fattore Gattopardo, ovvero che il popolo Siciliano è un popolo abituato ad essere colonia che non avendo riconosciuto un potenziale leader esterno sulla propria scheda elettorale si è astenuto dalla scelta. Un vero e proprio popolo di Italioti come definito dalle parole di Tomasi di Lampedusa: ”In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di “fare”. Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori già complete e perfezionate, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui abbiamo dato il “la”; noi siamo dei bianchi quanto lo è lei, Chevalley, e quanto la regina d’Inghilterra; eppure da duemilacinquecento anni siamo colonia. Non lo dico per lagnarmi: è in gran parte colpa nostra; ma siamo stanchi e svuotati lo stesso”.

 

Che una, questa o un’altra ipotesi qui non elencata prevalga, il dato dell’astensionismo rimane allarmante. I colpevoli non sono solo gli astenuti, ma anche tutti coloro che hanno smesso di credere che si può cambiare, che si può risalire la china della crisi, che il nostro voto è importante e che è un dovere e non solo un diritto.

Il vero colpevole è in ognuno di noi e nel nostro essere Italioti. Per chiudere il processo quindi, mi sento in dovere di proporre la tortura e di porre al rogo della parte di noi stessi che rende opaca e asfittica la bellezza del nostro essere Siciliani ed Italiani.

 

La preghiera

L’ultimo passo del nostro cerimoniale è arrivato. Mentre le fiamme avvolgono “l’Italiota che c’è in noi”, è tempo di rivolgere una preghiera per il 2013 non ad un’entità terza e aliena dalle cose del mondo fisico, ma ad ognuno di noi.

5 C per il 2013:

La mia è una preghiera a Credere. A credere nel cambiamento, nel miglioramento, nella possibilità di migliorare l’Italia al di là della vostra collocazione politica.

Siate Coscienti ovunque vi troviate della realtà delle cose in Italia, ad essere aggiornati e a leggere le notizie in maniera critica e costruttiva al di là dei punti di vista politici.

E’ un invito al Commitment. Al fare. Ad impegnarsi e ad andare a votare. Votare come espressione di un diritto e di un dovere.

Siate Coerenti con voi stessi e trasformate il vostro disappunto per la situazione attuale in una forza per il cambiamento e miglioramento futuro.

Infine, miei cari, siate Contenti di essere Siciliani, siate contenti di essere Italiani.

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