Rincorrendo un’anguria

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Guardo Balotelli e penso a mio nipote Michele, 6 anni e gia’ fuori due volte dai mondiali ai gironi. Nato l’anno dopo della grande estate in cui usurpavamo Berlino guidati da Grosso e compagni. E ripenso ai miei mondiali del 90′, quando a Palermo giocavano l’Egitto e l’Olanda di Ruud Gullit.
Quelle notte magiche mi regalarono molti brividi e gli occhi di Toto’ Schillaci. Eroe stupito di una Sicilia povera di grammatica, di sogni e presto di capelli. Toto’ correva piu’ forte dell’Alfa 33 e gli rubava le gomme. Cosi’ almeno cantavo io per prendere sonno sostituendo la ninna nanna che mia madre aveva da poco smesso di cantarmi.

Quella estate mi regalo’ tante rivelazioni. La prima e’ che per segnare bisogna correre. E’ forse questo sara’ chiaro anche a Michele oggi.

La seconda e’ che a volte basta avere due settimane di grazia nella vita per cambiartela. Vorrei dire al giovane me di vivere ogni giorno come quel lunedi’ dell’inizio di queste due settimane. Non sai mai quando arriveranno, del resto non giochi mica nell’Italia (e forse e’ una fortuna).

Ed infine che l’anguria non e’ un pallone perfetto. Potrai correrci dietro, calciarlo e farlo rotolare avanti, ma a volte e’ bene fermarsi, tagliarne una fetta e gustarsela in pace. Un po’ come la vita in fondo.

per caso mi imbattei in Zagrebelsky

Gustavo un Paese…
dove gli appelli si facevano solo nelle aule dei discenti,
dove non si agitavano de Monticelli di polemiche allarmistiche di derive autoritarie di Casaleggio  in Casaleggio a mezzo di un Grillo berciante d’odio e distruzione,
dove da una parte i Bonsanti, dall’altra i peccatori sacrileghi di una augusta Carta che non sempre fa buon brodo istituzionale,
dove si ci confrontava, senza barricate tra il vecchio che resiste, talvolta con Carlassare spocchia e livore poco Urbinati, ed il nuovo che
avanza bulletto e vilipeso tra un Delrio che taglia i Boschi, tra ingombranti Casson e minacciosi Gotor,
dove non si credeva che ci fossero Rubini solo a Rodotà ma anche in altri Settis,

Gustavo…e spero di poter presto addentare un Paese diverso.

Renzi: uno stupido?

Renzi-LettaUna battuta che girava su FB in questi giorni, che recitava più o meno così, mi fa riflettere: “ ti svegli e sei perplesso quando ricordi che l’ultimo presidente del consiglio eletto democraticamente dai cittadini è stato Berlusconi.”

Renzi ha annullato la democrazia? Il PD non sa cosa sia la democrazia? È un suicidio? Che cosa diavolo sta accadendo? Non può essere la solita manovra di palazzo, per di più guidata da chi ha sempre condannato le “Manovre di Palazzo”!

Non sono mai stato “dietrologista”, Napolitano che fa il colpo di stato con Monti è uno scenario divertente da film, veritiero, ma sempre da film rimane.

Ieri sera ero disorientato: “Ma come, lui che si è sempre detto contrario a queste cose? Proprio lui che con la vecchia politica voleva chiudere? Perché non aspettare e vincere un domani una volta portata a casa la legge elettorale? Perché?”

Tuttavia una maggioranza schiacciante all’interno del partito, riguardo alle dimissioni di Letta e alla salita al governo di Renzi, non accade per caso.

Due indizi su tutti: le elezioni europee e la necessita’ di una fiducia per il Governo.

Le elezioni europee possono, se il PD vince, dare una legittimazione ex-post a Renzi, che inoltre andrebbe a presiedere il semestre europeo. Magari con questo riesce pure a riportare a casa i Marò e farebbe felici tutti.

Se incassa la fiducia con un programma aggressivo (abolizione senato, legge elettorale, riforma province, privatizzazioni…), avrà vinto lui. Se non lo attuerà per resistenze di chi gli ha votato la fiducia, sarà stata colpa degli altri.

Dopodiché, alle elezioni, sia che si vada subito per la non fiducia, sia che si vada quando lo faranno cadere, avrà ottime probabilità di vincere.

È l’unico che ci poteva mettere la faccia e scontentare un po’ di partiti e parlamentari vari, Alfano su tutti, perché è forse l’ultimo appiglio per provare in corsa a cambiare le cose.

L’unico sbaglio sarebbe quello di non essere “iperaggressivo” nel programma e nelle persone che presenterà come componenti del nuovo governo. È chiara l’intenzione del PD di superare le larghe intese che non hanno portato a nulla e di venire al momento delle azioni, come ha sempre sostenuto il suo nuovo segretario. Il rischio era di spegnersi e far rientrare Berlusconi in auge.

In poche parole Renzi si salva se fa il Renzi, cioè se porta una programma definito e deciso che scontenti tanti, come quello che avrebbero potuto mettere in piedi PD e Movimento 5 Stelle se Grillo non avesse posto un veto miope e radicale, non se fa il Letta accomodante e buono per tutte le stagioni.

“Non c’è più morale, Contessa”

l-italia-cafonal-di-paolo-sorrentino-107758Tra una globalizzazione economica e un passaggio incompleto alla seconda Repubblica, l’italiano medio si è trovato ad incarnare una curiosa categoria sociologica, che qui chiamerò convenzionalmente “il cialtrone borghese”. Eccone una tipica rappresentazione, nella sua versione capitolina.

20 dicembre, ore 8.00, una nervosa coppia di colleghi – un concentrato di gel per capelli, completi inamidati e cravatte a righe coperti da due camici, coperti a da due woolrich nuovi di pacca – si affaccia al bancone del bar dell’ospedale:

 (Cafoni Borghesi: CB1 e CB2; Barista: B)

CB1: “Un latte macchiato e un caffè, grazieggì.”

B: “Arrivano!”

CB1: “..stav’a dì, sivvoi sento Nino, guarda che mò co sti tassi agevolati…”

CB2 a voce più bassa e avvicinando l’orecchio dell’amico con una mano sul suo braccio, l’altra impegnata a recuperare il dolcificante: “Bono che c’è quello de reumatologia…nun te fa sentì. E poi nun so io, è Cinzia ch’insiste. Sta cazzo de casa ar mare. Già m’ha sbroccato che domenica ho portato a mi padre la cassa de sciampagn’ e i due prosciutti che m’hanno mannato i pazienti”

CB1 incurante delle raccomandazioni di discrezione dell’amico: “ Aho fa’mpò come te pare, però me sa che co’ Cinzia devi sta bono, che già che nun t’ha cacciato de casa…”

CB2: “Ahò, mo pure te? ma porcoddue…na vorta, oh, …poi quella da quanno è nato er pupo s’è lasciata annà, nun se trucca più…e sta tipa poi, ha fatto tutto lei, m’ha cercato su feisbuc, s’è fatta spostà a radiologia da noi …e poi cazzo oh, ma te l’ho fatta vede che è?!”

CB1: “Io nun è che te sto a dì gnente, e come n’te capisco Cì? Però pure lì, è che te nun m’hai dato retta…bastava nun salvà il contatto, nun postà status telefonatissimi che ce stavi a annà a fa roba…vabbè comunque mò è annata. E ringraziaddio che Cinzia nun l’ha detto a tu madre”

CB2 ormai preso dalla questione, ignora il tono di voce e inizia a gesticolare visibilmente. Il dialogo raccoglie l’interesse di un nutrito pubblico, a cominciare dal tizio di radiologia: “Ah, perché nun ce lo sai? La madre de Cinzia ha chiamato mi madre, quaaasocerademmerda. Ah, ma a mì madre nun gli’è mai piaciuta Cinzia, se so prese a parolacce. Sto Natale se dovemo fa er bis de pranzi er 25, nun se ponno vedè manco pè cartolina. Cinzia sta più ‘ncazzata pe questo che perché ho fatto robba co quella de radiologia. Me sa che sta casa ar mare me tocca proprio st’anno.”

Il tizio di radiologia si attacca al telefono. Il barista ridacchia, ammicca alla collega ai cornetti e serve il caffè.

B: “Ecco signori, gentilmente fanno due euro e sessanta centesimi”.

CB2 osserva per un attimo lo scontrino accanto al caffè : “Ah, ma te poi co quella faccenda delle fatture?”

CB1 prende il latte macchiato e lo tracanna come non ci fosse un domani.

CB2: “Ancora?! Ma almeno hai chiamato Fulvio, l’amico mio del Fisco? Guarda che stanno a bastonà a sto giro, nun traccheggià! Fidate che basta na telefonata, a Fulvio gl’ho ripijato la madre piii capelli l’anno scorso, mò me spiccia pure casa si glielo domando! ”.

Driiiiin. Il Samsung del CB2 interrompe la conversazione.

CB2: “Eccola, mi madre. Scusa eh, ma oggi ce devo annà a cena…stamo già a tre telefonate e so solo le otto e un quarto”.

CB2 si allontana per rispondere, esce sulla soglia del bar, si accende una sigaretta e si immerge in un acceso dialogo con la madre, proprio sotto il sensore della porta automatica del locale che si apre a ogni suo gesto o passaggio, bloccando i flusso di clienti. La telefonata si svolge tra una sfilza di lamentele colorite e innumerevoli “vabbè, mammì, vabbè” di risposta a non meglio precisate richieste.

Una volta conclusa la conversazione, CB2 butta la cicca a terra, proprio davanti al posacenere del bar, e borbotta un “nurompercazzo che nun è giornata” al barbone accanto alla porta a vetri. Poi, rientra. Il collega ha già pagato per entrambi. CB2 lo ringrazia affettuosamente. Escono assieme, CB1 butta lo scontrino del bar a terra, accanto al barbone. E al posacenere.

 

Agghiurnò – Le misure della Leopolda

ImmagineSenza la pretesa di mostrarmi abile sarto della politica e lontano dal compiacimento da convention victim vorrei provare a dare – a distanza di una settimana – le misure dell’abito politico disegnato e cominciato ad imbastire nel laboratorio- showroom installato nella vecchia stazione fiorentina dal giovane, spavaldo e sicuro sindaco di Firenze aspirante sindaco d’Italia.

Lo dico subito così da fugare ogni dubbio: la Leopolda non è una creatura dalle misure ideali, da miracolo italiano, 90-60-90.

Pertanto assai difficilmente potrà generare un abito politico inappuntabile, a perfetta misura di penisola.

Dimentichiamocelo. Però potrebbe comunque modellare il corpo di codesta Italia molto meglio di com’è adesso e di come sarebbe in mano ad altri sarti di scuola vetero o neo socialdemocratica.

Perché di sarti liberali, vecchi o nuovi, non se ne vedono in giro sicchè per il momento non penserei ad altre imbastiture.

Comincerei dai calzari: senza di quelli in democrazia un soggetto (politico) non si mette neppure in strada, figurarsi ad attraversare il paese con i suoi mille problemi ed andare in Europa e nel mondo a rappresentare il suo paese.

I calzari sono i sistemi elettorali: a seconda della foggia, della misura, della tomaia, della suola la creatura politica segna il suo incedere.

Matteo Renzi ne propone un paio che potrebbe certamente consentire un passo sicuro, potenzialmente per lunghe camminate, per impervie scarpinate, senza che ci si debba fermare alle bancarelle dei partitini a comprarne ora un paio, poco dopo un altro o star lì a tenersi una scarpa dell’una ed uno scarpone dell’altra.

Il sistema maggioritario, anche a doppio turno, darebbe un buon paio di scarpe a chi vince: non è tutto ma è buon inizio.

Nella scelta dei calzari Renzi si affida a Roberto Giachetti, il piccolo Gandhi italico che lotta con lo strumento del digiuno per l’approvazione di una legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliere quali calzari dare al partito vincitore sì da evitare che chi vinca con il suo seguito di nominati (più che di eletti) debba poi andare a caccia di scarpe di cartone di larghe intese e stringerti pretese.

La giacca. Nè doppio petto blu, nè giacca marrone, nè grisaglia, nè fustagno, nè velluto.

Bisogna che ci si vesta di un tessuto politico nuovo, indenne alle tarme ideologiche, alla demagogia populista, al menefreghismo qualunquista.

È prevista l’asola nel pettaccio ma non per apporvi da subito una spilla di fattura democratica: si lavora per confezionare una giacca che possa vestire imprenditori ed operai, studenti e professori, dirigenti e impiegati, pensionati e disoccupati.

L’obiettivo è far scegliere ai cittadini la giacca da indossare per la qualità del tessuto e la bontà della foggia: non per il nome del sarto che vi appone la sua spilletta identitaria.

L’impermeabile. Ci si deve riparare dalle intemperie del mercato globale, dalle crisi aziendali, dai soprusi dei prevaricatori sui più deboli, dalle tragedie che si abbattono sulle nostre coste, sulle nostre città.

L’impermeabile deve essere omologato UE ma non come le quote latte o la misura delle banane o dei cetrioli: deve avere la capacità di proteggere l’Italia dalle intemperie sovranazionali siano esse vite umane disperate che approdano a Lampedusa, siano le offensive sleali provenienti dall’Est asiatico.

Ma l’impermeabile serve anche nelle fabbriche, sì, sopra le tute degli operai, sui corpi fragili dei precari, sui corpi inermi dei disoccupati, sui corpi vessati degli immigrati.

A ciascuno il suo impermeabile: che sia un po’ più leggero per gli operai già tutelati, più spesso per i precari ed i disoccupati. Più caldo per gli immigrati che lavorano e producono ricchezza materiale e morale.

L’impermeabile serve anche a ciascun cittadino che voglia o debba tutelare i propri diritti offesi, traditi, violati e lo Stato deve esser pronto ad utilizzarlo. Sul come Renzi non ha dato un qualche schizzo, solo una Scaglia forte laddove evoca errori giudiziari ancora più gravi e clamorosi (il pensiero mi corre su tutti ad Enzo Tortora) ma non sufficiente.

I pantaloni. L’Italia non riesce a star dentro ad un paio di pantaloni con un giro vita al 3%, quello del rapporto deficit/PIL: bisogna prevedere la possibilità di dare un po’ più di stoffa a codesta vita purchè sia intessuta di investimenti strutturali, non di sprechi pseudo assistenziali, troppe volte clientelari.

Le gambe, invece, andrebbero un po’ strette per consentire al corpo italico di potersi muovere più agilmente. Il nostro Stato si muove con l’agilità di un goffo elefante.

Certi sbuffi di stoffa, certe pence, come il bicameralismo perfetto, come le province, vanno ridimensionati se non eliminati, con buona pace di coloro che tra cento sbuffi, mille pence  si annidano succhiando linfa vitale alla comunità.

Il cappello. Tesa larga, robusto. Da tenere sempre in testa, da levare in segno di deferenza, da non tenere pietosamente tra le mani fin quasi ad accartocciarlo nei consessi internazionali.

L’imbastitura del novello abito italico c’è, ovvero si intravede. Ma non sempre. Come mi è stato fatto osservare, sui temi etici, le unioni civili, l’aborto, il Fiorentino rampante ha sorvolato.

Sulla questione meridionale un silenzio quasi assordante. Eppure il Sud Italia merita tutta l’attenzione del sarto della Leopolda e del suo laboratorio.

In 50 minuti di intervento non si può parlare di tutto, anche solo per immagini, per suggestioni, è vero.

Soprattutto laddove devi difenderti dagli strali della polemica politica domestica prima che avversaria in vista del congresso nazionale.

Sarà bene, però, che nelle prossime occasioni (senza aspettare la prossima Leopolda) Matteo Renzi affronti per bene gli argomenti stralciati alla Leopolda con schiettezza come sa fare bene su tanti temi, molti scomodi al suo partito di appartenenza.

Non si curi del livore di certi post comunisti perennemente arrabbiati, troppo spesso compiaciuti della frustrazione generale, di pitonesse radical chic pasionarie, alleggerisca il carro da opportunisti dell’ultim’ora, allontani definitivamente dal PD soggetti come l’aspirante neo (neo?!?) segretario provinciale del PD ad Enna, Vladimiro Crisafulli, inteso Mirello, l’uomo capace a suo dire di vincere ad Enna “con il proporzionale, il maggioritario e con il sorteggio”.

Se non altro per evitare che con la legge elettorale del sorteggio (truccato) al Sud come al Nord ci si trovi autorevoli esponenti al contempo dello Stato ed Anti Stato, come dimostrano i recenti fatti di cronaca lombarda e piemontese (si veda l’intervento di PIF a riguardo).

Infine, se si vuol esteticamente bene, dismetta quei jeans attillati che son davvero bruttini!

L’indifferente di oggi

l'indifferenteScrivere. Cosa scrivere?

Sono diversi giorni che mi tormento sul fatto di non avere più un’ispirazione. Apparentemente le parole sono fuggite dalla mia penna e non riesco nemmeno a focalizzare un mezzo argomento politico che mi possa interessare.

E sì che ce ne sarebbero.

Ci sarebbe la Bindi eletta all’antimafia, Renzi e “la Leopolda”, Silvio che vuole di nuovo rompere tutto, il povero ragazzo italiano linciato in Inghilterra, ecc…

Ma cavolo non mi viene nulla. Sono diventato apatico a questo genere di notizie. Già scrissi un articolo del similare qualche mese fa, sul come non mi interessasse più nulla e chiesi alla fine, citando Gaber, di riportarmi nella realtà! Nessuno mi ha aiutato da allora.

Ecco che mi chiedo come fare.

Risuona in me una parola che non mi lascia in pace: realtà!

Che cosa è la realtà? Quella che conta davvero dico.

La realtà è quella che ho descritto sopra dei vari politici? Quelli credo che siano solo accadimenti che ci scalfiscono la vita giusto per qualche minuto mentre scorriamo il corriere.it.

Il pericolo però è che facendosi anestetizzare passo passo, nulla di quello che vediamo sia reputato più degno di nota per le nostre vite.

Che cosa fare? Che cavolo è che può far tornare a me quella voglia che non c’è più? Quella voglia di puntare il dito, indignarsi e schifarsi per tutto quello che c’è intorno e di agire?

Forse la partecipazione è la medicina. L’unica medicina che forse è anche l’unica cosa vera.

E se fosse la realtà ad essere partecipazione e non la libertà?

Fare politica è partecipare in uno dei sui più sublimi significati. Impegnare il proprio tempo per un’idea di mondo che abbiamo in testa. Fare politica è impegnarsi attivamente in una struttura democratica per muovere mozioni, influenzando chi può decidere e in ultima analisi approvare leggi. Fare politica è un modo vero e concreto per cambiare le cose, o quanto meno provarci. Essere “la base” significa provare ad influire con le proprie istanze e richieste sulla direzione del paese.

Credo che fare politica dall’esterno invece, sia come fare l’amore con una bambola gonfiabile.

Fare politica è innanzitutto scegliere che prodotti comprare, quali giornali leggere, cosa guardare in Tv. Ma non basta, bisogna osare il passo successivo: la politica dell’azione. Non basta la vita del buon cittadino qualunque, politica è mettere le mani nella merda per cercare di toglierla da dove sta.
Fortunatamente siamo ancora in una democrazia, coi suoi modi, ma sempre democrazia, che ci dà la possibilità di associarci con chi ci pare come da carta costituzionale.

Sarebbe bello che tutti in Italia avessero la tessera di un partito.

Essere partigiani significa combattere e credere che anche io posso fare la mia parte. Chi non è partigiano, lentamente muore di ignavia.

Le partecipazioni “tanto per” a qualche manifestazione, o qualche firma sotto la solita petizione lasciano il tempo che trovano. È arrivato il momento di militare, di credere e agire per qualcosa che sta andando in merda completamente e grazie alla più classica delle ragioni: il menefreghismo degli italioti. Il nostro menefreghismo, che si vede nei dati: delle affluenze elettorali, degli abbandoni scolastici, del chi non cerca più lavoro, delle aziende che chiudono e chi più ne ha più ne metta!

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.” Gramsci

Il nostro essere indifferenti e individualisti di oggi ci ha portato dove siamo ora! Agiamo, diamoci una mossa, militiamo! Che sia a destra o sinistra poco importa, l’importante è agire, essere di parte!

I Tonti Contano

img1024-700_dettaglio2_Camera-governo-LettaUna colomba, due colombe, tre colombe…”Oh, ragazzi sto giro basta. Non facciamo cazzate, ok? Tutti d’accordo? Dai conta, quanti siamo? 20? 30? 40? Continua, continua a contare”.

Un…due…tre…5 Stelle! Grillo si attacca come una Cozza allo scoglio contro “o Purpo” (il polipo) Napoletano che non vuole s-Collarsi…

“Solo un pazzo puo’ avviare un’attivita’ in Italia” scrive Grillo. Occhio alle parole perche’ se dice pazzo richiama inevitabilmente qualcuno alla memoria, se mai ci fosse bisogno di qualche altro trigger oltre a quelli quotidiani. Lui di attivita’ ne ha avviate ben piu’ di una in Italia. E forse a scapito di tanti altri.

Letta intanto non ha letto il post di Grillo perche’ circondato da mattei che gli Renzano intorno senza pace. “Questo matrimonio non s’ha da fare, ne’ domani, ne’ mai”.  Ma in questo frangente cosi delicato e ad alta tensione da quella parte sembrano compatti.

Vorrei scrivere di piu’, vorrei fare un po’ di valutazione critica, un’analisi di quello che sta succedendo…ma un’analisi, per essere tale, presuppone la scomposizione dell’oggetto in questione nelle sue parti costituenti, per poi identificarle e descriverle prima singolarmente e poi in relazione con l’esterno, e tra di loro.

Ma se provo a scomporre il garbuglio politico italiano di questa mattina mi trovo in mano un gomitolo marrone che puzza anche un po’ di merda….e allora l’analisi non mi riesce. Ci vorrebbe piu’ tempo, piu’ calma, piu’ distacco… ma certe volte, come si fa? Sara’ che sono un po’ sfiduciata

Stiamo a vedere che succede oggi.

La primavera tarda ad arrivare

proteste-in-siriaCome mi spiace che in Siria non ci sia il petrolio.

Come sono schifato dal vedere speculare sulla vita di tante persone; gli speculatori di tutti i tipi, quelli che per ragioni politico ideologiche sostengono una o l’altra parte, l’imperialismo USA o la “saggia” Russia.

Tutto questo mi fa schifo.

Fatico a capire perché alla comunità internazionale, tutti i paesi nessuno escluso, non gliene freghi mai un cazzo della vita della gente, e sono li proprio per questo. I giochi di forza stile guerra fredda dovrebbero essere finiti, terminati da più di 20 anni e invece no, ancora non si capisce.

Un mondo con Assad faceva molto più comodo all’occidente e a Israele di una Siria destabilizzata e in mano a gruppi islamici di varia provenienza, per questo il tutto ha ancora meno senso, non ha un senso politico, logico e strategico. Lo stesso per la Russia e l’Iran.

La situazione ora è profondamente diversa da quelle passate: diversa dall’Iraq, dall’Afganistan e dall’ex Jugoslavia.

Iraq e Afghanistan sono state guerre insensate, americane: una per pura speculazione economica, l’altra per vendetta.

In Siria c’è già una guerra civile in atto che andava fermata molto prima, come sarebbe dovuto essere in Bosnia.

Non ha senso parlare di chi ha armato chi, se i ribelli sono al soldo dell’occidente e dell’Arabia e la Siria protetta da Russia, Cina e Iran. Il punto vero su cui riflettere dovrebbe essere solo la sofferenza delle persone.

Una comunità internazionale che si rispetti e un occidente che porta la bandiera della giustizia in giro per il mondo, non so con quale coraggio, avrebbe dovuto intervenire subito, dopo la prima settimana di sparatorie, senza attendere anni e intervenire quando tutto è già crollato. E per cosa ora? Per aggiungere dolore ad altro dolore. In questo si mi ricorda la Bosnia: non intervenire nel ‘92 ha portato a genocidi indicibili e alla distruzione; non parlo solo di una città, “Sarajevo”, e di interi villaggi, ma dell’identità stessa per cui l’Europa Unita era nata. Ora con la Siria sta succedendo la stessa cosa, però in scala mondiale. Tutto questo dovrebbe sancire definitivmente l’inutilità e l’insensatezza della Nazioni Unite. Non che ci servissero altre prove!

…e tutto questo per sete di potere e il piacere di giocare a risiko, come al solito!

“La primavera intanto, tarda ad arrivare”

Qualcuno era di destra (prestito non richiesto a Giorgio Gaber)

 

gaberQualcuno era di destra perché era nato in una famiglia borghese, siciliana,  ma che sa che “lavorare stanca”.

Qualcuno era di destra perché un nonno era stato un giovane fascista, l’ altro un socialdemocratico … e poi entrambi due vecchi (ed onesti) democristiani di destra e di sinistra.

Qualcuno era di destra per polemizzare con suo padre.

Qualcuno era di destra anche perché prima (prima, prima…) non poteva essere stato fascista. Non era ancora nato chi potesse metterlo al mondo come figlio della lupa e rifiutava il fascino della nera nostalgia e poi non gli prudevano le mani!

Qualcuno era di destra perché molti personaggi “mitici” della sinistra si erano rivelati agli occhi della Storia dei mostri sanguinari che neanche il cavalier Benito…

Qualcuno era di destra perché vedeva gli Stati Uniti  come una promessa di libertà mantenuta, l’Inghilterra come la terra di approdo del fair play e del merito, la Spagna come il risveglio della Vecchia Europa , il liberalismo come il vessillo del progresso conquistato a forza di giusto merito.

Qualcuno era di destra perché i gulag, le foibe, la frustrazione egualitaria delle tute blu di Mao, la vita degli altri violata dalla Stasi, i fatti d’Ungheria, i carri armati di Tienanmen, Pol Pot, Ceaucescu, i silenzi e le connivenze da finanziamento sovietico  del PCI, eccetera, eccetera, eccetera..

Qualcuno era di destra perché gli piaceva sentirsi solo contro tutti.

Qualcuno era di destra perché frequentava un liceo classico  di professori e compagni di sinistra.

Qualcuno era di destra nonostante il cinema, il teatro, la pittura, la letteratura, la musica che gli piacevano proiettassero, recitassero, dipingessero, scrivessero, suonassero  con la mano sinistra.

Qualcuno era di destra nonostante apprezzasse l’amicizia di uomini e la tenera amicizia di donne…quasi sempre di sinistra e quasi mai di destra.

Qualcuno era di destra perché essere di sinistra per tanti come lui era uno status symbol e voleva rifuggire l’omologazione.

Qualcuno era di destra per provare l’ebbrezza di essere in minoranza in una cerchia di amici e conoscenti quasi tutti di sinistra.

Qualcuno era di destra perché assaporava il gusto della vittoria alle urne quando i sinistri musi lunghi bevevano dall’amaro calice della sconfitta.

Qualcuno era di destra ma poco dopo la prima vittoria vissuta sentiva sempre più forte uno sgradevole odore proveniente da destra e non era il fresco profumo di libertà che voleva respirare a pieni polmoni.

Qualcuno era di destra ma cominciava a sentire giramenti di testa e crisi di coscienza come se avesse preso più di un destro alla testa ed allo sterno.

Qualcuno era di destra ma non voleva più leggere e sentir parlare di compromessi morali ammantati da false ragion di Stato maleodoranti di malaffare.

Qualcuno era di destra perché viva la libertà, ma non il libertinaggio delle e nelle istituzioni.

Qualcuno era di destra perché basta con la lotta di classe, si parta dall’uguaglianza ai blocchi di partenza e poi ci si disseti di merito lungo la propria corsa, si proceda con una ridistribuzione dei diritti sociali, no all’iconoclastia indiscriminata delle carte vecchie dei diritti, sì al restauro conservativo che ceda ai figli un po’ di smalto protettivo senza privarne però i padri.

Qualcuno era di destra perché il senso dello Stato ed il rispetto della legge deve rendere uguali tutti i cittadini ed assicurare un vivere ordinato dei diritti in libertà senza calpestare quelli degli altri.

Qualcuno era di destra malgrado da destra ci fosse chi pretendesse di essere “più uguale degli altri” sfregiando ripetutamente lo Stato di diritto.

Qualcuno era di destra perché Giorgio Ambrosoli, Paolo Borsellino, erano delle persone integerrime, dei padri straordinari nella loro forza e debolezza, dei Servitori esemplari dello Stato in uno stato assai marcio e corrotto, ed erano di destra.

Qualcuno era di destra perché la rivoluzione liberale…? oggi, è troppo presto, il paese non è pronto. Domani, forse, dopodomani chissà, insomma si farà, basta con i carrozzoni delle municipalizzate trainate da e per i clientes, basta con il sei politico nella pagella dell’Italia postsessantonina!

Qualcuno era di destra perché voleva sciogliere lacci e lacciuoli dello statalismo, ma non lasciare che avidi speculatori privati sfilacciassero indiscriminatamente il tessuto collettivo.

Qualcuno era di destra ma preferiva Raitre a Rete quattro.

Qualcuno era di destra malgrado ci fosse il grande partito (o il partito grande) del popolo delle libertà ed avesse dovuto votarlo, anche se per una sola volta. Turiamoci forte il naso!

Qualcuno era di destra anche se non abbiamo mai avuto un vero partito liberale di massa!

Qualcuno era di destra perché non si poteva lasciare il liberalismo alla sinistra riformista eternamente incompiuta ed impotente!

Qualcuno era di destra perché dopo cinquant’anni di governi democristiani, socialisti e  dopo Tangentopoli bisognava riprendersi la cattedra del governo e lasciare i magistrati al solo (ma intoccabile) esercizio del potere giudiziario.

Qualcuno era di destra anche se in mezzo a lui c’erano i ripescati ed i riemersi tra quei democristiani e socialisti di cui non voleva sentir parlare.

Qualcuno era di destra perché provava ogni volta una morsa al cuore allo svincolo di Capaci, un sussulto di doloroso orgoglio per le parole di Paolo Borsellino sull’impegno civile collettivo richiesto per lottare con successo contro la mafia, una ammirazione per il coraggio del giovane Rosario Livatino, un penoso senso di riconoscenza nei confronti di coloro che alla mafia ed al terrorismo hanno dovuto consegnare la propria vita per non cedere al ricatto, al sopruso e per dare una possibilità di riscatto a chi restava nella lotta e nell’inerzia.

Qualcuno, qualcuno credeva di essere di destra, e forse era qualcos’altro.

Qualcuno era di destra perché sognava per l’ Italia libertà e merito, giustizia e progresso, ma con volti più umani e più belli di quelli made in USA, con mani non invischiate in affari da novella America Latina dei plutocrati, da Russia da capitalismo a la KGB, da Libia post coloniale.

Qualcuno era di destra perchè la magistratura deve perseguire tutti i reati con autonomia, abnegazione e senza remore, senza inseguire progetti di bonifica della classe politica laddove la prova del marcio penalmente rilevante non sussista.

Qualcuno era di destra ed era ottimista e pessimista, così in un colpo solo fregava i musoni di sinistra.

Qualcuno era di destra perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché sentiva la necessità di rivendicare anch’egli una morale ed una cultura che non fosse solo quella sbandierata gelosamente e con  alterigia dalla sinistra.

Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno e quel Qualcuno si è preso – anche se per poco – un grande abbaglio.

Era solo uno slancio, un desiderio che tutto potesse cambiare senza che niente restasse così com’era.

No, niente rimpianti. Solo amarezza per aver dato un po’ di credito ad un filibustiere presentatosi tra le macerie di questo disgraziato paese come condottiero della rivoluzione liberale. E tanto sconcerto per la squallida comitiva di innumerevoli lacchè, piccoli arrivisti, tenaci parassiti, volgari odalische, mediocri erinni che popolano il sottobosco italico.

 

Quel Qualcuno è ancora giovane, forte, lucido abbastanza da gridare ai rapaci ancora in volo ma a quote basse che la sua generazione non ha perso e non intendere perdersi!

Quel Qualcuno crede che in molti dovranno spiegare le loro ali ed anche se punteranno verso  la rotta tracciando traiettorie diverse dalla sua, dovranno provare a volare in alto, come dei gabbiani rinati, e lasciare scie parallele nel cielo che fungano da binari dove far passare il comune sogno di un’ Italia migliore.

Quel Qualcuno sa che il suo Paese può e deve essere la sua Patria e la Patria di tutti coloro che vogliono riprendere a volare.

Quel Qualcuno sa che la sua intenzione di volare potrà realizzarsi spiccando dal nido della avvilente sopravvivenza quotidiana, troppo marcio per continuare a starci dentro.

Perché ormai è l’incubo che si è rattrappito ed il sogno di un’Italia che deve destarsi è ancora espressione di un alto imperativo categorico da librarsi sicuro e fiero nell’aria.

P.S. Chiedo scusa a Giorgio Gaber

I pensieri monchi

silvioMi viene da ridere. Ridere come sempre per la superficialità dei commenti che si leggono su fb e twitter.

La foto qua a fianco vale più di mille parole.

Proprio per pudore uno prima di sparare sentenze varie dovrebbe far passare un po’ di tempo e riflettere.

Invece abbiamo:

chi stappa bottiglie di champagne e chi dice a chi stappa di godere solo delle disgrazie altrui

chi finalmente dice che il sistema ha funzionato e non si rende conto che il sistema, proprio perché ci ha messo tanto, forse non funziona

chi sostiene che la giustizia non va cambiata perché finalmente ha dimostrato che la legge è uguale per tutti, ma forse va proprio cambiata perché non è vero, soprattutto per chi giudica

chi parla di libertà infranta e rubata da una massoneria giudiziaria ma non si rende conto che se lui avesse fatto le stesse cose avrebbero buttato via la chiave da tempo

chi pensa che tutto cambi, ma non si rende conto che non cambierà nulla

chi pensa che la dignità di uno stato non sia definita dal proprio rappresentante e chi pensa che sia solo quello

chi pensava che essere derisi da due capi di stato a noi vicini fosse vergognoso e chi pensava che fosse una prova del ritrovato vigore dell’Italia

chi continua a sostenere che se uno è seguito da milioni di persone allora debba essere al di sopra della legge e chi sostiene che invece deve essere uguale a tutti gli altri: forse c’è qualcosa che non va in tutte e 2 le visioni

chi dice che bisogna cambiare le cose e che forse finalmente cambieranno, ma in 20 anni di cui la metà al governo, non ha fatto nulla

chi non capisce che questo può essere l’ennesimo tornare indietro e chi pensa sia la svolta vera per guardare avanti.

Di sicuro non ho citato tutte le categorie possibili.

In questo turbinio di pensieri che vengono buttati giù tanto per scrivere qualcosa, continuo a pensare che troppe persone debbano esprimersi per difendere una loro identità, delle loro idee, senza mai però approfondire abbastanza, senza mai andare oltre il tifo per la propria squadra. Questo atteggiamento adolescenziale non lo sopporto più.

Non sopporto più i pensieri monchi di cui ci ricopriamo. Sono fuorvianti, buoni allo stadio e non oltre.

Ora sembra che tutto debba cambiare e prendere un’accelerata improvvisa. Invece ho un oscuro presagio, proprio perché noi Italioti non siamo capaci di pensiero, ma solo di sensazioni su cui basiamo tutto il resto.

Siamo stati fermi per 20 anni sia a destra che a sinistra per la stessa persona e ora cosa dovrebbe cambiare?

Stiamo andando avanti, stiamo procedendo a lunghi passi…a me sembra di tornare un pochino indietro: Forza Italia, ce la puoi fare.

 

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