I tempi sono maturi – Favola dark contemporanea

I tempi sono maturi

Un leader di partito si sveglia una mattina e impone le dimissioni ai Ministri del Governo eletti sotto il proprio vessillo.

Un Ministro del Governo si sveglia una mattina, riceve una telefonata, e rassegna le dimissioni.

Più Ministri del Governo si svegliano una mattina, la stessa mattina, e rassegnati rassegnano le dimissioni.

Passa qualche giorno, un ministro dimissionario si sveglia una mattina e pensa che forse di dimettersi non avrebbe tanta voglia.

La stessa mattina, altri  ministri dimissionari, al risveglio, si rendono conto che non hanno proprio voglia di dimettersi.

Qualche mattina dopo, un leader di partito si sveglia e vota la fiducia al Governo.

Non è più tempo per fare analisi politiche. Ci è rimasto solo il tempo per fare un corso di lingua, preparare la valigia di cartone e scappare da questo paese criminale, fatto di gente disposta a tutto e a tutto assuefatta. Via da questo paese marcio fin dalle sue fondamenta. Via da questa ipocrisia, via da questa mafia, via da questo letargo.

Se non ora quando?

Dove c’è Barilla … c’è Cosa?

Barilla

Dove c’è Barilla c’è casa … ma non è una casa qualunque. È La Casa. È l’esempio della felicità raggiungibile attraverso la rettitudine. È lo specchio della società familiare cattolica ed italica, forgiata dai patti lateranensi. Un padre italico, che la mattina si sveglia per andare ad espletare le funzioni lavorative, pretende che la prole sia al suo fianco, ordinata, sorridente, ben vestita e se mangia le fette biscottate è meglio. Una moglie che rimane a casa a curare il focolare, trova la sua ultima soddisfazione nell’accompagnare i figlioletti allo scuolabus, riempiendo i loro zainetti con le merendine che li faranno crescere forti, robusti e soprattutto eterosessuali, e nel preparare una sana cena a base di pasta al sugo (si raccomanda la cottura al dente, che nessuno abbia a dire che all’uomo italico piacciano le cose molli).

La famiglia, baluardo della società italica, contro la quale si scagliano orde di pervertiti, esterofili ed illuministi atei.

Ma in un’epoca in cui la maggior parte dei paesi, un tempo alleati, voltano le spalle al trono di Pietro e proclamano legali le unioni tra sodomiti, l’imprenditore Italiota scende in campo per rivendicare la superiorità, anche culinaria, della famiglia tradizionale: padre, madre e figlioli (almeno 2). Nessuna variante al tema è ammessa. Unica deviazione ammessa quadrato italico è quella del rettangolo, che pur sempre forma 4 angoli retti: rettitudine, dunque. Nessun triangolo pitagorico (sono note le perversioni degli antichi matematici greci), nessun pentagono orgiastico.

Viva, dunque, la sacra famiglia. Quella che compera i grandi formati da 5 kg, mica monoporzione per single o pederasti. Viva la famiglia che la domenica mattina, ben vestita, va a messa ed il sabato sera a trans.

A morte quindi il deviato omosessuale che è noto a tutti essere anche celiaco.

This is Italy …

This is Italy

“This is Italy”, dice quasi soddisfatta (sic!) una signora di mezza età nella stazione di Milano.

Lo dice all’interno di una conversazione con un gruppo di turisti mediorientali circa i cronici ritardi che caratterizzano il sistema di trasporti verde-bianco-rosso. Effettivamente, immagino non sia piacevole per un turista straniero guardare il tabellone luminoso indicare 70 minuti di ritardo, per un treno che complessivamente prevede 150 minuti di corsa.

La questione, tuttavia, non è se il ritardo sia piacevole o meno (Non lo è!), ne’ tantomeno se sia possibile imbattersi, un sabato mattina, in un ritardo di superiore ad un’ora: può capitare, suvvia. Di tanto in tanto, anche i treni nipponici, dalla svizzera puntualità, possono registrare qualche inconveniente.

I problemi sono di natura diversa, seppur allineati nell’effetto (il disagio alle migliaia di viaggiatori, nostrani o stranieri, che riempiono quotidianamente le nostre stazioni. I problemi sono TRE.

UNO: è una questione di prevedibilità. È nota al mondo intero la capacità italica di gestire le emergenze, dai terremoti alle alluvioni, siamo i numeri UNI (per l’appunto). Certo, ogni tanto ci si mette la famiglia Bertolaso. Ogni tanto qualcuno si rallegra per un terremoto che distrugge intere città, in modo da poterle ricostruire con appalti taroccati, non curante della distruzione di vite umane, quelle dei morti e quelle dei vivi (ma come direbbe Lucarelli, questa è un’altra storia).

Ma perché continuare a gestire il sistema dei trasporti – tra i più facilmente pianificabili – sulla base di modalità emergenziali? Pianificare, caro Sig. Moretti, non significa eliminare le emergenze, ma studiare i problemi (specie quelli ricorrenti), trovare soluzioni durature (non mettere una toppa), effettuare o mettere in cantiere investimenti, se il caso lo richiede, preparare le persone e programmare interventi correttivi.

A breve si ripeterà la classica nevicata di dicembre, quella che ogni anno blocca mezza Italia (l’altra mezza non fa notizia, e anche se si bloccasse, nessuno se ne lamenterebbe). Una nevicata importante, per l’Italia, ma niente a che vedere con le tormente siberiane o con le bufere di New York. Mi chiedo, Le chiedo: è mai possibile che non si riesca a gestire una nevicata? Chiamiamo Fiorito (Batman, per le cronache), lui con i suoi SUV ci potrebbe venire incontro. La aspettiamo al varco.

DUE: è una questione di responsabilità. Quando la gestione di un processo (aggregazioni di attività finalizzate al raggiungimento di uno stesso obiettivo), semplice o complesso che sia, non funziona, ci dovrebbe essere sempre un responsabile (in Italia, in condizionale è necessario). Se le manutenzioni su reti e mezzi non sono state effettuate, il responsabile è il capo manutentore. Se le mancano le attrezzature per effettuare le manutenzioni, il responsabile è il direttore acquisti. Se a mancare sono i fondi (Euro, Sig. Moretti) per l’acquisto delle attrezzature per la manutenzione, il responsabile è il direttore finanziario. Se un responsabile non si trova, il responsabile è lei, Sig. Moretti. Spesso l’abbiamo vista in TV con la sua arroganza, quella che hanno quelli bravi (non discutiamo infatti le sue capacità), quelli che fanno funzionare le cose, quelli che mettono i conti a posto, dopo decenni di dissesti “politically driven”. Ogni tanto, tuttavia, sarebbe gradito un atto di umiltà, una presa di responsabilità verso tutti i viaggiatori che ogni giorno le permettono di mettere i conti a posto, nonostante i disagi. Responsabilità appunto.

TRE: è una questione di fastidio personale, di tante persone intendo. Di tutte le persone che viaggiano, con i disagi del viaggio in sé e con quelli del fumo passivo. Da anni ormai nei treni non è più possibile fumare. E non sarebbe possibile fumare nemmeno nelle stazioni, come da apposita segnaletica (la foto sotto si riferisce alla stazione centrale di Milano).

no smoking

Ma provate ad entrare in una stazione e noterete una coltre di fumo a darvi il benvenuto. Provate a scendere da un qualsiasi treno senza imbattervi nel fumatore, anch’egli sceso dal vostro stesso treno, che sul binario accende TRE sigarette insieme. Ed eccoci ancora una volta a parlare di prevedibilità e responsabilità.

Esistono i fumatori? (SI)

Esistono fumatori tra i viaggiatori? (SI)

Esistono fumatori, viaggiatori, che nell’attesa di un treno (in ritardo) o appena scesi da un treno (in ritardo) avrebbero voglia di accendere una sigaretta, non ci fossero quei divieti? (SI)

Esistono fumatori, viaggiatori, italioti che nonostante i divieti (“che tanto non controlla nessuno”) accendono una o più sigarette? (SI).

Quindi, caro Sig. Moretti, caro Ministro dei Trasporti (Lupi), cara Ministro della Salute (Lorenzini), è cosi difficile pensare a delle aree dedicate per fumatori (chiuse, magari) e far si che i controlli siano (i.e. esistano), siano continui, siano efficaci? Non sarebbe forse una grande conquista di civiltà?

Prevedibilità (mancanza), responsabilità (assoluta assenza) e fastidio (costante), come verde, bianco e rosso, TRE elementi caratterizzanti di un’Italia che … “Vabbuò“!

Silviamo il Silviabile

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Postumi di una calda, torrida, tardiva estate. In TV ancora il nulla assoluto. I bar lentamente riaprono. Al TG si susseguono i consigli per mantenere l’abbronzatura e rimettersi in forma mangiando frutta e verdura (possibilmente di stagione).

Come ogni anno, ci sono stati incendi dolosi nelle regioni del sud che hanno ridotto il patrimonio boschivo nazionale. Cosa che invece non si è mai ridotta è il numero dei forestali piazzati da governatori e politici ladroni per dare il contentino ad amici, partenti e conoscenti.

Come ogni anno, centinaia di animali sono stati abbandonati per le strade.

Come ogni anno, paparazzi hanno documentato boto-culi & boto-tette per saziare l’ormone italico che è noto schizzare nei mesi di calura.

Come ogni anno gli anziani sono stati invitati a frequentare quel bruttume dei centri commerciali per poter godere del refrigerio del banco surgelati e chi se ne frega se oltre a fresco i poveri malcapitati si sono portati a casa una buona dose di depressione e solitudine esistenziale.  Proposte di musei gratis, attività nei parchi per gli over 60 sono ancora fantascienza in questo paese di Schettini.

Ma l’anziano su cui si è concentrata l’attenzione nazionale è sempre LUI. Il boto-anziano. Quello dalle grandi orecchie aerodinamiche. L’amico della nipote di Mubarack, di Dell’Utri, Mangano & compagnia cantante (qui il riferimento ad Apicella è solo casuale). Il fidanzatino dell’ex-ragazza dal Calippo d’oro, ora badante più pagata d’Italia.

LUI che non molla. LUI che sale sul palco, circondato da giullari, dame di corte e cavalieri senza scrupolo – egli stesso cavaliere tra i cavalieri – osannato da orde di manifestanti (non chiaro se con regolare contratto di lavoro o meno). LUI che è pronto ad andare in carcere o in alternativa a tornare in campo per il bene di questo Paese. LUI che ha deciso che il bene di questo Paese è perseguibile unicamente per la via della riforma della giustizia e della sua non decadenza da Senatore.

La riforma della giustizia – vera priorità del paese – certo risolverebbe tanti problemi di questo paese.

Milioni di disoccupati, non più assillati da giudici comunisti, potrebbero dedicarsi alle attività lavorative.

Centinaia di piccole e medie imprese nuovamente incoraggiate da una giustizia non giustizialista riprenderebbero ad alzare le saracinesche (per lungo tempo calate).

Grandi imprese troverebbero un paese non più atrofizzato da sindacati tanto (troppo) vicini ai partiti politici, non più orfano (da un ventennio) di una vera politica industriale, e riprenderebbero ad investire in Italia.

Orde di immigrati, clandestini e nullafacenti dalla pelle scura, smetterebbero di approdare nel Paese della stirpe Padana con il solo fine di delinquere, certi di trovare un sistema giudiziario veloce, efficiente e rimpatriante.

Milioni di contribuenti comincerebbero a pagare le tasse, a riportare in Italia i fondi esteri, a denunciare (anziché sottacere ed incoraggiare) i loro concittadini evasori, timorosi della potente dura-lex-sed-lex.

Il patrimonio storico-culturale rifiorirebbe sotto l’ala protettrice della nuova giustizia: gli ecomostri verrebbero abbattuti simultaneamente in mondo-visione con un grandioso effetto scenico. La sensibilità dei cittadini al bene comune sarebbe commovente e citata come esempio in ogni paese del mondo: “Italians do it better”.

La mafia verrebbe sconfitta.

Anche la Salerno Reggio Calabria verrebbe ultimata. Ci sarebbero finalmente le risorse per costruire il ponte tra Reggio e Messina, ma anche uno da Palermo a Cagliari, e ancora uno a forma di ferro di cavallo – prodigio dell’ingegneria italica – tra Trieste e Genova.

Il tutto strettamente connesso alla sua non decadenza da Senatore della Repubblica.

Una sua decadenza rischierebbe di far (ri)piombare il paese in una crisi nera.

Una crisi economica, politica, istituzionale.

Come se non avessimo già un tasso di disoccupazione giovanile al 40%. Come se non avessimo già una totale e profonda sfiducia dei cittadini nei riguardi di politici e governanti. Come se non avessimo già un sistema istituzionale ingessato dietro logiche di potere di gerarchi e burocrati, non in grado di seguire il passo del progresso.

E dunque di quale crisi staremmo parlando? Quale nera crisi dovremmo evitare garantendo all’Onorevole Cavaliere Silvio Berlusconi una immunità di natura divina? La crisi di Governo? Di un Governo nato sotto le peggiori aspettative, grazie al sovvertimento ed alla manipolazione della volontà dei cittadini: umiliazione del libero voto.

E allora crisi sia. Ben venga la crisi. Accogliamola come il più salvifico dei rimedi al decadimento morale ed etico in cui siamo sprofondati. Uno stato di assuefazione in cui nulla ci scandalizza, nulla ci turba, nulla è fattibile perché il peggio è sempre dietro l’angolo.

Che la crisi abbia inizio. Chiudiamo una volta per tutte con barzellettai, comici e buffoni.

Evitiamo la crisi morale.

 

Il giorno della vergogna

vergogna (1)

Sentire un ex-ministro, attuale vice presidente del Senato della Repubblica, che parla di orango riferendosi ad una sua collega ministro, nonché concittadina ed essere umano mi fa provare una forma di vergogna profonda e frustrante.

Da tempo ci siamo abituati alle uscite settimanali di “chi vuol esser leghista”, gioco a premi in cui vince chi riesce ad essere più volgare, becero, bestemmiatore, rozzo, infamante degli altri concorrenti (partecipare è semplice, basta inviare alla redazione in via Bellerio un busta contenente 3 foto-tessera ed una lista di cazzate argomentate sulla superiorità della stirpe padana).

Da tempo, troppo, non ci indigniamo più.

Siamo, infatti, di fronte all’ennesima riprova che la libertà di espressione dovrebbe essere accompagnata da un forte sistema sanzionatorio. Soprattutto quando chi abusa di questa grandissima conquista delle democrazie è un rappresentante delle istituzioni di questo Paese.

Qui non chiediamo le dimissioni del vice presidente Calderoli, che sono sempre un atto volontario, ma la revoca del mandato di rappresentanza del Popolo Italiano.

Per non confondere i piani della discussione, qui non si parla di essere più o meno d’accordo con le politiche di gestione dell’immigrazione (cavallo di battaglia del Leghismo), ma dell’inviolabile tutela dei diritti umani, sancita dalla costituzione, e della parità degli uomini davanti allo Stato e davanti a Gesù Cristo.

Se non avremo il coraggio di scendere in piazza (vedi anche “Chi è il gorilla?“) per chiedere la revoca del mandato parlamentare al Sig. Calderoli de Berghem, dovremo anche accettare che i nostri figli pensino che sia lecito insultare un uomo, una donna, solo per il fatto di essere nero, o giallo, o rosso.

E chi deciderà il colore giusto? E chi ci assicura che un giorno il colore sbagliato non sia quello bianco? Per poi passare al peso, alla calvizie, alla balbuzie, alla miopia …!

Cosa risponderemo alla domanda dei nostri figli “E voi cosa avete fatto?!”

Ecco, quello sarà il giorno della vergogna. Il giorno il cui dovremo abbassare lo sguardo e rifugiarci dietro un “Vabbè è stata una sparata di un leghista”.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare

Bertolt Brecht

Il Popolo dei Fessi …

I-3-fessi

L’Italia è il Paese – unico al mondo – dove tutti hanno ragione.

Hanno ragione gli Auto-Ferro-Tramvieri che scioperano per la tutela dei propri diritti sindacali, soprattutto se lo fanno di venerdì pomeriggio e se qualcuno si incazza … pazienza!

Hanno ragione i Pendolari che si incazzano quando di venerdì trovano lo sciopero dei mezzi e non riescono a tornare a casa.

Hanno ragione i turisti che, oltre a trovare lo sciopero, si trovano a pagare un ticket di XX Euro al giorno per muoversi a Venezia.

Hanno ragione i veneziani ad imprecare contro le orde di turisti che affollano, sporcano e disturbano.

Hanno ragione gli albergatori, i ristoratori, i venditori di orribili maschere e ninnoli, che senza i turisti non avrebbero da mangiare.

Hanno ragione i pensionati che non ce la fanno ad arrivare a fine mese.

Hanno ragione gli esodati che in pensione ci vorrebbero anche andare ma non possono.

Ha ragione la Fornero, tra una lacrima e l’altra, che era necessario portare a termine quello che intere classi di politici non hanno avuto il coraggio di iniziare.

Hanno ragione i ferrovieri che un tempo andavano in pensione a 45 anni, tanto le regole lo permettevano.

Hanno ragione i giovani, che ormai il loro futuro se lo sono mangiato i genitori ed i nonni e riprendono la valigia di cartone dei nonni per andare via.

Hanno ragione gli imprenditori, che in Italia non si può più investire.

Hanno ragione i giornalisti che per 50 anni hanno assecondato e glorificato classi dirigenziali di inetti e raccomandati, che alla fine anche loro tengono famiglia.

Hanno ragione i forestali del meridione, tanti, troppi, inutili, che al sud il lavoro non si trova. Come non si trova mai chi appicca i fuochi che devastano intere aree boschive.

Hanno ragione i tifosi, che se la domenica si va allo stadio, tutto è lecito: spaccare, sporcare, insultare, ammazzare. L’importante è essere in Gruppo.

Hanno ragione i mafiosi, che senza di loro il sud sarebbe stato senza uno Stato.

Ha ragione Luca Zaia, che queste previsioni del meteo stanno rovinando il turismo del nord ed i prossimi saranno quelli dell’oroscopo.

Hanno ragione i tassisti, che basta che non si tocchino le licenze, va tutto bene.

Ha ragione Berlusconi, che alla fine i ristoranti e gli aerei sono sempre pieni

Hanno ragione i politici italioti “che in due giorni questo paese non lo si può cambiare”.

Hanno ragione gli Italioti tutti che di due giorni in questo paese ne sono passati fin troppi senza che nulla cambiasse (se non in peggio) e tanti ancora ne passeranno.

Hanno ragione anche quelli che alla manifestazione non ci vanno, che se c’è il bel tempo si va al mare.

Aveva ragione Mike Bongiorno, che “Allegriaaaaaa”.

Cari Italioti, giacché avete tutti ragione e – si sa – la ragione è dei fessi, siete tutti dei fessi!!!

Io ho visto gli Invisibilioti …

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Io ho visto gli Invisibilioti e, contrariamente a quanto potrete pensare, non ho particolari poteri, né particolari problemi. Per mia disgrazia non sono un folle e, come la maggior parte di voi, non sono né più né meno che un mediocre Italiota.

Eppure vedo gli Invisibilioti. Li vedo di continuo. Ma non è stato sempre così.

C’è stato un tempo in cui riuscivo a portare a termine lunghe giornate e settimane senza neppure scorgere un solo Invisibiliota: un impegno dietro l’altro, un obiettivo in coda ad un altro ed altri ancora, e di tali Invisibilioti nemmeno l’ombra. Che Invisibilioti sarebbero diversamente?

Beh sì, c’è da dire che sono proprio abili a non farsi vedere, senza nemmeno la necessità di nascondersi.

In fondo sono come voi, ma loro non lo sanno, né tantomeno voi ne avete coscienza.

Io ho udito i loro silenzi, ma essi non hanno voce. Non hanno un portavoce. Non hanno voce in capitolo.

Essi non parlano. E, del resto, se voi non parlate a loro, questi con chi dovrebbero parlare? Certo, potrebbero parlare da soli, ma a quel punto pensereste di sentire le voci, rivolgendovi immediatamente ad un Apple Store per farvi riparare gli auricolari.

Vi passano accanto mentre siete intenti a prenotare il centro benessere e disdire il campo da squash – il tutto in contemporanea – e non vi accorgete nemmeno dei loro sospiri, delle loro suppliche di attenzione.

Io ho sentito l’odore acre del loro sudore: quell’odore che sommato a mille altri vi assale a zaffate all’ingresso in qualunque torrido vagone di metropolitana, autobus, treno, dove non è stata ancora predisposta una classe di servizio rispondente al plafond della vostra carta di credito.

Anche voi percepite lo stesso tanfo, ma non andate oltre ad una smorfia di disappunto. I più acuti sentenzieranno “Ormai non si può più salire sui mezzi pubblici”, dimentichi del fatto che lo stesso olezzo nauseabondo era lo stesso che i loro padri ed i loro nonni si portavano dietro dopo lunghe giornate a sgobbare per garantirsi (ma soprattutto garantirvi) un futuro migliore.

Queste macchie di inchiostro su carta sono per te, fiero leghista – discendente dell’antica stirpe padana, battezzato alla foce del sacro fiume. Ma anche e soprattutto per te, Italiota medio, che in pantofole guardi il TG, contando i mesi che ti separano dalla pensione – a meno che non arrivi dal nulla una lacrimante Fornero a guastarti i piani – e ti compiaci nella convinzione che senza tutti questi immigrati, barboni, ultimi del mondo, certo sarebbe un mondo migliore.

Quando ne vedrai uno – perché questa sventura prima o poi ti capiterà – guardalo in faccia senza temere: lui non incrocerà il tuo sguardo, al limite fisserà i tuoi nuovi mocassini/ballerine.

Usagli la cortesia di un “buongiorno”, ma non farlo a voce alta, essi non sono abituati ad essere salutati. Solo un “buongiorno” appena sussurrato, ed essi capiranno. Per loro non cambierà nulla, ma per te sarà un buon giorno, un nuovo giorno.

Da quel giorno, presta attenzione alle etichette dei capi che indossi, al latte della colazione dei tuoi figli, al sedile della metro che ti porta al lavoro, alla scrivania pulita dove appoggi le tue mani, al pomodoro della pastasciutta della pausa pranzo, alle vetrine splendenti dei negozi centro, alle rotaie del tram che ti riporteranno a casa. Su ognuno di questi elementi della tua giornata c’è il lavoro di un Invisibiliota.

Quando ordini una pizza a casa, oltre a sceglierne il gusto, domandati perché quello che te la consegna – sfrecciando tra una macchina e l’altra e rischiando la vita sul pavé – è sempre un sudamericano con il casco incollato in testa? Ma una volta che ci sei, domandati anche perché 9 volte su 10 il pizzaiolo che te la prepara è un egiziano?

Quando entri in una stazione e vedi una pettorina fluo del personale di servizio, abbi l’acume, l’onesta e la coscienza di chiederti come mai non ci trovi dentro delle nobili membra Italiote, ma solo rumene, cinesi e congolesi.

Quando passi davanti ad un cantiere, sia esso di una grande opera o della facciata di una palazzina a tre piani, interrogati sul perché l’operaio senza protezione e senza caschetto giallo si chiami Samir, Florian, Kumar.

Questi sono gli Invisibilioti che i nostri occhi non vogliono vedere, le nostre orecchie udire, i nostri nasi sentire (figurarsi le nostre mani toccare)!

Certamente un “buongiorno” non basterà, ma è pur sempre un inizio.

Lettera mai Letta …

IL GOVERNISSIMO

Caro Enrico, nipote di Gianni,

gli Italioti tutti ti ringraziano per l’abnorme peso che ti sei caricato sulle spalle: quello di concludere nel peggiore dei modi possibili questa triste e desolante Seconda Repubblica con un Governissimo, che di issimo ha pochissimo. La storia prima o poi te ne darà atto, forse.

In vista dell’improbo compito di riunire sotto lo stesso tetto il peggio del peggio dei mostri che la politica italiota ha allevato negli ultimi 30 anni, ci prendiamo la licenza di fornirti alcuni suggerimenti sulla lista di nomi da presentare al Parlamento per la fiducia.

Prima di entrare nel merito degli imperituri mostri, diffida da nobili tecnici dal doppio cognome, da professori, da membri illuminati della società civile: abbiamo già dato e ancora avremo da dare, ammesso che qualcosa da dare ci rimanga. Piuttosto ripiega sulla società incivile, quella rozza, ignorante, che parla solo all’indicativo (quando non si incarta anche su quello), quella che la domenica non va in chiesa, ma non rinuncia ad un salto al centro scommesse che non-si-sa-mai, quella che vive nelle brutture di periferia a 15 piani che i vostri amici palazzinari hanno tirato su. In questa troverai chi potrà parlarti delle difficoltà a ri-trovare lavoro a 60 anni, dei salti mortali che si fanno per fare la spesa, pagare le bollette, mandare i figli a scuola, estinguere la rata del mutuo, avere il mutuo.

Partiamo da quelli che ti saranno più vicini.

Come vice premier ti suggeriamo il Senatore a (lunga) vita Giulio Andreotti. Lui ne ha viste, sentite, toccate, baciate più di tutti. Chi meglio di lui potrà consigliarti le politiche cerchiobottiste di cui necessiterai per accontentare gli Uni e gli Altri? Valuta, inoltre, quel giovanotto di Massimo D’Alema, formidabile ideatore di inciuci, abilissimo traghettatore di governi deceduti.

Ai trasporti Scajola. Certamente avrà un progetto per l’aeroporto di Albenga, tanto vitale per gli spostamenti del popolo Italiota. Abbi solo l’accortezza di nominarlo a sua insaputa.

Agli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata. Siamo consci che questo nome va contro la nostra stessa precedente raccomandazione, ma dopo la brillante gestione del caso Marò-India, non potevamo che confermarlo nell’incarico.

Alla Giustizia Lui. Quello che non possiamo nominare (ma tu sei autorizzato a nominarlo), quello che paga all’ex moglie 3 milioni al mese. Così si sistema una volta per tutte. Non serve forse al paese una bella riforma della giustizia che preveda la prescrizione immediata per i reati di corruzione, di evasione fiscale, di sfruttamento delle nipoti di Capi di Stato internazionali (anche ex capi vanno bene)?

Alla Difesa Ignazio Larussa. Chi meglio di lui potrebbe imbastire velocemente una difesa del popolo Italiota da un imminente attacco dei barbari d’Abissinia?

Agli Interni Rosy Bindy, chi più di lei è attaccata alla gestione delle cose interne. Libera da impegni nel PD potrà certamente continuare a dedicarsi a questo paese.

Alle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri. Nei momenti difficili, con la stampa alle calcagna, il grande censuratore potrebbe tornarti utilissimo.

Al Turismo Emilio Riva (ex presidente ILVA). Chi più di lui ha contribuito ad inquinare i suoli, le acque e l’aria del Bel Paese Italiota? Ne converrai che egli ha tutte le carte in regola per sviluppare il turismo. Il modello-Taranto per tutta l’Italia!

Ai Beni Culturali Mario Borghezio e non abbiamo bisogno di aggiungere altro. In alternativa anche Domenico Scilipoti non sarebbe male.

Al Lavoro Sergio Marchionne. Tra tutti, egli è l’unico che ti può supportare nel problema della disoccupazione. Egli non verserebbe certo lacrime nell’annunciare licenziamenti.

All’Istruzione Roberto Cota, dove lo trovi uno che propone agli studenti delle Università piemontesi provenienti da altre regioni di farsi pagare le tasse universitarie dalle proprie regioni? Illuminato. Come se gli Stati Uniti chiedessero all’India, alla Cina, all’Italia il rimborso dei costi sostenuti dal sistema per i ricercatori indiani, cinesi, italioti.

All’Economia hai veramente l’imbarazzo della scelta, da Amato a Tre(Monti) hanno tutti dimostrato il loro valore. Ti lasciamo libero da qualunque condizionamento, consci del fatto che peggio di così è veramente difficile fare.

Caro Enrico, in conclusione, ti confermiamo la nostra immutata sfiducia per i giorni a seguire. Riponiamo le nostre speranze nelle tue abilità da tessitore, che certamente ti consentiranno confezionare un vestito di finissima fattura per coprire la vergogna a cui stiamo assistendo.

Non farti vincere dalle paure per le fatiche future: non avranno un lungo decorso.

Alle prossime elezioni nessuno di voi andrà in Parlamento ed avrete tutto il tempo per riposare e riflettere sui tanti, grandi errori commessi nella mala-gestione di questo paese.

Con poca stima ed ancor meno affetto

Zurzolov

4 ore 9 minuti e 43 secondi

maratonaTanto hanno aspettato i seminatori del terrore per raccogliere i frutti dell’albero del male.

Un’esplosione, poi un’altra, squarciano l’aria, trasformano voci di incoraggiamento in urla di panico, applausi in metallico rumore di transenne scardinate.

Quali assurde logiche, quali ideologie malate portano a sventrare un evento come una maratona?

La maratona è una delle discipline della vita che richiede tanta preparazione, tanta costanza, tanti sacrifici.

La maratona è una grande impresa – quale che sia il tempo di arrivo – fatta di tante insignificanti piccole imprese: svegliarsi ogni mattina, per mesi, senza guardare il tempo fuori dalla finestra, prepararsi un caffè al volo mentre la città ancora sonnecchia, allacciare con cura le scarpe, sfidare lo sguardo di chi a quell’ora è fuori casa per lavorare, abbozzare un sorriso, mano al cronometro e … via!

Chi partecipa ad una gara, sia essa la maratona di NY o la Stra-Busadivigonza, lancia un messaggio chiaro ed univoco: un messaggio di pace, di uguaglianza sociale, di tolleranza, di trasversalità. È noto a tutti.

È noto anche a chi, con la medesima cura del maratoneta, si sveglia un lunedì mattina, prende un caffè, si allaccia con cura le scarpe e con cura prepara uno zaino all’interno del quale posiziona delicatamente un frutto dell’albero del male. Esce di casa e si incammina lentamente verso il traguardo. Sfida lo sguardo del policeman e si posiziona vicino ad un bambino, abbozza un sorriso, mano al cronometro e … bum!!!

Poi solo un lungo ed assordante sibilo nelle orecchie. Urla che sembrano lontane, ma sono dei bambini che aspettano la mamma-runner. Sirene, confusione, elicotteri, fumo.

Un uomo cade a terra a 10 metri dal traguardo. Avrebbe fatto meno di 4 ore e 10 min, ma è stato travolto dall’onda d’urto. È stato colpito dai frutti del male.

Non disperare Mr. Runner. Noi sposteremo l’arrivo di 15 metri indietro. Noi che, di fronte al giardino dei frutti del male, seminiamo con sacrificio, irroriamo col sudore e dissodiamo con le nostre falcate.

Noi che non ci faremo intimorire da una-due-tutte le bombe del mondo e saremo ancora per strada, a testa alta, sotto alla pioggia come sotto al sole di agosto, sotto alle vostre inutili, stupide bombe.

I nostri figli ci aspetteranno orgogliosi al traguardo. I vostri no.

Generazione Smart – Si sente puzza di merda …

Google nose

Questa mattina sono andato cucina per fare colazione, ho preso il mio Smartphone, ho messo le cuffie e ho cominciato a guardare gli ultimi video postati su Youtube.

Come truccarsi ad una serata di gala (non interessante), Crozza che imita Bastianich (già visto) … fino a quando un video non cattura la mia attenzione: “Introducing Google Nose”, con oltre 5 milioni di visualizzazioni.

Lancio il video e quello che lentamente scopro nei 2 minuti e 3 secondi di durata è sconcertante.

Sulle prime rimango impressionato: “Figo – Geniali questi di Google”.

“Quale altra diavoleria si sono inventati?”, vi starete domandando, cari Italioti che-senza-la-tecnologia-non-riuscite-a-vivere.

Ebbene, dopo averci dato la possibilità di: a) fare ricerche su tutto lo scibile (Google Search), b) consultare mappe precisissime (Google Maps) e sbirciare ogni singolo angolo delle nostre città (Google Street View), c) registrare video, fare foto, chattare, avere indicazioni stradali attraverso un prodigioso paio di occhiali (Google Glass), ecc. ecc., quell’incubatore di Nerd foruncolosi & milionari ha inventato e lanciato (ancora in versione Beta) – udite udite – un naso artificiale.

Un naso artificiale?! Si, avete inteso bene, un naso artificiale che vi permette di sentire direttamente e comodamente dal vostro PC / Smartphone / Tablet odori, aromi, profumi.

Il marchingegno attraverso il quale funziona ve lo lascio scoprire direttamente nel video.

Ok, ok … ce l’hanno fatta!!! Grande pesce d’aprile!!! Bravi, bravi!!!

A questo punto però concentratevi sul messaggio che vi stanno mandando.

Sarebbe naturale vi pervadesse un briciolo di perplessità (per quelli più acuti anche un minimo di consapevole, amara tristezza).

Quello che ci stanno dicendo (nemmeno troppo fra le righe) è di stare tranquilli: se non avremo più il tempo e la possibilità di andare in un campo e sentire l’odore delle rose, dell’erba appena tagliata, oppure l’irresistibile odore della benzina o ancora l’odore di calamari fritti all’ora di pranzo non dovremo preoccuparci, ci penseranno loro.

Ci faranno sentire tutti gli odori direttamente dalla nostra scrivania, all’interno del nostro grigio ed anonimo ufficio, comodamente seduti sulle nostre comode sedie, ingessati nel nostro abito gessato e senza nemmeno doverci sporcare le nostre lucide scarpe.

L’unica cosa che ci sarà richiesta sarà sapere cosa esiste al mondo, quello vero, quello di una volta, quello in cui ci si sporcava le scarpe.

Ecco qui casca l’asino. Come faremo a sapere cosa cercare se non sapremo cosa cercare?

Noi oggi associamo odori ad oggetti – ad animali, persone, luoghi – grazie all’esperienza diretta che abbiamo fatto nel mondo. È lo stesso processo esperienziale che ci ha portato a conoscere oggetti, animali, persone e luoghi, nella loro dimensione tattile, visiva, olfattiva ecc.

Come faremo a conoscere il mondo se non avremo il tempo per andare in giro per il mondo?

Ma per i nostri genietti questo non è un problema. Loro hanno già la soluzione.

Ci hanno, sottratto la fantasia. Quant’era bello, in piena adolescenza, fantasticare chiusi in bagno sulla biancheria stesa della vicina … ma tanto oggi abbiamo Youporn.

Ci hanno limitato nelle capacità mnemoniche. Quanto sono lontani i tempi dei numeri di telefono o delle date dei compleanni imparati a memoria … ma tanto oggi abbiamo rubriche e calendar.

Ci hanno limitato nelle capacità commerciali. Quanti secoli sono passati da quando le nostre mamme ci portavano al mercato e contrattavano su tutto e se non ottenevano non compravano … ma tanto oggi abbiamo E-bay, Privalia, Zalando.

In Cina hanno anche inventato un sito di e-commerce in cui, oltre a scegliere il capo d’abbigliamento, si può selezionare una persona vera (in carne ed ossa) che fisicamente ci somiglia e farle provare il capo. La comodità bellezza!!!

E poi ancora siti per fare incontri, siti per prenotare viaggi, camere, macchine, siti per leggere il giornale, per ascoltare concerti, guardare partite: l’importante che sia comodo e facile.

Ma chi ci darà le emozioni della conoscenza? Della scoperta? Chi ci darà i dubbi? Le angosce? Chi comporrà tutte le caselline storte e mancanti di quel fantastico, maledetto puzzle che è la nostra vita?

Non abbiate paura, ci penserà Google. Volete forse che quei Nerd occhialuti non abbiano pensato ad un’applicazione per sopperire al nostro continuo e progressivo inebetimento?

Lo chiameranno Google Brain. Sarà come in Blade Runner: avremo ricordi installati alla nascita, ma non saranno i nostri, saranno i ricordi degli ultimi abitanti del mondo in cui esistevano le galline.

Andate oltre cari i-Talioti. Voi che non andate più al bagno senza il vostro i-Rotolo di carta i-Gienica. Ascoltate con le vostre orecchie prima che lancino la versione beta anche per quelle.

Vi scrivo da questo PC, a breve posterò sul nostro Blog e attenderò per i vostri commenti sul mio Smartphone, ma ho una grande voglia di correre scalzo nell’erba bagnata dalla rugiada. Spero che anche voi sia rimasta questa voglia.

Grazie Google per questo bellissimo pesce d’aprile sul “naso artificiale”, ma qui si sente puzza di merda.

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