No ‘Ndrangheta … no Expo-party

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Senza ‘Ndrangheta, non c’è possibilità alcuna di portare a termine i lavori dell’Expo. C’è voluto tempo, ma alla fine l’opinione pubblica ha capito l’antifona. Certo, sarebbe molto più sensato ed educativo bloccare tutti i lavori, mandare tante lettere di scuse ai paesi che si apprestavano a partecipare all’evento (oltre 130 paesi, distribuiti nei 5 continenti: dall’Afghanistan allo Zimbawe): “Scusate, abbiamo scherzato”, con tanto di faccina che ride :). In fondo siamo o non siamo Italioti?! Gli altri paesi capirebbero.

Li abbiamo abituati alle nostre burla fin dalla seconda guerra mondiale: prima fascisti con i nazisti, poi antifascisti e con i partigiani; li abbiamo fatti ridere con le corna nelle foto di rito; li abbiamo anche infastiditi, con le telefonate al momento del saluto di benvenuto, ma è noto che l’amico germano non spicca in flessibilità e humor; li abbiamo derisi al telefono, appellando capi di stato come “culone inchiavabili”, ma qui la politica non c’entra (“U pilu è pilu”). Certo che capirebbero! Italiots do it better!

Sì, sarebbe molto più sensato, soprattutto leggendo il tema di Expo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.

Ma ai nostri politici quello che è sensato non piace: c’è la possibilità di ammodernare una ferrovia esistente? Meglio costruirne un’altra! C’è la possibilità di cambiare la destinazione d’uso di immobili esistenti? Meglio costruirne altri, poi venderli e poi riprenderli in affitto a prezzo salato! Ai nostri politici piace ciò che consente di foraggiare caste di lobbisti, costruttori, palazzinari, mafiosi.

Inoltre, ai nostri politici piacciono le vetrine internazionali.

Piace agli amici della Lega che guardano all’Expo come una manifestazione Salvi(ni)fica che consentirà al popolo padano di fare un sacco di sghei ed esibire al mondo tutto le virtù autoctone “Ora, labora et se passa un mafioso, girati dall’altro lato”.

Piace al Sindaco di Milano che con l’Expo può sistemare strade, quartieri e qualche fognatura che salta.

Piace a Matteo il Magnifico, padre della Patria e prima ancora della Leopolda. Secondo voci di corridoio, il Magnifico, per l’occasione, starebbe prendendo lezioni di inglese, onde non fare figure barbine con l’idioma italichese.

Ma per garantire a tutti costoro la giusta fetta di Expo mediatico, mercantile, favoreggiante e scambista, si consegnerebbe il Pianeta (quello da Nutrire) a coloro che il pianeta l’hanno stuprato, avvelenato, saccheggiato, insanguinato e barbaramente costruito, senza alcuna logica di utilità, se non quella propria.

Energia per la vita a chi ha solo portato morte; cultura agli ignoranti; bellezza ai mostri dell’umanità.

Questo è il nostro Expo: l’esposizione della mala-politica al servizio del mal-affare.

Questo gli altri paesi lo capirebbero meno.

Ma senza l’organizzazione certosina delle mafie, sarebbero forse i nostri politici in grado di portare a termine Expo? Probabilmente non saprebbero nemmeno da dove cominciare.

E quindi “Lodiamo le mafie” che tanto prendono, ma qualcosa danno!

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La guerra dei migranti

>>>ANSA/PAPA A LAMPEDUSA: FARA' APPELLO A PRENDERSI CURA DEI MIGRANTI

Signore e signori mettetevi comodi. Adagiate i vostri morbidi culi sui vostri divani e accendete la TV. La guerra dei migranti è già iniziata, ma le prime repliche sono gratis per tutti. Non perdete tempo.

Ancora i barconi affondati sono solo nell’ordine delle decine, almeno quelli noti. Poco importa se tanti non sono stati conteggiati dalle cronache italiote e giacciono arenati in fondo al mare col loro carico di disperati. Presto centinaia, migliaia di barconi cercheranno invano di raggiungere le coste del bel paese (non il formaggio) e noi saremo lì con le nostre vedette, con i nostri fari e le nostre potenti telecamere a filmare, AZIONE, mentre coleranno a picco.

Moltissime sono le zattere pronte a salpare dai porti libici ed egiziani: arche di disperati, senzadio, che fuggono dai tamburi dell’ISIS, nella speranza, vana, di approdare alle dolci note delle arpe italiote. Ma quei tempi sono un ricordo, storia, trapassato remoto.

Ah poveri illusi, non sanno che nel suolo italiota è iniziata la guerra dei migranti e per loro, migranti appunto, non è contemplata nessuna pietà: in guerra vige la legge marziale, quindi peggio per loro.

Peggio se portatori sani, ma più probabilmente malsani, di ebola.

Il rischio concreto è che venga contaminato il nostro mare (o mare nostrum), per Giove, e i nostri pargoli in piscina debbano essere portati. Per non parlare del nostro pescato: sogliole come mine cariche di virus africogeni.

Ma i signori della guerra non lo permetteranno. Loro si faranno carico della purezza della razza italiota. Che nessun nero venga inserito nelle liste di disoccupazione tricolore: chi vuole gli ammortizzatori se li porti da casa; chi vuole sanità, vada altrove; chi vuole istruzione, cominci con l’auto-istruzione e per i migliori anche l’autodistruzione.

I signori della guerra sono stati chiari: le opportunità noi le abbiamo finite con il socialismo degli anni ’80. Ora sono cazzi per tutti. E se c’è uno che deve mangiare tra un nero infetto e un purosangue italiota, la scelta è fatta senza nemmeno scomodare i sondaggisti.

La guerra tra la Lega di Salvini il giovane, quello delle felpe, alleato per l’occasione ai nostalgici del ventennio  di Casa Pound, da un lato, ed il MoViMento di Gianbeppe, Gianroberto e dei Giangiovani meravigliosi, dall’altro, è all’ultimo colpo, all’ultima sparata. Ne vedremo delle belle, cari italioti. La posta in palio è altissima: il voto dei milioni di bigotti, retrogradi, fascisti che popolano il suolo italiota.

Primo a farne le spese è stato Angelino, lo sterminatore di finocchi, che da duce di mare nostrum ha portato a casa nostram un mare di immigrati clandestini e malati, ma una dura reazione è già nell’aere.

I cannoni sono stati puntati: a breve i primi colpi.

Facce di Bronzo …

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La decisione è presa: i Bronzi resteranno in Calabria. Le barricate locali, a distanza di 31 anni dai moti di Reggio, alzate a tutela quel patrimonio dell’umanità che sono i Bronzi hanno prevalso sul tentato ratto, astutamente architettato dal Governatore Maroni (Lombardia) e dal suo ciarliero consigliere d’arte Sgarbi.

A fronte del penoso stato dei treni che collegano la punta dello stivale al resto del territorio Italiota (rimasti fermi a quelli raccontati ne “Il Treno del Sole”, ma nessuno se ne cura) e del cattivo stato delle articolazioni dei Bronzi, che dopo i secoli passati sul fondale marino, soffrirebbero di reumatismi cronici, la commissione istituita dal Ministro Franceschini (Beni Culturali) ha, infatti, sentenziato l’intrasportabilità delle statue.

È dunque servita una richiesta arrivata dall’invasore longobardo, da 1.251 km di distanza (fonte Google Maps), a riaccendere l’interesse ipocrita di una città e di un’intera comunità verso l’opera d’arte che maggiormente le rappresenta nel mondo.

Ipocrita, come la reazione dei mariti (cornuti) che apprendono di tradimenti ed abbandoni delle mogli, dopo anni di confinamento a fornelli & pannolini.

Se avessero avuto un’anima e la forza per andarsene, i Bronzi se ne sarebbero andati con le loro gambe anchilosate, sputando davanti a tutte le porte di professorini e professoroni che, indignati, hanno protestato negli ultimi mesi.

Se ne sarebbero andati, essi stessi indignati, per essere stati confinati troppo a lungo in un sotto scala del Consiglio Regionale (Palazzo Campanella), quali ferri vecchi, per aver atteso oltre il lecito una sede degna del loro spessore artistico.

Ma non sarebbero andati a prostituirsi alla corte di critici d’arte che s’infiammano con la stessa foga davanti a Madonne col Bambino e tette di veline (anch’esse opere d’arte?!); avrebbero bensì preso una nave, come i migranti calabresi di inizio secolo, per raggiungere le sponde atlantiche di Nova Iork, dove sarebbero stati accolti con onore all’interno di quella meraviglia che è il MET, olimpo dell’arte umana.

Con i proventi dei milioni di visitatori del MET (5,7 milioni nel 2011, fonte Il Sole 24 Ore), la cittadina dello stretto, ferita per l’abbandono, avrebbe potuto dare il giusto spazio alle migliaia di reperti della Magna Grecia, relegati in buona parte in magazzini non visitabili.

Invece sono rimasti lì nella loro triste sede ad essere visitati da poche centinaia di curiosi all’anno, sotto la supervisione di amministratori incapaci, di politici ignoranti e di calabresi disinteressati.

Se Maometto non va alla montagna … l’importante è che resti a casa!

Siamo tornati: la rinascita italiota!

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Cari amici Italioti che ci seguite e ci leggete da quasi due anni (!), eccoci nuovamente ai banchi di partenza.

Siamo tornati, armati di penna e taccuino, carichi di entusiasmo e voglia di raccontarvi il mondo in cui viviamo, quello che più ci piace e quello che più ci fa incazzare, quello di cui essere fieri e quello che ci fa vergognare in giro per paesi vicini e lontani.

Siamo tornati per discutere insieme a voi del mondo Italiota, dalla politica allo sport, dalla cultura alla cronaca, da Lampedusa a Bolzano.

Siamo tornati per narrare le gesta eroiche di capitani di coraggiosi e furbi contrabbandieri, di scafisti e Schittini, di esodati e venditori di fumo.

Siamo tornati per contribuire – nel nostro piccolo – a risvegliare le coscienze, troppo a lungo assopite da un sistema che ne ha approfittato.

Siamo tornati per denunciare il malcostume, le false promesse, le ingiustizie, le ipocrisie di cui siamo stati nutriti e con cui ogni giorno andiamo a braccetto.

Siamo tornati per raccontare il coraggio di madri, imprenditori, preti, pendolari e professori.

Siamo tornati perché ci siamo arenati e perché siamo anche noi un po’ italioti

Siamo tornati … e mo so cazzi vostri.

Ma non era meglio morire di freddo …

Ma non era meglio morire di freddo

Dopo 45 anni la storia è sempre la stessa. Dalla primavera di Praga, ne sono cambiate di cose. O forse no? È caduto il muro di Berlino, abbiamo festeggiato la fine della Guerra Fredda (forse non era una fine, ma solo una pausa di riflessione) e abbiamo osannato un presidente nero alla guida della nazione più potente del mondo. Ma appena le cose si mettono storte, ecco che la (pre)potenza militare russa torna in campo. A Praga i carri armati non nascondevano la falce e il martello, adesso entrano in Crimea mascherati e senza targa. Che qualcuno possa ancora pensare si tratti di carri e militari del Costa Rica?

Allora la minaccia era quella delle armi, oggi è quella del gas e del petrolio che mandano avanti le nostre economie.

Ma possiamo forse appellarci al senso democratico di un intero popolo, quello russo, nato sotto la dittatura comunista, cresciuto nello sfascio valoriale post crollo dell’Unione Sovietica e invecchiato sotto la l’arroganza mafiosa di spietati oligarchi (ex gerarchi del partito)? Probabilmente no.

Un po’ come spiegare al popolo italiota il principio di equità sociale della tassazione, dopo 20 anni di Berlusconismo. Fatica sprecata.

Ma dove comincia e dove finisce la possibilità di un popolo di determinare il proprio destino?

Il destino degli abitanti di Crimea deve essere deciso in Germania? Negli Stati Uniti o in Francia? O, come è giusto che sia, deve essere determinato in loco?

Dobbiamo pensare veramente che ai governi di mezza Europa interessi del destino del popolo di Crimea? O forse quello che interessa è tutelare gli interessi della gente di Germania, Francia, Italia, in termini di afflusso di risorse energetiche, per riscaldare i rispettivi flaccidi deretani?

Possiamo quindi scaricare le responsabilità di quanto sta accadendo su un governo anti-democratico guidato da un ex agente del servizio segreto russo?

Sarebbe facile, ma ingiusto, sicuramente semplicistico e assolutorio.

Faremmo forse meglio a chiederci chi, all’interno dei democratici paesi europei, ha permesso alla Russia di acquisire il potere ricattatorio che oggi sventola sotto ai nostri nasi occidentali?

Quali capi di governo hanno firmato i patti col diavolo, sulla base di accordi miliardari che hanno rimpinguato le avide tasche di amici e amici degli amici?

Solo in Italia c’è più di uno che non dovrebbe avere la coscienza a posto, ammesso che una coscienza l’abbia ancora. Non sarebbe interessante sapere cosa pensi Silvio Berlusconi dell’invasione di Crimea da parte dell’amico fraterno, con cui tanti letti si sono scambiati (e tanto decantati dalla Daddario)?

Ma sarebbe altrettanto interessante scomodare il parere del prof. Prodi, o per non andare molto lontano tra i vicini europei, dell’ex cancelliere tedesco Schröder o dell’ex primo ministro britannico Tony Blair.

La scomoda verità è che dovremmo chiedere spiegazioni a costoro per quanto fatto nei periodi in cui ci hanno, più o meno indegnamente, rappresentato.

Dovremmo chiedere loro perché negli anni intercorsi dalla caduta del muro di Berlino ad oggi non hanno intrapreso fortemente delle politiche energetiche che consentissero ai paesi europei di affrancarsi dal ricatto di Mosca.

Ma la verità è scomoda per definizione e se i caloriferi non partono, con la verità non ci si scalda.

Sarà la vergogna a farci divampare le pingue guance, ma sarebbe stato meglio morire dal freddo.

Per il momento tutti tranquilli, è arrivata la primavera. È entrata nelle case della gente, per le strade, nei parchi, sui balconi. Le facce distese della gente per strada e la diminuzione dei clacson ne costituisce prova tangibile.

Se Giovanardi sapesse l’effetto benefico che la primavera comporta sull’umore delle persone, proporrebbe certamente una legge proibizionista, senza alcuna distinzione tra primavere leggere e primavere pesanti.

Questo non è un paese per pecore …

Luppo de loopy

Questo non è un paese per pecore, questo è un paese di pecore. La pecora notoriamente è un animale mansueto, vive in gruppo, pascola serenamente, viene munta e una o più volte all’anno viene portata dal barbiere. Con un po’ di fantasia (nemmeno tanta a dirla tutta), non ravvisate qualche somiglianza con il profilo dell’Italiota animale? L’animale Italiota inizia la giornata con cappuccio & cornetto, giornale e/o gratta & perdi, arriva al lavoro e manda subito qualche mail sul fantacalcio, pausa caffè, pausa pranzo (pausa da che?), passeggiata a Villa Borghese, rientro in ufficio – e uff – organizza il weekend fuori porta, aperitivo, partitina a tennis, cena a casa con amici. Quando poi gioca l’Italia, silenzio, il deserto dei tartari. Alle 16.57, l’animale Italiota è pronto ai tornelli con il badge in mano. Tutto può attendere, ma l’inno nazionale no. Fine settimana dal barbiere per il necessario aggiornamento sul pettegolezzo di quartiere. Quanto alla mungitura, ci hanno pensato ultimamente la Fornero e il Gran Professore Mario Monti, Brancaleone da Norcia dei nostri giorni. Il tutto mentre gli altri paesi fanno le rivoluzioni, fanno il ’68, fanno le primavere, fanno ostaggio dirigenti di multinazionali alla sola minaccia di licenziamenti. Ma in fondo, forse è proprio quella capacità di divincolarci dai problemi (senza affrontarli, ovviamente) e di vivere bene che tutto il mondo ci invidia, la Grande Ignavia. Qualcuno prima o poi di occuperà di questi benedetti problemi, ma intanto domenica si va a sciare. Quel qualcuno lo cerchiamo nel sindaco, nell’amministratore, nel politico di turno. Cerchiamo il cane pastore che ci guidi nel pascolo, osservandoci dall’alto di un colle (sia esso il Quirinale o altro promontorio), controllando che non si vada a finire nei pericoli. Basta una ringhiata, un latrato e tutti a correre in riga verso la retta via, verso nuovi pascoli. Evidentemente le pecore non sono dotate di una vista acuta, o forse semplicemente non hanno una adeguata conoscenza del regno animale, se continuano a scambiare lupi (non Maurizio, ministro delle infrastrutture) per cani pastori. Solo per ricordarne alcuni, le nostre candide pecore italiote hanno seguito negli ultimi anni pastori maremmani, pastori filo-tedeschi, pastori a pelo raso-ma-rifatto, finanche mastini napolitani, ignare del fatto i lupi non le avrebbero condotte verso sicuri pascoli, ma a sicura morte. Ci mancava solo il lupo idrofobo che giorno e notte non trova pace e ulula ai quattro venti. Ed eccolo che il lupo maremmano cala la maschera ed attacca in diretta TV i tre porcellini, CGIL, CISL e UIL, rei di non aver fatto negli anni una proposta per il bene dei lavoratori che rappresentano. Proposte, effettivamente, non se ne sono viste, ma nel frattempo hanno riempito i banchi parlamentari (dall’ormai anche ex parlamentare Fausto Bertinotti al morbido Savino Pezzotta, dalla scoppiettante Renata Polverini al traghettatore di partiti Wilem Epifani): who’s next? Ed ancora lui, il lupo maremmano, visita tutte le scuole dei giovani cappuccetti rossi, da nord a sud, intonando canzoncine e raccontando favolette (e la nonna? È a protestare tra gli esodati). È vero, è solo un’operazione lungimirante! Se cominci a raccontare favole ai bambini fin da piccoli … questi, da grandi, non avranno alcun problema a credere: si vedano i casi di successo della chiesa con il catechismo e di Berlusconi con il Drive-in. Il tutto, nell’attesa di un giovane lupo di destra … quello vecchio ormai non ha nemmeno le zanne per la pastina da ospedale. Che i tempi siano maturi per una Lupa?

Cittadino … sei stato nominato

Nomination

In attesa che abbia inizio (finalmente?) l’edizione 2014 del Grande Fratello,  gli strateghi del Mo-Vi-Mento, GianRoberto e GianBeppe, sempre abili ad intercettare i malumori del popolo sovrano, hanno lanciato le prime nomination dell’anno, le terze della pur breve storia a 5 Stelle.

Dopo la prima nomination di Marino Germano Mastrangeli (aprile 2013), reo di essersi fatto intervistare anche da Cristiano Malgioglio, pratica contraria al primo comandamento delle Giantavole della Legge che Gianroberto ha consegnato a Gianbeppe sul monte Sinai: “Non avrai altro media al di fuori del Blog”; dopo la diaspora di giugno 2013 di ben 6 ex-cittadini, rei di aver proferito giudizi molto poco lusinghieri sul Mo-Vi-Mento, violando quindi il terzo comandamento “Non criticare il nome di Beppe invano”, eccoci alla terza tornata!

I portatori della democrazia dal basso hanno ufficialmente aperto le nuove nomination. Ma a dare la notizia questa volta non è stata la conduttrice Alessia Marcuzzi, bensì direttamente il condottiero, il duce, Gianbeppegrillo dal balcone del suo Blog che affaccia direttamente nelle case dei cittadini.

Eccoli, i nuovi malcapitati, 4 ex-cittadini ufficialmente scomunicati dalla web-assemblea, a cui potrebbero accodarsi in fila indiana (ma qui i Marò non c’entrano) altri 7! Mai tanti cittadini si sono visti in nomination!

Ma di quale grave peccato si saranno mai macchiati questi disgraziati? Hanno forse rubato? Non sembra. Hanno forse millantato lauree e master mai conseguiti? Non sembra (ma aspettiamo). Hanno forse insultato il Re della Repubblica e la Maestra della Camera? Si, ma quello non è un problema.

Nulla di tutto ciò! Hanno messo in discussione il Gianpensiero!

Hanno osato avere opinioni proprie, quando il regolamento a 5 Stelle, da questi firmato in duplice copia, in merito è chiaro: non è ammesso avere pensieri propri, soprattutto se pensieri critici verso il pensiero unico.

Ma qui il nostro lìder màximo, per non apparire né troppo lìder o né troppo màximo, fa un passo indietro e chiama in causa il popolo cittadino, la cittadinanza tutta. Ed è così che 29.883 cittadini hanno la meglio su 13.485 cittadini (ma ancora per poco …) e ratificano l’uscita dalla Casa dei 4 eretici!

Vittoria! Bingo! Il pensiero unico si è affermato!

Intanto, la Direzione del Mo-Vi-Mento – composta da Gianroberto, Gianbeppe e Gianquello-del-GF1 (per chi non avesse lunga memoria: link GF1) – sta pensando di mandare in nomination i 13.485 che avrebbero osato votare contro!

E allora sentiremo tutti la soave voce di Alessia Marcuzzi annunciarci, su un sottofondo carico di suspense: ”Cittadino” – lunga pausa scenica – “sei stato nominato”!

A questo punto mi chiedo, vi chiedo, se questa la dobbiamo chiamare democrazia?

O è forse l’appendice di un Grande Fratello, il Grande Bordello, spettacolo televisivo all’interno del quale i figuranti non hanno mai avuto nessuna importanza, dove l’aspetto geniale è stato quello di portare i telespettatori nelle mutande altrui? Rozzi, ignoranti, nobili decaduti, mediomen, bestemmiatori … ne abbiamo visti di tutti i colori in questi anni. Era proprio necessario trasferire lo show (con tanto di diretta TV streaming) in Parlamento?

Intanto i 4 (forse 11) hanno noleggiato un pullmino della scuola per trasferirsi al Gruppo Misto, dove le regole non esistono, esistono solo le eccezioni (… “questo è l’ombelico del mondooooo”)!

La ricerca delle emozioni – Buon Natale …

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Come spesso accade, i markettari l’hanno capito prima di tutti gli altri. Tutti gli altri ne sperimentano gli effetti, ma raramente se ne accorgono. Parliamo della scomparsa delle emozioni. Quante volte ci emozioniamo veramente in una giornata? Ed in una settimana? E in un anno?

Il fatto è che le nostre esistenze (o r-esistenze) stanno diventando sempre più piene di oggetti che ci semplificano il quotidiano, ma ci rinchiudono in un guscio di solitudine e ci rendono incapaci di guardare in faccia, ascoltare, toccare quelli che una volta erano i nostri simili. Magari da simili stiamo diventando uguali, ugualmente incapaci al pathos.

Siamo irresistibilmente attratti dal veloce, dal pratico, dal facile: dal triste.

Le struggenti storie d’amore raccontate nei secoli da poeti e cantori le abbiamo sostituite da youporn.

La lunga telefonata di fine anno a parenti e amici (in teleselezione), l’abbiamo rimpiazzata con un chattino: la sintesi, bellezza. E se poi in un chattino, il nostro interlocutore non è in grado di trasmetterci ansie, paure, preoccupazioni, ma anche felicità, gioia, speranza […], pazienza. L’importante è che ci sia stato un flusso in uscita ed uno in entrata.

Film come il Grande Freddo (1983, Lawrence Kasdan) da spazzatura fatta per essere avidamente consumata e cestinata.

Guardate lo spot della Tempo (trovaunattimo.com/): in una città in piena frenesia natalizia, persone comuni raccontano il loro attimo più bello dell’anno. Essendo persone comuni (o presunte tali), raccontano cose comuni: una telefonata di un amico, la nascita di una nipotina, il ritorno della fidanzata. Il tutto è sapientemente accompagnato da colonna sonora che serve a predisporre l’animo verso la commozione. Eppure è bello. Bravi.

Ancora più bravi, i markettari che hanno confezionato lo spot della Procter per le olimpiadi di Londra: mamme ordinarie che fanno mille sacrifici straordinari per far crescere i loro figli. Il tutto deliziosamente accompagnato da Ludovico Einaudi (youtube.com/watch?v=TaJgjkSMR7s): provate a non piangere.

Ok, asciugate le lacrime, accendiamo il cervello.

Provate a fare un giro per le vie affollate del centro (qualsiasi centro va bene, anche se non siete a Milano) e guardate la gente, studiatela. Potrebbe essere un buon modo per capire quanto stiamo diventando macchine da consumo. Efficientissime.

Orde di automi che incedono per inerzia con la testa bassa e con gli occhi fissi sullo smartphone. Se poi portano una shopping bag ( borsa della spesa), diventano neutrini randomici che si spostano casualmente in tutte le direzioni, incuranti di chi segue, di chi sopraggiunge. Se il caso vuole che tutto questo spettacolo sia anche accompagnato dalla pioggia (fenomeno atmosferico che ancora non siamo riusciti a limitare alle ore di chiusura dei negozi), allora portatevi una poltrona ed una confezione di popcorn. Spettacolo assicurato.

Abbiamo perso il contatto con gli umani. Non siamo interessati agli altri, ma alle situazioni. Non si esce a cena fuori per fare buone chiacchere, per scambiare opinioni, ma solo per poter entrare nel locale figo. Il fatto che poi questi riescano a mangiare e magari ad interloquire è del tutto incidentale.

Ormai riusciamo ad emozionarci solo pagando, quale che sia l’oggetto della transazione. Ma le emozioni a pagamento sono brevi, veloci, tristi. Come le nostre vite del resto.

A breve un qualche governo di paese occidentale, imporrà certamente una tassa sulle nascite, sulle morti, sulle disgrazie, insomma sugli eventi che ancora ci emozionato. Così saremo costretti a dissimulare i pochi ed aridi sentimenti che ci sono rimasti. Ci stiamo preparando al peggio.

Se questo peggio non ci piace (vi sfido a trovare una traccia di bellezza), allora potremmo cominciare dalle cose facili: alzare la testa mentre si cammina, dire buongiorno all’ingresso di un palazzo, ufficio, esercizio (e arrivederci all’uscita), aiutare ad aprire una porta, ad alzare un pacco, preparare un piatto caldo per i senza tetto (plauso ai ragazzi che ho incontrato oggi sotto casa con le borse termiche). Sono tante scene di vita ordinaria che dovremmo cercare di non perdere, di diffondere ed alimentare. Questa è la bellezza di cui siamo capaci. Questo è il Natale che possiamo regalare (a costo zero, a kilometro zero).

Buon Natale

Quanti Joele ancora?

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A 19 anni si ha voglia di assaporare il mondo con avidità, di imparare le lingue, conoscere i piaceri del sesso e i fumi dell’alcol. A 19 anni si ha voglia di raccontare agli amici del paesino le esperienze vissute.

A 19 anni chi va all’estero per fare il cameriere è un uomo, quando tanti coetanei ciondolano a casa a non fare nulla, in attesa che papi alzi la cornetta per chiamare l’amico politico/questore/professore/primario.

A 19 anni si vuole scappare dal vuoto economico ed esistenziale che questo paese offre a chi ha 19 anni.

A 19 anni per le stesse ragioni si può trovare la morte. È una morte ingiusta, vigliacca.

È una morte figlia della crisi economica, della disoccupazione, delle paure verso lo straniero, verso il diverso che dilagano in tutta Europa. È una morte che lascia l’amaro in bocca.

La polizia inglese ha arrestato nove ragazzi per l’omicidio. Ma in ogni omicidio, si sa, c’è un esecutore e c’è un mandante. Spesso queste due figure criminali coincidono. Spesso no. Nel caso del povero ragazzo, certamente non coincidono.

La polizia inglese ha arrestato gli esecutori materiali del delitto, ma per arrestare i mandanti servirebbe un mandato di cattura internazionale. I mandanti vivono in Italia e sono da decenni ai vertici delle istituzioni del paese.

I mandanti hanno illuso il popolo italiota, lo hanno indebitato, lo hanno narcotizzato e, approfittando dello stato di incapacità, lo hanno denudato, tramortito e violentato.

I mandanti vedevano solo i ristoranti pieni, ma non vedevano i capannoni del nordest abbandonati.

I mandanti hanno circuito la generazione dei nostri padri e rubato le speranze alla nostra.

Thanks God it’s Saturday …

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Monti si dimette da Scelta Civica, sottotitolo “Il ruggito del Babbione”. Il prof. scopre che, diversamente da quanto riportato nei libri di economia, l’uomo Italiota non è razionale, massimizza solo a breve termine e nella teoria dei giochi, te la mette sempre nel … foro!

Fassina  minaccia le dimissioni (ma quanti millenni ha Fassina?). No per favore Stefano. Fallo per noi (cioè, non farlo): questo paese ha bisogno di te! Prima o poi capiranno quanto eri importante! Aspetta!

La Bonev si dimette da Palazzo Grazioli. Dismette i panni già dismessi a suo tempo e, ignuda nella nuova veste moralizzatrice, spoglia le mentite spoglie di Badanti, Calippi & Co.

Letta Nipote, quello vecchio, a pranzo da Obama. A breve, salma di Priebke trasportata nella stessa località segreta di Bin Laden (… e tutti morirono felici e contenti).

D’Alema attacca Bersani “ha sbagliato un calcio di rigore”. Dio guarda Adamo, fatto a sua immagine & somiglianza, e gli dice: “’Ammazza quanto sei brutto”!

Balotelli: “Lasciatemi stare”. Mario, OK. Vai tranquillo: scopa a tuono, non ti curar di loro, ma guarda e passa, o tira, crossa, fai ‘mpo come te pare. Solo in Italia si pretende che un ragazzetto viziato segua la retta via della morale catto-perbenista, mentre ministri, premier, rettori, medici, vicini di casa … (no i vicini di casa no)!

Su su, che un’altra settimana è andata … Thanks God it’s Saturday!

W il popolo Italiota

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