Rincorrendo un’anguria

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Guardo Balotelli e penso a mio nipote Michele, 6 anni e gia’ fuori due volte dai mondiali ai gironi. Nato l’anno dopo della grande estate in cui usurpavamo Berlino guidati da Grosso e compagni. E ripenso ai miei mondiali del 90′, quando a Palermo giocavano l’Egitto e l’Olanda di Ruud Gullit.
Quelle notte magiche mi regalarono molti brividi e gli occhi di Toto’ Schillaci. Eroe stupito di una Sicilia povera di grammatica, di sogni e presto di capelli. Toto’ correva piu’ forte dell’Alfa 33 e gli rubava le gomme. Cosi’ almeno cantavo io per prendere sonno sostituendo la ninna nanna che mia madre aveva da poco smesso di cantarmi.

Quella estate mi regalo’ tante rivelazioni. La prima e’ che per segnare bisogna correre. E’ forse questo sara’ chiaro anche a Michele oggi.

La seconda e’ che a volte basta avere due settimane di grazia nella vita per cambiartela. Vorrei dire al giovane me di vivere ogni giorno come quel lunedi’ dell’inizio di queste due settimane. Non sai mai quando arriveranno, del resto non giochi mica nell’Italia (e forse e’ una fortuna).

Ed infine che l’anguria non e’ un pallone perfetto. Potrai correrci dietro, calciarlo e farlo rotolare avanti, ma a volte e’ bene fermarsi, tagliarne una fetta e gustarsela in pace. Un po’ come la vita in fondo.

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La fine della guerra e il miracolo

fine guerraL’Italia é uscita fuori dalla guerra. I nostri ragazzi sono salvi, sono all’estero. Niente morti o quasi, né feriti. Gli effetti di questo immaginario conflitto dureranno, ma abbiamo ancora la nostra immensa bellezza e la nostra vita davanti.

Durissimo è il messaggio di Confindustria oggi. Dal 2007 abbiamo perso quasi il 10% del nostro prodotto interno lordo. Le persone alle quali manca, totalmente o parzialmente, il lavoro sono oggi 7,3 milioni – il doppio di sei anni fa. I segnali di ripresa sono molto deboli. La situazione è, quindi, stata paragonata a una vera e propria guerra.

I forconi, la fiducia, i movimenti, le ristrutturazioni e le rottamazioni sono una manifestazione della fragilità economica, sociale e politica in cui versa il Paese. Venderemo ancora le nostre aziende. Programmiamo la vendita di tutto o parte delle nostre azioni in STM, Enav, Fincantieri, forse Eni.

La guerra è guerra e fa male. Rovina famiglie e intere generazioni. Noi non l’abbiamo combattuta, ma solo subita. Se la nostra classe politica sia stata al fronte, neutrale o inerme non sta a me dirlo.

Guardiamo al positivo, come sempre. Almeno noi, miei cari Italioti.

I nostri giovani sono salvi. Molti di questi sono emigrati sotto le immaginarie bombe economiche e continuano a portare alto l’onore della Patria. Uno schizzo di Giorgio Pirolo, 34 anni, ha generato Chery QQ tra le auto più vendute in Cina. I nostri designers e illustratori sono fra i migliori al mondo e vivono all’estero. E tanti altri fanno bene senza far rumore. Chi è rimasto in patria, è un eroe. Sono riusciti a vivere sotto le bombe e come i nostri vecchi avranno tanto da raccontare ai loro figli.

La nostra classe politica si è ringiovanita parecchio. Il nostro Parlamento è fra i più giovani della nostra storia e ha il più alto numero di donne mai avuto. I movimenti/partiti nati dalla “guerra” sono giovani e donna. Potrete amarli o odiarli, ma questo è un dato di fatto.

I nostri monumenti sono salvi. La Grande Bellezza di questo Paese è intatta o quasi. Sono salvi, sono lì pronti ad accogliere i milioni di turisti che una volta ancora vorranno vedere Roma, Venezia, Firenze e persino la bizzarra torre di Pisa, che pende, ma non crolla. Un po’ come l’Italia tutta forse. La Puglia, la Sardegna, la Sicilia ci sono invidiate all’estero per la loro immensa bellezza.

Arriverà il momento del nuovo miracolo italiano?

I miracoli sono sull’uscio di casa, nei vostri uffici, nelle nostre fabbriche, nelle nostre menti e nella nostra forza. I miracoli sono fatti di sudore, stanchezza e creatività. Sono forgiati dalle mani di chi non dice “basta”, ma trova il modo. Nascono fra le mani rugose di chi si arrangia e ce la fa, di chi si sacrifica, piange (purtroppo) e tira avanti. Nascono dagli occhi sognanti di una donna, dolce e caparbia. Nascono dalle spalle forti di chi in Italia è arrivato solo 3 anni fa e adesso si sente a casa. I miracoli nascono dai nostri vecchi, dalla loro saggezza e dalla memoria di un’Italia vincente.

I miracoli italiani, il calcio insegna, sono nella profonda essenza del nostro essere Italiani, nell’abilità di dare il meglio quando si è in basso, di vincere e stravincere quando si é in dieci. E oggi si siamo in 10. Sì, a -10% del Pil dal 2007. E’ ora di ricominciare a vincere.

Il sole splende a Belgrado

Belgrado

Nella lunga attesa del verdetto della sentenza del processo Mediaset, il Cavaliere si affidava al “fattore C” come riportato dalle pagine del Corriere ieri. Quello stesso fattore che aveva fatto si che i sogni della Stella Rossa di Belgrado, in vantaggio di un gol e con un uomo in più, si infrangessero contro un fitto banco di nebbia e permettessero al Milan di tornare in campo da zero il giorno dopo.

Oggi il sole splende a Belgrado. Nessuno ridarà l’onore perduto di una probabile vittoria tanto alla Stella Rossa quanto all’Italia, ma la Cassazione non ha rinviato l’incontro ed ha confermato la condanna.

Un anno di domiciliari non sembra poi una fine tremenda se si prendono in considerazione Arcore, qualche bottiglia di prosecco, il cagnolino Dudù e qualche amico/a pronto a fare compagnia. Di questo poco ci importa. Non crediamo abbia nessun impatto sulle nostre vite personali.

Che cosa succederà adesso? Quali saranno le ripercussioni sulla stabilità del governo di larghe intese? Il Paese ha bisogno di riforme radicali per riprendere il cammino della crescita ed è ancora una volta troppo ripiegato sulle questioni interne per rispondere ad una perdita di competitività e credibilità internazionale.

All’uomo Silvio come al nostro Paese auguriamo la migliore sorte possibile.

Il cielo su Roma resta comunque abbastanza nuvoloso ed incerto e ci chiediamo quando finalmente possa risplendere il sole.

L’Italia di Franco Coppi e l’ennesimo rigore di Silvio

Lungi da noi paragonare Berlusconi ad Andreotti. I molteplici mandati al governo della Repubblica Italiana, i processi e persino lo stesso avvocato, pero’, giustificano la scelta di questa provocazione. Il professore Franco Coppi porto’ all’assoluzione Giulio Andreotti ed oggi a fianco di Ghedini provera’ a raggiungere lo stesso virtuoso traguardo con Silvio Berlusconi.

In questi giorni, l’Italia si divide fra chi spera in una condanna ed una interdizione dai pubblici uffici e chi e’ sicuro che l’assoluzione arrivera’ e sara’ un ennesima soluzione all’Italiana.
C’e’ chi parla di catarsi cinematografica di una condanna, rievocando altre famose scene (e.g. Gli Intoccabili), chi si schiera con il Presidente sempre e per sempre e chi crede che una condanna possa rendere l’ex-Premier un martire politico rendendolo cosi’ immortale.
I giornali ritraggono Silvio come un leone in gabbia, un ideatore delle frodi fiscali confortato dal caro amico Gianni Letta e dall’altro lui confida che prevede di ricandidarsi nel 2015 dopo 18 mesi di stop (quando btw avra’quasi 80 anni).
Surreale.
Noi non capiamo, non sappiamo, non ci schieriamo. Siamo troppo lontani dall’azione per capire. Come un arbitro, stanco e zoppo, lontano dal pallone, non vogliamo fischiare piu’. Sul dischetto Silvio si appresta a calciare il suo ennesimo rigore. Chissa’ se segnera’ ancora e se l’Italia la lascera’ passare anche questa volta.
Secondo voi, invece, che cosa succedera’?

Chi e’ il Gorilla?

Gorilla, scimmie, orangotango, primati ed altri animali più o meno divertenti hanno animato la scena politica italiana in questi ultimi giorni. Purtroppo la vicenda Calderoli-Kyenge ha aggiunto un’altra pagina indegna all’enorme fascicolo della Brutta Italia.

Con sottile ironia, le note del vecchio caro Faber e del baffuto George Brassens descrivono l’arrivo in un piccolo paesino di un gorilla. Alla luce delle dichiarazioni oltraggiose del Vicepresidente del Senato della Repubblica Italiana – Roberto Calderoli – sul Ministro Kyenge, l’Italia vista da lontano sembra proprio un piccolo paesino dove il razzismo, il populismo, l’ignoranza e l’assenza totale di ogni rispetto per la diversità la fanno da padrone.

Brassens e de Andre’ attaccano il giudice simbolo della presunzione umana di dare giudizi ed infliggere punizioni e l’ipocrisia della gente per bene confrontata con questo elemento di novita’ (il Gorilla/l’Orangotango).

E se nella metafora, il giudice fosse Roberto Calderoli, le comari fossimo noi, miei cari?

Si, quest’oggi miei cari, non scendendo in piazza, non chiedendo le dimissioni di Calderoli e non ribellandoci a tanta ignoranza e grettezza, noi non siamo diversi dalle comari del rione del paesino.

Non scendendo in piazza e non chiedendo le dimissioni di Calderoli, noi non abbiamo diritto a guardare in faccia i nostri compatrioti che come il Ministro Cecile Kyenge hanno sognato l’integrazione, hanno sognato una Italia matura, diversa, bella e multicolore.

Non scendendo in piazza, non abbiamo diritto a guardare in faccia i nostri vicini di casa che sono nati o diventati Italiani quanto noi.

Non scendendo in piazza, noi accettiamo un’Italia mediocre, populista, gretta e fuori dal mondo.

Non scendendo in piazza, noi Italioti diciamo che

“in fondo a noi il razzismo ci va bene…”

che tanto si sa che quelli della lega sono cosi’…”

“che poi se ci sono meno immigrati alla fine non e’ cosi’ male…”

“che poi si, la Kyenge e’ un po’ bruttina…meglio avere una bella Carfagna che la Kyenge, no?”

“che del resto la Kyenge e’ Congolese, mica Italiana”

Gretti! Idioti! Italioti!

Noi in Italia Gorilla ed Orangotango non ne vogliamo piu’. E cosi’ come non vogliamo piu’ nessun gorilla/orangotango, non vogliamo piu’ nessuna comare e nessun giudice. Fuori dalla metafora, non possiamo permettere che questo accada nuovamente. Non possiamo permettere che qualunque cittadino italiano o straniero debba sentirsi ineguale e sentire la propria dignita’ sociale messa in pericolo.

In Italia, non si deve permettere a nessuno, indipendentemente della propria carica politica o posizione sociale, di violare i principi fondamentali alla base della nostra costituzione: la dignita’ sociale e l’eguaglianza.

Io sogno un’Italia bella, nuova, multicolore ed integrata. Tu?

resizer

A Giovanni Falcone

A Giovanni Falcone di Ruggero De Simone

Giovanni-Falcone

Caro Giudice Falcone,

dopo 21 anni mi trovo a compiere i miei trent’anni con l’indelebile ricordo del Suo profondo sorriso

spezzato

allorquando il mio ignaro

fioriva nel volto di un bambino di nove anni.

Da allora,

ogni 23 di maggio,

il mio sorriso si ritrae

per un attimo

lunghissimo

al ricordo del Suo vilmente interrotto.

Ma poi riaffiora,

si allarga fiducioso, fiero, mai beffardo,

perchè così Lei avrebbe voluto fosse,

perchè disarmarsi della gioia di vivere

sarebbe come cedere al ricatto di chi vuol imporre fiele

nelle bocche degli Uomini giusti e di buona volontà.

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Giovanni-Falcone-e-Paolo-Borsellino

Caro Giovanni Falcone,

il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare,

scrisse qualcuno per la pavida bocca di un curato,

Farne ostentazione ed abuso ne farebbe soltanto incoscienza,

disse lei più volte.

La Paura spesso insegue il Coraggio,

sovente lo bracca,

talvolta lo abbatte.

Ma in Lei, Giovanni,

è stato il Coraggio a braccare la Paura,

a frenarne la fuga incontrollata,

a dominarne gli impulsi irrazionali.

Il Coraggio di non aver paura,

la Tenacia di non arrendersi alla Paura,

Le ha fatto dire che la Mafia è un fenomeno umano

la Mafia è  un fenomeno umano

e come tutti i fenomeni umani

ha un principio,

una sua evoluzione

e avrà quindi anche una fine.

E’ la Paura di non aver coraggio,

la rassegnazione a non darsi al Coraggio,

la convenienza a svendere il Coraggio,

a far sussurrare

a far biascicare

invece

che la Mafia è un fenomeno umano

ma proprio perchè tale accompagnerà l’Uomo

fino alla fine dei suoi giorni.

E’ lo sprezzo per il Coraggio degli Uni e per la Paura degli Altri

ad imporre all’Uomo il fine mafia mai.

Gli Uomini passano,

le Idee restano

come il Corpo che lascia al suo immortale destino l’Anima.

Ma non accade sempre:

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Giovanni,

Tu resti a sorreggere le Idee di Giustizia e Libertà

che hai incarnato con la Tua mite e granitica fermezza,

nonostante la lapidazione in vita

di farisei togati,

di ladroni mascherati,

di subdoli o sfacciati detrattori tramutatisi alla Tua morte in smaccati adulatori

nonostante il tritolo

di morte per Te,

di paura e scoramento per noi.

Cosa Nostra puzza di morte,

basta che Noi la si voglia sopprimere per non inquinarne più l’aria che viviamo,

per sentire con Te, con Paolo, con tutti i Martiri di Mafia,

il fresco profumo di Libertà

liberi dal puzzo del compromesso morale.

Tu, Giovanni Falcone,

vivi tra di noi,

nonostante Loro non vogliano.

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A tutti, Buona Liberazione

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Cari Italioti,
Volevo fare gli auguri a tutti quelli che hanno il dito medio stanco per averlo alzato troppe volte davanti a cio’ che ci toglie la liberta’, esternamente ed intimamente.
A tutti quelli che non si sentono liberi nella loro dimensione di cittadini, di individui, di persone e nella propria dimensione intima.
Agli Italiani che hanno perso la loro sicurezza economica a causa della crisi, ma non hanno mai perso la dignita’ e la loro capacita’ di resistenza.
A chi resiste ogni giorno nelle difficolta’ piccole e grandi della vita quotidiana. A chi e’ partigiano di se’ stesso. A chi ogni giorno si alza e affronta con coraggio i suoi personali, intimi “demoni fascisti” e resiste contro di essi.
Agli Italiani che resistono in Italia, che resistono alla tentazione di partire, che continuano a portare avanti il nostro Paese ogni giorno. Nonostante tutto. Indomiti. A loro va il nostro onore dell’armi.
A chi si alza ogni giorno il dito medio davanti ai ladri di sogni, a chi coscientemente o incoscientemente ci priva dei nostri sogni, ci butta giu’ e ci tiene bassi vicini al terreno.

A chi alza il dito medio armonicamente con tutte le altre dita al mattino per salutare un bambino, per stringere la mano dell’amico piu’ caro, per dare una pacca sulla spalla a chi ci aiuta a credere, vivere e raggiungere o per lo meno avvicinarsi ai nostri sogni e alla idea piu’ bella che abbiamo di noi stessi.

E questa canzone, miei cari Italioti e’ per voi, per augurarvi anche un buon weekend ed in maniera un po’ insolita spingervi a continuare a lottare!
Buona liberazione, giorno per giorno non solo il 25 Aprile.
Saluti da Londra,
Italo degli Enotri

Da Severgnini a Cartesio: Fate presto! Come uscire dallo stallo alla messicana

StalloSono passati ormai 46 giorni dalle elezioni e la politica italiana si trova in uno stallo alla messicana. Beppe Severgnini rievoca Sergio Leone (1966) ne “Il Buono, il brutto ed il cattivo” ed il celebre triello (duello a tre) per descriverla efficacemente. Una sequenza infinita in cui i tre si guardano, si studiano e il primo che arriverá alla pistola, sparerá! Difficile discernere chi fra Berlusconi, Bersani e Grillo sia il buono, ma finché nessuno si muove non succede niente.

Guardate i tre minuti di Beppe Severgnini, cliccando il link qui sotto:

http://video.corriere.it/italia-stallo-torre-controllo-fate-presto-/24324b7c-a03a-11e2-b85a-0540f7c490c5

Per noi, miei cari Italioti, i nostri politici sono come viaggiatori smarriti in una foresta…Come uscirne?

La soluzione che deriverebbe dal Discorso sul Metodo di Cartesio sarebbe quella di formare un governo (una qualsiasi delle opzioni) e farlo durare perché l’Italia ha bisogno di scelte, di azioni, di una guida. Anche qualsiasi.

Ecco con le parole del filosofo e matematico francese:

“Imitare in questo i viaggiatori che, trovandosi smarriti in una foresta, non devono vagare, aggirandosi ora da una parte ora dall’altra, né tanto meno fermarsi in un posto, ma camminare sempre diritto, per quanto è possibile in una direzione, e non cambiarla senza un buon motivo, neanche se l’avessero scelta, all’inizio, solo per caso: in questo modo, infatti, se non vanno proprio dove desiderano, arriveranno alla fine almeno in qualche luogo dove è probabile che si trovino meglio che nel bel mezzo di una foresta. Così, dal momento che spesso le azioni, nella vita, non consentono nessun indugio, è una verità assai certa che, quando non è in nostro potere discernere le opinioni più vere, dobbiamo seguire le più probabili; e inoltre, che se le une non ci paiono più probabili delle altre, pure dobbiamo sceglierne una, e considerarla in seguito non più come dubbia, in riferimento alla pratica, ma come verissima e certissima, perché è tale la ragione della nostra scelta”.

Da Discorso sul metodo, parte terza: Qualche regola della morale tratta dal metodo

Sergio Leone, Il Buono, il brutto ed il cattivo – la scena del triello alla Messicana:

Good night Maggie

maggie0“Being powerful is like being a lady. If you have to tell people you are, you aren’t.”
Dalla classe media di una citta’ di provincia, figlia di un droghiere, Maggie e’ stata una donna forte, una figura politica amata e criticata parimenti. La donna che nell’ultimo secolo e’ stata piu’ a lungo al timone  di quella nazione, in cui vivo e da cui vi scrivo.
Nel 1979 prima donna in Europa a ricoprire la carica di Primo Ministro, l’8 aprile di 34 anni dopo Margaret Thatcher, anche nota come the Iron Lady, ci ha lasciato.

Dove eravate negli ultimi 20 anni?

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Questa è la domanda che rivolgo a tutti quelli che – autoproclamandosi il “nuovo che avanza” – rifiutano ogni possibilità di dialogo con il resto del .

Giuste o meno che siano le considerazioni alla base della sorda chiusura ad ogni altrui apertura, la domanda rimane.

Personalmente ritengo la maggior parte delle critiche avanzate dal Movimento al vecchio sistema partitico essere non solo condivisibili, ma necessarie per il futuro di questo paese. Collusione tra potere politico e bancario, sistema clientelare di nomine ed appoggi, partiti (e sindacati) organizzati come strutture economiche in grado di garantire occupazione sono solo alcuni dei nodi storici che necessitano di essere sciolti e, su questa direttrice, il ruolo del Movimento è stato ed è fondamentale.

Anche estendendo il plauso al Movimento per il ruolo dirompente nel risveglio delle coscienze da troppo tempo assopite nel vabbuoismo italiota, la domanda permane.

Veniamo alla domanda.

Dove eravate negli ultimi 20 anni? Non ci interessa sapere giorno per giorno i vostri spostamenti, né tanto meno le compagnie che avete frequentato, ma solo capire dove eravate voi mentre tutto andava a rotoli. Non siete stati testimoni di quello che accadeva intorno a voi? Dobbiamo forse ritenere che eravate incapaci di intendere & volere? O siete stati forse circuiti con soavi parole e filtri magici a base di ali di pipistrello sapientemente preparati dal malaffare partitico?

Se così è, quale prodigioso antidoto avete assunto per svegliarvi dall’eterno torpore italiota? L’accoppiata di maghi buoni, dalla folta barba e dai lunghi capelli grigi, vi ha realizzato l’intruglio e voi, appena desti, avete cominciato ad urlare contro tutto e tutti. Ma se non siamo in una favola ed escludiamo quindi la presenza di maghi, ciambellani, spade magiche e pozioni misteriose, allora eravate incapaci di intendere & volere. E se incapaci eravate allora, incapaci siete ancora oggi.

Ebbene, cari Star Warriors, pare che voi non abbiate nessun alibi. Siete stati voi, insieme a me, a creare l’abbruttimento di questo paese giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno.

Non avete forse esercitato il diritto di voto? O dobbiamo ritenere che voi, sì proprio voi, eravate tutti gli astensionisti e schedabianchisti?

Non avevate forse il diritto di manifestare? Non avevate la possibilità di urlare il vostro disappunto a chi vi amministrava, nel male o nel peggio? Eppure non mi è parso di vedervi in piazza quando il potere maligno introduceva il vostro tanto vituperato Euro. Né tantomeno quando in Parlamento si creavano leggi sulla base delle quali era chiaro a tutti che la Legge non sarebbe stata uguale per tutti. Né quando si istituiva Equitalia, né quando se ne rafforzavano i poteri.

Non avevate la possibilità di organizzarvi in libere associazioni per pulire, goccia a goccia, questo mare magnum di merda italiota? Eppure non l’avete fatto. Non l’abbiamo fatto.

La verità, che vi fa male come una spina sul sedere ogni volta che vi sedete, è che voi – insieme a me – eravate quelli che se c’è una bella giornata si va al mare, se c’è la neve si va a sciare, se c’è un ponte si va a fare il weekend a Praga che tanto non costa niente ed è pieno di gnocca.

Ed è anche per quella verità che siete così incazzati ed urlate contro chi prova a farvi capire che le vostre ragioni (sacrosante ragioni) non sono poi così distanti dalle sue.

Ma come il padre che per vent’anni non cura i propri figli, vi siete svegliati con i figli maggiorenni e sbandati e avete pensato che la soluzione fosse dare sberle a destra e manca, sciorinando saggezza ed esperienza, tanto tenute in letargo.

Dalle mie parti si dice “Porci e figghioli comu i crisci i trovi” (ndr. “maiali e bambini come li allevi li trovi”), tirate voi le conclusioni.

Lo stesso vale per il vostro Capo, Padron, Guida Spirituale. Dove era egli mentre tutto crollava? Non si era forse avvicinato al PD, quando il visionario Fassino (lui si che ha occhio), respingendolo lo invitava a farsi un proprio partito? O erano altri tempi? E il PD di allora non era la stessa feccia di oggi?

Siete responsabili del baratro in cui siamo caduti tanto quanto chi vi ha governato, ma – a differenza di questi ultimi – avete l’aggravante che eravate e siete persone per bene, con buone intenzioni e buona volontà.

Avete tutti la responsabilità di questa italietta grazie ai vostri pensieri, parole, opere e omissioni.

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