Mondo in fermento o idee in repressione? Noi andiamo a dormire: Buonanotte Italia.

Barricate in fiamme a Kiev, dove “La prima linea è un ammasso di pietre e di uomini che lascia fuori un pezzo di Maidan”, cita il Corriere.

Una protesta anti chavista che scatena la repressione in Venezuela.

Manganelli e spray al peperoncino che si abbattono sui soliti artisti “dai gusti differenti” a Sochi.

E molti altri episodi.

 

Un’ondata di protesta e ribellione ci circonda, mentre noi giochiamo a scacchi con la politica.

Il governo italiano improvvisa un tennis con la democrazia, sfidandosi a colpi di “andate a vedere quanto costava un frigo 30 anni fa” (l’ha detto davvero Grillo, si, l’ha detto), mentre intorno a noi esplode il caos.

 

Non parlo di quella parte del mondo che vive nella paura della guerra, ormai purtroppo parte integrante del quotidiano, che continuiamo ad ignorare e a guardare con distacco finché non ci toccherà da vicino.

Per gli attentati in Nigeria, a Taba, nel sud di Beirut e per le repressioni pluriennali in Siria aspetteremo di accorgerci del prossimo Gheddafi, che andava bene per i Bunga Bunga ma non per il petrolio e la Total.

 

Parlo di quell’evoluzione di pensiero che scuote i Paesi che voglio emergere, spinti da una crescita economica esponenziale e da un maggiore accesso alla cultura, che si vedono tarpare le ali.

Si è passati da una primavera araba a una primavera globale, dove la protesta non si ferma alle questioni politiche ma punta alle questioni sociali e alle libertà personali.

È una globalizzazione che globalizza anche le libertà: è un’apertura mentale che cerca di diffondersi, sono diritti che vogliono essere affermati da cittadini che rivendicano le proprie idee.

Siamo fortunati a vivere in un Paese che ha già lottato per queste libertà, perché poter uscire di casa la mattina senza la paura di saltare in aria sembra essere un lusso riservato a pochi. Ringraziamo le generazioni passate, quelle della guerra, delle manifestazioni, delle proteste per le pari opportunità.

Ormai siamo adagiati sugli allori: non abbiamo nemmeno più il bisogno di protestare, nel nostro mondo Italia perfetto.

 

Non abbiamo nemmeno bisogno di andare a votare: da noi il governo si elegge da sé, risparmiandoci la fatica di andare alle urne.

Buonanotte Italia.

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Nella guerra vera non esistono eroi

Una tragedia umanitaria. 
La conferma dell’utilizzo di armi chimiche in Siria sconvolge, ci tocca nel profondo, ci paralizza. 
Nel quotidiano ci sconvolgono la guerra e quelle poche immagini che riescono ad arrivarci, che sfuggono al setaccio della censura, ma ci sembrano cosi’ distanti da farci dimenticare che c’e’ crudelta’ a questo mondo. 

Come nei peggiori film di fantascienza, al contrario, le armi chimiche ci lasciano attoniti, ci terrorizzano, perche’ risvegliano in noi quella paura di epidemie e stermini di massa da record di incassi nelle sale cinematografiche pre-natalizie. 
L’occidente e’ il popolo della televisione, dei cinepanettone, di Hollywood, delle guerre mediatiche. 

Le guerre chimiche ci rimandano dietro ai grandi schermi, con la differenza che di norma nei film alla fine arriva l’eroe. 

Ma dove sono gli eroi nella realta’? 
Dove sono Bruce Willis, Will Smith, Rambo? 
Chi arrivera’ a salvare un popolo, anzi quei tantissimi popoli nel mondo, che lentamente muoiono, non solo nel corpo, ma anche nell’anima? 

Arrivera’ forse qualcuno un giorno. 
Quello stesso qualcuno che improvvisamente si e’ accorto del regime di Saddam, della dittatura di Gheddafi, dell’esistenza di Osama Bin Laden. 
Che prima non sono dittatori o terroristi, ma uomini d’affari e intermediari, da non toccare per non “sconvolgere gli equilibri internazionali”. 
Quegli equilibri che stanno in piedi sulla repressione della liberta’ di un popolo e sul terrore. 

Purtroppo nel mondo c’e’ sempre una guerra a scacciare un’altra guerra, non un eroe. L’alternativa che ci si da sempre piu’ spesso e’ quella del far finta di non vedere. 
Non entro nel merito di interventismo o meno, sovranita’ di un popolo, azioni internazionali giuste o sbagliate. 

Nell’impotenza di un singolo cittadino, normale, senza competenze o poteri decisionali in merito alla politica internazionale, mi sento di esprimente una solidarieta’ nei confronti di tutti quei cittadini cosi’ lontani da noi che vivono nel terrore, in qualsiasi continente si trovino. 

Con la solidarietà altrui non ci si salva la vita e non si ritrova la pace, ma forse si smuovono le coscienze.Immagine

Back to reality

Agosto in Italia è simbolo di vacanza, di viaggi, di mare, di sole, di mete sconosciute, di facce abbronzate (e arrossate n.d.a.), di facebook invaso da check-in e foto con le due dita oblique (qualcuno me le deve spiegare poi…), di spensieratezza, di distacco da quel quotidiano che ci attanaglia.
Ad agosto non c’è la crisi: ad agosto c’è il sogno, il “ricomincio a settembre” che è diventato tradizione dai tempi dei nonni che lavoravano in fabbrica.
Terra di emigrati ed emigranti, ad agosto tutto tace in Italia, anche per chi rimane nelle grigie città ma segue la scia di tutti gli italiani che staccano il cervello per “rigenerarsi”.

Mi sono rigenerata anche io, ho voluto staccare per qualche settimana.
Una meta sconosciuta, una realtà totalmente distaccata dalla nostra, un viaggio alla scoperta di nuove culture.
Ma come tutte le cose belle (e brutte), prima o poi si arriva ad una fine.
Questa fine per l’italiano medio si chiama volo-con-scalo-dalla-durata-totale-che-varia-dalle-12-alle-26-ore, che tu sia andato in Marocco, in India o in Australia.

Mi ritrovo così seduta nella lounge Skyteam, e mentre attendo il momento del secondo check-in, decido di approcciare le news sfogliando l’Herald Tribune, edizione week end.
Heathrow, caffè bollente, lounge ordinata e pulita, una piccola oasi di benessere nel malessere di un infinito viaggio intercontinentale.

Ho voglia di riprendere il contatto con la realtà, quella della mia amata informazione europea, fatta di spread, banche e governi in bilico, famiglie reali che crescono, frodi fiscali che spuntano e poi scompaiono nuovamente.

Leggo la prima pagina, per una breve overview di ogni Paese: la tragica notizia di un Egitto in piena rivolta, la situazione oltre oceano del gigante cinese che affronta una crisi del credito, i conflitti in Rwanda, la morte dell’avvocato internazionale che per anni ha difeso criminali politici, dittatori e terroristi facendola franca per 88 anni.
Drammi e questioni serie in prima pagina.
In italia tutto bene allora!
Rifletto ogni volta su quanto siamo fortunati a vivere in un Paese lontano da guerre, genocidi, bombe, rivolte.
Mentre sto per voltare pagina il mio occhio cade su un piccolo trafiletto e di sfuggita legge un ” Berl…”.

No. Basta. Non può essere. Riguarderà il prossimo processo. Sai, magari è anche ora di giudicarlo per tutto quello che ha fatto…la prostituzione minorile non era un reato, tra i tanti?!
Mi incuriosisco e torno alla pagina precedente.
E rimango basita “Aerial ad blitz for Berlusconi”.
Voglio capire: siamo nella merda, indebitati, con un tasso di disoccupazione superiore alla media europea, con la crisi che galoppa, le grandi fabbriche italiane in cassa integrazione, gli esodati, i pensionati da 500 Euro al mese, la mafia (che c’è ancora), un governo che per l’ennesima volta è frutto di un compromesso…e c’è chi pensa a organizzare blitz aerei con striscioni a supporto di un uomo che è palesemente in torto, ci ha governato, ed e’ stato processato per una sola della miriade di infrazioni giudiziarie che ha compiuto?!

Rileggo bene “…small planes flew over crowded beaches, towing banners saying “Forza Silvio, Forza Italia” or “Go Silvio, Go Italy” in disagreement with what Mr Berlusconi’s supporter call a politically motivated convition”.
Ho capito bene allora.
Per i nemici dell’inglese, “piccoli aerei sorvolano spiagge sventolando striscioni “Forza Silvio, Forza Italia” o “Go Silvio, Go Italy”.
Vogliamo dire che non ha commesso fronde fiscale?! Ma è palese!!
E noi vogliamo essere ancora rappresentati da un evasore?

Ragazzi, ma mettiamo striscioni per i disoccupati, le ragazze madri, gli orfani, gli esodati, le persone affette da malattie gravi, la ricerca scientifica, la tutela dell’ambiente in cui viviamo e che per anni abbiamo avvelenato (e stiamo avvelenando) in nome dell’occupazione.

Ma stiamo scherzando? Attonita, mi avvio al check in, è ormai l’ora di imbarcarsi.
Volo Alitalia: speriamo di non trainare nessuno striscione pro-Silvio da Londra a Milano.

ezDriver: auto di livello a portata di App

I cervelli non fuggono: si allontanano solamente per prendere meglio la mira e centrare l’obiettivo nel Bel Paese.

Tommaso e Giovanni, due brillanti giovani italiani, ne sono la prova.

Le prime esperienze di lavoro all’estero, il master a Londra e lo stage da cui prendono spunto per l’idea imprenditoriale. Così nasce ezDriver, il servizio di prenotazione di auto NCC (noleggio con conducente) comodo e a costi accessibili, disponibile da sito internet o tramite smartphone: le parole chiave sono tariffa fissa, pagamento on line, qualità, servizio di lusso. Attualmente operativo a Milano e Torino, ha un potenziale di sviluppo in Italia elevatissimo.

 Come funziona?

“Semplice. Basta installare l’App, registrarsi sul proprio smartphone ed il gioco è fatto! Dal sito è possibile prenotare il servizio per l’ora ed il giorno desiderato: un’auto di lusso passerà a prendervi ed il pagamento sarà automatico sulla carta di credito pre registrata, alle tariffe specificate.

Dal proprio smartphone, scaricando l’App dedicata (disponibile nell’itunes store o in Google Play) e registrando il proprio profilo (nome utente, password, email, telefono, carta di credito), si può facilmente accedere al servizio. Basta inserire luogo di partenza e destinazione, cliccare su “prenota ora” e l’autista più vicino arriverà in pochi minuti.”

Dove nasce l’idea?

“Nasce da una esperienza lavorativa in California presso Uber, società che offre autisti privati con le stesse caratteristiche di ezDriver, solo un po’ più esteso…a livello internazionale! Perché non far tesoro delle innovazioni estere, quando possono rappresentare una grandissima opportunità nel proprio Paese? Così abbiamo pensato di portare il progetto in Italia”.

Un’idea americana in Italia: tutto il mondo è Paese o ci sono delle difficoltà?

“Le difficoltà sono culturali e finanziare principalmente. E sono strettamente collegate. Si parte dal diverso approccio nei confronti delle start up: In Silicon Valley il capital raising è più facile, c’è una maggiore propensione culturale al finanziamento del rischio di impresa e di conseguenza delle nuove idee di business. In Italia c’è invece la tendenza a finanziare il prodotto finito più che l’idea, anche se questa è interessante. Hai un progetto, fai un business plan, cerchi dei finanziatori, ma questi chiedono garanzie per stimarne il successo, vogliono certezze. E le certezze nelle start up non si hanno, non sarebbero start up! E’ un gatto che si morde la coda.

A questo ostacolo culturale si aggiunge la scarsità di finanziatori. In USA c’è una vasta rete di business angel (privati che investono in imprese), venture capitalist (finanziatori che si dedicano a settori ad elevato potenziale di sviluppo) o fondi. In Italia le cose sono molto diverse.”

Ma una start up a chi si rivolge per finanziarsi in Italia?

“Si parte da sé con l’idea di tirar su un finanziamento minimo. L’ alternativa è la banca, ma se non hai revenues e garanzie non hai praticamente accesso al credito. Esistono anche diversi bandi di banche e Regioni, ma sono abbastanza “complicati” e burocratici con procedure di iscrizione lunghe e con rimborsi a consuntivo. L’orizzonte temporale dei finanziamenti è troppo elevato. Le  Università sono invece un valido sostegno, nei limiti dei fondi di cui dispongono, ovviamente.”

Ostacoli finanziari e culturali quindi…ma dal punto di vista legislativo siamo in pari con gli imprenditori internazionali?

“Non proprio. A Londra o a Dublino, ad esempio, non hai costi per avviare una nuova impresa e in un giorno svolgi tutte le pratiche burocratiche. Senza considerare i costi dei notai, nettamente inferiori alle tariffe italiane. E soprattutto esistono degli “scheme”, dove se investi in start up locali il tuo investimento viene detassato. Un accenno all’abbattimento delle barriere burocratiche c’è stato con il progetto “agenda digitale” del governo Monti, che introduceva la detassazione degli investimenti delle start up innovative.

Sulla base dei principi dell’Agenda digitale europea, mirava ad incentivare l’innovazione tecnologica come strumento per rilanciare la crescita e lo sviluppo nazionale. Doveva essere notificata con decreto attuativo per perfezionarla operativamente…Ma non è mai stato fatto. In pratica ad oggi con 45 euro dal commercialista sei una start up innovativa…ma poi ti danno una pacca sulla spalla e via!”

Chi vi appoggia?

“Lavoriamo presso il Poli Hub, l’incubatore di start up del Politecnico di Milano, dedicato a rendere efficiente e rapido il processo di valutazione, nascita, finanziamento e crescita di start-up e spin-off tecnologici ad alto potenziale e di respiro internazionale. Ti presenti con il business plan e decidono se ammetterti o meno. Il sostegno prevede una parte di co-working (open space dove affittano per un canone mensile uno spazio e ti danno consulenza sulla parte procedurale o di networking) ed il supporto di una società di consulenza ulteriore che ha un network relazionale forte.

La struttura offre seminari, workshop, incontri con imprenditori di successo e top manager di aziende operanti in settori hi-tech e nel panorama del Venture Capital, e ha l’obiettivo di fungere da incubatore e acceleratore delle idee di business, nonché condividere il know-how e le esperienze.”.

A che punto siete con la notorietà?

“Abbiamo partecipato alla fiera delle start up ed al suo concorso, girando un video con Billy Costacurta disponibile anche sulla nostra pagina facebook e abbiamo lanciato il servizio a Milano, con un evento di presentazione presso il Bobino Club, con copertura stampa. Questa in particolare è venuta da sé: la concorrenza ha cominciato a parlare di noi, i giornalisti hanno cominciato a interessarsi al nostro business, i tassisti e le società di NCC non l’hanno presa bene…Quindi abbiamo contattato noi i giornali per “presentarci” e chiarire come funziona il nostro business.”

Il servizio è davvero una minaccia per i taxi?

“No, assolutamente. Si tratta di due servizi diversi. Principalmente per la tipologia di auto e per il costo, leggermente superiore alla tariffa taxi, come caratteristico delle auto NCC. La tariffa inoltre è definita in anticipo con l’utente, è kilometrica.”

Qui giungono i problemi normativi e le scaramucce con la categoria taxi e NCC. Quali sono i temi di discussione?

“L’accusa che si rivolge al servizio è quella di non rispettare le leggi che in teoria separano i taxi dalle auto NCC. Le contestazioni sono principalmente 3:

1)NCC “si rivolge all’utenza specifica che avanza, presso la sede del vettore, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio” (quadro 21/92 per la disciplina degli “autoservizi pubblici non di linea”) e “Lo stazionamento dei mezzi avviene all’interno delle rimesse o presso i pontili di attracco”. In pratica, non possono sostare sul suolo pubblico in attesa di commesse. I taxi si rivolgono invece a una utenza indifferenziata con sosta in luogo pubblico. EzDriver consente di usufruire di auto di lusso in qualunque punto di Milano.

2) Per legge, il noleggio dell’auto NCC deve essere richiesto dal passeggero e non da un intermediario: attualmente l’App di EzDriver è considerato un intermediario, sebbene non lo sia per l’appunto.

3) Le tariffe applicate sono concordate preventivamente. Lo smartphone in pratica fa da tassametro, che è esclusiva del taxi e che deve essere omologato.”

Quali problemi sono sorti?

“I problemi sono diversi: i vigili hanno ritirato il libretto di circolazione ad alcuni autisti di Uber, che ora non vogliono più offrire il servizio neppure a ezDriver. Il servizio funziona sfruttando i tempi morti degli autisti NCC, che nel momento in cui non hanno clienti attivano il satellitare e risultano disponibili per i clienti di ezDriver. Ma senza libretto….non possono lavorare nemmeno da soli! In secondo luogo sono arrivate le minacce e gli scontri “duri” da parte dei tassisti agli autisti che offrono il servizio.”

Ci sono soluzioni per realizzare il vostro sogno?

“Si stanno cercando. Da un lato si cerca un accordo con il sindacato dei conducenti, per essere sicuri di operare nei limiti di legge con loro e di non sovrapporsi al servizio taxi. Dall’altro l’obiettivo sfidante del futuro è quello di includere anche il servizio taxi nell’App: se vuoi un’auto subito prenoti un taxi, se vuoi un’autista con auto di lusso selezioni un NCC. Siamo quindi in attesa di discutere i punti con il comune di Milano: Uber, nostro competitor che ha subito gli stessi attacchi, ha fatto un petizione on line per sensibilizzare Pisapia sulla questione, per dimostrare che il modello opera legalmente.

ll servizio di ezDriver ha l’obiettivo di allargare il mercato NCC, permettendo agli autisti di rendersi disponibili nei tempi morti. Per le problematiche, con riferimento alla questione “intermediario”, il rapporto è pur sempre tra NCC e cliente, l’App è solamente un tool..”

Obiettivo sfidante, progetto eccellente…avete tutto l’appoggio di italioti.it ! E vi auguriamo di trovare presto finanziatori e partner per sponsorizzare la vostra idea di business.

Pubblico di italioti.it, fatevi avanti!
Un grazie sincero a Tommaso e Giovanni per questa intervista.

Quando l’ottimismo vola…in picchiata!

grafico-crisiLasciate ogni speranza voi che entrate….che uscite…che rimanete.
Una dura realta’ che non deve spingerci a desistere!

Resistere non basta più, serve il cambiamento

Quando la tecnologia minaccia le lobby

mfront_taxiUna temibile App minaccia il futuro dei tassisti: chi vincera’ questo braccio di ferro tra monopolio e concorrenza di libero mercato?

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-05-31/ezdriver-uber-taxi-171526.shtml?uuid=Ab3Ry50H

La crisi spegne i sogni dei giovani e li incentiva a contare solo su se stessi?

help-key“In altalena fra la paura per il futuro, irto di molte più difficoltà rispetto a quelle incontrate dai genitori (per il 17% degli adolescenti), al punto da temere di non farcela (6%) – e un certo ottimismo proprio dell’età, che fa pensare loro che la riuscita nella vita dipenda da loro stessi (37%).”

Una triste realtà sui tagli a cultura, istruzione…e sogni!

http://it.fashionmag.com/news/Le-rinunce-dei-giovani-in-tempo-di-crisi-tagli-a-vestiti-sport-gite-e-vacanze,331008.html#.UZsxUXwaySM

Buonanotte Italia

Un vuoto: decisionale, di potere, di idee.
Un vuoto totale.

Un Presidente della Repubblica rieletto per cause di forza maggiore, un partito storico come il PD che si sgretola, un Movimento 5 Stelle che, seppur stella nascente dello scenario politico italiano, più che gridare allo scandalo non sa fare, un Berlusconi ventennale che continua il tira e molla di promesse e compromessi.
E’ l’Italia indebolita, indecisa, priva di comando.
E’ un’Italia che sembra assopita, che fortunatamente dorme come in preda ad una anestesia, per non sentire il dolore.
Si, fortunatamente: in questo vuoto totale che fa seguito a un governo tecnico imposto, a una sinistra che si sfalda e si rinnega, a una destra che non ha piu’ coerenza e a un centro che non esiste, solo un indolenzimento di idee può evitare lo sbaraglio di un Paese.
C’è chi grida al colpo di Stato come se stesse ancora parlando e recitando da un palco della RAI in prima serata, senza pensare al vero peso delle parole.

Se l’Italia non fosse indolenzita, sarebbe un rischio grosso, grave, pericoloso.
Le coscienze vanno stimolate e incanalate costruttivamente, non scosse solamente per creare confusione.

Ma l’Italia dorme, si lamenta, accenna a svegliarsi per poi ricadere in un sonno leggero e disturbato.
La speranza è quella che si svegli guarita, in salute e pronta a ripartire.
I nuovi partiti ed i vecchi, insieme ai loro innovatori, risveglino il nostro Paese con dei programmi, delle azioni, degli accordi, delle coalizioni.
L’Italia che non è al governo non dorme, forse è solo annoiata e stanca, perchè il vecchio è come il nuovo.
Chi lascia la strada vecchia per la nuova, in Italia, sa quello che lascia…ma non trova nulla.

Se la politica è di moda

“Non sono giovane a tempo indeterminato”, “Di sano e robusto abbiamo solo la costituzione”, “Solo il debito è rimasto pubblico”, “Il mio cervello vorrebbe restare”.
Sono alcuni degli slogan di un marchio italiano del fashion, Piazza Italia, retailer che al passo coi tempi attira l’attenzione sulle tematiche del quotidiano con le sue campagne pubblicitarie.
Ricorda vagamente le provocazioni di Oliviero Toscani di qualche anno fa, quando con Benetton ha fatto scalpore.
Ma il segnale è forte: la consapevolezza del bisogno di smuovere le coscienze è diffusa, va oltre i TG, i blog e il parlamento, fino ad insidiarsi nel quotidiano, nella moda che è simbolo del bello e del superfluo, ma anche del nostro Paese.
Siamo pizza, mandolino…e moda. Siamo anche coscienti sempre più del bisogno di cambiamento.
Che sia l’inizio di una nuova epoca di consapevolezza diffusa?

Un minuto di silenzio

luttoParlamentari in marcia verso il tribunale per salvare un ex Presidente del Consiglio da un processo. Quel politico su cui gravano le accuse peggiori, quali prostituzione minorile, concussione aggravata, corruzione, diffamazione, compravendita di diritti televisivi, falsa testimonianza…e ho perso il conto.

E’ un atto gravissimo. Chi ci rappresenta non crede nelle istituzioni?
Oggi l’Italia è in lutto per la morte di quel senso di giustizia e legalità.
Preghiamo qualsiasi Dio, in base al nostro credo, perchè ci salvi da questo vuoto di coscienza.
Strofiniamoci gli occhi, per svegliarci da questo incubo.
Chi dovrebbe rappresentarci sostiene l’illegalità: non si concentra sulla formazione di un nuovo governo, sulla crisi che sgretola economicamente il nostro Paese e moralmente i nostri connazionali.
Marcia a sostegno di chi un processo lo evita da anni, per una congiuntivite curata in una suite da 200 metri quadri.
Speriamo sia solo un brutto sogno, da cui presto ci sveglieremo!
Così quella sostanziosa fetta di elettori a suo sostegno può finalmente dire ” Lo sapevo che era solo un incubo…ho fatto bene a votarlo di nuovo!!!”.
In fondo, l’illegalità è solo un punto di vista.
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