Facce di Bronzo …

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La decisione è presa: i Bronzi resteranno in Calabria. Le barricate locali, a distanza di 31 anni dai moti di Reggio, alzate a tutela quel patrimonio dell’umanità che sono i Bronzi hanno prevalso sul tentato ratto, astutamente architettato dal Governatore Maroni (Lombardia) e dal suo ciarliero consigliere d’arte Sgarbi.

A fronte del penoso stato dei treni che collegano la punta dello stivale al resto del territorio Italiota (rimasti fermi a quelli raccontati ne “Il Treno del Sole”, ma nessuno se ne cura) e del cattivo stato delle articolazioni dei Bronzi, che dopo i secoli passati sul fondale marino, soffrirebbero di reumatismi cronici, la commissione istituita dal Ministro Franceschini (Beni Culturali) ha, infatti, sentenziato l’intrasportabilità delle statue.

È dunque servita una richiesta arrivata dall’invasore longobardo, da 1.251 km di distanza (fonte Google Maps), a riaccendere l’interesse ipocrita di una città e di un’intera comunità verso l’opera d’arte che maggiormente le rappresenta nel mondo.

Ipocrita, come la reazione dei mariti (cornuti) che apprendono di tradimenti ed abbandoni delle mogli, dopo anni di confinamento a fornelli & pannolini.

Se avessero avuto un’anima e la forza per andarsene, i Bronzi se ne sarebbero andati con le loro gambe anchilosate, sputando davanti a tutte le porte di professorini e professoroni che, indignati, hanno protestato negli ultimi mesi.

Se ne sarebbero andati, essi stessi indignati, per essere stati confinati troppo a lungo in un sotto scala del Consiglio Regionale (Palazzo Campanella), quali ferri vecchi, per aver atteso oltre il lecito una sede degna del loro spessore artistico.

Ma non sarebbero andati a prostituirsi alla corte di critici d’arte che s’infiammano con la stessa foga davanti a Madonne col Bambino e tette di veline (anch’esse opere d’arte?!); avrebbero bensì preso una nave, come i migranti calabresi di inizio secolo, per raggiungere le sponde atlantiche di Nova Iork, dove sarebbero stati accolti con onore all’interno di quella meraviglia che è il MET, olimpo dell’arte umana.

Con i proventi dei milioni di visitatori del MET (5,7 milioni nel 2011, fonte Il Sole 24 Ore), la cittadina dello stretto, ferita per l’abbandono, avrebbe potuto dare il giusto spazio alle migliaia di reperti della Magna Grecia, relegati in buona parte in magazzini non visitabili.

Invece sono rimasti lì nella loro triste sede ad essere visitati da poche centinaia di curiosi all’anno, sotto la supervisione di amministratori incapaci, di politici ignoranti e di calabresi disinteressati.

Se Maometto non va alla montagna … l’importante è che resti a casa!

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