Cittadino … sei stato nominato

Nomination

In attesa che abbia inizio (finalmente?) l’edizione 2014 del Grande Fratello,  gli strateghi del Mo-Vi-Mento, GianRoberto e GianBeppe, sempre abili ad intercettare i malumori del popolo sovrano, hanno lanciato le prime nomination dell’anno, le terze della pur breve storia a 5 Stelle.

Dopo la prima nomination di Marino Germano Mastrangeli (aprile 2013), reo di essersi fatto intervistare anche da Cristiano Malgioglio, pratica contraria al primo comandamento delle Giantavole della Legge che Gianroberto ha consegnato a Gianbeppe sul monte Sinai: “Non avrai altro media al di fuori del Blog”; dopo la diaspora di giugno 2013 di ben 6 ex-cittadini, rei di aver proferito giudizi molto poco lusinghieri sul Mo-Vi-Mento, violando quindi il terzo comandamento “Non criticare il nome di Beppe invano”, eccoci alla terza tornata!

I portatori della democrazia dal basso hanno ufficialmente aperto le nuove nomination. Ma a dare la notizia questa volta non è stata la conduttrice Alessia Marcuzzi, bensì direttamente il condottiero, il duce, Gianbeppegrillo dal balcone del suo Blog che affaccia direttamente nelle case dei cittadini.

Eccoli, i nuovi malcapitati, 4 ex-cittadini ufficialmente scomunicati dalla web-assemblea, a cui potrebbero accodarsi in fila indiana (ma qui i Marò non c’entrano) altri 7! Mai tanti cittadini si sono visti in nomination!

Ma di quale grave peccato si saranno mai macchiati questi disgraziati? Hanno forse rubato? Non sembra. Hanno forse millantato lauree e master mai conseguiti? Non sembra (ma aspettiamo). Hanno forse insultato il Re della Repubblica e la Maestra della Camera? Si, ma quello non è un problema.

Nulla di tutto ciò! Hanno messo in discussione il Gianpensiero!

Hanno osato avere opinioni proprie, quando il regolamento a 5 Stelle, da questi firmato in duplice copia, in merito è chiaro: non è ammesso avere pensieri propri, soprattutto se pensieri critici verso il pensiero unico.

Ma qui il nostro lìder màximo, per non apparire né troppo lìder o né troppo màximo, fa un passo indietro e chiama in causa il popolo cittadino, la cittadinanza tutta. Ed è così che 29.883 cittadini hanno la meglio su 13.485 cittadini (ma ancora per poco …) e ratificano l’uscita dalla Casa dei 4 eretici!

Vittoria! Bingo! Il pensiero unico si è affermato!

Intanto, la Direzione del Mo-Vi-Mento – composta da Gianroberto, Gianbeppe e Gianquello-del-GF1 (per chi non avesse lunga memoria: link GF1) – sta pensando di mandare in nomination i 13.485 che avrebbero osato votare contro!

E allora sentiremo tutti la soave voce di Alessia Marcuzzi annunciarci, su un sottofondo carico di suspense: ”Cittadino” – lunga pausa scenica – “sei stato nominato”!

A questo punto mi chiedo, vi chiedo, se questa la dobbiamo chiamare democrazia?

O è forse l’appendice di un Grande Fratello, il Grande Bordello, spettacolo televisivo all’interno del quale i figuranti non hanno mai avuto nessuna importanza, dove l’aspetto geniale è stato quello di portare i telespettatori nelle mutande altrui? Rozzi, ignoranti, nobili decaduti, mediomen, bestemmiatori … ne abbiamo visti di tutti i colori in questi anni. Era proprio necessario trasferire lo show (con tanto di diretta TV streaming) in Parlamento?

Intanto i 4 (forse 11) hanno noleggiato un pullmino della scuola per trasferirsi al Gruppo Misto, dove le regole non esistono, esistono solo le eccezioni (… “questo è l’ombelico del mondooooo”)!

Mondo in fermento o idee in repressione? Noi andiamo a dormire: Buonanotte Italia.

Barricate in fiamme a Kiev, dove “La prima linea è un ammasso di pietre e di uomini che lascia fuori un pezzo di Maidan”, cita il Corriere.

Una protesta anti chavista che scatena la repressione in Venezuela.

Manganelli e spray al peperoncino che si abbattono sui soliti artisti “dai gusti differenti” a Sochi.

E molti altri episodi.

 

Un’ondata di protesta e ribellione ci circonda, mentre noi giochiamo a scacchi con la politica.

Il governo italiano improvvisa un tennis con la democrazia, sfidandosi a colpi di “andate a vedere quanto costava un frigo 30 anni fa” (l’ha detto davvero Grillo, si, l’ha detto), mentre intorno a noi esplode il caos.

 

Non parlo di quella parte del mondo che vive nella paura della guerra, ormai purtroppo parte integrante del quotidiano, che continuiamo ad ignorare e a guardare con distacco finché non ci toccherà da vicino.

Per gli attentati in Nigeria, a Taba, nel sud di Beirut e per le repressioni pluriennali in Siria aspetteremo di accorgerci del prossimo Gheddafi, che andava bene per i Bunga Bunga ma non per il petrolio e la Total.

 

Parlo di quell’evoluzione di pensiero che scuote i Paesi che voglio emergere, spinti da una crescita economica esponenziale e da un maggiore accesso alla cultura, che si vedono tarpare le ali.

Si è passati da una primavera araba a una primavera globale, dove la protesta non si ferma alle questioni politiche ma punta alle questioni sociali e alle libertà personali.

È una globalizzazione che globalizza anche le libertà: è un’apertura mentale che cerca di diffondersi, sono diritti che vogliono essere affermati da cittadini che rivendicano le proprie idee.

Siamo fortunati a vivere in un Paese che ha già lottato per queste libertà, perché poter uscire di casa la mattina senza la paura di saltare in aria sembra essere un lusso riservato a pochi. Ringraziamo le generazioni passate, quelle della guerra, delle manifestazioni, delle proteste per le pari opportunità.

Ormai siamo adagiati sugli allori: non abbiamo nemmeno più il bisogno di protestare, nel nostro mondo Italia perfetto.

 

Non abbiamo nemmeno bisogno di andare a votare: da noi il governo si elegge da sé, risparmiandoci la fatica di andare alle urne.

Buonanotte Italia.

Scurò – Il Grillo berciante

ImmagineOggi in particolare quasi nove milioni di cittadini hanno subìto un’onta insopportabile. Non gli elettori del Cavaliere dimezzato (ma non troppo) di Arcore, non quelli confusi ed infelici del Rottamatore machiavellico.

I cittadini elettori del M5S. Un pugno di loro (quasi 21.000) avevano incaricato il lìder maximo ed i capigruppo di andare all’incontro con Matteo Renzi. La performance è stata drammatica.

Quegli oltre otto milioni di cittadini – insieme agli altri, non meno attoniti – hanno dovuto assistere ad otto minuti di propaganda, spregio della dialettica, assenza di contraddittorio sul merito dei problemi di questo disperato Paese.

Non credo che tutti gli otto milioni trovino che il rimedio al mal governo, all’immobilismo, all’incapacità sia strepitare come fossimo allo stadio.

Da parte del depositario della fiducia di oltre otto milioni di cittadini non è giunta una proposta; un tentativo di inchiodare Renzi all’assunzione di almeno un provvedimento votabile dai Cinque Stelle; dai capigruppo neppure una parola, erano lì come statue di cera a fianco del Dittatore del Megafono.

Solo denigrazione, discredito, insofferenza, tracotanza, rivendicazione di primazia dei propri contenuti, senza però misurarsi sugli stessi.

Perchè il Grillo berciante non ha chiesto al giovanotto “marcio” come intenderebbe riformare il mercato del lavoro per fronteggiare disoccupazione e precariato, esodati e pensionati in affanno?

Perchè lo Stratega del palco non ha chiesto al giovanotto dei poteri forti come e dove taglierà la spesa pubblica per abbattere l’IRAP ed il costo dell’energia per le imprese?

Saprebbe Grillo dirci il perché dei suoi omessi cosa, come, quando?

Prima che il Grillo continui a berciare il suo violento inno al “tanto peggio tanto meglio” fino alla catastrofe bisogna che l’altra politica faccia presto qualcosa di buono.

Prima che sia troppo tardi.

Scurò – Siamo in una Barca “scurdata”?

Lo sfogo dell’alto dirigente ministeriale e politico dem Fabrizio Barca al Nichi Vendola perfidamente mandato sulle frequenze di Radio 24 rappresenta sicuramente uno stato d’animo condiviso, in parte condivisibile.

Sennonché da parte di un ex Ministro tra i più competenti e produttivi del governo Monti, che sembrava volersi candidare ad una ricostruzione ab imis del Partito Democratico, alto dirigente ministeriale, ci si aspetterebbe una reazione diversa al riferito “forcing” per  l’assunzione del gravoso impegno della conduzione del Ministero chiave.

Non certamente quello di schermirsi dando del “fuori di testa”, additando i “paron”, denunciando avventurismo, invocando umanità (ma poi per chi, per Letta?Non importa).

Homo Faber sui destini, dottor Barca. A meno che  Faber, il dirigente “de’ sinistri”, preferisca anziché contribuire ad un destino buono per il suo Paese prefigurarsi la deriva della”varca scurdata” Italia, vale a dire di quella barca equipaggiata in maniera scoordinata che procede apparentemente senza rotta, perdendo pezzi da tutti i lati, e non per colpa di un mare agitato. Mare, quello Nostrum, per di più assai procelloso…

Il J’Accuse (seppur estorto con una odiosa burla) pone una questione politico-linguistica sostanziale: da una parte l’esortazione latina, dall’altra la potenza fatalista dell’idioma siculo. E la frase di congiunzione tra le sponde, Nomen Omen, sottesa al ragionamento di Fabrizio Barca, non è certo rassicurante.

La mossa del rottamatore machiavellico è stata avventata, rischiosa, forse incosciente? I fatti delle prossime settimane si incaricheranno di darcene conferma o smentita. Resta il fatto che la barca italiana non aveva un nocchiero di polso, la plancia era invasa da carte nautiche confuse e frammentarie, la tempesta è sempre dietro lo scoglio da aggirare.

In mezzo al mare c’è l’Italia, che come sappiamo dalle scuole elementari, è una penisola, non un’isola (da contemplare mestamente alla deriva).

Renzi: uno stupido?

Renzi-LettaUna battuta che girava su FB in questi giorni, che recitava più o meno così, mi fa riflettere: “ ti svegli e sei perplesso quando ricordi che l’ultimo presidente del consiglio eletto democraticamente dai cittadini è stato Berlusconi.”

Renzi ha annullato la democrazia? Il PD non sa cosa sia la democrazia? È un suicidio? Che cosa diavolo sta accadendo? Non può essere la solita manovra di palazzo, per di più guidata da chi ha sempre condannato le “Manovre di Palazzo”!

Non sono mai stato “dietrologista”, Napolitano che fa il colpo di stato con Monti è uno scenario divertente da film, veritiero, ma sempre da film rimane.

Ieri sera ero disorientato: “Ma come, lui che si è sempre detto contrario a queste cose? Proprio lui che con la vecchia politica voleva chiudere? Perché non aspettare e vincere un domani una volta portata a casa la legge elettorale? Perché?”

Tuttavia una maggioranza schiacciante all’interno del partito, riguardo alle dimissioni di Letta e alla salita al governo di Renzi, non accade per caso.

Due indizi su tutti: le elezioni europee e la necessita’ di una fiducia per il Governo.

Le elezioni europee possono, se il PD vince, dare una legittimazione ex-post a Renzi, che inoltre andrebbe a presiedere il semestre europeo. Magari con questo riesce pure a riportare a casa i Marò e farebbe felici tutti.

Se incassa la fiducia con un programma aggressivo (abolizione senato, legge elettorale, riforma province, privatizzazioni…), avrà vinto lui. Se non lo attuerà per resistenze di chi gli ha votato la fiducia, sarà stata colpa degli altri.

Dopodiché, alle elezioni, sia che si vada subito per la non fiducia, sia che si vada quando lo faranno cadere, avrà ottime probabilità di vincere.

È l’unico che ci poteva mettere la faccia e scontentare un po’ di partiti e parlamentari vari, Alfano su tutti, perché è forse l’ultimo appiglio per provare in corsa a cambiare le cose.

L’unico sbaglio sarebbe quello di non essere “iperaggressivo” nel programma e nelle persone che presenterà come componenti del nuovo governo. È chiara l’intenzione del PD di superare le larghe intese che non hanno portato a nulla e di venire al momento delle azioni, come ha sempre sostenuto il suo nuovo segretario. Il rischio era di spegnersi e far rientrare Berlusconi in auge.

In poche parole Renzi si salva se fa il Renzi, cioè se porta una programma definito e deciso che scontenti tanti, come quello che avrebbero potuto mettere in piedi PD e Movimento 5 Stelle se Grillo non avesse posto un veto miope e radicale, non se fa il Letta accomodante e buono per tutte le stagioni.

Nuovo Cinema Paradiso – La mafia si uccide (non solo ma anche) con una risata

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La mafia uccide solo d’estate in un inverno della coscienza civica di letargo della legalità lungo almeno mezzo secolo.

L’amore che si dichiara in un cimitero: l’amore acerbo per la propria terra, l’amore inquinato dall’ignavia,  da un colpevole torpore della sopraffazione, da una connivenza silenziosa che come il carbone “si nun tince mascarìa” interi ventricoli della città.

La morte che insanguina la terra con i suoi martiri dando adito in ogni angolo di strada ad una lapide di un immaginario cimitero dei giusti.

Pif (al secolo Pierfrancesco Diliberto) con la consueta aria apparentemente scanzonata e con la immancabile posa stralunata con la sua opera prima ha messo in scena una parodia sulla Mafia che sembra raccogliere il testimone da Marco Tullio Giordana che con “I cento passi” ha raccontato la Mafiopoli di Peppino Impastato dileggiata sulle frequenze di Radio Out, a Cinisi e dintorni.

Pif non vuole ergersi a moralista, atteggiarsi a documentarista nè vuole banalizzare la tragicità del quindicennio che ha visto il più alto numero di morti in assenza di una guerra convenzionale: vuole dare rappresentanza ironica, mai troppo impietosa a quella immensa terra di mezzo tra le due trincee, quella dell’Antimafia di indagini ed arresti e quella di stragi e malaffare.

A Tano Seduto (Gaetano Badalamenti) si succede u’ Zu’ Giulio (Andreotti), l’onorevole amico degli amici che irrompe nella vita del piccolo Arturo per il merito di avergli saputo dare dallo schermo di una TV una risposta alla domanda della vita (come dichiarare il proprio amore ad una donna) mentre il padre si era schermito celandosi dietro una sorta di omertà dei prori sentimenti.

Arturo – ovvero il bambino che è stato o che è in Pif – incarna il cittadino bisognoso di risposte primarie (e non) alle proprie esigenze vitali (l’amore, il lavoro) e per questo si lascia irretire dall’onorevole Andreotti al punto da costruirne un mito paradossale.

Mito paradossale che fermenta nel brodo di coltura della ignavia, indifferenza, della paura, della connivenza, della collusione.

La mafia è come i cani, non devi dargli fastidio” risponderà il padre ad Arturo  che gli domanda se c’è da aver paura della mafia; e poi, “uccide solo d’estate, noi siamo in inverno”. Già un inverno della coscienza lunghissimo che irrigidisce i sensi al punto da braccare ogni reazione alla violenza che uccide nei bar, per strada, in autostrada.

Soltanto l’uccisione del Prefetto, inviato in una Palermo patibolare a combatter la mafia malgrado Andreotti ritenesse che “l’emergenza criminalità riguarda la Campania e la Calabria” imprimerà una svolta al “fanciullino” provocando qualche prima reazione della coscienza civica lungamente anestetizzata.

Non era il generale Dalla Chiesa ad aver “sbagliato regione” come diceva Andreotti ma Arturo ad avere sbagliato domanda e a non aver verificato le sue “fonti” di piccolo giornalista per un mese dell’immaginario “Giornale di Palermo”.

Sorprendentemente Arturo farà suo principio di vita la boutade  dell’onorevole presidente Andreotti pronunciata con il consueto cinismo qualche giorno dopo la celebrazione delle esequie del Prefetto “che aveva sbagliato regione”,  a suggello della sua assenza al funerale: “preferisco andare ai battesimi”.

E così, dopo aver toccato quasi il fondo della pochezza morale di una vita fatta di espedienti a forte rischio di contaminazione con l’ambiente mascariato di mafia e malaffare messo in scena in uno squallido “bonsuar” della dignità umana, la coscienza di Arturo – questa volta emblema di una coscienza legalitaria ridestatasi dal lungo letargo dell’inverno mafioso – deflagra – sull’onda delle deflagrazioni vere e drammatiche di Capaci e via D’Amelio – andando incontro al battesimo suo, di Flora (la ragazza che ha sempre amato sin da bambino) e di suo figlio in una società che vuole essere non eroica ma normalmente alimentata dal fresco profumo di libertà e non soffocata dal puzzo del compromesso morale.

Alla “montagna di merda” della mafia non può che preferirsi  l’iris con la crema di ricotta al forno del vice questore capo Boris Giuliano.Immagine

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