“Non c’è più morale, Contessa”

l-italia-cafonal-di-paolo-sorrentino-107758Tra una globalizzazione economica e un passaggio incompleto alla seconda Repubblica, l’italiano medio si è trovato ad incarnare una curiosa categoria sociologica, che qui chiamerò convenzionalmente “il cialtrone borghese”. Eccone una tipica rappresentazione, nella sua versione capitolina.

20 dicembre, ore 8.00, una nervosa coppia di colleghi – un concentrato di gel per capelli, completi inamidati e cravatte a righe coperti da due camici, coperti a da due woolrich nuovi di pacca – si affaccia al bancone del bar dell’ospedale:

 (Cafoni Borghesi: CB1 e CB2; Barista: B)

CB1: “Un latte macchiato e un caffè, grazieggì.”

B: “Arrivano!”

CB1: “..stav’a dì, sivvoi sento Nino, guarda che mò co sti tassi agevolati…”

CB2 a voce più bassa e avvicinando l’orecchio dell’amico con una mano sul suo braccio, l’altra impegnata a recuperare il dolcificante: “Bono che c’è quello de reumatologia…nun te fa sentì. E poi nun so io, è Cinzia ch’insiste. Sta cazzo de casa ar mare. Già m’ha sbroccato che domenica ho portato a mi padre la cassa de sciampagn’ e i due prosciutti che m’hanno mannato i pazienti”

CB1 incurante delle raccomandazioni di discrezione dell’amico: “ Aho fa’mpò come te pare, però me sa che co’ Cinzia devi sta bono, che già che nun t’ha cacciato de casa…”

CB2: “Ahò, mo pure te? ma porcoddue…na vorta, oh, …poi quella da quanno è nato er pupo s’è lasciata annà, nun se trucca più…e sta tipa poi, ha fatto tutto lei, m’ha cercato su feisbuc, s’è fatta spostà a radiologia da noi …e poi cazzo oh, ma te l’ho fatta vede che è?!”

CB1: “Io nun è che te sto a dì gnente, e come n’te capisco Cì? Però pure lì, è che te nun m’hai dato retta…bastava nun salvà il contatto, nun postà status telefonatissimi che ce stavi a annà a fa roba…vabbè comunque mò è annata. E ringraziaddio che Cinzia nun l’ha detto a tu madre”

CB2 ormai preso dalla questione, ignora il tono di voce e inizia a gesticolare visibilmente. Il dialogo raccoglie l’interesse di un nutrito pubblico, a cominciare dal tizio di radiologia: “Ah, perché nun ce lo sai? La madre de Cinzia ha chiamato mi madre, quaaasocerademmerda. Ah, ma a mì madre nun gli’è mai piaciuta Cinzia, se so prese a parolacce. Sto Natale se dovemo fa er bis de pranzi er 25, nun se ponno vedè manco pè cartolina. Cinzia sta più ‘ncazzata pe questo che perché ho fatto robba co quella de radiologia. Me sa che sta casa ar mare me tocca proprio st’anno.”

Il tizio di radiologia si attacca al telefono. Il barista ridacchia, ammicca alla collega ai cornetti e serve il caffè.

B: “Ecco signori, gentilmente fanno due euro e sessanta centesimi”.

CB2 osserva per un attimo lo scontrino accanto al caffè : “Ah, ma te poi co quella faccenda delle fatture?”

CB1 prende il latte macchiato e lo tracanna come non ci fosse un domani.

CB2: “Ancora?! Ma almeno hai chiamato Fulvio, l’amico mio del Fisco? Guarda che stanno a bastonà a sto giro, nun traccheggià! Fidate che basta na telefonata, a Fulvio gl’ho ripijato la madre piii capelli l’anno scorso, mò me spiccia pure casa si glielo domando! ”.

Driiiiin. Il Samsung del CB2 interrompe la conversazione.

CB2: “Eccola, mi madre. Scusa eh, ma oggi ce devo annà a cena…stamo già a tre telefonate e so solo le otto e un quarto”.

CB2 si allontana per rispondere, esce sulla soglia del bar, si accende una sigaretta e si immerge in un acceso dialogo con la madre, proprio sotto il sensore della porta automatica del locale che si apre a ogni suo gesto o passaggio, bloccando i flusso di clienti. La telefonata si svolge tra una sfilza di lamentele colorite e innumerevoli “vabbè, mammì, vabbè” di risposta a non meglio precisate richieste.

Una volta conclusa la conversazione, CB2 butta la cicca a terra, proprio davanti al posacenere del bar, e borbotta un “nurompercazzo che nun è giornata” al barbone accanto alla porta a vetri. Poi, rientra. Il collega ha già pagato per entrambi. CB2 lo ringrazia affettuosamente. Escono assieme, CB1 butta lo scontrino del bar a terra, accanto al barbone. E al posacenere.

 

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