This is Italy …

This is Italy

“This is Italy”, dice quasi soddisfatta (sic!) una signora di mezza età nella stazione di Milano.

Lo dice all’interno di una conversazione con un gruppo di turisti mediorientali circa i cronici ritardi che caratterizzano il sistema di trasporti verde-bianco-rosso. Effettivamente, immagino non sia piacevole per un turista straniero guardare il tabellone luminoso indicare 70 minuti di ritardo, per un treno che complessivamente prevede 150 minuti di corsa.

La questione, tuttavia, non è se il ritardo sia piacevole o meno (Non lo è!), ne’ tantomeno se sia possibile imbattersi, un sabato mattina, in un ritardo di superiore ad un’ora: può capitare, suvvia. Di tanto in tanto, anche i treni nipponici, dalla svizzera puntualità, possono registrare qualche inconveniente.

I problemi sono di natura diversa, seppur allineati nell’effetto (il disagio alle migliaia di viaggiatori, nostrani o stranieri, che riempiono quotidianamente le nostre stazioni. I problemi sono TRE.

UNO: è una questione di prevedibilità. È nota al mondo intero la capacità italica di gestire le emergenze, dai terremoti alle alluvioni, siamo i numeri UNI (per l’appunto). Certo, ogni tanto ci si mette la famiglia Bertolaso. Ogni tanto qualcuno si rallegra per un terremoto che distrugge intere città, in modo da poterle ricostruire con appalti taroccati, non curante della distruzione di vite umane, quelle dei morti e quelle dei vivi (ma come direbbe Lucarelli, questa è un’altra storia).

Ma perché continuare a gestire il sistema dei trasporti – tra i più facilmente pianificabili – sulla base di modalità emergenziali? Pianificare, caro Sig. Moretti, non significa eliminare le emergenze, ma studiare i problemi (specie quelli ricorrenti), trovare soluzioni durature (non mettere una toppa), effettuare o mettere in cantiere investimenti, se il caso lo richiede, preparare le persone e programmare interventi correttivi.

A breve si ripeterà la classica nevicata di dicembre, quella che ogni anno blocca mezza Italia (l’altra mezza non fa notizia, e anche se si bloccasse, nessuno se ne lamenterebbe). Una nevicata importante, per l’Italia, ma niente a che vedere con le tormente siberiane o con le bufere di New York. Mi chiedo, Le chiedo: è mai possibile che non si riesca a gestire una nevicata? Chiamiamo Fiorito (Batman, per le cronache), lui con i suoi SUV ci potrebbe venire incontro. La aspettiamo al varco.

DUE: è una questione di responsabilità. Quando la gestione di un processo (aggregazioni di attività finalizzate al raggiungimento di uno stesso obiettivo), semplice o complesso che sia, non funziona, ci dovrebbe essere sempre un responsabile (in Italia, in condizionale è necessario). Se le manutenzioni su reti e mezzi non sono state effettuate, il responsabile è il capo manutentore. Se le mancano le attrezzature per effettuare le manutenzioni, il responsabile è il direttore acquisti. Se a mancare sono i fondi (Euro, Sig. Moretti) per l’acquisto delle attrezzature per la manutenzione, il responsabile è il direttore finanziario. Se un responsabile non si trova, il responsabile è lei, Sig. Moretti. Spesso l’abbiamo vista in TV con la sua arroganza, quella che hanno quelli bravi (non discutiamo infatti le sue capacità), quelli che fanno funzionare le cose, quelli che mettono i conti a posto, dopo decenni di dissesti “politically driven”. Ogni tanto, tuttavia, sarebbe gradito un atto di umiltà, una presa di responsabilità verso tutti i viaggiatori che ogni giorno le permettono di mettere i conti a posto, nonostante i disagi. Responsabilità appunto.

TRE: è una questione di fastidio personale, di tante persone intendo. Di tutte le persone che viaggiano, con i disagi del viaggio in sé e con quelli del fumo passivo. Da anni ormai nei treni non è più possibile fumare. E non sarebbe possibile fumare nemmeno nelle stazioni, come da apposita segnaletica (la foto sotto si riferisce alla stazione centrale di Milano).

no smoking

Ma provate ad entrare in una stazione e noterete una coltre di fumo a darvi il benvenuto. Provate a scendere da un qualsiasi treno senza imbattervi nel fumatore, anch’egli sceso dal vostro stesso treno, che sul binario accende TRE sigarette insieme. Ed eccoci ancora una volta a parlare di prevedibilità e responsabilità.

Esistono i fumatori? (SI)

Esistono fumatori tra i viaggiatori? (SI)

Esistono fumatori, viaggiatori, che nell’attesa di un treno (in ritardo) o appena scesi da un treno (in ritardo) avrebbero voglia di accendere una sigaretta, non ci fossero quei divieti? (SI)

Esistono fumatori, viaggiatori, italioti che nonostante i divieti (“che tanto non controlla nessuno”) accendono una o più sigarette? (SI).

Quindi, caro Sig. Moretti, caro Ministro dei Trasporti (Lupi), cara Ministro della Salute (Lorenzini), è cosi difficile pensare a delle aree dedicate per fumatori (chiuse, magari) e far si che i controlli siano (i.e. esistano), siano continui, siano efficaci? Non sarebbe forse una grande conquista di civiltà?

Prevedibilità (mancanza), responsabilità (assoluta assenza) e fastidio (costante), come verde, bianco e rosso, TRE elementi caratterizzanti di un’Italia che … “Vabbuò“!

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