Silviamo il Silviabile

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Postumi di una calda, torrida, tardiva estate. In TV ancora il nulla assoluto. I bar lentamente riaprono. Al TG si susseguono i consigli per mantenere l’abbronzatura e rimettersi in forma mangiando frutta e verdura (possibilmente di stagione).

Come ogni anno, ci sono stati incendi dolosi nelle regioni del sud che hanno ridotto il patrimonio boschivo nazionale. Cosa che invece non si è mai ridotta è il numero dei forestali piazzati da governatori e politici ladroni per dare il contentino ad amici, partenti e conoscenti.

Come ogni anno, centinaia di animali sono stati abbandonati per le strade.

Come ogni anno, paparazzi hanno documentato boto-culi & boto-tette per saziare l’ormone italico che è noto schizzare nei mesi di calura.

Come ogni anno gli anziani sono stati invitati a frequentare quel bruttume dei centri commerciali per poter godere del refrigerio del banco surgelati e chi se ne frega se oltre a fresco i poveri malcapitati si sono portati a casa una buona dose di depressione e solitudine esistenziale.  Proposte di musei gratis, attività nei parchi per gli over 60 sono ancora fantascienza in questo paese di Schettini.

Ma l’anziano su cui si è concentrata l’attenzione nazionale è sempre LUI. Il boto-anziano. Quello dalle grandi orecchie aerodinamiche. L’amico della nipote di Mubarack, di Dell’Utri, Mangano & compagnia cantante (qui il riferimento ad Apicella è solo casuale). Il fidanzatino dell’ex-ragazza dal Calippo d’oro, ora badante più pagata d’Italia.

LUI che non molla. LUI che sale sul palco, circondato da giullari, dame di corte e cavalieri senza scrupolo – egli stesso cavaliere tra i cavalieri – osannato da orde di manifestanti (non chiaro se con regolare contratto di lavoro o meno). LUI che è pronto ad andare in carcere o in alternativa a tornare in campo per il bene di questo Paese. LUI che ha deciso che il bene di questo Paese è perseguibile unicamente per la via della riforma della giustizia e della sua non decadenza da Senatore.

La riforma della giustizia – vera priorità del paese – certo risolverebbe tanti problemi di questo paese.

Milioni di disoccupati, non più assillati da giudici comunisti, potrebbero dedicarsi alle attività lavorative.

Centinaia di piccole e medie imprese nuovamente incoraggiate da una giustizia non giustizialista riprenderebbero ad alzare le saracinesche (per lungo tempo calate).

Grandi imprese troverebbero un paese non più atrofizzato da sindacati tanto (troppo) vicini ai partiti politici, non più orfano (da un ventennio) di una vera politica industriale, e riprenderebbero ad investire in Italia.

Orde di immigrati, clandestini e nullafacenti dalla pelle scura, smetterebbero di approdare nel Paese della stirpe Padana con il solo fine di delinquere, certi di trovare un sistema giudiziario veloce, efficiente e rimpatriante.

Milioni di contribuenti comincerebbero a pagare le tasse, a riportare in Italia i fondi esteri, a denunciare (anziché sottacere ed incoraggiare) i loro concittadini evasori, timorosi della potente dura-lex-sed-lex.

Il patrimonio storico-culturale rifiorirebbe sotto l’ala protettrice della nuova giustizia: gli ecomostri verrebbero abbattuti simultaneamente in mondo-visione con un grandioso effetto scenico. La sensibilità dei cittadini al bene comune sarebbe commovente e citata come esempio in ogni paese del mondo: “Italians do it better”.

La mafia verrebbe sconfitta.

Anche la Salerno Reggio Calabria verrebbe ultimata. Ci sarebbero finalmente le risorse per costruire il ponte tra Reggio e Messina, ma anche uno da Palermo a Cagliari, e ancora uno a forma di ferro di cavallo – prodigio dell’ingegneria italica – tra Trieste e Genova.

Il tutto strettamente connesso alla sua non decadenza da Senatore della Repubblica.

Una sua decadenza rischierebbe di far (ri)piombare il paese in una crisi nera.

Una crisi economica, politica, istituzionale.

Come se non avessimo già un tasso di disoccupazione giovanile al 40%. Come se non avessimo già una totale e profonda sfiducia dei cittadini nei riguardi di politici e governanti. Come se non avessimo già un sistema istituzionale ingessato dietro logiche di potere di gerarchi e burocrati, non in grado di seguire il passo del progresso.

E dunque di quale crisi staremmo parlando? Quale nera crisi dovremmo evitare garantendo all’Onorevole Cavaliere Silvio Berlusconi una immunità di natura divina? La crisi di Governo? Di un Governo nato sotto le peggiori aspettative, grazie al sovvertimento ed alla manipolazione della volontà dei cittadini: umiliazione del libero voto.

E allora crisi sia. Ben venga la crisi. Accogliamola come il più salvifico dei rimedi al decadimento morale ed etico in cui siamo sprofondati. Uno stato di assuefazione in cui nulla ci scandalizza, nulla ci turba, nulla è fattibile perché il peggio è sempre dietro l’angolo.

Che la crisi abbia inizio. Chiudiamo una volta per tutte con barzellettai, comici e buffoni.

Evitiamo la crisi morale.

 

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