Tu, I Robottoni E Massimo Di Cataldo

prmAlla fine della proiezione di Pacific Rim, una macchina da guerra cinematografica che ti scaglia addosso macchine da guerra robotiche in 3D per due ore di fila, esci con la consapevolezza di quanto basti un’impalcatura di sceneggiatura, dritta come una lama e che segua canoni di intrattenimento ben precisi, per sospendere l’incredulità collettiva e riportare migliaia di spettatori allo stato infantile.

A tutti piacciono i robot, come del resto l’idea che possano proteggerci da mostri enormi che ci invadono dall’oceano. Il governo Letta avrebbe impiegato due giorni netti a venderci l’urgenza degli F35, se ce li avesse spacciati per oggetti spettacolari pieni di luci e in 3D. Insomma, se ci avesse costruito una storia intorno. Non importa che questa storia sia verosimile, quanto piuttosto che sia coinvolgente.

Il pubblico italiano d’altronde va avanti da anni con leader comici e comici leader; l’evidente bisogno di intrattenimento fino a oggi è sempre passato per la commedia: all’italiana, sexy, degli equivoci.  Il salto verso un cinema d’azione difficilmente passerà per la minaccia di rettili bavosi allevati dal Mediterraneo, tuttavia ampia è la gamma di nemici elettivi che ci farebbero ben digerire robottoni a forma di F35.

Il gruppo francese LVMH ad esempio, con quei suoi artigli sempre pronti a rastrellare marchi italiani, è ultimamente uno dei bersagli preferiti dei giornali, che ormai trattano le aziende in vendita con la stessa condiscendenza che certi commentatori riservano alle donne che scelgono di abortire – fragili e corruttibili creature che hanno preso la decisione sbagliata, che si negano le gioie della maternità e quelle dell’eredità in consiglio d’amministrazione a seconde generazioni probabilmente inadeguate al mercato attuale.

Al largo dei bastioni di Orione, una task force cercherà di aprire i negozi Dolce & Gabbana, dove l’indignazione si scontra con la maleducazione di chi ricorda condanne per evasioni fiscali.

Date loro una storia di indignazione e vi solleveranno macchine antropomorfe. Accetterano tutto, senza neanche richiedere l’intervento di registi messicani che infilino incubi pre-adolescenziali nella narrazione.

Il bello del pubblico è che non si fa domande. Basta una fotografia su facebook e l’utente medio è pronto a scatenare cacciabombardieri su casa di Massimo Di Cataldo, prima ancora di una denuncia, di un arresto, di un processo, perché Selvaggia Lucarelli ha così sentenziato.

«F35 per fermare il femminicidio» funziona, ha tutti gli elementi di base di una sceneggiatura che si rispetti.

Un tempo non troppo lontano il terzo grado di giudizio era affidato a Striscia La Notizia. Oggi la tanto attesa riforma della giustizia passa per il profilo pubblico su facebook, taggando colpevoli e ascoltando le testimonianze degli amici in comune.

In Pacific Rim impediscono l’apocalisse, su Twitter lapidano i cantanti di Sanremo ’95.

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