Scurò – La vita è bella, contro una sentenza irrevocabile di morte generale

vincenzo-ceramiPanta rei, scriveva Eraclito riferendosi al continuo mutare, trasformarsi della vita, dell’uomo, dell’universo.

Ma è pur vero che ciò che scorre, coloro che attraversano il letto del fluire umano, spesso lasciano una preziosa sostanza, un indelebile segno a chi resta.

Per sempre.

Ci ha lasciato per sfociare nel mare magnum della cultura immortale anche il maestro Vincenzo Cerami, scrittore, sceneggiatore, intellettuale, espressione di un’Italia critica, riflessiva, severa, a tratti disperata.

Ne “Il borghese piccolo piccolo” (1976) Cerami aveva tratteggiato il piccolo dramma universale del ceto medio impiegatizio, intento a preservarsi, a migliorare il proprio modesto status sociale di generazione in generazione a costo di sottoporsi ad umiliazioni, a piccoli imbrogli pur di  conseguire il mediocre obiettivo.

Nella trasposizione cinematografica (1977) Mario Monicelli non ci ha risparmiato nulla della mediocrità, della piccola piccolezza del brav’uomo ed al contempo meschino Giovanni Vivaldi cui da volto, corpo e voce uno straordinario arcitaliano, Alberto Sordi, campione di drammaticità in una vita scenica e reale che assume troppo spesso i tratti di commedia se non di spietata farsa.

Nessuna speranza di riscatto del borghese piccolo piccolo, anzi una fine drammatica, amarissima.

Esattamente a distanza di vent’anni Vincenzo Cerami scrive la sceneggiatura del dramma universale della discriminazione razziale portando alla luce il soggetto de La vita è bella (1997).

Ora, dal mio modesto osservatorio critico non saprei dire se Cerami sia stato così straordinario da saper infondere in ogni piega drammaticamente buia della sceneggiatura quella luce comica che porta lo spettatore a piangere con il sorriso, a ridere con calde e commosse lacrime, riscattandosi dal cupo realismo e cinismo della Italietta impiegatizia degli anni settanta scolpita impietosamente ne Il borghese piccolo piccolo.

O se, invece, sia stato merito (anche, in special modo) di Roberto Benigni contribuire a rendere La vita è bella una delle più toccanti ed originali testimonianze della Shoah, allentando qua e là le maglie drammatiche di ceramiana fattura.

Resta comunque il fatto che la speranza di sovvertire l’amaro destino, assente in Giovanni Vivaldi, non si estingue fino all’ultimo in Guido Orefice, imperterrito molestatore della ineluttabile danza di morte delle Moire nel campo di concentramento.

E Vincenzo Cerami è plasmatore di entrambi gli eroi delle due storie.

Mi piace, allora, rendere omaggio al maestro Cerami con la sorridente commozione che si prova alla scena di ricongiungimento di Giosuè con sua madre a seguito della liberazione del campo di concentramento, provando una dolce malinconia per aver perso la cultura italiana il suo Guido di cui potrà preservare l’inestinguibile messaggio di speranza e di riscatto dall’oppressione, dalla pochezza, dalla frustrazione, dall’emissione di una “sentenza irrevocabile di morte generale” cui sembrava destinata l’umanità piccola piccola dinanzi alle miserie morali e materiali della vita.

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Comments

  1. Je vais finir de voir tout cela dans la semaine

  2. Je finirai de jeter un coup d’oeil à tout cela dans la soirée

  3. Encore un post réellement captivant

  4. Article incroyablement captivant !

  5. Un poste plein de conseils

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