Il giorno della vergogna

vergogna (1)

Sentire un ex-ministro, attuale vice presidente del Senato della Repubblica, che parla di orango riferendosi ad una sua collega ministro, nonché concittadina ed essere umano mi fa provare una forma di vergogna profonda e frustrante.

Da tempo ci siamo abituati alle uscite settimanali di “chi vuol esser leghista”, gioco a premi in cui vince chi riesce ad essere più volgare, becero, bestemmiatore, rozzo, infamante degli altri concorrenti (partecipare è semplice, basta inviare alla redazione in via Bellerio un busta contenente 3 foto-tessera ed una lista di cazzate argomentate sulla superiorità della stirpe padana).

Da tempo, troppo, non ci indigniamo più.

Siamo, infatti, di fronte all’ennesima riprova che la libertà di espressione dovrebbe essere accompagnata da un forte sistema sanzionatorio. Soprattutto quando chi abusa di questa grandissima conquista delle democrazie è un rappresentante delle istituzioni di questo Paese.

Qui non chiediamo le dimissioni del vice presidente Calderoli, che sono sempre un atto volontario, ma la revoca del mandato di rappresentanza del Popolo Italiano.

Per non confondere i piani della discussione, qui non si parla di essere più o meno d’accordo con le politiche di gestione dell’immigrazione (cavallo di battaglia del Leghismo), ma dell’inviolabile tutela dei diritti umani, sancita dalla costituzione, e della parità degli uomini davanti allo Stato e davanti a Gesù Cristo.

Se non avremo il coraggio di scendere in piazza (vedi anche “Chi è il gorilla?“) per chiedere la revoca del mandato parlamentare al Sig. Calderoli de Berghem, dovremo anche accettare che i nostri figli pensino che sia lecito insultare un uomo, una donna, solo per il fatto di essere nero, o giallo, o rosso.

E chi deciderà il colore giusto? E chi ci assicura che un giorno il colore sbagliato non sia quello bianco? Per poi passare al peso, alla calvizie, alla balbuzie, alla miopia …!

Cosa risponderemo alla domanda dei nostri figli “E voi cosa avete fatto?!”

Ecco, quello sarà il giorno della vergogna. Il giorno il cui dovremo abbassare lo sguardo e rifugiarci dietro un “Vabbè è stata una sparata di un leghista”.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare

Bertolt Brecht

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