Man Of Lega

Man-Of-Steel-2013-chest-lookUna volta accettata la crudele verità che viviamo in un’epoca storica di film intollerabili – da un lato opere italiane di così grande bellezza da non aver bisogno di una sceneggiatura,  dall’altro franchise supereroici talmente spettacolari da non poter investire in uno straccio di storia – non resta che ricercare nei buchi di trama i filtri per interpretare una realtà politica ben più entusiasmante.

È così che il nuovo Superman, Man Of Steel, pur riuscendo nella solenne impresa di deludere qualsiasi aspettativa di intrattenimento per il proprio pubblico, ottiene l’effetto involontario di spiegare lo ius soli a chi fino al giorno prima metteva like agli status razzisti di consiglieri leghisti.

D’altronde come non accogliere tra noi un manzo coi superpoteri disposto ad annientare la propria civiltà di appartenenza per il bene di quella in cui è cresciuto? Certo, è più facile rinnegare la terra d’origine quando a governarla è un folle che, di fronte a un’evidente sconfitta e a un dimezzamento delle proprie truppe in Parlamento, insiste a sballottare le colpe tra chiunque al di fuori di sé, dal popolo che, sciocco, non vuole essere conquistato all’avversario politico che, ingeneroso, non intende cedergli il controllo del comitato per la sicurezza dell’universo. Ma tant’è.

L’amore bislacco di Amy Adams per un alieno molto più giovane di lei ha la forza di mille editoriali che spiegano che di ius soli non moriremo, che di barcate di partorienti dalle coste di Krypton non affonderemo, che di Russell Crowe con figli portentosi da spedire in Italia non ne avremo in abbondanza.

Peccato che il razzismo negli stadi italiani non fosse ancora materiale di inchiesta ai tempi della stesura di Man Of Steel, perché qualche coro imbecille rivolto a Superman avrebbe suggerito esiti interessanti, offerto appigli per quel genere di profondità psicologica che ora ci si affanna a costruire intorno a Mario Balotelli, quando tuìtta insofferenza per l’ignoranza lampante di tifosi e compatrioti.

Nel frattempo, in Italia, la bozza del decreto per le semplificazioni presentato nella settimana appena trascorsa la prende larga, cercando di garantire la cittadinanza ai diciottenni nati in Italia anche “in caso di inadempimenti di natura amministrativa” da parte dei genitori stranieri. Perché non tutti hanno la fortuna di venire cresciuti con la benevolenza e l’accortezza di Kevin Costner e Diane Lane.

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