Il Mal di Militare

Alcuni recenti episodi di cronaca nera causati dalla massiccia diffusione di armi da fuoco, soprattutto negli USA, ha sollevato anche dalle nostri parti il crescente vento del: “Stop alla diffusione delle armi di piccolo taglio!”, che in un istante diventa tempesta “Stop alla diffusione della armi!” e poi si scatena in uragano “Stop alla spesa militare!”.  Credo che siano tre affermazioni estremamente diverse. Mi soffermerò sulla banalità della terza, tralasciando le prime due, di più complessa argomentazione.

Il XIX secolo, uno dei più sanguinari della storia dell’Uomo, ha sollevato, e a ragione, numerose perplessità in merito all’opportunità, da parte di uno Stato, di servirsi dello strumento bellico per risolvere le controversie internazionali. L’opinione pubblica in particolare, come spesso accade nei più svariati ambiti sociali e politici in reazione a degli eventi particolarmente negativi per la collettività, ha quindi appoggiato posizioni diametralmente opposte a quelle belligeranti / colonialiste / imperialiste della prima metà del ‘900. Un vetero-pacifismo incondizionato, per certi versi totalitario per la sua incapacità di ascoltare eventuali obiezioni, ha allora ipnotizzato l’opinione pubblica

“le armi”, (che così presentate paiono un’entità dotata di coscienza e volontà…) “vanno abolite, in quanto inutile strumento di morte, distruzione e oppressione dei popoli”. Tutto corretto, tranne la parte relativa all’abolizione. Perché?

Signore e signori, se non ve ne siete mai accorti o se l’avete dimenticato, mi preme farvi presente una terribile verità: il Male esiste nell’uomo! Il Male, qui inteso come  istinto di sopraffazione particolare sul bene collettivo, esiste in natura ed è in qualche modo celato nel segreto stesso della vita: i batteri che “ingordi” distruggono l’ospite, il leone che combatte per assurgere al ruolo di capobranco; l’uomo che conduce la sua vita per incrementare la propria ricchezza e il proprio potere.  Giovanni Pico de la Mirandola sosteneva che l’uomo non è né bestia né angelo, ma può essere l’uno o l’altro a seconda della propria volontà e delle proprie scelte. Meravigliosa intuizione, ma spesso la bestia prevale sul semidio che è nell’uomo, soprattutto quando la Volontà diventa figlia della Necessità.  Quello che è definito il  “contratto sociale” roussoviano tra uomini, ha permesso un bilanciamento tra interessi individuali e collettivi; ma questo equilibrio, stabile all’interno di uno Stato,  è invece costantemente aleatorio quando si considerano i rapporti tra Stati, perché instabile è la natura degli uomini che ne fanno parte, perennemente sospesi tra il divino ed il bestiale. E così che gli uomini, inizialmente gli uni contro gli altri per accaparrarsi poche risorse, si coalizzano ed organizzano (anche militarmente) in gruppi più o meno omogenei per tradizioni, storia ed interessi, e si scontrano contro altri gruppi altrettanto coalizzati e organizzati. Il Male, in pratica, si organizza e si struttura. Ma non è tutto. Il Male, in quanto insito nell’uomo, ha un’altra micidiale caratteristica: non può essere sconfitto. L’interesse individuale può anche arrivare a convergere con l’interesse collettivo, come capita (o dovrebbe) nelle democrazie, ma le risorse rimangono scarse, e la “scarsità” è  terreno fertile per l’insorgere del Male. Il Male dunque si trasforma. Sconfitto un nemico, protetto un territorio, conquistata una risorsa, sorgerà sempre un nuovo ostacolo sul cammino di uno stato, e il Male non cesserà di bruciare il cuore dell’uomo e alimentare la sete di un popolo.

Ed è a questo punto che entra in gioco il ruolo eccezionale e fondamentale del sistema militare di una Nazione. A prescindere dai vantaggi economici, scientifici e tecnologici che derivano dagli investimenti in tecnologia militare, la maggior parte dell’opinione pubblica, soprattutto tra i miei coetanei, non ha compreso la più importante delle verità che soggiacciono al costante armamento che prosegue dal 1945 e che non si è interrotto neanche con la fine della Guerra Fredda, neanche con l’uccisione di Bin Laden, e che, finchè l’uomo vivrà in società e a contatto con altri popoli che bramano le sue risorse, le sue terre, la sua qualità della vita, non cesserà mai: le armi costituiscono l’unica deterrenza possibile al Male bestiale dell’uomo. Un eventuale “stop alle armi” implicherebbe allora l’incapacità di porre argini alla forza distruttiva del Male; significherebbe anzi incrementare il Male, perché la posizione di vantaggio acquisita dal popolo più forte, lo spingerebbe a muovere una facile offensiva per la conquista delle risorse “non sufficientemente protette”; lo stop alle armi non porterebbe mai alla Pace universale, ma solo ad una guerra lampo da parte del più potente.

È per questo che, nonostante un’opinione pubblica spesso “agguerrita” (aggettivo quanto mai adatto in questo contesto), tutti i governi mondiali (illuminati e non) investono complessivamente nello strumento militare circa due mila miliardi di dollari.

È per questo che anche una Nazione come l’Italia sostiene spese in ambito militare (sebbene la spesa complessiva ammonti appena all’1,4% del PIL).

Ma soprattutto, occorre ricordare che la soluzione politica ed il dialogo con gli altri popoli e le altre civiltà non bastano a proteggere l’uomo da una forza che può essere solo arginata ma mai definitivamente sconfitta . È per questo che si chiama Difesa (dal Male).

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