Piccola Generazione Elastico

flexibility

Elastico:
è ripresa dal greco: [elater] persona o cosa che spinge avanti, da [elaunein] tirare o spingere.
L’essere elastico consiste nel reagire alle deformazioni e alle forze subìte senza rompersi, tendendo a recuperare la forma originaria: in questa formula rientrano tanto gli elastici che vengono scoccati tendendoli al dito quanto i titanici sommovimenti tellurici che rispondono all’esplosione del terremoto.
da: http://unaparolaalgiorno.it/significato/E/elastico

Piccola Generazione Elastico
Piccola e non giovane perché fino a 30 anni possiamo ancora darci tante scuse, perché la formazione non finisce mai, perché si può sempre posticipare il momento dello sporcarsi le mani.
Piccola perché facciamo figli solo se siamo sicuri di avere l’apriscatole nel cassetto della cucina, ma abbiamo buone intenzioni; vogliamo solo proteggere il figlio che verrà da questo acquazzone di precarietà.

Voi credete che finirà? Di piovere, dico.
Piccola Generazione Elastico?
Presenti! Siamo noi, capaci o costretti ad andare via, lontano, nell’ Estero che ha sempre il color del Rosa per chi resta a casa, ma chi vi sta conosce anche l’amaro.
Elastici perché capaci di percorrere molte latitudini e longitudini da casa e tentare, ognuno a suo disperato e tenero modo, di ricostruire casa ovunque.
Cerchi di non romperti mai, piccola generazione Elastico, ma di allungarti, di essere accomodante,
di aver sempre un argomento nella terra che hai scelto o che ti è capitata, che scacci malinconia e solitudine con i social network.
Piccola Generazione Elastico
Spesso figlia di padri e madri che sono riusciti a costruire vita e successi attorno al pilastro della Sicurezza lavorativa, che studiavi tranquilla perché non c’era fretta, perché ti avevano promesso che avevi il Diritto a desiderare il mondo, – eccome! – e ti avevano strizzato l’occhio.
Piccola Generazione Elastico,
che non sarà mai uno sciatore da discesa, ma staffettista su una lunghezza da maratona, per cosa hai fretta? Ma dove corri? Hai idea di dove vai?
Animale d’adattamento,
Affascinante e Spaventosa,
ti sradicano, ti riambienti, parti, stai,
apri gli orizzonti a più non posso, capisci tanti punti di vista ma fai fatica ad amarne uno,
a trovare la tua visione di mondo.
Piccola Generazione Elastico,
Ti hanno sempre raccomandato Sii flessibile, Sii mobile, Sii competitivo!
Più che stanca a furia di estenderti, sei stressata.
In questo mondo di non contatto, di distanze, capisci che qualcuno ti ha rubato l’emozione che dava la terra, la natura, con quelle mani morbide fresche di manicure, così lontane dalla verità delle mani nodose dei nonni.
Piccola Generazione Elastico,
Sveglia!
Siamo noi i prossimi padri. Noi, le prossime madri.
Se non possiamo cambiare un ingranaggio sociale incancrenito, cerchiamo almeno di guardare nelle nostre mura.
Se non posso cambiare lo Stato, tenterò con la mia Città. Se la città non mi ascolterà, tenterò con il villaggio. Se nemmeno il villaggio mi starà a sentire, tenterò con mia moglie.
E se pure lei si sarà ammalata, toccherà cominciare col proprio peggior nemico.

Smettila di allungarti inutilmente, Piccolo Elastico, perderai il tuo slancio.
O addirittura, ti strapperai.
E un elastico col nodo non è una corda. Vien buono solo per tenere insieme vecchie scatole dove nessuno nasconde niente.

Innamorati di una buona idea.
E lascia che la tua vita da elastico altro non sia che il lancio di questa nelle stelle.
Almeno il tuo tenderti non sarà stato vano.

“ Quel che è grande nell’uomo è che egli è un ponte e non un fine:
quel che si può amare nell’uomo è che egli è un passaggio e un trapasso.
Io amo coloro che non sanno vivere se non come quelli che vanno in rovina,
perché essi sono quelli che vanno oltre”
Così parlo Zaharushtra, F. Nietzsche

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