Menzogna, oblio e memoria

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In questo momento storico estremamente nebuloso della nostra Repubblica, caratterizzato da disoccupazione che non accenna a rallentare e senso di incompiutezza e immobilismo esistenziale permanente, l’italiota può pensare bene di chiudere il proprio fine settimana all’interno di una sala cinematografica per gustarsi un buon film, essendo il cinema, appunto, uno dei beni consumabili ancora a portata di portafoglio, mentre  viaggi i brevi offshore risultano decisamente fuori budget.

Eppure, domenica, un film di Joseph Kosinski, genere fantascienza, ha fornito all’italiota come me non solo due ore di buona visione sci-fi, ma anche qualche interessante spunto di riflessione sulla nostra condizione italiana, ed anche umana.

In questo articolo non sintetizzerò la trama, ed anzi darò per acquisita la presa visione del film. Film che, leggendo varie recensioni, non se la cava poi troppo bene in termini di critica: per quanto ben disegnato e accompagnato da una colonna sonora potente, e nonostante una performance di Tom Cruise molto soddisfacente (il suo ruolo è stato fatto su misura), molti hanno sottolineato la mancanza di originalità da parte dell’autore, ed anzi lo hanno accusato di eccessive strizzatine d’occhio (o plagi) ai grandi “movies” della fantascienza degli anni ‘80 e ‘90.

Vero, forse. Ma non è questo il punto, e non è su questo aspetto che l’Italiota, afflitto da ben altre domande esistenziali, si è fermato a riflettere.

Tra i vari temi che il film ha sfiorato, su tutti,  mi ha folgorato quello relativo alla “menzogna” ed al suo superbo superamento attraverso il recupero della memoria.

La menzogna , le verità accettate passivamente, la rassegnazione allo status quo: il protagonista, un marine, indottrinato dal “sistema di missione”, obbedisce quasi ciecamente agli ordini impartiti. È per effetto di quel “quasi” che poi si sviluppa la trama narrativa e che emerge la contrapposizione tra la finzione e la realtà.  Sorridevo al pensiero che, spesso, i partiti, il management delle società e tutti coloro che fanno parte dei circoli del potere, per la tutela dei propri interessi e privilegi, ci “giochino” gli uni contro gli altri, come facevano nel film gli alieni (quelli veri) scagliando il marine contro gli umani superstiti.  Ogni giorno qualcuno ci dice cosa fare, e, per esigenze operative o per perseguire  costantemente il mito dell’”efficienza”, come nel film sosteneva in continuazione il comandante “Sally”,  abbiamo smesso di porci e porre periodicamente al nostro interlocutore la più importante delle domande: perché.  E così, placidamente e silenziosamente, scivoliamo nell’oblio.  Ci concentriamo sulla mera esecuzione delle attività ed accettiamo con composta mansuetudine ciò che qualcosa o qualcuno ha programmato per noi (se una programmazione poi esiste)… finchè non sorge un dubbio. L’inizio della svolta, il moto di orgoglio,  la voglia di  risorgere, nasce quasi sempre da un dubbio. Come disse Gibran, “la perplessità è l’inizio della conoscenza”.  Per emergere dalla cristalleria di finzione all’interno della quale il protagonista era stato calato dall’intelligenza aliena, il regista propone una soluzione a mio avviso geniale nella sua classicità ed immediatezza: il recupero della memoria. L’uomo del futuro che si china a raccogliere un libro concernente la storia di Roma, non è solo una suggestiva immagine da blockbuster holliwoodiano: è soprattutto l’invito a ristudiare la condizione attuale attraverso la riscoperta delle proprie origini. È il ripristino non solo della memoria individuale, ma anche di quella storica, di quella della propria specie, di quella collettiva. È la memoria di un uomo, un uomo a cui hanno cancellato il ricordo del suo passato, un uomo nutrito di menzogne ed affiancato dalle macchine. Un uomo che sembra il discendente dell’italiota di oggi, che non ricorda più le battaglie che ha combattuto ed ha perso interesse per quelle che rimangono da affrontare, dell’italiota che preferisce non ricordare per non fare i conti con le proprie mancanze, i propri errori, la propria coscienza. Ed è in questa condizione di miseria spirituale che arriva in soccorso il ruolo fondamentale della memoria: una memoria “foscoliana” nel suo tentativo di celebrare le grandi imprese del passato e nel scorgere tra le opere lasciate da chi ci ha preceduto il loro testamento e la nostra eredità. Così, nel momento culminante del film, si manifesta in una manciata di secondi l’intera  potenza del messaggio dell’autore sul ruolo della memoria e della storia attraverso la citazione (e l’ emulazione) dell’eroe romano Orazio Coclite:  “Per ogni uomo su questa Terra, la morte giunge presto o tardi. E come può l’uomo morire meglio se non affrontando un  destino temibile per le ceneri dei suoi padri e per i templi dei suoi dèi?”.

Come il marine che nel film solleva un libro da terra e comincia a riflettere sulla propria storia, così mi auguro che l’Italiota si risollevi dall’immobilismo nel quale è precipitato da decenni e riprenda il suo ruolo e recuperi la sua identità non di italiota, ma di Italiano.

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