Diseducazione civica

Ragazzi, dai. Ma che siamo in un film di Nanni Moretti?! Il Papa che si dimette, i parlamentari che dormono in aula, poi d’un tratto applaudono 30 volte in un discorso di 40 minuti pronunciato da un ormai stanco Presidente della Repubblica Italiota. Primo Presidente ad essere eletto per un secondo mandato.

“Non mi far vedere…che tortura, che tortura questa campagna elettorale. Speriamo che finisca presto. D’Alema reagisci, rispondi, dì qualcosa! E dai!… Dai, rispondi! D’Alema dì qualcosa, reagisci…dai!… Non ti far mettere in mezzo sulla giustizia proprio da Berlusconi! D’Alema, dì una cosa di sinistra, dì una cosa anche non di sinistra, di civiltà, D’Alema dì una cosa, dì qualcosa, reagisci!”. Nel 1998 con il film Aprile Moretti ricordava cosi la sera del 28 marzo 1994. Nel 2013 cambiano forse un paio di personaggi ma il copione e’ sempre lo stesso.

Tranquilli, non voglio lamentare sull’argomento, penso ne abbiamo tutti pieni i Maroni. Vorrei condividere invece una riflessione che mi e’ sorta in questi giorni, se me lo permettete: ma…il Presidente della Repubblica…ITALIANA? “Da dove veniamo? Chi Siamo? Dove andiamo?”

gauguin_da_dove_veniamo

La Costituzione italiana entrata in vigore l’1 gennaio del 1948 sostiene che il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato  e rappresenta l’unità nazionale. Il Presidente e’ inoltre al vertice della tradizionale tripartizione dei poteri dello Stato. E la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giuridico) è uno dei principi fondamentali dello stato di diritto. Nelle moderne democrazie:

  • la funzione legislativa è attribuita al parlamento,
  • la funzione amministrativa al governo,
  • la funzione giurisdizionale ai giudici.

Ok, questo lo sapevamo. L’idea che la separazione del potere sovrano tra più soggetti sia un modo efficace per prevenire abusi è molto antica. Platone, Aristotele e la Grecia classica identificavano nel governo misto la risposta democratica a forme di potere “puro”, in cui tutti i poteri erano concentrati in un unico soggetto. Roma antica era un esempio di governo misto, dove il potere era diviso tra istituzioni democratiche (i comizi), aristocratiche (il Senato) e monarchiche (i consoli).

La moderna teoria della separazione dei poteri si puo’ invece attribuire a Montesquieu. Monty per gli amici. Nel 1748 il filosofo francese pubblica “Lo Spirito delle leggi” e pone a fondamento della sua teoria l’idea che “Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti […]. Perché non si possa abusare del potere occorre che […] il potere arresti il potere”. Individua allora tre poteri o funzioni dello Stato: legislativo, esecutivo e giudiziario. E rieccoci.

Nel modello di Monty il potere legislativo e quello esecutivo si condizionano e si limitano a vicenda, infatti: “Il potere esecutivo […] deve prender parte alla legislazione con la sua facoltà d’impedire di spogliarsi delle sue prerogative. Ma se il potere legislativo prende parte all’esecuzione, il potere esecutivo sarà ugualmente perduto. Se il monarca prendesse parte alla legislazione con la facoltà di statuire, non vi sarebbe più libertà. Ma siccome è necessario che abbia parte nella legislazione per difendersi, bisogna che vi partecipi con la sua facoltà d’impedire. […] Ecco dunque la costituzione fondamentale del governo di cui stiamo parlando. Il corpo legislativo essendo composto di due parti, l’una terrà legata l’altra con la mutua facoltà d’impedire. Tutte e due saranno vincolate dal potere esecutivo, che lo sarà a sua volta da quello legislativo. Questi tre poteri dovrebbero rimanere in stato di riposo, o di inazione. Ma siccome, per il necessario movimento delle cose, sono costretti ad andare avanti, saranno costretti ad andare avanti di concerto.” Quanto al potere giudiziario, deve essere sottoposto solo alla legge, di cui deve attuare alla lettera i contenuti.

I rapporti tra potere legislativo ed esecutivo teorizzati da Monty caratterizzano le moderne forme di governo. La Costituzione degli Stati Uniti d’America sostituisce al monarca un Presidente elettivo e alla camera nobiliare il Senato, rappresentativo degli stati federati. Emerge così la repubblica presidenziale. Ancor più stretti sono i rapporti tra potere esecutivo e legislativo nelle forme di governo parlamentari (monarchiche o repubblicane): qui il governo deve mantenere la fiducia del parlamento giacché, laddove la perdesse, si dovrebbe dimettere; d’altra parte, il potere esecutivo ha la possibilità di sciogliere il parlamento. La teoria di Monty ha avuto un successo indiscutibile nella storia moderna. Eppure non mancano le critiche all’individuazione considerata arbitraria delle tre funzioni statali. A questo riguardo interessante evoluzione e’ la teoria dei cinque yuàn attualmente in vigore a Taiwan. Questa teoria integra la tradizione occidentale con elementi propri della cultura cinese, affiancando agli yuàn legislativo, esecutivo e giudiziario, lo yuàn di controllo, incaricato di controllare l’operato del governo, e lo yuàn di esame, incaricato della selezione meritocratica dei pubblici funzionari. Interessante.

Ma torniamo a noi. L’articolo 83 della Costituzione recita che “il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. Gli elettori sono anche chiamati “grandi elettori”…non suona quasi ironico l’epiteto di “grandi” oggi?

La carica dura sette anni, ciò impedisce che un Presidente possa essere rieletto dalle stesse Camere, con mandato quinquennale, e contribuisce a svincolarlo da eccessivi legami politici con l’organo che lo vota. Sulla base della tripartizione insegnataci da Monty, tra i poteri espressamente previsti per il Capo dello Stato ci sono:

  • inviare messaggi alle Camere (art.87) e convocarle in via straordinaria (art.62);
  • scioglierle salvo che negli ultimi sei mesi di mandato (art.88);
  • indire le elezioni e fissare la prima riunione delle nuove Camere (art.87);
  • promulgare le leggi approvate in Parlamento entro un mese, (art.73);
  • emanare i decreti-legge, i decreti legislativi e i regolamenti adottati dal governo (art.87);
  • indire i referendum (art.87);
  • nominare il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri (art.92);
  • accogliere il giuramento del governo e le eventuali dimissioni (art.93);
  • presiedere il Consiglio Superiore della Magistratura (art.104);
  • nominare un terzo dei componenti della Corte costituzionale (art.135).

“The King can do no wrong”

Attenzione. L’articolo 90 della Costituzione chiarisce che il Presidente non è responsabile per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne per alto tradimento o attentato alla Costituzione. La paura fa 90. L’assenza di responsabilità, principio che discende dall’irresponsabilità regia nata con le monarchie costituzionali (nota sotto la formula: the King can do no wrong, “il Re non può sbagliare”), gli consente di poter adempiere alle sue funzioni di garante delle istituzioni stando al di sopra delle parti.

Nella prassi ogni Presidente ha interpretato in modo diverso il proprio ruolo e la propria sfera di influenza, con maggiore o minore attivismo. In generale la potenziale rilevanza del suo incarico è emersa soprattutto nei momenti di crisi dei partiti e delle maggioranze di governo, rimanendo più in ombra nelle fasi di stabilità politica. Ma resta il fatto che quella del Capo dello Stato e’ una carica dal ‘potere neutro’, “al di sopra delle parti, fuori della mischia politica, non è una finzione, è la garanzia di moderazione e di unità nazionale posta consapevolmente nella nostra Costituzione “. Ce lo dice Re-Giorgio, Napolitano.

“Eh sì, il nostro Paese deve riflettere su se stesso. Sì, in questo periodo c’è un gran parlare a proposito di Resistenza, delle ragioni dei partigiani ma anche delle ragioni dei fascisti, sì, i morti da una parte e i morti da un’altra… Come per reazione il 25 aprile, l’anniversario della Liberazione dall’occupazione nazista, a Milano c’è una grande manifestazione e decido di andare a filmarla. Ma piove sempre e riesco a inquadrare solamente ombrelli… ombrelli e ombrelli”. Ragazzi, dai. Chiudiamo questi ombrelli, che un po’ d’acqua non ci fa male, poi tanto esce il Sole…non solo in edicola.

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