Generazione Smart – Si sente puzza di merda …

Google nose

Questa mattina sono andato cucina per fare colazione, ho preso il mio Smartphone, ho messo le cuffie e ho cominciato a guardare gli ultimi video postati su Youtube.

Come truccarsi ad una serata di gala (non interessante), Crozza che imita Bastianich (già visto) … fino a quando un video non cattura la mia attenzione: “Introducing Google Nose”, con oltre 5 milioni di visualizzazioni.

Lancio il video e quello che lentamente scopro nei 2 minuti e 3 secondi di durata è sconcertante.

Sulle prime rimango impressionato: “Figo – Geniali questi di Google”.

“Quale altra diavoleria si sono inventati?”, vi starete domandando, cari Italioti che-senza-la-tecnologia-non-riuscite-a-vivere.

Ebbene, dopo averci dato la possibilità di: a) fare ricerche su tutto lo scibile (Google Search), b) consultare mappe precisissime (Google Maps) e sbirciare ogni singolo angolo delle nostre città (Google Street View), c) registrare video, fare foto, chattare, avere indicazioni stradali attraverso un prodigioso paio di occhiali (Google Glass), ecc. ecc., quell’incubatore di Nerd foruncolosi & milionari ha inventato e lanciato (ancora in versione Beta) – udite udite – un naso artificiale.

Un naso artificiale?! Si, avete inteso bene, un naso artificiale che vi permette di sentire direttamente e comodamente dal vostro PC / Smartphone / Tablet odori, aromi, profumi.

Il marchingegno attraverso il quale funziona ve lo lascio scoprire direttamente nel video.

Ok, ok … ce l’hanno fatta!!! Grande pesce d’aprile!!! Bravi, bravi!!!

A questo punto però concentratevi sul messaggio che vi stanno mandando.

Sarebbe naturale vi pervadesse un briciolo di perplessità (per quelli più acuti anche un minimo di consapevole, amara tristezza).

Quello che ci stanno dicendo (nemmeno troppo fra le righe) è di stare tranquilli: se non avremo più il tempo e la possibilità di andare in un campo e sentire l’odore delle rose, dell’erba appena tagliata, oppure l’irresistibile odore della benzina o ancora l’odore di calamari fritti all’ora di pranzo non dovremo preoccuparci, ci penseranno loro.

Ci faranno sentire tutti gli odori direttamente dalla nostra scrivania, all’interno del nostro grigio ed anonimo ufficio, comodamente seduti sulle nostre comode sedie, ingessati nel nostro abito gessato e senza nemmeno doverci sporcare le nostre lucide scarpe.

L’unica cosa che ci sarà richiesta sarà sapere cosa esiste al mondo, quello vero, quello di una volta, quello in cui ci si sporcava le scarpe.

Ecco qui casca l’asino. Come faremo a sapere cosa cercare se non sapremo cosa cercare?

Noi oggi associamo odori ad oggetti – ad animali, persone, luoghi – grazie all’esperienza diretta che abbiamo fatto nel mondo. È lo stesso processo esperienziale che ci ha portato a conoscere oggetti, animali, persone e luoghi, nella loro dimensione tattile, visiva, olfattiva ecc.

Come faremo a conoscere il mondo se non avremo il tempo per andare in giro per il mondo?

Ma per i nostri genietti questo non è un problema. Loro hanno già la soluzione.

Ci hanno, sottratto la fantasia. Quant’era bello, in piena adolescenza, fantasticare chiusi in bagno sulla biancheria stesa della vicina … ma tanto oggi abbiamo Youporn.

Ci hanno limitato nelle capacità mnemoniche. Quanto sono lontani i tempi dei numeri di telefono o delle date dei compleanni imparati a memoria … ma tanto oggi abbiamo rubriche e calendar.

Ci hanno limitato nelle capacità commerciali. Quanti secoli sono passati da quando le nostre mamme ci portavano al mercato e contrattavano su tutto e se non ottenevano non compravano … ma tanto oggi abbiamo E-bay, Privalia, Zalando.

In Cina hanno anche inventato un sito di e-commerce in cui, oltre a scegliere il capo d’abbigliamento, si può selezionare una persona vera (in carne ed ossa) che fisicamente ci somiglia e farle provare il capo. La comodità bellezza!!!

E poi ancora siti per fare incontri, siti per prenotare viaggi, camere, macchine, siti per leggere il giornale, per ascoltare concerti, guardare partite: l’importante che sia comodo e facile.

Ma chi ci darà le emozioni della conoscenza? Della scoperta? Chi ci darà i dubbi? Le angosce? Chi comporrà tutte le caselline storte e mancanti di quel fantastico, maledetto puzzle che è la nostra vita?

Non abbiate paura, ci penserà Google. Volete forse che quei Nerd occhialuti non abbiano pensato ad un’applicazione per sopperire al nostro continuo e progressivo inebetimento?

Lo chiameranno Google Brain. Sarà come in Blade Runner: avremo ricordi installati alla nascita, ma non saranno i nostri, saranno i ricordi degli ultimi abitanti del mondo in cui esistevano le galline.

Andate oltre cari i-Talioti. Voi che non andate più al bagno senza il vostro i-Rotolo di carta i-Gienica. Ascoltate con le vostre orecchie prima che lancino la versione beta anche per quelle.

Vi scrivo da questo PC, a breve posterò sul nostro Blog e attenderò per i vostri commenti sul mio Smartphone, ma ho una grande voglia di correre scalzo nell’erba bagnata dalla rugiada. Spero che anche voi sia rimasta questa voglia.

Grazie Google per questo bellissimo pesce d’aprile sul “naso artificiale”, ma qui si sente puzza di merda.

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Comments

  1. La provocazione di Google è riuscita, non ci sono dubbi. Che la digitalizzazione del mondo stia riducendo l’uomo ai minimi termini (mnemonici, creativi, fisici, etc.) è fuor di dubbio. Ma occorre fare un’ulteriore riflessione, a mio avviso.
    Prendersa, in generale, con il “progresso tecnologico”, è troppo semplice, troppo facile. Colpe e responsabilità sono da attribuire all’individuo (a.k.a. utente), per il semplice motivo che solo e soltanto all’utente spetta la cosa più importante: la scelta. Sono io che scelgo quante ore stare su internet, quali siti visionare, quali prodotti comprare, quanto e quando servirmene. Non c’è dubbio che società come Google rendano le scelte più difficili: la tentazione di abbandonarsi alle comodità (e ai piaceri) della tecnologia è sempre più irresistibile. Ma paradossalmente, questa ulteriore sfida quotidiana che affrontiamo con la nostra psiche, ci rafforza.
    Faccio un esempio. Dicono i nostri genitori: “Io leggevo più di voi!”. Facile dirlo, quando, nel loro tempo libero, l’alternativa alla lettura era guardare il carosello. Oggi un ragazzo ha un milione di cose divertenti da fare. Pertanto, colui che oggi riesce a leggere un libro , a parità di risultati (ha letto il libro, come suo padre), ne esce molto più forte nel processo decisionale: ha imparato a scegliere e barcamenarsi tra le alternative tutt’altro che banali.
    In sintesi, credo quindi che sia la volontà di scegliere, senza deleghe di sorta, ciò che permetterà all’utente di carbonio di vincere la quotidiana battaglia con il provider in silicio.

  2. Completamente d’accordo Pizzolo. Non era un volersela prendere con il progresso tecnologico, ma solo uno sprone a staccarsi dalla sudditanza tecnologica e (ri)scoprire l’altro mondo.

  3. Matteo Chiani says:

    L’ironia è l’arte di dire qualcosa dicendo il contrario, come in questo caso.
    Google non ci sta dicendo che presto l’esperienza mediata dalla tecnologia rimpiazzerà quella diretta; ci sta anzi dicendo che è da polli crederlo, solo che lo fa con il linguaggio dell’ironia.
    Come dire “Che bella giornata” quando è nuvoloso. Prenderlo alla lettera mi sembra un po’ rischioso.

    D’altra parte la strategia di Google è da sempre quella di avvicinare il mondo “virtuale” a quello “reale”: andiamo su Google maps per capire quali vie prendere una volta scesi in strada, non per studiare la nostra città su una cartina. Google Glass è un accessorio stupido quanto si vuole ma ha senso solo se si è fuori e “si fanno cose”.

    Mi sembra che la questione della tecnologia sia spesso affrontata in termini di quantità (“un po’ va bene, troppo si esagera”) perché siamo spaventati da quelle che percepiamo come minacce alla nostra fisicità; eppure ho la sensazione che queste minacce non provengano, in realtà, dalla tecnologia stessa, quanto piuttosto dalla cultura che ha prodotto questa tecnologia (leggi: la cultura cristiano-occidentale).

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