Giovani Talenti

lettaFinalmente abbiamo un governo, finalmente abbiamo un governo di giovani, finalmente abbiamo la diversità del nostro bellissimo popolo rappresentata dai nostri governanti, finalmente un governo eletto dal pop…ehm no , finalmente un governo che non e’ stato impos…no, nemmeno cosi’, finalmente niente inciuci di palaz…niente, non c’e’ verso, quel Letta li’ non mi convice per niente, fosse solo per il fatto che il Sole 24 ore si e’ premurato di sottolineare che Letta e’ andato alla messa prima di fare questo e dopo che ha fatto quello (il Sole 24 ore, non l‘Avvenire… http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-27/nuovo-governo-oggi-giornata-094439.shtml?uuid=AbAeKyqH) no comment.

Oggi non ho voglia di parlare di questo, per qualche motivo questo governo Letta non mi smuove nemmeno un po’, potrei lanciarmi in qualche dietrologia solo per il gusto di far arricciare il naso a qualche amico della redazione (come se ne avessimo una) ma mi sembrerebbe fatica sprecata e di energie da sprecare oggi proprio non ne ho.

Sara’ il fatto che Letta e’ andato alla messa, ma quello che mi smuove oggi non e’ la politica dei presunti giovani, quello che mi smuove oggi sono le parole di papa Francesco, proprio a me che sono in crisi mistica ormai da un po’ di anni, quelle parole che ha rivolto ai giovani durante l’udienza generale del 24 aprile partendo dalla parabola dei talenti:

«Ho visto che ci sono molti giovani: è vero? Ci sono molti giovani? Dove sono? […]A voi, che siete all’inizio del cammino della vita, chiedo: Avete pensato ai talenti che Dio vi ha dato? Avete pensato a come potete metterli a servizio degli altri? Non sotterrate i talenti! Scommettete su ideali grandi, quegli ideali che allargano il cuore, quegli ideali di servizio che renderanno fecondi i vostri talenti […] La vita non ci è data perché la conserviamo gelosamente per noi stessi, ma ci è data perché la doniamo. Cari giovani, abbiate un animo grande! Non abbiate paura di sognare cose grandi!»

Nella testa di molti miei coetanei queste parole hanno immediatamente richiamato il famoso discorso di Steve Jobs agli studenti di Stanford nel 2005 (“Stay hungry, stay foolish…”), sono parole che non ti aspetti dal Papa, parole che sono rivolte a tutti i giovani, ma che a ognuno sembra che siano dirette solo a lui, che ti fanno sentire speciale solo per il fatto di averle sentite, ti ispirano, ti motivano, ti spingono in quella che in un attimo ti sembra diventare l’unica direzione giusta possibile, forse l’unica direzione possibile e basta, e ti chiedi come hai fatto a non capirlo prima, e una volta che l’hai capito poi…come fai ad andare in un’altra direzione??? Non puoi, mentiresti a te stesso, nasconderesti i tuoi talenti…

A tutti i giovani talenti italioti consiglio la visione del video di seguito dal minuto 5:30 al minuto 9.30

Menzogna, oblio e memoria

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In questo momento storico estremamente nebuloso della nostra Repubblica, caratterizzato da disoccupazione che non accenna a rallentare e senso di incompiutezza e immobilismo esistenziale permanente, l’italiota può pensare bene di chiudere il proprio fine settimana all’interno di una sala cinematografica per gustarsi un buon film, essendo il cinema, appunto, uno dei beni consumabili ancora a portata di portafoglio, mentre  viaggi i brevi offshore risultano decisamente fuori budget.

Eppure, domenica, un film di Joseph Kosinski, genere fantascienza, ha fornito all’italiota come me non solo due ore di buona visione sci-fi, ma anche qualche interessante spunto di riflessione sulla nostra condizione italiana, ed anche umana.

In questo articolo non sintetizzerò la trama, ed anzi darò per acquisita la presa visione del film. Film che, leggendo varie recensioni, non se la cava poi troppo bene in termini di critica: per quanto ben disegnato e accompagnato da una colonna sonora potente, e nonostante una performance di Tom Cruise molto soddisfacente (il suo ruolo è stato fatto su misura), molti hanno sottolineato la mancanza di originalità da parte dell’autore, ed anzi lo hanno accusato di eccessive strizzatine d’occhio (o plagi) ai grandi “movies” della fantascienza degli anni ‘80 e ‘90.

Vero, forse. Ma non è questo il punto, e non è su questo aspetto che l’Italiota, afflitto da ben altre domande esistenziali, si è fermato a riflettere.

Tra i vari temi che il film ha sfiorato, su tutti,  mi ha folgorato quello relativo alla “menzogna” ed al suo superbo superamento attraverso il recupero della memoria.

La menzogna , le verità accettate passivamente, la rassegnazione allo status quo: il protagonista, un marine, indottrinato dal “sistema di missione”, obbedisce quasi ciecamente agli ordini impartiti. È per effetto di quel “quasi” che poi si sviluppa la trama narrativa e che emerge la contrapposizione tra la finzione e la realtà.  Sorridevo al pensiero che, spesso, i partiti, il management delle società e tutti coloro che fanno parte dei circoli del potere, per la tutela dei propri interessi e privilegi, ci “giochino” gli uni contro gli altri, come facevano nel film gli alieni (quelli veri) scagliando il marine contro gli umani superstiti.  Ogni giorno qualcuno ci dice cosa fare, e, per esigenze operative o per perseguire  costantemente il mito dell’”efficienza”, come nel film sosteneva in continuazione il comandante “Sally”,  abbiamo smesso di porci e porre periodicamente al nostro interlocutore la più importante delle domande: perché.  E così, placidamente e silenziosamente, scivoliamo nell’oblio.  Ci concentriamo sulla mera esecuzione delle attività ed accettiamo con composta mansuetudine ciò che qualcosa o qualcuno ha programmato per noi (se una programmazione poi esiste)… finchè non sorge un dubbio. L’inizio della svolta, il moto di orgoglio,  la voglia di  risorgere, nasce quasi sempre da un dubbio. Come disse Gibran, “la perplessità è l’inizio della conoscenza”.  Per emergere dalla cristalleria di finzione all’interno della quale il protagonista era stato calato dall’intelligenza aliena, il regista propone una soluzione a mio avviso geniale nella sua classicità ed immediatezza: il recupero della memoria. L’uomo del futuro che si china a raccogliere un libro concernente la storia di Roma, non è solo una suggestiva immagine da blockbuster holliwoodiano: è soprattutto l’invito a ristudiare la condizione attuale attraverso la riscoperta delle proprie origini. È il ripristino non solo della memoria individuale, ma anche di quella storica, di quella della propria specie, di quella collettiva. È la memoria di un uomo, un uomo a cui hanno cancellato il ricordo del suo passato, un uomo nutrito di menzogne ed affiancato dalle macchine. Un uomo che sembra il discendente dell’italiota di oggi, che non ricorda più le battaglie che ha combattuto ed ha perso interesse per quelle che rimangono da affrontare, dell’italiota che preferisce non ricordare per non fare i conti con le proprie mancanze, i propri errori, la propria coscienza. Ed è in questa condizione di miseria spirituale che arriva in soccorso il ruolo fondamentale della memoria: una memoria “foscoliana” nel suo tentativo di celebrare le grandi imprese del passato e nel scorgere tra le opere lasciate da chi ci ha preceduto il loro testamento e la nostra eredità. Così, nel momento culminante del film, si manifesta in una manciata di secondi l’intera  potenza del messaggio dell’autore sul ruolo della memoria e della storia attraverso la citazione (e l’ emulazione) dell’eroe romano Orazio Coclite:  “Per ogni uomo su questa Terra, la morte giunge presto o tardi. E come può l’uomo morire meglio se non affrontando un  destino temibile per le ceneri dei suoi padri e per i templi dei suoi dèi?”.

Come il marine che nel film solleva un libro da terra e comincia a riflettere sulla propria storia, così mi auguro che l’Italiota si risollevi dall’immobilismo nel quale è precipitato da decenni e riprenda il suo ruolo e recuperi la sua identità non di italiota, ma di Italiano.

A tutti, Buona Liberazione

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Cari Italioti,
Volevo fare gli auguri a tutti quelli che hanno il dito medio stanco per averlo alzato troppe volte davanti a cio’ che ci toglie la liberta’, esternamente ed intimamente.
A tutti quelli che non si sentono liberi nella loro dimensione di cittadini, di individui, di persone e nella propria dimensione intima.
Agli Italiani che hanno perso la loro sicurezza economica a causa della crisi, ma non hanno mai perso la dignita’ e la loro capacita’ di resistenza.
A chi resiste ogni giorno nelle difficolta’ piccole e grandi della vita quotidiana. A chi e’ partigiano di se’ stesso. A chi ogni giorno si alza e affronta con coraggio i suoi personali, intimi “demoni fascisti” e resiste contro di essi.
Agli Italiani che resistono in Italia, che resistono alla tentazione di partire, che continuano a portare avanti il nostro Paese ogni giorno. Nonostante tutto. Indomiti. A loro va il nostro onore dell’armi.
A chi si alza ogni giorno il dito medio davanti ai ladri di sogni, a chi coscientemente o incoscientemente ci priva dei nostri sogni, ci butta giu’ e ci tiene bassi vicini al terreno.

A chi alza il dito medio armonicamente con tutte le altre dita al mattino per salutare un bambino, per stringere la mano dell’amico piu’ caro, per dare una pacca sulla spalla a chi ci aiuta a credere, vivere e raggiungere o per lo meno avvicinarsi ai nostri sogni e alla idea piu’ bella che abbiamo di noi stessi.

E questa canzone, miei cari Italioti e’ per voi, per augurarvi anche un buon weekend ed in maniera un po’ insolita spingervi a continuare a lottare!
Buona liberazione, giorno per giorno non solo il 25 Aprile.
Saluti da Londra,
Italo degli Enotri

Lettera mai Letta …

IL GOVERNISSIMO

Caro Enrico, nipote di Gianni,

gli Italioti tutti ti ringraziano per l’abnorme peso che ti sei caricato sulle spalle: quello di concludere nel peggiore dei modi possibili questa triste e desolante Seconda Repubblica con un Governissimo, che di issimo ha pochissimo. La storia prima o poi te ne darà atto, forse.

In vista dell’improbo compito di riunire sotto lo stesso tetto il peggio del peggio dei mostri che la politica italiota ha allevato negli ultimi 30 anni, ci prendiamo la licenza di fornirti alcuni suggerimenti sulla lista di nomi da presentare al Parlamento per la fiducia.

Prima di entrare nel merito degli imperituri mostri, diffida da nobili tecnici dal doppio cognome, da professori, da membri illuminati della società civile: abbiamo già dato e ancora avremo da dare, ammesso che qualcosa da dare ci rimanga. Piuttosto ripiega sulla società incivile, quella rozza, ignorante, che parla solo all’indicativo (quando non si incarta anche su quello), quella che la domenica non va in chiesa, ma non rinuncia ad un salto al centro scommesse che non-si-sa-mai, quella che vive nelle brutture di periferia a 15 piani che i vostri amici palazzinari hanno tirato su. In questa troverai chi potrà parlarti delle difficoltà a ri-trovare lavoro a 60 anni, dei salti mortali che si fanno per fare la spesa, pagare le bollette, mandare i figli a scuola, estinguere la rata del mutuo, avere il mutuo.

Partiamo da quelli che ti saranno più vicini.

Come vice premier ti suggeriamo il Senatore a (lunga) vita Giulio Andreotti. Lui ne ha viste, sentite, toccate, baciate più di tutti. Chi meglio di lui potrà consigliarti le politiche cerchiobottiste di cui necessiterai per accontentare gli Uni e gli Altri? Valuta, inoltre, quel giovanotto di Massimo D’Alema, formidabile ideatore di inciuci, abilissimo traghettatore di governi deceduti.

Ai trasporti Scajola. Certamente avrà un progetto per l’aeroporto di Albenga, tanto vitale per gli spostamenti del popolo Italiota. Abbi solo l’accortezza di nominarlo a sua insaputa.

Agli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata. Siamo consci che questo nome va contro la nostra stessa precedente raccomandazione, ma dopo la brillante gestione del caso Marò-India, non potevamo che confermarlo nell’incarico.

Alla Giustizia Lui. Quello che non possiamo nominare (ma tu sei autorizzato a nominarlo), quello che paga all’ex moglie 3 milioni al mese. Così si sistema una volta per tutte. Non serve forse al paese una bella riforma della giustizia che preveda la prescrizione immediata per i reati di corruzione, di evasione fiscale, di sfruttamento delle nipoti di Capi di Stato internazionali (anche ex capi vanno bene)?

Alla Difesa Ignazio Larussa. Chi meglio di lui potrebbe imbastire velocemente una difesa del popolo Italiota da un imminente attacco dei barbari d’Abissinia?

Agli Interni Rosy Bindy, chi più di lei è attaccata alla gestione delle cose interne. Libera da impegni nel PD potrà certamente continuare a dedicarsi a questo paese.

Alle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri. Nei momenti difficili, con la stampa alle calcagna, il grande censuratore potrebbe tornarti utilissimo.

Al Turismo Emilio Riva (ex presidente ILVA). Chi più di lui ha contribuito ad inquinare i suoli, le acque e l’aria del Bel Paese Italiota? Ne converrai che egli ha tutte le carte in regola per sviluppare il turismo. Il modello-Taranto per tutta l’Italia!

Ai Beni Culturali Mario Borghezio e non abbiamo bisogno di aggiungere altro. In alternativa anche Domenico Scilipoti non sarebbe male.

Al Lavoro Sergio Marchionne. Tra tutti, egli è l’unico che ti può supportare nel problema della disoccupazione. Egli non verserebbe certo lacrime nell’annunciare licenziamenti.

All’Istruzione Roberto Cota, dove lo trovi uno che propone agli studenti delle Università piemontesi provenienti da altre regioni di farsi pagare le tasse universitarie dalle proprie regioni? Illuminato. Come se gli Stati Uniti chiedessero all’India, alla Cina, all’Italia il rimborso dei costi sostenuti dal sistema per i ricercatori indiani, cinesi, italioti.

All’Economia hai veramente l’imbarazzo della scelta, da Amato a Tre(Monti) hanno tutti dimostrato il loro valore. Ti lasciamo libero da qualunque condizionamento, consci del fatto che peggio di così è veramente difficile fare.

Caro Enrico, in conclusione, ti confermiamo la nostra immutata sfiducia per i giorni a seguire. Riponiamo le nostre speranze nelle tue abilità da tessitore, che certamente ti consentiranno confezionare un vestito di finissima fattura per coprire la vergogna a cui stiamo assistendo.

Non farti vincere dalle paure per le fatiche future: non avranno un lungo decorso.

Alle prossime elezioni nessuno di voi andrà in Parlamento ed avrete tutto il tempo per riposare e riflettere sui tanti, grandi errori commessi nella mala-gestione di questo paese.

Con poca stima ed ancor meno affetto

Zurzolov

Diseducazione civica

Ragazzi, dai. Ma che siamo in un film di Nanni Moretti?! Il Papa che si dimette, i parlamentari che dormono in aula, poi d’un tratto applaudono 30 volte in un discorso di 40 minuti pronunciato da un ormai stanco Presidente della Repubblica Italiota. Primo Presidente ad essere eletto per un secondo mandato.

“Non mi far vedere…che tortura, che tortura questa campagna elettorale. Speriamo che finisca presto. D’Alema reagisci, rispondi, dì qualcosa! E dai!… Dai, rispondi! D’Alema dì qualcosa, reagisci…dai!… Non ti far mettere in mezzo sulla giustizia proprio da Berlusconi! D’Alema, dì una cosa di sinistra, dì una cosa anche non di sinistra, di civiltà, D’Alema dì una cosa, dì qualcosa, reagisci!”. Nel 1998 con il film Aprile Moretti ricordava cosi la sera del 28 marzo 1994. Nel 2013 cambiano forse un paio di personaggi ma il copione e’ sempre lo stesso.

Tranquilli, non voglio lamentare sull’argomento, penso ne abbiamo tutti pieni i Maroni. Vorrei condividere invece una riflessione che mi e’ sorta in questi giorni, se me lo permettete: ma…il Presidente della Repubblica…ITALIANA? “Da dove veniamo? Chi Siamo? Dove andiamo?”

gauguin_da_dove_veniamo

La Costituzione italiana entrata in vigore l’1 gennaio del 1948 sostiene che il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato  e rappresenta l’unità nazionale. Il Presidente e’ inoltre al vertice della tradizionale tripartizione dei poteri dello Stato. E la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giuridico) è uno dei principi fondamentali dello stato di diritto. Nelle moderne democrazie:

  • la funzione legislativa è attribuita al parlamento,
  • la funzione amministrativa al governo,
  • la funzione giurisdizionale ai giudici.

Ok, questo lo sapevamo. L’idea che la separazione del potere sovrano tra più soggetti sia un modo efficace per prevenire abusi è molto antica. Platone, Aristotele e la Grecia classica identificavano nel governo misto la risposta democratica a forme di potere “puro”, in cui tutti i poteri erano concentrati in un unico soggetto. Roma antica era un esempio di governo misto, dove il potere era diviso tra istituzioni democratiche (i comizi), aristocratiche (il Senato) e monarchiche (i consoli).

La moderna teoria della separazione dei poteri si puo’ invece attribuire a Montesquieu. Monty per gli amici. Nel 1748 il filosofo francese pubblica “Lo Spirito delle leggi” e pone a fondamento della sua teoria l’idea che “Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti […]. Perché non si possa abusare del potere occorre che […] il potere arresti il potere”. Individua allora tre poteri o funzioni dello Stato: legislativo, esecutivo e giudiziario. E rieccoci.

Nel modello di Monty il potere legislativo e quello esecutivo si condizionano e si limitano a vicenda, infatti: “Il potere esecutivo […] deve prender parte alla legislazione con la sua facoltà d’impedire di spogliarsi delle sue prerogative. Ma se il potere legislativo prende parte all’esecuzione, il potere esecutivo sarà ugualmente perduto. Se il monarca prendesse parte alla legislazione con la facoltà di statuire, non vi sarebbe più libertà. Ma siccome è necessario che abbia parte nella legislazione per difendersi, bisogna che vi partecipi con la sua facoltà d’impedire. […] Ecco dunque la costituzione fondamentale del governo di cui stiamo parlando. Il corpo legislativo essendo composto di due parti, l’una terrà legata l’altra con la mutua facoltà d’impedire. Tutte e due saranno vincolate dal potere esecutivo, che lo sarà a sua volta da quello legislativo. Questi tre poteri dovrebbero rimanere in stato di riposo, o di inazione. Ma siccome, per il necessario movimento delle cose, sono costretti ad andare avanti, saranno costretti ad andare avanti di concerto.” Quanto al potere giudiziario, deve essere sottoposto solo alla legge, di cui deve attuare alla lettera i contenuti.

I rapporti tra potere legislativo ed esecutivo teorizzati da Monty caratterizzano le moderne forme di governo. La Costituzione degli Stati Uniti d’America sostituisce al monarca un Presidente elettivo e alla camera nobiliare il Senato, rappresentativo degli stati federati. Emerge così la repubblica presidenziale. Ancor più stretti sono i rapporti tra potere esecutivo e legislativo nelle forme di governo parlamentari (monarchiche o repubblicane): qui il governo deve mantenere la fiducia del parlamento giacché, laddove la perdesse, si dovrebbe dimettere; d’altra parte, il potere esecutivo ha la possibilità di sciogliere il parlamento. La teoria di Monty ha avuto un successo indiscutibile nella storia moderna. Eppure non mancano le critiche all’individuazione considerata arbitraria delle tre funzioni statali. A questo riguardo interessante evoluzione e’ la teoria dei cinque yuàn attualmente in vigore a Taiwan. Questa teoria integra la tradizione occidentale con elementi propri della cultura cinese, affiancando agli yuàn legislativo, esecutivo e giudiziario, lo yuàn di controllo, incaricato di controllare l’operato del governo, e lo yuàn di esame, incaricato della selezione meritocratica dei pubblici funzionari. Interessante.

Ma torniamo a noi. L’articolo 83 della Costituzione recita che “il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. Gli elettori sono anche chiamati “grandi elettori”…non suona quasi ironico l’epiteto di “grandi” oggi?

La carica dura sette anni, ciò impedisce che un Presidente possa essere rieletto dalle stesse Camere, con mandato quinquennale, e contribuisce a svincolarlo da eccessivi legami politici con l’organo che lo vota. Sulla base della tripartizione insegnataci da Monty, tra i poteri espressamente previsti per il Capo dello Stato ci sono:

  • inviare messaggi alle Camere (art.87) e convocarle in via straordinaria (art.62);
  • scioglierle salvo che negli ultimi sei mesi di mandato (art.88);
  • indire le elezioni e fissare la prima riunione delle nuove Camere (art.87);
  • promulgare le leggi approvate in Parlamento entro un mese, (art.73);
  • emanare i decreti-legge, i decreti legislativi e i regolamenti adottati dal governo (art.87);
  • indire i referendum (art.87);
  • nominare il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri (art.92);
  • accogliere il giuramento del governo e le eventuali dimissioni (art.93);
  • presiedere il Consiglio Superiore della Magistratura (art.104);
  • nominare un terzo dei componenti della Corte costituzionale (art.135).

“The King can do no wrong”

Attenzione. L’articolo 90 della Costituzione chiarisce che il Presidente non è responsabile per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne per alto tradimento o attentato alla Costituzione. La paura fa 90. L’assenza di responsabilità, principio che discende dall’irresponsabilità regia nata con le monarchie costituzionali (nota sotto la formula: the King can do no wrong, “il Re non può sbagliare”), gli consente di poter adempiere alle sue funzioni di garante delle istituzioni stando al di sopra delle parti.

Nella prassi ogni Presidente ha interpretato in modo diverso il proprio ruolo e la propria sfera di influenza, con maggiore o minore attivismo. In generale la potenziale rilevanza del suo incarico è emersa soprattutto nei momenti di crisi dei partiti e delle maggioranze di governo, rimanendo più in ombra nelle fasi di stabilità politica. Ma resta il fatto che quella del Capo dello Stato e’ una carica dal ‘potere neutro’, “al di sopra delle parti, fuori della mischia politica, non è una finzione, è la garanzia di moderazione e di unità nazionale posta consapevolmente nella nostra Costituzione “. Ce lo dice Re-Giorgio, Napolitano.

“Eh sì, il nostro Paese deve riflettere su se stesso. Sì, in questo periodo c’è un gran parlare a proposito di Resistenza, delle ragioni dei partigiani ma anche delle ragioni dei fascisti, sì, i morti da una parte e i morti da un’altra… Come per reazione il 25 aprile, l’anniversario della Liberazione dall’occupazione nazista, a Milano c’è una grande manifestazione e decido di andare a filmarla. Ma piove sempre e riesco a inquadrare solamente ombrelli… ombrelli e ombrelli”. Ragazzi, dai. Chiudiamo questi ombrelli, che un po’ d’acqua non ci fa male, poi tanto esce il Sole…non solo in edicola.

L’albore della Terza Repubblica: cosa dovrebbe fare il PD, lo stallo del PDL e il M5S

rock in the parlamentoLe forze politiche ora in parlamento, espressione del paese, non sono riuscite a trovarsi d’accordo se non sul passato, non per preservare poteri e poltrone grazie a strani complotti architettati chissà dove, ma perché le urne hanno consegnato all’Italia una situazione non chiara, torbida e salmastra.

In una situazione dove vi sono 3 forze politiche principali, 2 solide che non si sognerebbero mai di comunicare l’una con l’altra come PDL e M5S ed una fortemente divisa al suo interno sul cosa fare e con chi, il risultato non poteva essere altro che un ritorno a Napolitano per non aggravare una situazione già drammatica.

In molti parlano di una vergogna per la mancata convergenza tra PD e 5 stelle, quando all’interno dello stesso PD le anime sono le più disparate e inoltre non si sa come mai se prima Grillo aveva detto di no ad un governo col PD, dopo l’elezione di Rodotà avrebbe dovuto convergere per la guida del paese!

Non si è avuto un governo Grillo e PD per diverse ragioni: in primo luogo perché anche il movimento 5 stelle deve rendere conto ai suoi elettori e un posizionamento politico non di protesta sarebbe stato forse troppo per un movimento che ancora deve diventare partito e poi perchè l’accozzaglia del PD è sempre stata troppo varia: ex PCI, ex DC, ex PSI. Il Partito Democratico ha inglobato per anni i partiti e i mali della prima repubblica, che sono stati tenuti assieme solo da due persone, Silvio Berlusconi e Romano Prodi che riusciva appunto a fare governi con Mastella e con Bertinotti assieme.

Oggi sembra che la base chiassosa del PD avrebbe voluto a tutti i costi un patto con i grillini grazie ad un Rodotà presidente, ma anche queste sono solo supposizioni. Rodotà non è stato votato dal PD per le forti opposizioni “Cattoliche” interne al partito che, ragionando appunto come la vecchia politica, voleva qualcuno dei “suoi” in una carica importante, avendo perso sia camera che senato.

Da questo quadro confuso salta fuori un altro elemento che di sicuro non armonizza: l’amato o odiato Matteo Renzi che non riesce a creare opinioni ibride sulla sua figura. Amato da chi vede in lui l’unica via d’uscita per il Partito Democratico e odiato da chi non riesce a dire altro che dovrebbe andare nel PDL. Inoltre dai cattolici del PD Renzi è visto come un pericoloso riformista, che vuole separare in toto la fede dalla cosa pubblica, come ha detto chiaramente nell’intervista dalla Bignardi mentre si faceva il nome di Prodi per il Quirinale. Il suo ruolo di “Cattolico Moderno” non è da sottolvalutare per chi fa politica con il modello di Paolo VI piuttosto che col modello più comunicativo e vicino alle persone di Papa Francesco. Proprio per questo suo ruolo divisorio delle diverse anime di partito ex PC ed ex DC, il PD dovrebbe rifondarsi su Renzi, le anime di sinistra confluirebbero in SEL, quelle cattoliche nell’UDC e forse riusciremmo ad avere una sinsitra europea riformista unita senza veti incrociati. Non ho la più pallida idea di quanti voti potrebbe prendere questo PD 2.0, ma probabilmente attingerebbe un po’ dai 5 stelle delusi da un Grillo sempre in barricata, da una base solida riformista del PD odierno e da chi ha votato PDL ma non ne può più di Berlusconi.

Prima non era il tempo di Renzi, forse ora che i nodi sono venuti al pettine in modo così doloroso si può veramente rifondare, senza le ombre pesanti della prima repubblica sul groppone.

In tutto questo Berlusconi sembra essere quello che nel breve periodo ha vinto su tutti i fronti: quello politico, quello personale, quello interno al partito! Il PDL e il M5S escono da tutto questo caos più solidi che mai! Ora devono cominciare a temere il governo che verrà perché, se portasse avanti le riforme promosse dal consiglio dei saggi di Napolitano: riforme istituzionali volte ad un presidenzialismo, un taglio delle tasse ed il taglio dei costi della politica si ritroverebbero senza più carte da giocare.

Il movimento di Grillo si salverà vista la necessità che ha il paese di volti nuovi, ma non vedo come il PDL possa soddisfare questa necessità essendo sempre più un partito persona, dove una volta venuto a mancare Berlusconi probabilmente si sgretolerà su se stesso. Non c’è un Renzi nel PDL. I maligni potrebbero dire che Renzi sarebbe la perfetta nuova guida per il PDL, ma non ci credo e invece vedo Renzi un uomo di sinistra, riformista e moderno; che poi una certa sinistra nostalgica questo lo assimili all’essere di destra è sintomatico del perché il PD si sia spaccato e del perché un partito di centro sinistra in questo paese non è mai risucito ad essere al potere in modo incisivo.

Il bene che viene della situazione ingarbugliata in cui ci troviamo è che forse è la volta buona che la vecchia politica ci può regalare una via per la terza repubblica, facendo il suo canto del cigno, votando e promuovendo quelle riforme che da troppo tempo sono necessarie, per poi andare a votare con un vero sguardo nuovo verso il futuro, diverso per composizione partitica dei partecipanti all’agone politico e per prospettive del paese: una sinistra forte, un centro sinistra riformista, un Movimento 5 Stelle diverso da tutto il resto e un centrodestra a cui non saprei che ruolo affidare.

Il male lo vedo solo nell’ennesima perdita di tempo possibile, nel riuscire anche questa volta a non fare nulla, nell’essere fermi come una statua di sale. Allora si che la condanna sarebbe definitiva e non vorrei vedere fra un anno un vero “Mini Golpe” necessario perché finalmente l’Italia si risvegli, nel modo peggiore possibile, dal torpore in cui è caduta, con una soluzione che in passato ci ha fatto tanto male.

Buonanotte Italia

Un vuoto: decisionale, di potere, di idee.
Un vuoto totale.

Un Presidente della Repubblica rieletto per cause di forza maggiore, un partito storico come il PD che si sgretola, un Movimento 5 Stelle che, seppur stella nascente dello scenario politico italiano, più che gridare allo scandalo non sa fare, un Berlusconi ventennale che continua il tira e molla di promesse e compromessi.
E’ l’Italia indebolita, indecisa, priva di comando.
E’ un’Italia che sembra assopita, che fortunatamente dorme come in preda ad una anestesia, per non sentire il dolore.
Si, fortunatamente: in questo vuoto totale che fa seguito a un governo tecnico imposto, a una sinistra che si sfalda e si rinnega, a una destra che non ha piu’ coerenza e a un centro che non esiste, solo un indolenzimento di idee può evitare lo sbaraglio di un Paese.
C’è chi grida al colpo di Stato come se stesse ancora parlando e recitando da un palco della RAI in prima serata, senza pensare al vero peso delle parole.

Se l’Italia non fosse indolenzita, sarebbe un rischio grosso, grave, pericoloso.
Le coscienze vanno stimolate e incanalate costruttivamente, non scosse solamente per creare confusione.

Ma l’Italia dorme, si lamenta, accenna a svegliarsi per poi ricadere in un sonno leggero e disturbato.
La speranza è quella che si svegli guarita, in salute e pronta a ripartire.
I nuovi partiti ed i vecchi, insieme ai loro innovatori, risveglino il nostro Paese con dei programmi, delle azioni, degli accordi, delle coalizioni.
L’Italia che non è al governo non dorme, forse è solo annoiata e stanca, perchè il vecchio è come il nuovo.
Chi lascia la strada vecchia per la nuova, in Italia, sa quello che lascia…ma non trova nulla.

Quirinale: il PD ago della bilancia e il disfacimento della nazione

foto-quirinaleValgono di più i voti di Berlusconi o quelli di Grillo?

Mi porrei questa domanda fossi Pierluigi Bersani, dopo l’apertura evidente dei  5 stelle ad una convergenza sul capo dello stato.

È chiaro che l’accordo col PDL salvaguardi buona parte del paese, deludendo però un’altra parte consistente: chi ha votato grillo e chi non lo ha votato perché pensava che il PD fosse più affidabile, quindi a tutti gli effetti tuoi elettori.

Un dato di fatto è che la sinistra ha passato anni a dire qualsiasi cosa contro Berlusconi e proprio ora fa l’accordo con il Diavolo in persona che secondo il PD ci ha portato a questa catastrofe? Quale è il senso?

Potevo capire una strategia di questo tipo una volta ricevuto il rifiuto del  5 stelle per un governo, ma ora che senso ha? Si mette Grillo dalla parte della ragione e Berlusconi non fa altro che aumentare il suo elettorato ogni giorno che passa.

Il PD sta sbagliando qualsiasi cosa è sbagliabile: i tempi, i nomi (Amato, D’Alema, Marini), gli alleati, le strategie, ecc ecc.

Vi è la sensazione di uno sfaldamento interno al partito che non è arrestabile. Il suicidio sarebbe anche in vista delle prossime elezioni: un accordo con il PDL, non perché sia sbagliato in sé ma sono sbagliati i tempi ripeto, porterebbe voti su voti nelle prossime elezioni dal Partito Democratico proprio a Grillo, che come un abile stratega ha ribaltato la posizione di responsabilità, mettendo il PD davanti ad una scelta che se non accetterà sarà il solo a rimetterci.

Parliamoci chiaro: la convergenza su Rodotà non mi sembra sia fantapolitica. Non vedo grandi difficoltà nel Partito Democratico a votare Rodotà! Sarebbe una figura seria, istituzionale e che è anche lontana da quel concetto di casta di cui la gente ne ha piene le scatole.Giustamente il PD, quale raffinato intenditore dei subbugli del paese, propone il vecchio apparato: il tesoriere di Craxi e il Baffetto ex PCI, PDS, PD che ormai va anche bene a Berlusconi! Ma ci rendiamo conto?!

Sono amareggiato da Bersani e da come il PD si stia accartocciando su se stesso, rifiutando idee, nomi e facce nuove, rifiutando il paese che pensano di governare e che pian piano gli sta voltando le spalle.

Manca poco alle votazioni e vedo ancora un barlume di speranza, ma una volta che si sarà spento anche quello, non vedo proprio che cosa potrà essere della nostra povera Italia.

Brecht diceva: “Beato il paese che non ha bisogno di eroi”. Noi purtroppo ne abbiamo bisogno, e anche tanti.

Bank of Japan Revolution: scavare le buche o scavarsi la fossa?

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Il 16 Dicembre del 2012 le elezioni in Giappone, a differenza di quanto accaduto da noi, hanno consegnato al paese una maggioranza stabile ed un governo forte. Fatto ancor più interessante per il nostro percorso di analisi è che il neo primo ministro Shinzo Abe ha incentrato la sua campagna elettorale su una promessa di politica monetaria: una rottura con la prudenza degli ultimi anni, ed un percorso di inflazione per emergere dallo stallo economico.

Negli ultimi venti anni l’attenzione del governo giapponese, e di quasi tutti coloro che si sono dedicati ad analizzare questo “Grande Malato”, si è concentrata sulle decisioni che avrebbero potuto aiutare il paese ad emergere dalla stagnazione, o su quelle che l’avevano peggiorata.

Combinare uno stimolo economico forte (debito e spesa pubblica) con una politica monetaria inflattiva è stata la ricetta più diffusa degli economisti mainstream alla Paul Krugman. Il Giappone è stato troppo cauto, troppo a lungo: ecco perché non è riuscito a liberarsi dalla “trappola della liquidità” e tornare a crescere.

Perdonate la semplificazione, ma quello che si dice qui è una reminiscenza della vecchia proposta di scavare buche e ricoprirle per far ripartire l’economia, combinata con una spinta monetaria sui prezzi per sconfiggere la deflazione.

Si è perso però un nesso fondamentale dell’analisi: cosa aveva fatto il Giappone negli anni ’80 per precipitare in una così profonda spirale? Una “correzione”, come i nostri giornalisti usavano chiamare le recessioni di una volta, durata più di un decennio e recuperata solo a tentoni poco prima della recente crisi mondiale?

Dal 1980 al 1990, il valore di M2 (una comune misura della quantità di moneta in una economia) in Giappone fu incrementato da poco meno di ¥200 trilioni a più di ¥480 trilioni attarverso un’aggressiva politica di bassi tassi di interesse (mirata a mantenere competitivo il tasso di cambio col dollaro). Allo stesso tempo, l’indice della borsa Nikkei 225 saliva da circa 6.500 punti (gennaio 1980) a sfiorare i 39.000 (dicembre 1989), ed il prezzo delle abitazioni in alcune aree di Tokio raggiungeva i $215.000 al metro quadro (anche più, secondo alcune fonti).

Certo l’inflazione, misurata con il famoso indice dei prezzi al consumo, era rimasta contenuta durante quel periodo: al di sotto del 2,5% dal 1982 fino al ‘90. In questo caso, benché gli economisti prendano questo indicatore come il migliore segnale di allarme di una politica monetaria troppo espansiva, la catastrofica bolla era rimasta nascosta all’ombra di un’inflazione ufficiale contenuta.

All’inizio degli anni ’90 le misure restrittive prese per fermare la bolla, e riportare il credito sotto controllo, generarono un massiccio (ma necessario) aggiustamento economico che in relatà non si è mai completato.

Ma la rivoluzione monetaria, come l’ha chiamata il Financial Times, o Abenomics è arrivata a risolvere il problema: la nuova promessa di Abe e del neo-governatore della Bank of Japan Kuroda è di raddoppiare la Base Monetaria e rilanciare l’economia del Giappone con un nuovo target di inflazione al 2% in due anni.

Nell’ultima seduta prima delle elezioni di Dicembre, l’indice Nikkei era intorno ai 9.700 punti. Ieri ha chiuso introno ai 13.200 (+35%). Ad oggi, è previsto che raggiunga quota 16.000 per la fine dell’anno: un ulteriore rialzo del 20% rispetto alla recente chiusura.

Il Professor Krugman, in paio di recenti post, appare soddisfatto del nuovo indirizzo dettato da Abe.

Ma che tipo di buca sta realmente scavando il Giappone?

4 ore 9 minuti e 43 secondi

maratonaTanto hanno aspettato i seminatori del terrore per raccogliere i frutti dell’albero del male.

Un’esplosione, poi un’altra, squarciano l’aria, trasformano voci di incoraggiamento in urla di panico, applausi in metallico rumore di transenne scardinate.

Quali assurde logiche, quali ideologie malate portano a sventrare un evento come una maratona?

La maratona è una delle discipline della vita che richiede tanta preparazione, tanta costanza, tanti sacrifici.

La maratona è una grande impresa – quale che sia il tempo di arrivo – fatta di tante insignificanti piccole imprese: svegliarsi ogni mattina, per mesi, senza guardare il tempo fuori dalla finestra, prepararsi un caffè al volo mentre la città ancora sonnecchia, allacciare con cura le scarpe, sfidare lo sguardo di chi a quell’ora è fuori casa per lavorare, abbozzare un sorriso, mano al cronometro e … via!

Chi partecipa ad una gara, sia essa la maratona di NY o la Stra-Busadivigonza, lancia un messaggio chiaro ed univoco: un messaggio di pace, di uguaglianza sociale, di tolleranza, di trasversalità. È noto a tutti.

È noto anche a chi, con la medesima cura del maratoneta, si sveglia un lunedì mattina, prende un caffè, si allaccia con cura le scarpe e con cura prepara uno zaino all’interno del quale posiziona delicatamente un frutto dell’albero del male. Esce di casa e si incammina lentamente verso il traguardo. Sfida lo sguardo del policeman e si posiziona vicino ad un bambino, abbozza un sorriso, mano al cronometro e … bum!!!

Poi solo un lungo ed assordante sibilo nelle orecchie. Urla che sembrano lontane, ma sono dei bambini che aspettano la mamma-runner. Sirene, confusione, elicotteri, fumo.

Un uomo cade a terra a 10 metri dal traguardo. Avrebbe fatto meno di 4 ore e 10 min, ma è stato travolto dall’onda d’urto. È stato colpito dai frutti del male.

Non disperare Mr. Runner. Noi sposteremo l’arrivo di 15 metri indietro. Noi che, di fronte al giardino dei frutti del male, seminiamo con sacrificio, irroriamo col sudore e dissodiamo con le nostre falcate.

Noi che non ci faremo intimorire da una-due-tutte le bombe del mondo e saremo ancora per strada, a testa alta, sotto alla pioggia come sotto al sole di agosto, sotto alle vostre inutili, stupide bombe.

I nostri figli ci aspetteranno orgogliosi al traguardo. I vostri no.

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