Che c’entra adesso la Teoria della Moneta?

adjust-interest-rateUn paio di settimane fa mi è stato chiesto di scrivere un post per il nuovo blog Italioti.it. Certo, la richiesta mi ha lusingato, ma la cosa che mi ha sorpreso di più è stato l’argomento proposto: l’economia monetaria. Chi mi conosce sa che questa è da sempre un mio interesse; la prima cosa che mi sono chiesto, però, è stata: alla gente interessa leggere di politica monetaria? Si tratta veramente di un argomento di discussione?

E’ da qui che ho cominciato a riflettere…

Per esempio, si è parlato molto di Euro negli ultimi anni ma, nel bene e nel male, si è trattato soprattutto di un giudizio sui governi. Su come questi hanno affrontato il passaggio delle vecchie valute alla moneta unica, sul loro comportamento nei confronti dei deficit e dei debiti pubblici nazionali. Sulla loro sostenibilità e la necessità di ridurli. Certamente si tratta di problemi di ambito monetario, ma una vera discussione pubblica su metodi e conseguenze della politica monetaria delle banche centrali non c’è stata.

Non è che nella storia della teoria monetaria non si sia scritto e detto di tutto, spesso senza aggiungere molto: basti pensare che molta parte delle teorie attuali si trova già in autori di inizio ‘800. Eppure, non c’è accordo su quale delle varie teorie funzioni meglio; a dire il vero, nessuna delle teorie dominanti sembra in grado di spiegarsi quanto successo al mondo prima e dopo il Settembre del 2008. Parlarne, insomma, se ne è parlato tanto (in ambito accademico), ma forse c’è ancora qualcosa da dire.

Partiamo da un presupposto provocatorio: la politica monetaria è tutto, la causa e la soluzione di tutti i mali. Le scelte sulla moneta fanno e disfano boom e recessioni, ricchezza e povertà, la stessa stabilità sociale di un paese. Come si vede chiaramente dallo stallo politico nel Congresso americano sul discorso del deficit, dal dibattito italiano del dopo elezioni, dall’incessante interrogativo Euro si Euro no, l’attenzione di tutti è focalizzata sulle scelte (o non-scelte) di governi e forze politiche. Le colpe di quello che succede alle nostre economie risiedono, nella coscienza collettiva, con i nostri governi. Nel frattempo, di tanto in tanto, le banche centrai sono chiamate ad intervenire per porre rimedio ai danni altrui. Questo è quanto sappiamo, o almeno così ci vengono spiegati i fatti…

E se invece non fosse così? Se i governi avessero si colpe e meriti, ma nell’ambito di un contesto macroeconomico fondamentalmente fuori dal loro controllo? Se fossero attori, ma non i protagonisti?

In realtà la chiave dei nostri problemi potrebbe nascondersi più in qualche vecchio impolverato libro di teoria monetaria che nelle inclinazioni dei politici che ci governano oggi. Insomma, e sarete d’accordo anche voi, da bravo italiota sono intrigato dall’idea di allontanarmi dal problema pratico per andare a scavare tra i massimi sistemi. Un bella discussione teorica senza via di uscita non ha pari: cambiare il mondo senza dover alzare un dito.

Almeno questo è quello che ho spesso pensato della mia passione per la teoria monetaria. Recentemente però, decisamente per caso, mi sono imbattuto in una citazione di John Maynard Keynes, uno dei gradi della professione. Keynes ci ricordava che “le idee degli economisti e dei filosofi politici, tanto quelle giuste quanto quelle sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente si creda. In realtà il mondo è governato da poco altro. Gli uomini pratici, che si ritengono completamente liberi da ogni influenza intellettuale, sono generalmente schiavi di qualche economista defunto.”

Non bisogna certo essere sempre d’accordo con lui, ma credo che in questo caso ci siano pochi dubbi. E allora, cari Italioti, non dovremmo finalmente cominciare a parlare un po’ più di teoria monetaria?

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