Una premessa per ripartire

imagesAll’alba delle elezioni politiche del 2013, ormai terminate, mi è capitato spesso di riflettere su questa stravagante e bizzarra situazione: se mi dovessi trovare su un palco per condurre un comizio politico che ha per oggetto l’Italia e la sua situazione, di fronte ad una folla di trecento mila persone e più, quale messaggio mi piacerebbe trasmettere all’ascoltatore? Al di là di ricette, formule, proposte tecniche per risolvere i problemi (tanti) che affliggono ogni aspetto della vita del Paese, da quello economico a quello sociale, da quello industriale a quello culturale e morale, che tipo di legame, anche emotivo, vorrei instaurare con chi è lì con me in quella piazza?  Dopo averci riflettuto lungamente, ho capito che qualsiasi discorso, qualsiasi proposta, qualsiasi piano d’azione, pur comunicato con la più sagace abilità oratoria, sarebbe imperfetto, incompleto e quindi incompiuto, senza una premessa doverosa e fondamentale. Una premessa che in realtà è anche la conclusione, l’alfa e l’omega dell’intero discorso, forse di qualsiasi discorso che abbia ad oggetto l’Italia. Proverò ad illustrare questa riflessione.

Non possiamo discutere, parlare e confrontarci senza partire da un assunto di base, da un postulato, da un’ipotesi che è in realtà un dogma. Se tale punto non è ben saldo e condiviso a priori, allora non ha senso neanche continuare il dialogo per la risoluzione dei mali che affliggono il Paese. Su questo punto, non ci possono essere distinzioni tra destra e sinistra, giovani e vecchi, donne e uomini, eterosessuali ed omosessuali, poveri e ricchi, immigrati ed indigeni.

Questo punto, quod non moriatur, è che l’Italia è una grande Nazione.

Queste due parole, grande e Nazione, se condivise e comprese nel loro più complesso ed intimo significato, dicono già tutto e tracciano la via da seguire per conseguire il riscatto dell’Italia e degli Italiani nei confronti del mondo, ma soprattutto di se stessi e della propria storia, recente e passata.

I termini “grande Nazione” illustrano infatti l’essenza di due importanti idee.

L’Italia è grande. La grandezza implica il non essere piccolo, o non esserlo più. Infatti la grandezza è tale in un contesto in cui ci sono cose grandi e meno grandi. Essere tra i grandi vuol dire avere delle caratteristiche, perseguire degli obiettivi, avere dei mezzi che distinguono rispetto a chi non possiede quelle competenze e non può raggiungere quegli obiettivi. “L’Italia è grande”, vuol dire che non è piccola e non vuole esserlo. L’Italia è grande perché c’è qualche altro che è meno grande. L’essenza grandiosa dell’Italia, implica una sua leadership rispetto a quelli che non vantano la stessa essenza grandiosa. Insomma, l’Italia è grande anche perché è più grande di altri, e questo è un dato pacifico che ci porta a riflettere sul fatto che la grandezza in quanto tale è un concetto relativo perché richiede l’esistenza di un confronto, di un benchmark con cui effettuare il paragone. In estrema sintesi, affermare e condividere l’idea che l’Italia sia grande, vuol dire accettare e condividere l’idea che l’Italia sia più grande di altri con cui probabilmente è in competizione; che la grandezza è uno status che va conquistato e per cui sicuramente bisogna lottare (in senso astratto, ma non solo): se tutti fossero ugualmente grandi verrebbe meno il concetto di grande (perché scomparirebbe il piccolo), e quindi non si parlerebbe più di grandezza. L’Italia dunque è grande perché è più grande di altri e deve mettere in piedi una serie di azioni affinchè continui ad esserlo rispetto a chi non lo è, ma che, contando sulle proprie forze, vuole esserlo. Questo è il primo termine. Grande.

Il secondo termine è Nazione. In relazione a questo termine si potrebbe scrivere per pagine. Mi limito a sottolineare solo due aspetti, uno conseguenza dell’altro. L’Italia, in quanto Nazione (grande) non è una galassia di staterelli indipendenti e con interessi individuali, familiari, particolari e campanilistici, come lo è stata in passato e come molti (all’esterno) vorrebbero che tornasse ad essere per poterci meglio dire cosa fare e come farlo, come è successo per quasi 1400 anni… L’Italia, in quanto Nazione (e ripeto, grande), presuppone pertanto l’esistenza di un “sé stesso” (l’Italia appunto) e degli “altri” (le altre Nazioni). Se non siamo in grado di comprendere ed accettare l’idea che esista un “noi” ed un “loro” (forse è tutto qui il vero significato di Nazione), allora viene meno non solo il concetto di grandezza, ma viene meno l’essenza stessa dell’Italianità e di tutto ciò che essa rappresenta e ha rappresentato sul pianeta per oltre duemila e ottocento anni: una superpotenza storica ed una potenza economica ed industriale. Se non ci riconosciamo figli della stessa madre italiana, e quindi se non ci riconosciamo e comportiamo come fratelli uniti dai vincoli di onore, lealtà e rispetto reciproco, allora non può esserci la Nazione perché non esiste il  “noi”. Una volta interiorizzata l’esistenza del “noi”, dobbiamo capire chi sono gli “altri” e come relazionarci con loro.  È l’anticamera della politica estera (e della politica di difesa). A questo punto le strade che si possono seguire sono tante, ma è invece unico il punto da cui siamo partiti: l’Italia è una grande Nazione, e cioè “noi” siamo grandi… e “loro”?. Per avere una sorta di bussola comportamentale nei confronti degli “altri”, mi piace pensare che “noi” riusciremo a far proprio quello che una volta disse il ministro degli esteri inglese Palmerstone, nel XIX secolo: “l’Inghilterra non ha alleati eterni né nemici eterni: eterni sono solo i suoi interessi”. L’interesse nazionale, cioè la salvaguardia e la tutela del “noi” dagli “altri” è uno dei fondamenti dell’idea di Nazione. Ultimamente, la cronaca ha dimostrato che in Italia non è ben radicato tra le classi dirigenti (e forse tra la gente) il concetto di interesse nazionale: è iniziato da qualche tempo uno smantellamento mediatico ancor prima che industriale ed economico dell’Italia. Gli unici interessi che in Italia si riconoscono e si tutelano sono quelli corporativi e parrocchiali. Non nazionali. Se non c’è interesse nazionale, vuol dire che non sappiamo quello che “noi” vogliamo (e che spesso vogliono anche gli “altri”, molto più determinati di “noi”). Forse semplicemente perché non sappiamo esattamente chi o cosa “noi” siamo. Se non riusciamo a rispondere a questo interrogativo (chi siamo e cosa vogliamo) non possiamo essere Nazione. E non possiamo essere grandi.

Per questo, e concludo,  se vogliamo ripartire davvero, ed una volta per tutte, effettuando quelle riforme strutturali, anche drastiche, che la Storia ormai richiede, dobbiamo cominciare da qui, condividendo tutti insieme, con vivace lucidità e profonda consapevolezza, questa affermazione: l’Italia è una grande Nazione.

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