Accendiamo il futuro

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Il diavolo veste griffato, fa slide, è un mago di excel, non arriva a fine mese.

Se hai più amici sul Milano Roma del lunedì mattina che al parchetto, se guardando la TV la sera vorresti allineare i titoli a destra, se accumuli 20 e più ore di straordinari non retribuiti al mese, se porti il pranzo da casa per risparmiare e lo giustifichi come “dieta”, se hai il frigo pieno di buste di bresaola e petti di pollo che almeno mangi proteine nella speranza che ti faccia muscolo perché non hai tempo per andare in palestra, allora sei un giovane italiano in carriera (forse).

In Italia, in un momento storico in cui trovare un impiego è un problema reale, non ci si può permettere di lamentarsi del proprio lavoro. Le analisi macroeconomiche e dell’occupazione parlano chiaro: 18 mesi di fila di contrazione del PIL a fine 2012, trainato anche dalla decrescita europea, perdita di 1,5 milioni di posti di lavoro dal 2007 a oggi e stima di una possibile inversione di tendenza non prima del 2014, sempre che siano attuate riforme, liberalizzazioni, cambiamenti strutturali. E poi c’era la marmotta che incartava la cioccolata….

Uno scenario poco promettente, in poche parole!

È alzando gli occhi dal Sole24Ore.com per salutare la nonna al telefono che mi scatta una riflessione.

Nonna: “Quando torni a Milano la prossima volta?”

Io: “Venerdì”

Nonna: “Come siete fortunati voi oggi, con tutti questi trasporti per tornare a casa. Io quando mi sono trasferita a Milano negli anni ’60, tornavo a casa una volta l’anno, d’estate, in macchina, quando chiudeva la fabbrica. Mica c’era l’autostrada sugli Appennini…ci mettevamo un giorno intero di guida! Però scrivevo una lettera alla settimana alla mia famiglia! Sai, non c’erano i telefoni!”.

Siamo davvero così sfortunati?

I giovani hanno sempre incontrato difficoltà, nei secoli dei secoli. Se prima eravamo un popolo di emigrati, senza smartphone, aerei e TAV per tornare a casa, al giorno d’oggi siamo una generazione che fatica ad arrivare a fine mese, a farsi valere, a fare carriera, pur godendo di condizioni socio politiche anni luce migliori rispetto al passato. Fuggiamo all’estero, non basta più il Nord delle grandi fabbriche.

Nell’ultimo rapporto del Censis in tema di Welfare si legge che  “I giovani sono una generazione che, sulla paura delle ridotte tutele e di un welfare che non copre i bisogni sociali che più li preoccupano, costruisce una parte importante della propria percezione sociale della vita.”. Il nostro futuro è frenato dal pessimismo, tradotto in parole povere.

Ragazzi, siamo senza speranza? NO!

Siamo la prima generazione che non migliorerà rispetto ai propri genitori? DIPENDE, FORSE ECONOMICAMENTE.

Ma a quando risalgono i tempi d’oro dei giovani italiani? Qualcuno lo sa?

Agli anni ’50 e ’60, con la fame del dopoguerra, le grandi migrazioni, i turni in fabbrica di 15 ore al giorno?

Agli anni di piombo, con la tensione alle stelle e un clima socio politico allarmante?

Agli anni ’80 e ’90, dove tangentopoli corrodeva l’anima politica e industriale, sfociando nel ’92 con uno scandalo che ha fatto tremare Stato, Politica e Privato?

La verità è che nonni e genitori il futuro se lo sono dovuti creare, proprio come noi: questo saper fare è la più grande eredità che ci lasceranno. La capacità di continuare, rinnovarsi, non lasciarsi intimidire.

Ieri c’erano povertà, un Paese distrutto dalla guerra, un bassissimo livello di scolarizzazione.Siamo diventati un Paese industrializzato, abbiamo esportato le nostre eccellenze, siamo seduti al tavolo del G8.

Oggi affrontiamo di nuovo difficoltà enormi, con disoccupazione alta, un mercato del lavoro rigido, una formazione che vede sempre più spesso ridurre gli incentivi e siamo in competizione con i giovani di altri 4 continenti.

Ma abbiamo, dobbiamo avere dalla nostra parte, la voglia di costruire, di non arrenderci, di continuare nonostante tutto, di ricrearci, di insistere per creare le condizioni migliori per il nostro futuro. Seguendo le orme di nonni e genitori.

È sicuramente difficile, può sembrare utopia. Ma è una ricetta necessaria per accenderlo il nostro futuro.

Non saranno le accuse di essere bamboccioni (Padoa Schioppa 2007), l’Italia peggiore perché precaria (Brunetta 2011), sfigati (Martone 2012), choosy (Fornero 2012) e alla ricerca della monotonia del posto fisso (Monti 2012) a scoraggiarci. La visione dei giovani deve essere quella del futuro: se non sono i nostri politici a darci fiducia, dobbiamo farlo noi stessi.

Non avremo mai un posto fisso (è una riforma impostaci), saremo degli sfigati senza pensione (è un’altra riforma impostaci), faremo lavori atipici per ripagare quel debito pubblico che nei decenni precedenti è stato accumulato (non da noi). Ma ce la faremo, forti di quel carisma e di quella volontà che ci caratterizzano da generazioni.

Mi torna in mente il passo di un libro stupendo, un inno alla speranza, un invito a crederci, che ogni giovane dovrebbe leggere: Cosa tiene accese le stelle, di Mario Calabresi.

“Sono arrivato alla fine di un viaggio cominciato per reazione alle lettere che ricevo ogni giorno dai lettori, per il bisogno di capire se il declino e il pessimismo siano una condizione a cui non possiamo più sottrarci, per capire se sotto la superficie della paura o del cinismo esistano ancora energie fresche, speranze di cambiamento e passioni da far emergere. Per rendermi conto se, nonostante il Paese scivoli ogni giorno un po’ più in basso, ci siano conquiste da riconoscere e nostalgie da ridimensionare.

Ho trovato le mie risposte e, nonostante queste due ore di lezione di fisica, dico al Professor Bignami che per me le stelle si sono accese per guidare il cammino degli uomini, la loro fantasia, i loro sogni, per insegnarci a non tenere la testa bassa, nemmeno quando è buio”.

Declino e pessimismo, paura e cinismo sono una minaccia: in questo buio economico non dobbiamo arrenderci, ma guardare al futuro per costruirlo. Lasciamoci guidare dalle stelle, illuminiamo i nostri sogni, procediamo a testa alta. Nonostante le difficoltà e i limiti imposti, per dimostrare che oggi come ieri non ci arrendiamo, nemmeno quando è buio.

Non siamo la generazione della resistenza, non vogliamo essere quella della desistenza, ma saremo quella dell’insistenza nel volere accendere il nostro futuro!

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Comments

  1. Brava LaEli !

  2. Grandissima Amicaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!! Brava. Non Re-sistere, PRO-Esistere!

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