…E sempre allegri bisogna stare – Arrivederci Enzo

jannaccie noiiii vilaaaaaaan…chi saranno mai i contadini di oggi?

Arrivederci Enzo, grazie della tua genialità!

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C’era una Vodka il declino

bere per fermare il declinoI can’t get no, satisfaction…

Scrivo così questa mattina, perchè alla fine è un po’ come ci potremmo sentire dopo queste consultazioni.

E voi vi chiederete: ma che cazzo di soddisfazione è?

La soddisfazione che ci stiamo avvicinando piano piano al declino, quello vero e quella che sento oggi è una sana voglia di autodistruzione, così da poter ricominciare a costruire.

Siamo arrivati in uno di quei periodi storici in cui, sempre per citare i Rolling Stone, vedo “tutto nero, tutto nero intorno a me.”

Non ci resta che sorridere un po’ perché “si muore un po’ per poter vivere” e poi infondo non abbiamo più nulla da perdere. Anche un bel non governo, come in Belgio per un paio d’anni, e le leggi portate avanti dal solo potere legislativo a questo punto che problema possono darci?

Vorrei qua sotto riprendere un po’ di frasi geniali della fantastica pagina facebook: “Bere per Dimenticare il Declino”, perché infondo non vedo altre alternative.

Basta vuoti! Di governo

Non c’è nessuno che governa, ci resta solo l’Amaro Averna

Boldrini paga gli shottini

Ci offrono la camera? Noi vogliamo la cantina!

Tagliato il rating dell’Italia: B evi  B evi B evi di +

Meno corrotti, più corretti!

E infine, un consiglio economico per gli amici di Monte Dei Paschi: no ai derivati, scegli i distillati!

Una Partita a Machiavelli

HoCDelle cinque stelle, una rischia già di spegnersi per l’ipnotizzante impreparazione dei propri eletti. Un po’ c’è da capirli. Nell’era di youtube e dei torrent, proporre l’insegnamento della Costituzione e l’esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico, con quei testi lunghi e quelle parole difficili, è mossa avventata e anacronistica. Lo capisce bene Paolo Bernini, deputato alla Camera che infatti ha affidato la propria preparazione politica esclusivamente a una serie di documentari sulle teorie del complotto.

Per evitare il buco nero, si potrebbe portare avanti un’umile mozione volta non tanto a svegliare le coscienze quanto a intrattere le menti fin troppo annoiate dai meandri del diritto costituzionale. La mozione House Of Cards si rivolge esattamente a chi su internet si è formato, ha costruito il proprio consenso e si trova probabilmente a proprio agio con l’idea di scaricare film in lingua originale.

House Of Cards, adattamento americano di una miniserie inglese degli anni ‘90, è uno spaccato di carriera politica in 13 episodi, un racconto spietato e assolutamente credibile come solo una serie prodotta là dove la politica è un gioco serio sa essere. Molti media ne hanno parlato nei mesi scorsi per la novità del modello distributivo, che ha voluto mettere a disposizione degli utenti Netflix tutti gli episodi contemporaneamente da subito. Ma il parallelismo tra un’industria che asseconda il gusto del pubblico per l’abbuffata di telefilm e una tornata elettorale che riconosce il desiderio di sbronza da democrazia diretta è argomento al di fuori della portata di questo post.

Altresì sorprendente è l’applicabilità di certi schemi narrativi a situazioni apparentemente diversissime. In House Of Cards non sembra mancare nessuno. C’è il Matthew Renzi, ovvero il giovane politico costretto a piegarsi alle esigenze del partito ma sempre in contatto diretto online con i propri elettori . C’è Laura Boldrini interpretata da Robin Wright, atletica e determinata paladina del nonprofit, con i poveri nel cuore e gli ex dipendenti esodati di cui si sente responsabile. C’è Marta Grande, nei panni di una giornalista insopportabile che lo spettatore è costretto a rispettare perché, insomma, è giovane e donna e se non ora quando? C’è persino il vecchio complottista che all’inizio sembra inutile e alla fine diventa strumentale alla risoluzione dei misteri.

La grandezza di Kevin Spacey, protagonista della serie nel ruolo di un ambizioso capogruppo parlamentare – o, meglio, majority whip –, è tale che non basta un solo interprete nei palazzi romani, così affamati di leadership eppure così poveri di abili manovratori. Silvio ne cattura la visione: «I soldi sono la villa al mare che cade a pezzi dopo una decina d’anni, il potere è il palazzo di marmo che resiste ai secoli. Francamente, non posso rispettare chi non ne vede la differenza», mentre le olgettine hanno imparato sulla propria pelle che «la generosità è un’ulteriore forma di potere». Mario Monti ha mostrato a tratti lo stesso humor pungente e se «l’insicurezza mi annoia profondamente» sembra una frase sceneggiata dopo aver visto la reazione del Presidente del Consiglio alle lacrime del ministro Fornero, «non lo nego, detesto i bambini. Ecco, l’ho detto» è lo sfogo di fine stagione che ci si aspetterebbe a chiusura di un’intervista barbarica con un cane in braccio. Pierluigi Bersani è perfetto nel rendere il politico di professione che di fronte alle telecamere perde lucidità. Beppe Grillo è solo leggermente più verboso nell’esprimere la rabbia di un «voglio sapere chi ha tradito», a seguito di una votazione finita male.

La visione coatta di House Of Cards sgombrerebbe finalmente il campo dalla fastidiosa presunzione che esista un modo di fare politica senza scendere a patti, senza ricorrere a compromessi, senza quel gesto così volgare di contare i voti. L’antieroe Francis Underwood racconta mezze bugie perché  sa che con la verità non ci si siede neanche al tavolo, crede che nessuno nasca presentabile ma che chiunque possa essere ben istruito, misura il valore di un politico in base ai contatti che ha e non in base al numero di lauree o alle passioni personali che vorrebbe inseguire in Parlamento. In Italia un personaggio del genere verrebbe condannato dalla pubblica piazza per trappole, inciucio aggravato e attentato alla meritocrazia, in TV se la cava rompendo la quarta parete, illustrando con una certa condiscendenza al pubblico il perché delle proprie mosse.

Il risultato di questo continuo colloquio è che lo spettatore americano arriva a fine puntata pensando di aver compreso la politica e le sue dinamiche, mentre il lettore di Repubblica ancora si domanda come sia mai possibile che un appello alla responsabilità firmato da tali e tante personalità non sia riuscito a scaldare il cuore dell’avversario politico di turno.

Di episodio in episodio, mentre le ombre si accumulano intorno a Underwood, rimaniamo sospesi tra la sindrome di Stoccolma per un personaggio così ignobile e la sindrome di Stendhal per un politico che sa maneggiare la stampa senza piangere fraintendimenti e gogne mediatiche, che cavalca il populismo prendendosi responsabilità che sarebbe controproducente ribaltare – peraltro ragionevolissimamente – sull’elettore, che ha la pazienza di spiegare a un mitomane delirante che «nessuno ti sta ascoltando. A nessuno importa. Non otterrai niente così. Lascia che questi bravi signori in divisa si prendano cura di te».

Come spesso avviene, quando si tenta di tradurre da una lingua in costante evoluzione culturale a un’altra in stato di impoverimento, è difficile rendere il gioco di parole dietro al titolo House Of Cards, un castello di carte che mostra tutta la propria fragilità nei palazzi del potere. Certo, una mano di Machiavelli a Montecitorio potrebbe chiarire ai neoeletti i concetti politici di manipolazione e schemi di gioco, ma serve un mazziere a Palazzo Chigi perché l’analogia possa funzionare. In fondo, uno vale uno, ma l’asso vale 11: «You know what I like about people? They stack so well».

Sì, ma in che senso potere al popolo?

Testo della canzone La democrazia di Giorgio Gaber dall’album Gaber 96-97:

Dopo anni di riflessione sulle molteplici possibilità che ha uno Stato di organizzarsi sono arrivato alla conclusione che la democrazia è il sistema più democratico che ci sia. Dunque, c’è la democrazia, la dittatura… e basta. Solo due. Credevo di più. La dittatura in Italia c’è stata e chi l’ha vista sa cos’è, gli altri si devono accontentare di aver visto solo la democrazia. Io, da quando mi ricordo, sono sempre stato democratico, non per scelta, per nascita. Come uno che quando nasce è cattolico, apostolico, romano. Cattolico pazienza, apostolico non so cosa vuol dire, ma romano io?!… D’altronde, diciamolo, come si fa oggi a non essere democratici? Sul vocabolario c’è scritto che “democrazia” significa “potere al popolo”.Sì, ma in che senso potere al popolo? Come si fa? Questo sul vocabolario non c ‘è scritto. Però si sa che dal 1945, dopo il famoso ventennio, il popolo italiano ha acquistato finalmente il diritto al voto. È nata così la “Democraziarappresentativa” che dopo alcune geniali modifiche fa sì che tu deleghi un partito che sceglie una coalizione che sceglie un candidato che tu non sai chi è, e che tu deleghi a rappresentarti per cinque anni, e che se lo incontri ti dice giustamente: “Lei non sa chi sono io!”. Questo è il potere del popolo. Ma non è solo questo. Ci sono delle forme ancora più partecipative. Il referendum, per esempio, è una pratica di “Democrazia diretta”… non tanto pratica, attraverso la quale tutti possono esprimere il loro parere su tutto. Solo che se mia nonna deve decidere sulla Variante di Valico Barberino-Roncobilaccio, ha effettivamente qualche difficoltà.Anche perché è di Venezia. Per fortuna deve dire solo “Sì” se vuol dire no, e “No” se vuol dire sì. In ogni caso ha il 50% di probabilità di azzeccarla. Ma il referendum ha più che altro un valore folkloristico perché dopo aver discusso a lungo sul significato politico dei risultati… tutto resta come prima e chi se ne frega. Un’altra caratteristica fondamentale della democrazia è che si basa sul gioco delle maggioranze e delle minoranze. Se dalle urne viene fuori il 51 vinci, se viene fuori il 49 perdi. Dipende tutto dai numeri. Come il gioco del Lotto. Con la differenza che al gioco del Lotto, il popolo qualche volta vince, in democrazia… mai! E se viene fuori il 50 e 50? Ecco, questa è una particolarità della nostra democrazia. Non c’è mai la governabilità. È cominciato tutto nel 1948. Se si fanno bene i conti tra la Destra –DC, liberali, monarchici, missini… – e la Sinistra – comunisti,socialisti, socialdemocratici, ecc. – viene fuori un bel pareggio. Da allora è sempre stato così, per anni! Eh no, adesso no, adesso è tutto diverso. Per forza: sono spariti alcuni partiti, c’è stato un mezzo terremoto, le formazioni politiche hanno cambiato nomi e leader. Adesso… adesso non c’è più il 50% a destra e il 50% a sinistra. C’è il 50% al centro-destra e il 50% al centro-sinistra. Oppure un 50 virgola talmente poco… che basta che uno abbia la diarrea che salta il governo. Non c’è niente da fare. Sembra proprio che il popolo italiano non voglia essere governato. E ha ragione. Ha paura che se vincono troppo quelli di là, viene fuori una dittatura di Sinistra. Se vincono troppo quegli altri, viene fuori una dittatura di Destra. La dittatura di Centro invece… quella gli va bene. Auguri!!!

Grazie Movimento 5 Stelle

GRAZIE-1 (1)Quasi tutti non lo sopportano, quasi tutti lo considerano un male per il paese, ma secondo me un grazie al movimento 5 stelle lo dobbiamo dare tutti quanti noi che chiediamo rinnovamento!

Un grazie perché senza di loro, senza il loro essere: chiusi, integralisti, fascisti, comunisti, ignoranti ecc ecc, come si è sentito da tutte le parti nel post elezioni, i nostri cari politici non sarebbero mai entrati in crisi e tutto sarebbe sempre stato come prima, con le varie promesse di cambiamento mai mantenute.

Bene ora è diverso e per questo devo dire grazie a Grillo e ai suoi seguaci: che non stimo, che non apprezzo, ma che ringrazio, per aver messo un po’ di fiato sul collo a quelle persone che ci stanno governando male da troppo tempo.

Questo è forse l’unico merito che vedo nel Movimento 5 stelle, che poi a 5 stelle ha poco altro secondo me. La responsabilità che ricoprono è enorme e se fosse usata bene sarebbe prorompente. Cambiare le istituzioni per cambiare il paese: questo sarebbe meraviglioso e il PD credo che sta volta sarebbe anche disposto a farlo, perchè ha bisogno come il pane di rinnovamento, ma purtroppo il caro DUX stellato non riesce a vedere al di là del suo naso. Il comico genovese continua a dire che sono tutti uguali, francamente non so come faccia e, a meno di cambiamenti repentini dell’ultimo momento, butterà all’aria una possibilità enorme di cambiamento, che se cogliesse, tutto il paese gli sarebbe riconoscente: dalla sinistra che, come detto prima, o rinnova o muore, a chi ha votato PDL ma non ne può più di Berlusconi. Forse Grillo potrebbe essere veramente il grande traghettatore verso la terza repubblica, ma haimè, pur avendo passato lo stretto di Messina a nuoto, sembra non aver mai saputo guidare nemmeno un pedalò!

N.B L’articolo è un’opinione dell’autore. Non si vuole con esso esprimere l’opinione di tutti i partecipanti all’avventura di Italioti.it

Corri Pietro, corri!!!

Mennea

Corri ancora per noi, corri per emozionarci ancora, corri contro le nuvole, con il vento alle spalle, in una bella giornata di primavera, una di quelle col sole che scalda la pelle e col vento ancora freddo che asciuga il sudore.

Corri come da bambino, quando contro quel vento e quel sudore (che insieme ti avrebbero fatto prendere un malanno) si levavano le urla di tua madre, come tutte le nostre: anche perché, le nostre (a ragione) sapevano di urlare non a futuri campioni, ma solo a bambini sovraeccitati dall’arrivo della bella stagione.

Quanti, tanti, troppi Italioti non sapevano e non sanno nemmeno chi tu fossi?

Ma altrettanti, mai troppi Italiani, hanno bene in mente il momento dell’arrivo della gara che ti rese celebre al mondo tutto e che rese l’Italia un paese orgoglioso di un proprio figlio.

La gara in questione è quella dei 200 metri delle Universiadi di Città del Messico del 1979, nella quale facesti fermare il cronometro a 19 secondi e 72 centesimi, facendo fermare a noi tutti il respiro e riempendoci gli occhi di lacrime ed il petto pieno di fierezza.

Tu con quella faccia da postino o da pizzaiolo a fare un record che resistette quasi 17 anni (e ancora oggi record europeo), battuto solo da energumeni molto più alti, molto più muscolosi, molto meno eleganti.

Sì, proprio quell’eleganza che ti ha contraddistinto in tutte le gare dello sport e della vita. Indossavi una canottina e dei pantaloncini osceni (rispetto al tripudio dell’abbigliamento tecnico odierno), ma era come vederti correre in smoking.

L’eleganza con cui ti abbiamo visto primeggiare alle Olimpiadi di Mosca del 1980 (quelle boicottate dagli amici a stelle & strisce) e a quelle di Los Angeles del 1984 (queste, invece, disertate dal blocco Sovietico), in cui diventasti il primo uomo nella storia a raggiungere la quarta finale olimpica consecutiva nei 200 metri.

La stessa eleganza con cui, dopo aver appeso le scarpette al chiodo, ti inventasti avvocato, docente universitario ed europarlamentare (laureato anche in Scienze politiche, Scienze motorie e Lettere).

Ma a noi piace immaginarti anche in giacca e cravatta, ma con le scarpette ai piedi verso nuove mete con quella canotta oscena che si intravede sotto alla camicia bianca.

Noi che faremo vedere ai nostri figli i filmati che ti hanno reso celebre, un piccolo italiano di Barletta oltre i muri della chiusura della guerra fredda.

Corri verso il meritato riposo, corri, corri, corri.

Eppolitica: Tv e media nelle elezioni politiche italiane

elezioni-2013-social-networkQueste ultime elezioni italiane, ci hanno dato parecchi spunti di riflessione.

Oltre ai classici: la legge elettorale è una immondezza e bisogna cambiarla, in parlamento sono finiti degli idioti e cosa farà ora Napolitano, abbiamo una new entry: I nuovi media versus I vecchi media!!

Dei primi punti non voglio parlarne perché sono o troppo noiosi e/o troppo semplici da risolvere. Mi vorrei invece dilungare qualche minuto in più su la vera partita che si è giocata in Italia nelle scorse elezioni. Con tutte le semplificazioni del caso direi che i contendenti erano fondamentalmente quattro:

Il PD – che ha usato i giornali (e qualche programma televisivo)

Il PDL – che ha basato tutta la campagna elettorale sull’uso spansmodico della TV

Il M5S – che ha basato tutto sul web e solo sul web

Monti – un mix fra TV, giornali e settimanali (penso che gli mancasse un’apparizione su donna moderna…)

Certo potrei anche citare i contenuti ma ritengo che siano una cosa minore rispetto  al mezzo usato per distribuirli. Ancora una volta vorrei precisare che stiamo riflettendo su una delle dimensioni del problema e che una moltitudine di chiavi di lettura possono essere aggiunte allo schema di ragionamento.

Inizierei con qualche statistica:

  • 58% delle famiglie italiane ha un pc
  • 54% delle famiglie italiane ha una connessione internet (32 milioni di utenti)
  • 90% degli italiani (da 11 a 74 anni) ha un telefono cellulare ed il 40% ha uno smartphone
  • Circa il 10-15% degli italiani legge il giornale (qui difficile trovare statistiche precise)
  • Direi che il numero di TV per famiglia è comunque molto vicino al 90-100% (anche qui difficile trovare statistiche adeguate)

Quindi se è vero che tutti hanno una TV e che pochi leggono il giornale, moltissimi hanno accesso ad internet (fisso o mobile) con il quale informarsi e a differenza degli altri due primi mezzi di interagire con altri. Un’altra dimensione che vorrei anche che si tenesse a mente è quanto tempo si passa su internet (notizie, ricerche, social media) rispetto a quanto si guarda la TV e si legge un giornale.

Ok, tante belle cose e quindi? Cosa c’entra tutto questo con le elezioni? Beh forse nulla niente, forse tantissimo. Vediamo se riesco a provare a capire un po il fenomeno.

Berlusconi per garantire ai suoi di prendere il 30% dei voti e’ bastato usare massivamente la TV. Super presenzialista con qualche slogan da uomo di marketing (vi restituisco l’IMU e piu pelu per tutti) e’ riuscito a mobilizzare tutti quelli che avrebbero votato Renzi se il PD gliene avesse dato la possibilità.

Grillo ha invece usato la rete. Non ha dovuto fare granché a pensarci bene. Ha creato una piattaforma sul quale diffondere informazioni avere dei dibattiti e presentare proposte (m  quanto e’ simile a facebook questa cosa….). Non solo ha parlato lui, ma hanno “bloggato” in migliaia e fra loro udite udite anche qualche esperto di fama internazionale (gli stessi che il PD ed il PDL non hanno nessuna credibilità per poterli attrarre).

Bersani e Monti hanno invece usato un po di TV e fondamentalmente mobilitato I giornali. Direi che mi sembra abbastanza accurato dire che i giornali (quelli non di Silvio) erano equamente ripartiti fra lui e Monti.

Ma allora cosa e’ successo? Direi che molto grossolanamente questo è il riassunto:

  • Gli italiani che guardano la TV voglio messaggi semplici (direi banali) facili da capire e che non hanno bisogno ne di approfondimento ne di contro verifiche (i.e. IMU)
  • Gli italiani che navigano su internet stavolta si sono mobilitati ed hanno in grossa parte (o tutti) votato il M5S.
  • Pochi italiani leggono i giornali ed ancora meno si fanno influenzare da loro.

Risultato: Bersani e Monti hanno sostanzialmente parlato sono ai loro elettori, Berlusconi e Grillo hanno parlato al Paese.

Spendiamo due parole aggiuntive su Grillo ed il M5S. Grillo (oramai sempre meno comico) ha pochissimo di politico ma dalla sua ha una enorme capacità di leadership. Vorrei ricordare che in più di una occasione ha portato in piazza più di un milione di persone, numeri che i sindacati si sognano. Ma la cosa che davvero lo distingue e’ che,  a differenza dell’altro “grande” leader in Italia, lui  non lo ha fatto (almeno non che io sia riuscito a percepirlo) per cercare di mantenere la sua posizione di privilegio ma lo ha fatto perchè (almeno credo) e’ un cittadino libero con delle opinioni, al quale piace informarsi e dibattere su qualsiasi tema. Ovviamente questo e’ il modello che rappresenta internet e chi lo usa per cui il suo 25% ci dovrebbe stupire molto poco.

Curioso di sentire le vostre opinioni a riguardo…

Sources: http://www.newmediatrendwatch.com/markets-by-country/10-europe/70-italy, Wikipedia, http://www.newspaperinnovation.com/index.php/2011/05/16/circulation-readership-in-italy/,

Postato per Stefano

La rabbia di Grillo e quel che resta di Crimi

News dal Basso

Vito-Crimi-3 Ovvero, un sacrosanto cazziatone.

E’ dura la vita del capogruppo del M5S al Senato, se il Capo è un altro. Sembra di ripercorrere a grandi falcate la recente parabola politica di Angelino Alfano, al momento del ritorno di Berlusconi. Ambasciatore eternamente smentito dal capo e dai suoi, Crimi, non appare vocato alla mediazione tra le diverse anime del partito, pardon, movimento. Forse perché, se diverse anime si manifestano, appartengono a “traditori che devono andare fuori dalle palle…”, citando uno dei più raffinati commentati sul blog di Beppe Grillo.

Ma perché stupirsi? In quale momento era sfuggita la natura di Grillo? Il movimento è suo. E’ il suo tesoro e nessuno deve toccarglielo. Gli eletti sono i suoi eletti. Solo che Grillo non si è candidato. Così, nella più triste tradizione italiana, rinuncia alla poltrona parlamentare, in luogo del più comodo divano vista mare di casa sua…

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Che c’entra adesso la Teoria della Moneta?

adjust-interest-rateUn paio di settimane fa mi è stato chiesto di scrivere un post per il nuovo blog Italioti.it. Certo, la richiesta mi ha lusingato, ma la cosa che mi ha sorpreso di più è stato l’argomento proposto: l’economia monetaria. Chi mi conosce sa che questa è da sempre un mio interesse; la prima cosa che mi sono chiesto, però, è stata: alla gente interessa leggere di politica monetaria? Si tratta veramente di un argomento di discussione?

E’ da qui che ho cominciato a riflettere…

Per esempio, si è parlato molto di Euro negli ultimi anni ma, nel bene e nel male, si è trattato soprattutto di un giudizio sui governi. Su come questi hanno affrontato il passaggio delle vecchie valute alla moneta unica, sul loro comportamento nei confronti dei deficit e dei debiti pubblici nazionali. Sulla loro sostenibilità e la necessità di ridurli. Certamente si tratta di problemi di ambito monetario, ma una vera discussione pubblica su metodi e conseguenze della politica monetaria delle banche centrali non c’è stata.

Non è che nella storia della teoria monetaria non si sia scritto e detto di tutto, spesso senza aggiungere molto: basti pensare che molta parte delle teorie attuali si trova già in autori di inizio ‘800. Eppure, non c’è accordo su quale delle varie teorie funzioni meglio; a dire il vero, nessuna delle teorie dominanti sembra in grado di spiegarsi quanto successo al mondo prima e dopo il Settembre del 2008. Parlarne, insomma, se ne è parlato tanto (in ambito accademico), ma forse c’è ancora qualcosa da dire.

Partiamo da un presupposto provocatorio: la politica monetaria è tutto, la causa e la soluzione di tutti i mali. Le scelte sulla moneta fanno e disfano boom e recessioni, ricchezza e povertà, la stessa stabilità sociale di un paese. Come si vede chiaramente dallo stallo politico nel Congresso americano sul discorso del deficit, dal dibattito italiano del dopo elezioni, dall’incessante interrogativo Euro si Euro no, l’attenzione di tutti è focalizzata sulle scelte (o non-scelte) di governi e forze politiche. Le colpe di quello che succede alle nostre economie risiedono, nella coscienza collettiva, con i nostri governi. Nel frattempo, di tanto in tanto, le banche centrai sono chiamate ad intervenire per porre rimedio ai danni altrui. Questo è quanto sappiamo, o almeno così ci vengono spiegati i fatti…

E se invece non fosse così? Se i governi avessero si colpe e meriti, ma nell’ambito di un contesto macroeconomico fondamentalmente fuori dal loro controllo? Se fossero attori, ma non i protagonisti?

In realtà la chiave dei nostri problemi potrebbe nascondersi più in qualche vecchio impolverato libro di teoria monetaria che nelle inclinazioni dei politici che ci governano oggi. Insomma, e sarete d’accordo anche voi, da bravo italiota sono intrigato dall’idea di allontanarmi dal problema pratico per andare a scavare tra i massimi sistemi. Un bella discussione teorica senza via di uscita non ha pari: cambiare il mondo senza dover alzare un dito.

Almeno questo è quello che ho spesso pensato della mia passione per la teoria monetaria. Recentemente però, decisamente per caso, mi sono imbattuto in una citazione di John Maynard Keynes, uno dei gradi della professione. Keynes ci ricordava che “le idee degli economisti e dei filosofi politici, tanto quelle giuste quanto quelle sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente si creda. In realtà il mondo è governato da poco altro. Gli uomini pratici, che si ritengono completamente liberi da ogni influenza intellettuale, sono generalmente schiavi di qualche economista defunto.”

Non bisogna certo essere sempre d’accordo con lui, ma credo che in questo caso ci siano pochi dubbi. E allora, cari Italioti, non dovremmo finalmente cominciare a parlare un po’ più di teoria monetaria?

Salviamo, il nostro paese da noi stessi! – I Marò e l’ennesima pessima figura dell’Italia

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A una settimana più o meno dall’annuncio che i Marò rimarranno in Italia, mi vengono in mente alcune considerazioni:

  • che abbiamo fatto l’ennesima figura di merda internazionale
  • che secondo alcuni abbiamo fatto bene a “tirare fuori le palle” e mi viene molta tristezza
  • che in India il diritto internazionale è molto aleatorio
  • che non ci si cura mai dei veri bisogni delle persone

Per analizzare la questione però, serve un sano distacco, senza essere tifosi dell’una o dell’altra parte come sempre accade in Italia, ma analizzando quello che è bene per l’Italia e per i suoi cittadini.

La domanda è una: il nostro caro ministro degli esteri, ancora per poco, che interessi ha fatto dicendo che i Marò rimarranno in Italia?

Si sono sentite 2 antifone fin ora: “cavolo è un nostro diritto, erano in acque internazionali, che si fottano gli inidiani.”

Oppure: “ha solo ragione l’India c’è un accordo firmato, non ci si può rimangiare la parola una volta data”.

Personalmente, vivendo in India, sono molto più vicino alla seconda affermazione e con calma nelle prossime righe cerco di sviscerare il mio punto di vista.

il pensiero dell’italiano che vive in India, vi giuro tutti quelli che conosco, è: ma come cazzo si fa a trattenere i Marò in Italia dopo aver “promesso” di rimandarli indietro?

La nostra credibilità internazionale già era uno schifo, ora è anche peggio!

Cerco di fare un discorso senza tirare in mezzo destra, sinistra, centro, hanno ucciso o non hanno ucciso, l’India è nel giusto o nello sbagliato, se erano acque internazionali o di pertinenza indiana ecc ecc..

Assumiamo che i 2 militari italiani abbiano agito nel giusto e che tutto è, legislativamente parlando, dalla loro parte.

Assumiamo anche che i 2 marò siano stati fatti attraccare in India con l’inganno per essere arrestati.

A questo punto e non dopo, un governo responsabile forte delle sue ragioni di giustizia, avrebbe dovuto fare un atto di forza diplomatico: richiamare l’ambasciatore, sospendere i visti ecc ecc. per far valere le sue ragioni.

Invece lo stato italiano lascia che sia, in favore dei buoni rapporti bilaterali Italo indiani.

Dopo qualche mese in cui tutti eravamo preoccupatissimi della situazione dei 2 nostri militari trattati malissimo nelle più profonde celle dello stato del Kerala, lo stato indiano ci rimanda indietro i 2 fucilieri per be 2 volte: una a Natale e l’ultima per votare, con un’apertura niente male per 2 persone accusate del’omicidio di 2 pescatori. La prima volta l’Italia si comporta come da accordi presi, rimanda indietro i Marò; la seconda volta dopo aver ottenuto la fiducia, visti i fatti precedenti, decide che è meglio tenersi i 2 militari a casa.

La domanda mi sorge spontanea? Ma perché? Perché lo stato Italiano deve far valere le sue ragioni? Perché non esiste che 2 militari italiani debbano essere processati in un paese come l’India? Noi, dico noi italiani, che ne facciamo una questione di prinicipio o di diritto?

La situazione era ormai definita, una volta scelta la linea morbida all’inizio perché decidere di non mantenerla? qual è il senso di trattenerli in Italia ora? Una manovra politica? Nemmeno perché le elezioni sono già state fatte. Allora quale può essere la ragione se non la stupidità?

Stupidità, perché se partiamo dalla domanda iniziale del post:  che interessi ha fatto il governo quando ha deciso di non rimandare indietro i marò, la risposta non è sicuramente, l’interesse degli italiani.

Il bene per gli italiani non è sicuramente quello di avere i marò a casa. Chi fa affari nel subcontinente, chi aspetta un bambino in adozione, chi è carcerato in attesa di giudizio e chi semplicemente ci vive in India avrà un sacco di noie e problemi. Hanno addirittura intimato all’ambasciatore di non muoversi dal paese; rischia il carcere perché ha firmato una dichiarazione giurata in nome nostro, del popolo italiano, che i 2 militari sarebbero tornati indietro!

Il rischio di un uso politico, contro il governo di Delhi da parte di forze nazionalistiche e di opposizione, contro gli italiani è un rischio sensibile.

Dal punto di vista economico il consumatore indiano, che solitamente è abbastanza nazionalista, se dovrà comprare un prodotto lo comprerà sicuramente non italiano: le nostre fabbriche venderanno meno, ci sarà meno produzione, meno bisogno di lavoratori ecc ecc ecc.

Ringrazio il governo, che di qualunque colore sia non si smentisce mai,  per le sue qualità nel ricercare sempre il bene dei suoi cittadini, almeno di quelli che dell’orgoglio di una prova di “forza” internazionale in questo momento non ne capiscono proprio la necessità, ma gli sembra di tornare a discorsi infantili su chi ha ragione, invece di fare il paese adulto e guardare a qual è la necessità vera delle persone.

Da italiano che vive e lavora in India per cercare di esportare il bello del nostro paese mi viene solo da dire: che tristezza.

 

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