Viaggio tra i candidati alle elezioni

IL PD, BERSANI, E LE PICCOLE SCARAMUCCE ELETTORALI – PARTE PRIMA

PD

A poche settimane dalle elezioni politiche, a pochi giorni dai 30 anni, mi accingo ad affrontare il tema “E ora cosa voto?!?!”.

Tema affrontato già in passato, ma vuoi il senso di responsabilità direttamente proporzionale all’età, vuoi il bombardamento mediatico cui siamo esposti, ho deciso di leggere un po’ di programmi elettorali.

Giusto per non andare a votare per partito preso, ma per provare a farlo oggettivamente.

Ispirata dagli scandali mediatici degli ultimi giorni, decido di iniziare da quello del PD, che ha giusto quei piccoli due sassolini nella scarpa da levarsi se vuole arrivare alle elezioni con una marcia in più.

I due sassolini, che forse sono grandi come l’Everest, sono lo scandalo MPS e l’ennesimo schieramento con la CGIL sul tema del lavoro.

Se proprio di scandali mediatici dobbiamo parlare, le pagine di giornali, fb, twitter sono intasate da sfottò al presidente di radio/tv/squadre di calcio/PDL sulla reintroduzione dell’IMU…ma ho deciso di fare la seria e non cadere in queste vignette umoristiche. Che affronteremo comunque nei prossimi giorni, dato che ce le servono su un piatto d’argento!

Partiamo da una pura analisi della proposta elettorale del centro sinistra.

IL CANDIDATO

Pier Luigi Bersani, piacentino, 62 anni il prossimo 29 settembre, segretario del Partito Democratico dal 2009. Laureato in filosofia, attualmente candidato alla Presidenza del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana per la coalizione di centro-sinistra.

  • Presidente Regione Emilia-Romagna 1993-1996
  • Ministro dell’Industria, Commercio e Artigianato nel governo Prodi e D’Alema (1996-1999)
  • Ministro dei Trasporti e della Navigazione nel governo D’Alema e Amato (1999-2001)
  • Parlamentare europeo nella circoscrizione nord-ovest alle elezioni europee del 2004. Membro della “Commissione per i problemi economici e monetari” e della “Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori”
  • Ministro dello Sviluppo Economico nel governo Prodi II (2006-2008)

Un curriculum da politico modello, con cariche importanti, interventi in tema di liberalizzazioni, ecc…

Se gallina vecchia fa buon brodo, potrebbe essere un buon punto di partenza. È anche tra i più giovani dei candidati delle diverse coalizioni…il che è tutto dire sulle proposte politiche italiane.

Ma andiamo avanti.

Cerco informazioni sul programma elettorale proposto dalla sua coalizione, e mi dirigo subito sul sito del PD, che presenta il seguente incipit:

La prossima legislatura dovrà affrontare tre compiti decisivi.

  • Guidare l’economia fuori dalla crisi.
  • Ridare autorità, efficienza e prestigio alle istituzioni e alla politica, ripartendo dai principi della Costituzione.
  • Rilanciare l’unità e l’integrazione politica dell’Unione Europea.

La decisione è quella di lasciare il programma come un work in progress, ufficialmente riferibile alla carta generica siglata con SEL e socialisti. La stessa strategia è attuata per il tema della tassazione, per il quale non si fanno promesse ma ci si riserva di osservare i conti: “Non c’è dubbio che appena ci saranno delle risorse in più andranno messe tutte sull’abbattimento del cuneo fiscale per le imprese e i lavoratori.”

Una dichiarazione di intenti generica insomma, che lascia libertà di manovra post-elezioni.
I principali punti vertono su piani industriali, sgravi delle imposte sul lavoro, allentamento del patto di stabilità, riforma della giustizia civile, norme anti corruzione efficaci, lotta alle mafie.

Le tematiche esplicitamente affrontate nel programma sono 10, un po’ come i comandamenti: si parte dall’Europa come centro nevralgico della ripresa economica, si passa a democrazia, uguaglianza, libertà, diritti, si sottolinea l’importanza della crescita tramite formazione, sviluppo sostenibile, tutela dei beni comuni, ci si sofferma sulla spinosa questione del lavoro.

Il programma si chiude con una sorta di “giuramento” di responsabilità:

“Le forze della coalizione, in un quadro di lealtà e civiltà dei rapporti, si dovranno impegnare a:

  • sostenere in modo leale e per l’intero arco della legislatura l’azione del premier scelto con le primarie;
  • affidare a chi avrà l’onere e l’onore di guidare la maggioranza, la responsabilità di una composizione del governo snella, sottratta a logiche di spartizione e ispirata a criteri di competenza, rinnovamento e credibilità interna e internazionale;
  • vincolare la risoluzione di controversie relative a singoli atti o provvedimenti rilevanti a una votazione a maggioranza qualificata dei gruppi parlamentari convocati in seduta congiunta;
  • assicurare la lealtà istituzionale agli impegni internazionali e ai trattati sottoscritti dal nostro Paese, fino alla verifica operativa e all’eventuale rinegoziazione degli stessi in accordo con gli altri governi;
  • appoggiare l’esecutivo in tutte le misure di ordine economico e istituzionale che nei prossimi anni si renderanno necessarie per difendere la moneta unica e procedere verso un governo politico-economico federale dell’eurozona.”

 C’è chi direbbe “nulla di nuovo sul fronte occidentale”: è il caro vecchio centro sinistra, attivo nel sociale e legato alla centralità dello Stato, che pone in primo piano il lavoratore, la fasce deboli, la concertazione europea, il sostegno alla formazione pubblica.

In un momento storico così delicato per l’Italia, reduce da un governo tecnico di pura imposizione internazionale, un programma che mira al sociale e pone la tutela dell’individuo al centro del dibattito politico non può che essere positivo.

Se poi si pensa alla riappacificazione Bersani-Renzi, giovane politico intraprendente che ama presentarsi come riformista, il PD potrebbe avere tutte le carte per una maggioranza in parlamento.

In questo scenario quasi perfetto ci sono due questioni che però rischiano di compromettere il successo del centro sinistra.

La prima è una storia che si ripropone, contrapponendosi proprio a quella parvenza di novità e riformismo che il partito ha cercato di sponsorizzare negli ultimi mesi: l’annosa questione del legame con i sindacati.

La seconda è un fulmine a ciel sereno, che esplode qualche settimana prima delle elezioni, minando quei principi di separazione dei poteri e elogio alla giustizia decantati nel corso della campagna elettorale: lo scandalo MPS.

E’ davvero tutto oro quello che luccica? Lo scoprirete domani!

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Comments

  1. Certo che stare storicamente dalla parte del maggiore sindacato dei lavoratori per poi tradirlo accettando e votando in parlamento una riforma delle pensioni che ha azzerato
    a migliaia di lavoratori i diritti acquisiti e creato migliaia di esodati, mi fa riflettere.
    Nel programma non leggo molto su cosa pensa di fare o proporre per il futuro su questo
    spinoso punto il PD.
    Mentre invece mi accorgo che un occhio di riguardo è sempre stato dato alle (tresche)
    fatte con le banche ma con risultati imbarazzanti,permettendo ad affaristi e faccendieri
    di arricchisi alle spalle della gente comune che dalle banche è stata spesso truffata.
    Penso che il PD abbia bisogno di una nuova classe dirigente giovane e capace
    non infuenzata da vecchie ideologie e corporazioni. Potrà anche vincere le elezioni
    ma governare per questa coalizione sarà molto difficile e pieno di contrdizioni.

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