Il sole Italiano e le ali di cera di Nino

Keep calm and stay choosy

Nino ha 8 anni. La sua testa e’ piena di sogni. Immagino. Li realizzera’? Continuera’ a sognare dopo la dura presa di coscienza della realta’ italiana e al suo primo ingresso nel mondo del lavoro? Ce la faranno i suoi sogni a sopravvivere tra il dont’ be choosy, il precariato, il boom dei NEET (not in education, employment or training), i cervelli in fuga, la bulimia politica e la quasi totale assenza di misure per i giovani nei programmi dei candidate premier? Stiamo creando le prossime generazioni di Italiani d’eccellenza? O una generazione di italioti senza sogni e senza obiettivi?

Le ali di Nino

Ha le braccia aperte come ad imitare un piccolissimo aeroplanino. Inclinato a 15 gradi sulla destra adesso. Ora 30 a sinistra e di nuovo a destra. Ha un’attitudine serena e sognante. Ha 8 anni, corre felice sui campi di calcetto gridando ”forza Italia” quando segna. Fiero, senza pudore. Sogna, corre e grida ad alta voce. Ride come sotto un tremendo attacco di solletico. Tutto sudato, corre verso di me. Facendo l’aeroplanino alla Montella, mi abbraccia e grida nelle orecchie: ”Campioni del Mondo, Zio! Di nuovo! Forza Italia!”

Dedalo ed Icaro

Lo guardo e so che il carburante di quell’aeroplanino sono quelle tonnellate e tonnellate di sogni che quel corpicino esile e quella mente producono quotidianamente. Sono forti come l’acciaio dell’ILVA d’un tempo, come le braccia degli operai della ThyssenKrupp di Terni ed unici come la prima Nuova 500 prodotta a Termini Imerese nel 1970.

Sulla via di casa, come ogni zio che si rispetti, gli racconto una storia, attacco: “Dedalo era un uomo di grande ingegno. Costrui’ un intricato labirinto per il re Minosse e per ragioni complesse, zimpete’e’zampete, fini’ per esserne rinchiuso con il figlio Icaro. Non sopportando la prigionia, aiuto’ il figlio a costruire delle ali di piume leggere e con la cera le fisso’ alle sue spalle. Icaro spicco’ il volo e volando giunse troppo vicino al sole. La cera si sciolse e…” Nino mi guarda perplesso. …E con essa si sciolsero i suoi sogni… mio caro Nino, queste e le successive parole decido di tenerle per me, anzi di scriverle a voi, miei Cari Italioti. Per questa volta.

Il sole italiano

Si, in Italia il sole e’ forte. Un tempo era la nostra ricchezza ora scioglie la nostra cera. Anche se non voli, per strada potrai incontrare 3 milioni di disoccupati (2 milioni e 875 mila, 11,2% tasso di disoccupazione nov 2012), potrai sentire le voci di circa tre milioni di precari (2.877.000, III trimestre 2012, Istat) e incontrare piu’ lavoratori part time che mai (altri quattro milioni). Se ti attarderai in giro per il parco, potrai inoltre conoscere circa due milioni di NEET, giovani fra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non si preparano. Sono fuori dal processo produttivo e formativo. Praticamente uno su due dei miei amici palermitani sono disoccupati (45% gli uomini, 48% le donne).

Il numero dei disoccupati e’ in aumento, il numero dei precari e’ il numero piu’ alto dal 2004, il part time e’ al massimo storico in Italia (ovviamente il 58% part time involontario). Ed in quanto a NEET siamo fortissimi. Terzi in Europa solo dopo Grecia e Spagna. Del resto, la Spagna ci batte sempre! Forza Italia!

Non e’ tutto cosi’ nero. Nino potra’ volare dallo zio a Londra, come del resto fanno un po’ tutti i laureati adesso. Nel 2011 in Italia il tasso di disoccupazione dei laureati (30-34 anni) superava quello dei diplomati di pari età ed era pari al 8,3%. Una situazione che tra i Paesi più industrializzati si verifica soltanto in Italia e che giustifica la fuga dei laureati oltre i confini italiani. Per questo in un anno, 10.600 laureati italiani hanno scelto l’espatrio. E ovviamente tra questi non contiamo chi si trasferisce e non si registra all’AIRE (Anagrafe Italiana Residenti all’Estero). In Germania, se hai una laurea, lavori. Ed hai anche piu’ chance dei diplomati (2,6 % di disoccupati tra i laureati contro 6% tra i diplomati). Stesso discorso in Francia dove la disoccupazione tra i laureati è metà di quella tra i diplomati.

In Italia per portare un giovane alla laurea lo Stato spende 164.000 dollari secondo l’OCSE che moltiplicati per 10.600 giovani in fuga, fanno 1.74 miliardi di dollari, che ad occhio e croce e’ pari quasi alla meta’ del gettito generato dall’IMU sulla prima casa nel 2012. Ogni anno perdiamo capitale umano che neanche le nostre tasse piu’ discusse riusciranno a ripagare.

E mentre il ministro del Lavoro invita Nino a “don’t be choosy”, a smettere di sognare e prendersi il primo lavoro che capita, i candidati premier non gli fanno piu’ promesse. Sono passati i tempi delle tre i di Berlusconi. Inglese, Internet ed Impresa, ah Italioti! Bei tempi! Nino e’ parte di una generazione trasparente à la Severgnini. Adesso cio’ che gli viene offerto e’ un sussidio di disoccupazione garantito dal M5S, l’apprendistato da Monti, il prestito d’onore dal PD e un beneamato niente dalla destra.

Stiamo creando la prossima generazioni di direttori d’orchestra, pianisti, ballerine, registi, sportivi, scrittori, poeti, naviganti, governanti, manager, avvocati, chirurghi, cuochi, artigiani d’eccellenza che hanno fatto grande l’Italia? O una generazione di italioti senza sogni e senza obiettivi? Stiamo creando i nuovi maestri eredi di Riccardo Muti? I nuovi Bollani, Einaudi ed Allevi? Le nuove Carla Fracci ed Eleonora Abbagnato? I nuovi Fellini, Rossellini e Pasolini? Le nuove Rita Levi di Montalcini e Margherita Hack? Il prossimo Italo dopo Svevo e Calvino? I prossimi Indro Montanelli ed Enzo Biagi? I nuovi Mennea, Coppi e Bartali? I nuovi Pertini? O una generazione di italioti senza obiettivi?

Essere costruttori di piume leggere e cera

Come l’anziano costruttore Dedalo, e’ nostro dovere costruire le ali di piume leggere e cera per i nuovi Icaro. Invitarli a dimenticare la Fornero, a non volare ne’ troppo in basso ne’ troppo in alto. Aiutarli a costruire con piume leggere e cera i loro sogni affinche’ possano volare anche in questa Italia. Volare, si’, volare. Volare ne’ troppo in alto, ne’ troppo in basso e soprattutto non volare via dall’Italia.

Nino, i figli e i nipoti dell’Italia dell’anno zero devono sognare. E’ nostro compito ricominciare a fare sognare i nostri figli, i nostri nipoti, i nostri giovani. Devono credere. Devono avere la certezza che se vorranno, un giorno potranno costruire e raggiungere i loro sogni fra le lacrime ed il sudore, le notti e la forza dei termos di caffe’, le matite temperate e finite, le braccia e le gambe stanche. Potranno essere choosy e scegliere, essere affamati ed imprudenti (hungry and foolish). Perche’ credere, scegliere, lottare sono tutto per raggiungere i propri sogni. Perche’ nelle difficolta’ della situazione politica italiana se ci chiudono la porta dei sogni, siamo già morti (Benigni).

Perche’ il vero peccato capitale e’ sprecare i propri talenti, ancorarsi alla banalita’, rassegnarsi al primo posto che capita perche’ c’e’ la crisi. Perche’ ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo. Sono lì per fermare gli altri, non te (Pausch). Perche’ come diceva il nostro vecchio e caro Presidente Sandro Pertini nella lettera alla mamma dal fronte partigiano nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza.

Siate genitori, padri, zii di piccoli aeroplanini sognanti, non di piccoli italioti.

Alimentate i loro sogni, voleranno!

 

Fonti:

http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/dedalo_e_icaro.htm

http://www.tmnews.it/web/sezioni/economia/PN_20121130_00060.shtml

http://www.istat.it/it/archivio/81203

http://www.semidas.it/news/categorie-specifiche/istat-noi-italia-100-statistiche-capire-il-paese-cui-viviamo

http://www.eurofound.europa.eu/pubdocs/2011/72/en/2/EF1172EN.pdf

http://denaro.it/blog/2012/06/01/sud-disoccupazione-giovanile-al-483-in-campania-il-tasso-piu-alto-196/

http://www.corriere.it/editoriali/13_gennaio_20/la-generazione-trasparente-severgnini_4dda67d4-62d2-11e2-b1d5-38c6a83a1ea2.shtml

http://www.pensieriparole.it/aforismi/vita/frase-158343

http://www.repubblica.it/scuola/2013/01/02/news/costi_fuga_cervelli-49775145/

http://www.wicomwebspace.com/freefoundation/wp-content/uploads/2012/05/142_-_Gettito_IMU_Monti_2012.pdf

http://it.wikiquote.org/wiki/Randy_Pausch

 

Sulla fuga dei talenti: leggi anche dal blog di Sergio Nava: fugadeitalenti.wordpress.com/

 

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Comments

  1. Anno 1986, Nasco. Anno 1994, ho 8 anni e volo nel cortile della scuola sognando il mio futuro, sogni impossibili, ma grandi, che spalancano ali. Anno 1998, ho dieci anni e mia madre comicia a dirmi che le lingue sono importanti. Anno 2002-2004, i miei genitori mi mandano all’estero in vacanza per parlare inglese. Anno 2004, 16 anni e mio padre insiste che il futuro non è in Italia. Tra il 2004 e il 2010, non fanno altro che ripetermi che il Futuro è Altrove, non in questo Paese di stanchi, e comincio a viaggiare. Anno 2012, mio fratello, ingegnere laureato al Poli, dopo mesi di colloqui, si trasferisce in Austria: primo lavoro, tempo indeterminato dopo 6 mesi. Io, parto per l’India per tener fede ai sogni. A quel punto i nostri si pentono di averci spinto tanto all’estero, perchè adesso la casa è vuota. E tra poco forse lo diventerà l’Italia, dato che il nostro non è un caso non comune. Nel 2013, scopro di avere una parte italiota, che cerco di combattere qui, leggendoVi, ma soprattutto credo di avere un Sogno. Lo dico, da expat: il mio sogno è tornare in Italia! E dar vita a una Scuola che non siano più saperi stanchi e chiusi nei libri, ma vivi! Da bambini siamo tutti bravi a sognare, ma da grandi? Chi di voi ha un sogno in Italia? Cosa diremo a Nino quando ci chiederà: Zio, qual’è il tuo sogno?

    • italodeglienotri says:

      Dori, grazie del bellissimo commento. Interrogativi aperti. Colpisci un nervo scoperto.Siamo qui per questo, per condividere e per aiutarci a vicenda a sognare. Parlaci del tuo sogno. Se vuoi scrivici del perche’ vuoi tornare in Italia.
      A presto,
      Italo Degli Enotri

  2. Italo grazie dell’apertura al confronto, spero nasca.
    Perchè voglio tornare in Italia? I motivi sono principamente 2.

    1. Ritorno alle origini, alla Terra. Soprattutto se piange! C’è poco da fare, sono una cittadina italiana, maggiorenne, votare è mio diritto e mio dovere. Sono partita per ap-prendere, per imparare, non per scappare. Per tornare e.,. provare a Trasmettere ciò che ho imparato, in Italia e fuori. Da lontano l’Europa sembra vecchia, l’Italia decrepita… Sbraitano tutti contro i giovani laureati… Ma siamo noi! Qualcuno ricorda la canzone del maggio “Per quanto voi vi sentiate assolti, siete lo stesso coinvolti”? Ecco, mi sento precisamente così da Expat. Sono lontana, me ne sono andata, ma non posso rimanere non coinvolta da tutto ciò che sta succedendo! Posto che ho deciso di Giocare, la partita “Italia”, di essere coinvolta, tocca chiedersi quale ruolo fa per me.

    2. Per quanto viaggiamo, partiamo e viviamo in un’altra terra, e questa ci piaccia, ci appaia migliore rispetto alla nostra… rimango convinta che L’Altro non potrà mai essere veramente nostro. Per Altro intendo cultura, persone, Stato… E per fortuna mantiene l’alterità, se no diverrebbero tutte copie dell’Io. L’altro e l’estero ci servono, credo, per conoscere meglio noi stessi. (Questo apre un altro tema interessante per esempio sull’identità smezzate degli immigrati in Italia, e degli espatriati italiani in giro per il mondo!). Un conto è essere “cittadini del mondo”, aperti alle altre culture… un conto è credere che quelle cose ci appartengano (non so se mi sono spiegata…)
    Il mio sogno… è tornare e provare a cambiare la Scuola. Fare innamorare della Cultura e della Natura i ragazzi, rendergliela vera, e soprattutto, legata alla realtà. Cambiare un po’ i metodi polverosi… e trasmettere che, se abbracciamo la cultura, cambiamo la realtà. Una specie di esperimento scolastico, dove la base non è imparare dal libro, ma imparare facendo… è il concetto più banale del mondo. L’intera scuola materna (ma pensiamo anche al lavoro, alla vita stessa!) si fondano su questo principio. Educare dei cittadini, non istruire degli allievi. Eppure, che succede con le scuole superiori? E in alcune facoltà?
    Questo è il mio Sogno!

    E i vostri, Italioti?

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