Sogno di una notte di mezzo inverno

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Fabrizio Corona latitante, attentato sfiorato ad Ahmed Dogan, Berlusconi che propone di escludere gli indagati dalle liste dei candidati, tariffe del gas cresciute de 23% in due anni.

Sono queste alcune delle notizie che si alternano tra TG, quotidiani, radiogiornali di una settimana invernale italiana.

Ce n’é una in particolare che attira la mia attenzione, più per una fantasia personale che per interesse: l’Inaugurarion Day, il giorno dedicato alla cerimonia d’insediamento del Presidente americano neo eletto.

Il giuramento del Presidente, un elogio alle elezioni democratiche che gli Stati Uniti, simbolo del patriottismo per eccellenza, festeggiano all’ “Americana” appunto, senza badare a spese, con eventi, trasmissioni, parate.

I media nazionali e mondiali si concentrano su questo evento, le testate giornalistiche globali puntano i riflettori sulla popolarità di Obama, eletto con il 56% dei consensi. E’ stata persino creata una App per l’occasione, da scaricare sul proprio smartphone per seguire in diretta la cerimonia, twittarla, commentarla.

I punti del programma politico americano in fondo non distano così tanto da quelli che si trovano ad affrontare la maggior parte dei Paesi Europei, chi più chi meno, Italia in primis: le previsioni dei prossimi 4 anni vertono su agenda economica, controllo della spesa militare, immigrazione, investimenti in energia pulita. Temi più o meno trasversali, che possono avere impatti e applicazioni differenti a seconda del contesto socio culturale politico in cui vengono applicate, ma che tutti ci troviamo ad affrontare.

Altro denominatore comune, la visione dei media, New York Times in primis, che analizzano in dettaglio il programma Obama dichiarando che “bisogna attuare una strategia per evitare gli errori del passato”. Tutti i procedimenti elettorali mondiali si basano su un mea culpa degli errori del passato. E’ una condicio sine qua non per fare politica.

Da queste immagini di festa, di eventi, di sorrisi, di investimento in marketing politico (perché é di questo che si tratta), parte la mia elucubrazione mentale.

Ma ci immaginiamo un Inauguration Day tutto italiano?

Scenari contrastanti offuscano la mia mente. Come cambierebbero i festeggiamenti dei potenziali vincitori? PD, PDL, Movimento 5 Stelle, Agenda Monti…un susseguirsi di immagini di feste a tema.

Immagino una signora Monti che apre le danze ballando, fasciata in un tailleur bianco e sfoggiando una nuova frangetta di cui tutta l’Italia parlerà per giorni e giorni, sulla falsa riga della First Lady americana. Monti, vestito per l‘occasione con un Loden nuovo, apre il suo speech in tono pacato, con sottotitoli in tedesco per compiacere l’ospite d’onore Angela Merkel. Sullo sfondo un grafico dell’andamento dello spread dal pre al post governo tecnico.

Tema del party: evasori Vs moralizzatori. È richiesta la presentazione del 730 all’ingresso.

Colonna sonora: Another one bites the dust, Queen, con chiari riferimenti al collega Bersani.

Gadget: piccole agende in pelle di evasore, marchiate “Insieme per l’agenda Monti”.

Il party si chiude con il gioco “caccia all’evasore”. Sarà eletto vincitore colui il quale, presentando il maggior numero di scontrini/documenti dal 2009 a oggi inerenti a spese sostenute, regali effettuati, eventuali vincite, donazioni ricevute, prestiti da terzi, spese telefoniche, spese condominiali, medicinali, riscaldamento rette scolastiche,  dimostrerà di rientrare nelle spese medie ISTAT 2011. In palio una social card e un’esenzione dai controlli fiscali valida un anno.

Si pasteggia a spumante, italiano, onde evitare dazi di importazione.

Ai più piccoli è riservata una delle 1.000 sale da gioco prevista dalla recente legge di stabilità: per insegnare che quando il gioco si fa duro, i duri devono cominciare a giocare anche da piccini.

Immagino una signora Bersani, anch’essa danzante, che in abito rosso fuoco (o comunista) saluta italiani e italioti. Bersani inaugura il party vestito di una camicia a quadri in flanella, per sentirsi parte integrante del popolo, sotto la quale spunta un t-shirt “Resistenza, non desistenza!”, con faccia di Ingroia e una X sopra.

Tema del party: la festa dell’unità.

Via libera a tovaglie a quadri, panini con salamella, fisarmoniche e birre in bicchieri di plastica (caldi). Si sciabolano fiaschi di Barbera.

Per ricreare il clima, umidificatori a 32 gradi centigradi e sciami di zanzare procurate per l’occasione.

Ospite d’onore: un operaio dell’Ilva.

Colonna sonora: Noi, ragazzi di oggi – Toto Cutugno, Luis Miguel (1985).

Lotteria finale con ricchi premi e cotillon. In palio 5 posti di lavoro e il 5% del ricavato del commercio dei prodotti ILVA attualmente sotto sequestro.

Renzi intrattiene i bimbi, a testimoniare la formazione delle nuove leve nelle file del PD.

Mi viene in mente un Beppe Grillo, che in mondo visione collega elettori favorevoli e contrari ad una mega giga call conference, per discutere tramite  televoto se sia meglio invitare Bennato o i Moda’ per aprire i festeggiamenti.

Vestito con maglia a 5 stelle, corre concitato su e giù dal palco, sudando e ridendo per la gioia.

Tema della festa: the X factor (che è un po’ il manifesto di come ha fatto a prendere così tanti voti).

Via libera al televoto: gara di miglior impiego dello stipendio tra un cassa integrato di Melfi, un esodato e un disoccupato che campa con il sussidio.

In forse la partecipazione di un dipendente ILVA, poiché potrebbero pagargli lo stipendio arretrato da un momento all’altro.

Ogni decisione è messa al televoto, dalla disposizione dei bicchieri, alla scelta del vino, alla definizione dei posti a sedere.

Quorum costitutivo 51%, quorum decisionale 51%: il giudizio finale spetterà a 10 casalinghe disperate.

I 10 votanti più veloci vinceranno la redazione del bilancio delle prime 10 aziende italiane in ordine di fatturato (non di reddito netto): stima di beni mobili, immobili, entrate, uscite, svalutazioni effettuate in base alla media dei valori espressi dei votanti.

A metà festa, nessuno ci capisce più una sega, rimane tutto così com’è, ma almeno sembra che qualcosa di nuovo ci sia stato.

I bambini giocano a ruzzle su facebook, nel frattempo.

E poi Silvio. Beh, che dire…l’immaginazione va oltre ogni limite.

Tema della festa: elogio alla follia!

Se il Cavaliere è in grado di far eruttare un finto vulcano ad Arcore per una festa tra amici, non possiamo nemmeno immaginare il party dell’ennesima vittoria.

Ospite d’onore: un santo in paradiso, di sicuro ne ha a volontà!

Un cambio d’abito previsto ogni 15 minuti, per fare un excursus delle sue molteplici vesti di presidente operaio con elmetto, in vacanza con bandana, tifoso con sciarpetta e bandiera, cattolico con rosario in mano.

Fiumi di ostriche e champagne, orde di VIP e calciatori in stile sabato sera milanese post derby all’Hollywood, ai tempi di Bobo Vieri.

Gioco finale: trova la nipote di un capo di Stato a caso. In palio un passaggio in macchina dalla Minetti nel caso in cui dovessi finire in questura.

Il tutto in mondo visione, gratuita.

Niente più IMU, IVA,IRPEF, IRAP per i partecipanti.

Bandito il colore rosso, per non confondere abiti lunghi con toghe.

Il volume della TV mi riporta alla realtà.

La mia mente vaga ancora una volta, con queste immagini di un Obama in festa che oscillano tra l’assurdo e l’emozionante.

Assurdo, perché in un momento di rigore fiscale e crisi mondiale assistiamo ancora una volta a sprechi di risorse per un sostanziale marketing politico. Anche se non sono soldi italiani, sempre di denaro si parla.

Ma emozionante: perchè giusto o sbagliato che sia, l’America è la bandiera del patriottismo.

Ed è quello che forse a noi manca più di tutto. Non entro nel merito del patriottismo militare, ma di quel senso di  essere parte di uno stato che a noi italioti spesso manca. Perchè al di là di chi vincerà le prossime elezioni, quello che dovremmo fare un po’ tutti è imparare dai nostri errori e fare  gruppo.

Che sia un teatrino di veline o un susseguirsi di controlli fiscali agli invitati, l’Inauguration Day italiota sarebbe un’ode al consenso, alle scelte democratiche. Siamo un Paese che si deve rimboccare le maniche, come tanti altri, con la differenza che ci troviamo ad effettuare una scelta dopo un governo tecnico, che giusto o sbagliato che sia stato non è stato eletto.

La nostra prima elezione, dunque, sarebbe bello che fosse festeggiata degnamente, per esaltare quello spirito di intento comune nel costruire qualcosa. Forse questo elogio ai media e questo marketing politico americano, volto ad innalzare l’importanza della condivisione di consensi, potrebbe esserci utile.

Utile a partecipare tutti attivamente a qualcosa, ad attivare i cervelli, a prendere atto che la maggioranza ha portato all’elezione di qualcuno che ci rappresenterà, nel bene e nel male.

Se sarà nel male, cominceremo a partecipare attivamente per cambiare qualcosa.

Se sara’ nel bene, parteciperemo attivamente lo stesso, per cambiare qualcosa.

Inauguration day per festeggiare il fatto che abbiamo potuto esprimere le nostre idee, in quanto democrazia. E in quanto democrazia siamo chiamati ad esprimere sì, ma anche a proporre, condividere.

Un passo in più, per essere italiani e non italioti? Votiamo, partecipiamo, commentiamo, proponiamo, pensiamo.

Esprimere le nostre idee e celebrarle non è solo un diritto, è un interesse comune che va valorizzato. Votiamo tutti con lo stesso intento: lavoro, pensioni, tasse, futuro dei propri figli, istruzione sanità, indipendentemente dallo schieramento politico.

Il risultato è una maggioranza eletta a guidarci. È il risultato di una scelta che la maggioranza condivide.

Con questa riflessione non si vuole fare marketing elettorale, ma marketing del pensiero e della condivisione. Partecipare, discutere, commentare, divulgare notizie e pensieri, esprimere punti di vista: sono questi i nostri interessi da cittadini.

Vogliamo costruirci un futuro? Il nostro Inauguration Day  potrebbe avere un senso diverso: il senso di ripartire da qualcosa che abbiamo scelto, una sorta di giuramento/promessa al voler esprimere i nostri consensi.

Il manifesto italiota promuove il marketing del pensiero: sponsorizziamo la condivisione delle idee, l’esercizio dei nostri diritti, il dialogo.

Il fine ultimo? Un “Inauguration Day” della critica costruttiva, un laboratorio di idee, uno stimolo alla partecipazione attiva. Nell’era dei media e della pubblicità, l’obiettivo è di sponsorizzare il bene più prezioso che non ha prezzo: il pensiero.

Marketing, questo termine anglofono, che nasce da market (mercato) coniugato al gerundio, per indicare un’attività, una partecipazione attiva sul mercato stesso, comprende tutte quelle azioni che una impresa attua per collocare i propri prodotti, con la finalità di incrementare il profitto .

Il marketing del pensiero è proprio questo: una partecipazione attiva nella società, con tutte quelle azioni che un individuo attua per esprimere i propri pensieri, con la finalità di incrementare la consapevolezza sociale.

Un tributo alle idee, al cittadino pensante. Un invito ad esprimerci.

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